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Dare i propri peccati al Signore

Posté par atempodiblog le 16 décembre 2014

O mio Gesù, in segno di riconoscenza per tante grazie, Ti offro l’anima ed il corpo, l’intelletto e la volontà e tutti i sentimenti del mio cuore. Coi voti mi sono data tutta a Te, non ho più nulla da poterTi offrire. Gesù mi disse:

«Figlia Mia, non Mi hai offerto quello che è effettivamente tuo».

Mi concentrai in me stessa e mi tesi conto che amavo Iddio con tutte le forze della mia anima e, non riuscendo a conoscere che cos’era che non avevo dato al Signore, domandai: «Gesù, dimmelo e Te lo do immediatamente con generosità di cuore». Gesù mi disse con amabilità:

«Figlia, dammi la tua miseria, che è l’unica tua esclusiva proprietà».

dal Diario di Santa Faustina Kowalska

Dare i propri peccati al Signore dans Citazioni, frasi e pensieri S-Faustina-Kowalska

Papa Francesco ricorda la storia di un santo che pensava di aver dato tutto al Signore, con estrema generosità:

“Ascoltava il Signore, andava sempre secondo la sua volontà, dava al Signore e il Signore: ‘Ma tu non mi hai dato una cosa, ancora”. E il povero era tanto buono e dice: ‘Ma, Signore, cosa non ti ho dato? Ti ho dato la mia vita, lavoro per i poveri, lavoro per la catechesi, lavoro qui, lavoro là…’. ‘Ma qualcosa tu non mi hai dato ancora’.- ‘Che, Signore?. ‘I tuoi peccati’. Quando noi saremo in grado di dire al Signore: ‘Signore, questi sono i miei peccati – non sono di quello, di quello, sono i miei… Sono i miei. Prendili tu e così io sarò salvo’ – quando noi saremo capaci di fare questo noi saremo quel bel popolo, ‘popolo umile e povero’, che confida nel nome del Signore. Il Signore ci conceda questa grazia”.

Tratto da: Radio Vaticana

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La conversione è un impegno di ogni giorno

Posté par atempodiblog le 16 décembre 2014

La conversione è un impegno di ogni giorno dans Fede, morale e teologia 5xo178

«Quando la Madonna invita alla conversione, intende un cammino di tutta la vita. A volte si sente qualcuno affermare: “Mi sono convertito”. E’, invece, più esatto dire: “Ho incominciato a convertirmi”. La nostra conversione è un impegno di ogni giorno e nessuno può dire: “Mi sono convertito”. Dobbiamo, invece, ripetere a noi stessi: “Io voglio, io voglio andare avanti nella mia conversione ogni giorno”. Poi pregare Dio per questo dono, perché mi dia la possibilità di capire e di vivere la mia conversione. Uno che si illude di essersi già convertito significa che non è andato avanti nel cammino e che per lui la conversione è solo una parola. La nostra conversione è sempre un andare avanti e non si dà che uno possa dire: “Io mi sono convertito”, ma al contrario deve dire: “Io voglio convertirmi”, e ripeterlo per tutta la vita, giorno dopo giorno».

Vicka Ivanković Mijatović

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Contemplazione: la Natività

Posté par atempodiblog le 16 décembre 2014

Contemplazione: la Natività
Tratto dagli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio

Contemplazione: la Natività dans Fede, morale e teologia Nativit

La solita preghiera preparatoria.

[111] Il primo preludio è il soggetto della contemplazione: nostra Signora, che era incinta di quasi nove mesi, seduta in groppa a un’asina (come si può piamente pensare), san Giuseppe e una domestica partirono da Nazaret conducendo con sé un bue, per andare a Betlemme a pagare il tributo che Cesare aveva imposto a tutte quelle regioni [264].

[112] Il secondo preludio è la composizione vedendo il luogo: qui sarà vedere con l’immaginazione la strada da Nazaret a Betlemme, considerando quanto è lunga e larga, e se corre in pianura o per valli o per alture; così pure vedere la grotta della natività, osservando se è grande o piccola, bassa o alta, e che cosa contiene.

[113] Il terzo preludio sarà lo stesso della contemplazione precedente e si farà allo stesso modo.

[114] Primo punto: vedo le persone, cioè nostra Signora, san Giuseppe, la domestica e il bambino Gesù appena nato; mi faccio come un piccolo e indegno servitorello guardandoli, contemplandoli e servendoli nelle loro necessità, come se mi trovassi lì presente, con tutto il rispetto e la riverenza possibili. Infine rifletterò su me stesso per ricavare qualche frutto.

[115] Secondo punto: osservo, noto e contemplo quello che dicono; e, riflettendo su me stesso, cerco di ricavare qualche frutto.

