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Diciotto figli e la santa follia di aprirsi alla vita, anche quando il medico dice: «non fate più bambini»

Posté par atempodiblog le 28 février 2014

Diciotto figli e la santa follia di aprirsi alla vita, anche quando il medico dice: «non fate più bambini» dans Libri 2z82kcl

Quella di Rosa Pich e suo marito Chema Postigo, 48 e 53 anni, è la famiglia più numerosa di Spagna. Abitano a Barcellona. Lei è la nona di 16 fratelli, lui il settimo di 14. Insieme hanno avuto 18 figli, di cui ne sono in vita 15: tre sono morti per una cardiopatia.

Rosa ha raccontato la sua vita in un libro, “Come essere felici con 1,2,3… figli?”, che ha presentato nei giorni scorsi a Pamplona. «Volevamo dare ai nostri figli quello che noi avevamo vissuto» ha detto in un’intervista. Quando nacque la prima figlia, Carmen, malata di cuore, sembrava dovesse vivere soli pochi mesi e il medico disse: «Non fate più bambini». Non l’hanno ascoltato. Carmen è vissuta 22 anni, è scomparsa nel 2012, e degli altri 17 figli solo due hanno avuto problemi di cuore e sono morti nel primo anno di vita.

Rosa racconta dettagli di vita quotidiana curiosi o sorprendenti: i 600 euro al mese di spesa per gli alimenti, la Volkswagen con tre file di posti munita di un permesso speciale della motorizzazione civile per caricare una piccola squadra di calcio ecc. e aggiunge: “Mi sembra che si debba imparare che si può vivere anche con poco. L’importante, e quello che ogni giorno cerco di insegnare ai miei figli, è che bisogna donarsi agli altri e fin da piccoli. Per strada vedo molta gente triste ed è perché non pensano agli altri”.

Tratto da: Il Timone

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Il limite imposto al male nella storia dell’Europa

Posté par atempodiblog le 28 février 2014

Il limite imposto al male nella storia dell’Europa
“Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12,21).
Tratto da: libro di Giovanni Paolo II, “Memoria e Identità. Conversazioni a cavallo dei millenni”, edito da Rizzoli (2005)
Fonte: chiesa.espressonline.it

Il limite imposto al male nella storia dell’Europa dans Fede, morale e teologia 2445f91

D. – La riflessione da Lei sviluppata, Santo Padre, è istruttiva. Vien fatto, tuttavia, di chiedersi se facendo esperienza della enormità del male che gli si riversa addosso, l’uomo non abbia a volte l’impressione che esso sia onnipotente, che domini in modo assoluto nel mondo. Esiste secondo Lei, Santità, un limite invalicabile per il male?

R. – Mi è stato dato di fare esperienza personale della realtà delle “ideologie del male”. E’ qualcosa che resta incancellabile nella mia memoria. Prima ci fu il nazismo. Quello che in quegli anni si poté vedere era già cosa terribile. Ma molti aspetti del nazismo, in quella fase, di fatto rimasero nascosti. La reale dimensione del male che imperversava in Europa non fu percepita da tutti, neppure da quelli tra noi che vivevano al centro stesso di quel vortice. Vivevamo sprofondati in una grande eruzione di male [...]. Sia i nazisti durante la guerra che, più tardi, nell’Est dell’Europa i comunisti, cercavano di nascondere dinanzi all’opinione pubblica ciò che facevano. Per lungo tempo l’Occidente non volle credere allo sterminio degli Ebrei [...]. Neppure in Polonia si sapeva tutto su ciò che i nazisti avevano fatto e facevano ai polacchi, né su quanto i sovietici avevano fatto agli ufficiali polacchi a Katyn [...].

Più tardi, ormai dopo la guerra, pensavo tra me: il Signore Dio ha concesso al nazismo dodici anni di esistenza e dopo dodici anni quel sistema è crollato. Si vede che quello era il limite imposto dalla Divina Provvidenza ad una simile follia. In verità, non era stata soltanto una follia – era stata una “bestialità”, come scrisse il Prof. Konstanty Michalski (cfr. “Midzy heroizmem a bestialstwem”, Tra l’eroismo e la bestialità). Ma di fatto la Divina Provvidenza concesse solo quei dodici anni allo scatenarsi di quel furore bestiale. Se il comunismo è sopravvissuto più a lungo e se ha ancora dinanzi a sé, pensavo allora tra me, una prospettiva di ulteriore sviluppo, deve esserci qualche senso in tutto questo. [...]

Si aveva allora la netta sensazione che i comunisti avrebbero conquistato la Polonia e sarebbero andati oltre, nell’Europa occidentale, proiettandosi alla conquista del mondo. In realtà, non si giunse a tanto. “Il miracolo sulla Vistola”, cioè il trionfo di Pitsudski nella battaglia contro l’Armata Rossa fermò queste pretese sovietiche. Dopo la vittoria nella seconda guerra mondiale sul nazismo, infatti, i comunisti si accingevano con sfrontatezza ad impadronirsi del mondo e, in ogni caso, dell’Europa. All’inizio ciò portò alla ripartizione del Continente in sfere di influenza. Fu questo l’accordo raggiunto nella Conferenza di Jalta del febbraio 1945, un accordo solo apparentemente rispettato dai comunisti, che lo trasgredirono di fatto in vari modi [...]. Per me, allora, fu subito chiaro che ciò sarebbe durato per un tempo molto più lungo di quello nazista. Quanto lungo? Era difficile prevederlo. Ciò che veniva fatto di pensare era che quel male fosse in qualche modo necessario al mondo e all’uomo. Succede, infatti, che in certe concrete situazioni dell’esistenza umana il male si riveli in qualche misura utile – utile in tanto in quanto crea occasioni per il bene. Non ha forse J. W. v. Goethe qualificato il diavolo come “ein Teil von jener Kraft, / die stets das Böse will und stets das Gute schafft?” (“Faust”, Teil I, 3 Szene: « Studierzimmer »). San Paolo, per parte sua, ammonisce a questo proposito: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12,21).

