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Il Papa e l’idolatria del pensiero unico

Posté par atempodiblog le 11 avril 2014

La libertà e la memoria
Il Papa e l’idolatria del pensiero unico
di Marina Corradi – Avvenire

 Il Papa e l'idolatria del pensiero unico dans Articoli di Giornali e News suuiiv

«È qualcosa di più che una semplice testardaggine. È di più: è l’idolatria del proprio pensiero». Il Papa che siamo abituati a vedere sorridente, a Santa Marta ieri era quasi grave. Parlava di una cosa che ci riguarda, ma che spesso fatichiamo a riconoscere. Parlava, Francesco, della “dittatura del pensiero unico”.

E cos’è? potrebbe chiedersi un ragazzo (non un vecchio, no, i vecchi in Italia ricordano ancora). È il dramma, ha spiegato il Papa, «del cuore chiuso: e quando il cuore è chiuso chiude la mente, e quando cuore e mente sono chiusi non c’è più posto per Dio, ma soltanto per ciò che noi crediamo che si debba fare».

È quando insomma, e Francesco qui ha ricordato le dittature del secolo scorso, gli uomini si ergono a padroni della vita e della morte, e il potere detta nuove regole al vivere comune, e decide magari che alcuni uomini sono superiori agli altri, o che i malati di mente sono da sterilizzare o eliminare. È accaduto, neanche ottant’anni fa. E noi, figli di quella generazione, studiando sui libri di scuola ci domandavamo com’era stato possibile che l’Occidente aderisse a simili follie; e credevamo a un assurdo impazzimento del mondo, dal quale poi però, al costo di milioni di morti, ci si era risvegliati – per sempre. Invece il Papa, il Francesco della tenerezza e della misericordia, ci ha detto ieri gravemente che l’avvitarsi della ragione e del cuore che poi genera le dittature non è solo il fenomeno di un lontano passato. Succede quando cuore e mente si chiudono, quando si mette da parte Dio, e ci si fa di noi stessi i creatori. E anche oggi, ha aggiunto, «c’è l’idolatria del pensiero unico». Che certo non è una dittatura, ma qualcosa di più sottile: «Oggi – ha spiegato Francesco – si deve pensare così, e se tu non pensi così non sei moderno, non sei aperto, o peggio».

Non ne sappiamo forse qualcosa anche nella nostra democrazia? Ancora vent’anni fa, sarebbe sembrato inutile ribadire che un figlio deve avere un padre e una madre, giacché almeno su questo si era tutti d’accordo. Ora invece parlare di “madre” e « “padre” pare quasi scorretto; più prudentemente si comincia a dire “genitore 1” e “genitore 2”, e non importa se siano dello stesso sesso.

Sesso? Ma esiste poi, il sesso, come dato originario? Pare di no, ci dicono, e più modernamente si parla di “gender”, cioè una cosa che ti scegli tu, indipendentemente dal corpo con cui sei nato. Se tornassero in vita i nostri nonni sarebbero sbalorditi dal non veder più riconoscere la semplice oggettività delle cose, o, per dirla come la filosofa Hannah Arendt, la “realtà del dato”. Del dato di natura, che finora in nessuna rivoluzione era mai stato sovvertito.

Così che, cadute tutte le vecchie i­deologie,  una nuova ideologia sembra ambire a imporre un colletti­vo  modo di pensare: l’ideologia che vuole svellere i cardini della percezio­ne  che abbiamo di noi stessi.

Ideologia, diceva sempre Arendt, è ciò che acceca sulla realtà. Quella realtà del dato di natura, evidente a un bambino, che si confonde quando quel bambino cresce, se chiude cuo­re  e ragione e sceglie di essere, di sé, l’assoluto padrone.

Non l’ avvertiamo forse, l’avanzare del nuovo pensiero unico? Oramai per di­re  pubblicamente che il matrimonio è fra un uomo e una donna ci vuole un po’ di coraggio, e anche per dire che i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre (appena ieri, dopo la sen­tenza  che per le coppie smantella il di­vieto  di fecondazione eterologa, che univoco coro di consensi, sui media…). E certo, siamo liberi di pensarla diver­samente;  non tanto però di dirlo ad al­ta  voce, giacché ci accorgiamo che d’improvviso colleghi e conoscenti si rabbuiano: non decliniamo il Verbo della modernità correttamente. Ma cosa fare contro la smemoratez­za  collettiva di ciò che appena ieri e­ra  perfettamente chiaro? Forse, a qualcuno piacerebbe che si partisse per una qualche ‘guerra’. Invece, il Papa, uomo di Dio, dice semplice­mente:  essere umili e pregare, prega­re  e vigilare, «perché il Signore ci dia sempre la libertà del cuore aperto». Il dono di ricordarci che siamo creatu­re,  e che non c’è da inventarci nuovi mondi ‘migliori’ – ma da stare in a­scolto, e aderire.

