• Accueil
  • > Archives pour octobre 2015

Francesco a Radio Maria: comunicate la speranza che porta Gesù

Posté par atempodiblog le 29 octobre 2015

Francesco a Radio Maria: comunicate la speranza che porta Gesù
Veicolate la speranza che viene dal Signore e offrite “buona compagnia” alle persone che ne hanno bisogno. E’ l’esortazione levata da Papa Francesco ai membri della “Famiglia mondiale di Radio Maria”, ricevuti in Vaticano. Il Papa ha sottolineato l’importanza della preghiera, un dono che Radio Maria offre quotidianamente ai suoi ascoltatori.
di Alessandro Gisotti - Radio Vaticana

radio maria e papa francesco 02

Settanta Paesi di cinque continenti, 30 milioni di ascoltatori in tutto il mondo. Papa Francesco ha riassunto con questi dati significativi quanto “Radio Maria” abbia oggi un grande ruolo nell’opera di evangelizzazione. Un “obiettivo chiaro e alto – ha detto – perseguito con determinazione e costanza” e che ha così saputo “guadagnarsi attenzione e seguito non comuni”.

Proporre buoni contenuti a partire dall’identità cristiana
Nel portare avanti il vostro intento, ha affermato il Papa, “vi siete fidati della Provvidenza, che non vi ha mai fatto mancare i mezzi per le necessità quotidiane”:

“Il diffondersi di Radio Maria in tanti ambienti tra loro diversi per cultura, lingua e tradizioni, costituisce una buona notizia per tutti, perché dimostra che, quando si ha il coraggio di proporre contenuti di alto profilo a partire da una chiara appartenenza cristiana, l’iniziativa trova buona accoglienza oltre le migliori previsioni, a volte anche presso coloro che magari per la prima volta vengono in contatto con il messaggio evangelico”.

radio maria e papa francesco 03

Comunicare la speranza cristiana, offrire buona compagnia
Il Papa ha così ricordato la speciale protezione che Maria assicura alla Radio e ha incoraggiato a “perseverare” nell’impegno, che è diventato “una vera missione, con fedeltà al Vangelo e al Magistero della Chiesa e in ascolto della società e delle persone, specialmente dei più poveri ed emarginati, in modo da essere per tutti” gli ascoltatori “un punto di riferimento e un sostegno”:

“La Radio, in tal modo, diventa un mezzo che non comunica solo un insieme di notizie, di idee, di musiche senza un filo conduttore, e che potrebbe solo cercare di distrarre e forse di divertire, ma diventa un mezzo di prim’ordine per veicolare la speranza, quella vera che deriva dalla salvezza portata da Cristo Signore, e per offrire buona compagnia a tante persone che ne hanno bisogno”.

Date sempre spazio alla preghiera, seguite modello di Maria
“Tutti coloro che ascoltano i vostri programmi radiofonici – ha soggiunto – vi riconoscono come una Radio che dà ampio spazio alla preghiera, testimoniando che, quando ci si apre alla preghiera, si apre la porta, anzi la si spalanca, al Signore”. Nel fare questo, ha ribadito, “avete quale modello la Madonna”:

“È necessario perciò amare con il cuore di Maria per vivere e sentire in sintonia con la Chiesa. Per questo vi incoraggio a coltivare sempre il giardino interiore della preghiera, dell’ascolto della Parola di Dio, e di avvalervi di buone letture approfondendo la vostra fede; in altre parole, facendo voi stessi ciò che proponete agli altri con i vostri programmi”.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Padre Livio Fanzaga, Papa Francesco I, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Padre Livio presenta al Papa Radio Maria web araba per i cristiani perseguitati

Posté par atempodiblog le 29 octobre 2015

Padre Livio presenta al Papa Radio Maria web araba per i cristiani perseguitati
L’incontro di Papa Francesco con la Famiglia mondiale di Radio Maria si è svolto in un clima di grande gioia e semplicità. Oltre 200 i partecipanti. Ma com’è andata? Sergio Centofanti lo ha chiesto, per Radio Vaticana, a padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria Italia.

radio maria e papa francesco 01

R. – Direi al di sopra di ogni nostra aspettativa perché il Papa ha fatto un discorso ampio su Radio Maria che dimostra anche una conoscenza dello spirito della radio e dei programmi della radio e del bene che fa questa radio in tutto il mondo, la sua estensione capillare, anche nei posti più difficili. Quindi per noi il discorso che ha fatto il Santo Padre è di grande soddisfazione perché è il riconoscimento supremo, il massimo riconoscimento che possa esserci sulla bontà della radio, sul bene che fa. Poi il Papa ha passato in rassegna tutte le componenti fondamentali della radio. Quello che mi ha colpito di più è il fatto che il Papa abbia sottolineato questo nostro coraggio di aver fiducia nella divina Provvidenza e di andare avanti con la massima sobrietà in tutte le cose, ottenendo grandi realizzazioni con mezzi modesti, con la generosità della gente. Questo è un aspetto del discorso che mi ha molto colpito; ci ha come incoraggiato su questa strada, ci ha detto di andare avanti e poi ci ha molto esortato a essere fedeli a questa pietà mariana, a questa ispirazione mariana, a questo  amore per la Madonna che fa sì che per la Madonna facciamo quello che stiamo facendo, cioè  anche sacrifici, investiamo in opere di bene per amore di Maria. E’ una radio che senza l’amore di Maria non si potrebbe spiegare. Poi ci ha salutati tutti, uno per uno: più di 200 che eravamo! Tutti si sono presentatilui ha detto qualche buona parola … ci siamo commossi, giù le lacrime! Insomma, non si è stancato di salutare tutti! E’ stata una lunga processione, uno per uno… Si vedeva che ha proprio piacere di sentire l’odore delle pecore, come dice lui! Io personalmente nella mia presentazione al Papa ho detto che accogliendo il suo invito ad aiutare i nostri fratelli che sono nella persecuzione stiamo allestendo una Radio Maria web in lingua araba per i cristiani perseguitati, e ho avuto la gioia di presentare il futuro direttore, un sacerdote arabo maronita che sarà il futuro direttore di questa Radio per i cristiani perseguitati.

D. – Padre Livio, qual è il segreto di Radio Maria?
R. – Il segreto di Radio Maria è l’amore per la Madonna perché se non ci fosse l’amore per la Madonna non ci sarebbe Radio Maria, non andrebbe avanti Radio Maria e diciamo che questa è anche la vera garanzia di Radio Maria perché noi in fondo non abbiamo sponsor, non abbiamo pubblicità, non abbiamo appoggi. Questo amore per la Madonna per cui noi possiamo chiedere ai nostri ascoltatori dei sacrifici per aiutare la Madonna a salvare le anime – perché questo è il concetto: noi diciamo che dobbiamo aiutare la Madonna ad aiutarci – questo amore per la Madonna è quella molla che fa sì che Radio Maria sia una pianta sempreverde

D. – Radio Maria trasmette anche alcuni programmi della Radio Vaticana…
R. – Radio Maria intanto ha nel suo statuto un impegno particolare di sostenere il Papa quindi di diffondere la sua voce e di sostenerlo e di seguire la sua linea pastorale, questo è vero per tutte le Radio Maria del mondo. Ma noi siamo molto grati a Radio Vaticana perché grazie a Radio Vaticana tutte le Radio Maria del mondo trasmettono la voce del Papa. E questo per Radio Maria Italia non è solamente il radiogiornale vaticano ma anche l’Angelus, le catechesi del Papa, tutto… Per noi è la ciliegina sulla torta! Abbiamo bisogno ovunque nel mondo di Radio Vaticana in quanto diffonde la voce del Papa e forse anche Radio Vaticana ha bisogno di noi perché abbiamo questa grazia di essere diffusi capillarmente in Fm e quindi ci sentono dappertutto.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Padre Livio Fanzaga, Papa Francesco I, Riflessioni, Siti consigliati | Pas de Commentaire »