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Gli animalisti sono pericolosi

Posté par atempodiblog le 28 février 2014

Gli animalisti sono pericolosi

Gli animalisti sono pericolosi dans Articoli di Giornali e News singer_pig_In nome della “compassione”, la Danimarca ha proibito la macellazione rituale ebraica kosher. Il ministro dell’Agricoltura Dan Jørgensen lo ha spiegato così: “I diritti degli animali vengono prima della religione”. E’ la stessa Danimarca che si è posta l’obiettivo di diventare per il 2030 una “nazione senza bambini Down”, tramite un progetto eugenetico di selezione della specie. Come la Spagna zapaterista, che estendeva ai gorilla i diritti umani ma intanto abortiva 16.133 bambini in cinque anni perché portatori di qualche forma di handicap. Come il super animalista Peter Singer, che vuole uccidere i neonati emofiliaci e disabili. Tutti degni eredi di un altro animalista, anti-vivisezionista, salutista e progressista vissuto settant’anni fa e raccontato qui. Leggendo la Danimarca mi tornano in mente le parole di un grande rabbino, Yerucham Levovitz, che visitando Berlino tra le due guerre  vide animali domestici vestiti con pantaloni e pullover. Il rabbino commentò: “In un posto in cui trattano gli animali come se fossero esseri umani, massacreranno esseri umani come se fossero animali”.

di Giulio Meotti – Il Foglio

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Maria, la donna icona del Mistero

Posté par atempodiblog le 26 février 2014

Maria, la donna icona del Mistero  dans Citazioni, frasi e pensieri dviosn

“Il solo nome della Madre di Dio contiene tutto il mistero dell’economia dell’Incarnazione”: questa frase di San Giovanni Damasceno, chiamato in Oriente il “sigillo dei Padri” (De fide orthodoxa, l. III, c. 12: PG 94,1O29 C), riassume la costante che emerge dalla storia della riflessione della fede intorno a Maria. La Vergine Madre, in quanto totalmente relativa al mistero del Verbo incarnato, è denso compendio dell’Evangelo e figura concreta della fede della Chiesa. Veramente la struttura profonda del mistero di Maria è la struttura stessa dell’Alleanza ed il discorso di fede su di lei testimonia il “nexus mysteriorum”, l’intimo intrecciarsi dei misteri nella loro reciprocità e nell’unità profonda che li lega. Nella riflessione intorno alla Vergine Madre emerge una “legge di totalità”: non si può parlare di Maria che in rapporto a suo Figlio e all’economia integrale della salvezza in Lui pienamente manifestata; e, d’altra parte, la stessa intensità del rapporto della Madre col Figlio fa riverberare in lei, dalla parte della creatura, la totalità di quanto in Lui si è compiuto. Perciò si può dire – col teologo russo Pavel Evdokimov – che la storia di Maria è “la storia del mondo in compendio, la sua teologia in una sola parola” e che ella è “il dogma vivente, la verità sulla creatura realizzata” (La donna e la salvezza del mondo, Jaca Book, Milano 1980, 54 e 216). “Entrata intimamente nella storia della salvezza” – afferma il Vaticano II – “(Maria) riunisce in sé e riverbera i massimi dati della fede; così quando la si predica e la si onora, ella rinvia i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all’amore del Padre” (Lumen Gentium 65). Maria rinvia al tutto del Mistero ed insieme lo riflette in sé: in lei il Tutto si affaccia nel frammento, come è nella bellezza. Perciò di lei si dice che è la Tutta Bella, la Tota Pulchra. Applicando coerentemente questa “legge di totalità”, questa “via della bellezza”, il discorso teologico intorno a Maria può contemplarla come la donna, icona del Mistero.

di Monsignor Burno Forte

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Scrupoli e melanconie, frutti di Satana

Posté par atempodiblog le 26 février 2014

Scrupoli e melanconie, frutti di Satana dans Anticristo b7eu5y

«Dio non vuole che abbiamo paura di Lui [...] I frutti dello Spirito sono [...] “Pax, gaudium [cfr. Rm 14,17; Gal 5,22: «pace, gioia»]”. Al contrario, la luce di Satana insinua nell’anima la falsità. Il diavolo, per pescare nel torbido, imputa all’anima cento colpe immaginarie, esagera responsabilità, commuove la fantasia, eccitandola con tanti scrupoli e melanconie!»

Beato Alfredo Ildefonso Schuster

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Ratzinger: la mia rinuncia è valida, assurdo fare speculazioni

Posté par atempodiblog le 26 février 2014

Benedetto XVI risponde con una lettera ad Andrea Tornielli: il nostro vaticanista gli aveva inviato alcune domande a proposito di presunte pressioni e complotti che avrebbero provocato le dimissioni
Ratzinger: la mia rinuncia è valida, assurdo fare speculazioni
«Non c’è il minimo dubbio – scrive Ratzinger nella missiva – circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino. Unica condizione della validità è la piena libertà della decisione».
di Andrea Tornielli – Vatican Insider

Ratzinger: la mia rinuncia è valida, assurdo fare speculazioni dans Andrea Tornielli ff0h9u

«Non c’è il minimo dubbio circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino» e le «speculazioni» in proposito sono «semplicemente assurde». Joseph Ratzinger non è stato costretto a dimettersi, non l’ha fatto a seguito di pressioni o complotti: la sua rinuncia è valida e oggi nella Chiesa non esiste alcuna «diarchia», nessun doppio governo. C’è un Papa regnante nel pieno delle sue funzioni, Francesco, e un emerito che ha come «unico e ultimo scopo» delle sue giornate quello di pregare per il suo successore.