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Il Papa: il diavolo c’è anche nel XXI secolo, impariamo dal Vangelo come combatterlo

Posté par atempodiblog le 11 avril 2014

Impariamo dal Vangelo a lottare contro le tentazioni del demonio. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha sottolineato che tutti siamo tentati, perché il diavolo non vuole la nostra santità. Ed ha ribadito che la vita cristiana è proprio una lotta contro il male.
di Alessandro Gisotti – Radio Vaticana

Il Papa: il diavolo c’è anche nel XXI secolo, impariamo dal Vangelo come combatterlo dans Anticristo 1z53wc9

“La vita di Gesù è stata una lotta. Lui è venuto a vincere il male, a vincere il principe di questo mondo, a vincere il demonio”. Papa Francesco ha esordito così nella sua omelia, tutta dedicata alla lotta contro il demonio. Una lotta, ha detto, che deve affrontare ogni cristiano. Il demonio, ha sottolineato, “ha tentato Gesù tante volte, e Gesù ha sentito nella sua vita le tentazioni” come “anche le persecuzioni”. Ed ha avvertito che noi cristiani, “che vogliamo seguire Gesù”, “dobbiamo conoscere bene questa verità”:

“Anche noi siamo tentati, anche noi siamo oggetto dell’attacco del demonio, perché lo spirito del Male non vuole la nostra santità, non vuole la testimonianza cristiana, non vuole che noi siamo discepoli di Gesù. E come fa lo spirito del Male per allontanarci dalla strada di Gesù con la sua tentazione? La tentazione del demonio ha tre caratteristiche e noi dobbiamo conoscerle per non cadere nelle trappole. Come fa il demonio per allontanarci dalla strada di Gesù? La tentazione incomincia lievemente, ma cresce: sempre cresce. Secondo, cresce e contagia un altro, si trasmette ad un altro, cerca di essere comunitaria. E alla fine, per tranquillizzare l’anima, si giustifica. Cresce, contagia e si giustifica”.

La prima tentazione di Gesù, ha osservato, “quasi sembra una seduzione”: il diavolo dice a Gesù di buttarsi dal Tempio e così, sostiene il tentatore, “tutti diranno: ‘Ecco il Messia!’”. E’ lo stesso che ha fatto con Adamo ed Eva: “E’ la seduzione”. Il diavolo, ha detto il Papa, “quasi parla come se fosse un maestro spirituale”. E “quando viene respinta”, allora “cresce: cresce e torna più forte”. Gesù, ha rammentato il Papa, “lo dice nel Vangelo di Luca: quando il demonio è respinto, gira e cerca alcuni compagni e con questa banda, torna”. Dunque “cresce anche coinvolgendo altri”. Così è “successo con Gesù”, “il demonio coinvolge” i suoi nemici. E quello che “sembrava un filo d’acqua, un piccolo filo d’acqua, tranquillo – ha ammonito Francesco – diviene una marea”. La tentazione “cresce, e contagia. E alla fine, si giustifica”. Il Papa ha ricordato che quando Gesù predica nella Sinagoga, subito i suoi nemici lo sminuiscono, dicendo: “Ma, questo è il figlio di Giuseppe, il falegname, il figlio di Maria! Mai andato all’università! Ma con che autorità parla? Non ha studiato!”. La tentazione, ha detto, “ha coinvolto tutti, contro Gesù”. E il punto più alto, “più forte della giustificazione – ha rilevato il Papa – è quello del sacerdote”, quando dice: “Non sapete che è meglio che un uomo muoia” per salvare “il popolo?”:

“Abbiamo una tentazione che cresce: cresce e contagia gli altri. Pensiamo ad una chiacchiera, per esempio: io ho un po’ di invidia per quella persona, per l’altra, e prima ho l’invidia dentro, solo, e bisogna condividerla e va da un’altra persona e dice: ‘Ma tu hai visto quella persona?’ … e cerca di crescere e contagia un altro e un altro … Ma questo è il meccanismo delle chiacchiere e tutti noi siamo stati tentati di fare chiacchiere! Forse qualcuno di voi no, se è santo, ma anche io sono stato tentato di chiacchierare! E’ una tentazione quotidiana, quella. Ma incomincia così, soavemente, come il filo d’acqua. Cresce per contagio e alla fine si giustifica”.

