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Le mani amorosamente tese di Maria

Posté par atempodiblog le 19 août 2013

Le mani amorosamente tese di Maria dans Apparizioni mariane e santuari Mani-tese-della-Madonna

Caterina Labouré non ha parlato del volto inaccessibile, ma ha ben descritto le mani di Maria. Ha detto che le mani della Vergine, dopo che il globo era scomparso, si sono distese. La Medaglia Miracolosa è caratterizzata da questa ostensione delle mani verso la terra.

Questo gesto delle mani distese sarà identico a quello della Vergine di Lourdes nell’apparizione del 25 marzo e lo si ritroverà nell’apparizione di Pontmain il 17 gennaio 1871.

Il simbolismo delle mani tese è quello dell’accoglienza, più precisamente della compiacenza; è il gesto con il quale un potente desiste, lascia cadere lo scettro e la spada per dare le sue mani offerte. Sono un significato di indulgenza, di bontà soccorrevole e amorosa. Le mani aperte disegnano l’essere disarmato, offerto, che si offre ad un’altra offerta nata dalla gratitudine.

Jean Guitton – La medaglia miracolosa al di là della superstizione. La Vergine a rue du Bac

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Il Cuore di Maria ammirabile e incomprensibile abisso di meraviglie – di San Giovanni Eudes

Posté par atempodiblog le 19 août 2013

Il Cuore di Maria ammirabile e incomprensibile abisso di meraviglie – di San Giovanni Eudes dans Fede, morale e teologia 33uc
Notre Dame de la Gare, Parigi

Gesù nostro modello nell’amore a Maria. Gesù, Figlio unico di Dio, Figlio pure di Maria SS., ha voluto scegliere tra tutte le creature questa Vergine incomparabile per madre.

Nella sua bontà infinita volle poi donarla a noi quale Regina, Madre e Rifugio in tutte le necessità della vita, e attende che noi l’amiamo com’Egli l’ama, la onoriamo com’Egli l’onora.

Ha esaltata e onorata sua Madre al di sopra di tutti gli uomini e di tutti gli Angeli, e vuole che noi pure abbiamo per Lei più amore e più venerazione, che non per tutti gli Angeli e per tutti gli uomini insieme.

Egli è il nostro capo, noi siamo le sue membra; conseguentemente noi dobbiamo essere animati dallo stesso suo spirito, condividere le stesse sue inclinazioni e continuare in terra la sua vita, con l’esercizio delle virtù da Lui praticate.

Egli vuole perciò che la nostra devozione alla sua SS. Madre sia la continuazione della sua; ossia che noi abbiamo gli stessi sentimenti di rispetto, di sottomissione, di amore che Egli nutre per Lei. Maria SS. ha sempre occupato il primo posto nel Cuore di Gesù; fu e sempre sarà il primo oggetto del suo amore, dopo l’Eterno Padre. Perciò Gesù vuole che, dopo Dio, Ella occupi il primo posto anche nel nostro cuore.

Ma non si può amare ciò che non si conosce, perciò Gesù ci vuole svelare fin da quaggiù, per mezzo della S. Scrittura, qualcosa della grandezza di Maria, riservandosi di farci conoscere il resto, che è il più, in Cielo.

Uno degli oracoli divini che contiene come in riassunto tutto ciò che si può dire di Maria è quello del cap. XII dell’«Apocalisse»: «Signum magnum apparuit in coelo: Un meraviglioso prodigio apparve in cielo: una Donna rivestita di sole, con sotto i piedi la luna e in capo una corona di dodici stelle».

Chi è questa Donna? Qual è questo grande prodigio? S. Epifanio, S. Agostino, S. Bernardo e parecchi altri Dottori concordano nell’affermare che si tratta di Maria.

Apparve in cielo, perché è venuta dal cielo, di cui è Imperatrice, gloria, gioia; poiché nulla è in Lei che non sia celeste.

È rivestita dell’Eterno Sole e di tutte le perfezioni della divina Essenza, da cui è talmente penetrata da restare tutta trasformata nella santità di Dio.

Ha la luna sotto i piedi per dimostrare che tutto il mondo è soggetto a Lei, non avendo al di sopra che Dio, e che a Lei è dato un dominio assoluto su tutto il creato.

È coronata di dodici stelle per indicare le virtù che splendono sovrane in Lei, e tutti i misteri della sua vita. Ella supera tutti i Santi, stelle di varia grandezza, che formano la di Lei corona e gloria.

