Il Papa telefona a sacerdote iracheno: sempre vicino a cristiani perseguitati

Posté par atempodiblog le 30 août 2014

Il Papa telefona a sacerdote iracheno: sempre vicino a cristiani perseguitati
Il Papa continua a seguire da vicino la drammatica situazione dei cristiani in Iraq. Nei giorni scorsi, ha telefonato a un sacerdote iracheno don Behnam Benoka, che lavora in un campo profughi ad Ankawa, nel nord del Paese.

di Sergio Centofanti – Radio Vaticana

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Don Behnam aveva fatto pervenire al Papa una lettera raccontando la situazione tragica in cui vivono centinaia di migliaia di cristiani: “Santità – scrive il sacerdote, come riportato dall’Agenzia Zenit – la situazione delle tue pecorelle è miserabile, muoiono e hanno fame, i tuoi piccoli hanno paura e non ce la fanno più. Noi, sacerdoti, religiosi e religiose, siamo pochi e temiamo di non poter rispondere alle esigenze fisiche e psichiche dei tuoi e nostri figli”.

Il sacerdote esprime la sua riconoscenza per i continui appelli del Papa per mettere fine alla sofferenza dei fratelli perseguitati in Iraq: “Vorrei ringraziarti tanto, anzi, tantissimo – afferma – perché ci porti sempre nel tuo cuore, mettici lì, sull’altare, dove celebri la Messa affinché Dio cancelli i nostri peccati e abbia misericordia di noi e magari tolga da noi questo calice”.

Papa Francesco, profondamente commosso per la lettera, ha telefonato al sacerdote appena rientrato dal viaggio in Corea, ribadendo il suo pieno sostegno e la sua vicinanza ai cristiani perseguitati. Ricordiamo che il cardinale Fernando Filoni, suo inviato in Iraq, ha portato nei giorni scorsi un milione di dollari da parte del Pontefice ai rifugiati iracheni. Papa Francesco ha quindi promesso che continuerà a fare il suo meglio per dare sollievo alla loro sofferenza. Infine, ha impartito la sua benedizione apostolica chiedendo al Signore per loro il dono della perseveranza nella fede.

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Ho sognato che avevo una grande famiglia a Mosul. Un incubo naturalmente. E però quanto vero

Posté par atempodiblog le 30 août 2014

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Nel sogno avevo una grande famiglia, genitori anziani, fratelli e sorelle, e una nidiata di bambini. Era mattina, e l’ordine era di partire entro la notte. Recuperavamo un vecchio camion scalcinato. Ma non ci saremmo stati insieme, tutti quanti, a bordo. Qualcuno avremmo dovuto lasciarlo lì. Il vecchio padre del sogno era immobile in un letto: lui stesso ci chiedeva di lasciarlo morire in casa sua. Poi c’era un fratello in carrozzella, e la carrozzella proprio sul camion non ci stava. Anche lui, sarebbe rimasto.

Il cielo sopra di noi si faceva sempre più basso e più livido. All’ora della partenza uno dei bambini piccoli non si trovava: sparito – era forse andato a cercare il suo gatto? – e l’ora dell’ultimatum stava per scattare.

Infine eravamo sul camion, che ansimando si metteva in moto. Ma io avevo il cuore tagliato a metà, per quelli che avremmo dovuto lasciare. Degli uomini armati, minacciosi, gridando ci facevano fretta. Partivamo. Il camion sulle buche della strada sobbalzava, e a un urto più forte mi sono svegliata.

Un incubo, naturalmente. E però quanto vero. Come se avessi visto con i miei occhi un giorno di questi, in una casa cristiana, a Mosul.

di Marina Corradi – Tempi

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«Busso, perché quello lassù mi apra». L’ultimo istante di umiltà di un orgoglioso non credente

Posté par atempodiblog le 30 août 2014

Forse tutta una vita, gli studi, le passioni, gli affetti, servono a un uomo perché nella sua ultima ora ceda, e come un mendicante domandi?
di
Marina Corradi

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Il malato era alle ultime ore. E sapeva ormai, ormai nonostante le pietose bugie aveva capito. Il petto ischeletrito gli sussultava penosamente a ogni respiro. Assistendo, muta, a questa sua battaglia mi accorgevo di quanto mi era infinitamente caro. L’orgoglioso non credente, il materialista convinto. Avevo pregato per lui, impotente però di fronte al muro della sua libertà. «Ma tu non sei capace di farlo, per lui, un miracolo?», avevo chiesto polemicamente a un santo che mi è caro. Come, però, non credendoci davvero.

Finché in quella lunga notte di veglia, nel denso silenzio che precede il nuovo giorno, accanto al letto la moglie mi ha raccontato del giorno prima. Nel dormiveglia il malato faceva con una mano il gesto di chi bussa a una porta. La moglie: «Ma cosa fai?». Lui, indicando il cielo: «Busso, perché quello lassù mi apra».