Dal monastero «Mater Ecclesiae» dentro le mura vaticane, il Papa emerito Benedetto XVI ha preso carta e penna per stroncare le interpretazioni sul suo storico gesto di un anno fa, rilanciate da diversi media e sul web in occasione del primo anniversario della rinuncia. Lo ha fatto rispondendo personalmente a una lettera con alcune domande che gli avevamo inviato nei giorni scorsi, dopo aver letto alcuni commenti sulla stampa italiana e internazionale riguardanti le sue dimissioni. In modo sintetico ma precisissimo, Ratzinger ha risposto, smentendo i presunti retroscena segreti della rinuncia e invitando a non caricare di significati impropri alcune scelte da lui compiute, come quella di mantenere l’abito bianco anche dopo aver lasciato il ministero di vescovo di Roma.

Come si ricorderà, con un clamoroso e inatteso annuncio, l’11 febbraio 2013 Benedetto XVI comunicava ai cardinali riuniti in concistoro la sua libera decisione di dimettersi «ingravescente aetate», per motivi di età: «Sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino». Annunciava anche che la sede apostolica sarebbe stata vacante a partire dalla sera del 28 febbraio: i cardinali si sarebbero riuniti per procedere con l’elezione del successore. Nei giorni successivi, Ratzinger faceva sapere che avrebbe mantenuto il nome di Benedetto XVI (che compare anche in calce alla fine della lettera), che si sarebbe definito d’ora in avanti «Papa emerito» (come risulta anche dall’intestazione a stampa della stessa lettera) e avrebbe continuato a indossare l’abito bianco, anche se semplificato rispetto a quello del Pontefice, vale a dire senza la mantelletta (chiamata «pellegrina») e senza la fascia.

Nel corso dell’ultima udienza del mercoledì, il 27 febbraio 2013, in una piazza San Pietro inondata di sole e gremita di fedeli, Benedetto XVI aveva detto: «In questi ultimi mesi, ho sentito che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per farmi prendere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi».

E aveva aggiunto che il suo ritirarsi, «nascosto al mondo», non significava «ritornare nel privato». «La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero – aveva detto – non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di San Pietro». Proprio queste parole circa il suo voler restare «nel recinto di San Pietro» hanno fatto ipotizzare ad alcuni che la rinuncia non sia stata davvero libera e dunque valida, quasi che Ratzinger si fosse voluto ritagliare un ruolo di «Papa ombra», cioè quanto di più lontano dalla sua sensibilità si possa immaginare.

Dopo l’elezione di Francesco, le novità del suo papato, la scossa che sta portando alla Chiesa con la sua parola e la sua testimonianza personale, era fisiologico che alcuni – com’è sempre peraltro accaduto in occasione di un cambio di pontificato – lo contrapponessero al predecessore. Una contrapposizione che lo stesso Benedetto XVI ha sempre rifiutato. Nelle ultime settimane, con l’avvicinarsi del primo anniversario della rinuncia, c’è chi è andato oltre, ipotizzando persino l’invalidità delle dimissioni di Benedetto e dunque un suo ruolo ancora attivo e istituzionale accanto al Papa regnante.

Lo scorso 16 febbraio, chi scrive ha inviato al Papa emerito un messaggio con alcune specifiche domande in merito a queste interpretazioni. Due giorni dopo è arrivata la risposta. «Non c’è il minimo dubbio – scrive Ratzinger nella missiva – circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino. Unica condizione della validità è la piena libertà della decisione. Speculazioni circa la invalidità della rinuncia sono semplicemente assurde». Del resto, che la possibilità di dimettersi fosse tenuta in considerazione da molto tempo era ben noto alle persone più vicine a Ratzinger, e da lui stesso confermata nel libro intervista con il giornalista tedesco Peter Seewald («Luce del mondo», 2010): «Se un Papa si rende conto con chiarezza che non è più capace, fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, di assolvere ai doveri del suo ufficio, allora ha il diritto e, in alcune circostanze, anche l’obbligo, di dimettersi».

È stato inevitabile, un anno fa, dopo l’annuncio – mai un Papa in duemila anni di storia della Chiesa aveva rinunciato per anzianità – collegare questo clamoroso gesto al clima mefitico di Vatileaks, dei complotti nella Curia romana. Tutto il pontificato di Benedetto XVI è stato una via Crucis, e in particolare gli ultimi anni: prima a motivo dello scandalo della pedofilia, da lui coraggiosamente affrontato senza incolpare le lobby o i «nemici esterni» della Chiesa, ma piuttosto la «persecuzione», il male che viene dal di dentro della Chiesa stessa. E poi a motivo della fuga di documenti prelevati dalla scrivania papale dal maggiordomo Paolo Gabriele. La rinuncia è stata dunque collegata a questi contesti. Ma Benedetto XVI aveva spiegato, sempre nel libro-intervista con Seewald, che non si lascia la nave mentre il mare è in tempesta. Per questo prima di annunciare le dimissioni, decisione presa da tempo e confidata ai più stretti collaboratori con mesi d’anticipo, Ratzinger ha atteso che la vicenda Vatileaks, il processo a Gabriele e l’inchiesta affidata ai tre cardinali si fossero conclusi. Soltanto dopo ha lasciato.

Nella lettera che ci ha inviato, il Papa emerito risponde anche alle domande sul significato dell’abito bianco e del nome papale. «Il mantenimento dell’abito bianco e del nome Benedetto – ci ha scritto – è una cosa semplicemente pratica. Nel momento della rinuncia non c’erano a disposizione altri vestiti. Del resto porto l’abito bianco in modo chiaramente distinto da quello del Papa. Anche qui si tratta di speculazioni senza il minimo fondamento».

Una chiara e quanto mai significativa testimonianza di questa affermazione, Benedetto XVI l’ha data sabato scorso, nel giorno del concistoro al quale era stato invitato da Francesco. Ratzinger non ha voluto un posto appartato e speciale, si è seduto in una sedia uguale a quella dei cardinali, in un angolo, nella fila dei porporati vescovi. Quando Francesco all’inizio e poi alla fine della cerimonia gli si è avvicinato per salutarlo e abbracciarlo, Benedetto si è tolto dal capo lo zucchetto per riverenza, e anche per attestare pubblicamente che il Papa è uno solo.