Stiamo attenti, ha detto ancora il Pontefice, “quando, nel nostro cuore, sentiamo qualcosa che finirà per distruggere” le persone. “Stiamo attenti – ha rimarcato – perché se non fermiamo a tempo quel filo d’acqua, quando crescerà e contagerà sarà una marea tale che soltanto ci porterà a giustificarci male, come si sono giustificate queste persone”, affermando che “è meglio che muoia un uomo per il popolo”:

“Tutti siamo tentati, perché la legge della vita spirituale, la nostra vita cristiana, è una lotta: una lotta. Perché il principe di questo mondo – il diavolo – non vuole la nostra santità, non vuole che noi seguiamo Cristo. Qualcuno di voi, forse, non so, può dire: ‘Ma, Padre, che antico è lei: parlare del diavolo nel secolo XXI!’. Ma, guardate che il diavolo c’è! Il diavolo c’è. Anche nel secolo XXI! E non dobbiamo essere ingenui, eh? Dobbiamo imparare dal Vangelo come si fa la lotta contro di lui”.

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Via Crucis del Beato Giustino M. Russolillo

Posté par atempodiblog le 11 avril 2014


VIA CRUCIS

del Beato Giustino M. Russolillo della SS. Trinità Russolillo – Devozionale

Via Crucis del Beato Giustino M. Russolillo dans Don Giustino Maria Russolillo Stazioni-Via-Crucis

I Stazione
Gesù è condannato a morte

v) Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo.
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Che mistero d’iniquità si compie dagli uomini, che mistero di amore ci riveli in te!
O mio Signore! Devo consentire alla tua morte? Ma non posso consentire alla tua condanna! Condanno a morte ogni peccato anche veniale. Voglio distruggerlo in me stesso e nel mondo! Mi abbandono con te alla passione e morte. Fammi una vivente e operante compassione con te, per te stesso! Amen.

Da ripetere alla fine di ogni stazione:
Padre nostro,
Ave Maria,
Gloria al Padre.
Santa Madre, deh, voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore.

Stazioni-Via-Crucis dans Preghiere

II Stazione
Gesù è caricato della Croce

v) Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo.
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

O mio Signore! che io sia tutto una vivente e operante compassione per te!
Ma sono io forse la tua croce, o Gesù? Certo lo sono stato! Non lo sono forse ancora? Ma non voglio esser guardato, accolto e abbracciato come la tua croce! Che io non sia mai croce per nessuno, ma invece porti la croce anche degli altri. Senza nulla perdere di pace e dolcezza, per la forza del tuo amore! Voglio essere da te guardato, accolto, abbracciato con amore ben diverso dell’amore alla croce! Che ogni anima ti sia di gioia e gloria per ragioni superiori a quelle del ritorno del figliuol prodigo.

Stazioni-Via-Crucis dans Quaresima

III Stazione
Gesù cade sotto la croce la prima volta

v) Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo.
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

O mio Signore, fammi tutto una vivente e operante compassione per te nel mio prossimo! …in questo spasimo della caduta del corpo flagellato, coronato di spine, caricato della croce, in questa umiliazione della tua perdita di forze fisiche e di equilibrio esterno sofferta per me. Che tutte le mie debolezze fisiche sino a sfinimento, restino a maggior forza dell’anima! Ma che mai i demoni abbiano a sghignazzare per vedermi sopraffatto dalle miserie morali. Infondimi tenerezza di amore per compatire e rialzare tutti quelli che cadono. Cadano da ogni parte, senza più rialzarsi, tutti i nemici dell’anima, a cui ho dato baldanza coi miei difetti!

Stazioni-Via-Crucis

IV Stazione
L’incontro con la Madre

v) Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo.
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

O mio Signore, fammi tutto una vivente e operante compassione per la SS. Vergine tua madre! O SS. Vergine Maria madre di Dio, fammi tutto una vivente e operante compassione per Gesù Figlio di Dio e tuo. Il suo Spirito ha tolto l’impedimento che non ti lasciava venire al Calvario. Il suo Cuore penante all’estremo ti ha chiamata da lontano «o Madre mia!». D’allora ognuno che soffre ti chiama vicino «Madonna mia, Mamma mia!». E tu gli vieni sempre vicino, perché gli sei veramente madre! E presso ogni cuore spezzato è Gesù, e soffre ogni nostro dolore!

