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L’usanza di estrarre il Patrono particolare per tutto l’anno

Posté par atempodiblog le 31 décembre 2015

Nostro Signore Gesù Cristo

A Capodanno da noi c’è l’usanza di estrarre il Patrono particolare per tutto l’anno. La mattina, durante la meditazione, mi venne uno di questi segreti desideri, e cioè che Gesù Eucaristico fosse il mio Patrono particolare anche per quest’anno, come per il passato. Nascosi però questo mio desiderio al mio Diletto; parlai con Lui di tutto, ad eccezione del fatto che Lo volevo come Patrono.

Quando andammo in refettorio per la colazione, dopo aver fatto il segno della croce, ebbe inizio l’estrazione dei Patroni. Appena mi avvicinai alle immaginette sulle quali erano scritti i Patroni, ne presi una senza pensarci e non la lessi subito. Volevo mortificarmi per qualche minuto. All’improvviso sento nel mio intimo una voce: «Sono il tuo Patrono, leggi». Allora guardai subito quello che c’era scritto e lessi: «Patrono per il 1935 la Santissima Eucaristia». Il cuore mi sobbalzò dalla gioia e mi allontanai alla chetichella dal gruppo delle suore ed andai almeno per un momento davanti al SS.mo Sacramento e là diedi sfogo ai sentimenti del mio cuore. Gesù però mi fece osservare in modo delicato che in quel momento avrei dovuto essere con le consorelle. Andai immediatamente, attenendomi alla regola.

O Santa Trinità, Unico Dio, insondabile nella grandezza della Misericordia verso le creature e specialmente verso i poveri peccatori. Hai mostrato l’abisso insondabile della Tua Misericordia, che nessuna mente, né umana né angelica, è riuscita mai a scandagliare. Il nostro nulla e la nostra miseria sprofondano nella Tua grandezza. O Bontà infinita, chi può adorarti degnamente? Si trova un’anima che possa comprendere il Tuo amore? O Gesù, tali anime esistono, ma non sono molte.

Santa Faustina Kowalska

apettando la mezzanotte

Cliccando sul link sottostante potete scoprire a quale santo siete stati affidati…:

http://infodamedjugorje.altervista.org:80/ilsantodellanno.html

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Capodanno: brindiamo a Dom Pierre Pérignon!

Posté par atempodiblog le 31 décembre 2015

Capodanno: brindiamo a Dom Pierre Pérignon!
di Pane e focolare
Tratto da: Una casa sulla Roccia

Capodanno: brindiamo a Dom Pierre Pérignon! dans Cucina e dintorni

Eccoci arrivati a Capodanno: cosa berrete al brindisi di mezzanotte? Champagne o spumante italiano? Con un po’ di orgoglio, posso riportare la notizia che nel 2014 il nostro spumante ha sorpassato per la prima volta lo champagne nelle esportazioni: negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, ma anche in Cina, tutti vanno pazzi per il nostro Prosecco, per le bollicine di Asti e della Franciacorta.

Ma dobbiamo ammettere che lo champagne nell’immaginario comune ha un fascino particolare: da quattro secoli si è imposto come bevanda della festa, nei calici dei Re, delle Regine e dei Presidenti della Repubblica, nella business class degli aerei, nelle suite dei Grand Hotel. Bisogna varare una nave, inaugurare una linea ferroviaria, celebrare una vittoria sportiva, per esempio una corsa di Formula 1? Si stappa lo champagne.

Dobbiamo però ricordare che anche per lo champagne siamo debitori ai monaci, e ad uno in particolare: Dom Pierre Perignon.

 dans Stile di vita

Torniamo indietro nel tempo, nel XVII secolo, nella bella abbazia benedettina di Hautvillers, nel cuore della regione di Reims. Il villaggio è graziosissimo, come tanti villaggi delle regioni vinicole della Francia, e in quei luoghi il nostro monaco è giustamente ricordato e venerato.

Entra in quell’abbazia nel 1668 come tesoriere ed economo. Le finanze dell’abbazia sono messe molto male, soprattutto perché i terreni che la circondano sono stati trascurati. Dom Pierre decide di curare meglio le vigne e di impegnarsi nella vinificazione, per risanare le magre finanze. E ci riesce, eccome! Bisogna dire, a onor del vero, che non ha inventato lui la spumantizzazione, fenomeno già noto, ma da fine enologo ha studiato quel fenomeno e lo ha perfezionato.

Monaci - Dom Perignon

A poco a poco ha maturato una grande esperienza nella coltivazione della vite, nella conoscenza delle differenze tra i vari vitigni, nella capacità di assemblare le uve. Ha perfezionato la tecnica di vinificazione, aprendo la strada ad un vino entrato nella leggenda. Ha annotato tutto nelle sue memorie, lasciandoci una preziosa eredità. Secondo la tradizione, è stato lui a privilegiare i tappi di sughero, rispetto a quelli di legno; a legare il tappo, che l’effervescenza avrebbe potuto far saltare, con cordicelle di canapa (che più avanti saranno sostituite dalla tipica gabbietta di metallo).

Ma perché lo champagne è entrato nella leggenda? Non certo solo per la qualità, che troviamo in tanti altri prodotti enologici. Forse perché le bollicine fanno allegria, eccitano i sensi, rendono frizzante l’ambiente. C’è sicuramente anche una notevole capacità di fare marketing, da parte di coloro che lo producono, aiutati in questo da tante citazioni in opere letterarie e liriche. Quale sia la risposta, nell’immaginario comune lo champagne è sinonimo di festa, evoca allegria e charme, nobiltà e raffinatezza. E’ uno dei simboli della Francia, insieme alla Tour Eiffel, alla baguette e al foie gras. Per questo noi italiani, in eterna competizione eno-gastronomica con i cugini d’oltralpe, esultiamo quando scopriamo che, arrivati ben più tardi nella produzione di bollicine (nel XIX secolo ad opera del Conte Gancia), nelle vendite ormai abbiamo raggiunto e a tratti superato i francesi.

Oggi molti pensano che Dom Perignon sia una marca, ma ricordiamoci che innanzitutto è un monaco benedettino. Alziamo i calici a Capodanno, brindiamo con lo spumante italiano o con lo champagne francese, ma in ogni caso ricordiamoci che per la gioia delle bollicine di qualità dobbiamo essere riconoscenti, ancora una volta, al monachesimo.