Cuore ammirabile. Perché mai lo Spirito Santo la chiama «Signum magnum»? Per farci conoscere che Ella è tutta miracolosa e per farne oggetto di rapimento per gli Angeli e per gli uomini.

Allo stesso scopo lo Spirito Santo fece cantare in suo onore, in tutto l’universo, per bocca di tutti i fedeli, questo elogio: «Mater admirabilis»! O Madre ammirabile, con quanta ragione portate questo nome!

Però quel che è più ammirabile in Maria è il suo Cuore verginale. Esso è tutto un mondo di meraviglie, un oceano di prodigi, un abisso di miracoli. È il principio e la sorgente di tutte le cose più rare e più straordinarie che emergono in questa gloriosa Principessa.

Maria è ammirabile nella sua maternità, perché essere Madre di Dio – dice S. Bernardino – è il miracolo dei miracoli «miraculum miraculorum»; ma è vero altresì che il suo Cuore augusto è un Cuore ammirabile, perché è il principio della sua divina maternità e di tutte le meraviglie che l’accompagnano.

O Cuore ammirabile della Madre incomparabile, che tutte le creature dell’universo siano altrettanti cuori che vi ammirino, vi amino, vi glorifichino eternamente innamorati!

Gli Angeli, osservando la loro e la nostra Regina, nel momento della sua Immacolata Concezione, vedendola così piena di grazia, di bellezza, sentirono per Lei tale un trasporto da esclamare meravigliando: «Chi è costei che pare elevarsi come l’aurora, bella come la luna, splendente come il sole, terribile come un esercito schierato in battaglia?».

E quali saranno ora i loro trasporti, le loro estasi al vedere in cielo le singolari meraviglie passate nel Cuore verginale di Maria SS. dal primo istante della sua vita terrena, fino al suo ultimo respiro!

La Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, celebra sulla terra, e sempre celebrerà in cielo, le numerose feste ad onore di questa o quella azione particolare compiuta dalla Madre di Dio; ma quali onori e lodi, non merita il Cuore di Maria SS. che per tanti anni produsse innumerevoli sublimi atti di fede, di speranza, di carità, d’umiltà, d’obbedienza, d’ogni virtù, in una parola, e che è principio e sorgente di tutti i santi pensieri, affetti, parole, azioni di tutta la sua vita? Chi mai potrà comprendere le ricchezze inestimabili, le rarità prodigiose del Cuore di Maria? Si tratta d’un mare di grazia che non ha né fondo né rive.

Solo Gesù conosce Maria. – O madre mia divina, è il vostro Gesù che vi fece oceano!

Lui solo conosce i tesori infiniti che ha nascosto in voi. Lui solo è capace di calcolare le perfezioni immense di cui vi ha arricchita, quale capolavoro della sua onnipotente bontà!

Risolvi di studiare quest’ammirabile capolavoro di Dio per più degnamente onorarlo e più intensamente amarlo.

Fonte: Il Cuore Ammirabile della SS. Madre di Dio – di San Giovanni Eudes – pagg. 5-6, ed. Propaganda Mariana, Casa Missione – Casale Monferrato (AL) 1960.
Tratto da: Luci sull’Est

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Semplici, con Maria

Posté par atempodiblog le 19 août 2013

Semplici, con Maria
Dai versi di Peguy alle parole di papa Francesco
di Stefania Falasca – Avvenire
Tratto da: Collactio

Semplici, con Maria dans Charles Péguy p4d6

«Ecco il luogo del mondo dove tutto diviene facile,
Il rimpianto, la partenza e anche l’avvenimento.
E l’addio temporaneo e anche la separazione
Il solo angolo della terra dove tutto si fa docile. […]
Ciò che dappertutto altrove è un’aspra lotta
E una lama da macello tesa alla gola,
Ciò che dappertutto altrove è la potatura e l’innesto
Qui non è che il fiore e il frutto del pesco […].
Ciò che dappertutto altrove è la noiosa abitudine
Seduta accanto al fuoco, le mani sotto il mento,
Ciò che dappertutto altrove è solitudine
Qui non è che un vivace e forte germoglio […].
Ce ne han dette tante, regina degli apostoli,
Abbiamo perso il gusto per i discorsi
Non abbiamo più altari se non i vostri
Non sappiamo nient’altro che una preghiera semplice».

