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Il cammino del perdono

Posté par atempodiblog le 10 janvier 2016

Il cammino del perdono

Coltivare Amore

Un’ascoltatrice di Radio Maria: Ciao padre Livio, buonasera a tutti!

P. Livio: Buonasera anche a te!

Ascoltatrice: Grazie! Sto chiamando a proposito della Divina Misericordia… C’è una domanda che mi martella in testa da tanto tempo, da anni… Ho provato a parlarne con qualche sacerdote, però le loro risposte non mi convincono. Ecco, il discorso è questo: la gente, a volte, si aspetta, da noi che frequentiamo la Chiesa, che perdoniamo qualsiasi cosa… di tutto e di più, ma quando ti ritrovi davanti delle persone… ad esempio dei parenti… Ecco, pongo direttamente questa cosa, brevemente… I parenti da tanti anni ti tormentano a causa di interessi, ti hanno calunniato, ti hanno fatto del male e tanto di più e, poi, dopo tanti anni, anche dopo venti anni, questa gente ti cerca sempre perché vuole “fare pace con te”. Se dai un rifiuto, ti rinfaccia il fatto che tu non li perdoni; “come mai se sei cristiana…”, in maniera ipocrita si scandalizzino di questo.

A me è successo, una volta, che per aver rinunciato a questo mi hanno anche alzato le mani contro. Ecco perché dico che la pace è assurda… A conclusione di tutto questo: come si può perdonare questa gente che soltanto a vederla stai male fisicamente? Stai male proprio fisicamente!

Sto attenta a non odiare, perché so che questo sentimento non deve albergare nel nostro cuore, però sto male e sarebbe falso fare pace, perdonali, quando in realtà tu non sai neanche se li hai effettivamente perdonati, perché sai questa gente ancora ti vuol male.

La prego Padre Livio mi faccia capire perché io non riesco mai a trovare una risposta concreta a tutto questo. Non ho capito la Misericordia fino a dove spingerla perché credo che è quella del cuore. La pace dentro la si trova se veramente si perdona, se si ama il proprio fratello, ma se questo viene meno perché ti fa stare male solo la sua presenza…

Padre Livio:
Ok! Questo è un problema molto diffuso. Ma no, tu hai detto una bella frase. La cosa che veramente…, le caricature del perdono, no?…

No alla caricatura del perdono
Tempo fa successe un fatto molto grave qui ad Erba, come sapete, e abbiamo avuto una bellissima testimonianza di una famiglia che ha perdonato. Poi, però, divenne un caso argomento mass-mediatico che si prolungò per settimane, per mesi… per cui mi ricordo che i cronisti andavano davanti ad una persona, una madre che aveva avuto un figlio ucciso o il marito assassinato e domandavano: “allora… ha perdonato? Ha perdonato? Ha perdonato?”. Cioè… la caricatura del perdono… ma dico: “ma scherziamo?”.

La fatica del cuore
Perdonare è una fatica del cuore, occorre del tempo, non è che dall’oggi al domani faccio scattare il perdono, cioè, non so come dire, è un processo di conquista del proprio cuore e il primo passo, come ha detto bene la signora, è impedire all’odio di entrare nel cuore. Se tu hai ricevuto un torto e lasci che il diavolo ti punga e immetta il suo veleno nel tuo cuore, questo ti indurisce il cuore stesso, quindi la prima cosa da fare è vegliare alla porta del cuore perché non entri l’odio.

Niente odio, niente vendetta
All’inizio ci sarà il desiderio di giustizia, ecc… poi pian piano le cose cambieranno, però una cosa che bisogna fare assolutamente è quella di non odiare e di non vendicarsi, capito? Niente odio, niente vendetta. Dopo, pian piano, si va avanti e si prega per i propri nemici, cioè per quelle persone che mi han fatto del male, io prego per loro e si va avanti ancora pian piano, si vede se sono disposte alla riappacificazione… Se sono sinceramente pentite e mi chiedono perdono, son disposto a darlo; non voglio già dire: “perdono, perdono”, no, se io vedo una persona che mi ha fatto del male che è sinceramente pentita, mi saluta, mi si avvicina… valuto, sia pure non con faciloneria, perché se no è inutile che mi cerca, andiamo a bere mezza bottiglia di champagne che dopodiché litighiamo subito. No, bisogna vedere se il cuore ha fatto il suo cammino interiore.

