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Marcia per la Vita: 40mila in piazza, con papa Francesco benedicente

Posté par atempodiblog le 12 mai 2013

Marcia per la Vita: 40mila in piazza, con papa Francesco benedicente dans Aborto papafrancescomarciaperl

Marcia per la Vita ha portato oggi a Roma 40mila persone, che il Papa ha salutato al Regina Coelie ha poi incontrato avvicinandosi al corteo sulla papamobile in via della Conciliazione. L’accoglienza di Papa Francesco rappresenta, secondo i promotori dell’evento, il più alto riconoscimento per l’iniziativa e la conferma della sensibilità del Pontefice ai principi non negoziabili, a cominciare dal diritto alla vita.

La Marcia per la Vita è iniziata al Colosseo con i saluti dei numerosi rappresentanti di movimenti pro-life giunti da tutto il mondo, tra i quali Jeanne Monahan, presidente della March for Life di Washington, Lila Rose, considerata dall’organizzazione abortista Planned Parenthood come la nemica numero uno, Geoffrey Strickland, di Priest for Life, il dottor Xavier Dor, medico condannato 15 volte in Francia per aver lottato contro l’aborto, Blondine Serieyx, rappresentante della Manif pour tous francese, Antony Burkhard, rappresentante di Droit de naitre, altra associazione francese impegnata nella difesa della vita e Federica Iannace Swift, dell’irlandese Youth Defence .

La nostra Marcia è quella di un popolo della vita che, difendendo la vita, vuole infondere nuova vita in una società che si decompone e muore“, ha detto Virginia Coda Nunziante, portavoce dell’evento, nel suo discorso di apertura. Ha parlato anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha denunciato la “strage degli innocenti” che si consuma con l’aborto. Il primo cittadino ha seguito il corteo fino a Piazza Venezia. Ha percorso invece  tutto il tragitto della Marcia, dal Colosseo a Castel Sant’Angelo, Sua Emin. il card. Raymond Leo Burke, il quale, nell’adorazione eucaristica tenutasi alla vigilia, ha definito la manifestazione “espressione di fede cattolica e atto di servizio alla società in cui viviamo e al suo bene comune“.

La Marcia si è svolta in un clima pacifico e festoso, in un tripudio di bandiere, di slogan e di cartelli grandi e piccoli inneggianti alla vita e contro la legislazione abortista vigente in Italia e altri Paesi del mondo. Tantissimi i giovani e le famiglie con bambini, a testimoniare che non di battaglia di retroguardia si tratta, ma di lotta per un avvenire e una società più giusti.

Foltissimo il numero dei religiosi presenti, tra i quali l’Istituto del Verbo Incarnato, i Francescani dell’Immacolata e gli Orionini, questi ultimi guidati dal loro superiore generale don Flavio Peloso. ,

Hanno partecipato alla Marcia, rigorosamente apartitica e senza slogan e simboli politici, diversi parlamentari, tra cui Maurizio Gasparri, Giorgia Meloni, Maurizio Sacconi, Eugenia Roccella, Carlo Giovanardi, Stefano De Lillo, Carlo Casini e Paola Binetti.

La manifestazione si è conclusa in piazza san Pietro, dove il Papa, che già aveva salutato la Marcia per la Vita nel suo Regina Coeli, è sceso tra la folla incontrando i partecipanti.

Fonte: Marcia Nazionale per la Vita

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Proclamati santi i martiri di Otranto

Posté par atempodiblog le 12 mai 2013

E’ più facile staccare la mia testa dal mio corpo, che il cuore dal mio Signore”. (Duca di Gordon)

Proclamati santi i martiri di Otranto  dans Stile di vita martiriotrantovaticano

I Martiri di Otranto ufficialmente santi. La gioia di una comunità in festa

Nella celebrazione in Piazza San Pietro la canonizzazione di Antonio Primaldo e Compagni, uccisi dai turchi nel 1480. Papa Francesco nell’omelia: “Dove trovarono la forza? La fede fa vedere oltre i limiti del nostro sguardo umano”

Tratto da: OtrantoToday – Lecceprima.it

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Messaggio del Papa per la “Mariatona” mondiale di Radio Maria

