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Alla SS. Trinità per Maria

Posté par atempodiblog le 26 mai 2013

Alla SS. Trinità per Maria dans Citazioni, frasi e pensieri Maria-e-la-Trinit

Frequenta le tre Persone, Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo. E per arrivare alla Trinità Beatissima, passa attraverso Maria.
Forgia, 543 

Come piace agli uomini sentirsi ricordare la loro parentela con personaggi della letteratura, della politica, delle armi, della Chiesa…!
—Canta davanti alla Vergine Immacolata e ricordale: ave Maria, Figlia di Dio Padre; ave Maria, Madre di Dio Figlio; ave Maria, Sposa di Dio Spirito Santo… Più di te, soltanto Dio!
Cammino, 496

di San Josemaría Escrivá de Balaguer

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Donne, ideologia travestita da solidarietà

Posté par atempodiblog le 26 mai 2013

Donne, ideologia travestita da solidarietà
di Donata Fontana – La nuova Bussola Quotidiana

Donne, ideologia travestita da solidarietà dans Aborto chimeforchange

In questi giorni la tv trasmette lo spot di “Chime For Change”, fondazione patrocinata dal noto marchio di moda Gucci e impegnata per lo sviluppo e la tutela delle donne, in ogni parte del mondo. Bellissime del cinema e della musica hanno prestato volto e voce come testimonial delle iniziative promosse dalla fondazione, si spera non a scopo di lucro: Salma Hayek, Beyoncè e tante altre raccontano alla telecamera che sì, le donne sono forti, hanno una voce che va ascoltata e possono farcela persino «a diventare Presidente degli Stati Uniti», ma devono essere protette e aiutate, riconoscendo loro dignità, libertà, istruzione e salute.

Tanto di cappello all’iniziativa, specie se queste Very Important signore hanno devoluto a scopo benefico il loro compenso per aver girato lo spot; ma, a guardar bene, la retorica trionfa ancora, se pensiamo alla misura sicuramente spropositata di tale compenso che, probabilmente, una donna “normale” guadagna sì e no in un anno. Forse, alle donne che lavorano ogni giorno poco interessa che quelle attrici dicano loro che è possibile farcela, perché – a ben vedere – ce la fanno già da sole ogni giorno, con o senza mariti accanto, con uno, due o tanti figli a carico e mille e uno problemi da risolvere.

Quando sentiamo, poi, che il programma della fondazione è “Giustizia, educazione e salute per ogni donna e ragazza” ci si drizzano le orecchie perché – se sulle prime due si può essere d’accordo – quando si tratta di salute femminile e materna si rischia spesso di parlare lingue ben diverse.
Andando, infatti, sul sito di “Chime For Change”, si scopre che tutto è frutto di una collaborazione di Gucci con le varie agenzie ONU in difesa dei diritti femminili e dei bambini: chi ha a mente l’agenda delle Nazioni Unite sull’educazione (pornografica) sessuale dei bambini, sull’accessibilità all’aborto per le minorenni e sulla distribuzione dell’RU486, intuisce già che “diritti riproduttivi” fanno spesso rima con pianificazione familiare e contraccezione.

E così ci si chiede se, anche questa volta, due più due farà di nuovo quattro. “Chime for Change” si autodefinisce come una «catapulta globale» per le iniziative di tante Ong. Una sorta – cioè – di piattaforma per la pubblicizzazione e la raccolta fondi a favore dei progetti in cantiere, in ogni angolo del mondo, per la promozione dell’istruzione femminile nel Malawi, per la lotta ai matrimoni di bambine in India, contro le mutilazioni tribali dei genitali femminili in Africa, contro la mortalità neonatale e materna nei Paesi in via di sviluppo, per fermare il traffico di bambine a scopo di prostituzione in America Centrale o la violenza domestica a Lima.
Progetti ben strutturati, come l’accesso al microcredito in alcune zone dell’Africa per donne artigiane, o come la ricostruzione di alcune scuole ad Haiti; altri davvero lungimiranti come la formazione di una futura generazione di donne leader dell’economia e della politica, in collaborazione con l’Onu. A un rapido calcolo, le iniziative presentate da “Chime for Change” risultano essere più di una cinquantina e, forse, si rischia la dispersione delle energie e dei fondi.