La Madonna ci invita alla santità

Posté par atempodiblog le 28 octobre 2015

La Madonna ci invita alla santità
Tratto da: Radio Maria Fb

Messaggio della Regina della Pace di Medjugorje a Marija del 25/10/2015

Cari figli!
La mia preghiera anche oggi è per tutti voi, soprattutto per tutti coloro che sono diventati duri di cuore alla mia chiamata. Vivete in giorni di grazia e non siete coscienti dei doni che Dio vi da attraverso la mia presenza.
Figlioli, decidetevi anche oggi per la santità e prendete l’esempio dei santi di questi tempi e vedrete che la santità è realtà per tutti voi.
Figlioli, gioite nell’amore perché agli occhi di Dio siete irripetibili e insostituibili perché siete la gioia di Dio in questo mondo. Testimoniate la pace, la preghiera e l’amore.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

La Madonna ci invita alla santità dans Fede, morale e teologia Maria-Regina-della-Pace


Padre Livio Fanzaga: Cosa ti ha colpito di più di questo messaggio?

Marija: Mi sembra questo invito della Madonna a vivere la santità in questi tempi; e ci chiede di seguire l’esempio dei santi che noi abbiamo conosciuto, come San Giovanni Paolo II, Madre Teresa che era una in mezzo a noi. Poi abbiamo conosciuto tanti santi che non sono ancora arrivati sull’altare, ma per i quali speriamo e che noi preghiamo. Tra questi anche la mia guida spirituale, Padre Slavko, per il quale la Madonna ha detto il giorno dopo la sua morte: “Vostro fratello Slavko è nato in Cielo”. Teologicamente non so spiegare, ma per me una persona così è irripetibile e insostituibile, come dice la Madonna. Il Signore ci mette a fianco nella nostra vita questi esempi, queste persone, perché possiamo cercare di imitarli, mentre ringraziamo Dio per averli conosciuti.

P. Livio: Nella nostra vita non incontriamo solo i cattivi, ma anche i santi, che magari sono persone molto semplici. Forse la Madonna aveva uno sguardo su quella coppia di sposi che la Chiesa ha canonizzato: i genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino.

Marija: Oggi ero alla Messa qui al Carmelo di Monza, dove ci sono ancora le reliquie degli sposi Martin. Lei pensava di diventare suora e lui sacerdote; invece il Signore li ha portati al matrimonio e hanno avuto nove figli, di cui quattro sono morti in tenera età e le altre cinque sono diventate suore. Una è diventata santa Teresina, le altre, un po’ meno conosciute, ma ugualmente sante agli occhi di Dio. La Madonna dice: “Gioite nell’amore perché agli occhi di Dio siete irripetibili e insostituibili…”, come a dire che noi siamo unici per Dio, che siamo la cosa più bella che ha creato.

P. Livio: Allora anche tu come mamma speri di diventare santa?

Marija: Speriamo. Io spero nel martirio perché è più semplice… Tante volte pensiamo che diventare santi bisogna essere tristi, invece la Madonna anche con questo messaggio ci da’ tanta gioia.

P. Livio: La Madonna ci dice: “Gioite perché voi siete la gioia di Dio”, come i figli che sono la gioia dei genitori.

Marija: Poi dice: “Testimoniate la pace, la preghiera e l’amore”, cioè vivete nella pace, vivete nell’amore.

P. Livio: Ho notato che quasi sempre quando la Madonna dà il messaggio il 25 ottobre, in un modo o nell’altro, fa riferimento alla festa liturgica di tutti i Santi. Forse è una festa che a Lei piace molto. Io credo che questo 25 ottobre Lei ha esortato alla santità pensando a questa festa e al fatto che tutti dobbiamo diventare santi…

Ti ricordi? Quando sono venuto per la prima volta a Medjugorje nel 1985, la Madonna aveva cominciato ad invitare alla santità. Prima ha cercato di risvegliare la fede, poi ha cominciato ad esortare alla santità proprio voi del villaggio.
Marija: E’ vero. La Madonna ha per noi un progetto molto chiaro. Ci dice che siamo duri di cuore. Lei vuole che il nostro cuore tenda al Paradiso. Quei cinque o dieci minuti di Paradiso che io vivo quando la Madonna appare, Lei vorrebbe che li vivessero ognuno di noi. Come? Vivendo l’amore, la preghiera e la pace. Tante volte noi complichiamo le cose, ma in realtà Dio vuole da noi che siamo semplici, trasparenti, forti e saldi nella fede. Quando hai la fede, la trasmetti. Dio è amore e quando abbiamo Dio nel nostro cuore, non abbiamo paura di parlare di Lui perché Lo amiamo sopra ogni cosa.

P. Livio: In qualche modo la Madonna ci insegna la piccola via alla santità come diceva S. Teresa di Gesù Bambino, cioè testimoniare la pace, la preghiera e l’amore; è la via semplice alla santità che tutti possono percorrere.

Marija: Sì, tante volte sembra che dobbiamo fare chissà che cosa e invece noi abbiamo scoperto con la Madonna che noi non salviamo il mondo, è Dio che lo salva. Ma noi dobbiamo mettere la nostra piccola parte, con i doni che Dio ci ha dato e che non possiamo nasconderli sotto terra, ma usarli e sfruttarli con un bel sorriso. Il sorriso non costa niente e quando una persona ci sorride, è una cosa importante, perché è il riflesso dell’anima.

P. Livio: C’è anche un po’ di dispiacere da parte della Madonna vedendo che dopo 34 anni che è qui in mezzo a noi, ci siamo un po’ abituati e, anche noi che abbiamo risposto alla chiamata, siamo un po’ caduti nell’abitudine e non apprezziamo questi grandi doni che Dio ci da’ con questa lunga presenza di Maria.
Marija: Per dire la verità a questa abitudine non mi sono ancora “abituata”… Io sento sempre più il desiderio del Paradiso… Oggi che sono una donna adulta, posso testimoniare con tutto il mio cuore che il Signore lavora dentro di noi, ci sta plasmando. E quando noi diciamo il nostro “sì”, anche se stanco e a volte distratto, è tuttavia sempre un “sì” che il Signore usa anche attraverso la Madonna… Io credo a ciò profondamente nel mio cuore perché vedo quante opere buone il Signore ha fatto attraverso un “sì”: il “sì” tuo, il “sì” mio, il “sì” di altri, nelle piccole e grandi cose. Noi ogni giorno possiamo solo dire grazie.

P. Livio: E’ stato proprio così per Radio Maria… Se noi siamo fedeli, la Madonna fa crescere le cose in un modo miracoloso; come questa radio con la quale la Madonna porta la preghiera in tutto il mondo…

Giovedì avremo la grazia di essere ricevuti dal Papa. Se tu potessi parlare col Papa cosa gli diresti?
Marija: Gli vorrei solo dire che lo amiamo e che preghiamo per lui; e di tenere duro, perché abbiamo il Paradiso che ci aspetta.

Marija ha quindi pregato il “Magnificat” e il Gloria.
Padre Livio ha concluso con la benedizione.

