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La devozione alla Santa Vergine è necessaria per la salvezza

Posté par atempodiblog le 4 octobre 2015

La devozione alla Santa Vergine è necessaria per la salvezza [...] nei Fioretti di san Francesco, quando in estasi vide una grande scala che portava in cielo; in cima ad essa vi era la Vergine Santa e gli fu indicato che per arrivare al cielo bisognava salire per quella scala.

San Luigi Maria Grignion de Montfort

san francesco e Maria

Vide Frate Leone una volta in visione in sogno apparecchiare il divino giudicio. Vide gli Angioli con trombe e diversi strumenti sonare, e convocare mirabile gente in uno prato. E da l’una parte del prato fu posta una scala tutta vermiglia, che aggiugneva dalla terra infino al cielo; e dall’altra parte del prato fu posta un’altra scala tutta bianca, che dal cielo iscendeva insino alla terra. Nella sommità della scala vermiglia apparve Cristo, come Signore offeso e molto irato. E santo Francesco era alquanti gradi più giù presso a Cristo; e discese più infra la scala; e con grande voce e fervore dicea e chiamava: Venite, Frati miei, venite confidentemente, non temete, venite, appressatevi al Signore, perocchè vi chiama. Alla voce di Santo Francesco, e alla sua connunzione andavano i Frati, e salivano su per la scala vermiglia con grande confidanza. Essendo montati tutti, alcuno cadeva del terzo grado, alcuno del quarto grado, altri del quinto, e del sesto: e tutti conseguente caggevano, che nullo ne rimase in su la scala. Santo Francesco a tanta rovina de’ suoi Frati mosso a compassione come piatoso padre, pregava il giudice per li figliuoli, che gli ricevesse a misericordia. E Cristo dimostrava le piaghe tutte sanguinose, e a Santo Francesco diceva: Questo m’hanno fatto i Frati tuoi. E poco stante, in questa sua rogazione discendeva alcuno grado, e chiamava i Frati caduti della scala vermiglia, e dicea: Venite, state suso, figliuoli e Frati miei; confidatevi e non vi disperate, correte alla scala bianca, e montate su, perocchè per essa voi sarete ricevuti nel reame del cielo, correte, Frati, per l’ammaestramento paterno alla scala bianca. E nella sommità della scala apparve la gloriosa Vergine Maria madre di Gesù Cristo, tutta pietosa e clemente; e ricevea questi Frati, e senza alcuna fatica entrarono nel reame eterno. A laude di Cristo. Amen.

Tratto da: Fonti Francescane

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“La festa del Rosario” di Albrecht Dürer

Posté par atempodiblog le 4 octobre 2015

“La festa del Rosario” di Albrecht Dürer
Di santuari mariani, di pale e polittici dedicati alla Vergine è disseminata l’Europa. Non si può parlare delle radici cristiane del nostro continente ignorando la devozione a Maria che in esso si snoda formando un lungo e vasto itinerario spirituale.
di suor Maria Gloria Riva – Radici Cristiane

Festa del Rosario di Dürer

Tra i testimoni più autorevoli delle radici cristiane d’Europa troviamo Albrecht Dürer, artista che si appassionò, almeno inizialmente, alla predicazione luterana. Egli ci ha lasciato una testimonianza forte dell’affezione a Maria del popolo d’oltralpe.
Nei suoi fortunati contatti con l’Italia, Dürer ricevette dalla comunità tedesca residente a Venezia l’incarico di dipingere, per la Chiesa di San Bartolomeo, una pala d’altare dal titolo singolare: “La festa del Rosario”.