Stazioni-Via-Crucis

V Stazione
Gesù aiutato dal Cireneo a portare la Croce

v) Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo.
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

O mio Signore, fammi tutto una vivente e operante compassione per te in ogni sofferente! Tu non a caso t’incontri in ognuno che soffre e stenta a portare la sua croce. Ogni suo dolore è soltanto effetto di colpe sue personali o solidali con gli altri! Con la colpa, egli si è gettato a perdizione fuori del tuo Cuore, squarciandolo di offesa! Col dolore, si sforza di cancellare la colpa e ritornare a te! Ma non basta mai. Tu fai tutto tuo il suo stesso dolore, non meno che egli fece tutta a te l’offesa infinita delle colpe. E prendi su te tutta la croce, a lui offrendo perdono delle colpe e indulgenza della pena. O benedetto in eterno!

Stazioni-Via-Crucis

VI Stazione
Gesù asciugato dalla Veronica

v) Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo.
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

O Figlio e mio Dio! Vorrei toglierti piano piano la corona di spine dal capo! O Figlio e Dio mio, vorrei farti sedere sulle ginocchia, e riposare e confortare!
O Figlio, vorrei soavemente ripulire il tuo volto dagli sputi e dal sangue! O Figlio, vorrei con lo stesso Cuore della Vergine Madre ripagarti del dolore! O Figlio, vorrei che lo Spirito Santo mi stampasse il tuo volto in tutto l’essere!
O Gesù, vorrei rendere il tuo volto a ognuno,perché ti seguisse in amore! O Gesù, vorrei che tu vedessi in me il volto del Padre, con l’espressione dello Spirito Santo.

Stazioni-Via-Crucis

VII Stazione
Gesù cade sotto la croce la seconda volta

v) Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo.
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

O mio Signore, per tutti i tuoi fini sublimi tu abbandoni la tua umanità dolorante all’urto violento delle potestà infernali! Ti adoro, o sapienza e amore, o giustizia e misericordia, che trionfi nella passione di Gesù. Tu, in questa stessa caduta, dai la forza alle anime di superare gli scoraggiamenti e le delusioni. Concedimi di non abbattermi mai lungo il cammino della perfezione. Tu infondi nelle anime la luce per sventare ogni insidia, e la forza per superare ogni assalto diabolico. Concedimi di mai subire, per effetto di mie colpe, qualsiasi influsso del maligno. Nel Santo Spirito, a gloria e consolazione tua, voglio aiutare il prossimo a liberarsi da ogni potestà delle tenebre.

Stazioni-Via-Crucis

VIII stazione
Incontro con le pie donne

v) Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo.
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

O mio Signore Gesù Cristo! Che anch’io m’incontri con te, col tuo sguardo, col tuo Cuore, a ogni spettacolo di male! Attraverso il tuo sguardo, mi si comunichi il tuo amore e prima come odio e dolore, lotta e vittoria contro ogni peccato. M’incontri con te a ogni spettacolo di sofferenza, e compatisca al mio prossimo come a te in persona. Che anch’io m’incontri col tuo sguardo e col tuo Cuore in ogni mia sofferenza, e ne resti consolato. Che anch’io m’incontri col tuo sguardo e col tuo Cuore nella perfetta compassione per le tue pene, e ne resti più unito a te! Che anch’io m’incontri col tuo sguardo nell’ora della morte, e attraverso il tuo sguardo venga al Paradiso. O Signore Gesù, sia ogni anima così unita a te, che ognuno senta il tuo Cuore nello sguardo di ogni fratello.

Stazioni-Via-Crucis

IX Stazione
Gesù cade sotto la Croce la terza volta

v) Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo.
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

O Gesù, tu vuoi abbandonare la tua umanità a tutto l’effetto di dolori fisici, ed essa si abbatte ancora una volta mortalmente. Come l’abbandonasti a tutti gli effetti della tristezza e timore nell’orto, ed essa sudò sangue in agonia mortale. Ma io penso che tu soccombi al presentimento del sacrificio supremo, quale fu l’abbandono misterioso del Padre!
O mio Signore! glorifico il tuo amore di anima umana, di cuore di carne per il Padre Iddio! Questo tuo amore infonde sempre nuove forze a tutta l’umanità tua dolorante, agonizzante. Esso ti rialza, animoso, e ti offre alla crocifissione ed a sofferenze maggiori, prima che alla morte. Dammi questo tuo amore che trionfi, in me e in ogni anima, di tutte le prove, e così mi congiunga a te, per sempre.