Forse tutta una vita, gli studi, le passioni, gli affetti, servono a un uomo perché nella sua ultima ora ceda a un istante di umiltà, e come un mendicante domandi? Aveva capito tutto, in pochi giorni, quell’uomo apparentemente per la vita intera in altre cose affaccendato. «Busso, perché quello lassù mi apra». Knocking on heaven’s door, come diceva quella canzone che ascoltava nella sua stanza, a diciott’anni.

Fonte: Tempi
Tratto da: Una casa sulla Roccia

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“Nemici interni” e cattolici da reality show, il Papa va giù duro

Posté par atempodiblog le 29 août 2014

“Nemici interni” e cattolici da reality show, il Papa va giù duro
di Cristiana Caricato – Il Sussidiario.net

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Siamo alla fine di un’estate che non è mai decollata, pronti a sequestrare un raggio di sole smarcato da nuvole e fulmini. Inseguiamo uno scorcio di bel tempo, da riempire con oziosi e inutili pensieri. Vogliamo una vacanza vera, quella con il caldo opprimente che ti frigge il cervello e ti impedisce qualsiasi attività intellettuale degna di rispetto. Eppure c’è chi ci dà il tormento. Chi insinua nel nostro meritato scampolo di agosto senza pioggia il tarlo che rosicchia il cassetto dove abbiamo temporaneamente riposto la coscienza.

È sempre lui, Francesco, il Papa che le vacanze le fa nell’habitat naturale (nel linguaggio bergogliano si traduce con “casa propria”), dormendo, pregando e dormendo, cercando di recuperare forze spese, in maniera apparentemente dissennata, in un ministero che non conosce misure. Ancora una volta il pontefice argentino invece di scivolare via tranquillo nell’ultima udienza generale d’agosto, con una catechesi senza scosse, ha picchiato giù duro. Ancora una volta aveva in mente la sua Chiesa, la Chiesa di Cristo, Una e Santa, che “prende origine dal Dio Trinità”, mistero di comunione, la Chiesa fondata su Gesù. Ancora una volta ha raccontato e testimoniato un Dio che non abbandona mai, che non lascia soli, che cammina con gli uomini per capirli e consolarli. Ancora una volta insomma ha fatto il parroco di campagna: si accorge che le cose non vanno tanto bene e dà a tutti una bella ripassata.

A cosa e chi pensava Bergoglio quando ha parlato dei peccati contro l’unità? Certo non solo alle infinite ramificazioni cristiane, a quel corpo lacerato nei secoli da dispute e ripicche teologiche, anatemi e scismi, ambizioni e scalate al potere. Lo ha detto lui stesso. Volava molto più basso e quindi, decisamente, più in profondità. Pensava ai “peccati parrocchiali”. Non una nuova categoria di infrazioni morali, tipo non far tintinnare il giusto euro nella cassetta delle candele elettriche o far squillare il telefonino con l’ultimo tormentone estivo durante la consacrazione, o ancora mettere le scarpe infangate sopra l’inginocchiatoio in similpelle.

No, qui si tratta di veri e proprio peccati contro l’unità e la santità della Chiesa. Ieri mattina il Papa pensava al luogo di condivisione e comunione che dovrebbe essere una parrocchia, trascinato nelle beghe da soap opera da fedeli infarciti di sentimentalismi e reazioni da reality show. C’è chi ci ha già pensato a raccontare il microcosmo sacro attraverso le telecamente perennemente “on”. Segno che evidentemente non si smette di essere uomini, quindi limitati, miseri, peccatori solo oltrepassando il portico di un tempio o accendendo qualche candela. Anzi esperto in vita e umanità, papa Bergoglio ha fotografato certi interni ecclesiastici, dove il parroco viene strattonato da beghine, perpetue e sacrestani (o la versione più moderna e stilosa di costoro), e dove certi consigli pastorali diventano disfide all’arma bianca, occasioni per risse e contese ad alto rischio.

Il Papa ha raccontato le parrocchie in cui molti di noi hanno messo piede (e spesso abbandonato di corsa): ring in cui si coltivano invidie, gelosie e antipatie, vasche di allevamento per fedeli spennati da chiacchiere e giudizi da bar. Insomma non proprio luoghi edificanti. Qualcuno potrebbe sbuffare, lamentando una certa tendenza all’esagerazione e all’iperbole. In realtà basta dare un’occhiata alle nostre comunità per riconoscere alcune nevrastenie clericali. Anche nelle parrocchie si punta ai primi posti, al mettere al centro se stessi o la propria particolarissima visione ecclesiale, si cercano spazi per gratificare la propria ambizione e imporre idee o ideologie, obiettivi facili su cui scaricare le proprie insoddisfazioni. Si giudica e spesso senza appello.

Papa Francesco ha invitato ad un esame di coscienza, ricordando che proprio la divisione è uno dei peccati più gravi per quel popolo per cui Cristo sulla croce ha offerto la sua sofferenza.

