Per una sana devozione: intervista a padre Angelo Maria Tentori, voce di Radio Maria

Posté par atempodiblog le 25 mars 2013

Per una sana devozione
La preghiera alla Vergine Maria, specialmente il rosario, ha una radice inestirpabile nel Vangelo. Anche durante la crisi del post-concilio, il popolo cattolico non ha dimenticato di invocare la Madre di Dio. Intervista a padre Angelo Maria Tentori, voce di Radio Maria

di Roberto Beretta – Il Timone, maggio 2011

Per una sana devozione: intervista a padre Angelo Maria Tentori, voce di Radio Maria dans Apparizioni mariane e santuari angelomariatentori

È da vent’anni il mariologo di «Radio Maria»: che è come dire un esperto della Vergine elevato al cubo. Padre Angelo Tentori, del resto, lo deve anche alla veste che porta, quella appunto dei Serviti o – più correttamente – dei Servi di Maria. E lui tiene fede alla sua missione dai microfoni dell’emittente erbese, senza rinunciare a indicare agli ascoltatori anche un’immagine della Madonna che non si limiti agli aspetti sdolcinati o miracolistici.

Ecco, padre: uno degli aspetti teologicamente più deboli del culto mariano è il suo lato affettivo, «meraviglioso»… Certo, l’uomo ha bisogno di nutrire il sentimento e di poter chiedere aiuto a qualcuno, ma spesso – anche da parte del clero – è solo questo l’aspetto che si enfatizza nei confronti della Madonna. Che ne pensa?
«Penso che si debba tornare ad annunciare il Vangelo nella sua completezza, compreso il ruolo, la missione di Maria nella vita della Chiesa e il suo influsso sul mondo intero. Mancando una sufficiente conoscenza della persona di Maria e della sua funzione (me ne rendo conto grazie alla mia rubrica mariana settimanale su Radio Maria), è normale che i fedeli si aggrappino agli aspetti più appariscenti della sua azione materna in soccorso dei figli più tribolati… Purtroppo manca anche nei sacerdoti, in genere, una formazione teologica mariana. La gente ha bisogno di sapere chi è la Madre di Gesù e Madre nostra, ha bisogno di capire per potersi affidare a lei e perché li conduca alla fede e all’amore di Dio. Le persone, almeno quelle più sensibili, sono coscienti della propria debolezza e fragilità e hanno bisogno di non sentirsi orfani, in balia degli eventi sconcertanti del mondo».

Dopo la crisi del passato, padre, quali segnali intravede per quanto riguarda il culto della Madonna oggi?
«Sì, dopo il Concilio c’è stata una specie di crisi del culto alla Vergine. Nel tentativo di purificarlo e impostarlo diversamente, rifuggendo da certe devozioni popolari che potevano a volte rasentare il fanatismo, si era purtroppo giunti ad abolire anche le pratiche che invece erano corrette. Si veda l’accanimento contro il rosario come preghiera ripetitiva, distratta e non sostanziosa. Si era persino giunti a considerare la figura di Maria come un disturbo nell’accedere a Cristo. D’altra parte, però, sono rimasti vivi nel cuore della gente semplice l’attaccamento, la fiducia e la speranza nel ricorrere a Maria, come a una madre cui confidare tutte le pene e richiedere l’aiuto; lo prova la persistenza dei pellegrinaggi ai santuari mariani, che tuttora attirano molti fedeli: anche quelli che magari non vanno più in chiesa».

Un altro «punto debole» è il mancato aggancio tra la parola di Dio e le devozioni a Maria, tra cultura biblica e rosario, per esempio. Qual è la sua proposta in merito?
«Se c’è questo distacco, la responsabilità non è delle devozioni mariane, ma della trascuratezza di chi dovrebbe illustrarne il contenuto biblico. Facciamo proprio l’esempio del rosario: non esiste in questa pratica nessun elemento che non derivi dalla parola di Dio; il rosario è completamente biblico! Non per niente Giovanni Paolo II ha cercato di eliminare l’equivoco che la corona sia solo una forma devozionale e debba quindi lasciare il posto a una preghiera liturgica, scrivendo un’apposita lettera apostolica diretta a vescovi, clero e fedeli, la Rosarium Virginis Mariae (2002). In quel testo il Papa spiegava bene il senso e il contenuto teologico e scritturistico del rosario come preghiera riferita a Cristo, riassunto profondo dell’intero messaggio evangelico, eco del perenne Magnificat di Maria, strumento attraverso il quale il popolo cristiano si mette alla scuola della Vergine per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Dio. Anche Paolo VI, nell’enciclica Marialis cultus (1974), aveva sottolineato il carattere evangelico del rosario: sullo sfondo dell’Ave Maria passano davanti agli occhi dell’anima i principali episodi della vita di Gesù, e nello stesso tempo il cuore può racchiudere nelle decine tutti i fatti della vita, della famiglia, della società, della Chiesa… Insomma: non solo il rosario batte il ritmo della vita umana; non solo non si oppone alla liturgia; non solo si colloca nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana; ma – se riscoperto nel suo pieno significato – offre un’opportunità spirituale di formazione e nuova evangelizzazione. Se invece non viene compreso, è solo perché è mancata la cura di chi doveva portare a conoscenza dei fedeli la vera “cultura” del rosario».

La facilità di viaggiare ha moltiplicato la pratica del pellegrinaggio ai santuari mariani, ma forse facendola un po’ scadere a livello di turismo… O no?
«Mi sembra che oggi come oggi sia impossibile sfuggire a un certo contesto turistico. Le esigenze dei pellegrini sono aumentate e il movimento di gruppi numerosi esige un’organizzazione da operatori turistici… Ma la gente, almeno quella che accorre con fede, sa distinguere lo scopo del pellegrinaggio dai contorni commerciali. Se poi ci sono alcuni accompagnatori cui non importa il fatto religioso, c’è da sperare che anch’essi – giunti sul posto – si lascino toccare dalla grazia. È successo molte volte che agnostici e scettici siano tornati alle loro case convertiti, avendo percepito la presenza di Maria».