[116] Terzo punto: osservo e considero quello che fanno; per esempio, camminano e si danno da fare perché il Signore nasca in un’estrema povertà, per poi morire sulla croce, dopo aver tanto sofferto la fame e la sete, gli insulti e le offese: e tutto questo per me; infine, riflettendo,cerco di ricavare qualche frutto spirituale.

[117] Colloquio. Alla fine farò un colloquio, come nella contemplazione precedente, e dirò un Padre nostro.

Divisore dans San Francesco di Sales

Freccia dans Viaggi & Vacanze Novena di Natale del Beato Don Giustino Maria Russolillo

Freccia dans Viaggi & Vacanze Catechesi sul Natale di Benedetto XVI

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Bilbao e le sue radici cristiane

Posté par atempodiblog le 15 décembre 2014

Bilbao e le sue radici cristiane
Tratto da: Bilbao.it

Bilbao e le sue radici cristiane dans Apparizioni mariane e santuari j8k710

Ogni città spagnola, Bilbao compresa, manifesta un forte attaccamento alle radici cristiane reso esplicito dalla presenza di chiese antiche dall’alto valore storico-artistico.

Bilbao è stata al centro del cammino di pellegrinaggio che conduceva a Santiago di Compostela. Non deve sorprendere, quindi, se il luogo di culto più rappresentativo è la Cattedrale di Santiago.

La particolarità di alcuni edifici religiosi a Bilbao è la loro architettura, a metà strada tra la costruzione adibita al culto di Dio e la fortezza militare. Bilbao, del resto, si trovava in un punto geografico particolarmente esposto agli attacchi dei nemici. Una simile conformazione architettonica la riscontriamo nella Basilica de Nuestra Señora de Begoña.

Gli altri luoghi di culto di Bilbao costituiscono un itinerario imperdibile nella città basca.

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La Cattedrale di Santiago a Bilbao è una bellissima chiesa e porta il nome della località spagnola, meta di pellegrinaggio cristiano da molti secoli.

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Decisamente originale nell’aspetto è la Basilica de Nuestra Señora de Begoña, costruzione religiosa realizzata nel Cinquecento. Nel corso della storia di Bilbao è stata trasformata in una fortezza difensiva.

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La Chiesa di San Antón è un edificio religioso assolutamente da includere nel tour alla scoperta di Bilbao. La costruzione risale al periodo tardo medievale e fu più volte danneggiata nel corso della sua storia.

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La Chiesa di San Francisco de Asis rientra a pieno titolo negli itinerari turistici alla scoperta di Bilbao. Il nome ricorda il santo proveniente da Assisi che rivoluzionò la storia della cristianità nel Medioevo.

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La Chiesa di San Nicolás si trova in posizione centrale a Bilbao ed è dedicata a San Nicola di Bari. E’ un ottimo esempio di architettura barocca, essendo stata realizzata nel diciottesimo secolo, e conserva preziose opere artistiche.

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La Chiesa di Santos Juanes si trova nel centro storico di Bilbao, ed è una bellissima costruzione risalente al ’600 di stile barocco classicista.

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«Preghiera, respiro dell’anima»

Posté par atempodiblog le 15 décembre 2014

«Preghiera, respiro dell’anima»
di Avvenire

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Ricorda un po’ il “lasciate che i bambini vengano a me” la raccomandazione rivolta ieri ai fedeli dal Papa contro chi si mostra infastidito per i piccoli che, magari piangendo, ‘disturbano’ in chiesa durante la messa e li vorrebbe veder allontanati. “I bambini piangono, fanno rumore, vanno di qua e di là. Ma mi dà tanto fastidio quando in chiesa un bambino piange e c’è chi dice che deve andare fuori. Il pianto del bambino è la voce di Dio: mai cacciarli via dalla chiesa”, ha avvertito Francesco nella visita pomeridiana alla parrocchia romana di San Giuseppe all’Aurelio, incontrando le famiglie dei 60 battezzati nell’ultimo anno. “Il loro pianto è la miglior predica”, ha quindi aggiunto.

Ancora una dimostrazione, quindi, di quanto il Papa argentino sia lontano dall’idea di una fede compassata e ‘ingessata’, e di quanto invece per lui l’essere cristiani consista proprio nell’apertura verso gli altri, specie verso chi rappresenta la vita che cresce, come i più piccoli. Ai loro genitori Francesco ha dato anche un “compito a casa”, quello di cercare la data del proprio battesimo. “È il nostro giorno di festa – si è raccomandato -, quel giorno abbiamo conosciuto Gesù”. E ha raccontato di essere stato battezzato il giorno di Natale, “proprio otto giorni dopo la mia nascita, perché a quel tempo in Argentina si faceva così”.