Posté par atempodiblog le 12 mai 2013

Messaggio del Papa per la “Mariatona” mondiale di Radio Maria dans Papa Francesco I radiomaria

Messaggio audio di Papa Francesco per l’Iniziativa della prima Mariatona” mondiale di Radio Maria che si conclude oggi. Il messaggio è rivolto alle emittenti che ritrasmettono in spagnolo i programmi di Radio Vaticana. La “Mariatona” è un grande evento radiofonico che prevede il collegamento delle 65 Radio Maria operanti nei 5 continenti per alcuni momenti di preghiera e di condivisione con lo scopo di promuovere il sostegno spirituale e materiale di queste emittenti. La mobilitazione ha come slogan: “Aiutiamo la Madonna ad aiutarci!”. Di seguito il messaggio del Papa:

“Queridos hermanos, hijos queridos, sobre todo los enfermos…
Cari fratelli, figli carissimi, soprattutto i malati, carcerati, anziani, persone abbandonati, poveri, maltrattati e sfruttati. In tante periferie esistenziali, si ascolta la Voce del Vescovo di Roma, attraverso Radio Vaticana, la Radio del Papa. A tutti voi desidero di cuore avvicinarmi e accarezzarvi con l’amore e la speranza che ci regala Gesù risorto. In questa occasione benedico specialmente la Mariatona della famiglia mondiale di Radio Maria. Incoraggio tutte le persone di buona volontà di questi 65 Paesi del mondo nei 5 continenti che partecipano a queste giornate missionarie”.

Tratto da: Radio Vaticana

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Maria nostra Madre

Posté par atempodiblog le 12 mai 2013

Maria nostra Madre
Maria è madre di Cristo ma anche Madre nostra e di tutta la Chiesa
di Don Aldo Galli – Holy Queen

Maria nostra Madre dans Fede, morale e teologia marianostramadre

Il viaggio della nostra vita sarà sempre più bello se fatto in compagnia di Maria, Madre di Cristo. Il Figlio di Dio non solo ci ha donato il suo Spirito per la nostra pace, ma anche la Madre quale canale di ineffabile letizia spirituale. Come discepoli della dottrina cattolica vibrano in noi sentimenti di gioia nel constatare che la Madonna è un mistico arcobaleno che attraversa e illumina, con la dolcezza e la soavità del suo fulgore, la vita e la missione della Chiesa nonché la storia delle singole anime, dei popoli e delle intere nazioni. Se la maternità fisica di Maria si estende dal momento della annunciazione fino alla nascita del Salvatore, la sua maternità spirituale si dispiega senza limiti di spazio e di tempo su tutto l’arco della desiderata alleanza tra Dio e l’umanità sempre in vista di una letizia perenne e tutta divina. S. Bernardo sintetizza dicendo che il Figlio di Dio, pensiero di pace nel cuore del Padre divenne la nostra pace tra le braccia di Maria.

Maria, madre della Chiesa
Non c’è bisogno di sottolineare come Maria sia stata inserita per volontà divina nella realtà della Chiesa perché Maria è la Vergine fatta Chiesa. Cristo, Chiesa e Maria formano come una trinità terrestre di salvezza la cui sorgente è la trinità del cielo: Padre, Figlio e Spirito Santo. Rimane per noi consolante il fatto che la stassa Chiesa si è sempre dimostrata mariana: Maria è il suo respiro e la sua gioia.
A
l riguardo giova ricordare alcune tra le più importanti date di questo trionfo ecclesiale di Maria attraverso i secoli. Il 22 giugno 431 la Chiesa, nel Concilio di Efeso in Asia Minore glorificava la Madonna nella sua missione dichiarandola Madre di Dio (teotokos). L’8 dicembre 1854 Papa Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione, esaltando la Vergine nella sua anima tutta pura e piena di grazia.
Il 1 novembre 1950 Papa Pio XII la Madonna viene glorificata anche nel suo corpo mediante il riconoscimento dell’Assunzione al Cielo. Nel 1954, sempre ad opera di Papa Pacelli, la Madonna viene celebrata come Regina dell’Universo”, mentre Paolo VI il 21 novembre 1965 dichiarò Maria Madre della Chiesa”.
Come l’aurora tende a diventare pieno giorno, così anche la presenza di Maria tra il suo popolo di elezione continua ad espandersi provvidenzialmente. Nel 1984 Papa Giovanni Paolo II, a conclusione dell’anno santo straordinario, affida tutto il mondo a Maria Madre degli uomini e dei popoli” mentre il 1 febbraio 1985 nella sua visita in Perù incorona la Vergine come Nostra Signora dell’Evangelizzazione”. Il 7 giugno 1987 viene indetto uno speciale anno mariano perché la Vergine della Fiducia e della Tenerezza possa preparara l’umanità ad una nuova nascita spirituale di Cristo nelle anime in vista dell’anno 2000, principio del terzo millennio della storia della salvezza.

