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“Mio figlio Justin Bieber? E’ nato per un fallito aborto”

Posté par atempodiblog le 30 septembre 2012

Durante l’intervista a un network statunitense le dichiarazioni shock della madre del rapper canadese, idolo delle teenagers
di Giuseppe Brienza – vaticaninsider.lastampa.it

 “Mio figlio Justin Bieber? E’ nato per un fallito aborto” dans Aborto

La madre del noto cantante ed attore canadese Justin Bieber ha confessato, durante un talk-show, di aver tentato di abortirlo durante i primi mesi della sua gravidanza e che, quindi, l’idolo di tutte le teenagers americane è nato solo a causa del fallimento del tentato aborto.

Pattie Mallette l’ha dichiarato alla presentatrice Kathie Lee Gifford durante la sua trasmissione in onda su una delle più famose televisioni americane, la «NBC», giustificando il suo gesto anche con la fragilità del percorso esistenziale vissuto fin dall’infanzia. La Mallette, infatti, ha confessato di aver subito abusi sessuali fin dai quattro anni, e di essersi perciò sempre sentita in colpa per la sua situazione, cadendo nella depressione, l’alcolismo e la droga durante l’adolescenza.

Dopo aver tentato persino il suicidio, a 17 anni è rimasta incinta e, tossicomane e sola al mondo, decise di abortire anche per una pressione ambientale e psicologica subita in tal senso un po’ da tutti quelli che gli erano attorno. Ma nel 1993 il medico che in Canada cercò di eseguirle l’aborto fallì nel suo intervento. Fu in quel momento che decise, come ha dichiarato in diretta TV, «semplicemente che non doveva più farlo, non doveva più abortire. Dovevo cercare di fare del mio meglio. E fui decisa a fare tutto quello che c’era da fare per farlo vivere» (cit. in «Justin Bieber a failli être victime d’une ‘IVG’», «Le blog de Jeanne Smits», http://leblogdejeannesmits.blogspot.it/, 19  settembre 2012). La madre lo ha quindi allevato da sola in un alloggio a basso reddito, consentendogli comunque di imparare a suonare, fin da giovanissimo, il pianoforte, la batteria, la chitarra e la tromba.

Durante il suo attuale tour negli Stati Uniti,  Justin Bieber si è attirato le critiche dei media liberal quando ha espresso la sua personale contrarietà alla legalizzazione dell’aborto. Il cantante, oggi diciottenne, ha poi deprecato la circostanza per cui i giovani americani, fin dalla più tenera età, sono sottoposti ad un “indottrinamento” insegnandoli quando ancora non è il momento che l’aborto è un «diritto» (cfr. “Bieber Revs Up for Big ‘Believe’ Tour”, in “USA Today”, 19 settembre 2012).

Infatti, secondo gli attuali programmi di educazione sessuale vigenti nelle scuole americane, conformati alle linee guida emanate nel 2004 dal “Consiglio nazionale dell’educazione e dell’informazione sessuale”-“Siecus” (“Sexuality Information and Education Council of the United States”), fra gli obiettivi “educativi” da perseguire per i bambini di età compresa tra i 9 ed i 12 anni, si insegna, normalmente e senza ulteriori spiegazioni, che «Negli Stati Uniti è legale abortire fino a un certo punto della gravidanza».

L’album di Bieber “My World 2.0”, pubblicato nel 2010, ha ottenuto un successo strepitoso in tutto il mondo, debuttando in prima posizione ed entrando nella “Top Ten” di dieci Paesi, e conquistando il disco di platino negli Stati Uniti. Per accompagnare il suo ultimo disco “Believe”, uscito nel 2012, il cantante sarà anche in Europa a febbraio per alcuni concerti. Collegato al tour mondiale vi è anche un progetto di solidarietà promosso da Bieber, il “Believe Charity Drive”, con il quale sono beneficate associazioni che aiutano i parenti ed amici di bambini con il cancro come “Acreditar” e l’italiana « La Grande Casa di Peter Pan Onlus », che ha sede a Roma (cfr. “Join Justin in his mission to donate $10,000,000 to people in need”, http://www.justinbiebermusic.com/mobile/).