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TE DEUM / Perché possiamo ringraziare Dio, nonostante l’Isis e il Bataclan?

Posté par atempodiblog le 31 décembre 2015

TE DEUM / Perché possiamo ringraziare Dio, nonostante l’Isis e il Bataclan?
di Mauro Leonardi – Il Sussidiario.net

Te Deum

COS’È IL TE DEUM? - Anche quest’anno, l’anno del Bataclan, di Charlie Hebdo, della Siria, dell’Isis e di quant’altro, il 31 dicembre la Chiesa canterà l’inno di ringraziamento del Te Deum. Siamo “esseri graziati” e dobbiamo essere grati. Graziati dall’amore, graziati dalla bellezza, graziati da Dio che ci salva con l’amore. Siamo graziati da tutto l’amore che incontriamo nella vita. Dal buongiorno del portiere all’amore di tutta una vita portato all’altare o partorito o incontrato in un amico sincero. Siamo degli esseri nati, creati, concepiti per amore, da un atto di amore, dall’unione d’amore di due persone. Solo per questo dovremmo ringraziare ogni giorno. E farlo cantando. Ecco perché nascono gli inni: perché si può salutare con la faccia triste, si può dire un “buongiorno” a denti stretti, ma ringraziare no.

Quando ringraziamo qualcuno, la bocca si apre in un sorriso dolce, gli occhi si allungano, e vengono quelle rughe che nessuna crema potrà mai togliere: le rughe del sorriso. La mano si apre, il braccio si allunga e tutto il corpo va in avanti a dire grazie in coro, con la voce. Ci si stringe la mano e ci si commuove sempre anche senza lacrime, quando si dice grazie. Dire grazie è affidarsi di nuovo. Dire grazie è donarsi di nuovo. Nei nostri smartphone c’è un emoticon per ogni emozione ma per dire grazie si può solo scrivere grazie. Per poter ringraziare ci vuole un dolore e qualcuno che ce lo tolga, come faceva la mamma con un bacio sulla bua; per poter ringraziare bisogna sapere di aver bisogno di pace e di perdono e sapere che c’è qualcuno per noi: per la nostra pace, cioè per donarcela, e per le nostre colpe, cioè per dimenticarle insieme a noi. Grazie è gratis.

Cioè non te lo può insegnare nessuno a dire grazie. Le mamme ci hanno insegnato la parola da piccoli, ogni volta che ricevevamo una caramella o un regalino; ma imparare a dire grazie per qualcosa che riceviamo da grandi, senza meritarlo, a volte senza neanche vederlo materialmente, non è facile. Per riuscirci è necessario uno sguardo nuovo, su di noi e su di Lui e su chi abbiamo intorno. A ringraziare si impara chiedendo la grazia. Così impareremo e la troveremo guardandoci attorno e vedendo il nonno felice di essere tra i suoi nipoti finalmente a tavola il 24 dicembre. I figli tutti riuniti, con le mogli, con i mariti. I piccoli e i grandi tutti svegli, tutti insieme. Se non vedo nell’altro una grazia, non c’è insegnamento che servirà.

Cosa mi dice il Te Deum? Mi dice questo. C’è un cielo che canta, un Dio che è amore, che soccorre, che nasce, che sta tra noi, con noi, che guida, benedice e sorregge, che ci custodisce, che è pieno di misericordia e io, che sono misero, sento che questa tavolata che ho appena lasciato in questi giorni di festa è come una Messa, dove tutti sono intorno a qualcuno che è venuto per amare e siamo tutti indegni e siamo tutti degni. Ci sono pure gli angeli che cantano, sono i bambini con la loro poesia imparata a memoria. Sì, c’è da dire Grazie.

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Botti di Capodanno, l’appello dei medici degli ospedali: “E’ una tradizione negativa e pericolosa”

Posté par atempodiblog le 31 décembre 2015

Appello dei medici degli ospedali
Botti di Capodanno, l’appello: “E’ una tradizione negativa e pericolosa”
“I fuochi d’artificio non portano gioia a chi li usa e tanti problemi a chi deve curare le conseguenze del loro utilizzo”, denuncia a NapoliToday Alberto Cuomo, medico della centrale operativa del 118 di Napoli

di Nicola Clemente – Napoli Today

 Sì scem ca bott
Immagine tratta da: La Parlata Igniorante

Con l’avvicinarsi del Capodanno ritorna come ogni anno l’appello ad evitare l’utilizzo di petardi e botti pericolosi per l’incolumità di chi li utilizza e non solo. Dai presidi sanitari napoletani è partita una campagna sociale spontanea dei medici per spingere i napoletani ad evitare una vera e propria barbarie che ogni anno miete vittime e feriti gravi.

INTERVISTA - Napolitoday ha intervistato al riguardo il dottor Alberto Cuomo, medico della centrale operativa del 118 di Napoli, che ha lanciato un accorato appello ai napoletani:

“I fuochi d’artificio di Capodanno sono una delle poche tradizioni negative della nostra città che bisognerebbe perdere.

Non portano gioia a chi li usa e tanti problemi a chi deve curare le conseguenze di questi fuochi.

Al 118 ne vediamo tante ogni anno, ne vorremmo vedere meno e desidereremmo che i momenti di gioia si possano vivere senza mettere a repentaglio la propria e la altrui incolumità”.

315fyfr dans Fede, morale e teologia

Fra i botti di Capodanno c’è la “Bomba di Parigi”. Ecco il vademecum della Croce Rossa
Nel Salernitano sequestrato un ordigno con 10 chili di polvere da sparo
de La Stampa

botti di capodanno

Nelle ultime ore che precedono il Capodanno si moltiplicano i sequestri di botti illegali in tutta Italia. Nonostante gli inviti alla prudenza e i divieti sull’utilizzo di petardi, fuochi artificiali e divieti, la tradizione pericolosa di fine anno continua a resistere: c’era anche la «Bomba di Parigi» tra gli 80.600 botti illegali e artifici pirotecnici, per un peso complessivo di circa 6,5 tonnellate, sequestrati dalla Guardia di Finanza nel Casertano. Il micidiale ordigno, con il nome ispirato agli attacchi terroristici, conteneva circa 10 chili di polvere da sparo e una miccia programmata per far esplodere cento differenti colpi. È stata trovata in negozio di articoli per la casa gestito da cittadini di nazionalità cinese. 

