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Soltanto la preghiera può illuminare quell’anima

Posté par atempodiblog le 6 juillet 2013

Soltanto la preghiera può illuminare quell’anima dans Citazioni, frasi e pensieri S-Faustina-Kowalska

Oggi Gesù mi ha illuminato sul modo di comportarmi con una delle suore che mi aveva interrogata su molte questioni spirituali, sulle quali aveva dei dubbi. In fondo però non era questo che le interessava, ma voleva sapere il mio parere su di esse per avere qualche cosa da raccontare su di me alle altre suore. Oh, se almeno avesse ripetuto le medesime parole che le avevo detto, senza alterarle e senza aggiungervi altro! Gesù mi ha messo in guardia nei confronti di quell’anima. Ho deciso di pregare per lei, poiché soltanto la preghiera può illuminare quell’anima.

Santa Faustina Kowalska

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Triduo a Santa Veronica Giuliani (dal 6 all’8 luglio)

Posté par atempodiblog le 6 juillet 2013

Triduo a Santa Veronica Giuliani (dal 6 all'8 luglio) dans Preghiere santa-Veronica-Giuliani

Questa preghiera può essere recitata come triduo in preparazione della festa della Santa, il 9 luglio, dal 6 all’8 luglio, o in qualsiasi momento per le proprie necessità.

Dal trono di gloria ove per la pienezza dei meriti foste sublimata, nostra amabile Santa Veronica, degnatevi ascoltare la umile e fervente preghiera che, stretti dalla tribolazione, vi rivolgiamo.
Lo Sposo divino che tanto amaste e per il quale tanto soffriste ascolterà un solo palpito del vostro cuore che tante volte avvicinò al Suo e un semplice gesto della vostra mano, come la Sua, ferita dalle stimmate della passione.
Dite voi al Signore le grandi necessità dell’anima nostra, tanto spesso arida, tentata e indolente. Dite quello che ci angustia in questo momento… Ditegli come un giorno: “Signore, con le vostre stesse ferite v’invoco; con il vostro stesso amore; se le grazie chieste verranno ad accrescere questo Vostro amore in chi lo aspetta, ascoltatemi, o Signore, esauditemi, o Signore”.
O cara Santa, vera immagine del Crocefisso, la vostra preghiera non sarà delusa, e noi, ancora una volta, potremo benedire il vostro nome ed il vostro patire che vi dette tanta luce di gloria e tanta potenza d’intercessione.

Tre Pater, Ave, Gloria.

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Pregare per ottenere le virtù di Santa Maria Goretti

Posté par atempodiblog le 6 juillet 2013

Messaggio della Madonna di Medjugorje del 6 luglio 1984 (messaggio dato al gruppo di preghiera):

“Leggete la vita di santa Maria Goretti. Pregate con lei il Signore perché vi ottenga le sue virtù”.

Pregare per ottenere le virtù di Santa Maria Goretti dans Madre Teresa di Calcutta Santa-Maria-Goretti

Il silenzio riguardo alla purezza è un silenzio impuro!”.

Madre Teresa di Calcutta

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Il contagio della carità

Posté par atempodiblog le 4 juillet 2013

Il contagio della  carità
del card. François Xavier Nguyên Van Thuân
Tratto da: 30Giorni, 2002

Il contagio della  carità dans Cardinale Van Thuan cardinale-Fran-ois-Xavier-Nguy-n-Van-Thu-n

[...] poiché si agisce attraverso la politica, bisogna formare la gente che fa politica. Per questo io oso parlarne, facendolo da pastore. E, se il Santo Padre ha parlato del decalogo di Assisi, io vi parlo delle beatitudini del politico. Non peccati, ma beatitudini.

Le otto beatitudini del politico.

      1. Beato il politico che ha un’alta consapevolezza ed una profonda coscienza del suo ruolo.
Il Concilio Vaticano II ha definito la politica «arte nobile e difficile» (Gaudium et spes n. 73). Ad oltre trent’anni di distanza e in pieno fenomeno di globalizzazione, tale affermazione trova conferma nel considerare che alla debolezza e alla fragilità dei meccanismi economici di dimensioni planetarie si può rispondere solo con la forza della politica, cioè con un’architettura politica globale che sia forte e fondata su valori globalmente condivisi.

      2. Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità.
Ai nostri giorni, gli scandali nel mondo della politica, legati per lo più all’alto costo delle campagne elettorali, si moltiplicano facendo perdere credibilità ai suoi protagonisti. Per ribaltare questa situazione, una risposta forte è necessaria, una risposta che implichi riforma e purificazione al fine di riabilitare la figura del politico.

      3. Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il suo proprio interesse.
Per vivere questa beatitudine, il politico interpelli la sua coscienza e si domandi: sto lavorando per il popolo o per me? Sto lavorando per la patria, per la cultura? Sto lavorando per onorare la moralità? Sto lavorando per l’umanità?

      4. Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente.
Occorre una coerenza costante fra la sua fede e la sua vita di persona impegnata in politica; una coerenza ferma fra le sue parole e le sue azioni; una coerenza che onori e rispetti le promesse elettorali.

      5. Beato il politico che realizza l’unità e, facendone di Gesù il fulcro, la difende.
Questo, perché la divisione è autodistruzione. Si dice in Francia: «I cattolici francesi non sono mai in piedi tutti insieme, salvo che al momento del Vangelo». Mi sembra che questo detto popolare si possa applicare anche ai cattolici di molti altri Paesi!

      6. Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale.
Tale cambiamento avviene lottando contro la perversione intellettuale; avviene non chiamando bene ciò che è male; non relegando la religione nel privato; bensì stabilendo le priorità delle scelte sulla base della sua fede; avendo una magna charta: il Vangelo.

      7. Beato il politico che sa ascoltare.
Che sa ascoltare il popolo, prima, durante e dopo le elezioni; che sa ascoltare la propria coscienza; che sa ascoltare Dio nella preghiera. La sua attività ne trarrà certezze, sicurezza ed efficacia.

      8. Beato il politico che non ha paura.
Che non ha paura, prima di tutto, della verità: «La verità» dice Giovanni Paolo II «non ha bisogno di voti!». È di se stesso, piuttosto, che dovrà aver paura. Il ventesimo presidente degli Stati Uniti, James Garfield, usava dire: «Garfield ha paura soltanto di Garfield, perché si conosce». Non tema, il politico, i mass media. Al momento del giudizio finale egli dovrà rispondere a Dio, non ai mass media!

Quello che vi ho appena proposto è un sommario da pastore: io non entro nel campo della politica, posso sbagliare, ma parlo semplicemente da pastore.

Divisore dans Fede, morale e teologia

      E adesso, da vescovo che è stato in prigione, una piccola testimonianza, il racconto di una piccola esperienza. Sono stato in prigione per tredici anni, e nove anni in isolamento senza mai una visita della famiglia – soltanto due lettere della mia mamma – e senza giornali e libri. È una tortura mentale. La prigione era completamente vuota, c’era soltanto un’équipe di cinque giovani poliziotti comunisti che mi sorvegliavano senza rivolgermi mai la parola. Io mi domandavo che cosa potessi aver fatto loro, ma eravamo agli antipodi e loro evitavano di parlarmi, di comunicare. C’era soltanto una cosa: io avevo deciso di amarli. Ma poiché non potevo dare niente – ero così povero –, come mostrare loro che li amavo? Allora cominciai a raccontare loro della vita in Italia, dove avevo studiato, della mia vita prima in Europa, poi in America, in Asia, in Australia e in Nuova Zelanda. E allora pian piano la loro curiosità si eccitava, si avvicinavano e mi domandavano varie cose. Io rispondevo sempre, rispondevo anche alle domande offensive. Pian piano diventarono miei amici, mi chiesero di insegnare loro il francese e l’inglese e mi portarono libri affinché potessi studiare il russo: eravamo, infatti, sotto il comunismo.
      Un giorno dovevo tagliare della legna e chiesi ad uno di loro se mi poteva fare il favore di lasciarmi tagliare un pezzo di legno a forma di croce. «È vietato!», rispose. Poi aggiunse: «È vietato, non si può avere nessun segno religioso in prigione, ma lei è mio amico», e mi lasciò fare. «È impossibile», disse ancora, «andrò in prigione per questo», ma chiuse gli occhi e mi lasciò fare. «Sono tuo amico» mi disse; non poté più resistere. Ed andò via.
      Così mi lasciò il tempo per tagliare un pezzo di legno in forma di croce, che io nascosi nel sapone per tanti anni, fino alla mia liberazione, per evitare che i capi lo scoprissero durante i controlli. Poi lo incastonai nel metallo e ne feci la mia croce pettorale. Questa croce che oggi porto è fatta con il legno preso dalla prigione ed è stata costruita con la complicità dei poliziotti comunisti.