Insomma che posto occupa nella nostra fede quel “che siano una cosa sola” di evangelica memoria? Non bisogna chiederselo una settimana l’anno, quando si prega insieme ai fratelli separati di altre confessioni cristiane, ma tutti i giorni quando si passa dagli uffici parrocchiali e si evita la catechista molesta, il responsabile degli scout con cui si è discusso per le date delle prime comunioni o le signore del rosario che passano ai raggi x chiunque capiti nel loro raggio visivo (mi sono sempre chiesta come fanno a non perdere il ritmo delle Avemaria e allo stesso tempo non perdere un colpo su chi entra ed esce, sulle mise indossate e sul tempo di permanenza nell’ufficio del parroco). Stiamo attenti, non sono quisquilie, c’è di mezzo il diavolo. Sempre Bergoglio ha ricordato che è nella natura del maligno separare, rovinare i rapporti, insinuare pregiudizi. E pare si diverta molto quando riesce a farlo proprio tra il gregge del Buon Pastore. Le nostre chiese dovrebbero essere il luogo dove crescere nella capacità di accogliere, perdonare e volersi bene. Questo ha chiesto il Papa. Nulla di più o di meno che la santità. “Una chiesa che si riconosce ad immagine di Dio, ricolma di Misericordia e Grazia”.

Eppure spesso sembrano le succursali delle riunioni di condominio. Potrei raccontare della suorina che mi ha redarguito in fila per la comunione perché avevo una spalla scoperta. Mi ha dato un’occhiataccia che mi porterà ad indossare la versione cattolica del burka vita natural durante. Ma non sarei abbastanza sincera se non ricordassi anche le tante, troppe volte, che ho dato, insieme ad amici di fede, giudizi affrettati su altri cristiani, magari attratti, cresciuti e pasciuti in carismi lontani da quello che mi ha afferrato. Credo sia utile ciò che sta facendo Francesco: scortica la nostra appartenenza ecclesiale, purifica il nostro vivere da cristiani, cerca la verità e l’autenticità del credere. Vuole una conversione quotidiana e ci accompagna nel lavoro da fare. Bisogna solo dargli retta.

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Ghiaie, addio a Adelaide Roncalli. «Donna di amore alla Chiesa»

Posté par atempodiblog le 28 août 2014

Ghiaie, addio a Adelaide Roncalli. «Donna di amore alla Chiesa» dans Apparizioni mariane e santuari jq6yc9
Al centro, la piccola Adelaide Roncalli all’epoca degli eventi delle Ghiaie

«Adelaide Roncalli è stata una donna di fede concreta, di amore alla Chiesa e alla parrocchia e di carattere molto riservato, che sono le caratteristiche tipiche del popolo bergamasco. Non l’ho mai sentita parlare male di nessuno ed è sempre stata molto riservata sugli eventi del 1944».

Don Davide Galbiati, parroco delle Ghiaie di Bonate, parla di Adelaide Roncalli, la veggente delle Ghiaie, morta nella notte tra sabato e domenica a Milano per un male incurabile che l’aveva colpita alcuni mesi fa. Aveva 77 anni. Lascia il marito e due figlie.

Era nata il 23 aprile 1937 in località Torchio a Ghiaie di Bonate in una famiglia numerosa, composta dal papà Enrico, contadino poi diventato operaio, dalla mamma Anna Gamba, casalinga, e da otto figli: Luigi, Caterina, Vittoria, Maria, Adelaide, Palmina, Annunziata e Romana (un’altra figlia, di nome Federica, era morta in tenera età).

Quest’anno Adelaide era tornata alle Ghiaie due volte. La prima il 6 aprile scorso, in occasione della Messa di inaugurazione dei restauri della chiesa parrocchiale, presieduta dal vescovo Francesco Beschi.

Fonte: L’Eco di Bergamo

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Ricordo della prima apparizione della Madonna a Ghiaie di Bonate

La Madonna era apparsa anche a Fatima, per la prima volta, un 13 di maggio. Sarà casuale questa data, oppure ci sarà un richiamo a quelle apparizioni? Chi è Adelaide, la veggente? Dai giudizi dati su di lei risulta che è una bambina espansiva, spontanea, più portata al gioco e allo scherzo che allo studio. Frequenta la prima elementare. Le sue caratteristiche sono: intelligenza normale, scarsa memoria e poca fantasia. Veniva trattata da “zuccona” e “incapace”, trattata con modi e sistemi sbrigativi. Da parte sua, si era creata la convinzione di essere una povera bambina ignorante, di scarsa intelligenza. La caparbietà che le si attribuì e che dimostrò non era che un aspetto del suo carattere deciso, incapace di finzione e di diplomazia, impegnato a difendere la propria interiorità e la sua personalità, spesso conculcata e offesa. Nel Diario Adelaide descrive l’inizio di questa apparizione come un puntino d’oro che si avvicina a poco a poco e, quando si ingrandisce del tutto, rivela nel suo interno la figura di una bella Signora con Gesù Bambino in braccio e san Giuseppe alla sua sinistra. E’ la prima volta, nella storia delle apparizioni più recenti, per quanto ne sappiamo, che la Santa Famiglia si presenti al completo in quasi tutte le visioni. [...]