IL VADEMECUM DELLA CROCE ROSSA
L’imprudenza di fine anno porta spesso a incidenti e ferimenti che finiscono per intasare i Pronto Soccorsi italiani.

La Croce Rossa ha stilato una lista di alcune semplici regole da adottare in vista dei festeggiamenti per l’anno nuovo con lo slogan «A Capodanno festeggia senza di noi. Non fare il botto».  

Ecco i consigli per festeggiare «senza la Croce Rossa»:  

- Non acquistare botti illegali. Non rivolgersi quindi a venditori non autorizzati e segnalare alle forze dell’ordine ogni possibile artificio non legale 

- Non toccare i botti inesplosi trovati per strada. Se si trova un botto inesploso per strada non tentare di riaccenderlo, non toccarlo e contattare, anche in modo anonimo, le forze dell’ordine ai numeri gratuiti 112 o 113. 

- Tenere gli animali al riparo. Gli animali domestici, come è noto, si possono spaventare molto dal rumore dei botti, ed è quindi necessario tenerli in casa o al riparo e al guinzaglio. Attenzione va prestata anche a non far toccare dall’animale eventuali botti inesplosi. 

- Prestare molta attenzione in caso di vento. L’attenzione deve essere ancora maggiore in caso di vento, in quanto non si è in grado di controllare la direzione di fiamme o scintille che potrebbero arrivare lontano. 

- Non utilizzare i botti in locali interni. È pericoloso utilizzare i botti all’interno di case o locali in genere, che potrebbero provocare principi d’incendio. In questi casi contattare immediatamente i Vigili del Fuoco al numero gratuito 115. 

- Non permettere ai bambini di avvicinarsi. Tenere lontani i più piccoli, specie in fase di accensione e scoppio del petardo o fuoco artificiale. 

- Non usare armi e non lanciare bottiglie. Pericolosissimo, anche fatale, l’uso delle armi per sparare nel vuoto o dalla finestra in segno di festa, così come il lancio di bottiglie o altri oggetti. 

- Non cercare di fare esplodere botti inesplosi. Se un botto non è esploso, evitare assolutamente di tentare di riaccenderlo perché potrebbe scoppiare o incendiarsi all’improvviso. Buttare via il petardo, coprendolo con sabbia e acqua. 

In caso di incidenti ed emergenze sanitarie chiamare immediatamente il servizio di soccorso al 118, numero gratuito contattabile anche da telefono senza credito, avendo cura di descrivere la dinamica dell’infortunio al fine di veder arrivare il mezzo più adeguato per l’incidente avvenuto. 

 2e2mot5 dans Diego Manetti LA MAPPA DEI COMUNI CHE HANNO VIETATO I BOTTI (clicca qui)  

2e2mot5 dans Diego Manetti I CONSIGLI PER PROTEGGERE I PROPRI ANIMALI (clicca qui)  

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Pedofilia, 3 milioni di bimbi sfruttati

Posté par atempodiblog le 31 décembre 2015

Pedofilia, 3 milioni di bimbi sfruttati
di Lucia Bellaspiga – Avvenire

sweetie

«Ciao, quanti anni hai?». Inizia così la chat in lingua inglese tra l’uomo, 35 anni, e la sua piccola vittima, una bambina filippina di 10 anni. Il predatore si aggirava sul web come un rapace e ora ha adocchiato la preda. «Dieci anni? Mmmmmm, mi piace… la stessa età di mia figlia», risponde lui. Ma questo non lo ferma, anzi, «Fai prestazioni davanti alla webcam? Quanto costi un quarto d’ora nuda?»… Tutto nero su bianco, nei faldoni che l’associazione Terre des Hommes ha consegnato all’Interpol.

La bimba-esca è virtuale, ma nessuno se ne accorge (è stata costruita da esperti informatici per sembrare in carne ed ossa), e la cosa agghiacciante è che in un’ora è stata adescata da 700mila pedofili di tutto il mondo. Il suo nome è dolce come i suoi occhioni orientali – si chiama Sweetie – ma da marzo 2016 sarà operativa una sua sorellina virtuale più sofisticata, sempre implacabile nel rintracciare gli orchi sul web. 

È solo una delle facce di una piaga ormai planetaria e in rapida espansione, quella dello sfruttamento sessuale dei bambini e delle bambine sia nella realtà che nella Rete. Due realtà strettamente legate – ammoniscono gli inquirenti – perché «dietro ogni bambino seviziato, violentato, molestato o persino ucciso nei filmati dilaganti sul web, non scordiamo che c’è sempre un bambino vero». 

Vero il suo pianto, vero il terrore, eppure nessuno fa nulla per mettere fine alla strage degli innocenti: 220 milioni di minori subiscono violenza ogni anno nel mondo (dati Onu), 3 milioni di piccoli schiavi sono sfruttati nella prostituzione, un giro da 100 miliardi di dollari l’anno. E i media tacciono. Perché? 

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Peccati e perdono: l’indulgenza, cos’è e come si ottiene

Posté par atempodiblog le 30 décembre 2015

Peccati e perdono: l’indulgenza, cos’è e come si ottiene
Il cardinale Mauro Piacenza, capo della Penitenzieria apostolica, massimo esperto in materia, spiega come vivere il Giubileo. Nel segno del ritorno a Dio e della ritrovata concordia con chi ci vive accanto.
di Saverio Gaeta – Credere
Tratto da: Famiglia Cristiana

card mauro piacenza
Il cardinale Mauro Piacenza è a capo della Penitenzieria apostolica, il più antico dicastero vaticano.

«Vivere la misericordia di Dio significa percepire sulla propria esistenza una promessa di bene e di vita». Il cardinale Mauro Piacenza è a capo della Penitenzieria apostolica, il più antico dicastero vaticano, competente fra l’altro su tutto ciò che riguarda le indulgenze. E in questi mesi di preparazione al Giubileo ha pubblicato diversi contributi sul tema della misericordia che, ci spiega, «ha tre momenti significativi: la richiesta di riceverla, l’esperienza che di essa si fa e la sollecitazione a offrirla a propria volta ai fratelli».

Eminenza, in che consiste la misericordia divina?
«Credo che un’ottima sintesi sia composta da tre frasi di papa Francesco tratte dalla bolla di indizione giubilare Misericordiae vultus: la misericordia è “l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro”, “la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita”, “la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato”».