È la preghiera che lo scrittore francese Charles Péguy rivolge alla Vergine di Chartres nella prima delle sue Prières dans la Cathédrale scritte nel 1913. È la preghiera personale di un uomo che è pienamente un uomo moderno, tuffato nel proprio tempo, cresciuto nel cuore della Francia laicista, che ha assorbito e fatto suoi anche tutti i presupposti della Rivoluzione e che diventa cristiano a 35 anni, mentre è immerso nella direzione della rivista repubblicana dei Cahiers, e quando è già padre di famiglia con tre figli, una moglie atea. Prière de résidence (Preghiera di residenza) l’intitola, «una preghiera semplice» la definisce, e con essa rievoca proprio l’esperienza vissuta del suo andare, del suo arrivare, del suo rimanere in ginocchio davanti alla Madre di Dio, del suo «lasciarsi guardare da Lei» nel santuario di Chartres. Aveva ricalcato così i passi di chissà quanti altri lungo i secoli nella campagna di Francia e le strade dell’assolata pianura della Beauce, per portare il groviglio della vita affannata lì, ai piedi di Maria. Così come ancora oggi può accadere a chiunque, entrando nei tanti santuari mariani che punteggiano l’Europa. Anche adesso, nel cuore di questa nostra incerta estate italiana [...]

«Faccio parte di quei cattolici che darebbero tutto san Tommaso per lo Stabat, il Magnificat, l’Ave Maria e il Salve Regina» confida Péguy a un amico. E in compagnia della «flotta delle preghiere della Vergine, come bianche caravelle umilmente ricurve sotto le vele a fior d’acqua» s’incammina per chilometri lungo i sentieri che lo portano a Chatres. Vi si recherà in pellegrinaggio molte volte per chiedere cose concrete, per ringraziare del bene ricevuto, per invocare la grazia della salute e la guarigione dei figli e per supplicare che anche «briciole di grazia» possano bastare a riempire la vita. Suppliche espresse per tanti anni in silenzio, che verrano esaudite dopo la sua morte: la moglie Charlotte e suoi figli riceveranno il battesimo nella Chiesa cattolica; sua moglie si recherà ogni anno in pellegrinaggio a Chartres portando con sé i bambini e lo farà per mezzo secolo fino a quando le forze glielo consentiranno.

L’anima che ha condotto a Chartres il viandante Péguy è la stessa con la quale papa Francesco, con tratti di profondità e delicatezza, svela nei gesti l’intimo rapporto di tenerezza che lo unisce a Gesù e a Maria, e a ripetere le preghiere semplici della tradizione cristiana e parlare della pietà popolare. Pietà che nel documento della Conferenza dell’episcopato latinoamericano ad Aparecida (2007) egli ha definito «spiritualità popolare»:
«È un cammino originale per il quale lo Spirito Santo ha condotto e continua a condurre milioni di nostri fratelli a Dio… molti non abbassano le braccia e toccando i piedi, il lembo del mantello di Maria si aggrappano all’immenso amore che Dio tiene per loro e incontrano la tenerezza di Dio nel suo volto. In lei vedono riflesso il messaggio essenziale del Vangelo». E ancora: «Non possiamo svalutare la spiritualità popolare, o considerarla un modo secondario della vita cristiana, perché sarebbe dimenticare il primato dell’azione dello Spirito e l’iniziativa gratuita dell’amore di Dio… Anche oggi ci possono essere posture gnostiche di fronte a questo fatto della pietà popolare».

La pietà che si esprime nella devozione, nelle processioni, nelle adorazioni, non è perciò una forma minore di vivere la cattolicità, né è appannaggio di minoranze rigoste o di nostalgici passatisti, di cristiani che si sentono più “seri” degli altri. Di vecchi e nuovi farisei che come scrive Péguy «non sopportano che la salvezza sia facile» e che lo avevano rimproverato di lassismo e pressato affinché mettesse ordine nella sua vita fino a consigliarlo di rompere il vincolo coniugale che lo legava a sua moglie, e che Péguy non esitò a definire «empi». Cioè contrari alla stessa pietà, perché empietà vuol dire mancanza di pietas, che nel suo significato classico e cristiano vuol dire proprio rispetto e misericordia. Ed è quel riconoscersi debitore per un bene che si è ricevuto, che accompagnerà Péguy fino all’estremo dei suoi giorni. E che lo vedrà ancora, nella notte prima di morire in guerra, mentre è di stanza con gli altri soldati nei pressi di un convento, raccogliersi ai piedi di una statua della Madonna per affidare ancora una volta a Lei i suoi cari e chiedere per sé il dono della perseveranza finale. Così da acquistare un posto da cui poter guardare per sempre, anche da lontano, il «giovane splendore» di Maria, come aveva già chiesto nella Présentation de la Beauce a Notre-Dame de Chartres: «Non domandiamo più niente, rifugio del peccatore, se non l’ultimo posto nel vostro purgatorio… e poter contemplare ancora, da lontano il vostro giovane splendore».