Maria, madre dei cristiani
Qualora volessimo poi leggere la mediazione della Madonna in prospettiva individuale saremmo costretti ad ammettere che Maria è elemento indispensabile per la vita e per la gioia del cristiano. Papa Paolo VI parlando ai fedeli di Cagliari radunati nel loro santuario di Bonaria disse che non possiamo essere cristiani se non siamo mariani. Il Divin Redentore volle sul Calvario legare sua madre a ogni singolo uomo, rappresentato da Giovanni (cf. Gv 19,27) per cui fin da quel momento la Madre di Gesù ha abbracciato e abbraccia continuamente nel suo inesauribile amore tutti coloro che le sono stati affidati.
Il cristiano e il santo, quale prolungamento di Cristo nel tempo, è la combinazione di due componenti vitali: lo Spirito Santo e Maria Vergine, similmente a Cristo concepito in Maria per opera del medesimo Spirito. In base a questi principi si può legittimamente pensare che lo Spirito Santo, primo attore della nostra santità, lavorerà tanto più in noi tanto più vi troverà la sua mistica sposa: Maria. Una delle espressioni più forti e dolci di un grande devoto di Maria, San Luigi Grignon de Montfort, è questa: «dove c’è molto amore e molta presenza di Maria si riceve molto Spirito Santo; dove c’è poco amore e poca presenza della Madonna si riceve poco Spirito Santo».
Dando ascolto al linguaggio delle nostre impressioni vien voglia di affermare che la Madonna, Madre dell’umanità, è una provvidenza dinamica di letizia anche per le singole nazioni. Secondo Papa Woytyla, il quale ha voluto cominciare il suo pontificato nel nome di Maria, la Madonna non solamente è agli inizi della salvezza, ma è all’origine di ogni tempo migliore. Nel suo primo viaggio in Polonia nel 1979, disse che il cuore di questa madre «pulsa con tutti gli appuntamenti della storia, con tutte le vicende della vita nazionale». Forse, consapevoli di questo, alcune città medievali (come Firenze e Venezia) incominciavano il loro anno civile non partendo dal primo gennaio bensì il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione. In Sicilia tale usanza durò fino al 1603.
Maria ci è stata donata da Dio in vista delle nostre più acute necessità: San Bernardo diceva: «se é piena di grazia in sé stessa, è per poter essere ripiena di favori per noi». È buona, potente, conosce i bisogni di tutti, i dolori umani, Ella è assunta in Cielo, ma non è lontana da noi. È con Cristo, ma lo è per noi. Abbiamo bisogno della vergine perché c’è tanto necessaria la semplicità e lo spirito d’infanzia, e non è da pessimisti se affermiamo che ci siamo complicati la vita strutturando l’esistenza di ipocrisia e di doppiezza tanto che qualcuno ha voluto sentenziare che la sola realtà del mondo è l’apparenza. Per questo sentiamo di ritornare nell’anima trasparenti e sinceri come quando eravamo bambini, come quando – vicini alla mamma terrena – si invocava la Madonna con l’Ave Maria. La Vergine tutta piena di luce e di trasparente bellezza ci invita a questa innocenza interiore. Abbiamo bisogno di ritrovare Dio come nostro amico e salvatore, Dio fonte di luce e di ogni bene, norma di giustizia, garanzia di pace, sorgente di grazia e di gaudio.
La Madonna è l’ostensorio dell’altissimo. Il suo ufficio, anche dal cielo, è quello di farci una continua donazione del suo figlio Gesù. Un nostro primo dovere verso di Lei è dunque quello della preghiera: dobbiamo pregare la Madonna e invocarla perché Ella, come nel Vangelo, interviene per noi presso il Figlio Divino e ottiene da lui miracoli che l’andamento ordinario delle cose per sé non ammetterebbe. Molti teologi sostengono infatti che Maria sia la mediatrice di tutte le grazie. Lo stesso ha detto Papa Benedetto XVI: «Non c’è frutto della grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione di Nostra Signora» (Omelia per la canonizzazione di fra Antônio de Sant’Ana Galvão). Antonio Rosmini, grande filosofo e grande devoto della Vergine, ci spiega che «se Gesù non può negare nulla a Maria è perché Ella è sua Madre e se Maria non può negare nulla a noi è perché siamo suoi figli». Se dunque le siamo sinceramente devoti, possiamo restare certi che non ci verrà meno quanto abbiamo bisogno per la nostra salvezza.