Ne ha accarezzati e baciati ancora una volta tanti di bambini, Bergoglio, nella sua visita di tre ore alla parrocchia nella periferia ovest di Roma. Accolto con striscioni come “Benvenuto Papa Francesco” e anche con un cartellone “Buon compleanno Santità”, in vista del suo 78/mo genetliaco che cade mercoledì prossimo, il Papa si è immerso in una realtà che comprende anche una comunità rom, insediata nella vicina via Tenuta Piccirilli. “Vi auguro il meglio, che sempre sia pace per la vostra famiglia, che ci sia il lavoro, che ci sia gioia. E non perdete mai la speranza. Perché la speranza è il Signore: e il Signore non delude mai”, ha detto incontrando una rappresentanza di dieci rom, che come ha spiegato il parroco don Giuseppe Lai frequentano la chiesa tutte le domeniche, e altre 25 persone disagiate accolte in un residence nelle adiacenze.

Dopo aver incontrato anche 80 malati e aver confessato alcuni fedeli come un normale parroco, nell’omelia della messa Francesco ha esortato alla “gioia” del Natale, spiegando che essa si raggiunge con la preghiera, con il rendere grazie a Dio per quello che si ha e con l’aiuto a quelli che soffrono e che hanno più bisogno. La “gioia” del Natale, ha ammonito papa Francesco, non è certo “fare un bel pranzone”, né farsi trascinare “nell’angoscia del consumismo, del ‘mi manca questo, mi manca quello”. Nè è da cristiani, secondo Bergoglio, passare la vita a lamentarsi: “Io conoscevo una suora, lontano da qua, questa suora era buona, lavorava, ma la sua vita era lamentarsi per tante cose che succedevano, tanto che l’avevano chiamata suor Lamentela”. Ma “un cristiano non può vivere così”.

In mattinata, all’Angelus, dedicato anche al battesimo dei “bambinelli” dei presepi romani e durante il quale ha più volte invitato i fedeli a ripetere con lui la frase di uno striscione – “Con Gesù la gioia è di casa” -, il Papa ha fatto un “regalo” ai 50 mila presenti, facendo distribuire gratuitamente altrettante copie di un libretto di preghiere, in formato ultra-tascabile, preparato dall’Elemosineria Apostolica e edito dalla Lev, che da oggi sarà in vendita a 60 centesimi. “La preghiera è il respiro dell’anima – ha detto -: è importante trovare dei momenti nella giornata per aprire il cuore a Dio, anche con le semplici e brevi preghiere del popolo cristiano”. “Prendetene uno ciascuno e portatelo sempre con voi – ha aggiunto a proposito del libretto -, come aiuto a vivere tutta la giornata con Dio”. Il fascicolo, che ha una prima tiratura di 50 mila copie, si intitola semplicemente “Preghiere” e si conclude con l’ormai famosa riflessione dell’allora padre Bergoglio sulle cinque dita della mano che ci ricordano per chi dobbiamo pregare ogni giorno: il pollice ci rammenta chi è più vicino a noi; l’indice chi ha il compito di guidare gli altri; il medio rappresenta tutti coloro che hanno nelle mani le sorti della società; l’anulare, il dito più debole, ci ricorda quanti soffrono nel corpo e nello spirito; e, infine, il mignolo, il dito più minuto, serve a ricordarci di invocare il Signore per noi stessi.

Intanto Bergoglio ha anche scritto una lettera ai detenuti della Casa circondariale di Latina, in cui auspica che la permanenza in carcere sia occasione “di autentica crescita per trovare la pace del cuore”. La lettera è stata consegnata al cappellano, don Nicola Cupaiolo, da monsignor Yoannis Lahzi Gaid, uno dei segretari particolari del Papa, già viceparroco nel capoluogo pontino. Il vescovo di Latina, mons. Mariano Crociata, ha espresso gioia e gratitudine per il “gesto di squisita attenzione del Santo Padre” nei riguardi dei circa 120 detenuti della struttura, di cui 30 sono le donne recluse nella sezione di alta sicurezza, per reati di terrorismo o mafia.

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“Non si è mai sentito di un Santo triste o di una Santa con la faccia funebre. Mai si è sentito questo! Sarebbe un controsenso. Il cristiano è una persona che ha il cuore ricolmo di pace perché sa porre la sua gioia nel Signore anche quando attraversa i momenti difficili della vita. Avere fede non significa non avere momenti difficili, ma avere la forza di affrontarli sapendo che non siamo soli. E questa è la pace che Dio dona ai suoi figli”.