Prima simpatizzante, poi critico di Lutero
La commissione gli venne nel 1505, durante il suo secondo viaggio nel nostro Paese, il dipinto fu ultimato nel settembre dell’anno seguente. In quegli stessi anni Lutero iniziava il suo cammino all’interno dell’Ordine agostiniano-eremitano di Erfurt (dove era entrato nel 1505) intraprendendo quegli studi che lo porteranno, 11 anni più tardi, ad affiggere le 95 tesi di protesta alle porte del Duomo di Wittemberg.
La vita del Dürer sarà segnata dagli eventi della riforma luterana per la quale l’artista in un primo tempo simpatizzerà, ma verso la quale lancerà un ammonimento severo in una delle sue opere (i quattro apostoli, opera donata dall’artista a Monaco, sua città natale). Molte delle sue opere andranno perdute anche a causa della grande lotta alle immagini che Lutero suscitò.
La pala del Rosario, richiesta appunto da una comunità tedesca, rappresenta la silenziosa invocazione di aiuto e l’atto di affidamento a Maria del popolo cristiano d’oltralpe di fronte ai turbamenti e alle istanze di riforma che certamente già nel 1506 si presentivano.

Il Rosario, preghiera cristologica
Nel dipinto di Dürer si nota la struttura triangolare del gruppo centrale costituito dalla Vergine Maria, Gesù Bambino, l’angelo musicante, il papa e l’imperatore. La posizione particolare del Bimbo Divino rompe la simmetria dell’intera composizione, orientando lo sguardo dell’osservatore verso gli astanti. Un folto gruppo di uomini e donne, infatti, a destra e a sinistra circonda la Vergine Madre.
Per quanto il capo della Vergine, incoronato dagli angeli, rappresenti il vertice del triangolo disegnato dal gruppo di centro, nessuno dei presenti rivolge lo sguardo a Maria. Tutti sono assorti, compresi del mistero che si contempla durante la recita della corona e la maggior parte degli oranti volge lo sguardo a Cristo. Era ben chiara, dunque, all’artista quella verità che Giovanni Paolo II ricordava nella sua enciclica Rosarium Virginis Mariae e cioè che: il Rosario, preghiera mariana per eccellenza, è preghiera dal cuore cristologico.
In questa tela Maria siede in trono. Un trono più sobrio rispetto al modello iconografico delle antiche Maestà e che rimanda piuttosto a una cattedra; Maria del resto (angelo musicante a parte) è l’unica ad essere seduta e abbraccia il Bimbo come si abbraccia il rotolo della legge. Maria parla “ex cathedra”, ma ciò che proclama è l’unica Parola: il Verbo divino fatto carne.
Il drappo che orna il trono di Maria è verde, colore della terra e della speranza, la cattedra di Maria appartiene a questa creazione, ma annuncia una Parola eterna. La Madre, infatti, veste di blu, il colore dello spirito e del mistero. Bianco, invece, somma di tutti i colori e perciò colore che rimanda alla pienezza della vita eterna, è il telo che avvolge Gesù.

Alla scuola di Maria
Siamo alla scuola di Maria, una scuola umile ed autorevole insieme, materna e ferma. A questa scuola tutti sono invitati perché dalla contemplazione della vita di Cristo, attraverso il mistero della sua Incarnazione, ciascuno possa comprendere qualcosa di più del suo destino.
Nella folla raffigurata da Dürer vi sono rappresentate, infatti, tutte le categorie di persone. In primo piano il papa in veste d’oro, simbolo del potere spirituale; l’imperatore in veste rossa, simbolo dei poteri temporali; dietro l’imperatore, il committente – Ulrich Függer – che con veste azzurra e rosario fra le mani testimonia la sua grande devozione a Maria. Accanto a lui un soldato commosso e pensoso, mentre dietro a Függer si scorge l’architetto che aveva ricostruito il Fondaco dei Tedeschi a Venezia. Poi ancora, qua e là, donne e uomini diversi per ceto ed età.
Dall’altro lato, dietro al Papa e al patriarca di Venezia, alcuni esponenti dell’ordine ecclesiastico.
Chiamati a raccolta tutti costoro sperimentano la potenza di un’arma che annienta le forze umane e godono di un potere soprannaturale che azzera i poteri di questo mondo.
Per questo la tiara del papa e la corona dell’imperatore giacciono ai piedi della Vergine e la corona di Maria è sospesa a mezz’aria, quasi a voler significare il suo valore unicamente simbolico. Le uniche corone ammesse sono quelle distribuite da Maria e dal suo Divin Figlio, con l’aiuto degli angeli e di San Domenico. Tutte sono uguali: riceve la medesima corona tanto l’imperatore che il soldato; tanto il papa e la gerarchia ecclesiastica che la gente comune. E come «la corona del rosario converge al crocifisso» (RVM n° 36) così questa ghirlanda di fiori ricorda la corona di spine del Salvatore, grazie al quale le spine del dolore producono fiori di grazia e di vita eterna.
Nel dipinto appare un grande apostolo della devozione mariana e del rosario: San Domenico. La dolce catena del Rosario lega cielo e terra: durante la sua recita la chiesa trionfante e la chiesa militante sperimentano, come nella liturgia, una beatificante comunione, una profonda ed intima fraternità.

