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Eccesso di luce

Posté par atempodiblog le 2 novembre 2015

Eccesso di luce
È strano: non ci si vede non solo quando manca la luce, ma anche quando la luce è troppa.

tenebra luminosa

E’ bello poter salutare per strada le persone che incontri e che conosci; ma è soprattutto importante e delicato salutare quelle che da te s’aspettano qualche manifestazione in più. Diversamente sono guai, congetture e sospetti.

Un mattino dovetti recarmi a piedi verso la stazione Termini. All’orizzonte era appena sorto un sole splendido che mi batteva costantemente in faccia.

Al ritorno mi avvicinò un amico che, con aria preoccupata e con un tono, a dir poco, risentito mi chiese come mai non l’avessi salutato poco prima incontrandolo.

– Ma io non ti ho visto – gli risposi – Forse perché avevo il sole negli occhi; ero accecato dalla troppa luce. È strano…; non ci si vede non solo quando manca la luce, ma anche quando la luce è eccessiva.

A me sembra che la grande prova dello spirito, attraversata dai santi, sia giustamente chiamata “notte oscura” non perché Dio si nasconde, ma perché l’eccesso della Sua luce causa l’accecamento della vista umana.

Ciao da p. Andrea
Tratto da: Zenit

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Consacrazione per la solennità di Tutti i santi

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2015

Consacrazione per la solennità di Tutti i santi
del Beato Giustino Russolillo – Devozionale

tutti i santi

Oggi che ricordiamo sulla terra la festa del Paradiso, o cari nostri Santi, venite tra noi ! Venite sul mondo dove pur foste creati, redenti, santificati! Tra noi ci sono delle anime generose e fedeli che vogliono essere come voi. Tra noi c’è ancora Gesù! Vogliateci riconoscere e accettare come vostri fratelli, poiché Gesù ci vuole annoverare tra voi.

Il vostro esilio è finito e la vostra dimora è ormai per sempre nella Patria celeste. Ma anche sulla terra ci sono templi dedicati a voi e noi custodiamo le vostre reliquie per la risurrezione!

Voi avete un posto d’onore nel nostro cuore, venite perciò tra noi! Noi siamo i vostri servi vogliamo farci degni d’esservi fratelli. Noi aspettiamo la grazia di essere i vostri religiosi! Venite tra noi a inebriarci delle fragranze e armonie dei cieli, a sollevarci negli splendori e fervori dei cieli! Venite tra noi e portateci ciascuno un dono celeste preso dai tesori di Dio messi a vostra disposizione.

Noi sappiamo che le vostre perfezioni sono riflessi degli attributi di Dio; noi riconosciamo che in voi vive Gesù; noi contempliamo la SS. Trinità dimorante in voi come nel suo più dolce cielo. E perciò noi ci consacriamo con felicità a conoscere Dio in voi! E proponiamo solennemente di ricordarci ogni giorno dei vostri nomi al cospetto di Dio, di onorare con amore il vostro ricordo, le vostre immagini, le vostre reliquie, di leggere le vostre vite e servircene per edificazione nostra e delle anime, di unirci ogni giorno alle vostre adorazioni e ringraziamenti, riparazioni e preghiere, di sollevarci dalla nostra vita così bassa con l’imitazione dei vostri sublimi esempi, di ascendere con voi di consacrazione in consacrazione sino alla perfetta unione con Dio, di mandarvi continuamente dal Purgatorio molti compagni di gloria, di aiutarvi a glorificare il Signore per le grandi cose che ha operato in voi, e infine di cooperare con Dio santificatore a suscitare nel popolo sempre nuovi Santi.

Voi dateci qualcosa del vostro spirito, che era pieno di Spirito Santo, anzi osiamo chiedere con Eliseo profeta: dateci il doppio del vostro spirito perché Dio sia più glorificato! O santi Anacoreti dateci il vostro spirito di penitenza, d’amore! O santi Confessori dateci il vostro spirito di orazione d’amore! O sante Vergini dateci il vostro spirito di purezza d’amore! O santi Martiri dateci il vostro spirito di fortezza dl amore! O santi Apostoli dateci il vostro spirito di zelo d’amore! O santi Dottori dateci il vostro spirito di scienza d’amore! O santi Profeti dateci il vostro spirito di speranza d’amore! O santi Patriarchi dateci il vostro spirito di fede d’amore! O santi Angeli dateci qualcosa della vostra altissima potenza, sapienza e corrispondenza del divino Amore.