La Madonna a Ghiaie di Bonate? Una proposta di riflessione – Padre Angelo Maria Tentori. Ed. Paoline

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La chiesa di sant’Agostino a Vienna (Augustinerkirche)

Posté par atempodiblog le 28 août 2014

Chiesa degli Agostiniani
Nell’antica chiesa parrocchiale-imperiale, oggi molto stimata per i suoi concerti di musica sacra, si celebrarono nel 1854 le nozze fra l’imperatore Francesco Giuseppe e la sua Sissi. Oggi, nella Chiesa degli Agostiniani, si possono ascoltare in occasione delle messe principali le composizioni di musica sacra di Mozart, Haydn e Schubert.
Tratto da: Wien.info

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Monumento funebre a Maria Cristina d’Austria di Antonio Canova (Augustinerkirche)
 

Nella chiesa parrocchiale-imperiale di Sant’Agostino, sul lato occidentale della Hofburg, si celebrarono numerosi matrimoni della casa imperiale: nel 1736 si sposò qui l’imperatrice Maria Teresa con Francesco Stefano da Lorena, nel 1854 l’imperatore Francesco Giuseppe I con la sua Sissi, nel 1881 il principe della corona Rodolfo con la principessa Stefania. Persino l’imperatore francese Napoleone vi portò all’altare, nel 1810, la sua Maria Luisa.

La chiesa, costruita fra il 1330 e il 1339, fu usata dalla casa imperiale come punto di partenza di pellegrinaggi e processioni in occasioni di giubilei nonché per cerimonie funebri. Particolarmente interessante è il monumento sepolcrale dedicato all’arciduchessa Maria Cristina, realizzato da Antonio Canova, un capolavoro d’arte classicistica in marmo bianco di Carrara (1798 – 1805) che rispecchia il grande cordoglio del vedovo.

Nella cappella gotica di San Giorgio costruita nel 1337, accessibile attraverso la cappella di San Loreto, si incontravano un tempo i Cavalieri di San Giorgio. Nella cappella di San Loreto si trova la cosiddetta Cripta dei Cuori, dove sono conservati in urne d’argento 54 cuori della famiglia degli Asburgo.

La Chiesa degli Agostiniani è molto apprezzata nel mondo della musica per i suoi due organi. Qui Franz Schubert condusse la sua messa in fa maggiore e Anton Bruckner condusse la prima mondiale della sua messa in fa minore.

Hofburg Mappa

Chiesa degli Agostiniani

1, Josefsplatz
U, tram, bus: Karlsplatz/Oper

Messe principali: Domenica e festivi ore 11 (eccetto luglio e agosto)
Cripta dei Cuori: le visite sono consentite solo dietro prenotazione e tutte le domeniche dopo la messa (verso le 12.30).

www.augustinerkirche.at

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Le chiacchiere sono alla portata di tutti

Posté par atempodiblog le 27 août 2014

«Mi hanno riferito un apprezzamento sfavorevole che io avrei fatto di te e mi è dispiaciuto come di calunnia del pessimo genere. Veramente non ce n’è peggiore di quelle che seminano ombre, sospetti e divisioni d’animo tra superiori e alunni e tra confratelli».

«Ho saputo con sommo rincrescimento di peccati mortali commessi da voi contro la carità. Miei cari, dire di un compagno o chi sia: “Egli ha fatto peccati mortali” e dirlo a chi non lo sa, e fare nota una cosa segreta, è peccato grave e voi l’avete fatto!».

Don Giustino Maria Russolillo

Le chiacchiere sono alla portata di tutti dans Citazioni, frasi e pensieri j0yx4o

E le chiacchiere sono alla portata di tutti. Quanto si chiacchiera nelle parrocchie! Questo non è buono. Ad esempio quando uno viene eletto presidente di quella associazione, si chiacchiera contro di lui. E se quell’altra viene eletta presidente della catechesi, le altre chiacchierano contro di lei. Ma, questa non è la Chiesa. Questo non si deve fare, non dobbiamo farlo! Bisogna chiedere al Signore la grazia di non farlo. Questo succede quando puntiamo ai primi posti; quando mettiamo al centro noi stessi, con le nostre ambizioni personali e i nostri modi di vedere le cose, e giudichiamo gli altri; quando guardiamo ai difetti dei fratelli, invece che alle loro doti; quando diamo più peso a quello che ci divide, invece che a quello che ci accomuna…

Una volta, nell’altra Diocesi che avevo prima, ho sentito un commento interessante e bello. Si parlava di un’anziana che per tutta la vita aveva lavorato in parrocchia, e una persona che la conosceva bene, ha detto: «Questa donna non ha mai sparlato, mai ha chiacchierato, sempre era un sorriso». Una donna così può essere canonizzata domani! Questo è un bell’esempio.