Perdonare non vuol dire necessariamente stringere amicizia
Il perdono, umanamente parlando, è un cammino, mica tutti possono fare come Gesù Cristo, che dall’alto della Croce, ha detto: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Magari per dire sinceramente quelle parole bisogna essere Gesù Cristo, allora se una persona però ti dice che si è pentita e ti chiede perdono, insomma come il figliol prodigo al Padre, questo lo si dà, ma dare il perdono non significa necessariamente diventare amici, perché l’amicizia è un’altra cosa.

Noi dobbiamo essere in pace con tutti, ma l’amicizia e tutto il resto sono altre cose che non c’entrano col perdono. Io posso perdonare uno che mi ha fatto un torto grave, ma non per questo io divento suo amico, lo rispetto, voglio dire che ci vuole tutto un procedimento al riguardo; questo l’ho voluto mettere bene in evidenza.

La disponibilità a ricevere il perdono
Uno fa un “cammino del perdono” ma guarda se l’altro fa discernimento, se l’altro è disponibile, capito?
A far sì che questa cosa vada in porto ci vuole la disponibilità, perché ci sono quelli che sono doppi, cioè non sono persone sincere, non sono persone affidabili, va guardato cosa c’è nel cuore perché se no quello ti frega due volte, poi ti frega tre volte… scusate, ma questa è la verità per cui non è che quando Giuda uscì per tradire Gesù, il Signore gli disse: “Eh, Giuda! Guarda che ti perdono”. Il perdono non è una caricatura di questo genere, se Giuda fosse andato da Gesù ai piedi della Croce e avesse pianto e chiesto perdono, Dio lo avrebbe perdonato. D’altra parte Gesù avendo visto Pietro in quell’affanno, lo ha guardato e Pietro pianse amaramente. Guardate che pianse amaramente Pietro e per quello fu perdonato.

Il pentimento di chi ha fatto un torto
Ci vuole il pentimento di chi ha fatto il torto. Se ci trovassimo di fronte una persona che non si pente del grave torto commesso, sicuramente io non lo odio, io non mi vendico, io prego per lui e sono disponibile al perdono, magari posso anche aiutarlo dicendo una buona parola, ma il perdono si dà a chi si pente.

Senza pentimento l’assoluzione del prete non è valida
D’altra parte cosa fa Dio? Dio dà il perdono a chi si pente, perché se uno va a confessarsi e non si pente l’assoluzione amministrata dal prete non vale. Non vale se non c’è il pentimento. Senza pentimento non c’è il perdono dei peccati, mettetevelo bene in testa! Questo è Vangelo! Né più, né meno.

Niente commedie
Senza il pentimento non c’è il perdono dei peccati, anche chi ha fatto un grave torto deve pentirsi e chiedere perdono all’altra persona, non deve creare le barricate, deve essere disponibile a darlo anche a tendere la mano, se no si recita la commedia, non si fa qualcosa di serio.

Quando i cuori cambiano si vede nell’altro un fratello
Il perdono si ha quando due persone, una dopo aver ricevuto una grave ingiustizia e l’altra persona che l’ha fatta, si abbracciano, ma perché i cuori son cambiati.

Se uno ha cambiato il cuore si nota, vede nell’altro un fratello. Non c’è niente da fare, se uno è veramente pentito lo abbracci.

Il cambiamento di cuore funziona se uno è veramente pentito, così ti viene spontaneo perdonarlo, se è veramente pentito, ma se non c’è questo pentimento cosa vuoi fare? Stai sulle tue, c’è poco da fare.

Trascrizione di una telefonata intercorsa tra un’ascoltatrice di Radio Maria e Padre Livio Fanzaga durante una Catechesi Giovanile del dicembre 2015

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Ricorda
Durante la santa Messa ho visto Gesù disteso in croce che mi ha detto: «Mia discepola, abbi un grande amore per coloro che ti fanno soffrire, fà del bene a coloro che ti odiano». Ho risposto: «O mio Maestro, Tu vedi bene che non ho sentimenti d’amore per loro, e questo mi rattrista». Gesù mi ha risposto: «Il sentimento non è sempre in tuo potere. Da questo riconoscerai se hai amore, se dopo aver ricevuto dispiaceri e contrarietà, non perdi la calma, ma preghi per coloro dai quali hai ricevuto le sofferenze e desideri per loro il bene». Quando sono tornata… (dal Diario di Santa Faustina Kowalska)

Gesù: «Non lasciarti guidare dal sentimento poiché esso non sempre è in tuo potere, ma tutto il merito sta nella volontà». (dal Diario di Santa Faustina Kowalska)

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