O Maria, o Maria dacci il tuo spirito di ancella e di madre del Signore! Allora saremo veramente tuoi figli e tu nostra Madre quando saremo divenuti santi. O Vergine che solo per opera dello Spirito Santo divenisti Madre di Gesù nell’annunziazione e Madre dei Santi nella Pentecoste, ottienici lo Spirito stesso di Dio, lo Spirito Santo e Santificatore! Raccoglici nel tuo cenacolo a ricevervi il battesimo di fuoco e di Spirito Santo che da indegni cristiani che siamo ci trasformi in buoni figli tuoi e fratelli carissimi dei santi sicché la SS. Trinità si possa compiacere e abitare in noi.

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Papa Francesco: la via della santità è Gesù, via della felicità

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2015

Papa Francesco: la via della santità è Gesù, via della felicità
“La via della santità è la stessa via della felicità: è la via percorsa da Gesù, chi cammina con Lui entra nella vita eterna”. Così il Papa questo pomeriggio celebrando la messa nella Solenità di Tutti i Santi nel cimitero del Verano a Roma in suffragio dei defunti.   Presente  nel primo atto ufficiale dell’incarico, ricevuto oggi,  il nuovo commissario di Roma, il prefetto Francesco Paolo Tronca.  Francesco ha deposto una rosa bianca sulla tomba di una famiglia romana come segno di omaggio alla memoria dei defunti della diocesi.
di Paolo Ondarza – Radio Vaticana

papa francesco e maria

I santi ci precedono nella patria celeste, ci accompagnano ed incoraggiano ad andare avanti nel nostro pellegrinaggio terreno. Con queste parole Francesco invita ogni uomo a mettersi in cammino sulla strada per raggiungere la vera beatitudine. Gesù è questa via, chi cammina con lui entra nella vita eterna:

“È un cammino difficile da comprendere perché va controcorrente, ma il Signore ci dice che chi che va per questa strada è felice, prima o poi diventa felice”

Beato – spiega il Papa – è il povero in spirito, perché ha il cuore spogliato, libero dalle cose mondane: è atteso nel Regno di Dio. E’ beato chi è nel pianto perché chi “chi non ha mai provato tristezza o dolore “non conoscerà mai consolazione”

“Felici invece possono essere quanti hanno la capacità di commuoversi, la capacità di sentire nel cuore il dolore che c’è nella loro vita e nella vita degli altri. Questi saranno felici! Perché la tenera mano di Dio Padre li consolerà e li accarezzerà”.

E se siamo spesso impazienti, nervosi, lamentosi e abbiamo pretese, il Vangelo – ricorda Francesco – ci dice che beati sono i miti, come le mamme e i papà nei confronti di figli che li fanno impazzire”. Qualcuno ci precede nel  cammino:

“Gesù ha percorso questa via: da piccolo ha sopportato la persecuzione e l’esilio; e poi, da adulto, le calunnie, i tranelli, le false accuse in tribunale; e tutto ha sopportato con mitezza. Ha sopportato per amore nostro persino la croce”.

Sono beati quanti hanno fame e sete di giustizia verso gli altri e verso se stessi: saranno saziati perché – prosegue Francesco – sono pronti ad accogliere la giustizia che solo Dio può dare. Sono beati i misericordiosi: “sanno perdonare, non giudicano tutto e tutti, ma cercano di mettersi nei panni degli altri”. Ogni uomo – ammonisce il Papa – ha bisogno di perdono: riconoscersi peccatori non è una formalità:

“è un atto di verità. E se sappiamo dare agli altri il perdono che chiediamo per noi, siamo beati”.

I santi inoltre sono pazienti seminatori di pace, “veri figli del Padre del Cielo che ha mandato nel mondo il suo Figlio come seme di pace per l’umanità”. Dunque conclude Francesco, sull’esempio dei santi “chiediamo al Signore la grazia di essere persone semplici e umili, la grazia di saper piangere, la grazia di essere miti, la grazia di lavorare per la giustizia e la pace, e soprattutto la grazia di lasciarci perdonare da Dio per diventare strumenti della sua misericordia”.