“Non occorre più cercare altrove! Gesù è venuto a portare la gioia a tutti e per sempre. Non si tratta di una gioia soltanto sperata o rinviata al paradiso: qui nella terra siamo tristi ma in paradiso saremo gioiosi. No, no! Non è questa, ma una gioia già reale e sperimentabile ora, perché Gesù stesso è la nostra gioia, e la nostra casa con Gesù è la gioia, come diceva quel vostro cartello: ‘con Gesù la gioia è a casa’”. (Papa Francesco)

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Immersi nel soprannaturale

Posté par atempodiblog le 13 décembre 2014

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La religione ha perduto la sua anima; si è codificata. La maggior parte dei cattolici considerano i Vangeli solo come un codice morale che promette loro la salvezza eterna come ricompensa dell’esecuzione onesta del loro dovere sociale.

E invece! Non capiscono e non vedono niente. Noi siamo circondati di soprannaturale. Vi siamo immersi… Viviamo nel meraviglioso e nel soprannaturale!… Soltanto, l’uomo può rendersene conto unicamente quando è se stesso. E l’uomo è quasi sempre al di sotto di se stesso.

di Gerorges Bernanos

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Non vergognarsi di Gesù Cristo

Posté par atempodiblog le 13 décembre 2014

Non vergognarsi di Gesù Cristo dans Citazioni, frasi e pensieri vruahc

Ragazzi, che uomini siete se per essere accreditati presso i vostri amici… dove si bestemmia, ecc… pur di essere accolti nel gruppo, fate finta di non essere cristiani, oppure andate con un amico che non è credente e invece di essere voi che lo attirate alla fede, che cercate di convincerlo, di portarlo in chiesa… siete voi che andate dietro a lui. Ecco, queste sono le cose ordinarie dove basta che il diavolo faccia un soffio sulla vostra fede e la candela si spegne […] come si dice nel Vangelo, “quel seme che è caduto nelle spine che cresce un po’ e poi secca”. Le tentazioni sono all’ordine del giorno, una battaglia quotidiana… non è tanto il cadere nella tentazione, quanto il fatto di rinunciare a combattere.

[…] Qui, in Occidente, ci sono le persecuzioni a colpi di spillo, come le intimidazioni, per cui uno rischia di aver paura di mostrare la sua fede. Si fa vedere come “sono una pecora del gregge anch’io”, “se ho la croce, la nascondo”… Attenzione a non nascondersi nel branco per seguire l’andazzo. Sopportiamo anche le piccole cose come le prese in giro, ma testimoniamo la nostra fede tranquillamente. In questo mondo dove bisogna camminare controcorrente, in questo tipo di società dove noi ci troviamo adesso, dobbiamo essere un po’ più coraggiosi… La Madonna e il Papa ci dicono di essere testimoni… o abbiamo vergogna di Gesù Cristo? E’ grave aver vergogna di Gesù Cristo. Testimoniamolo, seguiamolo ed amiamolo. […] Abbiamo questo capitale da diffondere nella società che è il Vangelo, che è una cosa straordinaria, e, in questo modo, riprendendo la gioia della creatività della fede credo che la vita cristiana diventi una fonte di gioia e una bellezza poterla testimoniare.

di padre Livio Fanzaga – Radio Maria

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Il carpe diem non è la religione di persone felici

Posté par atempodiblog le 13 décembre 2014

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Walter Pater ha detto che noi siamo tutti condannati a morte e che la sola via possibile è di godere momenti squisiti in se stessi. La medesima lezione insegnava la filosofia, così potente e così desolata di Oscar Wilde. E’ la religione del carpe diem; ma la religione del carpe diem non è la religione di persone felici, bensì di persone molto infelici. La grande gioia non coglie i boccioli di rosa finché può; i suoi occhi sono fissati sulla rosa immortale che Dante poté vedere. La grande gioia ha in sé il senso dell’immortalità; lo stesso splendore della giovinezza risiede nella sensazione di avere tutto lo spazio per distendere le gambe.

Gilbert Keith Chesterton

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Brame mascherate da premure

Posté par atempodiblog le 12 décembre 2014

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“La menzogna” di Salvator Rosa

Oh! le belle e virtuose premure onde andiamo tutti coprendo le interessate nostre mire! Quanto volentieri si affetta la protezione altrui per nascondere la propria ambizione! Quanto facilmente si maschera la propria superbia con una bugiarda cura di riformare gli abusi e di perfezionare i costumi! Con quanto zelo si finge di promuovere il pubblico vantaggio per coprire la propria avarizia! Se ascoltate un ambizioso, egli sarà tutto zelo, perché gli onori e le cariche siano giustamente distribuite secondo la capacità ed il merito di ciascuno; ed ogni volta che ne verrà conferita qualcuna, avrà sempre a dire, perché non è stata conferita a tale che ha reso tanti servigi al pubblico, che ha date tante prove de’ suoi talenti, che era tutto fatto per quella carica: quare non datum est egenis! E chi potesse leggere nel fondo nel cuore di lui, vi vedrebbe quanto agognasse a conseguire quell’onore, quella carica per sé stesso.

