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Dopo gran gol, Messi si alza la maglia e…

Posté par atempodiblog le 21 janvier 2013

Il più grande e il più forte giocatore del Mondo, e forse di tutti i tempi, LIONEL MESSI, dopo un suo GOL spettacolare, mostra senza vergogna l’immagine della Madonna di Medjugorje stampata sulla sua maglietta. Ha affermato il campione: “Ho visitato i luoghi più belli del mondo, ma posso attestare che Medjugorje è il luogo più meraviglioso, il più bello in assoluto e più incantevole che Dio abbia creato su questa terra”.

Dopo gran gol, Messi si alza la maglia e… dans Medjugorje messimedjugorjebarcello

Fonte: pellegrinaggi.wordpress.com

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All’Inferno va chi ci vuole andare

Posté par atempodiblog le 21 janvier 2013

All’Inferno va chi ci vuole andare dans Citazioni, frasi e pensieri faustinakowalskafiori

“Sarà dannata solo quell’anima che lo vorrà essa stessa, Iddio non condanna nessuno alla dannazione”.

Santa Faustina Kowalska

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La donna dell’Apocalisse e l’anticristo

Posté par atempodiblog le 20 janvier 2013

La donna dell’Apocalisse e l’anticristo
di Ignace de la Potterie – 30Giorni

La donna dell’Apocalisse e l’anticristo dans Anticristo La-bestia-che-sale-dal-mare-una-delle-scene-dell-Apocalisse-affrescata-da-Giusto-de-Menabuoi-nell
La bestia che sale dal mare, una delle scene dell’Apocalisse affrescata da Giusto de’ Menabuoi nell’abside del Battistero di Padova

[...] Erik Peterson (1890-1960) e Heinrich Schlier (1900-1978)[...] Per i due teologi tedeschi, entrambi convertiti dal protestantesimo, le visioni narrate nell’Apocalisse raffigurano la battaglia terribile e insieme reale in corso nella storia tra il Redentore e il suo nemico escatologico. I due esegeti considerano l’anticristo come un attore dell’Apocalisse, rappresentato nei simboli del drago e delle due bestie. Peterson, nel suo studio del 1938 sull’Apocalisse, parlando della bestia che viene dalla terra la identifica con «il falso profeta che si può anche chiamare il teologo dell’anticristo». Schlier più di vent’anni dopo scrive tutto un articolo sull’anticristo concentrandosi unicamente sul capitolo 13 dell’Apocalisse, nel quale egli scopre tutta la simbologia del culto imperiale. L’anticristo nella sua lettura si identifica con l’Impero romano e, più in generale, con le potenze mondane che perseguitano la Chiesa.
A una lettura esclusivamente politica dei segni dell’Apocalisse sono ricorsi in molti nel corso dei secoli, dentro e fuori la Chiesa. Tutti i persecutori e tutti i protagonisti tragici e negativi della storia, fino a Hitler e Stalin, sono stati identificati di volta in volta come personificazioni dell’anticristo. Lutero ha attribuito le caratteristiche dell’anticristo addirittura al papa di Roma.
Una tale inflazione di anticristi rischia di generare equivoci. Per questo sembra opportuno riscoprire cosa è veramente l’anticristo per Giovanni, il discepolo che ne ha parlato.
Innanzitutto c’è da notare che, anche se molti commenti mettono in relazione anticristo e Apocalisse, l’espressione “anticristo” non compare mai esplicitamente nel libro scritto da Giovanni a Patmos. Ci sono, è vero, le figure terribili delle due bestie e del drago. Ma anche qui, se da una parte la bestia che viene dal mare si identifica con Roma e i regni mondani, l’altra bestia, quella che viene dalla terra, rappresenta il potere religioso incarnato dalla casta sacerdotale giudaica (la prostituta), come ha messo bene in rilievo Eugenio Corsini nel suo volume Apocalisse prima e dopo (Sei, Torino 1980). La bestia religiosa è pericolosa in quanto strumento del maligno così come lo sono i grandi poteri mondani.
Se poi vogliamo sapere cosa sia per Giovanni l’anticristo, più che all’Apocalisse dobbiamo guardare alle sue prime due lettere. È qui che il termine anti-cristo, coniato da Giovanni, compare per la prima volta; esso significa: “Colui che è contro Cristo” ossia «colui che nega che Gesù è il Cristo» (1Gv 2, 22). Il brano fondamentale sta un po’ prima: «Figlioli, è l’ultima ora, e avete udito che un anticristo deve venire, ma ora molti anticristi sono apparsi; da ciò riconosciamo che è l’ultima ora. Di mezzo a noi sono usciti, ma non erano di noi; se fossero stati di noi, sarebbero rimasti con noi; ma doveva essere reso manifesto che loro, tutti quanti, non sono di noi» (1Gv 2, 18-19). Ecco, dunque, la prima caratteristica dell’avvento dell’anticristo: si tratta di un evento ecclesiale, prima che politico. L’anticristo come figura misteriosa, ancora non precisata, la cui venuta viene descritta anche da Paolo (2Ts 2, 7-8) come uno dei segni degli ultimi tempi, assume nelle lettere di Giovanni dei connotati storici precisi. Coincide con il manifestarsi della prima dolorosa frattura nel seno della comunità cristiana. Gli anticristi sono i primi eretici, come gli gnostici, coloro cioè che hanno rotto l’unità della comunità attorno a Cristo. Il loro è il delitto più grave, quello che Giovanni chiama «peccato d’iniquità»: essere contro Gesù Cristo. Non riconoscere Gesù venuto nella carne, e quindi, come spiega anche la seconda lettera, voler andare oltre: «Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non possiede Dio» (2Gv 9). Nella prima lettera, la figura dell’anticristo viene menzionata insieme agli altri due antagonisti dei cristiani: il maligno («Ve lo scrivo, giovani: avete vinto il maligno», 1Gv 2, 13) e il mondo («Non amate il mondo, né ciò che è nel mondo», 1Gv 2, 15). Tra questi tre soggetti c’è un legame stretto: le singole persone, definite anticristi, che rinnegando Gesù Cristo hanno provocato la divisione della comunità, rappresentano un potere collettivo, il mondo, che si è chiuso all’amore del Padre ma che è ispirato dal potere del maligno. In questo senso l’anticristo, in quanto ispirato dal maligno, cioè satana, svela la sua dimensione essenziale, escatologica, che ci riconduce all’Apocalisse. L’evento ecclesiale dello scisma per eresia viene svelato nella sua drammaticità di evento escatologico: dietro il delitto degli anticristi c’è l’azione del maligno nella sua lotta contro il regno messianico. Un’opposizione destinata alla sconfitta, perché il maligno sa che il Signore ha già vinto. Ma proprio l’approssimarsi del rivelarsi definitivo della vittoria rende il diavolo più rabbioso nella persecuzione dei discepoli di Gesù lungo la storia: «Esultate dunque, o cieli, e voi che abitate in essi. Ma guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo» (Ap12, 12).