E in quale modo questa misericordia si intreccia con la giustizia divina?
«Il sacramento della Riconciliazione è il luogo in cui il desiderio umano di misericordia e di verità trova il proprio compimento. Si fonda su una giustizia che non è come quella della legge civile, fatta dall’uomo: come afferma chiaramente il Codice di diritto canonico, “la salvezza delle anime deve sempre essere nella Chiesa la legge suprema” (canone 1752).

La “pastoralità”, il porre insieme giustizia e misericordia, non ha come epilogo la cancellazione del Vangelo, della dottrina o della tradizione ecclesiale, poiché la Chiesa non intende illudere gli uomini lasciandoli nella loro condizione di peccato, ma vuole scendere nelle ferite della vita di ciascuno, come fa il Signore, portandovi la luce della verità».

La Penitenzieria ha preparato uno schema per aiutare il fedele a prepararsi alla Confessione. Quali sono le principali indicazioni?
«Il primo suggerimento è di interrogarsi se ci si accosta al sacramento della Penitenza per un sincero desiderio di purificazione, di conversione, di rinnovamento di vita e di più intima amicizia con Dio, o lo si considera piuttosto come un peso, che solo raramente si è disposti ad addossarsi.

Quindi vengono proposte tre aree di riflessione personale nell’esame di coscienza, in relazione alla parola del Signore. La prima è focalizzata su “amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore”, la seconda si incentra su “amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”, la terza riguarda il “siate perfetti come il Padre”, con la sollecitazione a chiedersi quale sia l’orientamento fondamentale della propria vita».

Si parla spesso anche di «nuovi peccati»…
«Il “progresso” tecnico-scientifico ha reso più “atrofizzata” la coscienza morale di molti uomini.

Di qui questi peccati cosiddetti “nuovi”, in quanto esulano dalla casistica morale in uso fino a soli cinquant’anni fa, anche se poi in realtà il peccato, nella sua radice, non è mai nuovo ma monotonamente ripetitivo».

Qualche esempio?
«Dalle pratiche dell’aborto e della contraccezione, ai tanti mali legati alla fecondazione artificiale (come l’“utero in affitto” e la distruzione degli embrioni), si manifesta il preteso dominio dell’uomo sul mistero della vita, propria e altrui, e la conseguente mercificazione della persona umana, che si vede negata la propria irriducibile dignità.

E, ancora, le piaghe della frode e della corruzione, la criminalità organizzata, tutte le pratiche esoteriche e sataniche, la violenta propagazione di ideologie che pretendono di svuotare di significato le categorie della distinzione sessuale, dell’identità biologica e, quindi, della stessa relazione interpersonale».

Nel Giubileo ha grande importanza l’indulgenza, cioè «la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa». Che cosa significa?
«È certamente importante comprendere bene questo tema della distinzione fra colpa e pena, che, a uno sguardo superficiale, potrebbe apparire di sapore medievale. Concretamente, in aggiunta all’assoluzione dalla colpa che avviene nella Confessione, l’indulgenza è il “condono” del tempo da trascorrere in purgatorio prima di raggiungere la visione di Dio in Paradiso.

È ovvio che l’indulgenza possa risultare incomprensibile all’uomo secolarizzato e persino a quei cristiani che hanno ridotto il cristianesimo a una dottrina etica. Ma, secondo la fede della Chiesa, fra tutti i battezzati si crea un mirabile legame, la comunione dei santi, che non è un’astrazione spirituale: utilizzando una categoria biblica, si tratta di una vera e propria alleanza per la salvezza. In tal senso si parla di “tesoro delle indulgenze”».

In qualche modo, questo ha anche un risvolto sociale?
«Il persistere della pena temporale, anche dopo l’assoluzione sacramentale della colpa, rende ciascun uomo consapevole delle conseguenze dei propri atti, gli indica il dovere responsabile della riparazione e, cosa ancora più importante, lo chiama alla partecipazione all’opera redentiva di Cristo, per sé e per i fratelli».

Quali sono i requisiti per ottenere l’indulgenza che, ricordiamolo, può essere ottenuta anche in favore dei defunti?
«Sono essenzialmente tre: il sacramento della Riconciliazione, la partecipazione all’Eucaristia e la preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre.

La Confessione, vissuta con il cuore sinceramente distaccato da qualsiasi peccato, spinge l’uomo ad avvicinarsi a Dio e a lasciare che Dio si avvicini a lui.

La celebrazione dell’Eucaristia, con la comunione sacramentale, sottolinea la dimensione ecclesiale dell’indulgenza.

La preghiera secondo le intenzioni del Papa ricorda come la comunione non sia genericamente spirituale, ma debba essere concreta comunione con la madre Chiesa».

Nella lettera del 1° settembre Francesco ha fornito ulteriori precisazioni…
«Il Papa chiarisce che, per ottenere l’indulgenza, “i fedeli sono chiamati a compiere un breve pellegrinaggio verso la Porta santa, aperta in ogni cattedrale o nelle chiese stabilite dal vescovo diocesano, e nelle quattro basiliche papali a Roma, come segno del desiderio profondo di vera conversione”.

A quanti ne sono impossibilitati “sarà di grande aiuto vivere la malattia e la sofferenza come esperienza di vicinanza al Signore”, mentre per i carcerati “ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta santa”.

C’è poi un forte appello in favore delle opere di misericordia corporale e spirituale: “Ogni volta che un fedele vivrà una o più di queste opere in prima persona otterrà certamente l’indulgenza giubilare”».

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Il Sacramento della Riconciliazione nelle parole di Papa Francesco

Posté par atempodiblog le 30 décembre 2015

Il Sacramento della Riconciliazione nelle parole di Papa Francesco
“La misericordia di Dio sarà sempre più grande di ogni peccato”: è quanto scrive Papa Francesco in un nuovo tweet sull’account @Pontifex in nove lingue. La frase è tratta da “Misericordiae Vultus”, la Bolla di indizione del Giubileo. Nel documento il Papa invita a porre “di nuovo al centro con convinzione il Sacramento della Riconciliazione, perché permette di toccare con mano la grandezza della misericordia”.
di Sergio Centofanti – Radio Vaticana

confessionale

“Nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona” scrive Papa Francesco nel testo della Bolla per il Giubileo. Anche il perdono, però, ricordava all’inizio di quest’anno, ha una condizione:

“Non esiste alcun peccato che Dio non possa perdonare! Nessuno! Solo ciò che è sottratto alla divina misericordia non può essere perdonato, come chi si sottrae al sole non può essere illuminato né riscaldato” (Discorso ai partecipanti a Corso della Penitenzieria, 12 marzo2015).