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L’angelo ribelle

Posté par atempodiblog le 30 septembre 2012

L’ora di Satana, l’angelo ribelle
Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme
Fonte: edizpiemme.it 

Castigare dans Fede, morale e teologia padrelivio

Chi è dunque Satana?

Cominciamo col dire che il Satana non è una astrazione ma è un nome proprio che indica una persona e che ha un significato ben preciso: vuol dire avversario, accusatore; c’è poi la traduzione del greco diabolos, Diavolo, colui che «si getta di traverso» al disegno di Dio e alla sua «opera di salvezza» compiuta in Cristo (CCC 2851). Quest’etimologia a mio parere è abbastanza indicativa anche della natura del Demonio. Dunque, questa domanda che tu hai posto, cioè sulla natura di Satana, a mio parere va collocata in un problema che ha da sempre afflitto l’umanità – e che l’angoscia tuttora – e cioè l’origine del male. Siccome su questo argomento l’umanità, con la sua ragione, ha colto qualcosa, ma ha colto poco, c’è la rivelazione stessa di Dio che ci ha fatto comprendere che cos’è il male e qual è la sua origine.
Intanto, per quanto riguarda il male, vorrei dire che non si riduce a malattia, vecchiaia e morte, come oggi tanti credono. In realtà il male come la Scrittura ce lo rivela ha uno spessore molto più profondo: il male è il peccato, cioè il male è una libera scelta contro Dio. Il male nasce dunque da una scelta di esseri liberi che Dio ha creato con la capacità di accoglierlo, ma anche di rifiutarlo, e quindi la Scrittura, sostenendo che il male è il peccato, apre orizzonti cui la semplice ragione dell’umanità non aveva saputo giungere. Che il male sia poi massicciamente presente nel mondo, di questo nessuno dubita, tanto che persino gli atei dicono: «Questa vita è un inferno». E “infernale” è stato definito pure il Novecento, il delle guerre mondiali, dei gulag, dei lager. Il male è così evidentemente presente che si è giunti persino a parlare di un dio del male, come se il male fosse un’onnipotenza; in realtà la Bibbia ha messo le cose in chiaro: il male non è una onnipotenza, il male appartiene all’ordine creaturale, all’ordine della finitezza, e come tale ha avuto un inizio, e quindi avrà pure una fine.
Ma come si è originato il male? Il male è sorto con la libertà creata; la Sacra Scrittura parla a questo riguardo d’un peccato degli angeli; anzi, direi che la parola più autorevole in questo caso è proprio quella di Gesù Cristo, che quando ha parlato di Satana dice che è peccatore fin dal principio (Gv 8, 44). San Tommaso D’Aquino, teologo eccelso e mente acutissima, sostiene che nel primo istante Dio ha creato gli angeli e li ha subito elevati in grazia – d’altra parte Dio anche quando creò Adamo ed Eva non li lasciò nello stato naturale, li elevò subito nella sua amicizia – ma non ancora nella visione beatifica. E in quello stato di grazia ci fu la prova. Quale fu la prova? Si può capire dal sibilo del serpente all’orecchio di Eva: sarete come Dio.