      In un’altra prigione un giorno domandai ad un poliziotto se mi poteva dare un filo elettrico. «Che cosa vuole fare con il filo elettrico?» mi chiese, «vuole suicidarsi?»; «No», risposi. «E allora a cosa le serve il filo elettrico?»; «vorrei fare una catena per portare la mia croce». «Ma come si può fare una catena con il filo elettrico?». In effetti i vescovi hanno almeno delle catene d’argento, ma un filo elettrico… Risposi che lo potevo fare. «Prestami due piccole tenaglie e ti mostrerò». «È contro la sicurezza» mi disse», «non posso». Ma pochi giorni dopo tornò per dirmi: «Lei è un buon amico, non posso rifiutare, domani è il mio turno di guardia ed io verrò con il filo elettrico. Ma in quattro ore bisogna finire il lavoro, dalle sette alle undici, altrimenti, se qualcuno ci vede, può denunciarci». Allora mi aiutò. Con pezzi di fiammiferi misurammo il filo elettrico per tagliarlo, e con le piccole tenaglie facemmo in quattro ore la catena per portare la croce. Anche questo con la complicità di poliziotti comunisti diventati amici di un vescovo.
Loro poi mi raccontarono: «Quando il capo ci ha convocati per mandarci a controllarla, ci ha detto: “Andate a sorvegliare questo pericoloso vescovo. Non parlategli, altrimenti lui vi contaminerà e sarò costretto a cambiarvi dopo due settimane con un altro gruppo”». Il capo però li seguiva per controllare i loro atteggiamenti. Alla fine li riconvocò e disse loro: «Ormai non vi cambierò più, perché se vi cambio ogni due settimane, questo pericoloso vescovo contaminerà tutta la polizia». 
     Ciò di cui avevano paura è l’amore cristiano. Questi poliziotti mi domandavano spesso: «Lei ci ama o no?». «Sì, io vi amo, ho vissuto con voi tanti anni». «È veramente molto bello, ma impossibile. La mettiamo in prigione per più di dieci anni senza giudizio, senza sentenza, e lei ci ama?». «Io vi amo». «Perché?». «Perché Gesù mi ha insegnato ad amarvi e se voi volete uccidermi io continuo ad amarvi». «Noi abbiamo imparato soltanto l’odio e la vendetta, è impossibile amare i nemici». «Ma siamo insieme, voi siete miei amici». «È vero, ma è incomprensibile».
Io penso, carissimi amici, che ciò che la Chiesa può fare nella giustizia, nel perdono, nella riconciliazione è un contributo molto valido per la giustizia e per la pace nel mondo di oggi. Grazie.

Divisore dans Misericordia

iconarrowti7 Beatificazione del  card. Van Thuân: domani la chiusura dell’inchiesta diocesana

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Silenzi operosi, decisionismo e pochi consiglieri. Ecco il metodo Bergoglio

Posté par atempodiblog le 4 juillet 2013

Silenzi operosi, decisionismo e pochi consiglieri. Ecco il metodo Bergoglio
di Matteo Matzuzzi – Il Foglio
Tratto da: Dagospia

Silenzi operosi, decisionismo e pochi consiglieri. Ecco il metodo Bergoglio dans Articoli di Giornali e News r576

Pochi si sbilanciano, oltretevere, sulle prossime mosse di Papa Francesco. Tra le Mura leonine si respira un clima di attesa, gli occhi sono puntati sulle finestre della suite numero 201 di Santa Marta, quella da cui Bergoglio farà partire le lettere in cui comunicherà le sue decisioni riguardo la governance vaticana.

E’ lì, su quel piccolo tavolo di legno scuro, che il Papa ha scritto il chirografo che istituisce la commissione d’inchiesta sullo Ior, ed è sempre in quella stanza al secondo piano del residence voluto da Giovanni Paolo II che ha ricevuto uno dopo l’altro i nunzi apostolici per parlare di governo della chiesa.

Prelati abituati per anni alla metodicità quasi kantiana di Joseph Ratzinger allargano le braccia, certi che ogni pronostico con questo Pontefice preso quasi alla fine del mondo” rischia di essere smentito alla prova dei fatti. L’enciclica sulla fede, secondo le indiscrezioni, sarebbe dovuta uscire non prima di novembre, a conclusione dell’Anno della fede. Invece Francesco ha sorpreso tutti, decidendo di anticiparne a luglio la pubblicazione.

Stesso copione riguardo il viaggio a Lampedusa di lunedì prossimo: nessuno ne sapeva nulla, l’agenda è stata stravolta all’ultimo minuto per volontà del Papa, nonostante solo pochi giorni prima fossero stati ufficializzati i suoi impegni per l’estate. In questi tre mesi e mezzo di pontificato, Francesco ha limitato al minimo necessario i contatti con la Segreteria di stato. Non vuole filtri, al punto che gli uffici curiali spesso si limitano a mettere in bella copia le sue volontà, prima di passarle alla Sala stampa per la diffusione ufficiale.

Niente di nuovo, dice chi lo conosce da tempo: anche a Buenos Aires faceva così. Non aveva neppure segretari. L’unico strumento indispensabile per lui era la piccola agenda da cui non si separava mai. Chiamava di persona al telefono preti e religiose della sua diocesi, senza trafile e perdite di tempo. Uno stile mantenuto anche a Roma una volta eletto Papa. Unica concessione alle pressioni della curia, l’aver accettato monsignor Alfred Xuereb come segretario personale (il sacerdote maltese rivestiva lo stesso ruolo anche con Benedetto XVI).

Per il resto, Francesco fa da solo. Le porte della suite sono aperte a tutti, lui ascolta in silenzio, si fa un’idea sul problema specifico, e poi agisce. Lo strumento con cui tiene sulla corda la curia è il silenzio. Un silenzio operoso, tipico della Compagnia ignaziana. Non fa trapelare nulla. Studia carte e documenti, prepara l’esortazione sull’evangelizzazione che sarà resa nota nei prossimi mesi, lavora alle omelie che pronuncerà a Rio de Janeiro, quando a fine luglio presiederà la Giornata mondiale della Gioventù.

Ed è nel silenzio che prepara la riforma dell’Istituto per le opere di religione. Un solo accenno pubblico alla banca presieduta dal tedesco Ernst von Freyberg, ma chiaro e netto – lo Ior è necessario, ma fino a un certo punto” – che aveva costretto la Segreteria di stato a intervenire per chiarire e rettificare il senso di quanto detto dal Papa.

Da allora Francesco ha studiato le mosse da compiere: prima la nomina (anche questa a sorpresa) del fidato Battista Ricca a prelato dell’istituto, poi l’istituzione di una commissione per fare luce sulle attività della banca con sede nel torrione di Niccolò V. Colpi silenziosi studiati a riflettori spenti che hanno portato il direttore generale e il suo vice a dimettersi subito, senza aspettare lettere ufficiali o prese di posizione dirette del Papa.