La fede di Dürer
Dalla Festa del Rosario non è esclusa neppure la dimensione del tempo; lo annuncia lo stesso autore che ritratto in piedi all’estrema destra della pala tiene fra le mani un foglio con questa scritta: «Il tedesco Albrecht Dürer eseguì nello spazio di cinque mesi».
La specificazione non è casuale, talvolta Albrecht commentava le sue tele con scritte significative, come ad esempio nell’autoritratto del 1493 (anno delle sue nozze) dove, a testimonianza della sua fede, scrisse: «Le mie cose vanno come è ordinato lassù».
Qui i cinque mesi rimandano alle cinque poste della corona. Come il tempo della realizzazione dell’opera è stato per l’autore un tempo di immersione nel mistero della preghiera e della devozione mariana, così il tempo scandito dai grani è un tempo dato alla grazia, alla contemplazione dei misteri di Cristo, alla pace.

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James Tissot, “La vita di Cristo” è una sorpresa continua

Posté par atempodiblog le 3 octobre 2015

James Tissot, “La vita di Cristo” è una sorpresa continua
di Francesco Baccanelli – Il Sussidiario.net

james tissot girasole

Trecentocinquanta. Tanti sono gli acquerelli che compongono La vita di Cristo disegnata da James Tissot (Nantes 1836, Chenecey-Buillon 1902) tra il 1886 e il 1894 e conservata per intero al Brooklyn Museum di New York.

Si tratta di un’opera davvero singolare: stupisce per la mole, per l’originalità delle soluzioni iconografiche, per la potenza creativa, per l’alta qualità tecnica, per la varietà dei registri cromatici.

La sua storia ha inizio nel 1885, quando Tissot, in seguito a un’esperienza mistica vissuta all’interno della chiesa di Saint-Sulpice a Parigi, decide di cambiare radicalmente la propria arte. Si dimette dal ruolo di cantore della mondanità parigina e londinese, abbandona i soggetti salottieri che gli hanno regalato tanta fama e, suscitando grande stupore nei suoi contemporanei, sceglie di dedicarsi esclusivamente alla rappresentazione di temi sacri.

Come primo capitolo di questa nuova fase di carriera, il pittore francese pensa a una serie di disegni dedicati ai Vangeli. Ha chiaro fin da subito che la sua opera non sarà una semplice raccolta degli episodi più famosi, ma un vero e proprio “racconto per immagini” di tutta la vicenda umana di Gesù. I disegni inoltre dovranno riprodurre fedelmente la realtà storica del tempo: contesti, ambienti, tratti somatici, abiti…

Tissot decide di non lasciare nulla al caso. Studia a fondo le Sacre Scritture, chiede aiuto a teologi e storici, visita più volte la Terra Santa, si interessa a questioni di archeologia e di antropologia.

Nel 1894, dopo otto anni di lavoro, La vita di Cristo è finalmente conclusa. Il suo debutto espositivo, avvenuto nello stesso anno a Parigi, si rivela un successo, così come la pubblicazione del libro che la riproduce quasi per intero (La vie de Notre Seigneur Jésus-Christ, Tours, Alfred Mame et fils, 1897) e la mostra itinerante che la porta prima a Londra e poi negli Usa (New York, Boston, Philadelphia, Chicago). Nell’anno 1900, su consiglio del pittore statunitense John Singer Sargent, il Brooklyn Museum decide di acquistarla.