Stazioni-Via-Crucis

X Stazione
Gesù spogliato delle sue vesti

v) Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo.
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Ti cadono, strappate con violenza, le vesti, e tutte le orribili piaghe si riaprono sul tuo corpo. Tu appari ora in un vestito di sangue, tutto rigato di lividure, tutto increspato di brandelli sanguinolenti. Nessuno ti ha tolto una spina dal capo, nessuno ti ha lavato una piaga, nessuno spasimo ti è stato addolcito!
Non posso fissare il tuo corpo vestito di sangue, senza timore d’impazzire. Così tu mi acquisti la veste della luce, della grazia e della gloria, con cui vuoi vedermi appresso a te, sempre! Che mai i nemici abbiano da me il potere di strapparmi gli abiti delle virtù, di cui tu mi orni. Che sempre l’anima lavori ad acquistare le abitudini virtuose dei tuoi eletti e il corredo nuziale divino!

Stazioni-Via-Crucis

XI Stazione
Gesù inchiodato in Croce

v) Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo.
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Eccoti, nel tuo ammanto di sangue, entrare nella sala del convito nuziale della morte! Ti offrono il calice inebriante di fiele, aceto e mirra, e tu lo gusti! Ma non sino ad attutire il senso del dolore! E poi spontaneamente ti distendi sul letto della croce, e offri le mani e i piedi al bacio della morte.
Chi può assistere a questa carneficina? Anche se si trattasse di un povero agnello vivo! Quei colpi martellano nel cuore e nell’anima! Non posso udirli senza timore d’impazzire. A ogni colpo tutto il corpo freme! E l’anima geme la sua preghiera! Padre perdona loro! O mani belle! Mani di preghiera, nel vostro ultimo tremore, voi benedite il cuore dei carnefici!

Stazioni-Via-Crucis

XII Stazione
Gesù muore in Croce

v) Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo.
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Mi abbraccio al piede della tua Croce, o mio Signore! Ricordati di me, o Signore, ora che siedi sul trono della croce! Ricordati di me, o Signore, in tutte le tue parole, e volgi anche a me il tuo pensiero, il tuo sguardo. Dì per me al Padre: «Perdonagli, Padre, perché non sapeva a fondo quello che faceva!
«Di’ per me all’Addolorata: «Ecco ora il tuo figlio!» Dì a me pure: «Ecco la vera Madre tua».
O Dio Spirito Santo! Concedimi di dissetare Gesù, di riparare per ogni nostro male, contraccambiare ogni suo bene! Di’ anche a me, o Gesù, ora e nella morte: «Oggi sarai con me nel Paradiso». Dillo a ogni moribondo. Di’ anche di questo mio spirito, ch’è tutto tuo, o Gesù: «Padre, nelle tue mani, consegno questo spirito mio».

Stazioni-Via-Crucis

XIII Stazione
Gesù deposto dalla Croce

v) Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo.
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Ti adoro, o Figlio di Dio, in ogni goccia di sangue sparsa per l’orto degli ulivi e per il Pretorio.
Ti adoro, o Figlio di Dio, in ogni goccia di sangue rappreso sugli strumenti della passione e sugli abiti dei carnefici! Non meno di quanto ti adoro,  o Figlio di Dio, o Divinità, sempre presente nello stesso corpo deposto dalla croce. Non meno di quanto ti adoro, o Divinità presente nell’anima di Gesù, separata dal suo corpo, e avviata al Limbo!
Ti adoro in grembo alla Madre! Ma vorrei adorarti col suo pianto, col suo cuore ferito. Adorarti con la sua appassionatissima unione alla divina volontà, con la sua compassione unitissima con la tua. Vorrei essere trovato degno che ti depongano nelle mie braccia, nella tua passione continuata nei secoli.

Stazioni-Via-Crucis

XIV Stazione
Gesù posto nel Santo Sepolcro

v) Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo
r) Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Chiedo anch’io il tuo Corpo, o Signore, per accoglierlo, se ti degni essere ricevuto nel mio sepolcro vuoto, ma non nuovo! Mio Dio, è un sepolcro il mio cuore! Imbiancato da fuori, pieno di brutte cose al di dentro! Ma tu col ministero dei tuoi angeli, l’hai purificato; e col tuo Spirito l’hai consacrato!
Vieni e restami nel cuore! A celebrarvi la tua risurrezione e ascensione al cielo. Senza lasciarlo mai, ma facendone il tuo posto come un ciborio eucaristico, tutta la vita presente.
Come un tuo trono nella vita del cielo, e anche dal mio cuore continui a essere il Salvatore delle anime. Anche col mio cuore sii il glorificatore del Padre. E molto più, o Signore, ricevimi nel tuo, dammi il tuo! O SS. Vergine Maria madre di Dio!
Fammi vivere tutto unito e trasformato come te in Gesù crocifisso e sacramentato. S. Giovanni Evangelista e pie donne assistenti alla croce, o santi stimmatizzati e più appassionati di Gesù Crocifisso, pregate per me!