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Il segreto del beato Pier Giorgio Frassati

Posté par atempodiblog le 4 juillet 2013

Beato Pier Giorgio Frassati
Un foglio dedicato al Beato Pier Giorgio Frassati (1901 – 1925), con una breve storia della sua giovane vita e alcuni pensieri tratti dalle sue lettere.
Tratto da: Scribd

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Il Beato Pier Giorgio Frassati (6 aprile 1901 - 4 luglio 1925) è un giovane torinese di soli 24 anni, proclamato Beato da Giovanni Paolo II nel 1990 e presto divenuto uno dei Santi più amati dai giovani di tutto il mondo. La sua famiglia, una delle più ricche di Torino, era proprietaria del quotidiano “La Stampa”, ma Pier Giorgio decise ben presto che avrebbe diviso la sua eredità con i poveri. Per loro intraprese i difficili studi di ingegneria, sognando di servire Cristo fra i minatori. Egli avrebbe potuto essere l’idolo dell’alta società torinese, scelse invece il sacrificio e l’amore per gli ultimi. I suoi investimenti non erano di questo mondo: Pier Giorgio aveva una banca in Cielo che, secondo le sue stesse parole, rendeva il mille per cento. Avrebbe potuto vivere la sua giovinezza tra ricevimenti e feste da ballo, ma preferì essere il facchino dei poveri, trascinando per le vie di Torino i carretti carichi di masserizie degli sfrattati, o recapitando loro, in squallide soffitte, grossi pacchi colmi di cibo e indumenti. Egli, il figlio dell’Ambasciatore d’Italia a Berlino, il figlio del Senatore, con sorprendente umiltà si fece questuante per i suoi poveri, fino a ridursi al verde, così da rincasare spesso fuori orario per non avere neppure i pochi centesimi per il biglietto del tram.

Il segreto della santità di Pier Giorgio fu il suo grande amore per l’Eucaristia e per la Madonna. In breve tempo Gesù e Maria lo trasformarono, preparandolo per il Cielo, tanto da farlo esclamare:

“Il giorno della mia morte sarà il più bello della mia vita… Se Dio mi chiamerà, ubbidirò volentieri”.

L’Eucaristia quotidiana era il centro della sua giovane vita: per questo appuntamento si alzava molto presto, rinunciando perfino alle gite, se gli impedivano di partecipare alla S. Messa. Partecipava anche alle adorazioni notturne, notti intere passate in preghiera in una chiesa da cui usciva con gli amici alle prime luci dell’alba, urlando la sua gioia di vivere.

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La sua preghiera preferita era il S. Rosario, sgranato per strada o camminando sui sentieri di montagna, in compagnia di altri giovani o inginocchiato accanto al letto. Per ricordare loro l’impegno della preghiera e la devozione alla Vergine, che egli onorava in modo speciale nel Santuario di Oropa, Pier Giorgio amava regalare rosari.

Avrebbe potuto condurre un’esistenza spensierata e brillante, ma sentì più forte dentro di sé l’invito di Cristo Vieni e seguimi”. Fino alla fine. Fino alla morte, avvenuta nel 1925, due mesi prima della laurea, per una poliomielite fulminante, contratta proprio assistendo uno dei suoi malati. I funerali furono un accorrere di amici e soprattutto di poveri. I primi a restare allibiti, al vederlo tanto amato e tanto noto, furono i suoi familiari, che per la prima volta capirono dove Pier Giorgio avesse veramente abitato nei suoi pochi anni di vita, nonostante avesse una casa confortevole e ricca, dove arrivava sempre in ritardo a causa degli innumerevoli impegni in favore dei più bisognosi.

Nel 1989 Giovanni Paolo II, recatosi a pregare sulla tomba di Pier Giorgio, affermò:

“Volevo rendere omaggio ad un giovane che ha saputo testimoniare Cristo con singolare efficacia… Anch’io nella mia giovinezza ho sentito il benefico influsso del suo esempio e, da studente, sono rimasto impressionato dalla forza della sua testimonianza cristiana”.

E ancora, il 20 maggio 1990, giorno della sua Beatificazione, il Santo Padre disse:

“Egli se ne è andato giovane da questo mondo, ma ha lasciato un segno nell’intero secolo e non soltanto in questo secolo… Tutta immersa nel mistero di Dio e tutta dedita al costante servizio del  prossimo: così si può riassumere la sua giornata terrena”.

La Chiesa ne celebra la memoria il 4 luglio, giorno della sua nascita al Cielo.

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Preghiera al Beato Pier Giorgio Frassati

O Padre, Tu hai donato al giovane Pier Giorgio Frassati la gioia di incontrare Cristo e di vivere con coerenza la sua fede, nel servizio dei poveri e dei malati; per sua intercessione concedi anche a noi di salire come lui lungo i sentieri delle beatitudini evangeliche e di imitare la sua generosità per diffondere nella società lo spirito del Vangelo. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

+ Giovanni Saldarini, Arcivescovo di Torino

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Pensieri del Beato Pier Giorgio Frassati

“Ho provato come sono vere le parole di S. Agostino: Signore, il nostro cuore non ha pace finché non riposa in Te. Infatti stolto è colui che va dietro alle gioie del mondo perché queste sono sempre passeggere e arrecano dolori, mentre l’unica vera gioia è quella che ci dà la fede… La fede è per me la prima cosa e per essa farò qualsiasi sacrificio… Solo la fede ci dà la possibilità di vivere”.

“Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare… Anche attraverso ogni disillusione dobbiamo ricordare che siamo gli unici che possediamo la Verità”.

“Finché la fede mi darà la forza sarò sempre allegro. Ogni cattolico non può non essere allegro; la tristezza deve essere bandita dagli animi dei cattolici”.

“La fede datami dal Battesimo mi suggerisce con voce sicura: Date solo non farai nulla, ma se Dio avrai per centro di ogni tua azione allora arriverai fino alla fine”.

“Io vi esorto, o giovani, con tutte le forze dell’anima, ad accostarvi il più possibile alla Mensa Eucaristica; cibatevi di questo Pane degli Angeli e di là trarrete la forza per combattere le lotte interne, contro le passioni e contro tutte le avversità!”.

“Gesù mi fa visita ogni mattina nella Comunione, io la restituisco nel misero modo che posso, visitando i poveri”.

“Non bisogna dare degli stracci ai poveri!… Non dimenticare mai che, anche se la casa è sordida, tu ti avvicini a Cristo, che ha detto: il bene fatto a loro è fatto a Lui. Intorno al miserabile io vedo una luce che noi non abbiamo… Il nostro servizio fa maggior bene a noi che ai poveri… Dovunque si può sempre fare un po’ di bene”.

“La pace sia nel tuo animo; ogni altro dono che si possegga in questa vita è vanità, come sono vane tutte le cose del mondo”.

“La nostra vita, per essere cristiana, è una continua rinunzia, un continuo sacrificio, che però non è pesante, quando solo si pensi che cosa sono questi pochi anni passati nel dolore, in confronto all’eternità felice, dove la gioia non avrà misura e fine, dove godremo una pace che non si può immaginare”.

“Bello è vivere in quanto al di là v’è la nostra vera Vita, altrimenti chi potrebbe portare il peso di questa esistenza? Se non vi fosse un premio alle sofferenze, un gaudio eterno, come si potrebbe spiegare la rassegnazione ammirabile di tante povere creature che lottano con la vita e spesse volte muoiono sulla breccia, se non ci fosse la certezza della Giustizia di Dio?”.

“La vita degli onesti è la più difficile, ma è la più breve per raggiungere quella del Cielo… La morte, unico mistero, non guarda in faccia nessuno, e dissolverà il mio corpo e in poco tempo lo renderà in polvere. Ma, oltre al corpo, c’è l’anima a cui bisogna che dedichiamo tutte le nostre forze, perché possa presentarsi al Tribunale di Dio senza colpa… D’ora in poi cercherò di fare ogni giorno una piccola preparazione alla morte per non dovermi trovare impreparato in punto di morte e dover rimpiangere gli anni belli della gioventù, sprecati sul lato spirituale… La vita deve essere una preparazione continua per l’altra, perché non si sa mai il giorno e l’ora del nostro trapasso”.

“Questa vita è breve; soltanto dopo viene la vera Vita, nella quale trionferà la Giustizia… Nel giorno il cui il Signore vorrà, ci ritroveremo insieme nella nostra vera Patria a cantare le lodi di Dio”.

“L’avvenire è nelle mani di Dio e meglio di così non potrebbe andare”.