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I DOCUMENTI PONTIFICI MARIANI DOPO IL VATICANO II

iconarrowti7 DOCUMENTO CONCILIARE Lumen Gentium” (1964) – Capitolo VIII: La Beata Vergine Maria madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa (52-69). Sul filo della Sacra Scrittura e con riferimenti ai testi più significativi della secolare tradizione della Chiesa, il testo presenta Maria nel disegno divino della salvezza, la relazione tra Maria e la Chiesa, il culto che per lei si ha nella Chiesa.

iconarrowti7 PAOLO VI: Signum magnum (1967) – In questa esortazione apostolica, Papa Paolo VI approfondisce due punti della dottrina e della devozione mariana che gli stanno particolarmente a cuore: i dati biblici su Maria e il vero senso della devozione a Maria nella dottrina della Chiesa.
Quindi definisce la Maternità spirituale universale di Maria come una verità di fede cattolica e, come tale, creduta e accettata dalla Chiesa.

iconarrowti7 PAOLO VI: Marialis cultus (1974) – Scopo di questa esortazione apostolica è richiamare il popolo cristiano alla giusta devozione verso la Vergine Maria in un momento storico particolare, quando in alcuni ambiti della chiesa le pie pratiche mariane vengono trascurate. Nella liturgia il culto della Madre di Dio occupa un posto di rilievo, che non può essere dimenticato. Maria è un modello di donna forte, di piena umanità, ben diversa da come certe immagini sentimentali la descrivono. Il papa raccomanda poi di riprendere in modo più consapevole la recita del santo rosario, secondo una tradizione molto diffusa prima del Concilio Vaticano II, ma che ora deve essere meglio motivata.

iconarrowti7 GIOVANNI PAOLO II: Redemptoris Mater (1987) – In questa enciclica dettata da una precisa occasione storica (l’indizione ufficiale dell’Anno Mariano 1987-1988) vengono approfonditi alcuni fondamentali aspetti della persona di Maria e della sua funzione nel mistero di Cristo e della Chiesa. Il Papa si ricollega con questa Enciclica al magistero dettato dal Concilio Vaticano II, secondo cui Maria è lo strumento offerto da Dio per aiutare l’uomo a comprendere il mistero di Cristo e della Chiesa; inoltre, lo stesso Concilio indicava la Madonna come la compagna prediletta dalla Chiesa nel suo pellegrinaggio terreno verso Cristo Signore.