Ci sono nuove pratiche devozionali mariane che attirano la sua attenzione e che meritano di essere diffuse?
E magari invece altre che andrebbero tralasciate? «Occorre fare una distinzione di categorie. C’è gente che per tanti motivi non può partecipare ad alcune pratiche mariane “nuove”, ma resta affezionata a quelle antiche, e ci sono fedeli che invece – più abituati alla partecipazione alla liturgia – hanno interesse per altre forme di devozione mariana. Quanto alle pratiche da tralasciare, non saprei quali. Infatti a che cosa si riduce oggi il culto mariano? Al rosario principalmente, a qualche processione, ai pellegrinaggi. Quali sopprimere? Nessuna. Tutt’al più “purificare” certe processioni, che però sono un fenomeno molto limitato».

Ha qualche proposta per rilanciare il rosario come preghiera «moderna», adatta all’uomo d’oggi e ai nostri giorni?
«Personalmente vorrei che la struttura del rosario restasse quella che è, in quanto è adatta a tutte le categorie: dai bambini agli anziani, ai malati, alle persone che durante le normali occupazioni vogliono santificare il loro lavoro. Perché però non diventi una preghiera meccanica, almeno per quanti possono recarsi in chiesa, si potrebbe adottare una recita comunitaria che preveda di volta in volta l’approfondimento di un mistero, strutturando la meditazione con la lettura del brano di Vangelo che lo riguarda. Il rosario si può anche inframmezzare con la recita di un salmo, o con preghiere di intercessione, o con una breve spiegazione o esortazione. Ci sono molte possibilità di approfondimento e tutte possono servire a non inaridire la preghiera».

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Domenica delle Palme

Posté par atempodiblog le 24 mars 2013

Domenica delle Palme dans Quaresima Domenica-palme

Domenica delle Palme. Durante la santa Messa la mia anima è stata immersa nell’amarezza e nella sofferenza di Gesù. Gesù mi ha fatto conoscere quanto ha sofferto durante quel corteo trionfale. Agli «Osanna» facevano eco nel Cuore di Gesù i «Crucifige». Gesù mi ha fatto provare ciò in modo singolare.

Santa Faustina Kowalska

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Paolo VI, padre appassionato alla vita del suo popolo

Posté par atempodiblog le 24 mars 2013

Paolo VI, padre appassionato alla vita del suo popolo dans Andrea Tornielli giussanipaolovi

Le parole pronunciate il 23 luglio 1975 da Paolo VI sono per me come un vertice, una sintesi di tutta la sua preoccupazione di Papa per la vita reale della Chiesa, realtà umana e divina che cammina nella storia: «Dov’è il “Popolo di Dio”, del quale tanto si è parlato, e tuttora si parla, dov’è? Questa entità etnica sui generis… Come è scompaginato? Com’è caratterizzato? Com’è organizzato? Come esercita la sua missione ideale e tonificante nella società, nella quale è immerso? Bene sappiamo che il Popolo di Dio ha ora, storicamente, un nome a tutti più familiare: è la Chiesa».

Questo cuore di padre appassionato alla vita reale del suo popolo ci fece sentaire ancora più caro il papa dell’Ecclesiam Suam, egli che da arcivescovo aveva visto nascere e aveva accompagnato la prima insorgenza di Gioventù Studentesca nella Milano degli Anni’50, come tentativo di testimonianza della fede cattolica, stradda ragionevole per la salvezza, secondo le preoccupazioni dell’allora cardinale Montini, che con la grande Missione nelle diocesi di Milano suscitò in tanti giovani un interesse nuovo per la proposta crisitana.

Gli ultimi anni del pontificato di Paolo VI furono carichi di dolore per la Chiesa di Dio, provata da mille pericoli. Ricordo l’uscita dell’ Humanae Vitae e immagino il dolore che deve avere provato Paolo VI per l’imprevista onda di ostilità suscitata dalla sua enciclica. Quel fatto, mi pare, segna come un punto di svolta tra la prima e la seconda stagione del pontificato. Egli avvertiva la presenza operante del Maligno in lotta con la realtà storica della Chiesa, quasi schiacciandola in certi momenti o luoghi. Ma proprio questa percezione rinnovò in lui la certezza purissima della più forte azione del Signore operante in un “piccolo gregge” a Lui fedele: la comunità cristiana, nata per l’energia dello Spirito di Cristo risorto e unita intorno a Pietro e ai successori degli apostoli.
Ne parlò, quasi “confessandosi”, a Jean Guitton nel 1977:

«C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. [Capita che escano libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. Questo, secondo me, è strano. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi, e constato che emergono oggi alcuni segni di questa fine.] Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia» (J. Guitton, Paolo VI segreto).

Così un libro che ricorda Paolo VI è per fare memoria di una fede maturata nella sofferenza in una purità di abbandono alla volontà del Padre che è nei cieli, e germogliata come tenerezza di sguardo, come quando il Papa salutò i nostri studenti di Firenze, alla fine di dicembre del 1977: «Siate contenti, siate fedeli, siate forti e siate lieti di portare intorno a voi la testimonianza che la fede cristiana è forte, è lieta, è bella e capace di trasformare davvero nell’amore e con l’amore la società in cui essa si inserisce».

dalla Prefazione di Don Luigi Giussani al libro “Paolo VI. Il timoniere del Concilio” di Andrea Tornielli, Ed. PIEMME

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Aspira al Paradiso

Posté par atempodiblog le 23 mars 2013

Aspira al Paradiso dans Citazioni, frasi e pensieri gesparadisobambini

“Aspira al Paradiso e lo avrai in terra. Aspira alla terra e non otterrai nulla”.

