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9 febbraio: beata Anna Katharina Emmerick

Posté par atempodiblog le 9 février 2014

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Nacque nel 1774 a Flamschen, in casa di poveri contadini della Westfalia, e fu sempre gracile e malaticcia. A ventotto anni riuscì a farsi ammettere come monaca agostiniana nel monastero di Dülmen, dove rimase nove anni. Poi l’invasione napoleonica impose la chiusura dei monasteri e la Emmerick passò i dodici anni che le restavano in una misera stanza messale a disposizione da benefattori, sempre malata e senza mai poter alzarsi dal letto. Quinta di nove figli, fin da piccola aveva sentito l’impulso di pregare per poter addossarsi le sofferenze degli altri. Le appariva Gesù Bambino e si intratteneva con lei, rivelandole i segreti delle erbe medicinali. La ragazzina era convinta che tutti vedessero quel che vedeva lei, ma raccoglieva solo incredula commiserazione (fu così che imparò a tenere per sé le sue visioni). Poté frequentare la scuola per pochissimo, in compenso imparò a cucire. Cresciuta, cercò di farsi ammettere in tre diversi monasteri, ma nessuno la volle per via della salute cagionevole e l’estrema povertà (a quel tempo i vestiti, le lenzuola, la biancheria e gli asciugamani dovevano essere confezionati a mano e costavano: i conventi, vivendo di elemosine, non potevano accollarsi una suora priva di dote).
Intanto, le sue visioni si arricchivano di profezie: “vide” la Rivoluzione francese, la morte del re di Francia sulla ghigliottina, l’avvento di Napoleone, la prigionia del papa Pio VI, la Restaurazione… A venticinque anni, mentre pregava in chiesa, le apparve il Cristo che le porgeva due corone, una di fiori ed una di spine. Lei scelse la seconda e da quel momento dovette nascondere le stimmate sul capo sotto una cuffia da contadina. Andò a servizio a casa di un organista, la cui figlia finì per farsi agostiniana e pose come condizione al suo ingresso in monastero che venisse accolta anche la Emmerick. Le monache accettarono perché avevano bisogno di una che sapesse suonare l’organo. La Emmerick lavorava in giardino e gli uccelli venivano a posarsi sulle sue spalle. Era in grado di conversare col suo angelo custode e spesso trascorreva la notte davanti al Santissimo. Il confessore delle monache la prese a benvolere: era il francese Martin Lambert, prete “refrattario” fuggito dalla Francia per non aver voluto prestare il giuramento scismatico “costituzionale”.
La Emmerick, spesso malata per via del suo caricarsi (soprannaturale) dei dolori altrui, nel 1802 avvertì un forte dolore al petto e si ritrovò con una stigmata a forma di croce impressa sulla pelle. Nel 1811, causa l’abolizione degli ordini religiosi, il monastero venne chiuso d’autorità e le monache rimandate in famiglia. Il Lambert prese in affitto una casa e vi alloggiò la Emmerick, ormai così malata da non poter lasciare il letto. Fu fatta venire una sua sorella, Gertrud, per accudirla, ma questa si rivelò rozza e limitata, di carattere bisbetico e insensibile. Intanto, Anna Katharina subiva estasi che duravano ore, ma anche sofferenze indicibili. Nel 1812 ebbe altre due stimmate a forma di croce sul petto e i segni della Passione su mani, piedi e torace. Si sparse la voce e la cosa incuriosì il medico razionalista Franz Wilhelm Wesener, che si recò al capezzale della stigmatizzata per smascherare l’imbroglio. Quando la veggente lo vide entrare gli rivelò particolari biografici che solo lui poteva conoscere. Il Wesener si convertì e non lasciò più la suora. La vedeva andare in estasi e divenire insensibile a tutto, tranne all’acqua benedetta e alle benedizioni impartite da un prete, anche a distanza o lontano: in quel momento la Emmerick si faceva il segno della croce. Il medico attestò anche un altro fenomeno: la Emmerick visse per anni di sola acqua e di comunione. Non poteva mangiare nulla di solido, perché rimetteva. Intanto, la gente arrivava sempre più copiosa e il vicario della diocesi, August von Droste Vischering, volle vederci chiaro. Ordinò una severa inchiesta che fu condotta dal medico, massone, von Druffel. Questi cercò per settimane di curare le piaghe della Emmerick ma dovette arrendersi e certificare che non erano prodotte artatamente. Intanto, la veggente ogni venerdì soffriva i dolori della Passione, compresi quelli della flagellazione e della crocifissione. A questo univa una capacità tutta soprannaturale di riconoscere le reliquie vere in mezzo a quelle false e di dare informazioni dettagliate sul martire cui appartenevano. A visitarla arrivarono importanti personaggi come il conte Stolberg (amico di Goethe e poi convertitosi al cattolicesimo), la famosa poetessa Luise Hensel (anch’ella poi fattasi cattolica) e soprattutto il massimo poeta romantico tedesco, Clemens Brentano. Quest’ultimo, dai trascorsi burrascosi (tra cui due matrimoni falliti), andò a Dülmen per curiosità, spinto dalla Hensel (di cui era vanamente innamorato). La veggente, appena lo vide, gli disse che era lui l’uomo che, per rivelazione divina, aspettava. Finì che il Brentano si stabilì a Dülmen e per sei anni non lasciò il capezzale della Emmerick. Fu lui a mettere per iscritto le visioni di lei. Riempì diciassettemila pagine che composero diversi volumi. L’opera, in seguito pubblicata via via, ebbe un clamoroso successo e fu seguendone le indicazioni che alcuni archeologi trovarono la casa della Madonna ad Efeso.
I prodigi intorno alla Emmerick sembravano senza fine: durante le estasi eseguiva gli ordini che il sacerdote le impartiva in latino (lei, che non aveva studiato); una volta, in una sola notte – e al buio più completo – cucì un incredibile numero di abitini per bambini poveri; toccando un oggetto sapeva dire tutto del suo proprietario; rispondeva alle domande formulate mentalmente di Brentano che le teneva la mano… Nel 1819 il governo prussiano, inquietato dall’affluenza di gente a Dülmen, decise di procedere a un’inchiesta sulla monaca stigmatizzata e mandò i gendarmi. La Emmerick fu prelevata di forza e portata su una barella in un’altra casa: qui per tre settimane la tennero in una stanza illuminata giorno e notte, sorvegliata ininterrottamente e a vista da squadre di uomini che si davano il cambio, con interrogatori continui e reiterate ispezioni delle sue stimmate. Minacciata, perquisita, costretta a ingoiare cibo che regolarmente vomitava, non si riuscì a farle “confessare” il suo “inganno”. La povera donna, che era in grado di esprimersi solo in dialetto e non sapeva scrivere, subì ogni sorta di vessazione inutilmente, perché anche l’inchiesta statale dovette gettare la spugna. Finalmente la riportarono a casa e il Brentano poté riprendere con i suoi appunti su quel che lei dettava.
La precisione con cui la Emmerick descriveva luoghi e usanze giudaiche e dettagli degli abiti del tempo di Gesù era stupefacente. Come si è detto, era quasi analfabeta e non si era mai mossa dalla Westfalia. Ma anche il Brentano non aveva alcuna preparazione teologica o storica. Però quel che venne scritto delle visioni della Emmerick aveva una precisione incredibile (il poeta Paul Claudel si convertì dopo aver letto i resoconti della Passione dettati dalla monaca). Nel 1819, dopo anni di preghiere, le ferite della stigmatizzata si chiusero (aveva chiesto a Dio di toglierle l’imbarazzo che le procuravano e lasciarle solo i dolori): si riaprivano solo il Venerdì Santo. Il 9 febbraio 1824, come aveva profetizzato da mesi, la Emmerick morì di paralisi polmonare. Due mesi dopo, corsa la voce che il suo corpo era stato trafugato a scopo di studio, venne riaperta la sua tomba e il cadavere fu trovato assolutamente fresco e incorrotto.
Brentano durante la sua vita riuscì a far pubblicare solo i volumi La dolorosa passione di Nostro Signor Gesù Cristo e Vita della santa Vergine Maria. Il volume Anni di insegnamento di Gesù vide la luce solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1842. Nel 1869 uscì I segreti dell’Antico e del Nuovo Testamento. Nel 1881, seguendo le indicazioni contenute in questi libri, due archeologi ritrovarono in Turchia, nei paraggi dell’antica Efeso, la casa dove Maria aveva trascorso gli ultimi anni prima della sua Assunzione, Meryem- Ana-Evi, che Paolo VI visitò nel 1967 e Giovanni Paolo II nel 1979. È bene ricordare che tutti i testi ricavati da Brentano dalle visioni della Emmerick hanno ricevuto l’imprimatur.

di Rino Cammilleri – Il Timone

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La vera Chiesa

Posté par atempodiblog le 9 février 2014

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“Se io non fossi cattolico e volessi trovare quale sia oggi, nel mondo, la vera Chiesa, andrei in cerca dell’unica Chiesa che non va d’accordo con il mondo. Andrei in cerca della Chiesa che è odiata dal mondo. Infatti, se oggi nel mondo Cristo è in qualche Chiesa, Egli dev’essere tuttora odiato come quando viveva sulla terra. Se dunque oggi vuoi trovare Cristo, trova la Chiesa che non va d’accordo con il mondo… Cerca quella Chiesa che i mondani vogliono distruggere in nome di Dio come crocifissero Cristo. Cerca quella Chiesa che il mondo rifiuta, come gli uomini rifiutarono di accogliere Cristo”.

del venerabile Fulton John Sheen

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Obiettivo: cancellare la Humanae Vitae

Posté par atempodiblog le 8 février 2014

Obiettivo: cancellare la Humanae Vitae dans Articoli di Giornali e News 2vay4h1

La grande maggioranza dei fedeli cattolici rifiuta l’insegnamento della Chiesa cattolica in materia di morale sessuale. E’ questa la sintesi delle prime risposte al questionario su famiglia e matrimonio inviato alle diocesi lo scorso novembre, in vista del Sinodo straordinario di ottobre. Una constatazione, a quanto emerge dai rapporti diffusi in questi giorni, che accomuna la Chiesa tedesca a quella svizzera e a quella austriaca. Dall’Italia, invece, ancora nessun dato preciso. Solo la comunicazione – fatta dal segretario generale ad interim della Cei, mons. Nunzio Galantino – che la consultazione «ha riscontrato risposta pronta e capillare».