Uno dei segni importanti dell’Anno Santo – ha detto il Pontefice durante un’udienza generale – è la Confessione:

“Dio ci comprende anche nei nostri limiti, ci comprende anche nelle nostre contraddizioni. Non solo, Egli con il suo amore ci dice che proprio quando riconosciamo i nostri peccati ci è ancora più vicino e ci sprona a guardare avanti. Dice di più: che quando riconosciamo i nostri peccati e chiediamo perdono, c’è festa nel Cielo. Gesù fa festa: questa è la Sua misericordia” (Udienza generale, 16 dicembre 2015).

Il perdono dei peccati – afferma Papa Francesco – non è “frutto dei nostri sforzi”, ma “dono dello Spirito Santo” che ci guarisce. E “non è qualcosa che possiamo darci noi. Io non posso dire: mi perdono i peccati. Il perdono si chiede, si chiede a un altro e nella Confessione chiediamo il perdono a Gesù”:

“Uno può dire: io mi confesso soltanto con Dio. Sì, tu puoi dire a Dio ‘perdonami’, e dire i tuoi peccati, ma i nostri peccati sono anche contro i fratelli, contro la Chiesa. Per questo è necessario chiedere perdono alla Chiesa, ai fratelli, nella persona del sacerdote” (Udienza generale, 19 febbraio 2014).

Accostandosi al Sacramento della Riconciliazione, anche la vergogna è salutare:

“Anche la vergogna è buona, è salutare avere un po’ di vergogna … La vergogna fa bene, perché ci fa più umili” (Udienza generale, 19 febbraio 2014).

La Confessione, però, “non deve essere una tortura”. I confessori – è la sua esortazione – devono essere rispettosi della dignità e della storia personale di ciascuno. “Anche il più grande peccatore che viene davanti a Dio a chiedere perdono è ‘terra sacra’ … da “coltivare” con dedizione, cura e attenzione pastorale.

“Tutti dovrebbero uscire dal confessionale con la felicità nel cuore, con il volto raggiante di speranza”:

“Il Sacramento, con tutti gli atti del penitente, non implica che esso diventi un pesante interrogatorio, fastidioso ed invadente. Al contrario, dev’essere un incontro liberante e ricco di umanità, attraverso il quale poter educare alla misericordia, che non esclude, anzi comprende anche il giusto impegno di riparare, per quanto possibile, il male commesso” (Discorso ai partecipanti a Corso della Penitenzieria, 12 marzo2015).

Il Pontefice afferma che ”né un confessore di manica larga, né un confessore rigido è misericordioso”:

“Il primo, perché dice: “Vai avanti, questo non è peccato, vai, vai!”. L’altro, perché dice: “No, la legge dice…”. Ma nessuno dei due tratta il penitente come fratello, lo prende per mano e lo accompagna nel suo percorso di conversione!  (…) Misericordia significa prendersi carico del fratello o della sorella e aiutarli a camminare” (Discorso ai partecipanti a un Corso della Penitenzieria, 12 marzo 2015).

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Padre Byles, il sacerdote cattolico che salvò centinaia di persone sul Titanic

Posté par atempodiblog le 30 décembre 2015

Padre Byles, il sacerdote cattolico che salvò centinaia di persone sul Titanic
de La Redazione di UCCR
Tratto da: Una casa sulla Roccia

Padre Byles

La tragedia del Titanic è nota a tutti. L’affondamento del transatlantico britannico il 15 aprile 1912, dove morirono circa 2000 persone, è entrato nella storia come una delle più grandi tragedie in mare.

Un dramma che spinse anche a riflessioni filosofiche: in pieno positivismo, il Titanic rappresentava il frutto più maturo della scienza e della tecnologia di allora, ostentato come una nave inaffondabile, il pupillo della nuova era. Colato a picco in sole 2 ore, oltre che un’immane tragedia umana diventò anche una ferita mortale alla«presuntuosa convinzione positivistica della totale affidabilità della tecnica e della indiscussa capacità della scienza di fare della specie umana l’assoluta dominatrice della natura, facendo aprire gli occhi agli intellettuali più avveduti sui limiti del sapere tecnologico-scientifico» (R. Timossi, “L’illusione dell’ateismo”, San Paolo 2009, p. 70,71).

Tra i passeggeri, quel 15 aprile, c’era anche un santo, il reverendo cattolico Thomas Byles, 42 anni, in viaggio verso New York per presiedere al matrimonio di suo fratello. Agnes McCoy, una superstite del Titanic, ha raccontato che padre Byles stava leggendo il suo breviario quando la nave urtò contro l’iceberg. Tanti altri passeggeri superstiti hanno testimoniato che il reverendo aiutò centinaia di persone a trovare delle scialuppe di salvataggio e per ben due volte rifiutò il posto sulla scialuppa per cederla agli altri passeggeri.

Desiderava consolare chi era rimasto intrappolato a bordo della nave, assolvendoli dai peccati, confortandoli con la preghiera e impartendo loro la benedizione. Scelse di restare sulla nave, morendo assieme a loro. Le testimonianze sono state raccolte nel sito web: www.fatherbyles.com. Papa Pio X lo definì «martire per la Chiesa».

In questi giorni padre Graham Smith, con il sostegno del vescovo Alan Williams della diocesi di Brentwood, ha avviato l’iter per la causa di beatificazione di padre Byles, che egli considera «un uomo straordinario che ha dato la sua vita per gli altri».

Una storia di santità che ricorda quella del francescano polacco padre Massimiliano Kolbe, che si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia ebreo, destinato al bunker della fame, nel campo di concentramento di Auschwitz. Venne ucciso dopo due settimane di totale digiuno, durante le quali confortò e pregò assieme ai condannati superstiti. Secondo le testimonianze, mentre l’ufficiale medico di Auschwitz si apprestava ad iniettarli l’acido acido fenico nelle vene, padre Kolbe lo guardò e gli disse: «L’odio non serve a niente, solo l’amore crea!». Le sue ultime parole, porgendo il braccio, furono: «Ave Maria». Era la vigilia della Festa dell’Assunzione di Maria.