Clive Staples Lewis

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La profezia dimenticata di Ratzinger sul futuro della chiesa

Posté par atempodiblog le 22 mars 2013

La profezia dimenticata di Ratzinger sul futuro della chiesa dans Riflessioni ratzingermadreteresa

«Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico, flirtando ora con la sinistra e ora con la destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti. Sarà un processo lungo, ma quando tutto il travaglio sarà passato, emergerà un grande potere da una Chiesa più spirituale e semplificata. A quel punto gli uomini scopriranno di abitare un mondo di indescrivibile solitudine, e avendo perso di vista Dio, avvertiranno l’orrore della loro povertà. Allora, e solo allora, vedranno quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto».

(Joseph Ratzinger, 24 dicembre del 1969)
Tratto da: Una casa sulla Roccia

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Un pericolo presente…

Posté par atempodiblog le 21 mars 2013

Un pericolo presente… dans Diego Manetti forrestgumpr

Mi veniva in mente un’immagine… un po’ come se ci fosse quest’uomo che sta correndo e quando tu ti affianchi a uno che sta correndo per lo meno gli chiedi “ma dove stai andando?”, quando vedi uno tutto trafelato… immagina se questa persona ti dicesse: “beh!, io corro perché devo correre”, noi diremmo: “ma questo è un pazzo, non sa dove sta andando”… così l’umanità. Ma pensa la menzogna: un film popolarissimo come Forrest Gump con Tom Hanks ha l’immagine di quest’uomo che corre perché deve correre, perché la spontaneità… allora dove noi vediamo, direi, proprio quasi il modo sclerotico di non porsi le domande, l’inconsistenza, la pazzia invece la si spaccia per spontaneità… per vivere naturalmente, in questo vedo che c’è proprio un pericolo presente…

Diego Manetti ai microfoni di Radio Maria

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Alcune semplici riflessioni sul nuovo pontefice

Posté par atempodiblog le 21 mars 2013

Alcune semplici riflessioni sul nuovo pontefice
Francesco Agnoli, da “Il Foglio” di oggi, 21/3/2013
Tratto da: Kairòs

Alcune semplici riflessioni sul nuovo pontefice dans Articoli di Giornali e News francescoagnoli

Applausi: tantissimi. Viene da pensare a Gesù: alla domenica delle Palme, all’entusiasmo della folla, seguì poi l’abbandono. Anche un altro papa, Pio IX, fu accolto dall’esultanza non solo delle folle, ma dei media di allora. Poi dovette fuggire dal Vaticano in gran fretta. E’ bello che ci sia tanto entusiasmo: da una parte c’è un desiderio vero di un Padre, c’è attesa verso la Chiesa. Ma non pochi applausi sono ipocriti: provengono da chi vorrebbe non riforma, ma rivoluzione; da tanti che vorrebbero archiviare al più presto, alzando la voce, ciò che di scomodo ha detto, in questi anni, Benedetto XVI.

Liturgia: il modo di predicare di Papa Francesco appare essenziale, chiaro, da parroco di campagna: Cristo, croce, Madonna e, non di rado, il diavolo. Certamente un modo molto diverso da quello del teologo Ratzinger, ma da un certo punto di vista quasi più tradizionale. Così come la recita, subito del Pater noster e dell’ave Maria e il gesto, così semplice e popolare, di portare fiori alla Madonna. Meno tradizionale, invece, il modo di celebrare. E’ però una falsità grossolana -che dimostra ancora una volta il tentativo di strumentalizzazione di alcuni- la notizia secondo cui Bergoglio avrebbe detto a monsignor Marini, che gli porgeva gli abituali abiti pontificali, di mettersela lui quella “roba” perché “è finito il carnevale” (se anche lo avesse detto, cosa che non è stata, nessuno lo potrebbe sapere, dal momento che nella stanza delle lacrime si recano solo il Maestro delle cerimonie e il nuovo papa).

Evangelizzazione: è prematuro formulare giudizi su quali saranno i fondamenti della evangelizzazione di papa Francesco. Leggendo alcune sue prediche passate sembra di vedere un certo desiderio di tenere insieme verità e carità. Un equilibrio, certo, sempre difficile. Ma sempre necessario. I rischi infatti sono due: da una parte chi enfatizzando la Verità, dimentica la carità; dall’altra chi, per sottolineare la Verità, da altri negata, cercando di fare da contrappeso, scade nel rigorismo. Abbiamo così i cattolici modernisti che, figli del relativismo mondano, non evangelizzano più, perché, in ultima analisi, non credono né nell’unico Salvatore, né nella sua Chiesa. Dall’altra cattolici che, osservando la triste situazione odierna, sono quasi paralizzati e annichiliti dalla potenza del male: finendo per non evangelizzare più neanche loro, perché privi della virtù teologale della Speranza.

Se chi mette la verità da una parte, in nome dell’amore, non ama neppure più, d’altra parte chi afferma la verità come possesso personale, a denti stretti, quasi come ripicca, come rivalsa, con zelo amaro, con vanità, come affermazione di una superiorità, mirando al giudizio più che alla correzione fraterna… tradisce la verità stessa. In passato il cardinal Bergoglio ha citato come emblematico, per l’oggi, la figura di Giona: “… Dio irrompe nella sua vita come un torrente. Lo invia a Ninive. Ninive è il simbolo di tutti i separati, i perduti, di tutte le periferie dell’umanità. Di tutti quelli che stanno fuori, lontano. Giona vide che il compito che gli si affidava era solo dire a tutti quegli uomini che le braccia di Dio erano ancora aperte, che la pazienza di Dio era lì e attendeva, per guarirli con il suo perdono e nutrirli con la sua tenerezza. Solo per questo Dio lo aveva inviato. Lo mandava a Ninive, ma lui invece scappa dalla parte opposta…”.