Se la prima realtà ad aver diffuso i risultati è stata la Conferenza episcopale svizzera – che ha scelto di formulare un questionario più completo e complesso rispetto a quello presentato in Vaticano lo scorso autunno e che ha ottenuto almeno venticinquemila risposte, non solo da cattolici – il caso più significativo è quello della Germania. Il presidente dei vescovi locali, mons. Robert Zollitsch (in uscita a marzo), l’aveva annunciato: «Al Sinodo faremo sentire la nostra voce». E le premesse, scorrendo le diciotto pagine del rapporto, ci sono tutte. Se i cattolici tedeschi ritengono che il matrimonio debba essere stabile e felice, sul resto tutto deve cambiare. L’insegnamento del Magistero romano riguardo gender, unioni omosessuali, relazioni prematrimoniali, ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti viene «respinto espressamente».

Viste le risposte date al questionario, i vescovi della più ricca Conferenza episcopale europea auspicano che il Vaticano apra a «nuovi approcci riguardo la morale sessuale». La traccia, dopotutto, è già segnata: basta riprendere in mano il documento diffuso a ottobre dall’ufficio per la cura delle anime di Friburgo, che in nome della misericordia e sull’esempio della «seconda possibilità» concessa dalla Chiesa ortodossa, autorizzava a riaccostare ai sacramenti i divorziati risposati. Un’iniziativa che non era stata fermata neppure dopo l’intervento del prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, il tedesco Gerhard Ludwig Müller, il quale aveva ricordato che iniziative del genere possono essere intraprese solamente da Roma. Ma Zollitsch (vescovo emerito di Friburgo e attuale amministratore diocesano) aveva rispedito al mittente il monito, anche perché altri prelati connazionali si erano nel frattempo posti sulla stessa scia, come il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga.

La questione è chiara, rileva il rapporto diffuso qualche giorno fa: «La maggior parte dei fedeli considera la morale sessuale cattolica lontana dalla vita» e auspica che si archivino i pregiudizi di carattere etico nei confronti di chi è andato incontro a «fallimenti nel campo della famiglia o del matrimonio». E’ anche una questione educativa, spiegano i vescovi tedeschi: «I giovani non capiscono più le argomentazioni della Chiesa su questi temi» ed è sempre più ampia «la distanza tra la dottrina e la pratica ecclesiale». Ecco perché bisogna ripensare anche l’approccio riguardo il controllo artificiale delle nascite, «che quasi tutti i rispondenti approvano», e l’atteggiamento riguardo gli omosessuali. In merito a questo punto, si legge nel dossier, «si registra una marcata tendenza ad accettare come atto di giustizia il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso, che dovrebbero ricevere la benedizione da parte della Chiesa».

Si tratta di considerazioni che consentono all’episcopato guidato da mons. Zollitsch di puntare il dito contro l’Humanae Vitae di Paolo VI, da cui promana la dottrina cattolica in fatto di morale sessuale. Un testo che il vescovo di Treviri, mons. Stephan Ackermann, invita ad archiviare al più presto. Conversando con il quotidiano Rhein Main Presse, il presule ha infatti detto che «non potendo cambiare completamente la dottrina della Chiesa», è bene avviare un «cambiamento profondo della morale cattolica». Il che si traduce innanzitutto in un «adeguamento ai tempi correnti» dell’insegnamento della Chiesa – concetto pressoché identico a quello espresso nella sintesi illustrata dai vescovi belgi, dove si parla di  «adeguamento dei valori cristiani allo spirito dei tempi» – e in una riconsiderazione della questione omosessuale: «Non si può dire che sia qualcosa di innaturale».

Concetti talmente rivoluzionari che a stretto giro interveniva con un comunicato ufficiale che ha il sapore dell’altolà la diocesi di Ratisbona: «Tutte le questioni relative alla dottrina fondamentale della Chiesa non possono essere decise a livello diocesano o nazionale». Nient’altro  che la ripetizione di quanto aveva detto poco più di un mese fa il prefetto Müller nel tentativo di bloccare il documento di Friburgo sul riaccostamento dei divorziati risposati ai sacramenti.

E di famiglia e matrimonio ha parlato venerdì anche il Papa, incontrando i vescovi polacchi a conclusione della loro visita ad limina apostolorum: la famiglia – ha ribadito Francesco – «è la cellula fondamentale della società», mentre il matrimonio «è spesso considerato una forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno». Visione che – ha aggiunto Bergoglio – «purtroppo influisce anche sulla mentalità dei cristiani, causando una facilità nel ricorrere al divorzio o alla separazione di fatto». E’ necessario, dunque, «che i pastori si interroghino su come assistere coloro che vivono in questa situazione, affinché non si sentano esclusi dalla misericordia di Dio».

di Matteo Matzuzzi – La nuova Bussola Quotidiana

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L’ipotesi folle di una Chiesa che insegue i sondaggi

Posté par atempodiblog le 8 février 2014

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C’è una certa confusione a proposito dei questionari inviati dalla Santa Sede agli episcopati nazionali in vista della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà in Vaticano dal 5 al 19 ottobre 2014. Sembra che alcuni episcopati abbiano fornito risposte di carattere dottrinale. Altri, come quello tedesco e austriaco, hanno consultato i fedeli con metodi che – a prima vista – sembrerebbero piuttosto aneddotici. Da sociologo, nutro seri dubbi sulla rappresentatività del campione. Se si è passati dalle parrocchie e dai consigli pastorali, ovviamente si sono ricavate le opinioni dei parroci – forse anche di qualche vescovo – e di quei gruppi «autoreferenziali» che occupano tante comunità parrocchiali con le loro interminabili riunioni, e di cui Papa Francesco come si sa non parla tanto bene.

Almeno i vescovi svizzeri si sono rivolti ai sociologi, precisamente all’Istituto di sociologia pastorale di San Gallo, il quale dovrebbe avere costruito un campione credibile, ancorché ci spieghi che ha selezionato «laici impegnati nella vita ecclesiale», anche qui dunque con il rischio di trascurare chi non partecipa ai gruppi parrocchiali ma non è per questo meno cattolico. I sociologi di San Gallo non hanno finito il loro lavoro, ma hanno riferito alla Radio Vaticana che il 97% dei cattolici svizzeri usa gli anticoncezionali, il 60% non vede niente di male nelle unioni omosessuali e vorrebbe perfino che la Chiesa le «benedicesse», una salda maggioranza è favorevole al divorzio e ai rapporti prematrimoniali e si comporta di conseguenza. Com’è noto, dalla Germania e dall’Austria sono venuti risultati analoghi, ancorché non certificati dai sociologi.

Si tratta di capire come interpretare questi dati. Se dobbiamo fidarci non delle interpretazioni dei vescovi austriaci o tedeschi, ma di quello che c’è scritto nel documento preparatorio inviato alle diocesi e accompagnato dal questionario, le domande non sono una sorta di referendum volto a cambiare la dottrina ma una rilevazione di taglio, appunto, sociologico su come si comportano i cattolici.

Che i cattolici non si comportino da cattolici non è una gran novità. La sociologia distingue – l’espressione è della studiosa inglese Grace Davie – tre dimensioni della religione, le tre B: «believing» (credere), «belonging» (praticare) e «behaving» (comportarsi). I sociologi sanno da anni che coloro che dicono di credere in Dio, e in Europa anche in Gesù Cristo, sono molti di più di quelli che vanno in chiesa. E che quelli che seguono l’insegnamento morale della loro religione sono molti di meno di quelli che frequentano le chiese. Ne ricavano che – anche in Europa – quando si parla di secolarizzazione bisogna distinguere: c’è poca secolarizzazione quanto al credere – gli atei rimangono una piccola minoranza, che non cresce –, una rilevante secolarizzazione nella pratica – anche con un concetto ampio di praticante, può essere considerato tale solo un europeo su cinque –, e una secolarizzazione ampiamente maggioritaria nei comportamenti, nel senso che solo una piccola frazione della popolazione segue l’insegnamento morale delle Chiese e comunità di appartenenza.

I sondaggi – diversamente effettuati nelle diverse nazioni – confermano quindi un quadro già noto. Non sono stati diffusi dati italiani, ma il fatto che il nostro sia il Paese del mondo dove nasce il minor numero di bambini, anche se l’ottanta per cento dei nostri connazionali si dice cattolico, certamente suggerisce un atteggiamento sugli anticoncezionali non tanto diverso da quello svizzero.

Però… c’è un però. Il questionario è stato diffuso in preparazione a un sinodo sulla famiglia. Ma le grandi inchieste dei sociologi – come la periodica Indagine europea sui valori (EVS) – non si occupano solo di morale sessuale e familiare, e del resto i comandamenti sono dieci. Incrociando i dati della EVS sui valori e sulla fede religiosa, e tenendo conto anche di altre indagini, scopriamo per esempio che in Germania, in Svizzera e in Austria una salda maggioranza della popolazione ritiene che gli immigrati siano troppi, si comportino male e non debbano godere degli stessi diritti dei cittadini. In diversi Paesi – tra cui l’Italia – il numero di cittadini che giustifica l’evasione fiscale, e dichiara che la pratica o la praticherebbe se solo non temesse di essere scoperta, è così alto da far concludere che è impossibile che non ne faccia parte un buon numero di cattolici praticanti.