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Santa Gemma Galgani: una sfida al positivismo

Posté par atempodiblog le 11 avril 2014

Santa Gemma Galgani: una sfida al positivismo
«Vedevo bene che Gesù mi aveva tolto i genitori, e alle volte mi sgomentavo, perché credevo di essere abbandonata. Quella mattina me ne lamentavo con Gesù, e Gesù sempre più buono, sempre più tenero, mi ripeteva: “Io, figlia, sarò sempre con te. Sono Io tuo Padre, la Mamma tua sarà quella…” e m’indicò Maria Addolorata. “Vieni, avvicinati… non sei felice di essere figlia di Gesù e di Maria?”». Queste parole di Santa Gemma Galgani sintetizzano bene la sua vita di sofferenza e tutto il suo abbandono a Gesù e a Maria.

di Corrado Gnerre – Radici Cristiane

Santa Gemma Galgani: una sfida al positivismo dans Corrado Gnerre 2ckmr4

Gemma Galgani nacque nel 1878 a Camigliano, un piccolo paese in provincia di Lucca. La famiglia era di modeste condizioni: il padre farmacista e la madre casalinga. Gemma ebbe un’infanzia normale. Frequentò la scuola a Lucca (dove la famiglia si era trasferita) ed ebbe anche molte amiche.

Dolore, stimmate, santità
La normalità fu infranta da prove ravvicinatissime. Nel 1886 morì la mamma, nel 1894 il fratello Gino e nel 1897 il papà. A questi lutti seguì un crollo finanziario della famiglia e, per lei, una serie di malattie, alcune anche gravi. Da una di queste, nell’inverno del 1898, fu miracolosamente guarita per intercessione di Santa Margherita Maria Alacoque. Queste prove permisero a Gemma di fare passi da gigante nella vita spirituale. Era sempre stata attratta ad avere una forte confidenza con  Gesù. Già dai tempi della scuola riempiva i suoi quaderni di pensieri spirituali e di preghiere. Fu così che, crescendo nella vita spirituale, fu beneficiata di doni mistici straordinari: avvertiva chiaramente accanto a sé la presenza dell’angelo custode e parlava con Gesù e Maria.  Fin quando non ebbe il dono delle stimmate. Ella narra così l’avvenimento: «Eravamo alla sera dell’8 giugno 1899, quando tutto ad un tratto mi sento un interno dolore dei miei peccati… Comparve Gesù, che aveva tutte le ferite aperte; ma da quelle ferite non usciva più sangue, uscivano come fiamme di fuoco, che vennero a toccare le mie mani, i miei piedi, il mio cuore. Mi sentii morire…». Quanto simile questa descrizione a quella che san Pio da Pietrelcina farà della sua stimmatizzazione avvenuta il 20 settembre del 1918. Le profonde ferite alle mani, ai piedi e al costato si riaprivano dalle ore 20 di ogni giovedì alle ore 15 del venerdì, e lo straordinario fenomeno era accompagnato da estasi. I bravi coniugi Giannini vollero prendere Gemma nella loro casa, per sottrarla ad una vita di miseria e la trattarono come una figlia. Qui Gemma condusse una vita ritirata tra casa e chiesa, obbediente alle direttive del direttore spirituale, padre Germano, e delle suore passioniste, che la seguivano da vicino. Intanto la malattia che l’aveva colpita nell’età adolescenziale riprese vigore facendola soffrire tantissimo. L’11 aprile del 1903, vigilia della Pasqua, dopo aver partecipato al racconto della Passione di Gesù, si concluse il suo calvario. Fu beatificata nel maggio del 1933 e canonizzata da Pio XII nel maggio del 1940.

Una “derisione” della mentalità corrente
I tempi in cui visse santa Gemma erano tempi di trionfante positivismo. Ebbene, la sua vita fu una grande confutazione di questa convinzione filosofica. Tanti scienziati andavano a studiarla e non ci capivano nulla. Nessuna teoria umana poteva spiegare i fenomeni straordinari che accompagnavano la sua persona. Santa Gemma parlava con il suo angelo custode e gli dava anche incarichi delicati, come quello di recapitare a Roma la corrispondenza ad alcuni suoi direttori spirituali. Scrisse: «La lettera, appena terminata, la dò all’Angelo. È qui accanto a me che aspetta». E le lettere, misteriosamente, giungevano a destinazione senza passare attraverso le Poste del Regno. Santa Gemma prediceva avvenimenti futuri, cadeva in estasi, sudava sangue. Molti che andavano da lei per curiosare, ne uscivano convinti e convertiti.