Accanto a tanto buon cuore e impegno, ci si imbatte presto in ben noti equivoci, specialmente riguardo alla tutela della salute femminile: ecco, infatti, l’abbondante pagina dedicata alla diffusione di programmi di pianificazione familiare non naturale, alla diffusione di contraccettivi e metodi abortivi. Ecco che la priorità diventa l’educazione sessuale delle ragazze, per spiegare loro come non si rimane incinta, e la consapevolezza raggiunta da ogni donna che del proprio corpo può disporre, anche a discapito del figlio che porta in grembo. Ecco, quindi, tutti i neologismi mutuati dai Millennium Development Goals delle Nazioni Unite in tema di “aborto terapeutico” e “diritti riproduttivi”.

Cliccando su un progetto qualsiasi, non si hanno più dubbi sull’ideologia partigiana del tutto: in Guatemala – leggiamo nella presentazione – molte donne hanno anche sei o sette figli, alcuni dei quali non voluti, proprio perché non hanno accesso ai contraccettivi. Addirittura «ci sono prove evidenti che mettono in relazione il numero di figli con la salute della famiglia, ecco perché controllare il numero di gravidanze per ogni donna riduce le malattie e può migliorare il suo futuro».
Nessuno ci spiega però, perché non si sceglie di introdurre metodi naturali di controllo delle nascite, educando alla monogamia e alla fedeltà, perché non si cerca di garantire la salute attraverso l’educazione bensì, solo attraverso la contraccezione. Il progetto, in definitiva, «si impegna a informare i giovani sull’uso dei contraccettivi così che essi possano posticipare le loro gravidanze».

Col beneficio del dubbio – non saranno tutti così, questi progetti, vero? – ne approfondiamo un secondo, supportato, neanche a dirlo, dalla “Marie Stopes International”, nota catena di cliniche abortiste. Partendo dal dato che, in Papua Nuova Guinea, per ogni 231 nascite una donna muore durante il parto, la soluzione pare essere quella di ridurre il numero di nuovi nati «assicurando e incrementando l’accesso ai diritti riproduttivi di ogni donna», che la “Stopes International” intende promuovere assieme al family planning.
La lista dei partner è lunga e variopinta, ma ricorrono sempre i soliti noti come il “Global Fund for Women” il cui più grande successo – apprendiamo sul sito – «è quello di aver compiuto grandi sforzi per la legalizzazione dell’aborto nel Messico e aver costituito i primi gruppi di outing per lesbiche in Cina, Libano, India e Turchia»; o come “Path” e “Women Deliver”, entrambi forti sostenitori del 5° MDGoals dell’ONU su aborto e sterilizzazione femminile.

Quella di “Chime for Change” è chiaramente l’intenzione di fare rete, creare consapevolezza e dare visibilità ai molti (alcuni validissimi) progetti per lo sviluppo della donna, ma, in definitiva, ciò che emerge a un occhio attento, è il delinearsi di una fittissima trama di Ong, fondazioni e gruppi internazionali che spingono politica ed economia globale contro la vita e contro la maternità. Passa così, nella vulgata, il concetto che curare (con il c.d. aborto terapeutico) è meglio che prevenire (con l’educazione la consapevolezza), che di fronte alla vita nascente si può scegliere, che la propria identità sessuale si decide, che la mortalità materna si diminuisce non aiutando le madri, ma evitando che una donna lo diventi.
Ancora una volta, dunque, due più due fa quattro.