L’aspetto più interessante di questa serie di acquerelli risiede senza dubbio nella straordinaria freschezza iconografica. Al suo interno troviamo scene mai rappresentate prima di allora nella storia dell’arte, scene rappresentate in un modo totalmente nuovo, personaggi marginali studiati in maniera approfondita, edifici storici ricostruiti con scrupolosa attenzione.

La serie si apre con una raffigurazione di Gesù, adulto, nascosto dietro le grate di due piccole finestre; davanti a lui, tralci di vite (in questo contesto il rimando è soprattutto a Gv 15,1: «Io sono la vera vite») e girasoli (simbolo di devozione). Ispirata vagamente a un passo del Cantico dei Cantici (Ct, 2,9: «Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia attraverso le inferriate»), l’immagine svela lo scopo dell’artista: liberare il mistero cristiano dall’emarginazione moderna e riportarlo al centro della vita umana.

Dopo questo momento introduttivo, comincia il vero e proprio racconto. Episodi famosi, episodi poco noti, episodi di raccordo. Tra i primi acquerelli, riconosciamo l’Annunciazione, la Visitazione, la Nascita di Gesù, la Presentazione al tempio, la Fuga in Egitto. Poi, come nei Vangeli, si salta a Gesù dodicenne, nel tempio, in mezzo ai dottori. Un solo (splendido) foglio per raccontare il periodo di lavoro nella bottega di Giuseppe, ed ecco che già si arriva alla vita pubblica. Compaiono gli apostoli, i miracoli, le parabole. Troviamo l’emorroissa che, a carponi, usa le sue poche forze per allungarsi a sfiorare il mantello di Gesù. Il giovane ricco che se ne torna a casa triste, con gli abiti sfarzosi che gli scaldano il corpo ma non il cuore. Gesù che sta insegnando il Padre Nostro, la preghiera che congiunge l’uomo con Dio (ai suoi piedi vediamo gli apostoli seduti per terra, sopra la sua testa un cielo bagnato di luce).

Quando poi si arriva alla passione, alla risurrezione, alle ultime vicende descritte dai Vangeli, il « racconto per immagini » di Tissot diventa ancora più profondo e intenso. Lo si nota benissimo nell’acquerello che raffigura La crocifissione vista dalla croce (il titolo originale è Ce que voyait Notre-Seigneur sur la croix), probabilmente il momento più alto, per potenza iconografica e qualità compositiva, dell’intera opera. Il pittore francese, che nei fogli precedenti ha già rappresentato il Golgota da più angolature, in questo assume il punto di vista di Gesù e prova a ricomporre l’immagine che si presentò ai suoi occhi durante l’agonia. Il risultato è di grande effetto: è praticamente impossibile passare al foglio successivo senza pensare, almeno per un istante, alla sofferenza vissuta sulla croce da Gesù, al suo trovarsi abbandonato dall’uomo, al suo abbandonarsi nelle mani di Dio.

A Tissot i temi cristiani offrono nuove possibilità di ricerca. La sua arte, prima consacrata esclusivamente alle divinità del lusso e del piacere, trova nel Vangelo una preziosa chiave di lettura della realtà. Attraverso La vita di Cristo riesce ad aprirsi alla dimensione dello spirito e a confrontarsi con le domande cruciali dell’esistenza.

Vengono in mente le riflessioni di Arturo Martini sull’arte cristiana: «Per noi artisti Cristo rappresenta la figura più grande e più espressiva del nostro mondo. Il legame con l’infinito mancò alla religione pagana: per i Greci Giove o la più bella delle Veneri erano forze di natura idealizzate, forme per la gioia dei sensi. La visione totale dell’essere si stabilisce con l’Incarnazione».