Nelle scorse settimane il teologo svizzero Hans Küng aveva citato alcune parole contenute in una lettera ricevuta da Benedetto XVI e riguardanti Francesco. Parole ancora una volta inequivocabili: «Io sono grato di poter essere legato da una grande identità di vedute e da un’amicizia di cuore a Papa Francesco. Io oggi vedo come mio unico e ultimo compito sostenere il suo Pontificato nella preghiera». Qualcuno, sul web, ha provato a mettere in dubbio l’autenticità della citazione o comunque ne ha paventato un uso strumentale. Anche di questo abbiamo chiesto conferma al Papa emerito: «Il prof. Küng ha citato letteralmente e correttamente le parole della mia lettera indirizzata a lui», ha precisato in modo lapidario. Prima di concludere con la speranza di aver risposto «in modo chiaro e sufficiente» alle domande che gli avevamo posto.

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Pregate invece di guardare Sanremo: la singolare proposta di San Maurizio

Posté par atempodiblog le 25 février 2014

Don Bruno Borelli: “Dire il Rosario anziché stare davanti alla Tv è positivo”
Pregate invece di guardare Sanremo: la singolare proposta di San Maurizio
di Erica Fusi - GIORNALE di ERBA (22 febbraio 2014) 

Pregate invece di guardare Sanremo: la singolare proposta di San Maurizio dans Articoli di Giornali e News j0xijn

“Santo Rosario in alternativa al Festival di Sanremo” è questo il nome di una pagina Facebook creata come evento dalla Parrocchia di San Maurizio. Subito si è aperto il dibattito. In una giornata le adesioni hanno sfiorato le 800 persone, ma insieme ai commenti di sostegno non sono mancate le minacce e gli insulti. “Non è un mio invito personale”, ha sottolineato il vicario parrocchiale di San Maurizio don Bruno Borelli “non sono io personalmente a seguire la pagina Facebook perché non né ho il tempo” ma un mio collaboratore, una persona molto spirituale che avrà voluto lanciare questo messaggio simbolico. Non credo ci sia intento polemico, ma d’altro canto il Festival non ha certo un gran valore. Io non lo guardo e pregare invece di guardare la Tv è sempre una cosa positiva”.

A occuparsi della pagina è Tiziano Iavarone, canturino, responsabile peraltro della Comunità di rinnovamento carismatico che si riunisce in preghiera proprio anche a Mevate: “Mi sono sentito di fare questa proposta perché in un momento come questo, dove il demonio si sta appropriando di tutto, è importante combattere con la preghiera”, a sottolineato l’uomo, “Sanremo è sempre stato uno spettacolo da vedere con la propria famiglia, tutti insieme. Io ricordo le serate sul divano da bambino con i miei genitori. Ora invece anche la Rai, invece di comunicare e intrattenere le famiglie, preferisce fare scalpore e invita a Sanremo cantanti blasfemi come quel Rufus”. Iavarone si riferisce al cantautore canadese Rufus Wainwrigth, accusato dai Papaboys di blasfemia per una sua canzone in cui si parla di un messia gay, ospite a Sanremo nella serata di mercoledì 19 febbraio. “Ho voluto esortare a disertare Sanremo a favore della preghiera, del Rosario – ha sottolineato Iavarone – cinque giornate di preghiera e Rosario personale nella propria casa, con la propria famiglia, al posto delle serate del Festival e ha avuto subito molta adesione e partecipazione. E’ vero che non sono mancate le minacce e gli insulti e passo la giornata a cancellare commenti non consoni, ma quando si fa qualcosa nel nome del Signore bisogna metterlo in conto”.

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Una devozione buona in ogni stato e condizione

Posté par atempodiblog le 25 février 2014

La devozione di San Luigi da Montfort: tutto “in Maria, con Maria, per Maria”, una devozione buona in ogni stato e condizione.

In ogni stato della vita spirituale, che è sempre stato di viaggio, battaglia, formazione, elevazione e conquista. In ogni stato di vita abbiamo la Santa Vergine accanto in una perpetua visitazione, soddisfacendo al suo ruolo di Madre.

Crediamo nella perpetua visitazione di Maria ad ogni anima, specialmente a coloro che lavorano alla loro santificazione.

Beato Giustino Maria Russolillo da Pianura
Fonte: Vocationist.org

Una devozione buona in ogni stato e condizione dans Citazioni, frasi e pensieri 2rzch35

[…] ecco delle pratiche interiori molto santificanti per quelli che lo Spirito Santo chiama a un’alta perfezione.

Si tratta, in breve, di fare tutte le proprie azioni per mezzo di Maria, con Maria, in Maria e per Maria, per farle più perfettamente per mezzo di Gesù Cristo, con Gesù Cristo, in Gesù e per Gesù.

Per mezzo di Maria

258. Bisogna fare le proprie azioni per mezzo di Maria, cioè bisogna che obbediscano in ogni cosa alla santissima Vergine, e che siano guidati in ogni cosa dal suo spirito, che è lo Spirito Santo di Dio. «Quelli che sono guidati dallo spirito di Dio sono figli di Dio» (Rm 8,14). Quelli che sono guidati dallo spirito di Maria sono figli di Maria, e, di conseguenza, figli di Dio, come abbiamo mostrato, e tra tanti devoti della santa Vergine, sono veri e fedeli devoti solo quelli che sono guidati dal suo spirito. Ho detto che lo spirito di Maria è lo spirito di Dio, perché ella non è mai stata guidata dal suo proprio spirito, ma sempre dallo spirito di Dio, che se ne è talmente impadronito da divenire il suo proprio spirito. Per questo sant’Ambrogio dice: «L’anima di Maria sia in ciascuno per magnificare il Signore; lo spirito di Maria sia in ciascuno per esultare in Dio». Quanto è felice un’anima quando, sull’esempio del buon fratello gesuita Rodriguez, morto in odore di santità, è tutta posseduta e governata dallo spirito di Maria, che è uno spirito dolce e forte, zelante e prudente, umile e coraggioso, puro e fecondo!