“Che enorme valore ha l’essere in salute come lo siamo noi! Perciò la nostra salute deve essere messa al servizio di chi non ne ha, ché altrimenti si tradirebbe il dono stesso di Dio e la sua benevolenza”.

“Non bisogna dimenticare che se gli esercizi fisici irrobustiscono il corpo, è necessario che altrettanto sani e forti principi morali affinino e irrobustiscano l’anima”.

“Non chi subisce deve temere, ma chi usa la prepotenza. Quando Dio è con noi, non si deve aver paura di nulla e di nessuno… C’è Dio che ci difende e ci dà forza”.

“Ci trattarono male, ma noi abbiamo risposto recitando il S. Rosario… Il mio testamento (il S. Rosario) lo porto sempre con me”.

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In verità vi dico: viva i peccatori

Posté par atempodiblog le 2 juillet 2013

In verità vi dico: viva i peccatori
Gesù cercava le ferite del peccato e le guariva. Ma ammoniva gli scribi, che chiamava “sepolcri imbiancati”.
di Antonio Socci – Panorama

In verità vi dico: viva i peccatori dans Antonio Socci p2je

Il Cristianesimo, strano a dirsi, entra nel mondo precisamente in polemica dura con i moralisti. A ogni pagina dei Vangeli Gesù appare traboccante di tenerezza verso i peccatori, perfino i più malfamati. Invece è durissimo solo con coloro che si ritenevano “giusti”.

Con loro, per scuoterli, usa parole di fuoco: “Guai a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito” (Lc 11,43-46). “Tutto quello che fanno è per farsi vedere dalla gente… Guai a voi scribi e farisei ipocriti. Voi siete come sepolcri imbiancati: all’esterno sembrano bellissimi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di marciume” (Mt 24,4 e segg).
Gesù non sta alla larga dai peccatori e dai disprezzati, anzi li cerca premurosamente. Come nota il filosofo Soren Kierkegaard: “Non ritenne mai un tetto tanto misero da impedirgli di entrarvi con gioia, mai un uomo tanto insignificante da non voler collocare la sua dimora nel suo cuore”.

Ma soprattutto Gesù rifiuta la presunzione di giudicare gli altri come peccatori, perché peccatori per lui sono tutti gli uomini e nessuno si salva se umilmente non si lascia perdonare. Un altro grande convertito del Novecento, lo scrittore francese Charles Péguy, scriverà: “Le persone morali non si lasciano bagnare dalla grazia. Ciò che si chiama la morale è una crosta che rende l’uomo impermeabile alla grazia. Si spiega così il fatto che la grazia operi sui più grandi criminali e risollevi i più miserabili peccatori”.
Lo si vede, in effetti, sul Calvario, dove il ladrone si converte, mentre i dottori della Legge inveiscono contro Gesù: “E’ per questo che niente è più contrario a ciò che si chiama la religione come ciò che si chiama la morale” estremizzava Péguy “e niente è così idiota che confondere così insieme la morale e la religione”.
Naturalmente Péguy non fa l’elogio del peccato. Gesù ha orrore di ogni peccato, ma condanna il legalismo. Come Paolo e Agostino condannano l’ideologia dell’onesto, il moralismo. Ciò sarà il giacobinismo. Perché non ci si salva con le nostre forze. Gesù dice: “Senza di me non potete fare nulla”. Egli dice infatti di essere venuto per i peccatori, le cui ferite del peccato possono diventare feritoie della grazia. Spiega di essere venuto per salvare, non per condannare. E’ stupefacente. Colui che ha più cambiato il mondo e lo ha umanizzato e santificato non fa mai l’accusatore. Perdona sempre.

E’ ancora Péguy che lo spiega: “C’era la cattiveria dei tempi anche sotto i Romani. Ma Gesù venne. Egli non perse i suoi anni a gemere e interpellare la cattiveria dei tempi. Egli taglia corto. In modo molto semplice. Facendo il Cristianesimo. Egli non si mise a incriminare, ad accusare qualcuno. Egli salvò. Non incriminò il mondo. Egli salvò il mondo”.

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La nostra vocazione: nel nostro cuore ci deve essere l’amore che c’è in Dio

Posté par atempodiblog le 2 juillet 2013

La nostra vocazione: nel nostro cuore ci deve essere l’amore che c’è in Dio
di
Padre Livio Fanzaga – Radio Maria

La nostra vocazione: nel nostro cuore ci deve essere l’amore che c’è in Dio dans Anticristo 6hxk

I catechisti dicono che se vanno a dire ai giovani che i rapporti prematrimoniali sono contro la volontà di Dio quelli lasciano le chiese e allora tacciono. Si oscura il peccato, ma questo è un atteggiamento profondamente sbagliato e non è l’atteggiamento di Gesù Cristo.

I catechisti così sono sciocchi e non amano il prossimo quando tacciono i comandamenti di Dio che ci dicono il bene da fare e il male da evitare. Far percorrere certe strada che fanno si che uno divenga più debole, più fragile… fanno si che uno va sotto l’influsso del Maligno.
L’atteggiamento di chi dice che non è un male è sbagliato perché lascia quella persona sotto la sua malattia spirituale, la lasci nel fango, lo prendi in giro.

Oggi il mondo inganna perché nega il male e dice che il male è un bene. Ciò che noi chiamiamo un male per loro è un bene, dicono che il divorzio fa bene, la masturbazione fa benissimo, la prostituzione è tutta salute, e così via… Questo è il mondo. Così il mondo, ragazzi miei, in questo modo incrementa il vizio, disgrega la natura umana. A forza di esaltare il male gli uomini sono brutti e cattivi, sono egoisti, sono inaffidabili e sono impietosi, infelici e insensibili. Che umanità c’è?

Il mondo ci vuol dar ad intendere che facendo il male si sta bene. E’ una menzogna satanica. Anche un moto di invidia, di gelosia, di impurità dal fondo del cuore è veleno satanico che inquina.
La grazia dello Spirito Santo illumina, aiuta, stimola, perché non sempre riusciamo a fare il bene subito, ma la volontà tesa al bene è quella a cui guarda Dio. Gesù non guarda i risultati… quando noi siamo impegnati a mettere in pratica i Comandamenti, a mettere in pratica il Vangelo, specialmente nelle sue esigenze più costose… Gesù non guarda i risultati perché quelli ce li da Lui, ma guarda all’intenzione cioè alla tensione della nostra volontà. Guarda a quello che noi vogliamo fare, guarda – come direbbe santa Caterina da Siena – ai nostri santi desideri.

Anche se facciamo dei ruzzoloni, Dio guarda “l’affocato desiderio”. La messa in pratica Dio ce la dà pian piano, nella misura in cui siamo umili, perché se Lui ci da il risultati quando non siamo umili noi ci prendiamo il merito… Quando abbiamo rotto il ‘naso’ parecchie volte e siamo diventati umili, allora Dio ci da il risultato… così noi ringraziamo Lui e non diciamo “come sono bravo”.
E’ fondamentale desiderare la santità con tutto il cuore.
Perciò i catechisti non tengono conto che l’uomo è fragile, è debole, e di qual è l’attegiamento di Gesù verso i peccatori…

La malattia va denunciata e nel medesimo tempo per il malato la massima comprensione. Un confessore che si meravigliasse per i peccati non è adatto a confessare.

Gesù davanti alla peccatrice piena di peccati che gli ungeva i piedi dice “va’”, mica gli ha detto quante volte…  ha detto “va’ e non peccare più”, leggeva nei cuori, subito ha perdonato.
Gesù ci indica un ideale così grande di santità che non siamo capaci di mettere in pratica perché… L’Occidente si sta ribellando al Cristianesimo e i motivi non riguardano tanto la fede… anche se poi tirano fuori i motivi di fede… La fede cristiana ha anche una solida base razionale, è qualcosa di formidabile… Se l’Occidente vuole disfarsi del cristianesimo è per la morale… In questo secolo in cui si è attuata la rivoluzione sessuale, la morale della Chiesa diventa un motivo per buttar via il Cristianesimo… Siccome il Cristianesimo vuole arginare quella che è una dittatura dell’istinto sessuale che c’è in Occidente, proprio l’Occidente vuole liberarsi del Cristianesimo.

