La carezza della misericordia
Posté par atempodiblog le 8 mars 2015
La carezza della misericordia
Francesco a Cl: carisma è fuoco vivo di Dio non un’etichetta
Tenete vivo il fuoco del vostro incontro con la misericordia di Gesù e non pensate al carisma che condividete come a “un museo dei ricordi”. Sono due delle indicazioni che Papa Francesco ha dato ai membri di Comunione e Liberazione, incontrati in massa in Piazza San Pietro, a 60 anni dall’inizio del Movimento fondato da don Luigi Giussani.
di Alessandro De Carolis – Radio Vaticana

Un fuoco scoppiettante e non uno strato di nobile cenere, da conservare con cura. Papa Francesco usa questa e un’altra mezza dozzina di immagini per spiegare che un carisma – in quanto dono di Dio – è e sarà sempre un dono che produce vita, anche a distanza di anni, e mai un polveroso monumento alla memoria, sbiadito e inerte.
Una Persona, non un’idea
Il carisma in questione è quello che condividono le almeno 80 mila persone, aderenti al Movimento Comunione e Liberazione, che riempiono Piazza San Pietro e danno calore a una mattina che della primavera ha ancora solo la luce. Francesco fa un lungo giro in papamobile tra la Piazza e Via della Conciliazione prima di mettersi in piedi davanti alla folla e confidare subito il “bene” che don Giussani ha fatto alla sua persona e al suo sacerdozio. In particolare, per quel suo insistere sull’esperienza dell’“incontro”, “non con un’idea, ma con una Persona”, con la “carezza della misericordia di Gesù”:
“La morale cristiana non è lo sforzo titanico, volontaristico, di chi decide di essere coerente e ci riesce, una sorta di sfida solitaria di fronte al mondo. No. Questa non è la morale cristiana, è un’altra cosa questa. La morale cristiana è risposta, è la risposta commossa di fronte a una misericordia sorprendente, imprevedibile, addirittura ‘ingiusta’ secondo i criteri umani, di Uno che mi conosce, conosce i miei tradimenti e mi vuole bene lo stesso, mi stima, mi abbraccia, mi chiama di nuovo, spera in me, attende da me”.
“Essere decentrati”
Francesco batte a lungo sull’essenza di un carisma che 60 anni fa accese in don Giussani “l’urgenza” di “ritornare agli aspetti elementari del cristianesimo”, creando così un corpo ecclesiale innervato dal Vangelo:
“Dopo sessant’anni, il carisma originario non ha perso la sua freschezza e vitalità. Però, ricordate che il centro non è il carisma, il centro è uno solo, è Gesù: Gesù Cristo! Quando metto al centro il mio metodo spirituale, il mio cammino spirituale, il mio modo di attuarlo, io esco di strada. Tutta la spiritualità, tutti i carismi nella Chiesa devono essere ‘decentrati’: al centro c’è solo il Signore!”.
Né guide da museo né adoratori di ceneri
E poi, osserva il Papa, “il carisma non si conserva in una bottiglia di acqua distillata” e fedeltà al carisma “non vuol dire ‘pietrificarlo’”, giacché – ribadisce – è solo “il diavolo quello che ‘pietrifica’”:
“Il riferimento all’eredità che vi ha lasciato Don Giussani non può ridursi a un museo di ricordi, di decisioni prese, di norme di condotta. Comporta certamente fedeltà alla tradizione ma fedeltà alla tradizione – diceva Mahler – ‘significa tenere vivo il fuoco, e non adorare le ceneri’. Don Giussani non vi perdonerebbe mai che perdeste la libertà e vi trasformaste in guide da museo o adoratori di ceneri. Tenete vivo il fuoco della memoria di quel primo incontro e siate liberi!”.
Sinceri e “in uscita”
E da questa libertà, conclude Francesco, nascono “braccia, mani, piedi”, mente e cuori a servizio “di una Chiesa ‘in uscita’”:
“‘Uscire’ significa anche respingere l’autoreferenzialità, in tutte le sue forme, significa saper ascoltare chi non è come noi, imparando da tutti, con umiltà sincera. Quando siamo schiavi dell’autoreferenzialità finiamo per coltivare una ‘spiritualità di etichetta’: ‘Io sono CL’ questa è l’etichetta; e poi cadiamo nelle mille trappole che ci offre il compiacimento autoreferenziale, quel guardarci allo specchio che ci porta a disorientarci e a trasformarci in meri impresari di una Ong”.
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Tweet del Papa
Mentre mi accingo a compiere il Viaggio Apostolico in Türkiye, con questa lettera desidero incoraggiare in tutta la Chiesa un rinnovato slancio nella professione della fede, la cui verità, che da secoli costituisce il patrimonio condiviso tra i cristiani, merita di essere confessata e approfondita in maniera sempre nuova e attuale.