L’incredibile lotta contro il diavolo
Un aspetto interessante della vita di santa Gemma fu la lotta contro il demonio. Questi fu ferocisissimo con lei, perché non solo la Santa si offriva vittima per la conversione dei peccatori, ma anche perché con i suoi doni straordinari riusciva a convertire molti. Il demonio le si accaniva infierendo atrocemente: tentava di farla cacciare da casa Giannini. Cercava di ingannare i suoi confessori: frugava il suo diario, lasciando le impronte sulle pagine. La tentava contro la castità, la percuoteva, la sollevava da terra, la trascinava sotto l’armadio della sua stanza. Le appariva sotto l’aspetto dell’angelo custode per ingannarla, le riempiva il cibo di vermi per impedirle di mangiare. Il Signore permise addirittura che il demonio si impossesasse di lei. Il diavolo la scagliava contro gli oggetti sacri, la spingeva a sputare sul crocifisso, la faceva urlare contorcendola. È Gemma stessa che ne dà una descrizione nelle lettere inviate al padre Germano suo confessore: «Il demonio mi fa la guerra, me ne fa di ogni specie. Il demonio non dorme. Chissà che tentazioni ancora avrò da passare… chissà che avverrà quando morirò e dovrò essere giudicata…». I testimoni oculari che l’assistevano, hanno sempre assicurato che Gemma non esagerava. Il padre Pietro Paolo la trovò a terra mentre gemeva. Cecilia Giannini disse di averla vista scuotersi come colpita da percosse, la vide cadere dal letto, la scoprì come morta con la bava alla bocca. Una ragazzina di 12 anni, rimasta a dormire una notte con lei per farle compagnia, si spaventò talmente dei colpi uditi, da rifiutarsi di ritornare. Le persone che l’assistevano, quando il mattino ritornavano, trovavano Gemma sfinita e l’aria satura di odore di zolfo. Una di esse, l’amica Eufemia, raccontò che la Santa chiedeva sempre preghiere e acqua benedetta. Raccontò che Gemma spesso vedeva delle cose brutte intorno a sé. Vedeva il letto pieno di pesci che la rodevano. Si vedeva coperta di vermi e di roba sudicia che chiamava “roba dell’inferno”. È sempre l’amica Eufemia a raccontare: «Non si fa altro che spargere il letto con acqua benedetta. Sta male, pochi minuti fa ha buttato un urlo perché le pareva di avere alla gola uno scorpione che la strozzasse, ma che poi per mezzo dell’acqua benedetta, è uscito dal letto in forma di gatto. Dice che si sente sempre pungere in ogni parte del corpo» E padre Pietro Paolo dichiarò: «Il demonio l’assaliva, ed imperando sopra i sensi di quella creatura, le faceva fare atti da ossessa. Si gettava in terra, si avventava alle persone, se queste le avessero presentato qualche oggetto di devozione, sputava addosso al crocifisso è all’immagine della Madonna, e ricordo che un giorno mi prese in mano la corona della cintola e me la troncò in vari pezzi». Un vero calvario, permesso dal suo Gesù affinché potesse meglio conformarsi a Lui. Pochi istanti prima di morire, santa Gemma pronunciò queste parole: «Non chiedo più nulla. Ho fatto a Dio il sacrificio di tutto e di tutti» …e due lacrime le scesero dagli occhi.

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Un fiore di Lucca: la beata Elena Guerra

Posté par atempodiblog le 11 avril 2014

Un fiore di Lucca: la beata Elena Guerra
di Maurizio Schoepflin – Radici Cristiane

Un fiore di Lucca: la beata Elena Guerra dans Stile di vita 21twya

Fondatrice delle oblate dello Spirito Santo, beatificata il 26 aprile del 1959 (la sua fu la prima beatificazione di Papa Giovanni XXXIII), Elena Guerra nacque a Lucca il 23 giugno del 1835 da una famiglia agiata della media borghesia. Fu un’autodidatta, perché a quell’epoca alle fanciulle non veniva assicurata un’istruzione, ed Elena invece era profondamente assetata di cultura e convinta che essa fosse importante anche per le donne: così imparò da sola l’italiano, il francese, la musica, la pittura, il ricamo e addirittura il latino, ascoltando di nascosto le lezioni che venivano impartite al fratello Almerico, che diventerà tra l’altro una figura eminente del clero lucchese.