Ci sono poi altri studi – alcuni, in Italia, li ho diretti io – che si occupano di credenze. È vero che la grande maggioranza degli italiani (93%) si dichiara credente, ma si tratta di vedere in che cosa crede. In Italia percentuali significative di persone che pure si dichiarano cattoliche non credono alla divinità di Gesù Cristo, non credono che la Resurrezione sia un evento storico realmente accaduto, non credono all’esistenza dell’Inferno e del diavolo e non credono che la Chiesa Cattolica sia un’istituzione voluta da Dio e divinamente assistita. Queste percentuali di «non credenti selettivi» per alcune verità della fede diventano maggioritarie fra i giovani dai 15 e i 29 anni. Più di metà dei cattolici italiani non si confessa mai. In altri Paesi le cose vanno molto peggio, sia quanto alle credenze sia quanto alla confessione, frequentata in molte zone del Nord Europa e degli Stati Uniti da sparute minoranze.

Cito questi dati per far capire come – mentre ha un senso utilizzare lo strumento dei questionari per capire quanto è profonda la crisi del mondo cattolico contemporaneo – non ne ha nessuno prendere i risultati, anche ove siano attendibili, di queste ricerche come indicazioni su come la Chiesa potrebbe cambiare per adeguarsi al «mondo». Ovviamente, questo sarebbe anzitutto assurdo dal punto di vista teologico: la Chiesa non ha mai adeguato le sue dottrine ai sondaggi, con il rischio di cambiare opinione a ogni sondaggio come il Matteo Renzi della divertente caricatura di Crozza.

Se – come sembra che qualche vescovo voglia suggerire in Germania, Svizzera o Austria – il Sinodo dovesse cambiare le dottrine per adeguarle a quello che pensano i fedeli, dopo – o forse prima – di quello sulla famiglia urge un sinodo sull’immigrazione: non per studiare il bellissimo discorso di Papa Francesco a Lampedusa, ma per organizzare al più presto nelle parrocchie dell’Europa di lingua tedesca la distribuzione domenicale di randelli per bastonare gli immigrati, posto che  proprio dalle parti di Berlino, Zurigo o Vienna l’avversione agli immigrati è ancora più diffusa di quella alla dottrina morale della Chiesa.

Se non si crede ai sondaggi, si guardino i referendum: come quello svizzero del 2009 che ha introdotto, evidentemente non in segno di simpatia verso gli immigrati musulmani, un divieto costituzionale di costruire minareti. Se invece si crede ai sondaggi, si metta in programma anche un sinodo per concedere indulgenze agli evasori fiscali: sarebbe particolarmente gradito in Italia. Perché delle due l’una: se i sondaggi dove ciascuno protetto dall’anonimato confessa i suoi peccati o manifesta i suoi vizi sono la voce genuina del «popolo di Dio» allora bisogna seguirli su tutto. Perché la «vox populi» diventa «vox Dei» quando si esprime a favore dell’evasione dal dovere di fedeltà al coniuge e non quando si esprime a favore dell’evasione delle imposte?

Né una bizzarra Chiesa che costruisse la sua dottrina a colpi di sondaggi dovrebbe fermarsi alla morale. Inseguendo i sondaggi occorrerebbe abolire l’Inferno, i miracoli, la Resurrezione, la divinità di Gesù Cristo, la natura divina della Chiesa: tutte credenze impopolari. Dichiarare che tutte le religioni sono uguali, perché lo pensa la maggioranza delle persone. Consigliare a Papa Francesco di non perdere tempo a parlare tutte le settimane del diavolo, perché la grande maggioranza non ci crede. E di smetterla di mettere al centro del suo Magistero la confessione, perché tanto ci sono intere diocesi dove i cattolici che si confessano sono ridotti a quattro gatti.

Se i sociologi – all’improvviso – sono diventati interessanti, avrebbero anche un’altra piccola notazione da proporre. E cioè che adeguare la propria dottrina al pensiero unico dominante è il modo più sicuro per perdere fedeli e chiudere bottega. Lo spiegò già nel lontano 1972 in un libro diventato un classico delle scienze sociali, «Perché le Chiese conservatrici stanno crescendo», Dean M. Kelley (1927-1997), sociologo e dirigente del Consiglio Nazionale delle Chiese negli Stati Uniti. Kelley, che era personalmente un progressista, notò che le comunità protestanti che si erano schierate per l’aborto, i rapporti prematrimoniali e un atteggiamento tollerante sull’omosessualità stavano perdendo membri così rapidamente che rischiavano di chiudere i battenti, mentre crescevano in modo spettacolare gruppi «pro life» e «pro family» come i mormoni e i pentecostali.

I quarant’anni successivi hanno dato ragione a Kelley. Qualche ingenuo ecclesiastico pensava che conformandosi alle opinioni dominanti avrebbe riempito le chiese. Invece le ha svuotate. Perché per sentire quello che già dicono fino allo stordimento i giornali, le televisioni e Internet non c’è bisogno di andare in chiesa. Dalla Chiesa si vuole una testimonianza controcorrente: non si chiede che incoraggi i nostri vizi – per quello, tutte le mattine, ci sono già i grandi quotidiani – ma che ci faccia riflettere e cerchi di renderci uomini e donne migliori. Dunque una preghiera ai vescovi del Sinodo: studiate i sondaggi, ma – se non volete organizzare l’eutanasia delle vostre diocesi – evitate accuratamente di adattare la vostra predicazione alle opinioni che dai sondaggi emergono come maggioritarie. Immagino che vi stia a cuore la verità. Ma – immaginando per pura ipotesi fantastica e non credibile che a qualcuno di voi della verità importi poco o nulla – pensate al serio rischio di ritrovarvi, come tanti colleghi di comunità protestanti «liberal», senza fedeli e senza lavoro.

di Massimo Introvigne – La nuova Bussola Quotidiana

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L’8 febbraio si celebra Santa Giuseppina Bakhita

Posté par atempodiblog le 8 février 2014

L’8 febbraio si celebra Santa Giuseppina Bakhita
Fonte: Il Sussidiario

L'8 febbraio si celebra Santa Giuseppina Bakhita dans Santa Giuseppina Bakhita santa-bakhita

Il giorno 8 febbraio la Chiesa cattolica celebra la memoria di Santa Giuseppina Bakhita. Nata a Oglassa (Sudan) nel 1869, fu rapita da bambina e ripetutamente venduta nel mercato degli schiavi a diversi padroni, visse pertanto una vita segnata dalla violenza e dai soprusi. Una sua autobiografia racconta che all’età di nove anni, mentre passeggiava per i campi della vasta regione del Darfur, sbucarono due stranieri armati che minacciandola le puntarono un acuminato coltello al fianco, intimandole di seguirli. Venne così venduta nel mercato degli schiavi ed iniziò a passare da un padrone all’altro, vivendo momenti di tragica violenza e privazioni. Venne addirittura marchiata con un rito tribale ed efferato che prevedeva la pratica di circa 120 tagli di coltello, sparsi lungo tutto il corpo.

Dopo una lunga serie di trattative, alla quinta vendita, venne ceduta al console italiano Callisto Legnami che, mosso a pietà di quella indifesa e violata ragazzina, iniziò a trattarla con dignità e profondo rispetto. Finalmente la Santa ricevette in dono un vestito col quale potersi coprire e ripararsi dal freddo che aveva lungamente patito. A seguito delle vicissitudini politiche del periodo, il console decise di lasciare il Darfur e di fare ritorno in patria, portando con sé la piccola schiava che lo aveva supplicato di poterlo seguire. Giunti in Italia, il console regalò la giovane Bakhita ad una famiglia di amici dove diventerà la bambinaia della piccola Alice. Ed in quella circostanza maturò l’incontro con Cristo e la sua conversione. La mamma di Alice, infatti, dovette partire per l’Africa ed affidò la piccola bambina alle cure del collegio diretto dalle Suore Canossiane di Venezia. Bakhita rimase così in Italia, e nel gennaio del 1890 ricevette dal patriarca di Venezia i sacramenti che si conferiscono ai cristiani, assumendo il nome di Giuseppina Margherita Fortunata (che in arabo si traduce Bakhita). Qualche anno dopo entrò nel noviziato delle Canossiane, ove pronunciò i solenni voti, ricoprendo i ruoli umili di cuoca, portinaia e sacrestana.

Grazie al ruolo di portinaia, servizio che le permetteva di stare in contatto con la gente del luogo, iniziò ad essere benvoluta ed amata da tutti, grazie ai suoi modi cordiali, alla sua voce pacata ed il volto sempre sorridente e cordiale. Il suo carattere e la sua fama di santità presto si diffusero e giunsero anche a conoscenza dei suoi superiori, così la superiora generale dell’ordine chiese a Bakhita di rilasciare un’intervista ad una maestra canossiana laica. Quest’ultima raccolse tutte le dichiarazioni rilasciate dalla suora africana e le pubblicò in un libro che fece il giro del mondo. In breve tempo, la fama di Bakhita si diffuse e moltissime comitive giungevano a Schio per conoscerla e poterle scambiare qualche veloce battuta, visto che parlava soltanto in dialetto veneto.

Nel 1933 iniziò a viaggiare per l’Italia per tenere delle conferenze per far propaganda missionaria e venne ricevuta anche da Benito Mussolini, a Roma. Nel 1939 iniziarono a manifestarsi per lei dei gravi problemi di salute, che la condussero lentamente alla morte avvenuta l’8 febbraio del 1947.