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La festa dell’Assunta non è certo ferragosto

Posté par atempodiblog le 19 août 2013

La festa dell’Assunta non è certo ferragosto

La festa dell'Assunta non è certo ferragosto dans Fede, morale e teologia Maria_Assunta

Saverio Gaeta: Caro padre Livio, l’ultimo dei quattro dogmi mariani fu proclamato da Pio XII il 1° novembre 1950, con l’affermazione che Maria è stata assunta in Cielo in corpo e anima. Quale significato ha per noi questo dogma?

Padre Livio Fanzaga: Nella costituzione apostolica Munificentissimus Deus di papa Pacelli leggiamo: «L’augusta Madre di Dio (…) come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione della tomba e, vinta la morte, come già il proprio figlio, di essere innalzata corpo e anima alla gloria del cielo, dove splende regina alla destra del figlio suo».

Anche in questo caso c’è stata la correlazione con un’apparizione mariana, quella del 1947 alle Tre Fontane a Roma, dove la Madonna disse al veggente Bruno Cornacchiola: «Il mio corpo non poteva marcire e non marcì. Mio figlio e gli angeli mi vennero a prendere al momento del mio trapasso».

L’assunzione di Maria in Cielo è un dogma estremamente importante dal punto di vista teologico, ma ha anche un immediato riferimento alla nostra speranza ultraterrena. In effetti, lo stato nel quale Maria si trova oggi, come prima creatura della stirpe umana, è proprio quello in cui tutti desideriamo ritrovarci un giorno.

Dunque è anche una risposta all’angoscioso problema della morte, con il quale ogni uomo si trova a dover fare i conti? Certamente. Questo dogma ci ricorda quello che è il cuore stesso del cristianesimo, cioè la vittoria di Gesù Cristo sulla morte. Una vittoria definitiva, poiché Cristo è ritornato in vita con un corpo glorioso, per cui non muore più.

Maria assunta in Cielo ci garantisce che siamo tutti chiamati a essere partecipi della vittoria di Cristo risorto e della sua gloria immortale così come lo è lei. Perciò il dogma dell’Assunzione è un riflesso del dogma pasquale. In un tempo nel quale si sente sempre più spesso affermare che l’uomo nasce dalla terra e finisce nella terra, questo dogma è un richiamo al vero senso della vita, che è un cammino verso l’eternità.

La Madonna assunta ci richiama alla meta per la quale Dio ci ha creati e ci ricorda che, attraverso il tunnel della morte, entriamo nel golfo di luce della vita immortale. La festa dell’Assunta veniva celebrata a Roma sin dal settimo secolo. Oggi però il 15 agosto è per molti soltanto la festa estiva del ferragosto…

La secolarizzazione del tempo non riguarda purtroppo la sola festa della Vergine assunta, ma si è dilatata a tante altre solennità cristiane. Basti pensare al Natale: una festa nella quale non si sa più di chi si celebri la nascita, per cui in alcune nazioni si sta trasformando nella festa dell’inverno.

Con quale atteggiamento dobbiamo guardare a queste trasformazioni sociali? Noi cristiani non dobbiamo piangere sul latte versato, su questo processo di paganesimo di ritorno. Dobbiamo piuttosto sentirci richiamati in prima persona a vivere meglio l’anno liturgico in una prospettiva di fede.

Di fronte alla secolarizzazione delle festività liturgiche, i cristiani molto semplicemente devono andare controcorrente, tenendo accesa la lampada della fede e vivendo cristianamente tutte queste feste. Così ne scopriranno il grande valore e troveranno nuovo slancio a celebrare l’Assunta. Una solennità che riempie davvero il cuore di gioia, perché il nostro destino, come diceva Blaise Pascal, non è due badilate di terra ma la gloria della resurrezione.

Tratto da: Credere, la gioia della fede

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