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Larghe intese per la vita

Posté par atempodiblog le 12 mai 2013

Larghe intese per la vita
L’indifferentismo abortista, la terza Marcia pro life, i segnali di risveglio fra laici e cattoliciLarghe intese per la vita dans Aborto empty
di Maurizio Crippa – Il Foglio.it

marcianazionalevita dans Articoli di Giornali e News

“La giornata più nera della mia vita è stata quella in cui ho firmato la legge sull’aborto”. Questo confessò Giulio Andreotti, parlando nel 2001 al Meeting di Rimini. Fu tentato dal dimettersi, ma come ricordò più volte, e anche in una conversazione del 2008 con il Foglio, “se io mi fossi dimesso nessun altro democristiano avrebbe potuto firmarla: si sarebbe aperta una crisi politica senza sbocco… con le dimissioni, avrei contribuito a un male maggiore di quello che volevo evitare. Così firmai”.
Nei giorni delle larghe intese, la morte di Giulio Andreotti ha fatto scorrere un fiume di riflessioni sul rapporto tra la chiesa, il cattolicesimo italiano e lo stato repubblicano. Ma la storia della legge 194 firmata come compromesso su un male minore – o sarebbe meglio dire come armistizio alla meno peggio dopo una sconfitta antropologica epocale (ma allora la parola non andava ancora di moda) è rimasta tra parentesi. Sottaciuta. Quasi una conferma di come in Italia – al di là delle statistiche che, più che di un calo, dicono di una assuefazione stazionaria al tran-tran ospedalizzato della 194: nel 2011 109 mila IVG (dato provvisorio), meno 5 per cento sul 2010 – l’aborto sia diventato in sostanza moralmente indifferente, e anzi paradigma di una superiorità soggettiva sul fatto oggettivo. Un dato di fatto relativizzato, per così dire, anche dalla chiesa, che in tre decenni non hai mai più affrontato di petto la battaglia su un piano culturale. Così che oggi, anche sugli altri fronti sensibili, dall’eutanasia alle nozze gay, c’è una sorta di paralizzata preoccupazione davanti al nuovo fronte di frana che potrebbe essere repentino, come dimostra il caso francese.

Il profumo di questa opaca aria occidentale che soffia sull’Italia lo raccontano due libri recenti. La scrittrice Simona Spartaco è entrata nella dozzina per lo Strega con “Nessuno sa di noi”, romanzo che parla di un aborto eugenetico (illegale e all’estero) dopo la 23esima settimana. Storia semplice: loro hanno voluto il loro bambino a furia di bombardamenti ormonali (è un loro legittimo desiderio, no?), adesso scoprono che quello sgorbio è malato. Perché non dovrebbero eliminarlo (è un loro diritto, no?)? C’è poi un saggio di Chiara Lalli per Fandango, “La verità, vi prego, sull’aborto”, basato su interviste a donne per nulla traumatizzate di aver abortito (altro che SPA, la sindrome post-abortiva), che prova a ribaltare il paradigma “della colpa” e smontare il pregiudizio per cui l’aborto “è sempre un trauma”. Lalli spiega come sia vero il contrario: “Voglio esplorare una possibilità teorica che si possa scegliere di abortire, che lo si possa fare perché non si vuole un figlio o non se ne vuole un altro, che si possa decidere senza covare conflitti o sensi di colpa”.
Eppure, mentre ci si avvia a celebrare i 35 anni della legge 194, il caso in Italia appare tutt’altro che chiuso. Domani, domenica 12 maggio, a Roma è convocata una piccola grande Marcia per la Vita: indipendente, anzi alternativa, rispetto alle tradizionali strutture pro life cattoliche. Nella stessa domenica arriva davanti a tutte le chiese d’Italia la mobilitazione per la raccolta europea di firme (ne servono un milione) della campagna “Uno di noi”, che intende proporre alla Commissione europea di “estendere la protezione giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento”, cioè far riconoscere a livello europeo i diritti dell’embrione – iniziativa sostenuta dal Movimento per la Vita e in modo ufficioso dalla chiesa italiana, tramite le associazioni laicali e una martellante campagna di Avvenire.