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Dio nella Sua essenza

Posté par atempodiblog le 26 mai 2013

Dio nella Sua essenza dans Citazioni, frasi e pensieri S-Faustina-Kowalska

Una volta stavo riflettendo sulla SS. Trinità, sull’Essenza di Dio. Volevo assolutamente approfondire e conoscere chi è questo Dio… In un istante il mio spirito venne come rapito in un altro mondo. Vidi un bagliore inaccessibile e in esso come tre sorgenti di luce, che non riuscii a comprendere. E da quella luce uscivano parole sotto forma di fulmini, che si aggiravano attorno al cielo ed alla terra. Non comprendendo nulla di questo, mi rattristai molto. Improvvisamente dal mare di luce inaccessibile usci il nostro amato Salvatore, di una bellezza inconcepibile, con le Piaghe sfavillanti: E da quella luce si udì questa voce: «Qual è Dio nella Sua essenza, nessuno potrà sviscerarlo, né la mente angelica, né umana». Gesù mi disse: «Procura di conoscere Dio attraverso la meditazione dei Suoi attributi». Un momento dopo Gesù tracciò con la mano il segno della croce e scomparve.

Santa Maria Faustina Kowalska

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Per ottenere le grazie da Dio

Posté par atempodiblog le 26 mai 2013

Per ottenere le grazie da Dio dans Citazioni, frasi e pensieri San-Filippo-Neri

“Sappiate, figliuoli, e credete a me, che lo so: non vi è mezzo più potente ad ottenere le grazie da Dio che la Madonna Santissima”.

San Filippo Neri

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Elevazione dell’anima alla SS. Trinità

Posté par atempodiblog le 26 mai 2013

Elevazione dell'anima alla SS. Trinità dans Beata Elisabetta della Trinità Elisabetta-della-Santissima-Trinit

“Ama sempre la preghiera… e quando dico la preghiera, non intendo tanto l’imporsi una quantità di preghiere vocali ogni giorno, ma quella elevazione dell’anima a Dio attraverso tutte le cose, che ci mette in una specie di continua comunione con la Santissima Trinità, così semplicemente, facendo tutto sotto il suo sguardo”.

Beata Elisabetta della Trinità

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Una piccola via

Posté par atempodiblog le 26 mai 2013

Una piccola via dans Rosanna Brichetti Messori teresinadelbambinges

[...] Teresa di Gesù Bambino [...] Innamorata com’è di Gesù, il 9 giugno 1895, Festa della Santissima Trinità, la piccola Teresa soffre acutamente, poiché l’amore del Signore “da tutte le parti è misconosciuto, respinto; i cuori nei quali tu desideri prodigarlo si volgono verso le creature..invece di gettarsi tra le tue braccia ed accogliere il tuo Amore infinito”. Per rimediare atanta stoltezza ed ingratitudine e consolare il cuore del Signore, Teresa offre se stessa affinché tutto questo Amore non rimanga respinto, rimanendo non realizzato, ma possa vicariamente riversarsi nel suo cuore, consumandolo e incendiandolo in un fuoco d’amore, come fanno i raggi del sole concentrati sulla paglia da una lente. La lente è il suo stesso atto offerta all’Amore Misericordioso.
Ed ecco quel che accade subito dopo: “Ah, da quel giorno felice, mi sembra che l’Amore mi penetri e mi circondi, mi sembra che ad ogni istante questo Amore Misericordioso mi rinnovi, purifichi la mia anima e non vi lasci nessuna traccia di peccato, perciò non posso temere il purgatorio” (Ms A 84 r°).
Teresa ha così la prova che l’Amato Dio, altro non desidera che di essere corrisposto da un “tu” che sappia accogliere il suo appassionato Amore. Affascinata da Gesù, si ritrova nel cuore di Dio, e ne conosce in se stessa il nome: Amore che ricolma l’Amato, Amato che Lo accoglie totalmente, Amore che circonda e unisce e rinnova senza posa.Dio, essendo Amore, non può essere altro che Trinità.