«Sarete come Dio»: questi angeli, creati in grazia, nello splendore della creazione divina, non hanno voluto sottomettersi a Dio, non hanno accettato Dio come loro Signore, hanno voluto essere Dio al posto di Dio, perché questa è l’essenza del peccato. E in ciò consiste l’ateismo di chi ha indurito il cuore e non accetta che esista Dio, non accetta la sottomissione, e anzi si chiede: ma perché dev’essere lui Dio e non io? E questo fu lo stesso ragionamento di Lucifero, in origine: perché io devo essere sottomesso e dipendere da Dio? E questa ribellione, questo rifiutarsi di dipendere dal creatore, sono il supremo atto di superbia della creatura che non accetta se stessa, cioè di essere appunto creata, dunque dipendente; che non accetta con gratitudine di ricevere l’essere da Dio. In questa autodeterminazione è nato il male, per cui – scrive san Tommaso D’Aquino – nel secondo istante della creazione ci furono degli angeli che si pervertirono e da se stessi si trasformarono in malvagi (CCC 391, 392); quindi il male non è stato creato da Dio: Dio non ha creato Satana, né la morte, né il peccato; anzi l’esistenza degli angeli era nella Luce, nella pace e nella gioia; dunque il male è nato quando la libertà creata non ha accettato la divina dipendenza. E questo è il veleno che scorre tuttora nelle vene dell’umanità.
Per comprendere come gli angeli abbiano potuto scegliere liberamente contro Dio, occorre guardarsi bene dall’accogliere quella che è una grave imperfezione teologica secondo la quale gli angeli elevati in grazia godevano già della visione beatifica. Nulla di tutto questo: la visione beatifica è una grazia che hanno ricevuto gli angeli che, come Michele, hanno perseverato nella fede; cioè gli angeli in origine erano sì in stato di grazia, ma non di visione beatifica, come pure Adamo ed Eva nel paradiso terrestre.
In “stato di grazia” significa che gli angeli avevano la possibilità di scegliere anche contro Dio. Diversamente, non avrebbero potuto peccare, poiché nella visione beatifica non si può scegliere contro Dio, non perché siamo privati della libertà, ma perché, come dice san Tommaso, la nostra libera volontà ha un appetitus boni, una tendenza al bene, per cui noi quando saremo in cielo ameremo Dio volontariamente, liberamente, e non potremo non amarlo perché è talmente affascinante che la nostra volontà sarà completamente attirata da lui. Ora, gli angeli ribelli non erano ancora nella visione beatifica, bensì in uno stato in cui potevano autodeterminarsi diversamente ed essendo puri spiriti han potuto fare un’opzione radicale e irrevocabile che non è consentita all’uomo. Cioè l’uomo per fare un’opzione per il bene ha bisogno di tanti atti buoni successivi finché non arriva a uno stato radicale di opzione per il bene che poi, per grazia, conserva per tutta la vita; però la grazia della perseveranza finale va chiesta. Ma anche per quanto riguarda il cammino di perversione dell’uomo, questo avviene pian piano, cioè accumulando peccati su peccati, finché la coscienza prima si ottunde, poi viene soffocata, quindi si indurisce nel male, e infine si sceglie per il male, giungendo allo stato di impenitenza. Questo processo di scelta – per il bene o per il male – è gradua- le poiché l’uomo, essendo spirito incarnato, non può decidere con un “sì” istantaneo e radicale; mentre l’angelo in un solo momento può decidere irrevocabilmente sia per il bene, sia per il male. Così è avvenuto da una parte per Lucifero e i suoi seguaci, dall’altra per Michele e la schiera degli angeli che poi sono stati con lui ammessi nella visione beatifica di Dio.