A soli 12 anni dalla morte della religiosa venne avviato il processo di beatificazione e nell’ottobre del 2000 venne canonizzata dall’allora Sua Santità Papa Giovanni Paolo II. Il miracolo, necessario per l’avvio della pratica della canonizzazione, fu quello della guarigione di una donna brasiliana affetta da ulcerazioni agli arti inferiori, attribuito a Suor Bakhita. La donna miracolata era affetta da una forma avanzata di diabete, che le causava delle ulcerazioni infette alle gambe, che avrebbero condotto all’amputazione degli arti inferiori. Così nel 1992, in preda alla disperazione, in occasione di una riunione nella cattedrale di Santos invocò l’intercessione dell’allora beata Suor Bakhita e una volta tornata a casa si accorse che qualcosa che era cambiata. Le profonde ferite, che lasciavano scoperte le ossa delle gambe, si erano rimarginate e la pelle si era risanata, come se fosse rinata nuova. La guarigione, attribuita alla suora canossiana, venne ritenuta inspiegabile e così la donna miracolata poté partecipare, nel 2000, alla canonizzazione della santa africana.

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La dottrina della Chiesa a processo per omofobia

Posté par atempodiblog le 8 février 2014

La dottrina della Chiesa a processo per omofobia
A Pamplona, in Spagna, sotto inchiesta il cardinale nominato dal Papa. L’accusa è di aver esposto la posizione del Vaticano sull’omosessualità
di Serena Sartini – Il Giornale

La dottrina della Chiesa a processo per omofobia dans Articoli di Giornali e News rk3m20

La sua unica colpa, che ora potrebbe addirittura costargli la galera, è stata quella di riaffermare chiaramente la posizione della Chiesa, dettata dal catechismo cattolico. E così accade che in Spagna, monsignor Fernando Sebastian Aguilar, arcivescovo emerito di Pamplona e futuro cardinale – riceverà la porpora nel primo Concistoro di Papa Francesco il 22 febbraio – venga indagato e incriminato per omofobia, per aver utilizzato il termine «deficienza» riferendosi agli omosessuali.

A scagliarsi contro di lui, e dunque a intentare causa, è stata «Colegas», un’organizzazione non governativa spagnola del mondo cosiddetto Lgtb, con l’accusa di oltraggio alla Costituzione, incitamento all’odio e alla discriminazione, reato simile a quello che si voleva introdurre anche in Italia. Accuse pesanti verso l’arcivescovo che si era espresso sul tema in un’intervista al Diario Sur il 20 gennaio scorso. Nel giro di pochi giorni, dunque, il Vaticano finisce sotto processo per le sue posizioni in temi morali, che arrivano dritte sui banchi dei Tribunali e che diventano presto materiale di procedimenti giudiziari. Ci sono ancora gli strascichi del «processo sommario» dell’Onu al Vaticano, col documento pubblicato dal Comitato per la difesa dei minori, che ha accusato la Santa Sede di non aver adeguatamente risposto al fenomeno della pedofilia all’interno della Chiesa.

Proprio ieri padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, è tornato a rispondere al Palazzo di Vetro, accusandolo di aver elaborato il dossier sulla pedofilia dietro impulso di Organizzazioni non governative «ben note, pregiudizialmente contrarie alla chiesa cattolica e alla Santa Sede». E ora arriva un nuovo atto di accusa. A Malaga monsignor Fernando Sebastian Aguilar, 84 anni, è accusato del reato di «omofobia». L’arcivescovo, fine teologo, molto stimato da Papa Bergoglio e suo personale amico, nell’intervista al Diario Sur aveva affrontato il tema dell’omosessualità. Aveva parlato di «accoglienza, rispetto e stima» verso i gay. Il Papa però «non tradisce né modifica il magistero tradizionale della Chiesa. Una cosa è manifestare accoglienza e affetto a una persona omosessuale e altra cosa è giustificare moralmente l’esercizio dell’omosessualità. A una persona – aveva proseguito l’arcivescovo – posso dire che ha una deficienza che è quella che è, però questo non significa che smetta di stimarla e aiutarla». Su quella parola, «deficienza», si è aggrappata l’accusa della Ong spagnola. Ma il futuro cardinale aveva anche precisato il senso di quel termine. «Con tutto rispetto dico che l’omosessualità è una maniera deficitaria di manifestare la sessualità, perché questa ha una struttura e un fine che è quello della procreazione. Segnalare a un omosessuale una deficienza non è un’offesa, è stima. Quando una persona ha un difetto, un buon amico glielo dice». La parola «deficienza» è stata però subito deformata in «malattia» e gli attivisti della comunità omosessuale spagnola hanno cavalcato l’ondata post-zapateriana per appellarsi alla procura che ha prontamente detto sì alle richieste della lobby gay. Immediata la replica della diocesi di Malaga che, in una nota, parla di «manipolazioni delle dichiarazioni dell’arcivescovo» che «non ha mai parlato di “malattia”». «Il termine deficienza non si riferisce a una malattia, ma si inserisce nel contesto della sessualità piena e integrata, diretta al fine della procreazione», ha precisato la diocesi, sottolineando che «le dichiarazioni dell’arcivescovo si sono mantenute strettamente sul piano della moralità» e su questo «il catechismo della chiesa cattolica è molto chiaro». Ora sarà la magistratura spagnola a chiarire se le dichiarazioni di Sebastian Aguilar costituiscano oggetto di reato. È la prima volta che un vescovo, in Spagna, è indagato per omofobia. Rischia di non essere l’ultima.

Il rapporto firmato dal Comitato Onu per i diritti dei bambini presenta «limiti gravi», dice il portavoce vaticano padre Federico Lombardi. «In particolare – spiega – sembra grave la non comprensione della natura specifica della Santa Sede». Un fatto, aggiunge, su cui «si ha diritto di stupirsi». E ancora: «Il modo di presentare le obiezioni e l’insistenza su diversi casi particolari sembrano insinuare che si sia data molta maggiore attenzione a Ong ben note, pregiudizialmente contrarie alla Chiesa cattolica e alla Santa Sede, che non alle posizioni della Santa Sede stessa». Inoltre il Vaticano pone l’accento sul fatto che le «osservazioni del Comitato in più direzioni sembrano andare oltre le compentenze e interferire nelle stesse posizioni dottrinali e morali della Chiesa cattolica», dando indicazioni su contraccezione e l’aborto.

Davanti alla crisi del matrimonio che si manifesta con «la facilità nel ricorrere al divorzio o alla separazione di fatto», secondo Papa Francesco «i pastori sono chiamati a interrogarsi su come assistere coloro che vivono in questa situazione, affinché non si sentano esclusi dalla misericordia di Dio, dall’amore fraterno di altri cristiani e dalla sollecitudine della Chiesa per la salvezza». È un passaggio del discorso che il Papa ha consegnato ai vescovi della Polonia. Per il Pontefice occorre «aiutarli a non abbandonare la fede e a far crescere i loro figli nella pienezza dell’esperienza cristiana».

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“L’abuso sui fanciulli? E’ dell’Onu”

Posté par atempodiblog le 7 février 2014

“L’abuso sui fanciulli? E’ dell’Onu”
Parla il filosofo Scruton: “Il rapporto contro il Vaticano è in sé una violenza sui bambini, con obbligo di aborto. Questa violenza non avviene in un oratorio, ma a cielo aperto. E’ la burocrazia degli esperti d’infanzia”
Tratto da: Il Foglio

“L’abuso sui fanciulli? E’ dell’Onu”  dans Articoli di Giornali e News whh5z4“Rimozione degli stereotipi di genere dai libri di testo delle scuole cattoliche”. “Pianificazione familiare e salute riproduttiva, in modo da prevenire gravidanze indesiderate”. “Revisione della propria posizione sull’aborto che mette ovviamente a rischio la vita e la salute delle ragazze incinte”. “Accesso alla contraccezione così come all’informazione sessuale e riproduttiva”. Queste sono soltanto alcune delle numerose ingiunzioni ideologiche che la commissione dell’Onu per i Diritti dell’infanzia ha rivolto al Vaticano, accusato di collusione e di promozione della pedofilia nel clero. Il Vaticano è persino criticato perché non aderisce a un linguaggio “gender inclusive” e perché parla di “complementarità” del ruolo maschile e femminile, e non della loro “uguaglianza”. Le interviste sulla stampa italiana a Maria Rita Parsi, membro di quella commissione del Palazzo di vetro, spiegano bene il senso di una offensiva culturale che va ben oltre la pedofilia.

“Ovviamente ci sono e ci sono stati preti che hanno abusato dell’infanzia di bambini, ma l’abuso sessuale spopola anche fra i laici, compresi i burocrati delle Nazioni Unite, perché l’abuso sessuale fa parte della natura dell’essere umano”, dice al Foglio Roger Scruton, 69 anni, intellettuale conservatore, docente alla St. Andrews University e tra i più celebri filosofi anglosassoni. “I preti che abusano dei bambini sono la grande eccezione, non la regola”. Con una completa assenza di note e riferimenti precisi, il rapporto dell’Onu parla di “decine di migliaia” di bambini vittime dei preti pedofili. “Il rapporto dell’Onu sulla chiesa cattolica è una operazione politica e morale”, ci dice Scruton. “E’ la questione dell’ideologia sessuale e del ‘buon sesso’ che l’Onu e altri stanno diffondendo nelle democrazie occidentali. Il sesso è il legame della società e anche la forza che esplode in essa, oltre che il grande catalizzatore delle pulsioni anticristiane. Se si legge il rapporto delle Nazioni Unite ci si accorge di quanto questa ideologia sia essa stessa un gigantesco abuso sessuale di gran lunga peggiore di qualsiasi sopruso commesso da un sacerdote. Perché è un abuso universale, generalizzato, in progressione, vincente. Per questo la chiesa cattolica deve stare attenta a restare sulla difensiva, questo non la aiuterà. Il rapporto dell’Onu dimostra quella che Karl Marx chiamava ‘ideologia’, ovvero come una collezione di idee senza autorità possa mistificare la realtà sociale. Se un sacerdote abusa del bambino nel segreto della sua coscienza e di un oratorio, questa ideologia Onu propone l’abuso sessuale a cielo aperto e senza vergogna, si tratta di un sacrificio umano, di una guerra alla famiglia e più in generale alla stessa condizione umana. L’aborto rientra in questa ideologia in quanto rappresenta la massima distruzione della riproduzione e del concepimento”.