Evangelizzare significa allora rinunciare a dire la verità, a dire che Ninive è Ninive? No, certamente. Significa però, per un uomo di Dio, per chi incontra il prossimo non con un libro o un articolo di giornale, non trasformare Dio-Padre né in uno sciocco buonista né in un giudice senza Misericordia. Cosa sarebbe la verità, per esempio, senza perdono? Se un cristiano, offeso, pensasse solo a far valere il suo diritto, pur vero, che seguace di Gesù sarebbe? Un coniuge che pesasse sulla bilancia tutti gli errori dell’altro coniuge, e contabilizzasse ogni sbaglio del suo compagno di vita, sarebbe un cristiano? Nessuno, neppure il papa, ha il diritto, con la Rivelazione, di fare come fosse cosa sua. Ciò che è rivelato da Dio come bene, è e rimane tale; ciò che è male, rimane male. Non è possibile in questo, che la Chiesa si adatti; che cambi, che segua i tempi… Ma nella concretezza della vita, ogni volta che un fratello compie il male, l’umiltà deve essere la virtù che ci impedisce di ergerci a giudici di chi non possiamo, in ultima analisi, giudicare; la carità con cui agiremo eviterà che la nostra correzione chiuda il fratello alla speranza del perdono.

Non c’è alcuna autorità che condanni l’aborto più della Chiesa; eppure i cattolici sono i primi a dedicarsi all’aiuto delle ragazze madri e di chi ha abortito. Così la Chiesa, che predica la purezza, ha sempre dedicato la sua compassione anche alle prostitute, o, in tempi più recenti, ai malati di aids. Se non predicasse più la purezza tradirebbe Cristo; se non amasse più i peccatori, lo stesso. Quando si professa la verità, senza la carità, la si deturpa, come i farisei; quando si professa la carità, senza la verità, si è degli ingannatori.

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Povertà, umiltà, obbedienza: Francesco ci insegna che sono tre virtù collegate

Posté par atempodiblog le 21 mars 2013

Povertà, umiltà, obbedienza: Francesco ci insegna che sono tre virtù collegate

Povertà, umiltà, obbedienza: Francesco ci insegna che sono tre virtù collegate dans Padre Livio Fanzaga sanfrancescopovert

Per quanto riguarda la scelta volontaria della povertà, bisogna dire che, se Gesù a tutti ha chiesto il distacco interiore, ad alcuni ha chiesto anche una rinuncia concreta alle proprie ricchezze.
[...] Oltre agli apostoli e ai missionari del Vangelo ai quali è chiesto di essere totalmente liberi per Dio, anche singoli cristiani possono sentire questa chiamata di Gesù non solo al distacco interiore, che è obbligatorio per tutti, ma anche una effettiva povertà volontaria.
[...] E’ bene mettere in evidenza che san Francesco porta avanti questa “rivoluzione” in assoluta obbedienza alla Chiesa, in un periodo in cui la predicazione della povertà aveva un carattere di forte protesta nei confronti della gerarchia ecclesiastica e addirittura di eresia, come nei catari, negli albigesi, nei valdesi e in altri movimenti, i quali non si limitavano a deplorare gli abusi dei prelati ricchi, ma ne traevano motivo per contestare la legittimità stessa della Chiesa.
Francesco, invece, non critica, non attacca: non usa l’ideale della povertà per combattere la Chiesa. Egli vive semplicemente l’imitazione di Cristo povero in umiltà e in obbedienza.
Gli eretici usavano l’ideale della povertà per scardinare la Chiesa, ma il loro non era l’ideale evangelico. Infatti, la povertà nel Vangelo non è mai soltanto uno stato sociale, ma un atteggiamento umile del cuore. Francesco, vero povero di Cristo, quindi umile di cuore, rinnova la Chiesa senza contestarla.
Povertà, umiltà, obbedienza: Francesco ci insegna che sono tre virtù collegate. La povertà degli eretici, invece, non era ne umile ne obbediente: era soltanto uno strumento di lotta – di una lotta ricorrente nei secoli, anche ai nostri tempi – contro la Chiesa gerarchica.
La Chiesa dei poveri, ci ricorda san Francesco, lo è in un senso ben preciso: è la Chiesa che innanzitutto si sforza in se stessa l’esigenze di Cristo, povero, umile, obbediente, e per ciò stesso può stare affianco con amore ai poveri del suo tempo.
Con la sua solo vita, san Francesco smaschera l’inganno degli eretici: gente orgogliosa e arrogante che, per scardinare la Chiesa, faceva un uso strumentale dei poveri ma non li amava veramente.
San Francesco ha indicato la via della vera riforma della Chiesa, sempre esposta alle tentazioni del mondo: è la via che parte innanzitutto dalla propria conversione personale a Cristo umile, povero, obbediente.
Da questa radice nascono nuovi germogli di vita per la Chiesa di ogni tempo.

di Padre Livio Fanzaga – Radio Maria

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C’è Uno solo che può mettersi fino in fondo al posto tuo

Posté par atempodiblog le 21 mars 2013

C'è Uno solo che può mettersi fino in fondo al posto tuo dans Citazioni, frasi e pensieri abbraccioges

Mio ascoltatore, se tu stesso sei stato,o forse sei, sofferente oppure se hai conosciuto chi soffre, forse con la buona intenzione di dargli conforto, hai senz’altro ascoltato spesso la comune protesta di chi soffre: “Tu non mi capisci, sì , non mi capisci, non ti metti al mio posto. Se ti mettessi al mio posto, se fossi capace di metterti al mio posto, se potessi metterti fino in fondo al mio posto e dunque capirmi fino in fondo, allora parleresti diversamente”. Parleresti diversamente, il che vuol dire, nel linguaggio di chi soffre, anche tu vedresti e capiresti che non esiste conforto. Questa è dunque la protesta, chi soffre protesta quasi sempre che chi lo vuole confortare non si mette al suo posto.
C’è Uno solo che può mettersi fino in fondo al posto tuo e di ciascun sofferente: il Signore Gesù Cristo…
Lui sa avere compassione. E che Lui non possa non avere compassione lo vedi dal fatto che per compassione è stato provato in tutto e al nostro stesso modo: è stata proprio la compassione a fargli decidere di venire al mondo… Cristo si è messo fino in fondo al tuo posto. Era Dio e divenne uomo  così si è messo al tuo posto. Questo desidera infatti la vera compassione: mettersi al posto di chi soffre per poter davvero recare conforto. Ma proprio questo la compassione umana non è capace di farlo: solo la compassione divina lo può.
E Dio divenne uomo. Divenne uomo. E divenne quell’uomo che tra tutti, tutti incondizionatamente, ha sofferto di più; mai è nato e mai nascerà o potrà nascere essere umano capace di soffrire quanto Lui.
Oh, quale sicurezza per la Sua compassione, quale compassione offrire una tal sicurezza!
Comparendo apre le Sue braccia a tutti i sofferenti: venite qui, dice, voi tutti che soffrite e siete oppressi: venite a me!