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Giubileo. L’annuncio del Papa: “Aprirò la prima porta santa in Africa”

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2015

Giubileo. L’annuncio del Papa: “Aprirò la prima porta santa in Africa”
Durante l’Angelus, Francesco annuncia che anticiperà l’apertura dell’Anno Santo nella cattedrale di Bangui. Nella sua catechesi una riflessione sui Santi: quelli canonizzati e quelli “della porta accanto”
di Salvatore Cernuzio – Zenit

papa francesco

Ancora una sorpresa da parte di Papa Francesco: all’Angelus di oggi, in piazza San Pietro, il Pontefice ha annunciato che la prima porta santa che aprirà per il Giubileo straordinario della Misericordia sarà quella della cattedrale di Bangui, in Repubblica Centrafricana, e non quella della Basilica di San Pietro a Roma. In questo modo il Papa anticiperà l’inizio dell’Anno Santo, previsto per l’8 dicembre prossimo, durante il suo primo viaggio nel Continente nero, in programma dal 25 al 30 novembre prossimo, che toccherà tappe come il Kenya e l’Uganda.

Il solenne gesto – ha spiegato il Papa – vuole “manifestare la vicinanza orante di tutta la Chiesa a questa Nazione così afflitta e tormentata ed esortare tutti i centroafricani ad essere sempre più testimoni di misericordia e di riconciliazione”. “I dolorosi episodi che in questi ultimi giorni hanno inasprito la delicata situazione della Repubblica Centrafricana, suscitano nel mio animo viva preoccupazione”, aveva detto poco prima il Santo Padre, lanciando un appello alle parti coinvolte “affinché si ponga fine a questo ciclo di violenze”.

Francesco si è anche detto “spiritualmente vicino ai Padri comboniani della parrocchia Nostra Signora di Fatima in Bangui, che accolgono numerosi sfollati » e ha espresso la sua piena solidarietà « alla Chiesa, alle altre confessioni religiose e all’intera nazione Centrafricana, così duramente provate mentre compiono ogni sforzo per superare le divisioni e riprendere il cammino della pace”.

Nella catechesi prima della preghiera mariana, Bergoglio ha incentrarto la sua riflessione sulla festa di Tutti i Santi: “Sentiamo particolarmente viva la realtà della comunione dei santi, la nostra grande famiglia, formata da tutti i membri della Chiesa, sia quanti siamo ancora pellegrini sulla terra, sia quelli – immensamente di più – che già l’hanno lasciata e sono andati al Cielo. Siamo tutti uniti, e questo si chiama ‘comunione dei santi’, cioè la comunità di tutti i battezzati”, ha detto.

Questi Santi - ha proseguito richiamando l’Apocalisse – “sono persone che appartengono totalmente a Dio”, una moltitudine immensa di “eletti”, vestiti di bianco e segnati dal “sigillo di Dio”. Proprio “mediante quest’ultimo particolare, con linguaggio allegorico viene sottolineato che i santi appartengono a Dio in modo pieno ed esclusivo, sono sua proprietà”, ha spiegato.  E “che cosa significa portare il sigillo di Dio nella propria vita e nella propria persona?”. Significa, come dice l’apostolo Giovanni, “che in Gesù Cristo siamo diventati veramente figli di Dio”.

È un sigillo, questo, che abbiamo ricevuto nel Battesimo dal nostro Padre Celeste, diventando così suoi figli. “Siamo consapevoli di questo grande dono?”, ha chiesto il Pontefice. “Tutti siamo figli di Dio!”. O per dirlo in un modo ancora più semplice: “portiamo il cognome di Dio, il nostro cognome è Dio, perché siamo figli di Dio”. “Qui sta la radice della vocazione alla santità!”, ha affermato il Papa, evidenziando che i santi che oggi ricordiamo “sono proprio coloro che hanno vissuto nella grazia del loro Battesimo, hanno conservato integro il ‘sigillo’ comportandosi da figli di Dio, cercando di imitare Gesù; e ora hanno raggiunto la meta, perché finalmente ‘vedono Dio così come egli è’”.