Il bambino astratto, virtuale, “liberato”
L’Onu impone al Vaticano una revisione dei libri di testo usati nelle scuole cattoliche. “La famiglia è diventata una istituzione sovversiva, una cospirazione occulta”, spiega Scruton. “Così nei libri di testo la donna è single, i padri non vengono citati, e l’educazione sessuale è precisamente diretta alla rescissione di ogni legame fra il sesso e la famiglia”.

Scruton critica il concetto stesso di “abuso dei bambini”, su cui è stata “eretta una vasta burocrazia in tutto il mondo occidentale e che suggerisce una condizione sociale e psicologica che soltanto degli ‘esperti’ sono in grado di gestire. Si tratta di una ideologia che indietro risale  a Michel Foucault, che mitizza il bambino in quanto simbolo di una perfetta innocenza, così che l’abuso dei bambini è rimasto l’unico crimine sessuale, ma in verità questa ideologia rende il bambino un essere astratto, virtuale, e alla fine lo distrugge, perché vorrebbe ‘liberare’ i bambini dalla famiglia e renderli liberi di godere dei ‘diritti del proprio corpo’, insegnando loro che gli unici rischi del sesso sono di natura medica. Questa spudoratezza sostenuta dalla educazione sessuale nelle nostre scuole incoraggia i bambini a un interesse precoce e spersonalizzato alla propria sessualità, insegna loro a disfarsi degli esseri umani come se fossero i condom che gli fanno scartare in classe, e allo stesso tempo fa diventare tutti noi isterici al pensiero di tutti quei pedofili là fuori”.

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Così l’Est e il Sud del Mondo rilanciano la corsa alle armi

Posté par atempodiblog le 7 février 2014

Così l’Est e il Sud del Mondo rilanciano la corsa alle armi
Le spese per la difesa in salita per la prima volta dal 2009
di Fabrizio Dragosei – Corriere della Sera
Tratto da: Spogli

Così l’Est e il Sud del Mondo rilanciano la corsa alle armi dans Articoli di Giornali e News 11ca52x

La corsa agli armamenti è ripresa, nonostante gli anni di crisi economica che hanno ridotto le spese statali in quasi tutti i Paesi del mondo. Un po’ come ai tempi della Guerra fredda, quando la sicurezza, la difesa da possibili aggressioni, la battaglia per stabilire la supremazia del proprio sistema di valori aveva la precedenza su tutto. Solo che i protagonisti non sono più Unione Sovietica e Stati Uniti i quali si fronteggiavano con i loro arsenali nucleari che, comunque, erano già in grado di distruggere più volte l’intero globo.
Oggi si spende quasi unicamente in armi convenzionali e i Paesi che si dissanguano in questo settore e che fanno registrare continui incrementi di spesa sono altri. Quelli che si trovano nelle aree più calde del mondo. La Russia, principale erede dell’Urss, che deve modernizzare l’armata ed è impegnatissima a rafforzare la sua egemonia regionale. Poi Cina, Corea del Sud, Giappone, Australia, Singapore, tutti Paesi interessati a varie dispute territoriali, come quella sulle isole che Pechino rivendica.
La spesa militare cresce a Sud e ad Est, con il Medio Oriente sempre purtroppo protagonista. Sei dei dieci Paesi che hanno visto aumentare gli stanziamenti tra il 2012 e l’anno scorso, sono in questa regione.
Il rapporto sui budget della difesa compilato da «IHS Jane’s», la più autorevole pubblicazione del settore, non lascia spazio a dubbi. Il voluminoso dossier sarà presentato ai clienti di «Jane’s» il 13 febbraio, ma una parte del suo contenuto è stata resa disponibile per il Corriere della Sera. L’anno prossimo la spesa per armi in tutto il mondo sarà di 1.547 miliardi di dollari, in crescita per la prima volta dal 2009. «I budget di molti Paesi Nato continueranno a contrarsi nei prossimi 12 mesi e quindi il centro di gravità delle spese di difesa si sposterà ancora di più a Sud e ad Est», ha spiegato Paul Burton, direttore di «IHS Jane’s». Nel 2021 poi, la spesa dei Paesi non-Nato supererà quella dell’intera Alleanza.

Africa
È partita alla grande anche la corsa agli armamenti nella zona sub-sahariana dove nazioni poverissime sembrano aver deciso che la loro vera priorità sia quella delle armi, soprattutto nuovi aerei. In tutta la regione i quattrini «investiti» in questo settore sono cresciuti del 18%. L’Angola, da solo, ha aumentato le spese del 39%.
Naturalmente questi andamenti globali preoccupano il quartier generale dell’Alleanza Atlantica. Il segretario generale Anders Fogh Rasmussen ha dichiarato alla Bbc : «Altre potenze investono sempre di più nella difesa e alla fine questo vorrà dire che noi avremo meno influenza sulla scena internazionale. Il vuoto sarà riempito da altri che non necessariamente condividono i nostri interessi e i nostri valori».

Russia
Rasmussen non lo ha detto, ma certo le iniziative di Mosca non tranquillizzano. Missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad nel cuore dell’Europa, nuova difesa antiaerea, grande attivismo in Armenia e nell’Asia Centrale, continue pressioni sull’Ucraina. E un progetto di modernizzazione rapida delle forze armate.
Nonostante le difficoltà economiche e le spese colossali in altri settori (come per le Olimpiadi), la Russia incrementerà le sue uscite nel settore militare del 44% nei prossimi tre anni.È diventata il terzo Paese al mondo, superando la Gran Bretagna.

Medio Oriente
Mentre Israele mantiene quasi stabile il suo livello di spesa attorno ai 13 miliardi di dollari, altri Paesi sono impegnatissimi a fare acquisti. L’Arabia Saudita in primo luogo, che attualmente è al nono posto e l’anno prossimo passerà all’ottavo, subito dopo l’India. Nel 2013 ha speso 42,8 miliardi, il 19% più dell’anno precedente. Quest’anno salirà ancora, a 44,1 miliardi. In dieci anni ha triplicato la spesa. L’Oman l’ha raddoppiata dal 2011, passando da 4,7 a 9,2 miliardi. In grande crescita anche Bahrein, gli Emirati, l’Iraq.

Nato
Tutti i principali Paesi Nato tagliano la spesa militare o al massimo la mantengono stabile, prima di tutto gli Stati Uniti (che comunque restano al primo posto nella classifica mondiale): 664 miliardi nel 2012, 582 l’anno scorso e 575 previsti per il 2014. L’Italia scende dal dodicesimo al tredicesimo posto, superata dall’Australia.

Cina
La crisi delle isole Senkaku (secondo i giapponesi) o Diaoyu (secondo i cinesi) sta facendo miracoli per i mercanti di strumenti bellici. Entro il 2015 la spesa della Cina supererà quella di Gran Bretagna, Francia e Germania messe assieme (159,6 miliardi di dollari). Pechino sta modernizzando tutto il suo arsenale e questo, naturalmente, causa apprensione fra i suoi vicini a Est e ad Ovest.

Estremo Oriente
Salgono gli impegni militari del Giappone che è stabilmente al quinto posto nel mondo. Riarmano la Corea del Sud, l’Australia, l’Indonesia, l’India. Per non parlare della Corea del Nord che da un lato segue una strada tutta sua (atomica, missili intercontinentali), ma dall’altro guarda pure ai Paesi limitrofi.

Notizie decisamente sconfortanti per la maggior parte di noi. I clienti di «Jane’s» invece si stanno probabilmente già fregando le mani. Per loro che «operano nel settore», come si suol dire, in tutte queste regioni del mondo si profilano occasioni da non perdere.
Scrive uno degli analisti della rivista parlando della tragica situazione africana: «Anche se il mercato è in espansione, rappresenta ancora meno del 2% della spesa globale per la difesa. La crescita deve quindi continuare per far sì che nel lungo termine emergano nuove opportunità». 

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Annunciare Gesù Cristo

Posté par atempodiblog le 7 février 2014

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“Ci farà bene oggi, a noi, domandarci sul nostro discepolato: annunziamo Gesù Cristo? Approfittiamo o non approfittiamo della nostra condizione di cristiani come se fosse un privilegio? Giovanni non si impadronì della profezia. Terzo: andiamo sulla strada di Gesù Cristo? La strada dell’umiliazione, dell’umiltà, dell’abbassamento per il servizio? E se noi troviamo che non siamo fermi in questo, domandarci: ‘Ma quando è stato il mio incontro con Gesù Cristo, quell’incontro che mi riempì di gioia?’. E tornare all’incontro, tornare alla prima Galilea dell’incontro. Tutti noi ne abbiamo una! Tornare là! Rincontrarci con il Signore e andare avanti su questa strada tanto bella, nella quale Lui deve crescere e noi venire meno”.

Papa Francesco

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Purezza di intenzioni

Posté par atempodiblog le 6 février 2014

Purezza di intenzioni dans Citazioni, frasi e pensieri Beato-Giustino-Maria-della-Santissima-Trinit-Russolillo

Dovete tendere costantemente ad unire la vostra anima al Signore in ogni cosa, e poi a unirGli anche le altre anime. E anche quando lavorate ad unire le anime a Dio dovete, innanzitutto, pensare a unire la vostra anima al Signore, diversamente non fate l’opera del Signore, ma del diavolo.

Da ciò la necessità che ognuno di voi si rassodi, prima di andare avanti, in questo principio: voglio, in ogni cosa, essere tutto di Dio e quello che faccio per me e per gli altri deve servire a questa sempre maggiore unione con il Signore, diversamente le stesse opere buone mi saranno d’inciampo.