Il messaggio inatteso di Angelo Scola

L’aborto, il suo scandalo lacerante anche nel corpo vivo della chiesa italiana appare insomma per quello che è: una questione tutt’altro che chiusa. Dolorosa, causa di timori e ripensamenti, ma viva. I segnali ad alto livello che qualcosa stia cambiando rispetto al passato non mancano. Uno assai eloquente, anche se buttato lì in modo informale, durante la presentazione milanese del suo ultimo libro “Non dimentichiamoci di Dio”, l’ha dato il cardinale di Milano, Angelo Scola. Rivolgendosi a Giuliano Ferrara e ricordando il suo impegno in materia, ha detto: “Mi sono sentito in colpa per quello che non siamo riusciti a dire noi, non l’abbiamo detto con chiarezza”. Ammissione più inedita che rara per un cardinale italiano, un “noi” che è suonato come una chiamata in causa di tutta la gerarchia, lasciando intendere che non si sia trattato di voce dal sen fuggita (del resto non è il genere di un teologo ad alta razionalità come Scola), ma di un giudizio meditato e foriero di approfondimenti. Se verranno, potrebbero essere anche divisivi, certo fuori dall’ecclesialese a bassa intensità in cui il dibattito in casa cattolica si è sempre svolto.

Bisogna tornare per un momento a quel 1978 e ad Andreotti. Per Paolo VI quella legge italiana, giunta nei suoi ultimi mesi di vita, fu un dolore immenso, ma è noto che né dal Vaticano né dalla Cei arrivò alcuna scomunica al presidente del Consiglio che la firmò. Lo ha ricordato, quasi unica medaglia in un articolo velenoso, Alberto Melloni: “Sarà però il Divo Giulio nel maggio 1978 a controfirmare la legge sull’aborto votata dal Parlamento: cosa che non accende alcuna sfiducia ecclesiastica”. E’ noto che quando partì la mobilitazione per il referendum i timori e le divisioni nelle gerarchie furono enormi. E’ noto che Andreotti non fosse certo l’unico contrario, così come non aveva condiviso la sciagurata campagna fanfaniana contro il divorzio, aveva anzi scritto un librino prezioso dei suoi, “I minibigami”, in cui sosteneva i possibili vantaggi di un doppio regime in caso di matrimonio: uno religioso e l’altro civile. Il referendum del 1981 fu una forzatura, pagata a caro prezzo. Il Sabato, allora settimanale della “ricomposizione dell’area cattolica”, dopo la batosta titolò “Si ricomincia da 32” (la percentuale raggiunta dagli antiabortisti), il wishful thinking forse più disastroso della storia del giornalismo cattolico: la ferita anche psicologica di quella sconfitta stracciò il tessuto ecclesiale in due lembi asimmetrici, una piccola minoranza pro life e una maggioranza che su quella ferita provò, di fatto, a spalmare l’anestetico di un quietismo distratto. Pochi davvero furono i tentativi di ripulirla, la ferita, tirandone via le croste indurite, cercando di purificare un pensiero pro life che fosse all’altezza dei tempi, della secolarizzazione ormai compiuta, di un rapporto con le leggi dello stato che andasse al di là della recriminazione e della tattica. Ci volle un ventennio perché la chiesa dei valori non negoziabili provasse una nuova strada. Furono gli anni dell’eccezionalismo italiano, della legge 40 e del Family day. Pochi anni dopo, col caso Englaro e la ventata di buon umore della moratoria contro l’aborto, la chiesa italiana è sembrata invece spaventata dalla vertigine di volare troppo alto. Recentemente il cardinale Camillo Ruini, dialogando col direttore di Repubblica Ezio Mauro, ha ricordato che la linea della chiesa non è mai stata né deve essere quella dello scontro: “E se la stessa chiesa andasse in minoranza?”, gli chiedeva Mauro. “Nessun problema”, replicava Ruini: “Per divorzio e aborto, tanto per citare il caso italiano, la chiesa non ha invitato alla rivolta civile, ma s’è appellata alla coscienza personale, perché l’uomo non ha solo una libertà esteriore, bensì una, ed è quella più importante, interiore”. Si farebbe un gran torto al cardinale a definirla una posizione mediana, lui è stato sempre tra i più netti sostenitori del dovere di intervento della chiesa nello spazio pubblico delle questioni legate al “grave dovere di dare la vita”. Ma certo la sua riflessione va inscritta in una più generale visione d’insieme, la stessa che Ruini ha esposto nella lectio magistralis per Magna Carta che il Foglio ha pubblicato martedì scorso sul rapporto tra le convinzioni religiose e la società aperta e secolarizzata.