Papa Francesco (Udienza generale, 27 agosto 2014)
Tratto da: La Santa Sede

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Il silenzio in chiesa e in sagrestia prima e dopo la celebrazione

Posté par atempodiblog le 27 août 2014

Il silenzio in chiesa e in sagrestia prima e dopo la celebrazione dans Fede, morale e teologia vdnu53

Sin dalle origini della Chiesa, si incontrano testimonianze che mostrano come la Celebrazione Eucaristica esiga necessariamente una preparazione previa, non solo da parte del sacerdote celebrante, bensì di tutto il popolo fedele (cf. J.A. Jungmann, Missarum sollemnia, p. 227). A questo riguardo, afferma Guardini: «A mio avviso la vita liturgica inizia con il silenzio. Senza di esso tutto appare inutile e vano […]. Il tema del silenzio è molto serio, molto importante e purtroppo molto trascurato. Il silenzio è il primo presupposto di ogni azione sacra» (Il testamento di Gesù, p. 33).

La Institutio Generalis Missalis Romani (IGMR) nella editio typica tertia include per la prima volta al n. 45 un riferimento a ciò che precede la celebrazione: «Anche prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa, in sagrestia e nel luogo dove si assumono i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione».

Pertanto, conviene che tutti osservino il silenzio: sia il celebrante, che in questo momento preparatorio deve ricordarsi di nuovo che si mette a disposizione di Colui che «è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro» (2Cor 5,15); sia i fedeli che, prima che inizi la celebrazione, devono prepararsi per l’incontro con il loro Signore. Cristo non li convoca solo per parlare loro della sua futura Passione, morte e risurrezione; bensì il suo mistero pasquale si fa realmente presente nella Santa Messa, perché possano partecipare di Lui.

In questa linea, annota il Catechismo della Chiesa Cattolica: «L’assemblea deve prepararsi ad incontrare il suo Signore, essere un popolo ben disposto. Questa preparazione dei cuori è opera comune dello Spirito Santo e dell’assemblea, in particolare dei suoi ministri. La grazia dello Spirito Santo cerca di risvegliare la fede, la conversione del cuore e l’adesione alla volontà del Padre. Queste disposizioni sono il presupposto per l’accoglienza delle altre grazie offerte nella celebrazione stessa e per i frutti di vita nuova che essa è destinata a produrre in seguito» (n. 1098).

In questo contesto di preparazione alla celebrazione, i ministri hanno un ruolo imprescindibile ed il silenzio occupa un luogo preminente. Silenzio che non è una semplice pausa, nella quale ci assalgono mille pensieri e desideri, bensì quel raccoglimento che ci dà pace interiore, che ci permette di riprendere respiro e che svela ciò che è vero. Ma perché il silenzio è parte della celebrazione? In primo luogo perché esso favorisce il clima di preghiera che deve caratterizzare qualunque azione liturgica. La celebrazione è preghiera, dialogo con Dio, e il silenzio è il luogo privilegiato della rivelazione di Dio. La permanenza nel deserto, ed il silenzio che spontaneamente viene evocato da questa immagine, segnano tutta la relazione tra Israele e il suo Signore. La sagrestia e la navata della chiesa, nei momenti che precedono la celebrazione, dovrebbero essere quel luogo deserto nel quale Gesù si ritira prima degli avvenimenti più importanti. Il deserto è il luogo di silenzio, della solitudine; esso suppone un allontanarsi, l’abbandonare per un momento le occupazioni quotidiane, il rumore, la superficialità.

Come ricordava il cardinale Ratzinger, predicando gli esercizi spirituali a Giovanni Paolo II, «tutte le cose grandi iniziano nel deserto, nel silenzio, nella povertà. Non si può partecipare alla missione di Gesù, alla missione del Vangelo, senza partecipazione all’esperienza del deserto, della sua povertà, della sua fame […]. Chiediamo al Signore che ci conduca, che ci faccia trovare quel silenzio profondo in cui abita la sua parola»(Il cammino pasquale, p. 10).

In secondo luogo, la presenza del silenzio nell’azione liturgica si deve al fatto che l’incontro con Dio si rende possibile e anche richiede uno spirito di conversione continua, che deve caratterizzare la vita di ogni fedele. Il silenzio è perciò l’ambiente adeguato affinché tale processo di trasformazione abbia luogo. Di fatto, «non ci si può aspettare una partecipazione attiva alla Liturgia Eucaristica, se ci si accosta ad essa superficialmente, senza prima interrogarsi sulla propria vita. Favoriscono tale disposizione interiore, ad esempio, il raccoglimento ed il silenzio, almeno qualche istante prima dell’inizio della liturgia, il digiuno e, quando necessario, la confessione sacramentale. Un cuore riconciliato con Dio abilita alla vera partecipazione» (Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis, n. 55).