Sören Kierkegaard

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“Osservate la Croce”

Posté par atempodiblog le 21 mars 2013

“Osservate la Croce” dans Citazioni, frasi e pensieri jozozovkokrizevac

“Osservate la Croce”, dice la Madre. E lei sa perché. Dice: “Osservate le sue piaghe, per imparare ad amare”. L’amore è dare la vita per altri. L’amore è morire per gli altri, offrire me stesso per loro. L’amore è pregare “Padre, perdona a loro”. Questo è l’amore: intercedere, come Gesù crocifisso ha fatto per i peccatori. “Padre, perdona loro”. Osservare la croce significa imparare: Dio mi perdona, non temo; Dio mi perdona, non ho paura. Dio è perdono. Il Padre mi ha perdonato, ha esaudito la preghiera del figlio. Sono felice. Cosa dice Dio a me attraverso i Profeti, ad esempio il profeta Isaia (cap. 43 o 49)? “Io ho scritto il tuo nome sulle palme delle mani. Tu sei mio. Se devi passare le acque o il fuoco, non temere, tu sei mio, sono con te, io ti ho redento. Tu sei prezioso ai miei occhi, non temere. Io ti amo. Una mamma può dimenticare il figlio, ma io non posso”. E’ un paragone con l’amore più forte creato da Dio, l’amore materno. “Può succedere che la mamma perde questo dono per il proprio figlio, ma io non posso, perché ti amo”. Questo amore è mostrato attraverso la Croce, in maniera fortissima, eclatante. “Osservate le sue piaghe” dice la Madre. Ma come no? “Voglio tornare nella mia famiglia, di nuovo con la croce, metterla in un posto particolare nella mia casa, dove i miei figli possono osservarla”.

Padre Jozo Zovko

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Quel neoclericalismo che “sequestra” i sacramenti

Posté par atempodiblog le 21 mars 2013

Quel neoclericalismo che “sequestra” i sacramenti
Il cardinale Bergoglio lancia l’allarme: negare il battesimo ai figli nati fuori dal matrimonio è una forma di «gnosticismo farisaico» che «separa il popolo dalla salvezza»

di Gianni Valente – Vatican Insider, 5/09/2012

Quel neoclericalismo che “sequestra” i sacramenti dans Aborto bergogliobattesimonoabo

Ha quasi chiesto scusa per l’impatto forte dell’immagine scelta: quella di una ragazza madre, una «povera ragazza» che magari ha vinto la tentazione insinuata in lei da chi le suggeriva di abortire, ha avuto il coraggio di mettere al mondo il suo bambino, e poi «si trova a pellegrinare di parrocchia in parrocchia, chiedendo che qualcuno glielo battezzi».

Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, ha richiamato senza esitazioni la ragione più ricorrente nei casi di battesimo “negato”: «Lo dico con dolore, se suona come una denuncia o un’offesa perdonatemi: nella nostra regione ecclesiastica  ci sono presbiteri che non battezzano i bambini delle madri non sposate perché non sono stati concepiti nella santità del matrimonio».

Il singolare richiamo a non umiliare con ricatti sacramentali le attese di chi chiede il battesimo per i propri figli è stato pronunciato domenica da Bergoglio nella sua omelia per la messa di chiusura del Convegno della regione ecclesiastica di Buenos Aires dedicato alla pastorale urbana.

Il cardinale gesuita vede nel “sequestro” dei sacramento che segna l’inizio della vita cristiana l’espressione di un neo-clericalismo rigorista quanto ipocrita, che tratta anche i sacramenti come strumenti per affermare la propria supremazia. Magari rinfacciando ai fedeli le loro fragilità e ferite, o mortificando le aperture e le attese di coloro che non sarebbero in regola coi “prerequisiti” di preparazione dottrinale e di status morale. Non si tratta solo di modelli pastorali fuorvianti: secondo Bergoglio tale modus operandi stravolge e rinnega la dinamica stessa dell’incarnazione di Cristo, ridotta a mero slogan dottrinale per operazioni di potere religioso. «Gesù» ha spiegato il porporato «non fece proselitismo: lui accompagnò. E le conversioni che provocava avvenivano precisamente per questa sua sollecitudine a accompagnare che ci rende fratelli, che ci rende figli, e non soci di una Ong o proseliti di una multinazionale».

Una dinamica di prossimità e liberazione che ha la sua espressione oggettiva e perdurante nel dono dei sacramenti. Invece per Bergoglio gli ipocriti di oggi, clericalizzando la Chiesa, «allontanano il popolo di Dio dalla salvezza». Sono loro gli epigoni dello «gnosticismo ipocrita dei farisei», davanti al quale Gesù tornava sempre «a mostrarsi in mezzo alla gente, tra i pubblicani e i peccatori».