Si dice che è una morale troppo severa, che non è alla portata degli uomini. Infatti, senza la grazia non si può riuscire a metterla in pratica. Infatti senza l’aiuto della grazia nessun uomo può mettere in pratica i comandamenti. La morale cristiana ha bisogno dell’aiuto di Dio, ha bisogno della preghiera e della grazia.

Molti dicono: “senza sconti… ci vediamo la prossima volta”… ma nel nostro cuore ci deve essere l’amore che c’è in Dio, questa è la nostra vocazione.
Gesù propone un ideale morale che è quasi divino perché noi siamo creati capaci di Dio e partecipare alla divina natura. Noi siamo stati creati con il fine di essere partecipi della santità  di Dio.
Tutta la morale, tutta la santità consiste nella perfezione dell’amore. L’amore è l’anima di tutte le virtù.

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“Tutti sono benvenuti!” del card. Timothy Dolan

Posté par atempodiblog le 2 juillet 2013

“Tutti sono benvenuti!” del card. Timothy Dolan dans Fede, morale e teologia wzcg

C’è una lezione che ho cominciato a imparare quando avevo sette o otto anni…
Il mio amico Freddie, che abitava di fronte a casa, ed io stavamo giocando fuori. Mamma mi ha chiamato per la cena.
Le ho chiesto: “Può rimanere anche Freddie e stare a cena con noi?”.
“E’ certamente il benvenuto, se va bene a sua mamma e papà”, rispose lei.
“Grazie, signora Dolan,” rispose Freddie. “Sono sicuro che va bene, perché mamma e papà sono fuori, e la babysitter aveva intenzione di farmi un panino quando sarei rientrato”.
Ero così orgoglioso e felice. Freddie era il benvenuto a casa nostra, alla nostra tavola. Tutti e due siamo corsi dentro e ci siamo seduti.
“Freddie, sono contento che tu sia qui”, ha osservato papà, “ma…. Sembra sia meglio che tu e Tim andiate a lavarvi le mani prima di mangiare”.
Piuttosto semplice…senso comune… papà stava dicendo: ora sei un membro benvenuto e rispettato della nostra tavola, della nostra famiglia, ma ci sono alcune aspettative molto naturali che questa famiglia ha, come lavarsi le mani!…

Così è dentro la famiglia soprannaturale che chiamiamo la Chiesa: tutti sono i benvenuti!

Ma, benvenuto a che cosa? Ad una comunità che ti amerà e rispetterà, ma che ha delle esigenze piuttosto chiare che la regolano, rivelate da Dio nella Bibbia, per mezzo del suo Figlio Gesù, instillate nel cuore dell’uomo, e insegnate dalla Sua Chiesa.
La Chiesa è cattolica. . . questo significa che tutti sono i benvenuti;
La Chiesa è una. . . ciò significa che abbiamo una Persona – Gesù – e il suo insegnamento morale che ci uniscono;
La Chiesa è apostolica. . . questo significa che l’insegnamento di Gesù è stato affidato ai suoi Apostoli, e con diligenza tramandato dalla sua Chiesa. Il sacro dovere della Chiesa è quello di invitare le persone, stimolare queste persone, a vivere il messaggio e gli insegnamenti di Gesù.
Questo equilibrio può causare qualche tensione. Freddie e io eravamo amati e accolti alla mensa di famiglia, ma era chiara la richiesta: niente mani sporche!
Il beato Giovanni Paolo II diceva che il modo migliore di amare qualcuno è dirgli la verità: insegnare la verità con amore. Gesù ha fatto questo – Lui era l’amore e la verità in persona – e così fa anche la sua Chiesa.
Noi amiamo e rispettiamo tutti quanti. . . ma questo non significa necessariamente che amiamo e rispettiamo le loro azioni.
Chi” è una persona? Noi amiamo e rispettiamo lui o lei…
Che cosa” una persona fa? La verità può richiedere che diciamo a questa persona che amiamo che certe azioni non sono in sintonia con ciò che Dio ha rivelato.
Non possiamo mai giudicare una persona. . . ma, possiamo giudicare le azioni di una persona.
Gesù lo ha fatto benissimo. Ricordate la donna colta in adulterio? Gli anziani stavano per lapidarla. Dopo le parole di Gesù, se ne sono andati via.
“Non c’è nessuno rimasto a condannarti?” Il Signore ha chiesto con tenerezza alla donna accusata.
“Nessuno, Signore”, sussurrò lei.
“Neppure io ti condanno”, ha concluso Gesù . “Ora vai, ma non peccare più”.

Odia il peccato, ama il peccatore…
Nel mio ultimo anno in seminario, ho guidato una delegazione dal rettore sostenendo che era giunto il momento di abbandonare la pretesa “fuori moda” che a noi seminaristi venisse richiesto di dedicarci allo studio della filosofia. Insistevamo dicendo che quei tempi “rivoluzionari” – eravamo nel 1971 – richiedevano a noi futuri sacerdoti di essere specialisti in altre aree “rilevanti”, come la psicologia o la sociologia.
Il rettore, un uomo saggio, ascoltò con attenzione e pazienza. Ci ha ringraziato e ha chiesto un po’ di tempo per riflettere e consultarsi sulla nostra richiesta.
Una settimana più tardi ci ha richiamato e ha detto che il requisito della filosofia sarebbe rimasto (ora sono ben contento che lo abbia fatto, tra l’altro!). Uno degli studenti più irruenti è saltato su: “Vede? Lei non ci ascolta mai! Non ci rispetta!”.
Il rettore ha spiegato con calma: “Solo perché non sono d’accordo con voi, o non accetto la vostra proposta, non significa che non vi ascolto, né che io non vi ami e rispetti”.
Non cattiva come lezione di filosofia, diciamo.
Allo stesso modo, per esempio, la Chiesa ama, accoglie e rispetta l’alcolista. . . ma non dovrà accettare la sua sbornia.
La Chiesa ama, accoglie, rispetta un uomo d’affari di primo piano … ma non può passar sopra al suo mancato pagamento di un giusto salario a un lavoratore immigrato.
La Chiesa ama, accoglie e rispetta una giovane coppia di innamorati. . . ma non potrebbe non contestare la loro decisione di “vivere insieme” prima del matrimonio.
La Chiesa ama, accoglie e rispetta una donna che ha compiuto un aborto e l’uomo, padre del bambino, che ha incoraggiato l’aborto. . . ma sarebbe unita a loro nel piangere il lutto e nel pentimento per quella scelta mortale.
La Chiesa ama, accoglie e rispetta una donna o un uomo con un’attrazione per lo stesso sesso. . . e nello stesso tempo ricorda a lui o lei il chiaro insegnamento per cui, mentre la condizione di omosessualità non è affatto un peccato, tuttavia l’insegnamento di Dio è chiaro che gli atti sessuali sono riservati ad un uomo e una donna uniti nel vincolo d’amore e fedeltà del matrimonio, che dura tutta la vita ed è aperto a dare la vita.
La Chiesa ama, accoglie e rispetta le persone ricche e nello stesso tempo insegna profeticamente la “a-volte-scomoda” virtù di giustizia e di carità verso i poveri.
Siamo parte di una Chiesa in cui, sì, tutti sono i benvenuti, ma, no, non di una Chiesa in cui tutto è permesso.
Ricordate il commovente vangelo di Domenica scorsa, quello di Gesù, il Buon Pastore? Un pastore che fa efficacemente il suo lavoro custodisce, protegge, nutre e conduce il suo gregge, mentre accoglie con benevolenza le sue pecore nel gregge. Ma… egli non permetterà loro di vagabondare, né permetterà alle pecore di fare tutto quello che vogliono o di andare dovunque vogliano. Il suo compito è quello di riportarle a casa e salvarle dal pericolo.
Questo pastore qui sta ancora cercando di imparare ad essere come quello: ad amare tutti senza mai fare compromessi sulla verità. 