259. Affinché l’anima si lasci guidare da questo spirito di Maria, bisogna: 1) Rinunciare al proprio spirito, alle proprie vedute e volontà prima di fare qualcosa: per esempio, prima di pregare, di dire o ascoltare la santa Messa, di comunicarsi, ecc.; perché le tenebre del nostro spirito e la malizia della nostra volontà e del nostro agire, se le seguiamo, anche se ci sembrano buone, ostacolano lo spirito di Maria. 2) Bisogna abbandonarsi allo spirito di Maria per esserne mossi e guidati nel modo che lei vorrà. Bisogna mettersi e abbandonarsi nelle sue mani verginali, come uno strumento nelle mani dell’artista, come un liuto nelle mani di un buon suonatore. Bisogna perdersi e abbandonarsi in lei, come una pietra che si getta nel mare: si fa semplicemente e in un istante, con una sola occhiata dello spirito, con un piccolo movimento della volontà, o verbalmente, dicendo, per esempio: «Rinuncio a me stesso, mi dono a te, mia cara Madre». E anche se non si sente alcuna dolcezza sensibile in questo atto di unione, è comunque reale; proprio come se si dicesse, Dio non voglia: «Mi dono al diavolo», con altrettanta sincerità, benché lo si dicesse senza alcun mutamento sensibile, si sarebbe comunque realmente del diavolo. 3) Bisogna di quando in quando, durante e dopo le proprie azioni, rinnovare lo stesso atto di offerta e di unione; più lo si farà, più presto ci si santificherà e più presto si giungerà all’unione con Gesù Cristo, che segue sempre necessariamente l’unione con Maria, poiché lo spirito di Maria è lo spirito di Gesù.

Con Maria

260. Bisogna fare le proprie azioni con Maria: cioè bisogna, nelle proprie azioni, considerare Maria come un modello perfetto di ogni virtù e perfezione che lo Spirito Santo ha formato in una semplice creatura, per imitarla secondo la nostra piccola capacità. Bisogna quindi che in ogni azione consideriamo come Maria l’ha fatta o la farebbe, se fosse al nostro posto. Dobbiamo per questo esaminare e meditare le grandi virtù che ha praticato durante la sua vita, particolarmente: 1) la sua fede viva, con la quale ha creduto senza esitare alla parola dell’angelo; ha creduto fedelmente e costantemente fino ai piedi della croce sul Calvario; 2) la sua umiltà profonda, che l’ha fatta nascondersi, tacere, sottomettersi a tutto e mettersi all’ultimo posto; 3) la sua purezza tutta divina, che non ha mai avuto né avrà mai l’uguale sotto il cielo, e infine tutte le sue altre virtù.
Si ricordi, lo ripeto una seconda volta, che Maria è il grande e l’unico stampo di Dio, adatto a fare immagini viventi di Dio, con poca spesa e in poco tempo; e che un’anima che ha trovato questo stampo e vi si perde, è presto cambiata in Gesù Cristo, che questo stampo riproduce al naturale.

In Maria

261. Bisogna fare le proprie azioni in Maria. Per ben comprendere questa pratica bisogna sapere: 1) che la santissima Vergine è il vero paradiso terrestre del nuovo Adamo, e che l’antico paradiso terrestre non ne era che la figura. Vi sono dunque, in questo paradiso terrestre, ricchezze, bellezze, rarità e dolcezze inesplicabili, che il nuovo Adamo, Gesù Cristo, vi ha lasciato. È in questo paradiso che si è compiaciuto per nove mesi, che ha operato le sue meraviglie e che ha mostrato le sue ricchezze con la magnificenza di un Dio. Questo santissimo luogo è composto unicamente da una terra vergine e immacolata, dalla quale è stato formato e nutrito il nuovo Adamo, senza alcuna macchia, per opera dello Spirito Santo, che vi abita. È in questo paradiso terrestre che si trova veramente l’albero della vita che ha portato Gesù Cristo, il frutto di vita; l’albero della scienza del bene e del male che ha dato la luce al mondo. Vi sono, in questo luogo divino, alberi piantati dalla mano di Dio e irrigati dalla sua unzione divina, che hanno portato e portano ogni giorno frutti di un sapore divino; vi sono aiuole smaltate di belli e differenti fiori di virtù, che emanano un profumo che delizia anche gli angeli. Vi sono in questo luogo prati verdi di speranza, torri inespugnabili di fortezza, case incantevoli di fiducia, ecc. Solo lo Spirito Santo può far conoscere la verità nascosta sotto queste figure di cose materiali. C’è in questo luogo un’aria pura, non infetta, di purezza; un bel giorno, senza notte, dell’umanità santa; un bel sole, senza ombra, della Divinità; una fornace ardente e perenne di carità, dove tutto il ferro che vi è messo è infocato e cambiato in oro; c’è un fiume di umiltà che sgorga dalla terra e, dividendosi in quattro rami, irriga tutto questo luogo incantato: sono le quattro virtù cardinali.

262. Lo Spirito Santo, per bocca dei santi Padri, chiama anche la santa Vergine: 1) la porta orientale, per la quale il sommo sacerdote Gesù Cristo entra ed esce nel mondo; vi è entrato la prima volta per mezzo di lei e vi verrà la seconda; 2) il santuario della Divinità, il riposo della Santissima Trinità, il trono di Dio, la città di Dio, l’altare di Dio, il tempio di Dio, il mondo di Dio. Tutti questi differenti titoli e lodi sono verissimi, rispetto alle differenti meraviglie e grazie che l’Altissimo ha operato in Maria. Oh! che ricchezze! Oh! che gloria! Oh! che gioia! Oh! che felicità poter entrare e dimorare in Maria, dove l’Altissimo ha posto il trono della sua gloria suprema!