Le parole di Bergoglio esprimono una sollecitudine da tempo avvertita nella Chiesa di Buenos Aires. Già da diversi anni, valorizzando anche le intuizioni di padre Rafael Tello – il teologo dei poveri e della devozione popolare scomparso nel 2002 – l’arcidiocesi suggerisce linee pastorali per facilitare in ogni modo i battesimi di quelli – bambini, ragazzi, adulti – che per varie circostanze della vita, nel nuovo contesto di secolarizzazione, non si sono battezzati. Senza aggiungere condizioni a quella contemplata dal Codice di diritto canonico, ossia che siano i genitori a richiedere il battesimo per i figli minori. Obiettivo minimale dichiarato: fare in modo che nessun genitore, a cominciare da quelli che vivono situazioni familiari irregolari, esca dalla parrocchia con l’idea che qualcuno, per qualche motivo, si è arrogato il potere di negare il battesimo ai suoi figli.

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Dio è cattolico

Posté par atempodiblog le 21 mars 2013

Dio è cattolico dans Citazioni, frasi e pensieri jeanguitton

“Mi dispiace per gli altri, ma Dio è cattolico”.

Jean Guitton

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Papa Francesco e la Virgen de Lujan

Posté par atempodiblog le 20 mars 2013

Papa Francesco e la Virgen de Lujan
Autore: Monache dell’Adorazione Eucaristica  Curatore: Riva, Sr. Maria Gloria
Fonte: CulturaCattolica.it

Papa Francesco e la Virgen de Lujan dans Apparizioni mariane e santuari papafrancescoargentina

Affidiamo Papa Francesco alla Vergine Maria, venerata in Argentina sotto il titolo di Nuestra Senora de Lujan. Proponiamo qui la bella storia del Santuario, simile a quella della Madonna di Monserrat e la preghiera di affidamento a Maria fatto a Buenos Aires da Giovanni Paolo II il 12 aprile 1987.

Il nuovo Pontefice, Papa Francesco, affiderà domani la sua vita e il suo Pontificato alla Vergine Maria. Essendo egli figlio della terra Argentina, non possiamo dimenticare la commovente storia della Vergine di Lujan, patrona di quel paese e la bella preghiera che le dedicò Giovanni Paolo II.

La storia
Nel 1629 il portoghese, Don Antonio Ferías de Sáa, proprietario di una fattoria nella località di Sumampa, della giurisdizione di Cordoba del Tucumán, chiese all’amico marinaio Juan che le portasse dal Brasile un’immagine dell’Immacolata Concezione per erigere una cappella.
Dal Brasile inviarono due statuette in terracotta, imballate in due casse di legno: una raffigurava l’Immacolata Concezione ed è la Vergine che attualmente si venera nel Santuario di Luján; l’altra rappresentava la Madre di Dio, traslata poi a Cordoba.
Al porto, le due scatole vengono caricate su una delle carovane dirette a Viejo e a Cordoba. È il mese di maggio. La carovana, dopo due giorni di cammino, si ferma presso il rio Luján per trascorrere la notte.
Allo spuntare del sole, il cocchiere della carovana rilegò i buoi al carro, spingendoli a camminare. Ma non muovevano un passo, neppure se percossi. Pensarono di alleggerire il carico. Levarono le due casse. E i buoi ripresero a camminare. Rimisero le casse e i buoi si fermarono. È evidente che l’ostacolo erano le casse. Non mancò un’ulteriore prova: ne tolsero una e il carro stava fermo, la sostituirono con l’altra e i buoi ripresero a camminare senza difficoltà. A questo punto chiesero a Juan il contenuto delle scatole. Così la statua dell’Immacolata Concezione fu trasportata alla fattoria di Rosende, mentre l’altra proseguiva per  Cordoba.
Il padrone della fattoria s’impegnò a costruire una modesta cappella, affidandone la guardia ad un suo servitore.
Nel giro di poche ore la notizia  isi diffuse tra il popolo e la cappella divenne meta di devozione.
La statua vi rimase per oltre 40 anni. Gli affari economici, però, subirono delle perdite sia per la negligenza degli operai che per la chiusura della strada per Cordoba. In quanto, sovente, su questa strada si verificavano delle rappresaglie a causa della Cappella perché le autorità ecclesiastiche non si esprimevano sui prodigi che la Vergine compiva.
Nel 1671 Doña Ana de Matos, padrona di un’altra fattoria, sempre nei pressi del rio Luján chiese a Juan Oramas di venderle la statua. Perché la sua fattoria si presentava come luogo più sicuro e più transitato. Così avvenne. Ma il giorno seguente, Doña Ana non trovò la statua al suo posto. Era ritornata nella vecchia cappella. Raccontò l’accaduto alle autorità ecclesiastiche. Si recarono sul luogo e in processione la riportarono alla fattoria de Matos.
Si è giunti alla costruzione di questa Basilica dopo aver eretto una seconda cappella, terminata nel 1685, nella terra di Doña Ana. Poiché non era abbastanza capiente nel 1754 si gettarono le fondamenta del Tempio.
Nel dicembre del 1871 si ebbe il primo pellegrinaggio ufficiale. L’8 maggio del 1887 l’incoronazione di Nuestra Señora de Luján, concessa da Leone VIII. E il 15 maggio si mise la prima pietra per la costruzione della basilica. Nel 1890 cominciarono i lavori. Nel frattempo, nel 1893, Luján viene dichiarata città.
Nel 1930 l’Immacolata Concezione di Luján è dichiarata Patrona dell’Argentina, Uruguay e Paraguay.

La statua in ceramica incominciò presto a rovinarsi, così il vescovo decise di proteggerla con un abito di argento che le dà la forma triangolare. Della statua originale si vedono solo il viso e le mani giunte.