Tratto da: Il blog di Costanza Miriano

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Scienza: un grazie alla Chiesa

Posté par atempodiblog le 2 juillet 2013

Scienza: un grazie alla Chiesa
In molte discipline scientifiche, la Chiesa ha dato un contributo formidabile. Per esempio nella meteorologia e nella sismologia. Altro che nemica della scienza
Tratto da: Il Timone

Scienza: un grazie alla Chiesa dans Riflessioni y7om

Molti forse ignorano che Niccolò Copernico era un religioso cattolico, molto quotato, si direbbe oggi, in Vaticano. E, per questo, consultato e ricercato.
Ignorano anche che la Chiesa cattolica ha fornito un contributo essenziale nei più svariati campi della ricerca scientifica. Basta analizzare il ruolo fondamentale di alcuni ecclesiastici nello sviluppo di due rami del sapere molto importanti per la vita concreta della gente: la meteorologia e la sismologia.

Meteorologia

I monasteri sono stati, e sono talora anche oggi, i luoghi dove si raccolgono da molti anni, con pazienza e costanza, i dati sulle precipitazioni e sulla temperatura. Questo perché sin dal tempo dei monaci benedettini, l’ora et labora ha significato anche ora et ara: cioè prega e lavora la terra. Mentre i popoli pagani veneravano divinità della fertilità e offrivano loro sacrifici, anche umani, già i primi cristiani sapevano che l’acqua e la pioggia sono un dono di Dio, e che l’uomo, come giardiniere del creato, deve abbandonare scongiuri, formule, danze della pioggia e superstizioni varie, e “darsi da fare”. È per questo che per secoli i grandi esperti di tempo e di acqua sono stati uomini di Chiesa. Già sant’Alberto Magno, san Tommaso d’Aquino, Roberto Grossatesta, Ruggero Bacone, Raimondo Lullo e Ristoro d’Arezzo, tutti uomini di Chiesa del XIII secolo, furono impegnati nel liberare la meteorologia dagli antichi miti della personalizzazione dei fenomeni atmosferici. «Parimenti opera di un religioso – spiega Luigi Iafrate, storico della meteorologia –, il reverendo inglese William Merle (XIV secolo), per la precisione, sono anche, a quanto ci risulta, le prime registrazioni meteorologiche giornaliere che la storia ricordi. Dal gennaio 1337 al gennaio 1344, infatti, padre Merle, ogni giorno, dal villaggio inglese di Driby (Lincolnshire), osservava e annotava in un apposito registro il tempo che faceva». Il nome che spicca su tutti è però quello del benedettino Benedetto Castelli, forse il più grande amico e discepolo di Galilei: a lui dobbiamo, per universale riconoscimento, la fondazione dell’idraulica moderna e l’invenzione del pluviometro (utilizzato anche come evaporimetro) per misurare le precipitazioni atmosferiche.
E chi inventò il primo igroscopio? La paternità di questo strumento per misurare l’umidità dell’aria è contesa tra il cardinale Niccolò Cusano e il noto ecclesiastico, e grande artista, Leon Battista Alberti (che fu inventore, nel 1450, anche del primo strumento per misurare la velocità del vento: l’anemometro). Il primo anemoscopio moderno, per indicare la direzione di provenienza del vento, fu invece invenzione di un geniale domenicano fiorentino, Egnazio Danti (1536- 1586). Si possono poi citare i contributi del monaco Edme Mariotte, uno dei padri della fisica francese, che indagò la relazione tra pressione barometrica e piovosità, e ripeté, introducendovi nuove osservazioni, gli esperimenti di idrostatica e di idraulica di E. Torricelli. Quanto alla prima rete meteorologica al mondo, essa fu promossa dal Granduca di Toscana, Ferdinando II, tra il 1654 e il 1667. Egli si appoggiò al monaco Vallombrosano Luigi Antinori, chiamato a coordinare una rete meteorologica comprendente stazioni di rilevamento italiane e straniere. A chi dobbiamo, invece, «il primo nucleo di servizi meteorologici di Stato» al mondo e il «primo servizio moderno per le previsioni del tempo»? All’astronomo gesuita padre Angelo Secchi, a partire dal 1855. Senza contare che il grande apostolo della meteorologia italiana fu il padre Barnabita Francesco Denza (1834-1894), fondatore di una rete di osservatori meteorologici prima sulle montagne italiane, poi su tutta la penisola, e infine, con l’aiuto di missionari, anche in America Latina. A Denza, inventore del cosiddetto “anemopluviografo Denza”, dobbiamo la fondazione, nel 1881, della Società meteorologica italiana.

Sismologia
Nel mondo antico il terremoto è manifestazione diretta di una delle tante divinità dei pantheon politeisti. Già in età medievale i teologi da una parte affermano che se un terremoto avviene, è perché in ultima analisi Dio lo permette (come castigo benefico, per “richiamare” gli uomini), e lo ricollegano, come ogni manifestazione di violenza naturale, al peccato originale, origine di ogni squilibrio spirituale e fisico; dall’altra propongono delle interpretazioni naturalistiche, delle cause secundae, dei fenomeni sismici. Così, per esempio, sant’Isidoro vescovo di Siviglia (De natura rerum), il venerabile Beda, Dante Alighieri, sant’Alberto Magno nel suo De mineralibus et rebus metallicis e il frate Ristoro d’Arezzo nella sua Composizione del mondo (1282).
Nel XIV secolo il canonico del Duomo di Regensburg, Konrad di Megenberg (1309- 1374), respinge la spiegazione popolare di origine pagana secondo cui il terremoto era causato da un enorme pesce di nome Celebrant che di tanto in tanto si muove mordendosi la pinna caudale e, dopo aver identificato in Dio la causa prima, propone una spiegazione naturalista del fenomeno. Nel Seicento il padre della geologia, il beato Niccolò Stenone (1638-1687), studia gli strati geologici del terreno, concludendo che la formazione delle montagne è dovuta a terribili terremoti che hanno devastato la regolare stratificazione per sedimenti.
In questo percorso di graduale comprensione dei fenomeni sismici, occupa un posto di rilievo anche un religioso anglicano, l’inglese John Michell (1724-1793), parroco di Thomhill Church nello Yorkshire, secondo alcuni “il primo sismologo dell’età moderna”, per il quale il terremoto ha il carattere di un’onda che si propaga nella terra grazie all’elasticità delle rocce.
Un ruolo fondamentale lo hanno però alcuni religiosi cattolici, inventori di una grande varietà di strumenti di misurazione. Tra i primi sismometri, troviamo quello ideato nel 1703 dall’abate francese Jean De Haute- Feuille. Egli costruì «una vaschetta con fori presso l’orlo, orientati secondo i punti cardinali; la vaschetta era riempita di mercurio fin presso i fori. Ad ogni scossa il mercurio, oscillando, traboccava da uno o più fori, e cadeva in apposite scodellette, indicando così non solo la direzione della scossa, ma anche la sua intensità, dalla quantità di mercurio traboccato. L’abate Atanasio Cavalli, nel 1784, vi aggiunse un orologio orizzontale con quadrante girevole e con fori corrispondenti alle diverse ore; il mercurio, cadendo nei fori che indicavano le ore, rivelava così anche l’ora della scossa» [Enciclopedia italiana (1936), voce «sismografo»].
Ma il primo sismografo moderno, a pendolo (1751), fu invenzione del benedettino padre Andrea Bina («egli fece sì che una massa di piombo, sospesa ad un filo e munita di una punta nella parte inferiore, solcasse in uno strato di sabbia le tracce del movimento tellurico»).
Non va dimenticata anche l’opera di un padre scolopio, Filippo Cecchi, a cui dobbiamo il primo strumento sismografico che registri con continuità «i movimenti del suolo in funzione del tempo». «Nello strumento del Cecchi, l’inizio del terremoto mette in moto un orologio e aziona lo scorrimento di un nastro di carta sul quale vengono registrate le oscillazioni del suolo». Il Sismografo elettrico a carte affumicate scorrevoli e il Sismografo a carte affumicate non scorrevoli del Cecchi si diffusero rapidamente negli osservatori italiani e stranieri e gli meritarono la medaglia d’oro all’Esposizione nazionale di Torino del 1884. Il Cecchi inventò anche un nefoscopio, un avvisatore sismico e un sismografo a registrazione continua, presentato al Congresso meteorologico di Napoli nel 1882.
Tra i religiosi italiani che si distinsero a livello mondiale nello studio e negli apporti alla sismologia ricordo anche don Giuseppe Mercalli (1850-1914), inventore della famosa scala sismica che da lui prende il nome e della prima carta sismica d’Italia; il padre scolopio Guido Alfani (1876-1940), che «impiantò una stazione radiotelegrafica per il servizio orario degli apparecchi sismici, la prima in Italia»; e soprattutto il padre barnabita Timoteo Bertelli (1826-1905), una delle tante glorie della Chiesa dimenticate (anzitutto dai cattolici), che può essere definito il padre della microsismica. Il Bertelli fu detto, dai contemporanei, addirittura «il padre dei terremoti», perché per primo affrontò il problema delle piccole oscillazioni del suolo, inventando tra l’altro il cosiddetto “tromometro” e il “tromosismometro”.