di Padre Angelo del Favero - Zenit, il mondo visto da Roma

divisore dans Medjugorje

Santa Teresina del Bambin Gesù ha scoperto una “piccola via”, quella dell’abbandono totale al Padre nell’assimilazione completa a Gesù Cristo. Una via in cui conta non ciò che si fa, ma ciò che si è. E che conduce l’anima dapprima alla perfezione e poi al Cielo.
di Rosanna Brichetti Messori – Il Timone

teresinadilisieux dans Santa Teresa di Lisieux

C’è un’esperienza spirituale che mi ha molto aiutata e che vorrei condividere con voi. Una autentica scoperta che mi è stata donata in momenti difficili e che è diventata da molto tempo un punto di riferimento essenziale per la mia fede. Si tratta di quel percorso spirituale noto come “la piccola via” di S. Teresa di Gesù Bambino, S. Teresina, come spesso viene chiamata per distinguerla da un’altra grande carmelitana, la fondatrice dell’ordine, S. Teresa d’Avila.
Era, questa Teresina, null’altro, agli occhi del mondo, che una giovane monaca normanna morta di tisi a soli ventiquattro anni in quel Carmelo di Lisieux in cui era entrata, dopo molte insistenze e con un permesso speciale, a soli quindici anni. Nulla aveva fatto che sembrasse rilevante. Le era solo riuscito di fare per qualche tempo l’assistente della maestra delle novizie. Eppure, nel silenzio e nella preghiera, nell’umiltà e nella ascesi di una malattia che l’aveva braccata sempre più da vicino, in una aridità interiore che era quasi una costante della sua vita, aveva vissuto un singolare itinerario mistico. Un cammino che l’avrebbe portata non solo ad essere proclamata santa, quasi a furor di popolo, a poco più di vent’anni dalla sua morte ma che le sarebbe valso il titolo di “dottore della Chiesa” riservato da sempre solo ai grandi Maestri dello spirito.
Perché tutta questa attenzione nei suoi confronti? Che cosa ha detto di nuovo e di diverso, rispetto alla grande tradizione contemplativa in cui aveva scelto di inserirsi, questa figlia del Carmelo? Il motivo sta tutto proprio in quella “piccola via dritta, molto breve, una piccola via tutta nuova” di cui abbiamo detto, che si rivelò assai valida per lei ma nella quale la Chiesa ha riconosciuto una spiritualità singolare e importante che giunge nel cuore stesso del cristianesimo. Semplice ed essenziale: dunque, utile non solo per una monaca come Teresa, ma anche per i molti che, conoscendola, volessero praticarla. È la via dell’abbandono totale al Padre nell’assimilazione completa a Gesù Cristo. Una via in cui ciò che conta davvero non è ciò che si fa, ma ciò che si è. Un itinerario in cui si intuisce che ciò che Dio chiede è sempre e soprattutto una adesione piena e fiduciosa al Suo amore. Un cammino in cui la sofferenza ha la sua parte, come è avvenuto per Gesù, e come, del resto, è inevitabile per ogni uomo, ma che non è fine a se stessa. Una spoliazione di sé che ha come scopo di introdurre in un ordine ancor più misterioso. Dirà dell’itinerario ascetico di Teresa lo storico Daniel Rops: «In lei la sofferenza stessa trovava il suo senso non più in una accettazione penitenziale, ma in una specie di uragano d’amore che travolgeva l’anima intera, portandola a raggiungere quello che Gesù stesso ha voluto sopportare per amore degli uomini».
Ma procediamo con calma, per meglio capire ciò che Teresa stessa comprese sempre più e sempre meglio nel corso della sua breve vita. Figlia di due genitori profondamente credenti – sono stati fatti santi anch’essi, prima coppia di sposi nella storia della Chiesa – sorella ultimogenita di altre quattro che sceglieranno esse pure di entrare in monastero, Teresa fin dalla più tenera età fu oggetto di predilezione divina. Emotivamente fragile, certamente ipersensibile, soprattutto dopo la morte della madre persa a soli quattro anni, sperimentò tuttavia fin da piccola la presenza divina nella sua vita che si espresse in una chiamata precocissima alla vita religiosa e in due guarigioni improvvise – a dieci e a tredici anni – che la trassero da situazioni di penosa sofferenza fisica e morale.