La-donna-vestita-di-sole-e-il-drago-che-tenta-di-divorarne-il-bambino-una-delle-scene-dell-Apocalis dans Commenti al Vangelo
La donna vestita di sole e il drago che tenta di divorarne il bambino, una delle scene dell’Apocalisse affrescata da Giusto de’ Menabuoi nell’abside del Battistero di Padova [© Archivi Alinari, Firenze]

Tutta la seconda parte dell’Apocalisse (capitoli 12-22) è consacrata al destino di persecuzione della Chiesa nel corso del tempo fino alla vittoria finale nella nuova Gerusalemme che scende dal cielo. All’inizio di questa sezione la Chiesa perseguitata è descritta nel simbolo della lotta tra la donna e il drago. Proprio per la figura della donna, oltre alla interpretazione che già nei commenti dei Padri vedeva in essa un’immagine della Chiesa, è stata proposta a partire dal Medioevo una chiave di lettura mariana, che ha influenzato largamente la tradizione iconografica e liturgica. In effetti i primi cristiani e in particolare la comunità giovannea, considerato il rapporto filiale di Giovanni con Maria iniziato sul Calvario, non potevano non riferire l’immagine della donna dell’Apocalisse alla donna concreta di cui parla il Vangelo, la madre di Gesù che egli stesso chiama «donna» prima alle nozze di Cana (Gv 2, 4) e poi quando ella è sotto la croce, insieme a Giovanni («Donna, ecco tuo figlio [...]. Ecco tua madre», Gv 19, 26-27). Si possono fare varie considerazioni che confermano la legittimità della duplice lettura. La donna è vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi. Grida per le doglie del parto e il figlio maschio che partorisce viene insidiato come lei dal drago. Tutti simboli e immagini attribuibili sia a Maria che alla Chiesa. Ad esempio il parto doloroso, che non può essere un riferimento alla natività di Gesù da Maria (lì il parto fu verginale e senza dolore: l’enciclica di Pio XII Mediator Dei, riassumendo tutta la Tradizione, lo ha definito «felice parto»), simboleggia invece l’evento pasquale, con la nascita della Chiesa. Evento che accade proprio ai piedi della croce: Maria e Giovanni ai piedi del Redentore crocifisso sono la Chiesa nascente. Ed è lì che la madre di Gesù diventa madre di tutti i discepoli. Quei discepoli su cui, come dice ancora l’Apocalisse, si riverserà la collera del drago: «Allora, per placare la sua collera contro la donna, il drago se ne andò a guerreggiare con il resto dei suoi figli, cioè quelli che obbediscono agli ordini di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù» (Ap 12, 17).
Se è dunque lecita la lettura mariana della donna dell’Apocalisse, ci interessa qui cogliere proprio il senso della lotta tra la donna Maria e il drago. Ossia la contrapposizione tra Maria e quel simbolo del male escatologico che, come abbiamo visto, per Giovanni emerge storicamente nella fuoriuscita dalla Chiesa dei primi eretici. C’è una bellissima antifona, che s’incontrava nelle feste mariane del passato e che la riforma liturgica ha eliminato sia dal breviario che dal messale: «Gaude, Maria Virgo, cunctas haereses tu sola interemisti in universo mundo» (Rallegrati, Vergine Maria, tu sola hai distrutto tutte le eresie nel mondo intero). Non è che Maria abbia fatto nella sua vita qualcosa contro le eresie. Ma certo il riconoscimento di Maria nei dogmi mariani è sintomo e baluardo della saldezza della fede. Anche il cardinale Ratzinger, nel suo libro-intervista con Vittorio Messori, sottolinea che «Maria trionfa su tutte le eresie»: se si accorda a Maria il posto che le conviene nella Tradizione e nel dogma, ci si trova già veramente al centro della cristologia della Chiesa. I primi dogmi, riguardanti la verginità perpetua e la maternità divina, ma anche gli ultimi (immacolata concezione e assunzione corporale nella gloria celeste), sono la base sicura per la fede cristiana nell’incarnazione del Figlio di Dio. Ma anche la fede nel Dio vivente, che può intervenire nel mondo e nella materia, così come la fede circa le realtà ultime (risurrezione nella carne, e quindi trasfigurazione dello stesso mondo materiale) è confessata implicitamente nel riconoscimento dei dogmi mariani. Anche per questo si spera che verrà realizzato il progetto di reintrodurre, magari nella festa dell’Assunzione corporea di Maria al cielo, il 15 agosto, la bella antifona accantonata dalla riforma liturgica.

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Preghiera per ottenere l’intercessione del servo di Dio Dolindo Ruotolo

Posté par atempodiblog le 19 janvier 2013

“Venite a bussare alla mia tomba… io vi risponderò”. (Don Dolindo Ruotolo)

Preghiera per ottenere l'intercessione del servo di Dio Dolindo Ruotolo dans Don Dolindo Ruotolo Dolindo-Ruotolo

Preghiera per ottenere l’intercessione del servo di Dio don Dolindo Ruotolo:

Padre Santo, ti ringraziamo per aver dato alla chiesa Don Dolindo Ruotolo, e per aver fatto risplendere in lui i doni del Tuo Santo Spirito. Con la sua vita, il suo sacerdozio ed i suoi “slanci d’amore” ci ha indicato la strada che conduce a Cristo. Concedici, per sua intercessione, secondo la Tua volontà, la grazia che imploriamo… (qui si faccia la propria richiesta), nella speranza che egli sia presto annoverato nel numero dei tuoi santi. Amen.
Pater, Ave, Gloria

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Accogliere Gesù

Posté par atempodiblog le 19 janvier 2013

Accogliere Gesù dans Fede, morale e teologia mariaportaages

Vivere i comandamenti significa convertirsi, metter in pratica la parola di Dio, passare dalle parole ai fatti, da un Cristianesimo devozionale a un cristianesimo vivo, fatto di santità di vita, pensieri, sentimenti, cioè vivere in grazia di Dio. La Madonna diceva in un messaggio che i comandamenti sono “indicatori di strada sulla via della salvezza” e fonte di pace.

Il dono più importante di Medjugorje è la pace, frutto della conversione, si ottiene attraverso quella decisione radicale di vita con cui, aderendo a Cristo, si mette in pratica nella propria vita la sua Parola.
 