La preghiera di affidamento di Giovanni Paolo II

1. Dio ti saluti Maria piena di grazia,
Madre del Redentore!

Dinanzi alla tua immagine dell’Immacolata Concezione,
Vergine di Luján, patrona dell’Argentina,
mi prostro in questo giorno qui, a Buenos Aires,
con tutti i figli di questa amata patria
i cui sguardi e i cui cuori sono rivolti a te;
con tutti i giovani dell’America Latina
che ti sono grati per le tue cure materne
prodigate incessantemente nell’evangelizzazione del continente;
nel suo passato, presente e futuro;
con tutti i giovani del mondo, riuniti spiritualmente qui,
con un impegno di fede e di amore;
per essere testimoni di Cristo tuo Figlio
nel terzo millennio della storia cristiana,
illuminati dal tuo esempio, giovane Vergine di Nazaret,
che apristi le porte della storia al Redentore dell’uomo,
con la tua fede nella Parola, con la tua materna cooperazione.
2. Beata te perché hai creduto!
Nel giorno del trionfo di Gesù,
che fa il suo ingresso a Gerusalemme mite e umile,
acclamato come re dai semplici:
acclamiamo anche te,
che ti distingui tra gli umili e i poveri del Signore;
essi confidano con te nelle sue promesse
e sperano da lui la salvezza.
Invochiamo te Vergine fedele e Madre amorosa,
del Calvario e della Pasqua,
modello della fede e della carità della Chiesa,
unita sempre con te,
nella croce e nella gloria, al suo Signore.
3. Madre di Cristo e Madre della Chiesa!
Ti accogliamo nel nostro cuore,
come eredità preziosa che Gesù ci affidò sulla croce.
E quali discepoli del tuo Figlio
ci affidiamo senza riserve alla tua sollecitudine
perché sei la Madre del Redentore e Madre dei redenti.
Ti raccomando e ti consacro, Vergine di Luján,
la patria argentina, pacificata e riconciliata,
le speranze e gli aneliti di questo popolo,
la Chiesa con i suoi pastori e i suoi fedeli,
le famiglie perché crescano nella santità,
i giovani perché trovino la pienezza della loro vocazione umana e cristiana,
in una società che coltiva senza scoraggiarsi
i valori dello spirito.
Ti affido tutti coloro che soffrono,
i poveri, i malati, gli emarginati:
quelli che la violenza separò per sempre da noi,
ma restano presenti dinanzi al Signore della storia
e sono tuoi figli, Vergine di Luján, Madre della vita.
Fa’ che l’Argentina tutta sia fedele al Vangelo
e spalanchi il suo cuore
a Cristo, il Redentore dell’uomo,
la speranza dell’umanità.
4. Dio ti saluti, Vergine della speranza!
Ti affido tutti i giovani del mondo,
speranza della Chiesa e dei suoi pastori;
evangelizzatori del terzo millennio,
testimoni della fede e dell’amore di Cristo
nella nostra società e tra i giovani.
Fa’ che, con l’aiuto della grazia,
siano capaci di rispondere, come te,
alle promesse di Cristo,
con una generosa dedizione ed una collaborazione fedele;
fa’ che, come te, sappiano interpretare gli aneliti dell’umanità;
perché sia presenza salvifica nel nostro mondo
colui che, per il tuo amore di madre, è per sempre
l’Emmanuele, il Dio con noi,
e per la vittoria della sua croce e della sua resurrezione
è già per sempre con noi,
fino alla fine dei tempi.
Amen.

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Veggenti di Medjugorje alla fiera di Rho (Milano)

Posté par atempodiblog le 20 mars 2013

“Cari figli, soltanto nella fede la vostra anima troverà la pace e il mondo la gioia” (Messaggio del 25 agosto 2002)

Questo è il tema scelto dall’Associazione Mir i Dobro per il prossimo incontro nazionale dipreghiera nello spirito di Medjugorje che si terrà domenica 21 aprile 2013 a Rho (Mi), presso la sede della Fiera, padiglione 22, sulla strada statale del Sempione 28.

Veggenti di Medjugorje alla fiera di Rho (Milano) dans Medjugorje rhofiera

Quest’anno l’incontro avviene nell’anno della fede proclamato da Benedetto XVI affinché, i cristiani, “possano approfondire la conoscenza del mistero di Cristo e testimoniare con gioia il dono della fede in Lui”. Anche noi, insieme, il 21 aprile vogliamo riflettere, ascoltare e pregare perché la fede sia la fonte della nostra pace, come ci dice la Madonna, e sia la gioia per il mondo. Tutti possono aprirsi all’azione di Dio, in qualunque situazione di vita si trovino. L’incontro di Rho vuole essere l’occasione per riavvicinarsi a Dio che ci aspetta sempre e ci ama senza limiti e confini. Da 14 anni, migliaia di persone che sono venute alle giornate di preghiera annuali possono testimoniare che queste parole sono vere, che davvero la Madonna ci aiuta a fare esperienza della misericordia e della pazienza di Dio.
Negli incontri che Mir i Dobro organizza annualmente, sono migliaia le persone che si sono convertite, che si sono confessate dopo anni di lontananza dal Signore, che hanno pianto le loro pene e hanno trovato sollievo e grazia. E’ una nuova rinascita alla fede, fonte della nostra pace e della nostra gioia. Il Papa, sull’anno della fede, aggiunge che “Il cristiano oggi spesso non conosce neppure il nucleo centrale della propria fede cattolica, del Credo, così da lasciare spazio ad un certo sincretismo e relativismo religioso, senza chiarezza sulle verità da credere e sulla singolarità salvifica del cristianesimo (…)
Dobbiamo, invece, tornare a Dio, al Dio di Gesù Cristo, dobbiamo riscoprire il messaggio del Vangelo, farlo entrare in modo più profondo nelle nostre coscienze e nella nostra vita quotidiana”. Tutti siamo chiamati e “l’evangelizzazione non è opera di alcuni specialisti, ma dell’intero Popolo di Dio, sotto la guida di Pastori. Ogni fedele, nella e con la comunità ecclesiale, deve sentirsi responsabile dell’annuncio e della testimonianza del Vangelo”.
Anche il Papa parla della fede come “gioia”: “La gioia cristiana scaturisce da questa certezza: Dio è vicino, è con me, è con noi, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, come amico e sposo fedele. E questa gioia rimane anche nella prova, nella stessa sofferenza, e rimane non in superficie, bensì nel profondo della persona che a Dio si affida e in Lui confida”.
L’incontro annuale di preghiera organizzato da Mir i Dobro è nato dal suggerimento di Padre Jozo Zovko, parroco di Medjugorje al tempo delle prime apparizioni.
Quattordici anni fa aveva chiesto che si pregasse insieme tutta una giornata per dare la possibilità ai pellegrini, e a chiunque lo desideri, di rivivere assieme l’esperienza di preghiera, di adorazione e di catechesi sperimentata a Medjugorje, origine di molte conversione e di cambiamenti di vita. La giornata organizzata da Mir i Dobro, dunque, si caratterizza per la preghiera lieta e cantata, l’intima contemplazione dell’Eucarestia e la catechesi a partire dalla Parola di Dio e dai messaggi che la Madonna dona a Medjugorje da 31 anni. 20mila persone nella gioia: questa è l’icona della giornata, da anni.
Saranno con noi i veggenti di Medjugorje Jakov Colo e Marja Pavlovic Lunetti, Padre Ljubo Kurtovic, per molti anni guida spirituale dei pellegrini di Medjugorje, che condurrà la preghiera e le catechesi. Sentiremo la testimonianza del cantante Roberto Bignoli e le sue canzoni e l’esperienza di Chiarina Daolio, Presidente di Mir i Dobro. Canteremo con Jakov e con i Figli del Divino Amore e ascolteremo il violino di Melinda. Se sarà possibile, ci sarà un collegamento telefonico con Padre Jozo. E, infine, avremo vicino a noi e con noi la Madonna, durante l’apparizione.
In quest’anno dedicato dal Papa alla riscoperta della fede, saremo invitati a confermare nuovamente la nostra fede durante la S Messa, con la recita del Credo accompagnata dall’accensione di una candela, simbolo della luce ricevuta nel nostro battesimo, che sempre deve ardere. Forse ci saranno altri testimoni che al momento non siamo in grado di confermare.