Riflettete un po’: che cosa vi muove nell’agire?

Quel tale o talatro affetto? Quel tale o talaltro desiderio di fare una bella figura davanti agli uomini?

Non è la via giusta! Perciò fate questa bella purificazione nell’anima: Signore, mi rivolgo a Te!

Metti sotto i miei piedi qualunque scopo e qualunque fine secondario. Voglio l’unione dell’anima mia con la Trinità e desidero tutto quello che può aiutarmi a conseguirla.

Che devo fare, Signore, per conseguire la Tua unione? Quale penitenza, quali preghiere, quali opere? Indicamele: le farò tutte poiché mi preme solo la Tua unione!

Stabilitevi in questa purezza di intenzioni, e vedrete che dopo si potrà parlare anche delle opere di Dio senza paura alcuna di perdere di vista il fine.

Beato Giustino M. della SS. Trinità Russolillo

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Sincerità nella testimonianza

Posté par atempodiblog le 6 février 2014

Messaggio a Mirjana del 2 Febbraio 2014
“Cari figli, con materno amore desidero insegnarvi la sincerità, perché desidero che, nel vostro operare come miei apostoli, siate corretti, decisi, ma soprattutto sinceri. Desidero che con la grazia di Dio siate aperti alla benedizione. Desidero che, col digiuno e la preghiera, otteniate dal Padre Celeste la consapevolezza di ciò che è naturale, santo, divino. Colmi di consapevolezza, sotto la protezione di mio Figlio e la mia, sarete miei apostoli che sapranno diffondere la Parola di Dio a tutti coloro che non la conoscono, e saprete superare gli ostacoli che si troveranno sulla vostra strada. Figli miei, con la benedizione la grazia di Dio scenderà su di voi e voi potrete conservarla col digiuno, la preghiera, la purificazione e la riconciliazione. Avrete l’efficacia che vi chiedo. Pregate per i vostri pastori, affinché un raggio della grazia di Dio illumini le loro vie. Vi ringrazio”.

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Dal commento di Padre Livio:
Che cos’è la sincerità? La sincerità è molto più che non dire bugie, la sincerità nel campo spirituale significa che noi dobbiamo avere una fede vera, cioè quando parliamo di Gesù Cristo, parliamo di qualcuno che conosciamo, che amiamo, che è presente nel nostro cuore, che ci ha preso, come dice San Paolo “afferrati da Cristo”, che è diventato l’amore della nostra vita, che è diventato Colui col quale abbiamo stretto un’amicizia intima, profonda.
Questo vuole la Madonna, cioè che noi quando parliamo di Gesù Cristo, quando Lo testimoniamo, quando Lo diffondiamo, siamo sinceri, cioè non vuole che noi con la parola parliamo di Gesù Cristo, ma nel cuore non c’è Gesù Cristo, perché c’è il peccato, c’è l’oscurità, perché ci sono le passioni, perché c’è la tiepidezza, magari c’è la stanchezza spirituale, c’è la mondanità spirituale, come ama dire Papa Francesco.
Allora, quando nel nostro cuore c’è la mondanità spirituale, noi non siamo sinceri, non siamo corretti, non siamo decisi, non siamo aperti alla grazia che ci inonda, che ci viene da Dio, dal Padre attraverso il Cuore di Gesù.
Quindi la Madonna dice “attenzione che se Cristo non è vivo nei vostri cuori, siete cembali squillanti, non avrete l’efficacia che vi chiedo”.
Perciò la Madonna ci invita a lavorare nel cuore per essere sinceri in quello che noi testimoniamo, come se io adesso sto parlando della Madonna, ma poi tutto sommato non è che mi interessi più di tanto, non è che io sia innamorato della Madonna, non è che io sia pronto a rischiare qualcosa per la Madonna, parlo perché devo parlare, parlo perché mi viene qualche vantaggio e parlo perché così almeno vendo qualche libro in più, mi faccio qualche pellegrinaggio in più.
È lo spirito del mercenario! La Madonna dice “state attenti a non essere mercenari, siate sinceri, siate veri apostoli”. Questa è la sincerità con la quale noi dobbiamo fare i conti, perché a volte inganniamo noi stessi.
Come dice la Madonna: “dite Gesù, Maria, sgranate il rosario, poi dentro il vostro cuore non è pulito”.
Strumentalizziamo la religione, lavoriamo per la nostra gloria, come dice il Papa “c’è in noi la mondanità spirituale”.
Allora la Madonna dice “soltanto se dentro di voi siete sinceri, corretti, decisi, c’è Gesù vivo nei vostri cuori”, “avrete l’efficacia che vi chiedo” e “avrete anche quella consapevolezza, quel discernimento, attraverso il digiuno e la preghiera”.
[...] la Madonna ci dice che soltanto chi è convinto è radicato in Gesù Cristo e Gesù Cristo è il suo più grande amore, soltanto chi è convinto convince, chi recita non convince, chi è tiepido non convince, è un cembalo squillante.
L’evangelizzazione, cioè la diffusione dell’amore di Dio, la luce di Dio, la verità di Dio ai non credenti non è una tecnica di dialogo, non è un operazione di marketing, non è proselitismo, come dice il Papa, ma è irradiazione, come diceva Papa Benedetto riguardo all’apostolato.

Tratto da: Medjugorje Liguria

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Una società senza Dio

Posté par atempodiblog le 5 février 2014

E’ morto ieri, a 93 anni, il grande scrittore Eugenio Corti. I funerali saranno celebrati sabato 8 febbraio.

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Una Società senza Dio
Una “teologia della storia” che ci aiuta a capire il senso più profondo degli eventi a cavallo tra secondo e terzo millennio.
di Eugenio Corti – Il Timone

Una società senza Dio dans Articoli di Giornali e News 2z59bbl

Il ‘900 è stato il secolo che in ambito culturale ha visto avanzare – con preoccupante forza – i sostenitori della cosiddetta “morte di Dio”. Si tratta di un movimento di idee che ha avuto origine nei secoli precedenti, e si può riassumere nella radicale opposizione all’idea che invece dominava la cristianità nel Medioevo: se in quel periodo era Dio al centro dell’Universo, questi “riformatori” del pensiero moderno spostano al centro del mondo l’uomo. Dal teocentrismo si è passati all’antropocentrismo, facendo sempre meno spazio a Dio.
Non è un caso che questi pensatori siano partiti dalla scoperta rinascimentale del paganesimo. Questo percorso d’idee s’è concretato dapprima nell’illuminismo inglese e francese, e poi nell’idealismo tedesco, ed è approdato alla monumentale ridefinizione della realtà fatta da Hegel. Nel cui solco si muovono filosofi – come ad esempio Nietszche e Feuerbach – che hanno apertamente prospettato l’estromissione di Dio dalla storia dell’uomo. Costruire una società senza Dio è stato il sogno dei grandi totalitarismi del ‘900: da una parte il nazismo, dall’altra il comunismo.
Il fatto più rilevante accaduto nel ‘900 è però che i libri scritti dai fautori della “morte di Dio” sono usciti dagli scaffali delle biblioteche e delle austere aule universitarie e sono diventati ideologia, vita vissuta. Intendo dire che la filosofia anticristiana e antiumana si è tradotta nell’azione, nella pratica e nel senso comune. Conseguenza è stata non certo la morte di Dio, ma la morte dell’uomo, su scala terribile. Abbiamo così avuto più di 100 milioni di uomini uccisi dal comunismo e 25 milioni di vittime innocenti del nazismo.
Numeri impressionanti, di cui c’era già stata un’avvisaglia nella Francia rivoluzionaria, dove a fine Settecento gli illuministi giacobini avevano massacrato 500.000 vandeani, solo in parte combattenti, ma per lo più donne, vecchi e bambini inermi.
Oggi, sebbene l’orrore dei nostri contemporanei per queste mattanze inaudite sia pressoché unanime, l’eredità culturale dei fautori della morte di Dio e dell’edificazione di un mondo che lo esclude non è stata affatto ripudiata. Sono solo cambiate le forme e sono diversi i nomi sotto cui questa filosofia si presenta. Se il nazismo è finito da un pezzo, e il comunismo è imploso, oggi dobbiamo ancora fare i conti col laicismo, e tra l’altro col “pensiero debole”, un fenomeno piuttosto marginale altrove – come ad esempio in Francia, dove mi reco spesso per le presentazioni dei miei libri – ma assai significativo qui in Italia. Questa visione che esclude Dio dalla società costituisce di nuovo l’idea dominante nell’ambito della cultura. Cosicché, se qualcuno prova a farle fronte, subito gli vengono tagliate le gambe nel consesso degli intellettuali. È qualcosa che prosegue in maniera non cruenta ciò che avveniva con il leninismo, che invece decretava la morte fisica degli elementi ritenuti ostili al pensiero unico. Qui non si viene uccisi, ma si subisce la morte civile, secondo un procedimento studiato in particolare da Gramsci. Si viene tagliati fuori dai giornali che contano, dalle televisioni, dagli ambienti preposti alla produzione della cultura condizionatori dell’opinione pubblica.
Vediamo questo meccanismo operare in modo spicciolo soprattutto col “politicamente corretto”: chi non è politicamente corretto viene emarginato, messo in un angolo. Per questo motivo, gli uomini veramente fedeli alla Chiesa hanno subito una progressiva strisciante forma di emarginazione.
Tuttavia, negli ultimi anni stiamo assistendo a un fenomeno nuovo, nell’universo laicista, che è stato battezzato da alcuni con l’espressione “teocon”, che allude all’emergere di figure assai eterogenee, accomunate da un sentimento in controtendenza: l’idea che si debbano in qualche modo riscoprire e difendere le radici cristiane della nostra civiltà. Non di rado i campioni di questa impostazione sono degli atei dichiarati – di qui la formula denigratoria di “atei devoti” – ma ciò non impedisce loro di essere spesso più d’accordo con il Papa Benedetto XVI di quanto lo siano tanti politici, intellettuali ed altri individui sedicenti cattolici, in pratica però influenzati dal laicismo.
Come si deve valutare questo fenomeno? Che cosa devono fare i sinceri credenti in Cristo e nella Chiesa di fronte a tale nuova posizione culturale? Credo si debba assumere l’atteggiamento suggerito da San Paolo nella lettera ai Tessalonicesi: «Prendete in esame tutto, trattenete ciò che è buono». Quegli “atei devoti” sono mossi soprattutto da una percezione: che il confronto tra Occidente e Islam ci vede in una posizione di tremenda debolezza. L’Occidente esprime in realtà una cultura che non crede più in niente. Il musulmano, invece, ha una fede e finirebbe quindi inevitabilmente col soverchiarci. Certo, all’inizio, il gap bellico ed economico permette all’Occidente di tenere testa alle masse islamiche, che però hanno dalla loro una forte identità e una tendenza demografica esattamente opposta all’egoismo di casa nostra.
I cristiani non devono in questa situazione farsi prendere dallo sconforto. Consideriamo bene qual è la nostra prospettiva: sappiamo che un Dio di straordinaria potenza (Creatore della nostra galassia che comprende più di 100 miliardi di sistemi solari, e Creatore intorno a questa di più di altri 100 miliardi di galassie) quel Dio è sceso tra noi facendosi uomo per venirci in aiuto. Perché – come Lui stesso ha spiegato – ci ama. Dobbiamo perciò confidare che non permetterà si arrivi allo scempio totale, cui senza dubbio ci porterebbero le scelte contro Dio che l’Occidente sta facendo una dopo l’altra nel nostro tempo. Alludo alle leggi che consentono di uccidere ogni anno su scala di milioni i bambini non nati, o le leggi che stanno legalizzando in molti Stati le prevaricazioni di Sodoma e Gomorra, o quelle che stanno scristianizzando studiatamente un grande Paese cristiano come la Spagna; e del resto basterebbe pensare alla caduta a picco dovunque dei costumi, indotta in particolare dalla televisione.
Pur lasciando agli uomini una così terribile libertà, Dio però non si disinteressa della loro sorte. Nel corso della mia vita ho assistito a diversi Suoi grandi interventi diretti nella storia. Non c’è qui spazio per riepilogarli, ma basterebbe ricordare la colossale implosione del comunismo in Russia, dopo la consacrazione di tale Paese alla Madonna operata dal Papa come richiesto dalla stessa Madonna a Fatima. Possiamo dunque confidare che a un certo punto Egli ci verrà ancora incontro. A una condizione, però: che la miriade di uomini che con la loro buona volontà letteralmente tengono in piedi il mondo (ricordate i dieci di Abramo che sarebbero bastati a salvare l’intera città?) continuino ciascuno nel suo modesto ambito a operare, e non s’adagino nell’inerzia.
Contro il pericolo di addormentarsi nell’indifferenza generale, teniamo presente ciò che è accaduto nel secolo scorso, quando i più tragici accadimenti si sono verificati mentre solo pochi anni prima nessuno li prevedeva o se li aspettava.