263. Ma quanto è difficile a dei peccatori come siamo noi avere il permesso e la capacità e la luce per entrare in un luogo così alto e così santo, che è custodito non da un cherubino, come l’antico paradiso terrestre, ma dallo Spirito Santo stesso che ne è divenuto il padrone assoluto, della quale dice: «Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fonte sigillata» (Ct 4,12). Maria è chiusa; Maria è sigillata; i miseri figli di Adamo ed Eva, cacciati dal paradiso terrestre, possono entrarvi solo per una grazia particolare dello Spirito Santo, che devono meritare.

264. Dopo che, con la propria fedeltà, si è ottenuta questa grazia insigne, bisogna dimorare nel bell’interno di Maria con compiacenza, riposarsi in pace, appoggiarsi con fiducia, nascondersi con sicurezza e perdersi senza riserve, affinché in questo seno verginale: 1) l’anima sia nutrita del latte della sua grazia e della sua misericordia materna; 2) sia liberata dai suoi turbamenti, timori e scrupoli; 3) sia al sicuro da tutti i suoi nemici, il demonio, il mondo e il peccato, che non vi hanno mai avuto accesso: per questo ella dice che quelli che operano in lei non peccheranno: «Chi opera in me non peccherà» (Sir 24,21), cioè quelli che dimorano nella santa Vergine in spirito non faranno peccati rilevanti; 4) affinché sia formata in Gesù Cristo e Gesù Cristo sia formato in lei: perché il suo seno è, come dicono i Padri, la sala dei segreti divini, dove sono stati formati Gesù Cristo e tutti gli eletti: «L’uno e l’altro è nato in essa» (Sal 87,5).

Per Maria

265. Infine bisogna fare tutte le proprie azioni per Maria. Perché, siccome ci si è consacrati interamente al suo servizio, è giusto che si faccia tutto per lei come un domestico, un servo e uno schiavo; non che la si consideri il fine ultimo dei propri servizi, che è solo Gesù Cristo, ma il proprio fine prossimo, il proprio intermediario misterioso e il proprio mezzo facile per andare a lui. Come un buon servo e schiavo, non bisogna rimanere oziosi; ma bisogna, sostenuti dalla sua protezione, intraprendere e fare grandi cose per questa augusta Sovrana. Bisogna difendere i suoi privilegi quando sono messi in discussione; bisogna difendere la sua gloria quando è attaccata; bisogna attirare tutti, potendolo, al suo servizio e a questa vera e solida devozione; bisogna parlare e gridare contro quelli che abusano della sua devozione per oltraggiare suo Figlio, e nello stesso tempo stabilire questa vera devozione; non bisogna pretendere da lei, come ricompensa dei propri piccoli servizi, che l’onore di appartenere a una così amabile Principessa e la felicità di essere per mezzo di lei uniti a Gesù, suo Figlio, con un legame indissolubile nel tempo e nell’eternità.

Dal ‘Trattato della vera devozione alla santa Vergine’ di  San Luigi Maria Grignon de Montfort

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Padre Andrasz caro a Dio perché devoto della Madonna

Posté par atempodiblog le 24 février 2014

Padre Andrasz caro a Dio perché devoto della Madonna dans Citazioni, frasi e pensieri 29ny1au

Mentre pregavo ho conosciuto quanto è cara a Dio l’anima di Padre Andrasz. E’ un vero figlio di Dio. E’ raro che in un’anima traspaia con tanta evidenza questa figliolanza di Dio e ciò perché ha una devozione specialissima per la Madonna.

Santa Faustina Kowalska

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Il nascondimento

Posté par atempodiblog le 24 février 2014

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Bernadette , con l’inizio delle apparizioni, era divenuta un personaggio al centro dell’attenzione universale. Alcuni la cercano per combatterla, altri, la maggioranza per venerarla. Era comunque un personaggio alla ribalta, non solo nella Chiesa, ma anche nel mondo. All’uomo carnale piace essere conosciuto e osannato. Sopporta persino di essere criticato, purché ci si interessi della sua persona. Ciò che gli è duro da accettare è che non si parli affatto di lui o lo si ignori. L’appetitus excellentiae, cioè il desiderio di eccellere, di essere comunque sul palcoscenico, è una pianta molto tenace e solo i veri santi la sanno estirpare.

Ti meravigli d quello che dico? Ciò nondimeno è la pura verità. Quanti di noi non sono disposti a fare nel nascondimento ciò che fanno davanti agli occhi di tutti! Pur di avere l’applauso del mondo saremmo anche disposti a fare grandi sacrifici. Ma che si sappiano! L’importante è che la gente li conosca, li commenti e li approvi. Ecco perché Gesù invita a fare il bene in modo tale che la mano destra non sappia quello che fa la mano sinistra e apostrofa gli scribi e i farisei che pregano, digiunano e fanno l’elemosina per ricevere la gloria dagli uomini.

[…]

[A Bernadette] scomparire agli occhi della gente non le costa nulla. A lei interessa amare Dio con tutto il suo cuore e servirlo nell’umiltà. “Fuggire il mondo”, secondo la grande tradizione dei Padri del deserto e dei monaci, non le costa. Dio solo è già l’amore e la ragione unica della sua vita.

Tratto da: Sui passi di Bernadette — Padre Livio Fanzaga

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Doni pericolosi

Posté par atempodiblog le 24 février 2014

Doni pericolosi dans Citazioni, frasi e pensieri 2w6dyf4

“I consigli sono doni pericolosi, anche se scambiati fra saggi, e tutte le strade possono finire in un precipizio. Ma cosa faresti al posto mio? Mi hai detto poco sul tuo conto; come potrei dunque scegliere meglio di te?”.