È dunque chiara l’importanza di specificare la situazione originaria degli angeli – in stato di grazia, ma non in visione beatifica di Dio – per comprendere la possibilità loro accordata di scegliere liberamente anche contro Dio. Ciò detto, cosa rispondere però a quanti mettono in dubbio il carattere irrevocabile di questa loro scelta, affermando che l’Amore di Dio nei confronti delle proprie creature farà sì che anche tale ribellione originaria di Lucifero e compagni possa incontrare, presto o tardi, il perdono divino?

Per rispondere a questa domanda occorre anzitutto tenere presente che il male è un mysterium iniquitatis, cioè un “mistero di iniquità” di una profondità e complessità terribili, tremendo e difficile da decifrare: è il mistero della libertà che agisce contro Dio. Proprio perché così difficile da penetrare, questa realtà è spesso profondamente travisata o equivocata, al punto che si è giunti a sostenere vere e proprie eresie, affermando che il Diavolo un giorno si potrebbe convertire, chiedendo perdono a Dio. Qualcuno è addirittura arrivato a consigliare di pregare per la conversione di Satana. In questi casi mi sento solo di dire che si è completamente fuori strada, per una profonda ignoranza del mistero del male: il Diavolo non vuole per nulla convertirsi, poiché è odio radicale contro Dio e vuol stare nell’Inferno. Illuminanti in proposito sono alcune pagine di Bernanòs, autore che ha indagato con rara profondità il mistero del male; oppure ancora si può fare riferimento a Lewis, l’autore delle Lettere di Berlicche, che in un racconto sul Paradiso scrisse che i dannati, giunti alle soglie del Cielo, rifiutarono di entrare, preferendo tornarsene all’Inferno. Non c’è forse immagine migliore per far capire che il male ha una certa compiacenza di se stesso: gli angeli decaduti provano un odio tale contro Dio che vogliono fargliela pagare perché non sono Dio loro stessi. Quindi  Satana vuole l’Inferno eterno, vuole essere il Diavolo per l’Eternità, rifiutando per sempre Dio. Una volta compreso questo, si capisce anche come l’irrevocabilità della scelta originaria degli angeli ribelli non sia frutto di una mancanza di Amore da parte di Dio ma conseguenza della perversione radicale dei diavoli stessi che dunque non hanno possibilità di pentirsi (CCC 393). Il passo successivo è comprendere che un simile destino è possibile anche per gli uomini che, seppure attraverso un cammino graduale, possono arrivare a scegliere radicalmente il male. Si tratta dell’indurimento del cuore: come noi abbiamo la possibilità di accettare fino in fondo Dio come nostro Signore, così pure esiste la possibilità – che si è già avverata in Satana e poi nelle anime dannate – di rifiutare per sempre questa sottomissione. Questo è il mistero di iniquità che tanto atterrisce, la cui origine non è però in una mancanza della Divina Misericordia, bensì in un rifiuto della Divina Misericordia stessa da parte delle creature ribelli.
Ecco dunque svelato il lato drammatico dell’umana libertà: l’uomo è libero di rifiutare per sempre Dio, il che vuol dire rifiutare se stessi, perché rifiutare Dio che è Creatore significa rifiutare anche se stessi come creature; e significa cadere così veramente nelle mani del Tentatore che, per invidia e dispregio di Dio, cerca di farci commettere il suo stesso peccato di ribellione contro il Creatore.
In proposito mi viene in mente un messaggio della Regina della Pace quando dice: «Siate mia immagine e non immagine di Satana». Cosa vuol dire essere l’immagine della Madonna? Lei è l’ancella del Signore, è l’umilissima, colei che accetta fino in fondo l’esistenza come grazia e non come autoaffermazione: questo è l’atteggiamento giusto per ogni creatura. L’atteggiamento del Maligno è esattamente l’opposto, segnato dalla volontà di ribellione contro Dio. E proprio in questa ribellione sta l’origine di tutti i peccati. Satana, arrabbiato con Dio perché vorrebbe essere lui stesso il creatore e l’Onnipotente, per invidia nei confronti del Signore cerca di attirare dalla sua parte quante più creature possibili, inducendo prima altri angeli alla ribellione, e poi seducendo il cuore dell’uomo con la stessa tentazione: “essere come Dio”. Ecco dunque la massima impostura anticristica: quella in cui l’uomo siede nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. A tanto si può giungere, quando il peccato seduce il cuore dell’uomo e lo spinge a desiderare di essere Dio al posto di Dio stesso.
La più grande tentazione a cui siamo sottoposti, come uomini, da parte di Satana non è tanto quella di disputare teologicamente o sottilmente sul fatto se Dio esista o non esista e abbia dei diritti su di noi, quanto piuttosto di arrogarci il diritto di essere come lui. Il Diavolo cerca dunque di attirare l’uomo dalla sua parte facendogli commettere il suo stesso peccato – la ribellione contro Dio per invidia – fino a causarne la dannazione. Ecco perché Gesù dice che Satana è omicida fin dal principio: perché vuol proprio uccidere l’uomo, attirandolo a sé, nella perdizione eterna. Mi viene in mente quanto diceva Kafka in merito alla tentazione, affermando che, una volta che il male è entrato in noi, non chiede più di essere creduto: questa è una frase terribilmente vera, perché il Nemico ci seduce proprio nascondendosi; quando è riuscito a entrare in noi – con la superbia, con l’incredulità, con la durezza di cuore – non ci chiede più di essere creduto. Possiamo anche dire che il Diavolo non c’è, ma ormai siamo caduti nella sua trappola, che ci porta a uno stato di impenitenza. A questo riguardo mi ha molto colpito quello che Giovanni Paolo II ha scritto in Memoria e identità – il libro che a mio parere è il suo Testamento spirituale – in merito al mondo contemporaneo, definendo il nostro tempo come quello in cui c’è il maggior pericolo del peccato collettivo contro lo Spirito Santo: è il tempo in cui dicono che ti lasciano la libertà di coscienza ma in realtà vogliono togliere Dio dalla vita pubblica, dalla tua vita. E una vita senza Dio – dice Giovanni Paolo II – è la vita nella quale più si rischia il peccato contro lo Spirito Santo, perché senza Dio non c’è più peccato, e quindi non c’è più neanche qualcuno a cui chiedere perdono, e si finisce con il morire nell’impenitenza.
Questo è il grande pericolo che corre il mondo d’oggi, nel quale la strategia del Maligno ha condotto l’umanità a una sorta di impenitenza di massa, seducendola con il veleno dell’incredulità.