La Madre ci ha condotto al Figlio e il Figlio ci ha detto che se vogliamo la pace, la pace nel cuore, la pace nelle famiglie, la pace nel mondo, dobbiamo accoglierLo.

di Padre Livio Fanzaga
Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito: www.medjugorjeliguria.it

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Messaggio di Madre Elvira per il nuovo anno

Posté par atempodiblog le 19 janvier 2013

Messaggio di Madre Elvira per il nuovo anno dans Madre Elvira Petrozzi suorelvira

Abbiamo appena vissuto un tempo “forte” che ci ha ricordato il dono della vita. Il Natale ci ha messi in ascolto di noi stessi, della nostra storia, che è diventata anche la storia di “Dio con noi”: è una realtà così bella, così affascinante! Se pensiamo che abbiamo ricevuto non solo il dono dell’esistenza, ma anche la “grazia” dell’incontro con Dio Padre, che ci ridà pace.
Spesso incontro dei ragazzi che mi dicono: “Ho fatto tante cose nella vita, ma i miei problemi, i miei vuoti sono rimasti ancora dentro di me”. Forse si dimentica troppo facilmente che il perché dei nostri sbagli non sta solo nella testa: il problema sta nella mia vita. E la mia vita è sostenuta dalla vita di Dio che c’è in me, che è la vita della grazia, la vita dello Spirito. Quando dico “Spirito” non voglio che pensiate a qualcosa di lontano, di irreale: la vita dello Spirito sei tu, il tuo dolore, la tua capacità di amare, di soffrire, di inventare, di volere… siamo noi! La nostra volontà non si vede, ma c’è; il nostro amore verso tante persone non si vede, ma c’è… è quella, la tua parte più importante! Ed è la parte più sensibile, più vulnerabile. Quando ci vengono in mente le cose che ci rattristano, dovremmo avere il coraggio di viverle anche nel cuore: non solo nella testa, ma nella compassione, nel dolore, nella lotta interiore… allora si apre il cielo, si entra in quel mistero che è la vita, dove Il perché di tutto ciò che è avvenuto te lo può rivelare solo Colui che conosce il tuo cuore, il tuo travaglio, l’identità profonda del tuo essere: non solo cos’hai fatto, ma chi sei!
Chi ti ha creato? Noi abbiamo un Creatore, che lo crediamo o no: se siamo, se esistiamo, è solo perché Lui ci ama così tanto da darci, nell’amore, la vita oggi, in questo momento!
E questa esistenza è un viaggio, noi siamo in pellegrinaggio con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, che credono nella vita, nell’amore, nel perdono. E siamo tanti, perché so che ci siete anche voi: siete uomini e donne che credono nella vita, siete gente che crede nell’amore, un amore che è compassione, che è perdono, che ricomincia, un amore che è fedele! Quante persone cercano queste realtà, anche se non credono in Dio! Noi abbiamo la fortuna che tutto questo non solo lo conosciamo e lo cerchiamo, ma possiamo recepirlo, crederlo e viverlo, incontrando il nostro Creatore.
Questo è il modo in cui vogliamo cominciare quest’anno: desideriamo consacrare a Dio e a Maria ogni secondo, ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, ogni istante di quel tempo che comunque va avanti, con noi o senza di noi. Noi non possiamo fermare la storia: il tempo continua e trascina tutto e tutti. Ma possiamo e vogliamo consacrare a Dio ogni settimana, ogni giornata, ogni mese dell’anno, in modo da non avere più spazi in cui lasciar passare la tristezza, la solitudine, la rabbia, la violenza, la disperazione. E anche quando peccherai, non importa perché ti sarai messo sulla strada di Dio: cadi, Lui ti rialza perché sei nella Sua strada. Quante volte? Mille volte al giorno! Perché sei sulla strada della luce, della verità, dell’amore vero, perché noi cerchiamo la speranza e Lui è la speranza; vorremmo avere fiducia e Lui è la fiducia, l’amore, la gioia, la verità, la libertà… Lui è tutto ciò di cui abbiamo ed avremo bisogno.
Buon anno a tutti voi; sia benedetto dal Signore e trascorra sotto lo sguardo materno di Sua Madre Maria!

di Suor Elvira Petrozzi – Comunità Cenacolo 

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Lettera da Shangai di uno studente al Direttore di Radio Maria

Posté par atempodiblog le 19 janvier 2013

Lettera da Shangai di uno studente al Direttore di Radio Maria dans Padre Livio Fanzaga programmiradiomaria

Carissimo P. Livio, sto scrivendo da Shangai, dove mi trovo, per un anno di scambio tra la Bocconi e la Zum-Dem University. Prima di tutto vorrei ringraziarla per quanto sta facendo per noi giovani. Pensi che non mi perdo nessuna sua catechesi neppure qui in Cina, ma neppure l’anno scorso in Corea dove rimasi per un semestre sempre per uno scambio universitario.
Mi scarico le catechesi sul cellulare e poi me le ascolto per le vie di Shangai. Quanti stimoli e quanta forza ci trasmette! Grazie. Qui in Cina sto respirando un’atmosfera dinamica e stimolante. Non si può stare fermi. Bisogna lanciarsi, buttarsi, conoscere nuove cose ogni giorno. C’è un mondo affascinante tutto da scoprire. Affascinante soprattutto per quella sete di infinito e quella grande fede ce vedo ogni giorno nelle persone che incontro.
Pensavo di venire qui a portare la fede. Invece sono i cattolici cinesi che me la stanno facendo riscoprire. La fede che respiro mi dà una grande forza. Nasce in me un bisogno quasi naturale di fare partecipi anche i miei amici di questa grande gioia. Si, perché vedo tanti volti pieni di felicità e serenità. Tanti giovani cinesi che, pur non essendo cattolici, vogliono conoscere di più il cristianesimo, e spesso vanno anche a messa perché attratti da quel Qualcosa che possa finalmente dare un senso alla loro vita dopo 60 anni di ateismo.
(È per quello – dice P. Livio – che i dirigenti cinesi sono preoccupatissimi del fatto che tanti si convertano al cristianesimo, sia come cattolici che come protestanti). E nel credo canto: « Credo in unam santam cattolicam eclesiam », insieme ad altri 200 cinesi, perlopiù giovani, durante la messa in latino, e mi sono proprio sentito parte di una grande famiglia che va al di là delle lingue e delle culture così diverse.
Dove alita Dio, tutti siamo a casa. Non siamo più stranieri. È la vita allora che ti dà una casa in questo mondo, che ti riunisce in un’unica famiglia. Si, il Santo Padre ha proprio ragione! Oggi qui in Cina l’ho capito bene. Nella chiesa di Shangai si respira una fede semplice, giovane, che coinvolge un’intera esistenza, che trasforma interamente una persona. I laici, sia cinesi che internazionali, che si sposano qui per lavoro, sono molto attivi: sono loro il cuore delle parrocchie, fanno un sacco di apostolato, organizzano la messa domenicale e il coro, eccetera. Sono loro, perché hanno una grande fede, e questa fede la trasmettono prima di tutto con il loro sorriso, il loro ottimismo e la loro serenità.
La Madonna – dice p. Livio -, in una sua apparizione ha detto: « Voglio che siate nella gioia e che questa gioia si veda sul vostro volto ».
Osservo questo anche negli occhi pieni di vita di Tom, un ragazzo cinese di 23 anni, che si è appena convertito alla fede, e questa immagine rimane impressa nel mio cuore. «Ora sto facendo di tutto per portare questo immenso dono a tutta la mia famiglia ancora atea». Così mi diceva qualche settimana fa. E non contento aggiungeva: «E poi voglio portare la fede ai miei colleghi universitari. Già 5 vengono al catechismo».
Caro P. Livio, le garantisco che non è così facile essere cattolici. Bisogna avere coraggio! È di fronte a questa fede che respiro, che mi riempie il cuore di fronte alla fede eroica di tanti sacerdoti cinesi e di tanti laici. Ragazzi come me. Come non rimanerne e trasportato interiormente?
In questi anni ho girato il mondo: ho conosciuto persone di ogni tipo, ho fatto innumerevoli esperienze, eppure, più vado avanti e più sono profondamente convinto che solo la fede in Gesù Cristo, l’amore figliale nei confronti di nostra Madre Maria, riempiono di una vera gioia il cuore di ogni uomo. Si, Sant Agostino aveva proprio ragione quando diceva: « Il mio cuore è inquieto finché non riposa in te »!
Caro P. Livio, le garantisco che noi giovani abbiamo una sete incredibile di bellezza, di vero amore e di felicità. Ultimamente, parlando a tu per tu con amici lontani dalla fede, quante confidenze mi sono state fatte… Ragazzi che hanno tutto: macchine, soldi, ragazze, prestigio. Eppure noto sempre nei loro occhi un profondo senso di infelicità, di insoddisfazione. Ci aspetta dunque un grande e affascinante lavoro. Grazie per quello che sta facendo. la ricordo nella preghiera, ma lei si ricordi anche un po’’ di noi e della mia famiglia. Siamo in 8 figli: 4 maschi e 4 femmine. Quando tornerò in Italia la verrò a trovare.