Quando riuscì finalmente ad entrare in Carmelo, era animata dal desiderio di farsi santa e di offrire la sua vita di preghiera e di penitenza per la salvezza di molti. La routine monastica, dura e senza sconto alcuno, anche se prevista, le fece tuttavia ben presto capire che da sola non ce l’avrebbe mai fatta. Conscia della propria debolezza, fece di questa il suo punto di forza: “Chi è molto piccolo venga a me” aveva letto nei Proverbi (IX, 4). “Come una madre accarezza il suo bambino, così io vi consolerò e vi cullerò sulle ginocchia” le aveva confermato Isaia (LXVI, 13-12). Da quel momento capirà che la santità cui aspira “non consiste in questa o quella pratica” bensì “in una disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli fra le braccia di Dio, coscienti della nostra debolezza e fiduciosi fino all’audacia nella sua bontà di Padre”. Paragonando la vita di fede ad una scala di cui è impossibile all’uomo solo salire anche il primo gradino, trova un compagno di strada, un “ascensore” (“le tue braccia, Gesù”) che le comunicheranno quella forza soprannaturale che la cingerà, lei piccola, e la innalzerà verso la grandezza divina. È l’infanzia spirituale che il vangelo considera indispensabile per entrare nel Regno. Ma non è ancora tutto. Teresa conosce la scienza della Croce e l’umiltà che si abbandona all’aiuto divino per viverla. Ma non ha ancora piena coscienza del mistero d’Amore che dietro ad essa si cela. Lo apprenderà durante la messa della festa della Trinità, nel 1895, nel corso della quale le verrà dato di comprendere come accettare la Croce sia una generosità ammirevole ma inadeguata a ciò che Dio è. Questa visione, infatti, è ancora nell’ordine della giustizia e non in quello della misericordia. Occorre fare come Gesù, cioè offrire tutto se stesso, con pienezza, all’Amore. Questo soltanto è in grado di ristabilire l’ordine rotto dal peccato permettendo a Dio “di non più comprimere le ondate d’infinita tenerezza” che il disprezzo di coloro che lo negano e che lo ignorano impedisce di sgorgare dal suo cuore. Da questo momento, il proposito della giovane monaca sarà “vivere in un atto di perfetto Amore”, martire, cioè testimone, non della giustizia ma della misericordia divina.
E su questa strada il cammino continuerà ancora. Così, Teresa capirà sempre meglio come questo Amore al quale si è offerta senza nulla tenere per sé sia una forza missionaria potentissima: l’anima, incandescente d’amore, non deve fare altro che dire a Gesù “attraetemi!” e “tutte le anime che essa ama sono trascinate dietro di lei”. È una conseguenza naturale, dice la santa, della sua attrazione verso Gesù.
E questo è anche il ruolo vero, il mistero profondo, lo scopo della Chiesa che, proprio per questo, le si rivela come fornita di un cuore nel quale palpita l’Amore eterno che attende risposta, il principio unico di ogni autentica vocazione. In essa, infatti, ognuno è chiamato all’impegno di fede con carismi diversi, secondo vocazioni che sembrano tra loro differenziarsi. In realtà, tuttavia, ognuna di esse sussiste e opera davvero solo se è sostenuta dalla vocazione più profonda, cioè da questa risposta totale all’Amore. Per questo, alla fine, Teresa potrà dire di aver trovato la sua autentica vocazione proprio essendo “Amore nel cuore della Chiesa, mia Madre”. Sarà proprio questa pienezza di adesione all’Amore Misericordioso che le consentirà, pur restando carmelitana, di vivere nella Chiesa, cogliendone tutte le vocazioni, nella loro fonte originaria.
Vertici mistici mirabili nella loro semplicità. Capaci di riscattare qualunque vita, anche quelle più assediate dal dolore, dalla malattia, dal fallimento. Anche le nostre, magari meno tragiche, ma appesantite dalla fatica della fedeltà quotidiana. Un’ottica che toglie di mezzo ogni ostacolo interiore, ogni superfluo nella vita spirituale. Che anima ogni cosa vivificandola con l’Amore. A un solo patto: che non si abbia paura di questa apertura totale e senza misura, di questa assimilazione piena a Gesù. Che ci si fidi di quanto Dio opererà nel cuore che con generosa pienezza gli si affiderà. Non potranno che venirne un bene e una gioia sempre più grandi, accompagnati da frutti di apostolato sorprendenti e imprevedibili.

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