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“Lasciamoci abbracciare dal Bambino, avremo una pace nel cuore senza fine”

Posté par atempodiblog le 26 décembre 2015

“Lasciamoci abbracciare dal Bambino, avremo una pace nel cuore senza fine”
Durante la messa nella notte di Natale, Papa Francesco indica nella nascita di Gesù un richiamo all’“essenzialità” in un mondo dominato dal “lusso”, dall’“apparenza” e dal “narcisismo”
di Luca Marcolivo – Zenit

Maria dona Gesù

Un avvenimento che è il trionfo della luce. Una volta nato, Gesù fa rifulgere la sua luce su tutti gli umani e realizza la profezia di Isaia: «Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia» (Is 9,2).

Durante la messa nella notte di Natale nella basilica di San Pietro, Papa Francesco si è soffermato in primo luogo sull’aspetto dell’attesa, richiamato già dall’Antico Testamento.

Un attesa che già riempie di “gioia” il nostro cuore e che moltiplica e fa sovrabbondare questo sentimento, quando “la promessa si è compiuta” e “finalmente si è realizzata”.

Oggi viviamo il mistero di una notte che “viene integralmente da Dio”, ha detto il Pontefice, aggiungendo che la Natività di Cristo non lascia posto al “dubbio”; “lasciamolo agli scettici che per interrogare solo la ragione non trovano mai la verità”, ha chiosato.

Siamo di fronte a un evento che non lascia spazio nemmeno all’“indifferenza, che domina nel cuore di chi non riesce a voler bene, perché ha paura di perdere qualcosa – ha proseguito il Santo Padre -. Viene scacciata ogni tristezza, perché il bambino Gesù è il vero consolatore del cuore”.

Venendo al mondo il Salvatore, “non siamo più soli e abbandonati”: Gesù ci è offerto da Sua Madre come “principio di vita nuova”, come luce che rischiara “la nostra esistenza, spesso rinchiusa nell’ombra del peccato”.

Cessati “ogni paura e spavento”, non possiamo rimanere “inerti”: dobbiamo correre a “vedere il nostro Salvatore deposto in una mangiatoia”, che è “nato per noi”.

La nascita di Cristo ci induce a restare “in silenzio”, lasciando che “sia quel Bambino a parlare” e che imprima “nel nostro cuore le sue parole senza distogliere lo sguardo dal suo volto”.

“Se lo prendiamo tra le nostre braccia e ci lasciamo abbracciare da Lui, ci porterà la pace del cuore che non avrà mai fine”, ha aggiunto il Papa.

“Lasciamoci abbracciare dal Bambino, avremo una pace nel cuore senza fine”.

“Questo Bambino – ha proseguito – ci insegna che cosa è veramente essenziale nella nostra vita. Nasce nella povertà del mondo, perché per Lui e la sua famiglia non c’è posto in albergo. Trova riparo e sostegno in una stalla ed è deposto in una mangiatoia per animali”.

È proprio da questa miseria che “emerge la luce della gloria di Dio” e “la via della vera liberazione e del riscatto perenne”.

Il Bambino nato stanotte “porta impressi nel suo volto i tratti della bontà, della misericordia e dell’amore di Dio Padre”, ci impegna a “«rinnegare l’empietà» e la ricchezza del mondo, per vivere «con sobrietà, con giustizia e con pietà» (Tt 2,12)”.

È proprio alla sobrietà e all’essenzialità, che la nascita di Gesù ci richiama, in una società spesso “ebbra di consumo e di piacere, di abbondanza e lusso, di apparenza e narcisismo”.

“In un mondo che troppe volte è duro con il peccatore e molle con il peccato, c’è bisogno di coltivare un forte senso della giustizia, del ricercare e mettere in pratica la volontà di Dio”, ha sottolineato Francesco.

La vera risposta a una “cultura dell’indifferenza, che finisce non di rado per essere spietata”, è uno stile di vita “colmo di pietà, di empatia, di compassione, di misericordia, attinte ogni giorno dal pozzo della preghiera”, ha poi concluso il Papa.

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Urbi et Orbi. Papa Francesco: dove nasce Dio, nascono pace e misericordia

Posté par atempodiblog le 26 décembre 2015

Papa Francesco \ Udienza Generale e Angelus
Urbi et Orbi. Papa Francesco: dove nasce Dio, nascono pace e misericordia
“Dove nasce Dio, nasce la speranza. Dove nasce Dio, nasce la pace”. E’ uno dei passaggi forti del messaggio natalizio di Papa Francesco, pronunciato dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietroprima della benedizione Urbi et Orbi. Il Pontefice ha ricordato i popoli che soffrono a causa dei conflitti ed ha rivolto un pensiero speciale ai migranti che fuggono dai propri Paesi alla ricerca di un futuro dignitoso. Francesco ha infine sottolineato che questo Natale si celebra nell’Anno Santo della Misericordia ed ha quindi invitato tutti ad essere misericordiosi con i propri fratelli.
di Alessandro Gisotti 
 Radio Vaticana

Papa e Gesù Bambino

Apriamo i nostri cuori per accogliere Gesù in questo “giorno di misericordia, nel quale Dio Padre ha rivelato all’umanità la sua immensa tenerezza”. E’ il Natale del Giubileo della Misericordia e Francesco – rivolgendosi al mondo intero da San Pietro – sottolinea che in questo giorno la luce disperde le tenebre della paura e “diventa possibile incontrarsi, dialogare, soprattutto riconciliarsi”.

Solo la Misericordia di Dio può liberare l’umanità dal male
“Il Natale – riprende – è un avvenimento che si rinnova in ogni famiglia, in ogni parrocchia, in ogni comunità che accoglie l’amore di Dio incarnato in Gesù Cristo”:

“Solo Lui, solo Lui ci può salvare. Solo la Misericordia di Dio può liberare l’umanità da tante forme di male, a volte mostruose, che l’egoismo genera in essa. La grazia di Dio può convertire i cuori e aprire vie di uscita da situazioni umanamente insolubili ».