Giovanni Maria
Tratta da: Radio Maria

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Abortiti da vivi. Le nuove “idee” sull’infanticidio e la scienza di Carlo Bellieni per alleviare il dolore dei feti.

Posté par atempodiblog le 19 janvier 2013

Abortiti da vivi
Le nuove “idee” sull’infanticidio e la scienza di Carlo Bellieni per alleviare il dolore dei feti.
di Francesco Agnoli - Il Foglio (8-03-2012)
Tratto da: Marcia per la vita

Abortiti da vivi. Le nuove “idee” sull’infanticidio e la scienza di Carlo Bellieni per alleviare il dolore dei feti. dans Aborto aborto

[...] due soggetti italiani, momentaneamente all’estero (quando la fuga dei cervelli coincide con la fuga del cervello), Alberto Giubilini e Francesca Minerva, hanno proposto, su un giornale scientifico di rilievo, il Journal of Medical Ethics, un articolo a sostegno dell’infanticidio, intitolato: “Aborto dopo la nascita, perché il bambino dovrebbe vivere?”. Giusto! Perché? Minerva e Giubilini, dall’alto della loro “filosofia” e delle loro prestigiose collaborazioni, Oxford compresa, se lo chiedono.

E poi danno senza imbarazzo, risposte chiare, precise: c’è chi può (vivere) e chi non può. E’ il miracolo del relativismo: in nome dell’assenza di ogni Verità, due soggetti che un signore tedesco, non bello, con i baffi, anni Trenta, avrebbe forse corteggiato per uno dei suoi progettini di miglioramento della specie comminano pene di morte ai loro simili rei soltanto di esistere.

Detto questo, per accennare al fatto che tutto si tiene, vorrei notare che i due soggetti sopra indicati, a cui non posso togliere lo status di “persone” che invece loro negano ai feti e ai neonati (i quali non avrebbero “lo status morale di una reale persona umana”), fanno parte di un comitato di bioetica presieduto da quel Maurizio Mori che è stato il grande consigliere di Beppino Englaro e che viene spesso omaggiato sulla grande stampa italiana. La stessa che sbeffeggia, o meglio ignora, quei poveri retrogradi dei bioeticisti cattolici.

Ma perché farci il sangue amaro con questi attardati fans della rupe Tarpea e del monte Taigeto? Meglio soffermarsi su un vero cervello, nostrano, che continua ad abitare in Italia, ma viene consultato di continuo all’estero, nei paesi più svariati del mondo, dal Giappone all’Arabia Saudita, non per le sue biocretinerie filosofiche senza fondamento, ma per la sua serietà, per i suoi lavori scientifici sui bambini, dentro e fuori l’utero materno.

Sto parlando di Carlo Bellieni, noto neonatologo, membro della Pontifica Accademia per la vita, collaboratore di prestigiose riviste scientifiche di tutto il mondo (oltre che di vari quotidiani italiani, dall’Osservatore Romano ad Avvenire). Il lavoro di Bellieni incomincia nel 2000 dall’osservazione di quanto i piccoli feti nati precocemente (anch’essi “non persone”, per Minerva e soci), vanno incontro ad interventi dolorosi e, all’epoca, con scarsa attenzione al loro dolore, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Bellieni inizia così a fare studi su come certe manovre senza l’uso di farmaci possano vincere questo dolore; e vede come prima cosa che se gli si danno una serie di stimoli, assieme alla somministrazione di una soluzione di zucchero, il dolore sparisce: chiama tutto ciò “saturazione sensoriale”, espressione  che oggi è entrata nelle linee-guida in diversi Paesi.

Togliere il dolore a questi piccoli feti prematuri è il primo passo; il secondo è misurarlo, con l’aiuto di alcune esperte di ingegneria e di fisica, analizzando lo spettro vocale del pianto del feto prematuro e del neonato a termine, per creare delle scale di misurazione (e degli apparecchi appositi).

Lavorando con feti fuori dal pancione, Bellieni comincia a chiedersi: cosa proverebbero se fossero ancora dentro? La risposta diventa possibile iniziando a misurare le risposte che i bambini già nati danno a certi stimoli, e vedendo se differenti risposte sono legate a differenti esperienze prenatali. Bellieni inizia studiando un gruppo di bambini nati dopo che le loro mamme sono state tenute ferme a letto in gravidanza per motivi clinici; poi studia i figli di mamme ballerine, che hanno continuato a praticare danza durante la gestazione: i loro figli richiedono di essere cullati più energicamente degli altri per addormentarsi, segno evidente della continuità tra la vita uterina e quella post uterina.

Un ulteriore studio di Bellieni è poi verificare come il feto nel pancione reagisca agli stimoli e soprattutto se si abitua ad essi, come succede ai bambini già nati, che, dopo un brusco stimolo, alla terza o quarta volta che gli si propone, non trasaliscono più. Con l’osservazione ecografica di una ventina di feti di circa 30 settimane di gestazione, nota che dando uno stimolo rumoroso attraverso il pancione, il feto strizza gli occhi e gira la testa dall’altra parte, proprio come un bambino più grande, e proprio come questo smette di farlo dopo un certo numero di stimoli.