[...] se è già scoccata l’ora di Satana, per ciò stesso è venuta anche l’ora di Maria.

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San Michele Arcangelo

Posté par atempodiblog le 29 septembre 2012

San Michele Arcangelo dans Citazioni, frasi e pensieri

“Ho una grande venerazione per San Michele Arcangelo, egli non ebbe esempi nel compiere la volontà di Dio, e tuttavia esegui fedelmente i desideri di Dio”.

Santa Faustina Kowalska

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Sotto il segno di Maria

Posté par atempodiblog le 24 septembre 2012

Le apparizioni mariane dei tempi moderni
Dal Montfort a Medjugorje, una sintetica presentazione delle principali apparizioni di Maria e del loro significato. Viviamo un’epoca di tremenda lotta, scatenata dalle forze del male contro la Chiesa. E Maria combatte.
di Padre Livio Fanzaga
Fonte: Il Timone febbraio 2008
Tratto da: Armi di Salvezza

Sotto il segno di Maria dans Anticristo Apparizioni-mariane

Per comprendere il significato delle apparizioni mariane degli ultimi due secoli, che si sono succedute in Europa, ravvivando in modo straordinario la fede, è necessario fare riferimento alla figura di san Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716), uno dei più grandi apostoli mariani di tutti i tempi. Quando il santo bretone scrisse il suo Trattato della Vera Devozione, presumibilmente nell’eremo di Saint-Eloi, nell’autunno del 1712, nessuno poteva prevedere l’eccezionale influsso che questo libretto avrebbe esercitato fino ai nostri giorni.

Il manoscritto, dimenticato in un baule, è stato ritrovato nel 1842 e pubblicato nel 1843. Fu un caso o un disegno della divina Provvidenza? Per chi vede la storia nella luce della fede non vi è dubbio che il capolavoro del Montfort sia stato pubblicato nel momento giusto, quando era incominciata a spuntare l’alba di quei “tempi di Maria” che egli aveva profetizzato. È stato Jean Guitton (1901-1999), filosofo e accademico di Francia, a far notare che l’opera aveva incominciato a diffondersi pressoché in concomitanza con l’apparizione della Madonna a Rue de Bac, a Parigi (1830), dando inizio così a quel ciclo di apparizioni che caratterizzano la fase più recente della storia della Chiesa.

Secondo questa interpretazione, l’apparizione della Madonna della Medaglia miracolosa rappresenta l’inizio di un tempo particolare, quello che per il Montfort è caratterizzato dalla lotta senza quartiere fra Maria e i suoi umili servi da una parte, e Satana e i suoi seguaci dall’altra: «Il potere di Maria su tutti i demoni risplenderà in modo particolare negli ultimi tempi, quando Satana insidierà il calcagno di Lei e cioè gli umili servi e figli ch’ella susciterà per muovergli guerra» (Trattato della vera devozione, 54). «Gli ultimi tempi» per il Montfort non sono necessariamente quelli che precedono immediatamente la venuta di Gesù Cristo nella gloria come Giudice del mondo.