Come sempre, dobbiamo “specchiarci” in Gesù: Egli cerca il silenzio per entrare in dialogo con il Padre suo: «Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava» (Mc 1,35). Per questo, «dobbiamo confessare che abbiamo tutti bisogno di questo silenzio carico di presenza adorata» (Giovanni Paolo II, Orientale Lumen, n. 16). Ne ha bisogno ogni individuo, sacerdote o fedele laico, che spesso non riesce a fare silenzio per paura di incontrare se stesso, di scoprirsi, di sentire il vuoto che si trasforma in domanda di senso. Ne ha bisogno anche la comunità riunita, per saper lasciare spazio alla presenza di Dio, evitando così di celebrare se stessa. In una società che vive in modo sempre più frenetico, spesso stordita dai rumori e dispersa nell’effimero, è di vitale importanza riscoprire il valore del silenzio.

Il sacro silenzio dovrebbe essere osservato anche al termine della celebrazione. Come ricorda la IGMR ancora al n. 45, il silenzio dopo la comunione favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica. E appare logico che lo stesso silenzio che precede e prepara la Messa conduca al silenzio che ringrazia e prolunga nelle opere ciò che si è vissuto in essa. Si comprende allora perché san Josemaría Escrivá de Balaguer ci ricordi: «L’amore per Cristo, che si offre per noi, ci fa trovare, al termine della Messa, alcuni minuti per un ringraziamento personale, intimo, che prolunghi nel silenzio del cuore l’azione di grazie dell’Eucaristia. [...] Se si vive bene la Messa, come è possibile poi, per tutto il resto del giorno, non avere il pensiero in Dio, non aver la voglia di restare alla sua presenza per lavorare come Egli lavorava e amare come Egli amava?» (È Gesù che passa, nn. 92 e 154).

dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice

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La cattedrale di Santo Stefano (Stephansdom)

Posté par atempodiblog le 27 août 2014

Il Duomo di Santo Stefano di Vienna: storia, architettura e curiosità
di Tonya – Qui Vienna

La cattedrale di Santo Stefano (Stephansdom) dans Apparizioni mariane e santuari 2iqfk29

La cattedrale di Vienna – in tedesco “Stephansdom” – è uno dei simboli della città austriaca e del potere degli Asburgo. Ecco alcuni cenni storici, curiosità e informazioni utili per chi desidera visitarla.

Le torri del Duomo di Santo Stefano, la cattedrale gotica di Vienna, sono un punto di riferimento per chi si ritrova per la prima volta nelle viuzze della città antica. In qualsiasi momento, infatti, se hai qualche dubbio su dove andare, seguile con lo sguardo e ti “guideranno” verso il centro storico.

La posizione centrale del Duomo all’interno della cittadina non è casuale, è stata stabilita strategicamente affinché Vienna rappresentasse il centro nevralgico dell’Impero Asburgico.

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“Stephansdom”, un po’ di storia

La cattedrale di Vienna vanta la visita di circa 3 milioni di persone all’anno, ed è un gioiello gotico fra i più belli non solo dell’Austria, ma dell’intera Europa Centrale. La sua costruzione ebbe inizio nel XII secolo, con l’obiettivo di sostituire la vecchia basilica romanica con un edificio più grande e imponente.Le uniche superstiti della precedente struttura sono le Torri dei Pagani e la Porta dei Giganti.

Lo stile del Duomo è abbastanza vario, e se l’impronta gotica primeggia ci sono diversi dettagli che la rendono una chiesa davvero unica, come la cupola rinascimentale costruita sulla cima della Torre nord e gli altari barocchi.

L’attuale “Pummerin”, storica campana della cattedrale, è invece il risultato della fusione di quella precedente, che cadde dal campanile spaccandosi in due a seguito dei bombardamenti del ’45. La sentirai suonare solo se ti trovi a Vienna durante un’occasione speciale, ad esempio il Capodanno.

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Duomo di Santo Stefano, facciata e interno

Di fronte al Duomo, con lo sguardo all’insù, potrai ammirare le Torri dei Pagani, e la Porta dei Giganti. Quest’ultima si chiama così per via di un osso di mammut ritrovato durante gli scavi del XV secolo, considerato dai viennesi quello di un gigante annegato durante il diluvio universale. Della facciata esterna ricordiamo infine il tetto, rivestito da 250.000 maioliche che formano lo stemma degli Asburgo.