Di qui e da altri esperimenti nascerà il testo “Sento, dunque sono” (Cantagalli), che raccoglie quello che al mondo si sa sulle sensazioni fetali. Tra i sensi fetali c’è proprio il dolore. C’è nel neonato e c’è già nel feto! Per raccontarlo Bellieni, insieme al professor Giuseppe Buonocore, ha raccolto in un altro testo, in inglese, quanto anche in questo campo i maggiori studiosi mostrano nella loro pratica clinica: “Neonatal pain: pain, suffering and risk of brain damage in the fetus and newborn” (Springer Ed).

Ai predicatori dell’infanticidio manca, non solo il cuore, ma anche la scienza… due cose che vanno, spesso, insieme.

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122° anniversario della nascita del Beato Giustino Maria Russolillo

Posté par atempodiblog le 18 janvier 2013

122° anniversario della nascita del Beato Giustino Maria Russolillo dans Citazioni, frasi e pensieri Beato-don-Giustino-Maria-della-Santissima-Trinit-Russolillo

“La grazia fa dell’anima il cielo di Dio”.

Beato Giustino Maria della Trinità Russolillo

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La fede non mi parla che di speranza

Posté par atempodiblog le 18 janvier 2013

La fede non mi parla che di speranza dans Citazioni, frasi e pensieri speranzacaridefunti

“La Fede mi fa sentire la vicinanza dei miei cari defunti, come si sente nel silenzio il battito del cuore di un amico che veglia su di noi. La persuasione che presto mi incontrerò con i loro sguardi mi incoraggia a vivere in modo da non dover arrossire dinanzi a loro e non mi rincresce più lasciar questo mondo. O Fede! Come consoli l’anima in questi giorni in cui tutto è mestizia e dolore! Ogni foglia che cade mi avverte che la vita si dilegua: ogni rondine che emigra mi ricorda i miei cari che lasciano la terra per l’eternità e mentre la natura non mi parla che dolore, la fede non mi parla che di speranza”.

San Luigi Orione

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E allora non credergli…

Posté par atempodiblog le 17 janvier 2013

E allora non credergli... dans Citazioni, frasi e pensieri scruton

“Se qualcuno ti dice che non ci sono verità o che la verità è solo relativa, ti sta chiedendo di non credergli. E allora non credergli”.

Roger Scruton

Tratto da: Una casa sulla Roccia

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Il ‘fenomeno’ delle Apparizioni mariane

Posté par atempodiblog le 17 janvier 2013

Il ‘fenomeno’ delle Apparizioni mariane
Le Apparizioni della Madonna si presentano come un segno di Dio per il nostro tempo, una parola profetica a noi rivolta per mezzo di Maria, madre dell’umanità.
di Giuseppe Daminelli
Tratto dal: mensile mariano Madre di Dio – Ed. San Paolo

Il ‘fenomeno’ delle Apparizioni mariane  dans Apparizioni mariane e santuari mariaaiutocristiani

Il ‘fenomeno’ delle Apparizioni mariane è quanto mai vasto, sia in senso temporale che spaziale. Esso percorre tutte le epoche storiche della Chiesa, a cominciare dalla prima Apparizione a noi nota: quella di Maria a San Gregorio Taumaturgo (+ 270) per istruirlo intorno ai misteri della fede, secondo il racconto di San Gregorio Nisseno (cfr. PG 46, 909-913).
Una concentrazione di Apparizioni mariane si localizza nell’Europa Occidentale durante l’Ottocento e il Novecento: sono almeno le 7 Apparizioni approvate dal magistero episcopale o papale che rievocano località ormai note come Centri di fede e di pellegrinaggio: Rue du Bac a Parigi (1830), La Salette (1846), Lourdes (1858), Pontmain (1871), Fatima (1917), Beauraing (1932-1933), Banneux (1933).
Se si prendono in esame le 232 presunte Apparizioni che costellano il secolo che si è appena chiuso, il campo di riferimento si allarga smisuratamente e tocca aree culturali diverse da quella europea.
L’intensificarsi delle Apparizioni di Maria nell’età contemporanea, mentre è accettato dalla maggioranza dei credenti con semplicità, talvolta con credulità, diventa problematico per altri ambienti più critici e attenti al quadro globale della rivelazione. Molti si meravigliano di queste Apparizioni; e si chiedono: « Non potrebbe il Signore della Chiesa stesso rivelare la sua volontà? ».
Alcuni teologi hanno tentato una risposta a questi interrogativi, del tipo: « Chi si meraviglia in questo modo non ha capito chi è veramente Maria. Ella è il prototipo della Chiesa, la Chiesa nella sua forma più pura, la Chiesa come dovrebbe essere o, come dovrebbe cercare d’essere. Ella è ora ‘a disposizione’ del Figlio, per mostrare ai Cristiani ciò che la Chiesa è in realtà, o dovrebbe essere » (cfr. Hans Urs von Balthasr).

bernadettasoubirous dans Apparizioni mariane e santuari
Lamberto Lombardi: L’Apparizione della Vergine Immacolata a Bernadetta Soubirous, alla Grotta di Massabielle.

Apparizioni e funzione storico-salvifica di Maria

Al riguardo, il termine « rivelazione privata » non è molto felice. Esso è giustificato se si considera che, oltre alla Parola di Dio del Nuovo Testamento, non c’è da aspettarsi per il mondo nessuna rivelazione del Dio Uno e Trino. Ma l’abbiamo compresa nella sua profondità e pienezza? Non abbiamo bisogno sempre di nuove spiegazioni per capire ciò che in essa è contenuto in profondità di grazia, ma anche in richiesta di grazia? In che misura ne siamo assorbiti?
Il Cristianesimo, come il Giudaismo, è la religione della Parola. Nelle teofanie la manifestazione sensibile è al servizio della Parola. L’importante non è il fatto di vedere la divinità, ma quello di ascoltare la sua Parola… Questo prevalere dell’ascoltare sul vedere è uno dei caratteri essenziali della rivelazione biblica.
Il Nuovo Testamento insiste su questo principio: siamo nel regime dell’ascolto della Parola e non della visione: « Beati piuttosto quelli che ascoltano la Parola e la mettono in pratica » (Lc 11, 28). « Beati quelli che pur non vedendo, crederanno » (Gv 20, 29).Le Apparizioni si spiegano a motivo della triplice base della funzione storico-salvifica cui Dio ha chiamato Maria, della spiritualità di servizio che la caratterizza, del nostro bisogno permanente di esegesi vitale della Parola da parte di Colei che personifica la « Chiesa immacolata ».
Non è solo il passato a spiegare i segni di una più assidua presenza di Maria nel nostro tempo. Le mariafanie illuminano il passato, in quanto attualizzano il Vangelo e ne mettono in rilievo alcuni dati importanti. In ognuna di esse Maria non appare un assoluto, né esprime una maternità captativa: al contrario, richiama alle esigenze evangeliche [preghiera-penitenza], suscita il senso della solidarietà umana [« …non c’è chi preghi e si sacrifichi per loro »], conduce ai Sacramenti [« …voglio una Cappella »].