Pace per la Terra Santa, basta tensioni e violenze
“Dove nasce Dio, nasce la speranza. Lui porta la speranza. Dove nasce Dio – soggiunge – nasce la pace. E dove nasce la pace, non c’è più posto per l’odio e per la guerra”:

“Eppure proprio là dove è venuto al mondo il Figlio di Dio fatto carne, continuano tensioni e violenze e la pace rimane un dono da invocare e da costruire. Possano Israeliani e Palestinesi riprendere un dialogo diretto e giungere ad un’intesa che permetta ai due Popoli di convivere in armonia, superando un conflitto che li ha lungamente contrapposti, con gravi ripercussioni sull’intera Regione”.

Fermare guerre e atrocità, essere vicini a cristiani perseguitati
Al Signore, Francesco chiede che “l’intesa raggiunta” all’Onu “riesca quanto prima a far tacere il fragore delle armi in Siria e a rimediare alla gravissima situazione umanitaria della popolazione stremata”. È altrettanto “urgente”, prosegue, che “l’accordo sulla Libia trovi il sostegno di tutti, affinché si superino le gravi divisioni e violenze che affliggono il Paese”. Ancora, il Papa chiede alla comunità internazionale di “far cessare le atrocità che, sia in quei Paesi come pure in Iraq, Yemen e nell’Africa subsahariana, tuttora mietono numerose vittime, causano immani sofferenze e non risparmiano neppure il patrimonio storico e culturale di interi popoli”:

“Il mio pensiero va pure a quanti sono stati colpiti da efferate azioni terroristiche, particolarmente nelle recenti stragi avvenute sui cieli d’Egitto, a Beirut, Parigi, Bamako e Tunisi. Ai nostri fratelli, perseguitati in tante parti del mondo a causa della fede, il Bambino Gesù doni consolazione e forza. Sono i nostri martiri di oggi”.

Ridare dignità ai poveri, ai bambini soldato, alle vittime della tratta
Pace e concordia chiede il Papa anche per i popoli della Repubblica Democratica del Congo, del Burundi e del Sud Sudan affinché, “mediante il dialogo, si rafforzi l’impegno comune per l’edificazione di società civili animate da un sincero spirito di riconciliazione e di comprensione reciproca”. Il Natale, auspica ancora, “porti vera pace anche all’Ucraina, offra sollievo a chi subisce le conseguenze del conflitto e ispiri la volontà di portare a compimento gli accordi presi, per ristabilire la concordia nell’intero Paese”. “La gioia di questo giorno – soggiunge – illumini gli sforzi del popolo colombiano perché, animato dalla speranza, continui con impegno a perseguire la desiderata pace”:

“Dove nasce Dio, nasce la speranza; e dove nasce la speranza, le persone ritrovano la dignità. Eppure, ancora oggi schiere di uomini e donne sono private della loro dignità umana e, come il Bambino Gesù, soffrono il freddo, la povertà e il rifiuto degli uomini. Giunga oggi la nostra vicinanza ai più indifesi, soprattutto ai bambini soldato, alle donne che subiscono violenza, alle vittime della tratta delle persone e del narcotraffico”.

Soccorrere e accogliere i migranti con generosità
“Non manchi il nostro conforto – ribadisce – a quanti fuggono dalla miseria o dalla guerra, viaggiando in condizioni troppo spesso disumane e non di rado rischiando la vita”.

“Siano ricompensati con abbondanti benedizioni quanti, singoli e Stati, si adoperano con generosità per soccorrere e accogliere i numerosi migranti e rifugiati, aiutandoli a costruire un futuro dignitoso per sé e per i propri cari e ad integrarsi all’interno delle società che li ricevono”.

Dove nasce Gesù, fiorisce la misericordia: riscoprire la tenerezza di Dio
Il Papa rivolge dunque un pensiero a quanti non hanno lavoro, e « sono tanti », affinché il Signore ridoni loro “speranza” e a “quanti hanno responsabilità pubbliche in campo politico ed economico affinché si adoperino per perseguire il bene comune e a tutelare la dignità di ogni vita umana”.

“Dove nasce Dio, fiorisce la misericordia. Essa è il dono più prezioso che Dio ci fa, particolarmente in questo anno giubilare, in cui siamo chiamati a scoprire la tenerezza che il nostro Padre celeste ha nei confronti di ciascuno di noi. Il Signore doni particolarmente ai carcerati di sperimentare il suo amore misericordioso che sana le ferite e vince il male”.

Essere misericordiosi con i propri fratelli
Dopo la benedizione Urbi et Orbi, Francesco ha dunque rivolto un saluto ai fedeli in Piazza San Pietro e a quanti si sono collegati attraverso i mezzi di comunicazione:

“E’ il Natale dell’Anno Santo della Misericordia, perciò auguro a tutti di poter accogliere nella propria vita la misericordia di Dio, che Gesù Cristo ci ha donato, per essere misericordiosi con i nostri fratelli. Così faremo crescere la pace! Buon Natale!”

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Eco degli Angeli che cantano Exultasti

Posté par atempodiblog le 25 décembre 2015

Eco degli Angeli che cantano Exultasti
di Ezra Pound

Ghirlandaio

Nasce il silenzio da molte quiete
Così la luce delle stelle si tesse in corde
Con cui le Potenze di pace fanno dolce armonia.
Rallegrati, o Terra, il tuo Signore
Ha scelto il suo santo luogo di riposo.
Ecco, il segno alato
Si libra sopra quella crisalide santa.

L’invisibile Spirito della Stella risponde loro:

Inchinatevi nel vostro canto, potenze benigne.
Prostratevi sui vostri archi di avorio e oro!
Ciò che conoscete solo indistintamente è stato fatto
Su nelle corti luminose e azzurre vie:
Inchinatevi nella vostra lode;
Perché se il vostro sottile pensiero
Non vede che in parte la sorgente di misteri
Pure nei vostri canti, siete ordinati di cantare:
“Gloria! Gloria in excelsis
Pax in terra nunc natast”.

Angeli, che proseguono con il loro canto:

Pastori e re, con agnelli e incenso
Andate ed espiate l’ignoranza dell’umanità:
Con la vostra mirra rossa fate sapore dolce.
Ecco, che il figlio di Dio diventa l’elemosiniere di Dio.
Date questo poco
Prima che egli vi dia tutto.

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Buon Natale a tutti!