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Olanda infelix

Posté par atempodiblog le 1 juillet 2013

Olanda infelix
E’ il ground zero dell’ateismo. Chiudono le chiese, anche i banchi venduti a metro. Questo paese va così, il resto dell’Europa segue
di Giulio Meotti – Il Foglio

Olanda infelix  dans Articoli di Giornali e News e8b

Le chiamano le “chiese morte”. Due edifici cristiani chiudono ogni settimana. E’ il record della secolarizzazione detenuto dall’Olanda, il paese più libero, libertino e liberale d’Europa. Come ha denunciato Willem Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht, le chiese che chiudono sono “cento all’anno, mille negli ultimi dieci anni”. Non è raro ormai trovare oggetti rituali usati nelle chiese olandesi nella Repubblica dominicana, in Indonesia, Congo, Filippine ma anche nei paesi ex comunisti, come l’Ucraina. L’Olanda è infatti diventato il paese più prolifico al mondo nella vendita e nella esportazione di oggetti religiosi. Qui per la prima volta la secolarizzazione è diventata un grande affare.
L’Olanda è un paese dove è molto facile registrare i cambiamenti sociali. Perché la divisione interna della società in tre pilastri (“zuilen”: protestanti, cattolici e laici) è stata una caratteristica fondamentale della vita del paese dal Dopoguerra a oggi: un cattolico nasceva in un ospedale cattolico, frequentava scuole cattoliche, leggeva quotidiani cattolici (de Volkskrant), ascoltava radio cattoliche (RKK) e votava partiti cattolici. Ancora oggi scuole, ospedali, media portano etichette cattoliche, protestanti o laiche a seconda delle loro origini. “In Olanda la presenza domenicale cattolica era la più alta d’Europa, al novanta per cento”, ha detto il reverendo Jan Stuyt di Nimega. “Adesso è al dieci per cento”. Nei giorni scorsi il governo olandese ha deciso di eliminare gli insegnanti di religione delle scuole elementari a causa dell’interruzione dei finanziamenti pubblici all’educazione confessionale. Delle settemila chiese esistenti in Olanda, quattromila figurano come monumenti, e le altre, sempre più disertate dai fedeli, cambiano destinazione d’uso. Ogni anno sessanta edifici di culto chiudono, oppure sono venduti o demoliti. Dal 1970 al 2008, 205 chiese cattoliche sono state demolite in Olanda e 148 convertite in librerie, ristoranti, palestre, appartamenti e moschee. Si calcola che delle restanti chiese, il venticinque per cento sia nelle mani di congregazioni con meno di cento fedeli. Sono anch’esse destinate a scomparire.

Le “chiese morte” possono essere acquistate anche su Internet, sui portali www.redres.nl e www.reliplan.nl. Il ministero della Cultura olandese ha persino stilato delle linee guida su come affrontare la conversione delle chiese in disuso o abbandonate. La moschea Fitih Camii di Amsterdam era una chiesa cattolica romana. In Olanda era chiamata “chiesa mausoleo”, perché nessuno ci andava più.
Non è soltanto l’ateismo olandese a essere particolarmente accentuato. E’ lo stesso cristianesimo ad avere una storia di radicalismo. Una parabola di decadenza simboleggiata dal teologo domenicano Edward Schillebeeckx che negli anni del Concilio Vaticano II divenne una star di risonanza globale, il campione della “nuova teologia” al passo con la cultura dominante e progressista, ma col tempo venne dimenticato. Nella stagione postconciliare fu un altro cardinale olandese, quel Bernard Jan Alfrink arcivescovo di Utrecht, creato cardinale da Giovanni XXIII, che partecipò ai lavori del Vaticano II come membro della presidenza, a pubblicare un nuovo catechismo portatore di profonde aperture sui temi dell’omosessualità, dell’aborto, degli anticoncezionali, del sacerdozio delle donne, del celibato dei preti. Lo scontro fra Alfrink e il cardinale Alfredo Ottaviani, capo del Sant’Uffizio, fece esplodere le contraddizioni del cristianesimo alle prove con l’ultra liberalismo olandese. Nel 1970, il Consiglio pastorale olandese si pronunciò a grande maggioranza per una dissociazione tra sacerdozio e celibato. La decisione a Roma fu presa come una sfida allo stesso Paolo VI che, due anni prima, aveva promulgato l’enciclica “Sacerdotalis coelibatus”, in cui ribadiva la disciplina tradizionale. Allora si parlò di una “Olanda scismatica”. Ma anche quella chiese è morta. Il loro idolo è Adriano VI, l’unico olandese salito alla cattedra di Pietro 460 anni fa che si era mostrato “olandese” già a quei tempi, privando la curia dei privilegi e inviando un delegato alla Dieta imperiale che doveva discutere le tesi di Lutero. Era noto come “Papa pacifico”.
Stando a un rapporto del quotidiano Trouw, un membro su sei del clero protestante olandese è oggi ateo o agnostico. Di questo “nuovo clero secolarizzato” è esponente di spicco il reverendo Klaas Hendrikse, che amministra il servizio domenicale nella chiesa di Gorinchem. Il religioso protestante sostiene che “non c’è vita dopo la morte” e che “Gesù non è resuscitato fisicamente”. Il professor Hijme Stoffels della VU University di Amsterdam ha scritto che l’Olanda oggi crede nel “qualcosismo”, un misto di cristianesimo progressista e agnosticismo postmoderno. E anche la chiesa cattolica si è affidata al sincretismo. A Nimega, nella chiesa dei frati agostiniani, la messa è presieduta congiuntamente da un protestante e da un cattolico, che a turno curano uno la liturgia della Parola e il sermone, l’altro la liturgia eucaristica. Il cattolico è un semplice laico, spesso una donna. Per la preghiera eucaristica, ai testi del messale si preferiscono i testi composti da gesuiti progressisti. Il pane e il vino sono condivisi da tutti. La chiamano “chiesa democratica”.

Quando nel 2007 Benedetto XVI annunciò il motu proprio, le chiese olandesi risposero con “Kerk en Ambt”, significa chiesa e ministero, una sorta di manuale per la via olandese al cristianesimo in cui forte è l’influenza proprio di Schillebeeckx, che negli anni Ottanta finì sotto l’esame della congregazione per la Dottrina della fede per tesi vicine a quelle ora confluite nell’opuscolo. Una sorta di “rito sostitutivo” in cui capita di frequente che alle ostie consacrate si aggiungano ostie non consacrate e si distribuiscano tutte assieme per la comunione. Alla “chiesa piramide” si deve rispondere con una “chiesa corpo” in cui il laicato è protagonista. Una visione diversa dell’eucaristia. “L’idea che la messa sia un ‘sacrificio’ è legata a un modello ‘verticale’, gerarchico, un sacerdote maschio e celibe, come prescritto da un’antiquata teoria della sessualità”, si legge nell’opuscolo.
In un paese con novecentomila immigrati arabi su sedici milioni di abitanti, e venti moschee nella sola Amsterdam, la Oude Kerk, la più antica chiesa della città, costruita nel 1309 e oggi attorniata dal Red Light District delle prostitute, serve per esposizioni e può essere affittata per cene di gala. Durante i giorni di Natale l’unico segno della festività sono i berretti da Babbo Natale indossati dalle prostitute. La Neuwe Kerk, la chiesa dove venivano incoronati i re d’Olanda, è invece un museo.
Nel registro del seminario di Haarlem, il numero di preti ordinati precipita alla fine degli anni Sessanta. Nel 1968, nemmeno uno. I religiosi hanno registrato un drastico calo. Il numero di frati e monaci è calato da 1.779 a 1.259. E il livello di sacerdoti è diminuito da 3.131 a 2.431. Il numero di seminaristi è crollato del 31 per cento dal 1996.