Se ascoltate un voluttuoso, non finirà mai di declamare contro l’ineguale, ingiusta, distribuzione de’ comodi, degli agi e de’ piaceri della vita. Perché, dirà egli, que’ cocchj, che servono a portare quel giovane sano, robusto e vegeto al corso e al divertimento, non servono piuttosto a sostenere e condurre per le sue necessità quel vecchio stanco dalle fatiche, infermo e cadente! Perché di quell’ozio, onde tanto abbondano certuni, che non sanno quasi come ingannarlo, non se ne fa parte a tanti che sono sempre sotto il gioco e sotto il peso del travaglio! Perché quei piaceri, che per alcuni si succedono gli uni
agli altri senza interruzione, non si danno a gustare talvolta a quelli che vivono ognora nell’amarezza, delle afflizioni e delle tribolazioni! Quare non datum est egenis! Ma tutte queste declamazioni nascono dall’ardente desiderio onde egli vorrebbe egli avere e cocchio e ozio e piaceri.

di Mons. Francesco Maria Zoppi (vescovo)

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La favola di Natale (di Giovannino Guareschi)

Posté par atempodiblog le 12 décembre 2014

La favola di Natale (di Giovannino Guareschi)
Tratto da: Racconti, fiabe, filastrocche e… non solo

La favola di Natale (di Giovannino Guareschi) dans Giovannino Guareschi Santo-Natale

Natale è la festa della famiglia e tutti si danno da fare per trascorrerla insieme in allegria; se gli adulti hanno da fare, i bambini non sono da meno.

In molte famiglie è tradizione che i figli recitino nel giorno della festa una poesia e allora … che fatica imparare le poesie! E se poi in famiglia ci sono più poesie da imparare c’è il rischio che mezzo quartiere sia costretto a impararle.

Forse Margherita ha ragione quando dice che occorre la maniera forte coi bambini: il guaio è che, a poco a poco, usando e abusando della maniera forte, in casa mia si lavora soltanto con le note sopra il rigo.

La tonalità, anche nei più comuni scambi verbali, viene portata ad altezze vertiginose e non si parla più, si urla. Ciò è contrario allo stile del «vero Signore», ma quando Margherita mi chiede dalla cucina che ore sono, c’è la comodità che io non debbo disturbarmi a rispondere perché l’inquilino del piano di sopra si affaccia alla finestra e urla che sono le sei o le dieci.

Margherita, una sera del mese scorso, stava ripassando la tavola pitagorica ad Albertino e Albertino s’era impuntato sul sette per otto.

Sette per otto?”, – cominciò a chiedere Margherita. E, dopo sei volte che Margherita aveva chiesto quanto faceva sette per otto, sentii suonare alla porta di casa.

Andai ad aprire e mi trovai davanti il viso congestionato dell’inquilino del quinto piano  (io sto al secondo).

Cinquantasei!”, – esclamò con odio l’inquilino del quinto piano.

Rincasando, un giorno del dicembre scorso, la portinaia si sporse dall’uscio della portineria e mi disse sarcastica: “Natale, è Natale è la festa dei bambini – è un emporio generale – di trastulli e zuccherini!”.

Ecco, – dissi tra me – Margherita deve aver cominciato a insegnare la poesia di Natale ai bambini.

Arrivato davanti alla porta di casa mia, sentii appunto la voce di Margherita:

“È Natale, è Natale – è la festa dei bambini!…”.

“È la festa dei cretini!” – rispose calma la Pasionaria. Poi sentii urla miste e mi decisi a suonare il campanello.

Sei giorni dopo, il salumaio quando mi vide passare mi fermò.

“Strano”, – disse – “una bambina così sveglia che non riesce a imparare una poesia così semplice. La sanno tutti, ormai, della casa, meno che lei”.

“In fondo non ha torto se non la vuole imparare”, – osservò gravemente il lattaio sopravvenendo. “È una poesia piuttosto leggerina. È molto migliore quella del maschietto: O Angeli del Cielo – che in questa notte santa – stendete d’oro un velo – sulla natura in festa…”.

“Non è così”, – interruppe il garzone del fruttivendolo. “O Angeli del Cielo – che in questa notte santa stendete d’oro un velo – sul popolo che canta…”.

Nacque una discussione alla quale partecipò anche il carbonaio, e io mi allontanai.

Arrivato alla prima rampa di scale sentii l’urlo di Margherita: “…che nelle notti sante – stendete d’oro un velo – sul popolo festante…”.

Due giorni prima della vigilia, venne a cercarmi un signore di media età molto dignitoso.