La dottrina tradizionale, di per sé, è limpida. Ma nella chiesa italiana un pensiero bioetico forte ha stentato a nascere. Così come la sua sottolineatura pastorale. I richiami sono sempre stati netti ma generici, mai ultimativi, le iniziative di stimolo blande. Anche sul mero fronte della “attuazione integrale” della 194, quel preambolo che nega (negherebbe) tra le cause di aborto quelle economiche, si è fatto pochino. Il tempo ha un po’ logorato e infiacchito un mondo pro life mai davvero decollato, certo non nella misura battagliera tipica di altri contesti, per lo più anglosassoni. Qualche ruggine personalistica, qualche innegabile scontro interno, non hanno giovato. La poca incisività, i pochi volontari e la risibile dotazione dei Centri di aiuto alla vita, anche dei più battaglieri come quello di Paola Bonzi alla Mangiagalli di Milano, sono segnali che anche nelle ovattate stanze della Cei si stanno prendendo in considerazione. Ma non è solo il volontariato: in questi giorni cambieranno i vertici di Scienza e Vita, con l’ambizione di rilanciare la fucina culturale del pro life cattolico, di cui si erano perse le tracce.
I segni che qualcosa stia cambiando non mancano. A partire dall’appoggio a una iniziativa nata spontanea come la Marcia per la Vita (questa è la terza edizione), che ha raccolto l’adesione e la benedizione del presidente della Cei Angelo Bagnasco e di una trentina tra cardinali e vescovi. Se è naturale la partecipazione al convegno che precederà l’evento di prelati da sempre outspoken sui temi della vita come monsignor Gianpaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste, o il cardinale di Bologna Carlo Caffarra, che svolgerà una lectio magistralis sul Vangelo della Vita, indicative sono anche altre adesioni, tra cui quella di Vincenzo Paglia, capo del pontificio Consiglio per la Famiglia. Alla Marcia parteciperà anche il cardinale americano Leo Raymond Burke, Prefetto del Supremo tribunale della segnatura apostolica, che in una recente intervista ha sparato alzo zero: “Credo che in alcuni posti ci sia grande esitazione da parte dei prelati a coinvolgersi in manifestazioni pubbliche. Quasi fosse percepita come una sorta di attività politica che un prete non deve intraprendere”.

L’iniziativa “Uno di noi” è un altro segnale di una galassia pro life in lenta uscita dalla letargia. La cosa più interessante è il tentativo di spostare il punto di vista, adeguandolo alle nuove sfide, anche di carattere legislativo. Spiega Alfredo Mantovano, tra i responsabili del comitato italiano, che “certo non c’è l’illusione di ottenere il risultato”, ma la mobilitazione internazionale serve per indicare che l’asticella sulle legislazioni della vita si sta alzando: “Ormai parliamo di eutanasia, di infanticidio (come documentato dal Foglio mercoledì, dell’eutanasia dei bambini possibile in Olanda “se le loro prospettive di vita sono fosche”, ndr). Mettere all’attenzione e chiedere un pronunciamento dei legislatori europei sullo statuto dell’embrione – tra l’altro in presenza di pareri di parte europea non sempre e non tutti negativi¬ – è più forte del semplice contrasto delle legislazioni abortiste che ormai ci sono quasi ovunque”. A Mantovano sembra che questo impegno non sia da poco, anche se riconosce che c’è stato un calo di tensione negli ultimi anni. Ma il clima sta cambiando: “E non è affatto migliorato. Anzi il rischio di nuove campagne negative, come l’iniziativa radicale sull’eutanasia, è alto, bisogna aggiornare il vecchio modo di affrontare questi temi. E una mobilitazione tra politica e società serve”.