Si tratta piuttosto di un periodo storico caratterizzato dallo scatenamento del Mysterium iniquitatis, al quale Dio risponde inviando Maria in soccorso della Chiesa. Il Montfort vedeva questi tempi profilarsi all’orizzonte e lui stesso, senza forse rendersene conto, li stava preparando con la sua mirabile opera.

Dopo l’apparizione a Rue de Bac, a Parigi, le apparizioni mariane si susseguono durante l’intero secolo XIX sulla terra di Francia. Prima La Salette (1846), poi Lourdes (1858) e infine Pontmain (1871) e Pellevoisin (1876). Si tratta di apparizioni che hanno avuto una straordinaria risonanza ecclesiale, ben oltre i confini francesi. Durante il secolo XX la “strategia” di Maria si è allargata ad altri Paesi del continente europeo, manifestando una premura particolare della Madre di Dio per quelle nazioni di antica cristianità, che corrono il pericolo di smarrire le radici della fede.

La prima apparizione di quello che viene chiamato “il secolo infernale” ha luogo a Fatima (1917) e la sua importanza è tale da rappresentare una grandiosa profezia che illumina il cammino della Chiesa e dell’umanità fino ai nostri giorni. Le apparizioni di Banneux (1932) e Beauring (1933) precedono la grande carneficina della seconda guerra mondiale e testimoniano la volontà della Madonna di essere presente nei momenti più bui della storia umana. Nella seconda parte del secolo, contrassegnata da trasformazioni profonde e dense di pericoli, che coinvolgono anche la Chiesa, la Madonna è più che mai presente con le sue apparizioni ad Amsterdam (1945), a Roma (Tre Fontane, 1947) e con la lacrimazione di Siracusa (1953).

Qui si fa allusione solo alle manifestazioni in ambito europeo, che hanno ricevuto un’esplicita approvazione ecclesiastica. In realtà, le apparizioni mariane degne di considerazione sono assai più numerose e ormai coinvolgono anche gli altri continenti. AI riguardo, il fenomeno di maggior impatto ecclesiale è senza dubbio quello rappresentato da Medjugorje (1981) dove, da oltre un quarto di secolo, accorrono pellegrini da ogni parte. Si tratta di apparizioni che sono ancora sotto il giudizio della Chiesa, ma che hanno fatto della parrocchia di quel villaggio della Bosnia Erzegovina uno dei santuari mariani più frequentati del mondo.

Ci si interroga giustamente sulla ragione di questa “epifania mariana” degli ultimi due secoli e ci si chiede se si possa intravedere, nella molteplicità degli interventi di Maria, un piano divino di salvezza che si va realizzando. A questo riguardo, va tenuto presente qual è il compito che l’Onnipotente ha assegnato alla Madre di Dio nella fase ultima della storia della salvezza. Maria, Assunta in cielo e Regina del cielo e della terra, esercita la sua missione di Madre della Chiesa e dell’umanità. Le apparizioni fanno parte della sua sollecitudine materna in obbedienza ai disegni di misericordia dell’Altissimo. A partire da Rue de Bac in poi, le apparizioni mariane manifestano una precisa strategia divina, in risposta all’attacco furioso dell’impero delle tenebre nei Paesi di antica cristianità.

Siamo infatti negli anni in cui l’illuminismo, con il culto della dea ragione, pretende di sostituire la fede dei popoli del continente europeo e i movimenti politici che ne sono derivati perseguitano la Chiesa, dando origine alla grande stagione dei martiri. Incomincia ad affermarsi e a diffondersi quel «rifiuto di Cristo» (l’espressione è di Giovanni Paolo Il in Memoria e identità, p. 120, Rizzoli 2006) che, a partire dalla Francia, si diffonde in tutto l’Occidente. È sintomatico che nel segreto de La Salette la Madonna faccia per la prima volta esplicitamente riferimento alla figura misteriosa dell’Anticristo.