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Papa Francesco: ognuno ha un Angelo accanto, ascoltiamolo docilmente

Posté par atempodiblog le 2 octobre 2015

Papa Francesco: ognuno ha un Angelo accanto, ascoltiamolo docilmente
A ogni persona Dio ha dato la “compagnia” di un Angelo per consigliarla e proteggerla, un Angelo da ascoltare con docilità. Lo ha affermato Papa Francesco all’omelia della Messa del mattino, celebrata nella cappella di Casa Santa Marta nel giorno della Festa degli Angeli Custodi.
di Alessandro De Carolis – Radio Vaticana

angelo custode

La prova di una paternità che tutto ama e copre la si trova nelle prime pagine della Bibbia. Quando Dio caccia Adamo dal Paradiso non lo lascia solo, non gli dice – afferma il Papa – “arrangiati come puoi”.

Ambasciatore di Dio accanto a noi
Francesco cita preghiere e salmi per ricordare come la figura dell’Angelo custode sia sempre stata presente in ogni vicenda del rapporto tra l’uomo e il cielo. “Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato”, afferma il brano del Libro dell’Esodo proposto dalla liturgia. Liturgia dedicata a quelle particolari presenze celesti che, sottolinea il Papa, “il Signore ha dato a tutti”. “Ognuno di noi ne ha uno” che “ci accompagna”:

“E’ sempre con noi! E questa è una realtà. E’ come un ambasciatore di Dio con noi. E il Signore ci consiglia: ‘Abbi rispetto della sua presenza!’. E quando noi – per esempio – facciamo una cattiveria e pensiamo che siamo soli: no, c’è lui. Aver rispetto della sua presenza. Dà ascolto alla sua voce, perché lui ci consiglia. Quando sentiamo quell’ispirazione: ‘Ma fa questo… questo è meglio… questo non si deve fare…’. Ascolta! Non ribellarti a lui”.

Rispettarlo e ascoltarlo
L’Angelo custode ci difende sempre e soprattutto dal male, assicura Francesco. Talvolta, osserva, “pensiamo che noi possiamo nascondere tante cose”, “cose brutte”, che alla fine verranno comunque alla luce. E l’Angelo, dice, è lì “per consigliarci”, per “coprirci”, esattamente come farebbe “un amico”. “Un amico che noi non vediamo, ma che sentiamo”. Un amico che un giorno “sarà con noi in Cielo, nella gioia eterna”:

“Soltanto chiede di ascoltarlo, di rispettarlo. Soltanto questo: rispetto e ascolto. E questo rispetto e ascolto a questo compagno di cammino si chiama docilità. Il cristiano deve essere docile allo Spirito Santo. La docilità allo Spirito Santo incomincia con questa docilità ai consigli di questo compagno di cammino”.

Docili con l’Angelo che ci guida
E per essere docili, indica Papa Francesco, bisogna essere piccoli, come bambini, ovvero come coloro che Gesù ha detto essere i più grandi nel Regno di suo Padre. Dunque, conclude, l’Angelo custode è “un compagno di cammino” che insegna l’umiltà e che come bambini va ascoltato:

“Chiediamo oggi al Signore la grazia di questa docilità, di ascoltare la voce di questo compagno, di questo ambasciatore di Dio che è accanto a noi nel nome Suo, che siamo sorretti dal suo aiuto. Sempre in cammino… E anche in questa Messa, con la quale noi lodiamo il Signore, ricordiamo quanto buono è il Signore che giusto dopo aver perso l’amicizia, non ci ha lasciato soli, non ci ha abbandonato”.

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L’Angelo Custode

Posté par atempodiblog le 2 octobre 2015

angelo custode

Un’altra volta, mi trovai accanto una figura luminosa. Era uno spirito raggiante come l’avevo già visto durante il viaggio in ferrovia. Avevo allora notato che su ognuna delle chiese davanti a cui passavo stava un angelo, e ognuno di quegli spiriti, custodi dei vari templi, s’inchinava davanti allo spirito che si trovava accanto a me. Una volta varcata la soglia del convento, questo spirito era scomparso e io avevo ringraziato Dio per la sua bontà di avermi dato per compagno degli angeli.

Quanto pochi, tra gli uomini, riflettono d’avere sempre al fianco un ospite del genere, il quale è al tempo stesso un testimonio a ciascuna delle nostre azioni!

Santa Faustina Kowalska

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