Publié dans Fede, morale e teologia, Festa dei Santi e commemorazione dei fedeli defunti, Medjugorje, Padre Livio Fanzaga, Padre Slavko Barbaric, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

La basilica sul Monte dove c’è la porta del Cielo

Posté par atempodiblog le 25 octobre 2015

San Miniato, la festa liturgica ricorre il 25 ottobre
La basilica sul Monte dove c’è la porta del Cielo
di Margherita Del Castillo – La nuova Bussola Quotidiana

san miniato 01

Haec est porta coeli. Queste parole, già pronunciate da Giacobbe dopo aver sognato una scala dalla quale e per la quale angeli scendevano e salivano, sono incise sul cartiglio marmoreo del portale di San Miniato al Monte. Varcando l’ingresso della basilica fiorentina noi uomini moderni possiamo, allora, capire cosa intendesse per cielo la tradizione medievale. La chiesa ha origini antiche, legate alla figura di Miniato che la tradizione agiografica vuole essere un principe armeno di passaggio a Firenze durante un pellegrinaggio a Roma.

san minaito tomba

Qui, all’epoca delle persecuzioni dell’imperatore Decio, fu ucciso. Una volta decapitato avrebbe raccolto la sua testa e si sarebbe diretto presso il Mons Fiorentinus, oltre Arno, per trovarvi riposo. Su questo luogo fu costruita dapprima una cappella e, a partire dal 1013, l’attuale chiesa, monastero abitato dai benedettini, poi dai cluniacensi, infine, e ancora oggi, dagli Olivetani. Che sia un capolavoro di architettura romanica si evince già dalla facciata, caratterizzata da una bicroma e precisa geometria.  Divisa in due ordini è scandita nella zona inferiore da cinque arcate a tutto sesto, motivo che ricorre anche nel frontone. Nel registro superiore, al centro del quale si apre un pronao tetrastile, il disegno geometrico del serpentino verde e del marmo bianco riproduce l’opus reticulatum romano.

san miniato 02

La policromia dell’esterno continua nello spazio sacro interno a tre navate. Il presbiterio è fortemente rialzato dalla cripta sottostante divisa in sette navate da colonne recuperate da edifici romani. Sotto le volte affrescate da Taddeo Gaddi riposa, in un altare romanico, il santo titolare della basilica. Nel 1447 Piero de’ Medici commissionò a Michelozzo l’edicola d’altare a marmi intarsiati impreziosita dalla volta a maioliche di Luca della Robbia e dalla tavola dipinta nel XV secolo da Agnolo Gaddi, con episodi evangelici. Un vero e proprio gioiello del rinascimento fiorentino è la cappella del Cardinale del Portogallo che si apre sulla navata sinistra. Fatta erigere tra il 1461 e il 1466 da re Alfonso del Portogallo per dare sepoltura al nipote morto in giovanissima età, fu disegnata da Antonio Rosellino, artefice anche della monumentale tomba del cardinale. Il ciclo decorativo di Alesso Baldovinetti che affrescò Profeti, Santi e Padri della chiesa, si completa con la tavola dell’Annunciazione. La volta a vela è incastonata da medaglioni di terracotta invetriata raffiguranti le Virtù cardinali e la colomba dello Spirito Santo, opera di Luca della Robbia.

san miniato al monte

In fondo alla navata destra si apre la sacrestia, con gli splendidi affreschi di Spinello Aretino che, sul finire del XIV secolo, raccontò sulle pareti la storia di San Benedetto. Nel pavimento marmoreo della chiesa, decorato a motivi geometrici e zoomorfi, si inserisce uno zodiaco risalente al 1207. Su di esso il giorno del solstizio d’estate il raggio del sole illumina il segno del Cancro, facendone, così, la meridiana più antica funzionante in tutta Europa.

cristo re absidale san miniato

Il protomartire fiorentino, la cui festa liturgica ricorre il 25 ottobre, oltre che sul prospetto principale della basilica compare nel mosaico tardo bizantino absidale in veste di re, in posizione simmetrica rispetto alla Vergine Maria, nell’atto di consegnare al Cristo Pantocratore la corona terrena per ricevere quella della gloria celeste.

san miniato 2015

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Viaggi & Vacanze | Pas de Commentaire »

Quando i furbetti predicavano contro la Casta

Posté par atempodiblog le 24 octobre 2015

Quando i furbetti predicavano contro la Casta
di Paolo Beltramin – Corriere della Sera

Piove, governo ladro? Peggio: «Io non mi vergogno di essere italiano, mi vergogno solo di essere rappresentato da politici condannati e corrotti che saccheggiano ogni santo giorno uno dei Paesi più belli del mondo». È solo uno dei tanti, generici sfoghi «anti Casta» che si incontrano su Facebook.. C’è chi la prende sul ridere, con battute che sorpassano il limite dell’insulto: «Papà, tu la paghi la tassa sugli animali? Ma certo! – risponde il padre – Con tutti i maiali che mantengo a Roma…».

Frasi e toni a cui siamo abituati: colpisce che ad averle scritte nei loro profili sul social network siano stati alcuni dei 43 dipendenti pubblici assenteisti arrestati a Sanremo per truffa. Perché queste invettive violente quanto superficiali fotografano una pessima abitudine di alcuni italiani: predicare bene e razzolare male. Se piove così tanto, è anche colpa loro.

luce snoopy

“Quale errata concezione dell’obiettività! Mettono a fuoco le persone o le attività con le lenti deformate dei loro personali difetti e, con acida insolenza, criticano o si permettono di vendere consigli.

Proposito concreto: nel correggere o nel consigliare, parlare alla presenza di Dio, applicando le stesse parole alla nostra condotta”.

San Josemaría Escrivá de Balaguer

Publié dans Articoli di Giornali e News, Citazioni, frasi e pensieri, Riflessioni, San Josemaria Escriva' de Balaguer | Pas de Commentaire »

Osservatorio legalità: corruzione, istituzioni siano più limpide

Posté par atempodiblog le 24 octobre 2015

Osservatorio legalità: corruzione, istituzioni siano più limpide
La corruzione e l’illegalità in Italia sembrano dilagare stando ai clamorosi casi giunti alla ribalta della cronaca negli ultimi giorni: gli arresti all’Anas, l’assenteismo divenuto prassi al Comune di Sanremo, le truffe all’Inps con finti rapporti di lavoro. Pratiche disinvolte di gruppi di persone che, spesso, violano la legge per anni indisturbati. Mancanza di fiducia nelle istituzioni e scarsa trasparenza di queste ultime, due dei mali del sistema Italia, secondo l’analisi dell’avvocato Daniela Bauduin, dell’Osservatorio della legalità e dei diritti, sentita da Paola Simonetti per Radio Vaticana.

assenteismo sanremo

R. – Innanzitutto, la corruzione trova le sue radici in un problema che è chiaramente culturale nel senso che si è indebolito fortemente il rapporto di fiducia tra il cittadino e le istituzioni. E questo vacillare della fiducia ha indubbiamente inciso sul diffondersi di questi comportamenti che alterano la funzione che il pubblico ufficiale è chiamato ad esercitare che è quella di perseguire l’interesse pubblico. Però c’è anche un problema più tecnico. Uno dei punti deboli del sistema è sicuramente la trasparenza nelle istituzioni pubbliche pur essendo essa riconosciuta a livello legislativo. Tra l’altro, a livello legislativo e in testi che non sono neanche recentissimi – perché io mi riferisco alla famosa legge sul diritto di accesso che è del 1990 – ancora oggi si fa difficoltà ad accedere alla pubblica amministrazione, alla sua attività. In tutti i programmi elettorali delle più diverse forze politiche si legge sempre l’espressione “trasformeremo la pubblica amministrazione in un palazzo di vetro”: ancora non siamo arrivati a questo ed è un obiettivo purtroppo non vicino.

D. – Però, il cittadino si chiede: c’è qualcuno che dovrebbe essere preposto al controllo e probabilmente non lo fa?
R. – C’è una sorta di identificazione culturale spesso tra chi dovrebbe controllare e chi dovrebbe essere controllato. Voglio dire che se il controllore ritiene che taluni comportamenti – io mi riferisco alle piccole cose – per com’è l’evoluzione della società, siano consentiti, allora si indebolisce il controllo pubblico, così come si indebolisce il controllo sociale che nella nostra realtà – penso all’evasione fiscale – purtroppo non è diffuso e radicato come in altri Paesi.