Ma c’è ancora una seconda caratteristica propria dei santi, ovvero il fatto che essi sono esempi da imitare. Attenzione, ha detto Francesco, “non soltanto quelli canonizzati, ma i santi, per così dire, ‘della porta accanto’, che, con la grazia di Dio, si sono sforzati di praticare il Vangelo nell’ordinarietà della loro vita”. Di questi santi “ne abbiamo incontrati anche noi; forse ne abbiamo avuto qualcuno in famiglia, oppure tra gli amici e i conoscenti. Dobbiamo essere loro grati, e soprattutto dobbiamo essere grati a Dio che ce li ha donati, che ce li ha messi vicino, come esempi vivi e contagiosi del modo di vivere e di morire nella fedeltà al Signore Gesù e al suo Vangelo. Quanta gente buona abbiamo conosciuto e conosciamo, e noi diciamo: ‘Ma questa persona è un santo!’, lo diciamo, ci viene spontaneo. Questi sono i santi della porta accanto, quelli non canonizzati ma che vivono con noi”.

Papa Francesco ha dunque esortato a “imitare i loro gesti d’amore e di misericordia”, perché – ha detto – “è un po’ come perpetuare la loro presenza in questo mondo”. E in effetti “quei gesti evangelici sono gli unici che resistono alla distruzione della morte: un atto di tenerezza, un aiuto generoso, un tempo passato ad ascoltare, una visita, una parola buona, un sorriso…. Ai nostri occhi questi gesti possono sembrare insignificanti, ma agli occhi di Dio sono eterni, perché l’amore e la compassione sono più forti della morte”.

A proposito di santità, dopo l’Angelus, il Vescovo di Roma ha ricordato la testimonianza di Madre Teresa Casini, fondatrice delle Suore Oblate del Sacro Cuore di Gesù, beatificata ieri a Frascati. “Donna contemplativa e missionaria, ha fatto della sua vita un’oblazione di preghiera e di carità concreta a sostegno dei sacerdoti. Ringraziamo il Signore per la sua testimonianza”, ha detto il Pontefice.

Ha poi salutato i partecipanti alla Corsa dei Santi e alla Marcia dei Santi, promosse rispettivamente dalla Fondazione “Don Bosco nel mondo” e dall’Associazione “Famiglia Piccola Chiesa”. “Apprezzo queste manifestazioni che offrono una dimensione di festa popolare alla celebrazione di Tutti i Santi”. Infine, Bergoglio ha ricordato che oggi pomeriggio si recherà al Cimitero Verano dove celebrerà la Santa Messa in suffragio dei defunti. “Visitando il principale cimitero di Roma, mi unisco spiritualmente a quanti in questi giorni vanno a pregare presso le tombe dei loro cari, in ogni parte del mondo”, ha detto il Papa. E ha concluso augurando a tutti “pace e serenità nella compagnia spirituale dei Santi”.

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Vivere come ha stabilito il Padre celeste

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2015

san josemaria

“Essere santi vuol dire, né più né meno, vivere come ha stabilito il Padre nostro che è nei Cieli. Mi direte che è difficile. E lo è; l’ideale è ben alto. Ma al tempo stesso è facile, perché è a portata di mano. Quando qualcuno cade ammalato, gli può capitare di non trovare la medicina adatta. Sul piano soprannaturale questo non avviene. La medicina è sempre vicina: è Cristo Gesù, presente nella Sacra Eucaristia, che ci dà la sua grazia anche attraverso gli altri sacramenti che ha voluto istituire”.

San Josemaría Escrivá de Balaguer

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“Santificate voi stessi e santificherete la società”

Posté par atempodiblog le 1 novembre 2015

“Santificate voi stessi e santificherete la società”.

San Francesco d’Assisi

san francesco

“Francesco non critica, non attacca: non usa l’ideale della povertà per combattere la Chiesa. Egli vive semplicemente l’imitazione di Cristo povero in umiltà e in obbedienza.

Gli eretici usavano l’ideale della povertà per scardinare la Chiesa, ma il loro non era l’ideale evangelico. Infatti, la povertà nel Vangelo non è mai soltanto uno stato sociale, ma un atteggiamento umile del cuore. Francesco, vero povero di Cristo, quindi umile di cuore, rinnova la Chiesa senza contestarla”.

Padre Livio Fanzaga

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