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Save the Children: le “ferite invisibili” dei bimbi siriani

Posté par atempodiblog le 8 mars 2017

Save the Children: le “ferite invisibili” dei bimbi siriani
Tratto da: Radio Vaticana

Save the Children: le “ferite invisibili” dei bimbi siriani dans Articoli di Giornali e News Bimbi_siriani

In Siria, quasi sei milioni di bambini vivono ancora sotto i bombardamenti, un bambino su quattro rischia conseguenze devastanti sulla salute mentale. Sono solo alcuni dei terribili dati contenuti nel rapporto “Ferite invisibili” della organizzazione Save The Children, a sei anni dall’inizio della guerra nel Paese. Francesca Sabatinelli:

Per molti di loro, si parla di tre milioni, non esiste altro che la guerra. Sono tutti quei piccoli che, nati negli ultimi sei anni, hanno vissuto solo le bombe. Si calcola che un bambino su quattro soffra conseguenze devastanti del conflitto sulla salute mentale: hanno visto uccidere i loro genitori o i loro familiari, hanno perso la casa, vivono la fame. Valerio Neri, direttore generale di Save The Children Italia:

“Da zero a sei anni, l’età fondamentale per costituire la persona adulta che poi sarà nel futuro, questi ragazzi non hanno visto altro che guerra. Questo ovviamente fa sì che queste persone abbiano un comportamento, una psicologia veramente traumatizzata, dall’inizio. I genitori o li hanno persi o hanno perso dei parenti o hanno visto i genitori sempre terrorizzati, parlare solo di stragi, di bombe, di guerra. Sono stati sei anni sotto i bombardamenti! Oppure, quelli che sono riusciti a fuggire con i genitori, che oggi si trovano nei grandi campi profughi, non hanno visto altro che la fuga dei genitori e dei parenti, lo sradicamento delle loro famiglie. Il tasso di suicidi tra gli adolescenti sta aumentando notevolmente, negli ospedali ci dicono che arrivano bambini o ragazzi che si sono feriti da soli con gesti di autolesionismo. Insomma, una situazione che i numeri non possono rappresentare”.

Ci sono ragazzi che fanno uso di droghe, che assumono alcool, piccoli che hanno smesso di parlare, che vivono paralisi temporanee degli arti, che non si addormentano per la paura di non svegliarsi più. Ci sono gli stupri e le spose bambine, date a mariti molto più grandi di loro che però potrebbero salvarle, e ci sono coloro che avendo conosciuto solo la violenza, alla fine vi cedono:

“Molti di loro finiscono anche per essere arruolati dalle bande, dagli eserciti che si contrappongono. Arruolati come giovani soldati, e quindi fino a usare anche loro stessi violenza su altri, oppure, se ancora molto bambini, per i vari servizi di cui la truppa ha bisogno, come portare messaggi, portare da mangiare, andare a prendere l’acqua o le munizioni. Sappiamo poi che le violenze sulle bambine, violenze sessuali, sono ovviamente aumentate. Quindi bambini maschi che subiscono violenze e quindi diventano violenti a loro volta e bambine che invece subiscono violenze sessuali”.

A tutto questo si aggiunge la grande paura di questi bambini e adolescenti per la mancanza di istruzione. Sono migliaia le scuole danneggiate o trasformate in rifugio, spesso gli edifici ancora in piedi diventano un bersaglio, inoltre molti degli insegnanti sono fuggiti:

“In generale, in tutti gli scenari di emergenza al mondo, qualsiasi emergenza, tanto più la guerra, la scuola per i bambini rappresenta anche una normalità: si ritrovano con i loro pari, hanno un adulto di riferimento che non è la famiglia, cominciano a parlare di cose che non sono solo la guerra e il dolore ma sono il futuro. Quindi, di solito, per tutti i bambini, in tutti gli scenari di emergenza, la scuola è un momento di tranquillità, induce la tranquillità. Purtroppo, in Siria, la gran parte delle scuole sono distrutte, come del resto gli ospedali. I bambini non riescono ad andare a scuola, hanno grandi difficoltà a riunirsi per avere un maestro o una maestra che li possa guidare, hanno una mancanza di tipo educativo, quindi quelli che scamperanno all’eccidio non avranno potuto frequentare la scuola a sufficienza per prepararsi al futuro dei prossimi anni”.

La maggior parte di questi bambini vive una condizione di stress tossico, conclude Neri, ma nonostante la loro drammatica situazione psicologica, provano ancora emozioni importanti, non sono desensibilizzati alla violenza, non sono ancora al punto di non ritorno:

“I bambini hanno una capacità di resilienza, di recupero impareggiabile, rispetto agli adulti. Allora, questa è la speranza. Stiamo parlando di giovani generazioni veramente in situazioni drammatiche ma stiamo parlando di persone che, al di là del trauma odierno, probabilmente, conservano in loro, e qualche volta ce ne danno prova, una capacità di ripesa, se solo il mondo li aiutasse a riprendersi. Quindi, non bisogna perdere la speranza, bisogna insistere di porre fine alla guerra perché, in quel caso, io credo che molti di quei ragazzi, oggi molto sofferenti, potrebbero riprendere una strada di fiducia nel futuro, di fiducia in se stessi, di fiducia nel mondo e quindi ripartire per una vita normale”.

La comunità internazionale, dunque, si metta subito in moto per mettere fine al conflitto e per aiutare questi bambini sotto tutti gli aspetti, compreso quello psicologico, in gioco è il presente e soprattutto il futuro.

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