D. – E’ cambiato qualcosa nei meccanismi corruttivi italiani negli ultimi anni, c’è qualcosa che caratterizza il nostro momento storico, secondo lei?
R. – Sicuramente, c’è una maggior banalità nel male, arrivo a dire. Nel senso che proprio l’avere sdoganato questi concetti, l’aver ritenuto che violare le norme è da furbi, che chi lo fa è più intelligente quasi di altri, ha provocato una immoralità più diffusa che si ravvede anche in forme di corruzione che poi tanto sofisticate non sono. Basterebbe che fossero applicate le norme che già esistono, non sarebbe neanche necessario emanarne di ulteriori. Di recente, nel 2013 il governo ha emanato un importante decreto sulla trasparenza. Ha introdotto anche l’istituto dell’accesso civico, in base al quale le pubbliche amministrazioni devono rendere accessibili tutti gli atti, i documenti che riguardano la loro attività: Se un processo viene svolto in modo rigoroso questo dovrebbe esser scontato nel suo esercizio.

Publié dans Articoli di Giornali e News, Riflessioni | Pas de Commentaire »

Meno parole e più preghiera

Posté par atempodiblog le 24 octobre 2015

“Non rivanghiamo il passato. Meno diciamo, prima emendiamo…”.

di J.R.R. Tolkien – Roverandom. Le avventure di un cane alato

roverandom e artaserse
Artaserse e Roverandom

Hai litigato con tuo marito? Ma di’ il Rosario con lui… “no, ma adesso mi chiarisco”, ma cosa vuoi chiarire? Una parola sopra l’altra e l’equivoco è sempre peggiore! Incomincia a pregare.

di Diego Manetti – Parrocchia San Terenzo a Lerici

Publié dans Citazioni, frasi e pensieri, Diego Manetti, Fede, morale e teologia, John Ronald Reuel Tolkien, Misericordia, Perdono, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

La festa di Ognissanti ci apre la prospettiva del Cielo

Posté par atempodiblog le 22 octobre 2015

no ad halloween

Torniamo su un argomento: l’imminente festa di Halloween che abbiamo più volte affrontato, anche perché ogni anno se ne torna a discutere, soprattutto se la festa sbarca in parrocchia. La festa di Halloween, nella sua forma originaria, non ha niente di disdicevole per la fede, perché è la rielaborazione cristiana di feste ancestrali celtiche (da cui il nome stesso che significa «la vigilia di Ognissanti»).

È vero che, arrivata in America, attraverso i cattolicissimi immigrati irlandesi, deve poi la sua grande fortuna ad una «rilettura» neopagana e neogotica, alla quale non sarebbero estranei anche ambienti massonici. Ma spiegarne l’improvviso successo anche in Italia solo come un fenomeno consumistico o di colonizzazione culturale (e certamente è anche questo) è francamente riduttivo. Se tanta fortuna ha incontrato anche tra i nostri ragazzi, è anche perché fa leva su alcuni elementi come l’irrazionale, il magico, il rapporto con i morti che la nostra cultura razionalistica, o meglio scientista, vorrebbe eliminare del tutto, ma che invece sono parte essenziale dell’immaginario umano e specialmente di quello infantile e giovanile. Questo spiega fra l’altro il successo tra i ragazzi dei racconti di Harry Potter.

E se è giusto esprimere riserve sull’esaltazione di aspetti macabri e magici legati ad Halloween questa festa però può essere occasione per impegnarci:

ecco il compito della parrocchia, ma anche dei genitori e degli educatori a presentare anche ai più piccoli in maniera convincente, con la catechesi e la testimonianza, la bellezza e il significato delle celebrazioni del 1° e 2° novembre, sempre nell’ottica della Comunione dei Santi, cioè di quel legame profondo che come ci ricorda il «Catechismo della Chiesa cattolica», § 194-195 unisce a noi, che siamo pellegrini sulla terra, coloro che passati da questa vita stanno purificandosi, aiutati anche dalle nostre preghiere, e coloro che già godono della gloria di Dio e intercedono per noi.

di Toscana Oggi

Publié dans Fede, morale e teologia, Festa dei Santi e commemorazione dei fedeli defunti, Halloween, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Il Duomo di Milano

Posté par atempodiblog le 18 octobre 2015

madonnina
Dedicazione del Duomo di Milano, solennità liturgica celebrata dalla Chiesa latina di Rito Ambrosiano la III Domenica di ottobre

Ogni tanto alzava gli occhi ai fastigi del duomo, che gli apparivano da prospettive diverse: dovunque sulle guglie gotiche c’erano statue, fatte dello stesso marmo delle pareti, erano centinaia e centinaia. Pensò ai maestri scalpellini che le avevano scolpite: uomini sconosciuti i quali, qui e altrove, avevano spesa la vita intera, soprattutto nel medio evo, a scolpire con pazienza, e spesso con arte mirabile, le statue delle cattedrali, anche quando sapevano che una volta issate al loro posto, nessuno avrebbe potuto ammirarle: nessuno, tranne Dio. Lui dopo tutto non si era sempre considerato uno scalpellino? Sebbene scolpisse pagine anziché pietra. Cos’era dunque questa pena che l’attanagliava perché la gente non avrebbe forse mai conosciuta la sua opera? Certo, come dice il Vangelo, non si accende un lume per metterlo sotto il moggio: tuttavia il suo dovere era di continuare a scrivere senza lasciarsi turbare, seguisse o no il successo. Delle sue opere avrebbe certamente goduto Iddio; e anche suo padre, lo scalpellino–scultore, che si trovava con Dio là in alto.

di Eugenio Corti – Il cavallo rosso

Il Duomo di Milano dans Citazioni, frasi e pensieri Divisore

Freccia dans Eugenio Corti Un popolo e il suo Duomo

Publié dans Citazioni, frasi e pensieri, Eugenio Corti, Libri, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

«Se un milione di bambini pregheranno insieme il Rosario, il mondo cambierà»

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2015

bambini recitano rosario

Da ormai 10 anni il 18 ottobre Aiuto alla Chiesa che Soffre invita i bambini di tutto il mondo a pregare insieme il Rosario.

L’iniziativa è nata nel 2005 a Caracas in Venezuela. Mentre un gruppo di bambini pregava, alcune donne presenti hanno avvertito la presenza della Vergine. Una di loro si è ricordata allora della promessa di Padre Pio: «Se un milione di bambini pregheranno insieme il Rosario, il mondo cambierà».

Ecco perché Ti chiediamo di pregare insieme ai Tuoi figli e nipoti, lunedì 18 ottobre in un qualunque momento della giornata.

È possibile aderire all’iniziativa anche sui social network, attraverso l’hashtag #UnMilioneDiBimbi

Tratto da: Aiuto alla Chiesa che Soffre

Publié dans Articoli di Giornali e News, Citazioni, frasi e pensieri, Fede, morale e teologia, Padre Pio, Preghiere, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Adorazione perpetua, convegno al Divino Amore

Posté par atempodiblog le 14 octobre 2015

Adorazione perpetua, convegno al Divino Amore
L’obiettivo: allargare la rete della preghiera eucaristica continua coinvolgendo una parrocchia per prefettura. La prima a Roma: la basilica di Santa Anastasia
di Marina Tomarro – RomaSette

adorazione
Nella foto, un momento dell’adorazione eucaristica nella basilica di Santa Anastasia al Palatino

Dare la possibilità a tutti di adorare il Signore e pregare davanti al tabernacolo sempre, senza un limite di orario. Anche nel silenzio della notte. È questo l’obiettivo principale dell’adorazione eucaristica perpetua che a Roma si tiene nella basilica di Santa Anastasia al Palatino e in sette parrocchie della diocesi. In particolare, per il settore Ovest a Santa Maria Madre della Provvidenza a Monteverde; per il settore Est a Sant’Agapito e a Sant’Ireneo a Centocelle; per il Sud, a Santa Giovanna Antida a Fonte Meravigliosa e a San Giovanni Battista de La Salle, al Torrino; per il settore Nord al Preziosissimo Sangue al quartiere Fleming e a Santa Bernadette Soubirous, a Colli Aniene.