Tratto da: Il signore degli anelli, di J.R.R. Tolkien. Ed. BOMPIANI 

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I devoti scrupolosi

Posté par atempodiblog le 24 février 2014

I devoti scrupolosi dans Citazioni, frasi e pensieri x3weix

94. I devoti scrupolosi sono persone che temono di disonorare il Figlio onorando la Madre, di abbassare l’uno elevando l’altra. Non sanno accettare che vengano attribuite alla Santa Vergine le lodi giustissime che le hanno dato i santi Padri; accettano con difficoltà che vi sia più gente inginocchiata davanti all’altare della Santa Vergine che davanti al Santissimo Sacramento, come se l’uno fosse contro l’altro, come se coloro che pregano la Santa Vergine non pregassero Gesù Cristo per mezzo di lei! Non vogliono che si parli Spesso della Vergine Santa e che ci si rivolga a lei tanto di frequente. Ecco alcune loro affermazioni ricorrenti: A che servono tanti Rosari, tante confraternite e tante pratiche esteriori di devozione mariana? Quanta ignoranza in questi casi! Si mette in ridicolo la nostra fede! Parlatemi di chi è devoto di Gesù Cristo (e lo nominano senza scoprirsi il capo, lo dico tra parentesi): bisogna ricorrere a Gesù Cristo, è lui il nostro unico mediatore; bisogna pregare Gesù Cristo, ecco ciò che è serio! Quanto essi dicono è vero da una parte, ma l’applicazione che ne fanno, per impedire la devozione alla Santa Vergine, è molto pericolosa; è un tranello del demonio, con il pretesto di un bene maggiore; infatti non si onora di più Gesù Cristo che quando si onora molto la Santa Vergine; si onora lei allo scopo di onorare più perfettamente Gesù Cristo; si va infatti a lei come alla strada per giungere al traguardo del cammino, che è Gesù.

95. La Santa Chiesa, con lo Spirito Santo, benedice prima la Santa Vergine e poi Gesù Cristo: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo, Gesù”. Non perché la Santa Vergine sia, più di Gesù Cristo, o uguale a lui: sarebbe un’eresia intollerabile; ma è che per benedire più perfettamente Gesù Cristo, bisogna prima benedire Maria. Diciamo dunque con tutti i veri devoti della Vergine Santa, contro questi falsi devoti scrupolosi: “O Maria, tu sei benedetta tra tutte le donne e benedetto è il frutto del tuo grembo, Gesù”.

Dal ‘Trattato della vera devozione alla santa Vergine’ di  San Luigi Maria Grignon de Montfort

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Buona cucina: segno di speranza?

Posté par atempodiblog le 22 février 2014

Buona cucina: segno di speranza?
di Susanna Manzin – Comunità Ambrosiana

Buona cucina: segno di speranza? dans Cucina e dintorni e6w3fo

Oggi è esplosa la moda della buona cucina: non c’è canale televisivo che non abbia la sua trasmissione di ricette e consigli per la tavola, gli chef sono delle star e le gare di cucina incollano davanti allo schermo milioni di spettatori. Penso che si tratti di una buona cosa: dopo un lungo periodo di approccio trasandato al mondo del cibo, è bello vedere un ritrovato interesse per la buona tavola. Oggi la società coriandolare (per usare la felice espressione del sociologo Giuseppe De Rita) produce i suoi effetti anche sulle abitudini alimentari: diminuisce la regolarità dei pasti, sempre più disordinati e ad orari imprevedibili. E’ sempre più raro che la famiglia si riunisca a tavola, a condividere un pasto preparato con attenzione e amore dalla madre, raccontandosi l’un l’altro quanto è successo durante la giornata. Oggi molti consumano pasti pronti, scaldati velocemente al microonde, tra un impegno e l’altro; le famiglie mangiano guardando la TV, senza rivolgersi la parola; trionfa il fast food, il mondo delle merendine e dei cibi precotti. Non parliamo poi dell’ossessione della linea e delle diete. Ma questo ritrovato interesse per il mondo delle ricette dimostra che qualcosa sta cambiando, in meglio. E’ un segnale che “le radici profonde non gelano”, come diceva Tolkien, e noi italiani abbiamo tutti gli strumenti per riscoprire queste radici di buona cucina.

Tra l’altro, l’Unesco ha proclamato la dieta mediterranea patrimonio dell’Umanità, riconoscendone non solo le qualità nutrizionali (si può mangiare bene tutelando anche la salute) ma anche il valore sociale: leggiamo nelle motivazioni: «Promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende». Esiste una via della bellezza anche a tavola. Il cibo e le bevande fanno parte a pieno titolo della cultura e il loro significato simbolico è del resto spesso citato nella stessa Sacra Scrittura. Cosa c’è di più bello che cucinare per i familiari, per gli amici, trascorrere con loro una serata intorno ad una bella tavola apparecchiata con amore e armonia? Ricordiamo il significato profondo del film Il pranzo di Babette, del regista danese Gabriel Axel, recentemente scomparso, che vinse l’oscar nel 1987 per il miglior film straniero. Il film è tornato in auge recentemente, poiché Papa Francesco ne parla come del suo film preferito. Babette, una cuoca che fugge da Parigi sconvolta dalla Comune, si rifugia  in un villaggio danese nella casa di due austere zitelle. Come dice Papa Francesco, «appartengono a un mondo calvinista e puritano talmente austero che anche la redenzione di Cristo viene vista come una negazione delle cose di questo mondo. Era una comunità che non sapeva che cosa fosse la felicità. Viveva schiacciata dal dolore. Stava attaccata a una parvenza di vita. Aveva paura dell’amore». Babette vince la Lotteria Nazionale e per sdebitarsi dell’ospitalità ricevuta decide di spendere il denaro della vincita per organizzare una memorabile cena, con i cibi più raffinati e i vini migliori. E la bellezza della cena trasforma tutti coloro che vi partecipano: i cuori induriti si sciolgono, torna il sorriso e la gioia di vivere, l’amore e la fratellanza . Da sempre il nutrimento non ha solo un aspetto biologico ma anche culturale, sociale e simbolico. E’ una pratica di socializzazione: ogni civiltà ha i suoi riti, le sue tradizioni. Anche nelle case più umili la tavola era simbolo di generosa condivisione. La frantumazione della società e la crisi delle relazioni interpersonali hanno fatto sentire i loro effetti anche sulle abitudini alimentari. Ma la passione per la cucina è, a mio parere, un segnale di speranza: per risollevarci dalla catastrofe antropologica proviamo a ripartire dal gusto ritrovato per le ricette e la gastronomia. Impariamo da Babette, che scioglie i cuori con il suo pranzo sontuoso. San Giovanni nel suo Vangelo riporta un ricordo commuovente: quello di Gesù risorto che con semplicità e delicatezza cucina pesce arrostito e pane sulla spiaggia, facendo trovare tutto pronto ai suoi discepoli, che invita a mangiare con lui, ricreando quel clima familiare che tante volte hanno condiviso con Lui (Gv 21,9). Quanti episodi ci presentano Gesù a tavola: non è un caso.