“Abito nell’appartamento di fronte alla sua cucina”, – spiegò. “Ho un sistema nervoso molto sensibile, mi comprenda. Sono tre settimane che io sento urlare dalla mattina alla sera: È Natale, è Natale – è la festa dei bambini – è un emporio generale – di trastulli e zuccherini. Si vede che è un tipo di poesia non adatto al temperamento artistico della bambina e per questo non riesce a impararla. Ma ciò è secondario: il fatto è che io non resisto più: ho bisogno che lei mi dica anche le altre quartine. lo mi trovo nella condizione di un assetato che, da quindici giorni, per cento volte al giorno, sente appressarsi alla bocca un bicchiere colmo d’acqua. Quando sta per tuffarvi le labbra ecco che il bicchiere si allontana. Se c’è da pagare pago, ma mi aiuti”.

Trovai il foglio sulla scrivania della Pasionaria.

Il signore si gettò avidamente sul foglio: poi copiò le altre quattro quartine e se ne andò felice.

“Lei mi salva la vita” - disse sorridendo.

La sera della vigilia di Natale passai dal fornaio, e il brav’uomo sospirò.

“È un pasticcio” – disse. – “Siamo ancora all’emporio generale. La bambina non riesce a impararla, questa benedetta poesia. Non so come se la caverà stasera. Ad ogni modo è finita!” – si rallegrò.

Margherita, la sera della vigilia era triste e sconsolata.

Ci ponemmo a tavola, io trovai le regolamentari letterine sotto il piatto.

Poi venne il momento solenne.

“Credo che Albertino debba dirti qualcosa”, – mi comunicò Margherita.

Albertino non fece neanche in tempo a cominciare i convenevoli di ogni bimbo timido: la Pasionaria era già ritta in piedi sulla sua sedia e già aveva attaccato decisamente:

“O Angeli del Cielo – che in queste notti sante – stendete d’oro un velo – sul popolo festante…”. Attaccò decisa, attaccò proditoriamente, biecamente, vilmente e recitò, tutta d’un fiato, la poesia di Albertino.

“È la mia!”,  singhiozzò l’infelice correndo a nascondersi nella camera da letto.

Margherita, che era rimasta sgomenta, si riscosse, si protese sulla tavola verso la Pasionaria e la guardò negli occhi.

“Caina!”,  urlò Margherita.

Ma la Pasionaria non si scompose e sostenne quello sguardo. E aveva solo quattro anni, ma c’erano in lei Lucrezia Borgia, la madre dei Gracchi, Mata Hari, George Sand, la Dubarry, il ratto delle Sabine o le Sorelle Karamazoff.

Intanto Abele, dopo averci ripensato sopra, aveva cessato l’azione.

Rientrò Albertino, fece l’inchino e declamò tutta la poesia che avrebbe dovuto imparare la Pasionaria.

Margherita allora si mise a piangere e disse che quei due bambini erano la sua consolazione.

La mattina un sacco di gente venne a felicitarsi, e tutti assicurarono che colpi di scena così, non ne avevano mai visti neanche nei più celebri romanzi gialli.

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Lettera di Babbo Natale del 1928 – 20 Dicembre

Posté par atempodiblog le 12 décembre 2014

Lettera di Babbo Natale del 1928 20 Dicembre
di J. R. R. Tolkien – Le lettere di Babbo Natale
Tratto da: Racconti, fiabe, filastrocche e… non solo

Lettera di Babbo Natale del 1928 – 20 Dicembre dans John Ronald Reuel Tolkien 34hgozt

In Cima’l Mondo, Polo Nord
Giovedì 20 dicembre 1928

Miei cari ragazzi,

un altro Natale e un anno di vecchiaia in più per me… e pure per voi. Tuttavia, mi sento in piena forma – molto gentile Michele a domandarmelo – e non troppo tremolante. La ragione è che, dopo freddo e buio che abbiamo avuto nel 1927 – vi ricordate? –, finalmente abbiamo ripristinato del tutto le luci e il riscaldamento. Sono peraltro certo che vi rammenterete di chi è stata la colpa di quel trambusto. E cosa credete abbia combinato questa volta il povero, caro, vecchio orso? Niente di peggio che far saltare tutte le luci. E poi ruzzolato giù dalla cima dello scalone giovedì!

Chi ha lasciato il sapone sui gradini? Certo non io!

Stavamo cominciando a trasportare il primo carico di pacchetti dalle stanze  dove li immagazziniamo all’atrio. Orso Bianco ha insistito per impilarne una fila enorme sulla testa e per prenderne altri ancora fra le zampe. E così bang, bruuummm, cic-cic-cic, crash! Poi lamenti e ringhi da paura.