Per cercare di ampliare questa esperienza, domenica 18 ottobre, nell’auditorium del santuario nuovo del Divino Amore, si tiene a partire dalle 15 il convegno degli adoratori della diocesi di Roma. «In occasione di questo anno giubilare – spiega don Alberto Pacini, rettore di Sant’Anastasia – vorremmo proporre di allargare l’adorazione eucaristica perpetua a 36 parrocchie romane, cioè una per prefettura. L’idea è stata già presentata al cardinale vicario Agostino Vallini, che ci ha incoraggiati a continuare su questa strada; adesso la vogliamo illustrare anche agli altri parroci che abbiamo invitato al convegno e capire come poterla realizzare».

All’incontro, che sarà presieduto dal  cardinale Ennio Antonelli, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la famiglia, parteciperanno con le loro testimonianze anche i parroci delle comunità dove attualmente è in corso l’adorazione perpetua. «La gente ha un bisogno reale di stare in silenzio, dopo una giornata di confusione – racconta don Pacini -, per questo è importante dare a tutti la possibilità di trovare aperta una chiesa sempre, anche nel cuore della notte, e di sostare davanti al tabernacolo per poter affidare a Gesù le gioie e i dolori». E allora anche le difficoltà logistiche e di organizzazione diventano superabili, come è successo nella basilica di Sant’Anastasia, dove arrivano in tanti, da ogni angolo della Capitale.

«La nostra chiesa – riferisce don Alberto – è stata la prima a Roma. Certo, per l’adorazione continua è necessario organizzarsi ma non è complicato. Basterebbe fare un’ora alla settimana a testa tra i parrocchiani volontari. Bisogna fare un po’ di sacrificio, ma la gratificazione è davvero grande». Solo in Italia, continua, «sono circa ottanta le chiese che ospitano l’adorazione perpetua, di cui tre sono cappelle ospedaliere. Nel mondo poi è molto diffusa. Nelle Filippine quasi tutte le chiese hanno una cappella aperta giorno e notte, e anche negli Stati Uniti sono moltissime. In Spagna poi esistono addirittura delle Confraternite dell’adorazione eucaristica nella notte».

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

Il Papa: «Perdono per gli scandali a Roma e in Vaticano»

Posté par atempodiblog le 14 octobre 2015

Il Papa: «Perdono per gli scandali a Roma e in Vaticano»
Nell’udienza del mercoledì la richiesta di scuse di Francesco. Il più «insopportabile», lo scandalo dei bambini violati, abbandonati o non amati
di F. Cif. - RomaSette

papa francesco

Non ha spiegato, nel dettaglio, a quali fatti si riferisse. Si è limitato a chiedere perdono, «a nome della Chiesa», per «gli scandali che in questi ultimi tempi sono accaduti sia a Roma che in Vaticano». È iniziata così questa mattina, mercoledì 14 ottobre, la catechesi di Papa Francesco ai fedeli che affollavano piazza San Pietro per l’udienza generale del mercoledì. Con loro anche un gruppo di 700 malati, raccolti per evitare il rischio pioggia nell’Aula Paolo VI, attrezzata di maxi schermo.

Ha chiesto scusa, Francesco, per quegli scandali dei quali si parlava nei versetti del Vangelo letti dagli speaker in varie lingue: «Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo! Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Ed è proprio quello dei bambini violati, abbandonati o non amati lo scandalo più «insopportabile», nelle parole del Papa, «in quanto essi non hanno i mezzi per decifrarlo». Nella catechesi, quindi, è tornato a lanciare il suo allarme sulle condizioni dei bambini di strada di tutto il mondo. «Noi adulti – ha detto – siamo pronti a parlare dei bambini come di una promessa della vita. Noi li facciamo venire al mondo ma cosa promettiamo loro?». L’amore, ha rilevato, «è la promessa che l’uomo e la donna fanno a ogni figlio, fin da quando è concepito nel pensiero. I bambini vengono al mondo e si aspettano di avere conferma di questa promessa: lo aspettano in modo totale, fiducioso, indifeso». E quando accade il contrario, «vengono feriti da uno “scandalo” insopportabile, tanto più grave, in quanto non hanno i mezzi per decifrarlo. Non possono capire cosa succede. Dio veglia su questa promessa, fin dal primo istante. Ricordate cosa dice Gesù? Gli Angeli dei bambini rispecchiano lo sguardo di Dio, e Dio non perde mai di vista i bambini. Guai a coloro che tradiscono la loro fiducia, guai! Il loro fiducioso abbandono alla nostra promessa, che ci impegna fin dal primo istante, ci giudica».

Con «molto rispetto per tutti» e altrettanta «franchezza», Francesco ha aggiunto anche che «la loro spontanea fiducia in Dio non dovrebbe mai essere ferita, soprattutto quando ciò avviene a motivo di una certa presunzione (più o meno inconscia) di sostituirci a Lui. Il tenero e misterioso rapporto di Dio con l’anima dei bambini non dovrebbe essere mai violato. È un rapporto reale, che Dio vuole e custodisce». L’invito dunque è a guardare i bambini «con gli occhi di Gesù», per capire «in che senso difendendo la famiglia proteggiamo l’umanità. Il punto di vista dei bambini – ha continuato – è il punto di vista del Figlio di Dio». Di qui l’invocazione finale: «La santa Madre di Gesù – per mezzo della quale il Figlio di Dio è arrivato a noi, amato e generato come un bambino – renda la Chiesa capace di seguire la via della sua maternità e della sua fede. E san Giuseppe – uomo giusto, che l’ha accolto e protetto, onorando coraggiosamente la benedizione e la promessa di Dio – ci renda tutti capaci e degni di ospitare Gesù in ogni bambino che Dio manda sulla terra».

Publié dans Articoli di Giornali e News, Fede, morale e teologia, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

«Maria non impedisce minimamente il contatto immediato dei credenti con Cristo, anzi lo facilita»

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2015

aparecida
12 ottobre: memoria liturgica di Nostra Signora Aparecida

«Maria non impedisce minimamente il contatto immediato dei credenti con Cristo, anzi lo facilita»
È una frase della Lumen gentium citata da Giovanni Paolo II nell’omelia della messa di consacrazione della Basilica di Nossa Senhora da Conceição Aparecida, il 4 luglio 1980. Riportiamo l’inizio di quell’omelia
Tratto da: 30Giorni

giovanni paolo e aparecida
Giovanni Paolo II durante la visita ad Aparecida il 4 luglio 1980