Vogliamo fare  la Nuova Evangelizzazione? Ecco gli ingredienti per una ricetta: prendete una tavola, apparecchiatela con cura e bellezza, cucinate qualche manicaretto, invitate gli amici, cominciate con una breve preghiera di ringraziamento (ce ne sono di bellissime) e gustatevi la buona compagnia. Insaporite con qualche discorso importante, ma senza trascurare la gioia e la spensieratezza. Condite tutto col sorriso e innaffiate con una buona bottiglia di vino rosso. Perché come diceva Hilaire Belloc (27 luglio 1870 – 16 luglio 1953): «Laddove splende il sole cattolico, ci sono sempre risa e buon vino rosso».

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Davide e Salomone

Posté par atempodiblog le 22 février 2014

Davide e Salomone dans Beata Anna Katharina Emmerick padre_livio_fanzaga_radio_maria

Mi ha molto colpito un’osservazione che ho letto ne ‘le visioni della beata Caterina Emmerick’, in una delle sue visioni ha visto Davide e Salomone. Voi sapete che Davide fu adultero, omicida e anche falso. Ha fatto una cosa che per me è una depravazione incredibile, perché ha preso la moglie di un suo soldato, l’ha messa incinta, ha chiamato il soldato e lo ha mandato a casa perché stesse con sua moglie, lui non c’è stato… era il tempo del servizio militare, l’ha mandato in prima linea e così l’ha fatto ammazzare… ha fatto delle cose che non stavano né in cielo né in terra…
Salomone non ha mai fatto di queste cose eppure noi diciamo “santo re Davide”, ma non diciamo “santo Salomone”.
Caterina Emmerick osserva che Davide nel suo peccato ha riconosciuto la sua infermità e ha gridato “abbi pietà di me, Signore” (salmo 50), invece Salomone si è compiaciuto della sua sapienza.
Se uno dice “Signore, abbi pietà di me povero peccatore” si salva, anzi se lo si dice con il cuore va pure dritto in Paradiso come il Buon ladrone.
Salomone ha vissuto compiaciuto della sua sapienza e, alla fine della sua vita, ha perso la fede ed è andato ad adorare gli dei delle sue amanti. Non sto a disquisire sul suo destino eterno, ma questo lo dico perché c’è un atteggiamento interiore che porta alla perdizione eterna ed è l’indurimento del cuore.

di Padre Livio Fanzaga (da una catechesi audio, 2004)

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La Divina Misericordia

Posté par atempodiblog le 22 février 2014

Una volta Gesù mi disse:Il Mio sguardo da quest’immagine è tale e quale al Mio sguardo dalla croce”. (Santa Faustina Kowalska)

Il 22 febbraio Gesù disse a Santa Faustina Kowalska: Dipingi un quadro secondo il modello che vedi, e scrivici sotto: Gesù confido in Te! Desidero, inoltre che questa immagine sia venerata nella vostra Cappella e in tutto il mondo. I raggi rappresentano il Sangue e l’Acqua che sgorgano quando il mio Cuore fu trafitto dalla lancia, sulla Croce. Il raggio bianco rappresenta l’acqua che purifica le anime; quello rosso, il sangue che è la vita delle Anime.
L'immagine di Gesù Misericordioso dans Misericordia Gesu_Misericordioso

La Divina Misericordia consiste in questo: all’uomo che ha voltato le spalle a Dio, Dio stesso ha inviato il proprio Figlio che si è addossato su di sé i peccati del mondo, li ha distrutti nel suo amore e ha dato a tutti il perdono di Dio, la Divina Figliolanza e la vita Eterna. E noi per salvarci dobbiamo solo dire: sì, è vero, sono un poveretto, un disgraziato, incapace di fare il bene, pieno di peccati, ma accetto di essere tale, mi confesso tale, accetto la medicina di Dio, acconsento a chiedere perdono a Dio, decido di cambiare vita e accetto che Dio mi salvi e porti in Paradiso. Questa è la Divina Misericordia: la salvezza data gratuitamente. A noi  spetta dire di sì, accoglierla, e imparare a fidarci del perdono di quel Dio che ci ama di un amore immenso, tanto che a santa Faustina ha detto: “Ho inciso il tuo nome sul palmo della mia mano”.
Nell’avvicinarci al Giudizio di Dio, dobbiamo confidare nella Divina Misericordia, senza temere la giustizia di Dio, affidandoci a Maria che dice: “Io sono qui come Mediatrice, vi faccio avvicinare io”, secondo un tema che il Montfort ha sviluppato tantissimo.

Tratto da: L’Aldilà nei messaggi di Medjugorje. La Regina della Pace chiama l’umanità alla salvezza. Di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti. Ed. PIEMME

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