Allarme scommesse. «Rubo i soldi a mamma e punto»

Posté par atempodiblog le 17 novembre 2016

I baby-scommettitori di Napoli: «Rubo i soldi a mamma e punto»
di Oscar De Simone – Il Mattino

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A Napoli sono molte le sale in cui la scommessa è «senza età». A raccontarlo sono proprio dei giovani quindicenni «affetti» da quello che ormai viene definito gioco d’azzardo patologico. Uno confida: «Rubo i soldi a mamma e punto». Due ragazzi che frequentano le scuole superiori e che con gli altri amici sono soliti portare in classe liste e palinsesti, per riflettere sulle strategie di gioco, raccontano la loro esperienza.

«A questo vizio non riusciamo a rinunciare», commentano, «da tempo puntiamo su match e vari eventi sportivi, in gruppo o anche singolarmente. Nessuno ci ha mai chiesto l’età, perché in molte zone di Napoli si sa che giocano tutti. E’ diventata un’abitudine ormai e soprattutto durante il periodo campionato scommettiamo praticamente tutti i giorni».

Sembra che ai minorenni  nessuno faccia più caso. «Troviamo anche chi ci aiuta a scommettere. Nessuno si interessa a noi, anche perché in certi posti siamo praticamente di casa. Quella del gioco è una consuetudine che è entrata a far parte della nostra quotidianità e che in molti casi ci aiuta a fare gruppo». Loro raccontano: «Alcuni di noi sono anche diventati amici degli impiegati perché in sala passiamo tantissimo tempo. Parliamo con loro o anche con altri giocatori per confrontarci o suggerirci strategie e scommesse. Quello di cui ci rammarichiamo, è solo di non avere abbastanza soldi per effettuare tutte le puntate che vorremmo».


Video de Il Mattino di Napoli

Campania, è allarme scommesse: gioca d’azzardo uno studente su due
di Maria Chiara Aulisio e Paolo Barbuto – Il Mattino

Allarme in Campania: uno studente su due gioca d’azzardo, cominciano a 11 anni, scommettono anche utilizzando il telefonino, lo fanno anche durante le lezioni approfittando della distrazione degli insegnanti. Un fenomeno, quello dei baby giocatori, che sta assumendo proporzioni enormi, in città e in tutta la regione, e che sta diventando sempre più difficile da gestire. L’appello parte proprio da loro, presidi e docenti, impegnati quotidianamente a fronteggiare una situazione di pericolo soprattutto per gli studenti più piccoli, ragazzini di appena undici e dodici anni scovati a scommettere, e perdere, la paghetta settimanale e, sempre più spesso, a rubare dai portafogli delle mamme per procurarsi altro danaro. Il triangolo a rischio è quello dei Decumani disseminato di locali adibiti al gioco, ma l’emergenza è ormai diffusa in tutta la città.

Gennaro ha quindici anni, ha appena varcato la soglia di un istituto superiore del centro storico e ha una «bolletta» fra le mani. È spavaldo come solo i ragazzi a quell’età sanno essere: «Sì, vado a scommettere, lo faccio tutti i giorni e quando finisco i soldi me li rubo dalla borsa di mamma la mattina prima di andare a scuola». I compagni di classe fanno capannello intorno, ridono e si scambiano gomitate, lo considerano un punto di riferimento e lo seguono nelle scorribande dell’azzardo. Tirano fuori il cellulare quasi tutti i contemporanea: «Ma secondo te c’è bisogno di andare in una sala scommesse per giocarsi i soldi? Noi lo facciamo con questo», dice l’altro leader del gruppo che si vanta di avere un conto online in continua crescita perché lui è uno che ci sa fare.
Ecco, con l’esplosione del gioco telematico diventa praticamente impossibile fermare l’emorragia di denaro dalle tasche dei ragazzini, così serve davvero a poco la lodevole iniziativa del Comune nel tentativo di contrastare il fenomeno. Sono state imposte norme stringenti sugli orari: a Napoli le sale scommesse non possono aprire prima delle nove del mattino e hanno l’obbligo di rimanere chiuse da mezzogiorno alle sei del pomeriggio.
Dovrebbe servire ad evitare che i ragazzi possano scommettere prima di entrare in classe oppure all’uscita. A sorvegliare pensano i vigili che organizzano blitz, talvolta intercettano minori che giocano, spesso scoprono sale aperte in orari proibiti. Scattano sanzioni e, in casi rari, giorni di chiusura, ma la follìa del gioco non accenna a diminuire.

Maria Pia Condurro, responsabile del centro ascolto dipendenze della Caritas e direttore dell’Ufficio diocesano aggregazioni laicali, raccoglie decine di segnalazioni e richieste di aiuto: «Adesso si chiama gap, gioco di azzardo patologico e non fa sconti a nessuno. I primi a finirci dentro sono proprio i più giovani, i ragazzini delle scuole medie e quelli delle superiori: i presidi sono molto preoccupati e ci chiedono aiuto». Da qui l’organizzazione di una serie di incontri con il corpo docente delle scuole del centro antico per fornire indicazioni e consigli su come affrontare il problema del gioco nelle classi. «Abbiamo un rapporto costante con le scuole – aggiunge la Condurro – e non solo quelle dell’area dei Decumani dove insiste un gran numero di sale gioco: gli sos ci arrivano anche dagli istituti di Chiaia dove pure il fenomeno sta dilagando».

Proprio a Chiaia abbiamo intercettato un bambino, undici anni al massimo, che s’è presentato in una sala, ha scommesso e ha ottenuto la sua bolletta in cambio. Le immagini, agghiaccianti, potete guardarle sul nostro sito. E troverete anche due quattordicenni usciti da quella stessa sala, che hanno accettato di raccontare: «Un minorenne a Napoli può giocare dappertutto, a Mergellina e a Chiaia, al Vomero e a Pianura. Nessuno ti dice niente, ci sono sale nelle quali tutti sanno che si può andare perché non c’è mai controllo».

Maria Filippone, dirigente scolastico del liceo Genovesi, ha da tempo attivato una azione di prevenzione che sta dando buoni risultati: «Informazione e dialogo con i ragazzi, spieghiamo loro quali sono i rischi e come non cadere nella trappola del gioco. No, problemi seri qui non ne abbiamo mai avuti». Ma la Filippone pone un altro problema. Quale? «Quello della mancanza per i ragazzi di altri luoghi di aggregazione che non siano le sale slot. È chiaro che se non ci sono alternative il rischio di finire nelle maglie del vizio diventa sempre più concreto».

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