All’interno del Duomo, lungo ben 62 metri, potrai ammirare il Pulpito Gotico – firmato dall’architetto e scultore Anton Pilgram – la Madonna dei Servitori, la Madonna delle Lacrime e la Cappella di Santa Barbara (quest’ultima custodisce un’urna contenente le ceneri di alcuni caduti ad Auschwitz). Dalla cattedrale si ha accesso alle catacombe, situate sotto la piazza del Duomo.

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Come raggiungere la cattedrale di Vienna

Situata nella “Stephansplatz”, la cattedrale è raggiungibile a piedi o in metropolitana, con le linee U1 e U3 (scendi alla fermata Stephansplatz).

Orari e giorni di ingresso.

  • lunedì – sabato dalle 6 alle 22
  • domenica e festivi dalle 7 alle 22

Quanto costa il biglietto d’ingresso?

L’ingresso è gratuito, ma durante le funzioni religiose non è possibile andare oltre la parte iniziale del Duomo.

Ci sono diverse possibilità di visite guidate, le tariffe variano in base alla scelta, all’età e al numero di partecipanti.

Per avere informazioni corrette e aggiornate vi rimandiamo al sito ufficiale www.stephanskirche.at

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Monaco 2014: manifestazione contro il genocidio dei cristiani

Posté par atempodiblog le 25 août 2014

“Cari fratelli e sorelle,
ci lasciano increduli e sgomenti le notizie giunte dall’Iraq: migliaia di persone, tra cui tanti cristiani, cacciati dalle loro case in maniera brutale; bambini morti di sete e di fame durante la fuga; donne sequestrate; persone massacrate; violenze di ogni tipo; distruzione dappertutto; distruzione di case, di patrimoni religiosi, storici e culturali. Tutto questo offende gravemente Dio e offende gravemente l’umanità. Non si porta l’odio in nome di Dio! Non si fa la guerra in nome di Dio!  Noi tutti, pensando a questa situazione, a questa gente, facciamo silenzio adesso e preghiamo”.

Papa Francesco

Monaco 2014: manifestazione contro il genocidio dei cristiani dans Articoli di Giornali e News 308ktav

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Da Maria che scioglie i nodi al Santuario di Sankt Peter am Perlach

Posté par atempodiblog le 24 août 2014

Cari amici del blog,
quest’estate vi ho portato con me da Maria che scioglie i nodi (Augusta). Lì vi ho ricordato in preghiera.
Buona domenica,

Angelo

Da Maria che scioglie i nodi al Santuario di Sankt Peter am Perlach dans Amicizia 2qd1rmd

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Padre Russo: in ogni lettera il cardinale Bergoglio collocava un’immagine di “Maria che scioglie i nodi”

Posté par atempodiblog le 24 août 2014

Padre Russo: in ogni lettera il cardinale Bergoglio collocava un'immagine di “Maria che scioglie i nodi” dans Apparizioni mariane e santuari 2nh21yp

Un angelo porge alla Vergine un nastro annodato che passando per le sue mani viene sciolto e raccolto dalle mani di un altro angelo. E’ l’immagine di “Maria che scioglie i nodi” (Virgen Maria Knotenlöserin), un dipinto a olio su stoffa realizzato intorno al 1700, che si trova a St. Peter am Perlach, in Germania.

La devozione del cardinale Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco, verso questa immagine di Maria è grande. Il Padre Alejandro Russo ha spiegato a Radio Vaticana l’origine dell’immagine.

“Il Santo Padre ha passato un periodo in Germania per motivi di studio e lì in una Chiesa trovò l’immagine della Vergine che scioglie i nodi. Portò con sé a Buenos Aires alcune cartoline di questo ritratto e cominciò a inserirne una in ogni lettera che scriveva. Col tempo, una pittrice argentina si offrì di fare una copia della stessa immagine per metterla nella cappella dell’Università.

La Vergine riceveva così la devozione di tante persone, ma l’ambiente era piccolo. Alcuni che lavoravano nell’Università e appartenevano alla parrocchia di San José del Talar, chiesero al parroco di collocare nella chiesa una copia più grande dell’immagine. La gente scoprì il quadro e così si è sviluppata una devozione importante nella Repubblica argentina.

Certamente non fu il cardinale Jorge Mario Bergoglio, allora arcivescovo di Buenos Aires, a ispirare la collocazione del quadro in questo luogo, ma fu lui ad ispirarne la devozione”.