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Vicka, una dei presunti ‘Veggenti’ di Medjugorie, in una foto degli ultimi Anni ’80.

Sollecitudine materna di Maria verso il mondo

Le Apparizioni mariane non vogliono né possono sostituire i lineamenti biblici di Maria: la fondamentale « mariafania » è contenuta negli scritti del Nuovo Testamento; tuttavia, le Apparizioni sono interventi che manifestano la sollecitudine materna di Maria verso il mondo. Non è un personaggio del tempo passato, ma una persona viva che si interessa dei suoi figli e li guida verso il Cristo. Non un esempio da copiare, ma una presenza; o meglio, un esempio dinamico che aiuta nella concretizzazione della risposta cristiana.
Anzi, alla luce biblica dei corpi risorti (1Cor 15, 40-49), le Apparizioni di Maria sono incontri con la sua persona pneumatizzata, con il suo corpo glorificato, che pur appartenendo ad una dimensione extra-spazio-temporale realizza in modo misterioso ma profondo una comunione personale con il Veggente e, tramite questi, con i suoi figli ancora peregrinanti.
Poiché il messaggio della Vergine ai suoi diversi Veggenti comporta generalmente una proiezione sul futuro con toni apocalittici, le Apparizioni non possono comprendersi fuori dalla prospettiva dell’avvenire della Chiesa e del mondo.
I ripetuti inviti alla conversione, come prerequisito per la pace nel mondo o per il trionfo del Cuore immacolato di Maria [ vedi Fatima], indicano nella Vergine la ‘donna’ dell’Apocalisse (cfr. 12, 1) che scende in lizza nella Chiesa contro il ‘drago’, simbolo delle forze attuali disgregatrici della società e del cosmo. Così Maria diviene l’estremo tentativo intriso di maternità che Dio compie per provocare il ritorno al Vangelo della salvezza, impedire il folle cataclisma e ispirare fiducia nelle sue promesse.
La presenza carismatica di Maria nel nostro tempo non dipende dagli studi mariologici, ma dal libero disegno di Dio, che si manifesta in modo « femminile e materno » per unificare il mondo in Cristo mediante il richiamo irresistibile della Madre.

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Le  Apparizioni di Fatima e la profezia della conversione della Russia – Fatima, « Domus Pacis ».

Il Signore, con il suo Spirito di verità e di comunione, può liberare noi e la Chiesa dalla vana credulità che corre verso i « segni e prodigi », dimenticando lo statuto di fede adulta richiesta dal Vangelo. E nello stesso tempo, egli ci preserva dalla fredda chiusura agli interventi di Dio nella storia mediante  Maria, che mirano a convertire i cuori, sostenere la speranza, preparare la  Chiesa agli impegni futuri.
Dobbiamo infatti convincerci che l’armonia del piano divino richiede la presenza di Maria in tutti gli avventi del Cristo sul mondo. « Pertanto – afferma la Redemptoris Materla Chiesa, in tutta la sua vita, mantiene con la Madre di Dio un legame che abbraccia nel mistero salvifico il passato, il presente e il futuro… » (RM 47).
Ogni Apparizione mariana, che si presenta con i caratteri dell’autenticità, non fa che esprimere e rafforzare tale intimo legame e permettere alla Vergine di meglio esercitare la sua missione a favore dell’umanità: « Maria, l’eccelsa figlia di Sion, aiuta tutti i suoi figli – dovunque e comunque essi vivano – a trovare in Cristo la via verso la casa del Padre » (RM 47).

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La costante e amorevole presenza della Madonna

Posté par atempodiblog le 17 janvier 2013

La costante e amorevole presenza della Madonna dans Apparizioni mariane e santuari Maria-a-Pontmain

L’apparizione di Pontmain (17 gennaio 1971, ndr) è una grande convalida della costante e amorevole presenza della Vergine al fianco del popolo cristiano. Di fatto, in quei giorni la Francia attraversava uno dei momenti più bui della sua storia. Nel luglio 1870 l’imperatore francese Napoleone III aveva dichiarato guerra alla Prussia (che successivamente si chiamerà Impero di Germania), guidata dal re Guglielmo I e dal cancelliere Otto von Bismarck. I prussiani, che si stavano affermando come la potenza europea emergente, a settembre riuscirono a catturare Napoleone III e proseguirono l’avanzata fino a cingere d’assedio Parigi e a occupare buona parte della nazione. Il legame con le precedenti manifestazioni è proprio sulla linea dell’attenzione che la Madonna ha nei riguardi degli avvenimenti storici.  A Rue du Bac la Vergine aveva infatti predetto a Catherine Labouré gli eventi del 1870-1871 e a La Salette, nel segreto rivelato a Mélanie, Napoleone III veniva identificato come un grande nemico della Chiesa. La Francia si conferma così per l’ennesima volta una nazione amata da Maria, forse perché proprio qui si è avuta la rivoluzione anticattolica del 1789-1799, che fra l’altro aveva messo al posto della Madonna a Notre-Dame la statua della dea Ragione.

Padre  Livio Fanzaga – La firma di Maria

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Italia, la terra dei Santi patroni

Posté par atempodiblog le 17 janvier 2013

Un nome da dare ai propri figli, una data da festeggiare solennemente, un volto da implorare nel momento del bisogno. Ai santi protettori si rivolgono anche i non praticanti e perfino i non credenti, in un tempo in cui gli uomini sembrano essersi dimenticati di Dio e della Chiesa. Ecco perché l’abolizione delle feste patronali rende più povero il nostro Paese
di Mario Palmaro – Il Timone

Italia, la terra dei Santi patroni dans Fede, morale e teologia santipatroni

I santi patroni sono i veri protagonisti della storia e della vita presente del nostro Paese. Vale per l’Italia, così come per tutte le nazioni che hanno avuto una storia, anche remota, di robusto cattolicesimo: borghi e villaggi, piccole città di provincia e metropoli congestionate di traffico e di grattacieli, tutte conservano un legame forte, visibile e duraturo con uno o più santi protettori.
Il Risorgimento ha tentato di dare all’urbanistica del Bel Paese una riverniciata di laicissimo fulgore patriottico, moltiplicando in maniera ossessiva le vie Garibaldi e le piazze Mazzini. Ma le statue dell’eroe dei due mondi o i monumenti equestri a Vittorio Emanuele sono condannati a starsene perennemente davanti alla Cattedrale o alla basilica dedicata al santo patrono della città, che è lì imponente da secoli a dominare la vita quotidiana di innumerevoli generazioni. I turisti giapponesi e tedeschi vengono da lontano per visitare San Pietro a Roma o Sant’Ambrogio a Milano, al cui confronto gli eroi del risorgimento e le loro statue appaiono, in tutti i sensi, davvero molto piccole. Anche con l’avvento della Repubblica lo Stato ha tentato di rinvigorire la desacralizzazione del panorama, dedicando viali e piazze alla Costituzione e alla Resistenza. Ma anche il fulgore democratico non ha potuto sradicare dal cuore dei nostri mille campanili il legame fortissimo con il santo di riferimento, il patrono adottato come protettore sicuro al quale affidare, almeno una volta l’anno, le sorti del proprio angolo di mondo.