Sono corso sul pianerottolo e ho visto che orso Bianco era caduto giù in fondo alle scale; era atterrato sul naso e aveva lasciato dietro di sé – lungo tutto il percorso, una scia di palline, di fagotti, di pacchetti e di altre cose ancora… Era pure finito sopra alcuni oggetti e li aveva rotti. Spero che per sbaglio non vi capitino proprio alcuni di quelli. Vi ho disegnato l’intera scena. Orso Bianco si è stizzito molto per questo.

de2teq dans Libri

Certo, ovviamente.

Dice che le mie illustrazioni natalizie lo prendono sempre in giro e che un anno ve ne manderà una disegnata da lui in cui faccio io la figura dello sciocco (cosa che però naturalmente io non faccio mai; e per di più lui non sa disegnare sufficientemente bene per farlo).

Si che so disegnare bene. Ho fatto la bandiera che sta qui sotto.

Orso Bianco ha urtato il mio braccio e ha rovinato il disegnino – lo trovate giù in basso – della Luna che ride e di lui che le agita conto i pugni.

Quando è riuscito a risollevarsi da terra è corso fuori dall’uscio e si è rifiutato di metter a posto le cose solo per il fatto che io, avendo capito che il danno non era granché, mi ero seduto sui gradini ed ero scoppiato a ridere… Per questo ride anche la Luna: la parte però in cui Orso Bianco è tutto arrabbiato è stata tagliata via perché lui ha fatto sbavare l’inchiostro.

Comunque, ho pensato che in cambio vi sarebbe piaciuta una illustrazione  dell’interno della mia grande casa nuova. Il salone si trova sotto l’ampia cupola, che è il luogo dove noi stiviamo i regali già pronti per essere caricati sulle slitte che attendono alle porte. Orso Bianco e io l’abbiamo costruita quasi tutta da soli, abbiamo pure steso le piastrelle azzurre e color malva. Le balaustre e il soffitto non sono drittissime…

Non è colpa mia. E’ stato Babbo Natale a metter su le balaustre.

…ma non è che poi importi davvero molto… Gli alberi. Le stelle, i soli e le lune che vedete disegnati alle pareti li ho dipinti io. Poi ho detto ad Orso Bianco: “Lascio a te i fregi (F-R-E-G-I)”.

E lui: “Pensavo che facesse già abbastanza freddo fuori… e i tuoi colori all’interno, tutti violacei –grigiastri – verdini smunti, sono altrettanto freddi”.

Al che ho detto: “Non fare l’orso sciocco: dacci dentro, c’è a disposizione del buon vecchio colore polare”… E, così, ecco il risultato!!! Ghiaccioli in ogni angolo del salone per ottenere i freddi (F-R-E-D-D-I) – Orso Bianco non conosce molto bene l’ortografia – e un orripilante colore acceso per rendre quei freddi un po’ più caldi!!!

Ebbene, miei cari, spero che vi piacciano i regali che vi ho portato: quasi tutti quelli che avete domandato e tantissime altre cosucce che non avete chiesto e a cui ho pensato io all’ultimo momento. Spero che vi scambierete spesso gli accessori del trenino e la fattoria con gli animali, e che non penserete mai che quei giochi appartengano solamente al proprietario della calza in cui sono stati trovati. Abbiatene cura perché sono alcuni dei miei giocattoli migliori.

Tanti cari saluti a Chris, tanti cari saluti a Michael e tanti cari saluti a John, che deve essere diventato davvero grande per non scrivermi più (per i pantaloni ho infatti dovuto tirare a indovinare… Spero che vadano bene: li ha scelti Orso Bianco; dice di sapere ciò che piace a John perché a John piacciono gli orsi).

Il vostro affezionatissimo Babbo Natale
E tutto il mio affetto Orso Bianco 

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“Vieni, o SS. Maria…”

Posté par atempodiblog le 11 décembre 2014

Vieni a visitarmi, a stare con me, o Maria! dans Citazioni, frasi e pensieri Beato-Giustino-Russolillo-della-santissima-Trinit-Visitazione

“Vieni, o SS. Maria, nell’anima mia, nella mia casa, nelle mie opere, come andasti a Betlemme; l’anima mia è una povera grotta, una ignobile greppia. Eppure il Signore ci vuole il Suo Avvento e Natale!

Vieni, o Maria santissima! Essa si trasformerà, per la Tua presenza, in un Paradiso, in cui voleranno gli Angeli e accorreranno altri adoratori, dietro la Tua stella. Il Signore Gesù ci vuole soprattutto Sua Madre!”.

Beato Giustino Maria Russolillo

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Le persone non sono tasti di pianoforte

Posté par atempodiblog le 11 décembre 2014

Le persone non sono tasti di pianoforte dans Citazioni, frasi e pensieri 2qardza

“Le persone sono sempre persone, non tasti di pianoforte. Perché nessuno può schiacciarci per suonare la musica che piace a loro”.