Primi frutti al servizio di Dio
Nel 1856, a poco più di vent’anni, dette vita al “Giardinetto di Maria” e poi alle “Amicizie spirituali”, due aggregazioni femminili laicali finalizzate all’aiuto e al sostegno reciproco tra giovani donne. A diciannove anni Elena fu colpita da una grave malattia che la costrinse a un lungo periodo di immobilità, durante il quale accarezzò l’idea di abbracciare la vita contemplativa in un monastero. Poi però, una volta guarita, rivide questo suo proposito e si mise a studiare e a viaggiare: nel 1870 assisté in Roma a una seduta del Concilio Vaticano I. Fondò nella sua città l’Istituto di Santa Zita, una comunità femminile dedita alla vita attiva e senza professione di voti, costituita da volontarie, chiamate affettuosamente dai lucchesi “Zitine”, che si occupavano dell’istruzione e dell’educazione delle fanciulle. In quella comunità fu accolta pure colei che poi diventerà santa Gemma Galgani. I primi dieci anni di questa attività si svolsero in mezzo all’incomprensione di tutti, del popolo, del vescovo, del clero e della sua stessa famiglia.

Le Suore Oblate dello Spirito Santo
Dal 1882 la beata iniziò la vita in comunità, lasciando la propria casa, e ottenne il riconoscimento della sua congregazione, le “Suore Oblate dello Spirito Santo”. Compito specifico delle figlie di Elena Guerra era quello di essere “anime in ascolto sempre docili ad ogni soffio della Grazia” per diffondere nel mondo la devozione allo Spirito Santo. Convinta che la stampa potesse e dovesse avere una funzione primaria e indispensabile a favore della Chiesa, cominciò a pubblicare i suoi “librini”, nei quali affrontava vari temi riguardanti in particolare il mondo delle donne. Fu anche convinta assertrice della necessità di un ritorno da parte della Chiesa a una spiritualità più forte, da conseguire attraverso il recupero e l’approfondimento della devozione allo Spirito Santo. La Guerra si sentiva profondamente illuminata e sostenuta dal seguente nucleo di verita: «L’incarnazione è opera del Divino Amore, l’immolazione di Gesù sul Calvario è opera del Divino Amore, l’istituzione dell’adorabile Eucaristia (chi può dubitarne?) è opera del Divino Amore». La sorreggeva la certezza che lo Spirito Santo è una presenza ineffabile e nello stesso tempo dinamica.

Il Cenacolo permanente
L’allora vescovo di Lucca monsignor Giovanni Volpi la incoraggiò non solo a pubblicare i suoi scritti, ma anche a recarsi a Roma, dove Elena fu ricevuta in udienza dal Papa Leone XIII. Al Papa ella stessa del resto aveva scritto ripetutamente perché venissero prese delle decisioni utili a favorire un ritorno allo Spirito Santo, del quale tutti, predicatori compresi, ad avviso della beata, si erano dimenticati. Al Santo Padre la Guerra disse: «Io non sono altro che un misero portavoce di un’anima che fa bene orazione, e alla quale si può prudentemente credere che Dio talvolta manifesti i suoi voleri». Quando il pontefice emanò l’enciclica sullo Spirito Santo, Divinum illud munus, la beata fondò il “Cenacolo Permanente”, un’associazione di religiosi e laici volta alla preghiera comune, soprattutto liturgica. Tra il 1905 e il 1906 Elena visse un periodo di grande difficoltà e di immenso dolore: venne accusata di aver dilapidato tutto il patrimonio della congregazione per realizzare le sue pubblicazioni, e dunque di avere esercitato una cattiva amministrazione; in seguito a questo pesante addebito le autorità ecclesiastiche la invitarono a lasciare la carica di superiora e a smettere di pubblicare. Elena fu costretta a sottomettersi e passò il resto della vita nel silenzio e nell’inazione, sostenuta solo dalle consorelle più fedeli ma soprattutto dalla convinzione interiore che bisogna sempre saper offrire l’esempio dell’amore totale e incondizionato. Per questo non vacillò mai e seppe accettare ogni ingiustizia e umiliazione. Subito dopo la morte, la città la considerò santa e nel 1930 si aprì il processo per la sua beatificazione. Il messaggio profetico di Elena Guerra è attualissimo e imponente la ricchezza della sua eredità spirituale. Terminiamo ricordando una simpatica curiosità: l’Acadèmie Parisienne ha inserito il nome della beata lucchese fra i propri membri, perché la Guerra fu l’inventrice e la realizzatrice dell’Orologio Eucaristico, un apparecchio che permette di individuare immediatamente le zone geografiche della terra in cui viene celebrata nella stessa ora la Santa Messa.

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