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I fiori del male

Posté par atempodiblog le 5 février 2014

I fiori del male
Salutista, paladino degli animali, guru del biologico, autore di fiabe. Ecco Himmler, l’assassino più politicamente corretto della storia
di Giulio Meotti - Il Foglio

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“Sei un ebreo?”, chiede Heinrich Himmler a un prigioniero durante una visita nel fronte orientale del 1941. “Sì”. “Entrambi i genitori sono ebrei?”. “Sì”, continua il ragazzo. “Hai antenati che non fossero ebrei?”. “No”. “Allora non posso aiutarti”. Il giovane viene fucilato sotto gli occhi del gerarca nazista. Questo era Heinrich Himmler.

Di Hitler si dice che fosse “magnetico”. Di Göring che fosse un valoroso pilota. Di Goebbels che fosse un demagogo straordinario. Di Heydrich che fosse un provetto schermidore, un eccellente pilota e un ottimo musicista. Nessuno è mai riuscito a trovare niente di speciale in Himmler, non un solo momento di carisma e umanità in tutta la sua esistenza. Fra i grandi capi nazisti è il più efferato e il più anonimo. L’uomo che vanta un curriculum di delitti senza precedenti non mostra segni caratteristici. Basso, flaccido, calvo, grassoccio, occhi acquosi, mento sfuggente, stretta di mano molle, Himmler era uno come tanti, monotono e pedante. Solo che il suo ufficio era il comando delle SS e della polizia nazista, il suo compito realizzare il più spaventoso massacro della storia. I suoi lineamenti sono talmente banali che nel maggio del 1945 non viene identificato dai sovietici che lo fanno prigioniero e dagli inglesi che lo prendono in custodia. Non si è nemmeno camuffato: a Himmler è bastato togliersi i pince-nez. Senza quelli, non è più lui. Come in una gag, Himmler era i suoi occhiali. Dietro non c’è nulla. Fino a oggi.

“Vado ad Auschwitz. Baci, il tuo Heini”, scrive Himmler alla moglie Margaret. E ancora: “Nei prossimi giorni sarò a Lublino, Zamosch, Auschwitz, Lemberg e poi nella nuova sede. Sono curioso di vedere se e come funzionerà il telefono. Saluti e baci! Il tuo Pappi”. Pochi giorni dopo parte per un sopralluogo di due giorni ad Auschwitz per vedere con i suoi occhi che cosa accade a un trasporto di ebrei sottoposti all’azione del pesticida Zyklon B. I cadaveri gonfi che si colorano di blu, i forni crematori. Himmler dà il via libera alla distruzione su vasta scala del popolo ebraico.

Queste sono soltanto due delle straordinarie lettere ritrovate in Israele e pubblicate in questi giorni dal quotidiano tedesco Die Welt. Documenti, corrispondenza e fotografie dell’architetto dell’Olocausto. Leggendo queste lettere, vedendo queste immagini, i giornali hanno sottolineato la “normalità” del boia del Terzo Reich, il capo delle SS, del programma eutanasia e dell’annientamento del popolo ebraico. Le lettere ci rivelano un Himmler attento alle spese personali, che vive senza lussi, a differenza di quasi tutti gli altri gerarchi, specie Göring. Dalle lettere ne esce un Himmler “sobrio esecutore di una visione del mondo”, come dice lo storico Michael Wildt. Ai suoi occhi l’omicidio di massa era un passo necessario per compiere la missione del Terzo Reich. “Sarò in un centro di esecuzioni per testare nuovi e interessanti metodi di fucilazione”, scrive il gerarca alla moglie. Come commenta lo Spiegel, “Himmler non aveva nulla di banale, era intelligente, possedeva una energia radiante, e una fantasia capace di attuare l’ideologia del nazionalsocialismo in azione”. Le lettere confermano che Himmler non era un mostro, non aveva nulla di demoniaco, né di sadico, non traeva piacere nella sofferenza altrui (si sentì spesso male di fronte alle carneficine). Aveva una missione, invece, e una ideologia ben precisa. Pagana, salutista, eugenetica, ecologista, darwiniana, ultra moderna e iper illuministica.

Queste ultime scoperte ci parlano di un uomo che concepiva se stesso, nelle parole di Joachim Fest, “non come un assassino, ma come un patrono della scienza”. E fu proprio quella moglie, l’infermiera Margaret, appassionata di omeopatia e mesmerismo, a introdurlo alla scienza del biologico. Una fotografia li ritrae a raccogliere erbe mediche sul lago di Tegernsee, dove la moglie e la figlia Gudrun lo aspettavano. Era il giugno 1941. Questo materiale incredibile si trova a Tel Aviv, in un caveau di proprietà della regista Vanessa Lapa, che ha realizzato un documentario su Himmler la cui proiezione in anteprima è in programma alla prossima Berlinale. Emerge l’Himmler pioniere dell’alimentazione biologica e della battaglia contro il “Gm Food”, il cibo geneticamente modificato, da combattere a favore di una “agricoltura in accordo con le leggi della vita”. “L’artificiale è ovunque”, scriveva Himmler. “Ovunque c’è cibo adulterato, pieno di ingredienti che lo rendono longevo e più bello”.

Himmler era un avido lettore di Max Bircher-Benner e Ragnar Berg, i due principali sostenitori del cibo biologico, il primo addirittura inventore del famoso Muesli. Himmler si distinse come uno zelota della lotta agli additivi, ai conservanti, ai coloranti, e vietò l’uso dello zucchero bianco raffinato e del miele artificiale. Grande sostenitore dei rimedi naturali, il capo delle SS fu anche un acerrimo nemico della vivisezione e promosse campagne per la tutela dell’ambiente e di specie sotto minaccia di estinzione, come la balena. Secondo Himmler, si doveva bandire la vivisezione con l’obiettivo di “risvegliare e rafforzare lo spirito di compassione in quanto uno dei più alti valori morali del popolo tedesco”. Un Himmler orgoglioso di definire questo popolo “l’unico al mondo ad avere un’attitudine decente verso gli animali”.

Il più zelante assassino di bambini della storia scrisse persino un libro di fiabe, in cui i topi scovati nelle case dei tedeschi non vengono uccisi, ma portati in tribunale per essere processati, “trattati con umanità”. Su volontà di Himmler furono approvate direttive per il trasporto degli animali, furono ospitate a Berlino conferenze internazionali sulla protezione degli animali e promulgata una regolamentazione della macellazione dei pesci e di altri animali a sangue freddo. Una volta Himmler chiese al suo medico, noto cacciatore: “Come puoi, tu, dottor Kersten, gioire sparando, da un riparo, a delle creature indifese, che vagano per la foresta, incapaci di proteggere se stesse e prive di ogni sospetto? E’ un vero delitto. La natura è tremendamente bella e ogni animale ha il diritto di vivere”. Intanto gli ascari di Himmler inseguivano e abbattevano gli ebrei nelle foreste della Polonia e dell’Ucraina.