«Viva la Madre di Dio e nostra senza peccato concepita! Viva la Vergine Immacolata, la Signora Aparecida!».
Da quando ho messo piede in terra brasiliana, nei vari luoghi per dove sono passato, ho udito questo canto. Esso è, nell’ingenuità e semplicità delle sue parole, un grido dell’anima, un saluto, un’invocazione piena di filiale devozione e fiducia verso colei che, essendo vera Madre di Dio, ci fu data dal Figlio suo Gesù nel momento estremo della sua vita (cfr. Gv 19, 26) per essere nostra madre.
In nessun altro luogo questo canto assume tanto significato e ha tanta intensità quanto in questo luogo dove la Vergine, più di due secoli fa, venne incontro in maniera singolare alla gente brasiliana.
Da allora, a ragione si svolgono qui le ansie di questa gente; da allora, qui pulsa il cuore cattolico del Brasile. Meta di incessanti pellegrinaggi da tutto il Paese, questa è, come è stato detto, la «capitale spirituale del Brasile».
È un momento particolarmente emozionante e felice del mio pellegrinaggio brasiliano, questo, nel quale con voi, che rappresentate qui tutto il popolo brasiliano, ho il mio primo incontro con la Signora Aparecida.
Preparandomi spiritualmente a questo pellegrinaggio alla Aparecida, ho letto con religiosa attenzione la semplice e incantevole storia dell’immagine che qui veneriamo. L’inutile fatica dei tre pescatori in cerca di pesce nelle acque del Paraíba, in quel lontano 1717. L’inaspettato ritrovamento del corpo e poi della testa della piccola immagine di ceramica annerita dal fango. La pesca abbondante che seguì al ritrovamento. Il culto, subito iniziato, a Nostra Signora della Concezione nelle sembianze di quella statua bruna, affettuosamente chiamata “la Aparecida” (apparsa). Le abbondanti grazie di Dio per quelli che qui invocano la Madre di Dio.
Dal primitivo e grezzo oratorio – l’“altare di legno” dei vecchi documenti – alla cappella che lo sostituì, dalle varie successive aggiunte fino all’antica Basilica del 1908, i templi materiali sorti qui sono sempre opera e simbolo della fede del popolo brasiliano e del suo amore alla santissima Vergine.
Sono noti i pellegrinaggi, ai quali nel corso dei secoli prendono parte persone di tutte le classi sociali e delle più diverse e lontane regioni del Paese. L’anno scorso furono più di cinque milioni e cinquecentomila i pellegrini che passarono di qui. Che cosa cercavano gli antichi pellegrini? Che cosa cercano i pellegrini di oggi? Proprio quello che cercavano nel giorno, più o meno remoto, del battesimo: la fede e i mezzi per alimentarla. Cercano i sacramenti della Chiesa, soprattutto la riconciliazione con Dio e l’alimento eucaristico. E ripartono fortificati e riconoscenti alla Signora, Madre di Dio e nostra.
Moltiplicandosi in questo luogo le grazie e i benefici spirituali, Nostra Signora della Concezione Aparecida viene solennemente incoronata nel 1904, e, esattamente cinquant’anni fa, nel 1930 viene proclamata patrona principale del Brasile. Più tardi, nel 1967, spetta al mio venerato predecessore Paolo VI concedere a questo santuario la “rosa d’oro”, volendo con questo gesto onorare la Vergine e questo luogo sacro, e stimolare il culto mariano.
Veniamo ai nostri giorni. Di fronte alla necessità di un tempio più grande e più adeguato per rispondere alle esigenze dei pellegrini sempre più numerosi, ecco l’audace progetto di una nuova Basilica. Anni di lavoro incessante per la costruzione dell’imponente edificio. E oggi, superate non poche difficoltà, la splendida realtà che contempliamo.

Publié dans Fede, morale e teologia, Nostra Signora Aparecida, Riflessioni, Stile di vita | Pas de Commentaire »

La Seo, la cattedrale di Saragozza

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2015

[...] Se sei un amante dell’arte, e vuoi renderti conto di quali meraviglie sia capace il sentimento religioso, non tralasciare di visitare l’altra cattedrale di Saragozza, la Seo, eretta a fianco della basilica del Pilar. Si tratta di una delle chiese più affascinanti di tutta la cristianità, entrando nella quale uno si dimentica di essere sulla terra e quando esce all’aperto si chiede in quale mondo sia capitato. Gli stili più diversi (romanico, mudèjar, gotico, neoclassico e barocco) si intrecciano armoniosamente, gareggiando fra loro nel creare bellezza. L’interno a cinque navate è un vero scrigno che contiene mirabili capolavori, in particolare le numerose cappelle e il coro centrale che non nascondono l’intento di riprodurre qui sulla terra lo splendore e la gloria della Gerusalemme celeste.

da «Pellegrino a quattro ruote» di P. Livio Fanzaga

seo saragozza

La Seo, la cattedrale di Saragozza
di Andrea Lessona – Il Reporter SPAGNA

coro seo
Il coro de La Seo, la cattedrale di Saragozza © Andrea Lessona

L’ombra del campanile cade sulla piazza de La Seo disegnando il barocco sul sagrato della cattedrale di Saragozza. Il neoclassico, invece, è nei miei occhi, fissi sulla facciata bianca della chiesa di San Salvador: insieme di tanti insiemi che la rendono unica.

La storia racconta che fu edificata sull’antico foro romano di Augusto e sui resti della moschea maggiore della Taifa: nel XII secolo, una volta allontanati i mussulmani dall’area, si iniziò a costruire l’edificio ecclesiastico in stile romanico.

Le tracce dell’arte mudèjar sono ancora visibili sulle mura esterne dell’abside e nella torre attuale, eredità del vecchio minareto che venne in parte cancellato dai progetti realizzati dall’architetto Giovan Battista Contini di Roma: sovrascrivere di barocco il passato arabo.

Lascio il sole accecante che brilla sulla capitale dell’Aragona, ed entro nel fresco secolare e spirituale de La Seo. È così che la chiamano qui, con questo diminutivo che è lo stesso dato alla piazza su cui sorge.

Lungo le due navate esterne si distendono una serie interminabile di cappelle: la maggior parte è chiusa da pesanti cancelli in ferro che precludono l’entrata e tutelano i tesori di statue e affreschi che qui hanno trovato dimora.

Cammino in senso antiorario lungo il perimetro della Cattedrale di Saragozza, e ammiro uno ad uno questi capolavori, trionfo d’arte dedicata alla religione. Stile diversi si alternano, si sovrappongono, si elevano solitari. E formano un capolavoro d’insieme.

Terminato il mio viaggio circolare, mi fermo davanti al coro: in questa parte del La Seo ci sono 117 sedie in quercia fabbricate da tre monaci. Appena dietro l’inferriata in bronzo, ecco risaltare le sculture in legno dorato di Juan Ramírez. L’arcivescovo Dalmau Mir è sepolto qui, in una teca a latere.

Lì vicino, si trova l’organo che conserva alcuni resti di quello gotico del 1469 e le canne preservate dal XV al XVIII secolo: è un insieme di vecchi pezzi assemblati tra il 1857 e il 1859 da Pedro Roqués.

Sul retro del coro c’è la cappella di Gesù Cristo in cui sono rappresentati la Crocefissione, Maria Dolorante e San Giovanni. Il tutto si trova sotto un baldacchino sostenuto da colonne Salomoniche di marmo nero.

Negli absidi della chiesa di San Salvador si trova la cappella della Bianca Vergine: il suo altare barocco ha decorazioni in legno dipinto da Jusepe Martínez (1647), un pittore di Saragozza. La scultura in alabastro della Madonna col bambino del XV secolo è dello scultore francese Fortaner de Uesques.

L’altare maggiore, dedicata al Salvatore, fu realizzata in alabastro e dipinta da vari artisti dal 1434 al 1480, tra cui Pere Johan, Francisco Gomar, è Hans Piet D’anso. È considerata uno dei più grandi lavori della scultura gotica europea.

L’altra cappella è dedicata a Pietro e Paolo: al suo interno spiccano in rilievo sull’altare scene dell’intensa vita dei Santi. Prima di uscire, guardo la porta di Pabostría: se non mi trovassi in una chiesa cristiana, potrei pensare di essere in un edificio mussulmano data la sua foggia intarsiata e finemente lavorata.

Segno evidente che l’interno come l’esterno della cattedrale di Saragozza sono proprio un insieme di tanti insiemi che la rendono unica.