La chiesa di San Jacobus, una delle più grandi e antiche della città di Utrecht, culla del cattolicesimo olandese, dove però le parrocchie sono passate da 316 a 49, è stata appena trasformata in una residenza di lusso dagli architetti Zecc, un gruppo specializzato proprio nella conversione di chiese vuote in edifici pregiati in stile Bauhaus. Conosciuto anche come “WoonkerkXL” o “La Chiesa Residenziale XL”, questa inusuale casa è una delle rarissime chiese gotiche al mondo a essere stata riadattata a questo scopo, forse l’unica. Gli architetti hanno reinventato gli spazi della chiesa per creare una casa in cui fosse “piacevole vivere”. I banchi delle chiese olandesi vengono venduti in base alla dimensione. I più corti, quelli da 3,6 metri, vengono venduti a 40 euro, i più lunghi, da sei metri, a 60. Il curatore di musei d’arte Marc de Beyer è stato ingaggiato dall’amministrazione pubblica per gestire la svendita degli edifici religiosi. Lui è diventato “l’uomo che chiude le chiese”. E’ una tendenza che riguarda principalmente i cattolici, che vedranno sparire metà delle loro chiese nei prossimi anni. Solo la chiesa protestante perde 60 mila iscritti ogni anno. A questo ritmo, cesserà di esistere entro il 2050, secondo i funzionari ecclesiastici.

A Helmond, cittadina a sud di Bilthoven, un supermercato si è spostato all’interno di una chiesa sconsacrata. Una libreria è stata aperta in una chiesa dei domenicani a Maastricht, mentre due chiese di Utrecht e Amsterdam sono state trasformate in moschee. Nella chiesa di San Giuseppe alla fine di novembre ha aperto uno skate park, con rampe e ostacoli nella navata centrale, con un biglietto da quattro euro per trascorrere una giornata a pattinare tra figure sacre. A Santa Caterina, la chiesa di Doetinchem che sorge sulla piazza centrale della città dell’Olanda orientale, il pastore protestante Klaas Bakker ha offerto ospitalità alla cerimonia della “società del carnevale”. E’ stato issato un palo nella navata centrale di quello che fino alla riforma protestante è stato uno dei luoghi principali del cattolicesimo della regione. Poi è arrivata una ballerina di lap dance. “Catharinakerk” era stata gravemente danneggiata dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale. Originariamente era un edificio sacro cattolico, poi a partire dalla Riforma è passato ai protestanti nel 1591. Ad Amsterdam il complesso “De Liefde”, l’amore, che comprendeva un convento, una chiesa e una casa parrocchiale, ha fatto posto a degli appartamenti. Gran parte della popolazione olandese oggi è “Buitenkerkelijk”, senza chiesa. Anche in regioni cattoliche e operaie come il Limburgo i fedeli sono drasticamente calati. Scenari impressionanti per un paese dove, fino alla guerra, la vita individuale era dominata dal calvinismo e da un cattolicesimo tradizionalista. La domenica era sacra, non si poteva neppure rifare i letti o leggere il giornale. Alcuni esperti e commentatori da anni notano che, scomparsa dalla vita pubblica, la religione sta riaffiorando dentro alle case. Un libro, “De Toekomst van God” (il futuro di Dio), racconta il nuovo spirito religioso nelle corporation, nelle multinazionali, nelle grandi aziende dove, all’americana, sono sempre più numerose le sessioni mattutine di preghiera. Poi stanno fiorendo anche le “chiese di casa”, gruppi evangelici fai da te. Nel paese più scristianizzato d’Europa spicca anche la presenza in Parlamento del Partito Sgp, fondato nel 1918, che ha aperto all’adesione delle donne solo nel 2006, ma non alla loro candidatura ai vertici del partito. Il partito è portatore della più stretta visione calvinista della società ed esprime la rappresentanza della “fascia della Bibbia”, che dalla Zelanda attraversa il sud dell’Olanda fino all’Overijssel.

Anche i cattolici progressisti stanno scomparendo. Il celebre “Gruppo dell’8 maggio”, che prese il nome dalle proteste contro la visita in Olanda nel 1985 di Giovanni Paolo II, è stato chiuso nel 2003 per mancanza di membri. Se era cattolica il 42 per cento della popolazione olandese nel 1958, nel 2020 lo sarà meno del dieci per cento. Una rivoluzione culturale che esplose in tutta la sua evidenza proprio quando Giovanni Paolo II si recò in visita in Olanda. Le strade di Utrecht, capitale dei cattolici dei Paesi Bassi, erano vuote quando il Pontefice passò in auto. Karol Wojtyla venne contestato al grido di “Popie Jopie”, Papa Paoletto. Sventolava solo la bandiera vaticana. E a Den Bosch, durante la processione, arrivarono appena ottomila persone. In una strada di Utrecht, mentre passava il corteo del Papa, su un balconcino sono apparsi quattro domenicani, vestiti con il loro lungo abito bianco e nero, e con in mano tutti e quattro una grande fotografia di Leonardo Boff, il francescano padre della teologia della liberazione.
C’è chi fa risalire questa radicale secolarizzazione alla storia olandese. L’imperatore Carlo V tentò di arrestare la diffusione delle dottrine protestanti bruciando i libri di Lutero e istituendo l’Inquisizione nel 1522. Ma alla metà del secolo XVI il protestantesimo si era affermato nelle province settentrionali, mentre le province meridionali rimanevano prevalentemente cattoliche. La maggioranza degli olandesi abbracciò il calvinismo, che fu forza di aggregazione nel corso della lotta contro i dominatori spagnoli. La ribellione esplose nel 1568 e il conflitto si protrasse fino al 1648, quando la Spagna, con la pace di Vestfalia, rinunciò a qualsiasi pretesa sul paese. I Paesi Bassi divennero una nazione protestante. E il culto cattolico fu messo al bando. Niente più messe e niente più chiese. L’ostracismo nella patria della tolleranza durò tre secoli fin quasi alla fine del XIX secolo, quando le autorità olandesi fecero cadere ufficialmente il divieto.

Adesso è l’iconoclastia ateistica a disegnare i contorni del paesaggio olandese. Quando Wojtyla fece tappa in Olanda, a Utrecht un gruppo di giovani imbrigliò con corde metalliche la statua equestre di san Villibrordo, il patrono dei Paesi Bassi, per tirarla giù dal piedistallo. Segno dei tempi che verranno con i paramenti aboliti, le ostie sostituite con pezzi di galletta, l’altare ripudiato in favore d’un lungo tavolo e il resto delle chiese messe all’asta su eBay.
Quello che accade in questo minuscolo e popolatissimo angolo di Vecchio Continente, dove la secolarizzazione si è come compiuta fatalmente, può accadere altrove. Per dirla con il giornalista britannico Douglas Murray, “dove l’Olanda va, gli altri paesi europei seguono”.

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Preziosissimo Sangue di Gesù

Posté par atempodiblog le 1 juillet 2013

Offertorio del Prez.mo Sangue di N. S. per le anime purganti dans Don Giustino Maria Russolillo 28wcrqh

“O SS. Trinità, uniscimi sempre più a Te con la devozione al Prez.mo Sangue”.

“Il Sangue di Gesù, Tuo Figlio, ci purifichi da ogni peccato, che ci impedisce la Tua unione, o Padre”.

Beato Giustino Maria della Santissima Trinità Russolillo

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