Tratto da: Maria dei nodi

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Triduo a San Massimiliano Maria Kolbe

Posté par atempodiblog le 11 août 2014

Triduo a San Massimiliano Maria Kolbe
Tratto da: Preghiere per la famiglia

Triduo a San Massimiliano Maria Kolbe dans Preghiere n32qo7

1. O Dio, che hai infiammato di zelo per le anime e di carità per il prossimo san Massimiliano Maria, concedi a noi di lavorare intensamente per la tua gloria al servizio di ogni uomo, nostro fratello.
Gloria al Padre, Ave Maria

2. O Dio, che in san Massimiliano Maria, seguace fedelissimo del Poverello di Assisi, ci hai donato un apostolo della devozione alla Vergine Immacolata, donaci il coraggio di affidare a Lei i nostri corpi, i nostri cuori, le anime nostre, le nostre attività.
Gloria al Padre, Ave Maria

3. O Signore, Ti supplichiamo, perché sull’esempio di san Massimiliano Maria, impariamo a offrire per Te la nostra vita.
Gloria al Padre, Ave Maria

4. O Signore, Ti chiediamo che quel fuoco di carità che san Massimiliano Maria attinse dal Sacrificio Eucaristico, accenda anche i nostri cuori.
Gloria al Padre, Ave Maria

5. O Vergine Immacolata, Madre del Signore e Madre della Chiesa, ottienici di amarti, di servirti, di testimoniarti con una generosità e un ardore almeno pari a quello del tuo apostolo e martire san Massimiliano Maria.
Gloria al Padre, Ave, Maria

O San Massimiliano Kolbe, prega per noi, aiutaci nella presente difficoltà, ottienici un grande amore verso la Vergine Immacolata, un amore ancor più grande del tuo.

Preghiamo:

O Dio, che hai infiammato di zelo per le anime e di carità per il prossimo San Massimiliano Maria, tuo sacerdote, martire e apostolo dell’Immacolata, concedi a noi, per sua intercessione, di lavorare intensamente per la tua gloria al servizio degli uomini, per rassomigliare anche alla morte al Figlio tuo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

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Fiducia in Dio. Dolcezza con il prossimo

Posté par atempodiblog le 11 août 2014

Fiducia in Dio. Dolcezza con il prossimo dans Citazioni, frasi e pensieri Beato-Giustino-Maria-Russolillo
Immagine tratta da: Mis ilustraciones

Fiducia in Dio. Dolcezza con il prossimo. L’una e l’altra specialmente a riguardo delle persone che più ti sono opposte, e forse diabolicamente ostili, e quindi da conquistare a Gesù, precisamente con aumento di fiducia in lui e dolcezza per esse. Amen.

Non meravigliarti se la tua fiducia nel Signore sia messa alla prova, se la tua dolcezza col prossimo sia messa alla prova. Aspetta la prova e confida contro ogni apparenza sfavorevole e anche dal cuore ferito versa dolcezza sui fratelli. Amen!

O dolcissimo, dilettissimo! La via di san Francesco di Sales è vostra e mia! Amen.

Mi voglio abbandonare a questa corrente di dolcezza, umiltà, sorriso e carità, così buona per me e per il prossimo, così evangelica, così conforme alla natura e alla grazia che mi avete data. Allora mi farete comprendere e vivere quella verità: docebit mites vias suas – Insegnerà ai miti le sue vie! Le vie vostre per le quali vi incontrerò, ci uniremo! Amen.

Beato Giustino M. Russolillo

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Della predicazione

Posté par atempodiblog le 11 août 2014

Della predicazione dans Citazioni, frasi e pensieri Beato-Giustino-Maria-della-Santissima-Trinit-Russolillo

“Le belle prediche e l’attività senza la preghiera non portano alcun frutto. Con la preghiera di certo otterrai tutto ciò che è veramente utile. Però devi pregare con molta insistenza e perseveranza; con un fervore sempre maggiore. E per tuo mezzo Iddio compirà miracoli. Sono le ginocchia, non l’intelligenza o la penna, a dare efficacia nell’attività, nella predicazione, nei libri. Preghiera prima e dopo il lavoro. Domanda, ringraziamento e richiesta di perdono”.

San Massimiliano M. Kolbe

Divisore dans Don Giustino Maria Russolillo

“Tu predichi con accento forte e amaro perché c’è molta amarezza nel fondo del cuore. Devi disporti all’amore soprannaturale e quindi a forte dolcezza che deve sentirsi nelle parole. Così gioverai alle anime.

Quanto meno entusiasmo naturale ci sarà nelle tue prediche, e meno elemento sensibile, più saranno sentite da altri e fruttificheranno in altri per il sopravvento in esse del soprannaturale. Amen.

La predicazione [...] è tutta luce di verità e dolcezza di carità, come immagine del Verbo e dello Spirito. Amen. Alleluia”.

Beato Giustino M. Russolillo

Divisore dans Fede, morale e teologia

“Non si offendano le persone con ironie o invettive; specialmente nelle piccole borgate non si dica parola che possa essere giudicata allusiva alla condotta di qualche individuo.

Il predicatore badi a non inasprire menomamente gli erranti. Le sue parole spirino sempre carità e benignità.

Le invettive non ottengono le conversioni: l’amor proprio si ribella. Era questo il metodo che teneva S. Francesco di Sales e che era da lui consigliato. Egli narrava che i protestanti correvano in folla ad udirlo e dicevano che loro piaceva, perché non lo vedevano infuriarsi come i loro Ministri”.

San Giovanni Bosco

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