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Libri, Padre Livio Fanzaga, Viaggi & Vacanze | Pas de Commentaire »

Quando la misericordia di Maria supera l’immaginazione degli scettici

Posté par atempodiblog le 12 octobre 2015

Quando la misericordia di Maria supera l’immaginazione degli scettici
di Dom Antoine Marie O.S.B. – Radici Cristiane

vergine del pilar
Immagine tratta da: Mis ilustraciones

Nel 1874, Émile Zola visita il santuario di Lourdes. Davanti ai numerosi ex-voto della grotta, egli dichiara, con ironia: “Vedo molti bastoni, molte stampelle, ma non vedo nessuna gamba di legno”. Voleva dire che mai, a Lourdes o altrove, si era visto un arto mancante o amputato riprendere vita e ricrescere.
Analogamente, Jean-Martin Charcot, celebre neurologo della sua epoca: «Consultando il catalogo di guarigioni cosiddette “miracolose” di Lourdes, non si è mai constatato che la fede abbia fatto rispuntare un arto amputato».
Queste dichiarazioni sotto forma di sfida miravano a distruggere, nel nome della ragione e dello spirito critico, la credenza nell’esistenza di un mondo soprannaturale. Ernest Renan dichiara senza ambagi: «Quello che noi confutiamo è il soprannaturale (…) Fino ad ora, non è mai avvenuto un “miracolo” che potesse essere osservato da testimoni degni di fede e constatato con certezza» (Prefazione della Vie de Jésus).

Renan smentito
Il miracolo che racconteremo è di molto anteriore a Renan. Si tratta non di un sogno, né di una favola, ma di un fatto, attestato con tutte le sue circostanze da prove storiche irrefutabili. Questo fatto smentisce categoricamente l’affermazione di Renan…
Per una curiosa anomalia, è rimasto pressoché sconosciuto al di fuori della Spagna per circa tre secoli. Il beneficiario, Miguel Juan Pellicer, è perfettamente noto grazie alle numerose informazioni conservate dagli archivi della parrocchia di Calanda (provincia di Aragona, Spagna settentrionale), che una persona coraggiosa ha sottratto al saccheggio e alle distruzioni durante la Guerra Civile del 1936.
Miguel Juan Pellicer riceve il battesimo il 25 marzo 1617. Egli è il secondo degli otto figli di modesti agricoltori che conducono una vita virtuosa. L’istruzione del bambino si riduce al catechismo. Questa formazione religiosa elementare radica in lui una fede cattolica semplice e solida, fondata sui Sacramenti ricevuti regolarmente e su un’ardente e filiale devozione alla Vergine Maria, venerata a Saragozza con il titolo di “Nuestra Señora del Pilar” (Madonna del Pilastro), Patrona della Spagna.
Verso l’età di diciannove o vent’anni, Miguel si stabilisce come bracciante, al servizio di uno zio materno, nella provincia di Valencia. Alla fine del luglio 1637, mentre guida verso la fattoria due muli che tirano un carro carico di grano, cade dal dorso di uno degli animali e una delle ruote del carro gli passa sulla gamba, al di sotto del ginocchio, provocando la frattura della tibia.
Lo zio Jaime trasporta senza indugio il ferito alla cittadina vicina, poi a una sessantina di chilometri di là, a Valencia, dove arriva il 3 agosto. Miguel vi rimane cinque giorni, nel corso dei quali gli vengono applicati vari rimedi che rimangono senza effetto.
Egli ritorna allora a Saragozza dove giunge nei primi giorni dell’ottobre 1637. Sfinito e febbricitante, viene ricoverato al Real Hospital de Gracia. Lì, viene esaminato da Juan de Estanga, docente all’università di Saragozza, primario del reparto di Chirurgia, e da due maestri chirurghi, Diego Millaruelo e Miguel Beltran. Questi medici, avendo constatato la cancrena avanzata della gamba, concludono che l’unico modo di salvare la vita del malato è l’amputazione.
Quando testimonieranno davanti ai giudici, questi medici descriveranno la gamba come «molto flemmonosa e incancrenita», al punto di apparire «nera».
Verso la metà di ottobre, Estanga e Millaruelo procedono all’operazione: essi tagliano la gamba destra «quattro dita sotto il ginocchio». Anche se assopito dalla bevanda alcolica e narcotica usata a quei tempi, il paziente prova atroci dolori: «Nei suoi tormenti - diranno i testimoni - il giovane invocava di continuo e con molto fervore la Vergine del Pilar».
Uno studente di chirurgia, di nome Juan Lorenzo Garcìa, è incaricato di raccogliere la gamba tagliata e di sotterrarla degnamente nella parte del cimitero dell’ospedale riservata a questo uso. In quell’epoca di fede, il rispetto verso il corpo destinato a risuscitare imponeva che anche i resti anatomici fossero trattati con pietà. Garcìa testimonierà in seguito di aver seppellito il pezzo di gamba, orizzontalmente, «in una buca profonda un palmo», cioè ventun centimetri secondo la misura aragonese.

La potenza della Vergine
Dopo alcuni mesi di permanenza nell’ospedale, prima ancora che la sua piaga sia perfettamente cicatrizzata, Miguel si reca al santuario “del Pilar” distante circa un chilometro, e ringrazia la Vergine «di avergli salvato la vita, affinché potesse continuare a servirla e a manifestarle la sua devozione»; poi la prega con insistenza di «poter vivere del suo lavoro».
Nella primavera 1638, l’amministrazione dell’ospedale gli fornisce una gamba di legno e una stampella. Per sopravvivere, il giovane non ha altra soluzione che farsi “pordiosero”, cioè mendicante autorizzato dal Capitolo dei canonici del santuario del Pilar.
Saragozza conta allora 25.000 abitanti: la maggior parte si recano “a salutare la Vergine” ogni giorno. L’attenzione di questi innumerevoli visitatori è attirata dal viso sofferente di questo giovane storpio che sollecita la loro carità.
Miguel partecipa ogni giorno alla Santa Messa nel santuario; alla fine di questa, egli unge il suo moncone con l’olio delle lampade che ardono continuamente davanti alla statua della Madonna del Pilar. Il professor Estanga ha un bel spiegargli che queste unzioni avranno come effetto di ritardare la cicatrizzazione della sua piaga, Miguel continua il suo gesto di devozione: questo atto di fede nella potenza della Vergine prevale, per lui, sulle regole sanitarie.
All’inizio del 1640, Miguel rientra nel suo paese natale. Egli arriva a Calanda, a dorso di un asinello, nel mese di marzo. Il suo viaggio di circa 120 chilometri l’ha sfinito; ma l’accoglienza affettuosa dei suoi genitori gli restituisce le forze. Miguel sta per compiere 23 anni. Non potendo aiutare i suoi con il suo lavoro, ricomincia a chiedere l’elemosina.
Molti sono coloro che testimonieranno di aver visto il giovane mutilato nei villaggi dei dintorni di Calanda, a dorso di un asinello, con la gamba tagliata in vista, per fare appello alla carità degli abitanti.
Il 29 marzo 1640, si festeggia, quell’anno, il 1600° anniversario della «venuta in carne mortale» della Vergine Maria sulle rive dell’Ebro, secondo la convinzione della gente di quei luoghi. È qui l’origine della venerazione secolare degli spagnoli per la Vergine del Pilar.
Quel giovedì 29 marzo, Miguel si sforza di aiutare i suoi riempiendo di letame delle gerle caricate sul dorso dell’asinello. Lo fa nove volte di seguito, nonostante la sua difficoltà a reggersi sulla sua gamba di legno. Venuta la sera, rientra a casa, stanco, con il moncone più dolente del solito.
Quella notte, i Pellicer devono ospitare, per ordine del governo, uno dei soldati della Cavalleria reale che è in marcia verso la frontiera per respingere le truppe francesi: Miguel è costretto a lasciargli il suo letto e va a dormire su un materasso posato per terra, nella camera dei suoi genitori. Vi si corica, verso le dieci. Dopo essersi tolto la gamba di legno, si stende addosso un semplice mantello, troppo corto per coprire tutto il corpo, perché ha prestato la sua coperta al soldato, poi si addormenta…