L’arte ci parla dei santi patroni
In effetti, la prima cosa che si nota percorrendo le strade del nostro Paese è che i santi protettori hanno dettato le scelte urbanistiche ai nostri antenati. Di solito, nel centro della città – sia essa piccola o grande – sorge la chiesa dedicata al patrono, o che ne ospita il corpo o le reliquie, e che magari dà anche il nome alla piazza o alla via principale. La secolarizzazione, o anche una certa indifferenza religiosa, fanno in modo che si faccia poco caso a tutto questo. In certe grandi città del nord, rese più fredde e anonime dalle trasformazioni economiche e produttive, la cosa può per molti passare inosservata. E in altri centri urbani, sorti nel clima barbaro dell’era contemporanea, il cemento armato ha rimpiazzato le guglie e i rosoni, e il viandante fatica non solo a capire a quale santo sia dedicato quell’edificio, ma innanzitutto a capire se quella che ha davanti sia una chiesa, o una banca.
E tuttavia, fatta eccezione per queste malinconiche vestigia della modernità, ancora oggi, per la quasi totalità delle città italiane è vero il contrario: la chiesa principale domina la scena, ricordando a tutti, ogni giorno, il nome del patrono di turno. E per chi poi varca la soglia del tempio, nella penombra affascinante creata dalla maestria di architetti di cui magari s’è perso ormai il nome e il ricordo, ecco dischiudersi il racconto semplice e diretto, attraverso le immagini degli affreschi, della vita del santo patrono: la sua nascita, la sua conversione, i suoi miracoli, il suo ruolo nella costruzione della città o nella sua conservazione, la sua buona morte. Giovanni il Battista e Gennaro, Ambrogio e Carlo Borromeo, Pietro e Paolo, Caterina e Francesco, e centinaia di altri santi si animano e rivivono nelle immagini che ne raccontano la storia. Quasi una manifestazione della loro presenza reale e sorprendente accanto agli uomini che vivono ancora in questo mondo, e che si ricordano di loro, per lo meno quando hanno un problema da risolvere.

La vita delle persone

È vero: questi meravigliosi segni della nostra tradizione cattolica sorgono oggi in un contesto molto cambiato, forse perfino capovolto rispetto al passato. I sintomi della secolarizzazione si moltiplicano anche in un Paese formalmente cattolico come l’Italia: le chiese si sono svuotate, i seminari chiudono i battenti, i matrimoni civili superano in molti casi quelli religiosi, molti figli non vengono più battezzati, o battezzati con nomi improbabili, che poco hanno a che fare con i santi. Tuttavia, proprio in questo scenario desolante i santi patroni rappresentano un punto di resistenza, un ostacolo all’avvento definitivo della società nichilista. La vita delle persone comuni lo dimostra in molti modi: innanzitutto a cominciare dal nome, che non di rado “tradisce” la devozione di genitori e parenti per il santo protettore della città.
In secondo luogo, di solito un italiano sa chi è il patrono della propria città: può essere un miscredente, un ateo gaudente, un laico impenitente, ma è per così dire costretto ad associare l’identità della sua casa natale con la storia e la figura di un uomo elevato agli onori degli altari dalla Chiesa. E spesso questo rapporto è così misterioso e irrazionale, che il nostro homo secolarizzatus magari non va a messa, ma guai a toccargli il santo patrono. Basta pensare, ad esempio, alle cosiddette “regioni rosse” del nostro Paese, cioè a quelle terre ad altissima concentrazione comunista, che oggi sono spesso le capitali della secolarizzazione relativista post moderna. Non di rado, tra i vecchi militanti comunisti nemici acerrimi del prete, ve n’erano non pochi che erano segretamente devoti del patrono del paese. Una contraddizione dal sapore guareschiano, che tuttavia rivela la misteriosa potenza dei santi patroni, capaci di tenere aperta con un piede la porta dell’anima di un miscredente bolscevico. Ricordo che in alcuni paesini dell’Appennino romagnolo i contadini, molti dei quali iscritti al Partito comunista, disertavano la messa e sparlavano del prete. Poi, una volta l’anno, in occasione della festa del santo patrono, andavano a confessarsi, prendevano messa e facevano la comunione. Una condotta bizzarra, ma che la dice lunga sulla forza dei santi protettori. Per non dire del ruolo decisivo svolto nelle preghiere di rogazione: soprattutto nelle società rurali, se si voleva impetrare un buon raccolto, o una pioggia provvidenziale, o la guarigione da una malattia, si doveva andare da lui: dal santo che tante volte, nella storia, aveva cavato d’impiccio la gente di quella terra cui si sentiva di appartenere. In fondo, qualche cosa del genere accade ancora oggi, quando nell’ora della prova l’uomo moderno, esaurite le soluzioni offerte dalla scienza o dall’economia si mette in ginocchio davanti alla statua della Madonna o del santo protettore.

Il rapporto con il potere civile
I santi patroni dicono anche un’altra cosa importante: finchè ci sono loro, il potere civile mantiene un legame, almeno simbolico, con la Chiesa e con il Cielo. È un legame dal sapore vagamente medioevale, nel senso che il sindaco che con la sua fascia tricolore partecipa alla processione o alla messa in occasione della festa patronale compie un atto di implicito ridimensionamento del potere costituito. La cosa è paradossalmente ancor più forte quando a rivestire quell’incarico è – e accade purtroppo spesso – un uomo notoriamente lontano dalla Chiesa, o addirittura ostile al cristianesimo. In un’epoca di desolante laicizzazione delle istituzioni umane, di giacobina rivendicazione di una impossibile neutralità dello Stato in materia di fede e di valori, ecco: in un epoca come questa, San Gennaro e Sant’Ambrogio obbligano il sindaco relativista di turno a chinare il capo e a portare tutta la città ai piedi della statua di un santo di Santa Romana Chiesa. Questo aspetto rende i santi patroni decisamente scandalosi, elementi di rottura rispetto al progetto di de-cristianizzazione dell’Europa, così ben riuscito in nazioni come la Francia, l’Olanda, e in generale in tutti i Paesi protestanti, dove i santi sono stati le prime vittime illustri del furore iconoclasta del monaco eretico Martin Lutero. C’è più resistenza cattolica in una processione variopinta in onore di santa Rosalia che in un congresso di dotti teologi sull’esegesi biblica del Deuteronomio.