Aggiornare il linguaggio
Servirebbe anche un aggiornamento dei linguaggi. Per dirla con Scola, se anche la chiesa non riuscisse più a far intendere che “la vita è sacra”, dovrà pur sempre trovare il modo di affermare che “l’autogenerazione non sarà mai possibile”. A rendere bisognosa di aggiornamento la lingua cattolica sulla vita in Italia è certamente anche il contesto. Più duro, a lungo più ideologizzato che altrove. La moratoria sull’aborto fu presa a uova e sassi, qualsiasi richiesta anche solo di finanziare l’aiuto alle donne che vogliono tenersi il loro bambino (come il meritorio progetto pilota Nasco della regione Lombardia) è sempre aggredita con un sordo “la 194 non si tocca”. La lingua di legno ideologica non è mai stata veramente scalfita, come invece capita all’estero. Da noi nessun film come “Juno”, nessuna star di prima grandezza come Jack Nicholson, non proprio l’icona del bravo ragazzo, pronta a dichiarare di essere risolutamente pro life “perché la vita è il dono più grande”. E’ culturalmente significativo lo scandalo generato nella cultura pop, pochi giorni fa, dall’autobiografia del tennista Jimmy Connors, come dire l’icona di un certo modo di essere eroi americani, l’alter ego di John McEnroe, che ha raccontato come la causa della rottura della sua relazione con Chris Evert fu la scelta di lei, allora diciannovenne, di abortire senza nemmeno consultarlo: “Avrei gradito che la natura facesse il suo corso, mi sarei preso le mie responsabilità, ma Chris ritenne che il momento non fosse quello giusto”.
Il mondo americano è diverso, e questo ha un riflesso anche sulla chiesa. Negli Stati Uniti la “Roe v. Wade” è un dibattito sempre aperto, non un tabù, e certe scelte obamiane non hanno fatto che acuirlo. E i vescovi parlano, spesso e volentieri. Negli ultimi anni, inchieste e analisi come quelle sull’aborto selettivo delle bambine in Asia sono diventate fonte di riflessione e scandalo non più taciuto. In Italia, le copertine dell’Economist inciampano nel ridimensionamento scettico, scivolano su una condivisione pelosa, nella traduzione infedele della “strage delle bambine”, nel tentativo di attutire e travisare la vera natura morale dello problema nel sottoinsieme dello scandalo di genere. Persino il teologo Vito Mancuso cessa di fare notizia, quando su Repubblica si lascia sfuggire che “la vita umana non fa eccezione: anch’essa è sacra e va trattata con rispetto dal concepimento fino alla fine”. E poi su Facebook glossa il filosofo cattolico Jean Guitton: “L’aborto è l’uccisione di un innocente” con un perentorio “sono totalmente d’accordo”.
Eppure in un altro paese cattolico come la Spagna, che ha subìto una bufera di secolarizzazione impetuosa e gli anni della follia ciudadana, i vescovi hanno la forza, in questi mesi, di sostenere una battaglia per la revisione della legge sull’aborto. Eppure in Irlanda, dove la chiesa è stata scossa alle radici dalla questione pedofilia, il disegno di legge che dovrebbe legalizzare l’aborto stenta anche per l’impegno preciso dei politici cattolici.

Per contro in Italia, dopo gli anni dell’eccezionalismo, la Cei è sembrata curarsi maggiormente dei suoi dossier sociali. E la politica pro life ha perduto un’intera legislatura, quella nata proprio nei giorni di Eluana Englaro. Il “tagliando alla 194”, che avrebbe dovuto essere la risposta piena di buon senso alla dura ma non moralistica e non antifemminile moratoria del Foglio, non è mai stato fatto, mentre il governo dell’anarca etico Berlusconi diventava anarchico e basta. Nell’agosto del 2010, a governo ormai pronto per i protocolli di Groningen, fu presentata la cosiddetta “agenda biopolitica”, iniziativa dei ministri del Welfare e della Salute Maurizio Sacconi e Ferruccio Fazio, insieme al sottosegretario Eugenia Roccella. C’era anche Beatrice Lorenzin, oggi ministro alla Salute. Parlò di una “intesa trasversale sulla priorità dei temi etici che sta emergendo dalla presentazione dell’agenda biopolitica del governo… su questi problemi fondamentali c’è un’evidente maggioranza parlamentare pro life”. Tutto restò lettera morta, per le note vicende indipendenti dalla buona volontà. Che oggi ci sia la possibilità di creare larghe intese su questi argomenti, è indubbiamente un wishful thinking. Scorre invece una maggiore preoccupazione, nella chiesa cattolica, che si possa assistere a qualche tentativo di forzatura alla francese. Intanto, si marcia.

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