Un saggio di due ricercatori americani, Arnold Arluke della Northeastern University di Boston e Boria Sax della Pace University di New York, è arrivato addirittura alla conclusione che “l’Olocausto è stato causato dalla paura della contaminazione genetica del popolo tedesco che i nazisti consideravano unico anche per il suo rapporto privilegiato e simpatetico con gli animali”. Himmler decise anche di bandire la macellazione rituale ebraica che non permette di anestetizzare la bestia. Stigmatizzava la tradizione kasher perché si poneva “contro la raffinata sensibilità della società tedesca” e addirittura come “una sofferenza inutile”.

Salutista, Himmler aveva in odio il tabacco, che definiva “una masturbazione polmonare”. Il Reichsführer che incitava i suoi soldati a non avere pietà di una colonna di donne e bambini da fucilare, bandì il fumo non soltanto fra le sue SS, ma anche in molti luoghi di lavoro, negli uffici governativi, negli ospedali e sui treni e autobus delle città. Nessuno fumava mai in presenza del sovrano dei campi di concentramento.

Himmler raccomandava colazioni a base di porri crudi e acqua minerale, e dedicò parte della sua attività al “problema delle patate lesse”, finanziando persino delle ricerche sul tema. Emerge anche una passione per i bagni nel fieno d’avena. Himmler aveva messo a punto anche uno speciale menu da sottoporre al popolo tedesco: il caffè del mattino era sostituito da latte e poltiglia di cereali; a tavola, al posto di vino o birra, si doveva bere acqua minerale; i pasti erano da calcolare minuziosamente sui computi delle vitamine e delle calorie prescritte dagli eugenisti a lui vicini. Himmler amava i cerbiatti e definiva la caccia “un delitto a sangue freddo contro esseri innocenti”. E’ la stessa persona che sponsorizza nei campi di sterminio i medici criminali e gli esperimenti sulle cavie umane. Il capo delle SS era prima di tutto un allevatore di polli. Un destino che condivise con altri genieri della “soluzione finale”: Rudolf Höss, il comandante di Auschwitz, aveva un negozio di macelleria; Willi Mentz, guardiano a Treblinka, aveva fatto il mungitore di vacche; Kurt Franz, ultimo comandante di Treblinka, era stato macellaio come Karl Frenzel, “fuochista” prima a Hadamar poi a Sobibor.

A Waldtrudering gli Himmler si stabiliscono con il cane, i polli, i conigli e un maiale. “Le galline depongono male”, scrive Margaret a Himmler. “Appena due uova al giorno”. La famiglia Himmler, alla fine della guerra, sognava di aprire una grande industria di allevamento di uova biologiche. Lo stratega dello sterminio stravedeva per i tramonti, ma soprattutto per i fiori. E giunse così a ordinare la produzione di erbe medicinali e miele organico nel campo di concentramento di Dachau, dove il dottor Fahrenkamp diresse una sorta di paradiso verde in mezzo al lager.

L’Istituto tedesco per la nutrizione e il cibo organizzò una rete di coltivazioni all’interno dei campi di concentramento in Polonia e Cecoslovacchia. A Dachau la piantagione era diretta dal botanista austriaco Emmerich Zederbauer, che coordinava un gruppo di medici, farmacisti e tecnici di laboratorio. Ad Auschwitz, invece, Himmler aveva ordinato di coltivare una speciale pianta dell’est, la kok-saghyz, che riteneva avesse speciali poteri curativi. Nella rete di venti campi di concentramento, Himmler organizzò la più grande coltivazione europea di erbe medicinali. Himmler paragonava spesso il suo lavoro di selezionatore di gruppi etnici, disabili ed ebrei, a quello di un botanico: “L’affrontammo come un vivaista che tenta di riprodurre una vecchia varietà che è stata adulterata e svilita. Partimmo dai criteri di selezione delle piante e quindi procedemmo, con molta determinazione, a eliminare gli uomini che ritenevamo di non poter utilizzare”.

Una speciale squadra agli ordini di Himmler lanciò una guerra contro la impatiens parviflora, un fiore boschivo giudicato “alieno” nelle campagne tedesche. Il capo delle SS sognava poi di “creare una immensa zona naturale di flora e fauna in Polonia”. Aveva persino proibito di usare fiori artificiali ai funerali e fu fiero di fare della Germania il primo paese europeo con delle riserve naturali. Le lettere di Himmler alla moglie sono piene di riferimenti ai fiori, una sua ossessione. In una missiva, Himmler racconta di averle spedito 150 tulipani dall’Olanda: “Di un colore, di due colori, non ne trovi così in Germania”. I suoi ordini di annientamento di villaggi e popolazioni, il Reichsführer li firmava rigorosamente con dei lapis naturali. Di legno, mica di plastica.

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Il valore della sconfitta

Posté par atempodiblog le 4 février 2014

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“Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo.
In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare…. A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. E’ un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco.
Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…”.

Pier Paolo Pasolini
Tratto da: Pensare in un’altra luce

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Un mondo nuovo senza Dio

Posté par atempodiblog le 2 février 2014

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Dietro all’inganno dell’uomo che vuole essere dio scorgiamo Lucifero che per primo si è ribellato al Creatore, inoculando poi questo veleno nel cuore dell’uomo, facendone la tentazione propria di ognuno. Questo non significa però che la storia semplicemente si ripeta, bensì siamo chiamati a riconoscere dei momenti in cui il rifiuto di Cristo da parte dell’umanità è più radicale che in altre epoche. Questo è quanto sta accadendo ai nostri giorni. Pensiamo agli auguri Natalizi del 2010 di Benedetto XVI alla Curia romana, allorché affermò che si assisteva ormai alla fine di un mondo:

«Il mondo con tutte le sue nuove speranze e possibilità è, al tempo stesso, angustiato dall’impressione che il consenso morale si stia dissolvendo, un consenso senza il quale le strutture giuridiche e politiche non funzionano (…). Non possiamo neppure tacere circa il (…) mercato della pornografia concernente i bambini (…), il turismo sessuale (…), il problema della droga, che con forza crescente stende i suoi tentacoli di polipo intorno all’intero globo terrestre – espressione eloquente della dittatura di mammona che perverte l’uomo. Ogni piacere diventa insufficiente e l’eccesso nell’inganno dell’ebbrezza diventa una violenza che dilania intere regioni, e questo in nome di un fatale fraintendimento della libertà, in cui proprio la libertà dell’uomo viene minata e alla fine annullata del tutto».

Una descrizione cruda, che riecheggia il monito di Giovanni Paolo II: l’umanità è ormai giunta a un bivio e può scegliere se ridurre a un cumulo di macerie il pianeta su cui vive o farne uno splendido giardino. Papa Wojtyla esprime analoga preoccupazione per il futuro del mondo in due encicliche:
la Dominum et vivificantem

«Sull’orizzonte della civiltà contemporanea, specialmente di quella più sviluppata in senso tecnico-scientifico, i segni e i segnali di morte sono diventati particolarmente presenti e frequenti. Basti pensare alla corsa agli armamenti e al pericolo, in essa insito, di un’autodistruzione nucleare» (n. 57)

e la Salvifici doloris

«La seconda metà del nostro secolo, quasi in proporzione agli errori e alle trasgressioni della nostra civiltà contemporanea, porta in sé una minaccia così orribile di guerra nucleare che non possiamo pensare a questo periodo se non in termini di accumulo incomparabile di sofferenze, fino alla possibile autodistruzione dell’umanità» (n. 8).

Le parole quei due grandi Papi che sono Giovanni Paolo II e Benedetto XVI mettono bene in luce il rapporto tra il rischio di autodistruzione del mondo e di perdizione eterna dell’umanità, cioè delle due facce del piano di Satana che vuol trasformare la terra in un Inferno.

Il primo passo su questa nefasta strada è la negazione di Dio, cioè la ribellione della creatura al Creatore: si tratta di quel peccato di orgoglio e di superbia che Lucifero ha compiuto per primo, scegliendo di adorare se stesso al posto di Dio. Perché alla fine a questo si riduce in realtà il tanto sedicente ateismo: non tanto alla negazione radicale della divinità, quanto al vano tentativo di porre se stessi al posto di Dio, adorandosi come tali. Molti che si dicono atei non sono dunque altro che idolatri che bramano di essere padroni del mondo e signori della propria vita.

Il secondo passo – dopo aver scelto di vivere e morire senza Dio – consiste nell’erigersi a signori del mondo e della vita al posto dell’unico Signore: ecco dunque che l’uomo stabilisce che l’embrione non è persona, dunque si può usare per gli esperimenti, si può abortire; la vita umana è tutta qui, quindi si ha il diritto di scegliere l’eutanasia per evitare qualsiasi sofferenza e rinunciare a una vita che non sarebbe più “di qualità”; infine, i rapporti tra individui non sono più secondo natura – per cui la famiglia è l’unione tra uomo e donna, stabile e indissolubile, aperta alla vita – bensì secondo cultura, relativismo ed edonismo per cui ci sta di tutto perché non ci sono più uomini e donne ma semplicemente individui accoppiabili e interscambiabili a piacimento.

Insomma, la negazione di Dio diventa la negazione dell’uomo, il rifiuto della verità sull’uomo, e degenera nel dominio dell’uomo sull’uomo perché alla fine il partito dei potenti di turno pretende di imporre a tutti la propria visione distorta della vita. La negazione di Dio conduce alla soppressione dell’opera di Dio, cioè della creazione: l’uomo si riduce a una bestia che tenta invano di soggiogare il mondo e il pianeta è a rischio di autodistruzione.

Tratto da: Medjugorje e il futuro del mondo, di Padre Livio con Diego Manetti. Ed. PIEMME

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