Posté par atempodiblog le 25 décembre 2015

(I pastori)
di Mario Luzi

Natività

E ora dove avrebbero
                     brucato quelle abbacinate pecore?
dove le spingevano i montoni?
                                                       Non c’era
erba a quella altitudine.
                                            Ce n’era
assai più in basso
                                  ma lì non ne volevano, era pesta
                                   e attossicata
                                   erba quella,
                                                         ormai 
                                    desideravano altro.
E loro erano fatti tutti profeti e angeli,
di che? – non lo sapevano –
imminente?
                   accaduto già?
                                        Così
                                  li aveva fatti
ben dentro il plasma umano
flagrando
                quella profetizzata
                                     e temuta natività
che essi vedevano e adoravano
                                                perduti
nella raggiante oscurità.

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Gesù tra le nostre braccia

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2015

capanna

Non lasciare, anima cara, che Nostra Signora di Betlemme, in questa notte di Natale, carica di mistero, deponga nuovamente Gesù nella mangiatoia perché non c’era chi lo ricevesse…!

[…] E uniti nello Spirito Santo, compiendo la volontà del Padre, apriamo il nostro cuore e la nostra anima per prendere tra le nostre braccia Gesù, piccino di Betlemme, e per baciarlo con un bacio di ricezione…, con un abbraccio di risposta…, con una consegna di donazione… affinché mai più si possa dire che «la Luce venne alle tenebre, e le tenebre non l’hanno accolta»…!

di Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia

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Santa Faustina e la vigilia di Natale del 1937

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2015

Oplatek
Scambio dell’oplatek

Vigilia di Natale 1937. Dopo la santa Comunione la Madonna mi fece conoscere la preoccupazione che aveva avuto nel Suo Cuore a motivo del Figlio di Dio. Ma tale preoccupazione era stracolma di tanto profumo di rassegnazione alla volontà di Dio, che la chiamerei piuttosto delizia e non preoccupazione. Ho compreso in che modo la mia anima deve accettare qualunque volere di Dio. Peccato che io non sappia descrivere ciò così come l’ho conosciuto.

La mia anima è rimasta per tutta la giornata in un raccoglimento più profondo, dal quale niente è riuscito a strapparla, né i suoi doveri, né i rapporti avuti con persone secolari.

Prima del cenone sono andata un momento in cappella per scambiare spiritualmente l’oplatek con le persone che mi amano e sono care al mio cuore, ma sono lontane. Prima di tutto mi sono immersa in una profonda preghiera ed ho chiesto al Signore grazie per loro e poi per ciascuna in particolare. Gesù mi ha fatto conoscere quanto ciò Gli sia gradito ed una gioia ancora più grande ha riempito la mia anima, nel vedere che Iddio ama in modo particolare coloro che noi amiamo.

Entrata in refettorio, durante la lettura tutto il mio essere venne immerso in Dio. Vidi interiormente lo sguardo di Dio diretto su di noi con grande compiacimento. Rimasi a tu per tu col Padre Celeste. In quel momento conobbi più a fondo le Tre Persone divine che contempleremo per tutta l’eternità, e dopo milioni di anni ci renderemo conto di aver appena iniziato la nostra contemplazione.

Oh, quanto è grande la Misericordia di Dio, che ammette l’uomo ad una così grande partecipazione alla Sua divina felicità, ma nello stesso tempo che gran dolore trafigge il mio cuore per il fatto che molte anime disprezzano questa felicità!

Quando cominciammo a scambiarci l’oplatek, regnò un sincero, reciproco affetto. La Madre Superiora mi fece gli auguri con queste parole: «Sorella, le opere di Dio vanno adagio, perciò non abbia fretta».

In genere tutte le suore con grande affetto mi augurarono sinceramente quello che desideravo maggiormente. M’accorsi che questi auguri provenivano veramente dal cuore, ad eccezione di una suora che, sotto i suoi auguri, nascondeva la malignità. La cosa però non mi fece soffrire molto, poiché avevo l’anima inebriata di Dio, ma m’illuminò sul perché Iddio si comunicasse così poco a quell’anima e conobbi che essa cercava sempre se stessa, perfino nelle cose sante. Oh, quanto è buono il Signore, che non mi permette di andare fuori strada e so che mi custodirà gelosamente, ma solo fino a quando resterò piccola, poiché a Lui, Sovrano eccelso, piace intrattenersi coi piccoli, mentre i grandi li osserva da lontano e li contrasta.

Sebbene desiderassi vegliare un po’ prima della Messa di Mezzanotte, non mi fu possibile, poiché m’addormentai subito anche perché mi sentivo molto debole. Però quando suonarono per la Messa di Mezzanotte, mi alzai immediatamente, sebbene mi vestissi con molta fatica, poiché ogni momento mi sentivo svenire. Quando giunsi alla Messa di Mezzanotte, subito fin dall’inizio m’immersi tutta in un profondo raccoglimento, nel quale vidi la Capanna di Betlemme inondata da tanta luce.

La Vergine SS.ma avvolgeva nei pannolini Gesù, tutta assorta in un grande amore. San Giuseppe invece dormiva ancora. Solo quando la Madonna depose Gesù nella mangiatoia, la luce divina svegliò Giuseppe che si unì a lei nella preghiera. Dopo un po’ rimasi io sola col piccolo Gesù, che allungò le Sue manine verso di me ed io compresi che Lo dovevo prendere in braccio. Gesù appoggiò la Sua testina sul mio cuore e con uno sguardo profondo mi fece comprendere che stava bene accanto al mio cuore. In quel momento Gesù scomparve e suonò il campanello per la santa Comunione. La mia anima non riusciva a reggersi dalla gioia.

Verso la fine della santa Messa però mi sentii così debole, che dovetti uscire dalla cappella e andare nella mia cella. Non fui più in grado di partecipare al tè con la comunità. Ma la mia gioia fu grande per tutta la durata delle feste, poiché la mia anima rimase unita al Signore senza interruzione.

Conobbi che ogni anima vorrebbe le consolazioni divine, ma non rinuncia per nessun motivo alle consolazioni umane, e purtroppo le due cose non sono assolutamente conciliabili fra di loro.

Santa Faustina Kowalska

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Per essere amico di un altro…

Posté par atempodiblog le 23 décembre 2015

Amicizia

“E non è necessario, per essere amico di un altro,
che lui scopra che quello che dici tu è vero e venga con te.
Non è necessario, vado io con lui,
per quel tanto di limatura di vero che ha”.

don Luigi Giussani
Tratto da: Lo Straniero Fb

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