Notizie utile per partecipare all’incontro nazionale di preghiera organizzata da Mir i Dobro domenica 21 aprile 2013 a Rho Fiera
Sede: Rho Fiera – Padiglione 22 – Strada statale del Sempione 28 – Rho (Mi)
a) L’entrata è gratuita e libera. Per i gruppi che prenotano i posti usufruiscono dei parcheggi della fiera, si chiede un rimborso spese per i servizi utilizzati.
A tutti coloro che parteciperanno si chiede un aiuto per le ingenti spese che l’Associazione Mir i Dobro deve sostenere per organizzare la giornata. Basti pensare che lo scorso anno per poter ospitare 20.000 persone sono stati spesi ben oltre 130.000 euro che chiaramente sono rimasti per più della metà a carico all’Associazione quale debito. Sarà possibile lasciare un’offerta durante la S. Messa o negli appositi contenitori negli stands.
Grazie fin da ora della vostra generosa comprensione e collaborazione
b) Intenzioni di preghiera: durante la giornata sarà possibile lasciare dei bigliettini con intenzioni da preghiera negli appositi cesti che saranno messi sull’altare al momento della Santa Messa e Apparizione.
c) Anno della fede: sarà possibile acquistare presso il banco iniziativa le candele che verranno accese durante la recita del Credo nella S. Messa e contribuire con una piccola offerta all’iniziativa caritativa.
d) Info: sono allestiti all’entrata principale, sarà possibile aderire alle iniziative caritative dell’Associazione, lasciare offerte e aiuti, conoscere le attività, partecipare alla preghiera continuativa per Mir i Dobro, acquistare i cd dei Figli del Divino Amore, di Jakov e di Roberto Bignoli.
e) Stand: Allestiti nel Padiglione accanto al 22 sono forniti di libri e oggettistica varia da permettere ai partecipanti di prendere oggetti (o altro) che verranno benedetti e portati nella propria casa o alle persone care.
f) Sicurezza: è garantita la massima sicurezza, un presidio medico e autoambulanza; per qualunque necessità sono presenti e attivi numerosi volontari dell’Associazione Mir i Dobro e della Protezione civile.
g) Ristoro e pranzo: all’interno dei 2 padiglioni ci sono i servizi igienici sempre in ordine. Sarà aperto un bar all’interno del padiglione accanto al 22 che funzionerà sempre ad esclusione delle ore di Adorazione e della Santa Messa; altri punti di ristoro si trovano all’esterno del padiglione 22 nelle vicinanze.
h) Area bimbi: nel padiglione accanto al 22, come lo scorso anno, vi sarà un luogo destinato ai bambini con tre assistenti. È importante quando si prendono i piccoli avvisare gli interessati.
i) Confessioni: vi saranno sacerdoti disponibili per le confessioni. Troverete cartelli indicatori nel padiglione accanto al 22.
l) Le riviste che saranno distribuite contengono la consacrazione a Maria da leggere insieme quando lo dirà Padre Ljubo. Se qualcuno non dovesse ricevere la rivista può sempre richiederla agli stand o alle info.
Per informazioni: Associazione Mir i Dobro Viggiù (VA) via Roma 33
Tel, 0332 487613 Fax 0332 485025 – E.mail info@miridobro.it

programmamedjugorje dans Padre Jozo Zovko

Tratto da: www.miridobro.it
Aiutiamoli – Il giornalino dell’associazione

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Iddio per Padre e la Chiesa per madre

Posté par atempodiblog le 20 mars 2013

Iddio per Padre e la Chiesa per madre dans Citazioni, frasi e pensieri chiesaz

Che ti vale confessare il Signore, onorare Dio, lodarlo, riconoscere il suo Figliuolo, e confessare che egli siede alla destra del Padre, se bestemmi la sua Chiesa? Se tu avessi un protettore al quale prestassi ogni di ossequio, e tuttavia oltraggiassi la sua sposa con una grave accusa, avresti tu ardire di entrare ancora in casa di questo protettore? Abbiate dunque, carissimi, abbiate tutti concordamente Iddio per vostro Padre, e per vostra madre la Chiesa.

Sant’Agostino

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