Fëdor Dostoevskij

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Il significato antico e sempre nuovo del presepe

Posté par atempodiblog le 8 décembre 2014

Cammino di Avvento dans Avvento Pregare-accanto-al-presepe

Il primo presepe fu voluto da san Francesco. Di ritorno dalla Terra Santa, Francesco pensò di rappresentare la nascita di Gesù in Betlemme perché i fedeli, “vedendo con gli occhi del corpo” il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio, si disponessero a “vederLo anche con gli occhi del cuore”.
Ottenuta la licenza da Papa Onorio III, il santo chiese al cavaliere Giovanni Vellita di allestire, nel bosco introno a Greccio, il primo presepe con Bambinello, mangiatoia, bue e asino. Era la notte di Natale del 1223: nasceva così quella che sarebbe divenuta una delle principali tradizioni della cristianità.

Spiritualità popolare, cattolica, latina
Tradizione popolare, diffusa da principio grazie ai missionari francescani, divenuta presto comune espressione della spiritualità del Natale e nobilitata, in breve tempo, a vera e propria forma d’arte, tale da meritare l’interesse di artisti di varie epoche.
Tradizione eminentemente cattolica, estesa a tutte le latitudini e fortemente presente soprattutto nei Paesi di cultura latina, molto meno apprezzata, invece, nel mondo protestante che, soprattutto dal XVI secolo in poi, preferì l’uso dell’albero di Natale.
Tradizione, infine, che ha trovato un’accoglienza del tutto speciale nella cultura e nel sentimento nel Meridione d’Italia, e di Napoli particolarmente, dove il suo valore rappresentativo e simbolico è stato esaltato fino a divenire parte eminente del patrimonio storico, artistico, popolare e culturale.
Il presepe napoletano, infatti, presenta caratteristiche specifiche che lo differenziano dalla semplice ricomposizione della scena di Betlemme, anzi che se ne allontanano sostanzialmente e in modo che potrebbe sembrare totalmente antistorico, ma che, al contrario, esprime appieno il significato teologico dell’Incarnazione e la permanente attualità dell’evento evangelico.
Gli ambienti, i personaggi, le scene che animano il presepe napoletano sono il risultato di una lunga dimestichezza con la fede e con la dottrina, diffusa anche nei ceti sociali più popolari dall’insegnamento di grandi santi che vissero e predicarono a Napoli, da san Tommaso d’Aquino a sant’Alfonso Maria de’ Liguori, autore tra l’altro del canto natalizio per eccellenza, Tu scendi dalle stelle, traduzione in italiano del precedente Quanno nascette Ninno.
Il presepe napoletano è la sintesi di una spiritualità popolare, sentita, vissuta e stratificata nei secoli, capace di riconoscere nell’apparente semplicità della nascita di un Bambino il mistero di un annuncio di salvezza dato a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti luoghi.

[…]

Quest’incredibile modo di rendere visibile e tangibile ciò che è spirituale, non ha che una motivazione: rammentare a ciascuno di noi che la nascita del Salvatore è un evento straordinario che accade proprio nella nostra vita e al quale ognuno di noi è chiamato ad essere presente.

di Maria Carresi – Radici Cristiane

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L’Immacolata Concezione

Posté par atempodiblog le 8 décembre 2014

L'Immacolata Concezione dans Citazioni, frasi e pensieri Suor-Faustina-Kowalska

L’IMMACOLATA CONCEZIONE. Fin dal mattino ho avvertito la vicinanza della Madre SS.ma. Durante la santa Messa l’ho vista così splendente e bella, che non ho parole per poter esprimere almeno in piccola parte la Sua bellezza. Era tutta bianca, cinta da una sciarpa azzurra; anche il manto azzurro, la corona sul capo e da tutta la Sua persona s’irradiava uno splendore inconcepibile.

“Sono la Regina del cielo e della terra, ma soprattutto la vostra Madre”. Mi strinse al Suo Cuore e disse: Ti sono sempre vicina nelle sofferenze”.

Sentii la potenza del Suo Cuore Immacolato che si trasmise alla mia anima. Ora comprendo perché da due mesi mi sono preparata a questa festa e perché l’ho attesa con tanta nostalgia. Da oggi m’impegnerò per la massima purezza dell’anima, in modo che i raggi della grazia di Dio vi si riflettano in tutto il loro splendore. Desidero essere come il cristallo, per trovare compiacimento davanti ai Suoi occhi. In questo giorno ho visto un certo sacerdote circondato dallo splendore che proveniva da Lei; evidentemente quell’anima ama l’Immacolata.

Santa Faustina Kowalska

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