Le feste, i riti e la farina del diavolo
La festa del Santo Patrono ha dunque mille significati, alcuni più profani e visibili, altri più religiosi e profondi. La ricorrenza dedicata al patrono è infatti occasione per far esplodere la voglia di far festa, anche con qualche eccesso, di bere e di mangiare le specialità del luogo, di suonare e di cantare, di divertirsi. Ma la festa sta in piedi fintantoché essa ha la sua radice e la sua spiegazione nella figura del santo, modello da imitare e porto sicuro nel quale cercare rifugio: le feste patronali non ci sarebbero più se, almeno in una parte dei fedeli, non fosse stata conservata una sana devozione per il santo.
Finché la festa del patrono occupa un posto fisso nel calendario, essa coinvolge l’agenda delle autorità civili, impone il cambiamento della routine quotidiana, modifica i ritmi e le abitudini di tutto un popolo. In una parola, la festa del santo protettore della città è un rito. E i riti sono, come spiega magistralmente Antoine de Saint Exupery, «un giorno diverso dagli altri». «Se tu vieni tutti i pomeriggi alle quattro – spiega la volpe al Piccolo principe che lo sta addomesticando – dalle tre io comincerò a essere felice. Ma se tu vieni non si sa quando io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore (…) Ci vogliono i riti» (Il piccolo principe, capitolo XXI).
Il giorno di Sant’Ambrogio a Milano non si lavora, così come a Napoli nel giorno di San Gennaro: ciò non significa che tutti i milanesi e tutti i napoletani siano cattolici devoti del santo, ma implica che tutti, anche i non devoti e pure gli atei, siano obbligati a prendere atto che nella vita, oltre all’ufficio, al negozio, alla banca e al centro commerciale, c’è un’altra dimensione. Che è poi la più importante. Ecco perché abolire queste ricorrenze è un gesto inconsulto che sta certamente bene nell’agenda politica della Cina Popolare, o negli obiettivi di una confraternita di massoni, ma che nulla ha a che fare con la tradizione e la residua identità cattolica del nostro Paese.
Una cosa è certa: la farina prodotta in quel giorno di “festa soppressa”, per dirla con un vecchio adagio pieno di saggezza, è farina del diavolo. E andrà tutta in crusca.

divisore dans Medjugorje

Cliccando sul link sottostante potete scoprire a quale santo siete stati affidati… Il mio santo protettore dell’anno è San Paolo:

http://infodamedjugorje.altervista.org:80/ilsantodellanno.html

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I luoghi mariani

Posté par atempodiblog le 17 janvier 2013

I luoghi mariani dans Apparizioni mariane e santuari lourdest

Quanto Maria sia importante non solo per il passato, in relazione ai fatti avvenuti duemila anni fa, e dei quali abbiamo parlato le scorse settimane, ma anche per il tempo che ne è seguito, lo dimostra anche la diffusione dei luoghi che a lei si ricollegano e che sono numerosissimi, praticamente in ogni parte del mondo. Segno evidente che grande è la devozione da sempre riservata a questa Donna, chiamata ad un destino tanto alto, come tenace e profonda è la fiducia nella sua potenza di intercessione.

Stando ai dati riportati in Maria – Nuovissimo Dizionario, curato dal mariologo padre Stefano De Fiores, purtroppo recentemente scomparso, si calcola che nella sola Italia siano circa 1.500 i santuari mariani, ai quali vanno aggiunge le cappelle e le edicole che sono praticamente impossibili da calcolare. Mentre sono ben 2.133 le località abitate, comuni, frazioni, contrade, ecc. che hanno un toponimo mariano.

La cosa è assai interessante non solo perché, come dicevamo, è un indice di devozione, ma anche per un altro aspetto che sta ancor prima della devozione e che, anzi, ne è in qualche modo la causa. Ed è il fatto che, per quanto riguarda in particolare i santuari, nella quasi totalità dei casi la loro erezione risale in origine alla “memoria” di un fatto prodigioso che ha al centro Maria. Può essere stato un miracolo, oppure un’apparizione, oppure ancora il ritrovamento, in circostanze singolari, di una effigie mariana, oppure si può risalire a una visione o a un voto fatto, per esempio, da una città, in occasione di una carestia o di una pestilenza o di eventi bellici particolarmente pericolosi.

Ma ecco il punto che ci sembra utile evidenziare: moltissime sono le chiese erette nei paesi cattolici; parecchie, tra di esse, sono quelle dedicate a Maria. Soprattutto, pare, alla Assunta, come sempre padre De Fiores rileva. Ma accanto a queste esistono, sempre nei paesi cattolici, numerosissime altre chiese che hanno una caratteristica particolare che è quella appunto di ricordare un “contatto” speciale con Maria. Un contatto che, proprio per queste sue caratteristiche, ha meritato di essere ufficialmente riconosciuto e immortalato in un edificio che diventa in questo modo “testimonianza” che attraverserà i secoli. Testimonianza alla quale potranno attingere forza e luce, da quel momento in poi, anche le generazioni future.

Nei paesi cattolici, abbiamo detto. Non suoni, questo, offesa per i fratelli separati, perché si tratta semplicemente di un dato oggettivo. Per loro, infatti, Maria ha avuto semplicemente il ruolo di madre fisica di Gesù restando, alla fine, un membro della Chiesa come tutti gli altri. Diversamente presso il cattolicesimo: a lei, Madre di Dio ma anche Madre nostra, è stato riconosciuto un compito assai più grande e importante. Un compito che abbraccia il tempo fino al suo esisto finale. Quello di contribuire fortemente, da quel Cielo ove ora si trova gloriosa, ad aiutare ogni essere umano che veda la luce, a far nascere e crescere spiritualmente dentro di sé e nel mondo, quel Gesù al quale ella a suo tempo, ha donato la vita. Ruolo che, del resto, proprio i tanti santuari esistenti, con il loro carico di memoria sembrano confermare.

Luoghi, dunque, quelli mariani, che hanno un’origine e un’atmosfera particolare e che forse proprio anche per questo esercitano una forte attrazione sul popolo cristiano. Nella maggior parte dei casi essi si rivelano non scelti dagli uomini, come le chiese normali, ma in qualche modo promossi dal Cielo stesso. Qualche volta infatti Maria, apparendo, come per esempio a Lourdes, ha chiesto espressamente che lì venisse eretta una cappella e che la gente venisse in processione. Ma anche quando ciò non è avvenuto, pur sempre questi luoghi richiamano un intervento speciale di aiuto da parte di Colei che i credenti sanno essere stata designata dal Figlio stesso a vigilare sui loro bisogni spirituali e materiali.

Per questo essi registrano presenze così numerose, anzi crescenti, anche in tempi di crisi di fede come quelli in cui ci è dato vivere? Probabilmente sì. Perché se è vero che oggi la cultura nella quale viviamo spesso ci induce a pensare di non aver più bisogno di Dio, è anche vero che i santuari, con la loro stessa esistenza, sono in grado di risvegliare la nostalgia di Lui. Sono capaci di ricordarci, tramite la mediazione di Maria, che il Soprannaturale esiste e che, come ha operato un tempo, può tuttora tornare ad operare ridonando linfa alle nostre vite.

 di Rosanna Brichetti Messori – La nuova Bussola Quotidiana

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