Due piedi e due gambe
Tra le dieci e mezzo e le undici, la madre di Miguel entra nella camera, con in mano una lampada a olio. Essa avverte subito «un profumo, un odore soave». Sorpresa, solleva la lampada: dal mantello che copre suo figlio profondamente addormentato sporgono non uno, ma due piedi, «l’uno sull’altro, incrociati».
Colta dallo stupore, va a cercare il marito; questi solleva il mantello: non c’è dubbio, sono proprio due piedi, ognuno all’estremità di una gamba! Non senza difficoltà, riescono a svegliare il figlio. Prendendo a poco a poco coscienza di quello che è avvenuto, Miguel ne è meravigliato; le prime parole che gli vengono sulle labbra sono per chiedere a suo padre che «gli dia la mano e che lo perdoni per le offese che ha potuto fargli».
Questa reazione spontanea e immediata di umiltà, in lui che è il beneficiario di un prodigio, è un segno molto forte dell’origine divina di quest’ultimo. Quando gli si chiede, con emozione, se ha «qualche idea del modo in cui questo è avvenuto», il giovane risponde che non ne sa nulla, ma che quando è stato scosso dal suo sonno, «stava sognando che si trovava nella Santa Cappella di Nostra Signora del Pilar e che si ungeva la gamba tagliata con l’olio di una lampada, come aveva l’abitudine di fare».
Egli tiene subito per certo che è Nostra Signora del Pilar ad avergli riportato e rimesso a posto la gamba tagliata. Davanti al notaio, il lunedì seguente, i genitori affermano a loro volta di «giudicare e tenere per verità che la Vergine Santissima del Pilar ha pregato suo Figlio, Redentore nostro, e che da Dio ha ottenuto questo miracolo, grazie alle preghiere di Miguel, o perché tali erano le Sue vie misteriose».
Riavutosi dalla sua prima emozione, il giovane comincia a muovere e a palparsi la gamba. Osservandola, si scoprono su questa dei segni di autenticità: il primo è la cicatrice lasciata dalla ruota del carro che ha fratturato la tibia; vi è anche la traccia dell’asportazione di una grossa cisti, quando Miguel era ancora piccolo; due graffi profondi lasciati da una pianta spinosa; infine, le tracce del morso di un cane sul polpaccio.
Miguel e i suoi genitori hanno quindi la certezza che «la Vergine del Pilar ha ottenuto da Dio Nostro Signore la gamba che era stata sepolta più di due anni prima». Essi lo dichiareranno sotto giuramento e senza esitazione, davanti ai giudici di Saragozza.
Un giornale del tempo, L’Aviso Histórico, scrive in data 4 giugno 1640, il giorno prima dell’apertura del processo, che, nonostante le ricerche fatte nel cimitero dell’Ospedale di Saragozza, la gamba sepolta non è stata ritrovata: la buca che la conteneva era vuota!

Tutti sono sbalorditi
Fin dall’alba del 30 marzo, venerdì della settimana di Passione, ricorrenza della Beata Vergine Addolorata, l’incredibile notizia si diffonde in tutto il villaggio. Don Juseppe Herrero, vicario della parrocchia, arriva dai Pellicer, segito dal “justicia” che riunisce le funzioni di giudice di pace e di responsabile dell’ordine pubblico, dal sindaco e dal suo vice, dal notaio reale e da due medici di Calanda. Si forma una processione per accompagnare il giovane miracolato alla chiesa parrocchiale, dove lo aspetta il resto degli abitanti. Tutti, dicono i documenti, sono sbalorditi vedendolo di nuovo con la sua gamba destra, mentre l’avevano visto con una sola gamba fino alla sera precedente. Il miracolato si confessa, e riceve la santa Comunione nel corso della Messa di ringraziamento celebrata dal vicario.
Tuttavia, la gamba non ha, all’inizio, un bell’aspetto: colore violaceo, dita del piede ricurve, muscoli atrofizzati e, soprattutto, lunghezza inferiore a quella della gamba sinistra di alcuni centimetri. Ci vogliono tre giorni perché la gamba riprenda il suo aspetto normale, con la sua scioltezza e la sua forza.
Queste circostanze, diligentemente osservate e studiate nel corso del processo, confermano che non si tratta di un numero di illusionismo; esse provano che la gamba restituita è proprio la stessa di quella che era stata sepolta due anni e cinque mesi prima, a più di 100 chilometri di distanza…
Nel mese di giugno seguente, i testimoni affermano davanti ai giudici di Saragozza che Miguel «può appoggiare il tallone a terra, muovere le dita del piede, correre senza difficoltà». Si constata inoltre che, a partire dalla fine di marzo, l’arto ricuperato si è«allungato di quasi tre dita», e che è attualmente lungo quanto l’altro. Un solo segno non scompare: la cicatrice che forma un cerchio rosso nel punto in cui il pezzo di gamba si è riunito all’altro. È come un marchio indelebile del prodigio.
«Bisognerebbe quindi che venisse constatato un miracolo da un certo numero di persone sensate che non avessero alcun interesse alla cosa», affermava Voltaire. «E bisognerebbe che le loro testimonianze fossero registrate in debita forma: in effetti, se noi abbiamo bisogno di tante formalità per atti come l’acquisto di una casa, un contratto di matrimonio, un testamento, quante non ne occorrerebbero per appurare delle cose naturalmente impossibili?» (Voce “Miracle” del suo Dizionario filosofico). Ora, cent’anni prima, è avvenuta precisamente la stesura di un simile atto a Calanda. Il lunedì 1° aprile 1640, quarto giorno dopo il prodigio, il parroco e un prete vicario di Mazaleón, villaggio alla distanza di 50 km, si spostano con il notaio reale del luogo per verificare la realtà dei fatti e ne stendono un atto ufficiale.

Nessuna voce discordante
Alla fine dello stesso mese di aprile, la famiglia Pellicer decide di andare a ringraziare la Vergine del Pilar. A Saragozza, il Comune chiede che si apra un processo, perché sia fatta tutta la luce possibile sull’avvenimento. Il 5 giugno, quindi due mesi e una settimana dopo l’evento, si apre ufficialmente il processo canonico. Esso è pubblico e non a porte chiuse. Vi prendono parte più di cento persone di svariate condizioni sociali.
Contro l’affidabilità di questo processo, non si è mai sollevata nessuna voce discordante. Il 27 aprile 1641, l’arcivescovo pronuncia solennemente la sua sentenza. Egli dichiara «mirabile e miracolosa» la restituzione della gamba destra, precedentemente amputata, di cui ha beneficiato Miguel Juan Pellicer, nativo di Calanda.
Il miracolo di Calanda, impensabile eppure perfettamente attestato, è di natura tale da confortare la nostra fede nell’esistenza di un mondo invisibile, quello di Dio e del suo Regno eterno, al quale siamo chiamati a partecipare in quanto figli adottivi. È questa la realtà suprema ed eterna, alla quale dobbiamo riferire tutte le altre, come un uomo prudente ordina i mezzi al fine.
I miracoli ci rivelano soprattutto il Cuore amante e misericordioso di Dio per l’uomo, in particolare per l’uomo che soffre, che è nel bisogno, che implora la guarigione, il perdono e la pietà. Essi contribuiscono a fondarci in una speranza indefettibile nella misericordia di Dio e ci incoraggiano a dire spesso “Gesù, confido in Te!”.

Publié dans Apparizioni mariane e santuari, Misericordia, Nostra Signora del Pilar, Stile di vita | Pas de Commentaire »

123