Nel secolo XX, dopo l’«inutile strage» della prima guerra mondiale, si affermano le «ideologie del male» (ancora in Memoria e identità, p. 15), in particolare il comunismo e il nazismo, dopo le quali si va affermando un «nuovo totalitarismo, subdolamente celato sotto le apparenze della democrazia» (ibid., p. 63). Le «correnti dell’antievangelizzazione» imperversano con la furia di un uragano fino ai giorni nostri. Non solo la fede è rifiutata, ma vengono colpite «le basi stesse della morale umana, coinvolgendo la famiglia e propagandando il permissivismo morale: i divorzi, l’amore libero, l’aborto, l’anticoncezione, la lotta contro la vita nella fase iniziale come in quella del tramonto, la sua manipolazione. Questo programma opera con enormi mezzi finanziari, non soltanto nelle singole nazioni, ma anche su scala mondiale» (ibid. p. 62).

Ci troviamo indubbiamente in una fase della storia in cui il mysterium iniquitatis opera con impressionante violenza, soprattutto nelle nazioni di antica evangelizzazione, con l’intento di eliminare il cristianesimo, emarginando e perseguitando la Chiesa. In questo quadro gli interventi di Maria rivelano il loro profondo significato, in quanto sono la risposta del Cielo al dilagare dell’impostura anticristica. (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 675). In questo senso la prima di esse, quella della Medaglia miracolosa, rivela profeticamente il grande combattimento escatologico in atto, con la vittoria di Maria su Satana. Infatti la Madonna appare con in mano un globo che presenta al Signore, mentre con i suoi piedi schiaccia la testa al serpente infernale. In questo modo la Madre di Dio illumina la Chiesa sull’offensiva in atto dell’impero delle tenebre e preannuncia la sua vittoria, che non potrà mancare.

Ciò che deve essere chiaro è il fatto che la Chiesa oggi è più che mai nell’occhio del ciclone anticristiano. Non sono pochi ad affermare che l’epoca della grandi persecuzioni non è affatto conclusa. La Madonna però è più che mai presente e prepara il suo esercito per la vittoria. È quanto ha autorevolmente affermato il cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per la Propagazione della Fede, inaugurando 1’8 dicembre 2007, come inviato pontificio, il 150mo anniversario delle apparizioni di Lourdes: «L’apparizione della Vergine a Lourdes – ha affermato il Prefetto – come le altre apparizioni mariane rientra nella lotta permanente, e senza esclusione di colpi, tra le forze del bene e le forze del male, cominciata all’inizio della storia umana e che proseguirà fino alla fine… Anzi, questa è ancora più accanita che ai tempi di Bernadette. Il mondo si trova terribilmente irretito nella spirale di un relativismo che vuole creare una società senza Dio». Il cardinale Dias ha poi ricordato quanto il cardinale Wojtyla disse pochi mesi prima della sua elezione alla cattedra di Pietro: «Noi siamo oggi di fronte al più grande combattimento che l’umanità abbia mai avuto. Penso che la comunità cristiana non l’abbia ancora compreso del tutto. Noi siamo oggi di fronte alla lotta finale tra la Chiesa e l’anti-chiesa, tra il Vangelo e l’antivangelo».

Parole – ha precisato il cardinale Dias – «che trent’anni dopo risuonano come profetiche, peraltro preannunciate proprio dalle apparizioni mariane insieme con la rovina spirituale di certi Paesi, l’affievolimento della fede, le difficoltà della Chiesa e l’aumento dell’azione dell’Anticristo, con i suoi tentativi di rimpiazzare Dio nella vita degli uomini… Ma proprio per questo è discesa dal cielo una Madre preoccupata per i suoi figli che vivono nel peccato, lontani da Cristo… La Madonna sta tessendo una rete di suoi figli e figlie spirituali per lanciare una forte offensiva contro le forze del maligno e per preparare la vittoria finale del suo divino Figlio Gesù Cristo… Ella dunque ci chiama anche oggi ad entrare nella sua legione, per combattere contro le forze del male. Le armi da usare in questa lotta dovranno essere la conversione del cuore, una grande devozione verso la santa Eucaristia, la recita quotidiana del santo Rosario, la preghiera costante e senza ipocrisie, l’accettazione delle sofferenze per la salvezza del mondo».

«La vittoria finale», ha concluso il cardinale Dias, «sarà di Dio. E Maria combatterà alla testa dell’armata dei suoi figli contro le forze nemiche di Satana, schiacciando la testa al serpente» (L’Osservatore Romano, 11 dicembre 2007).

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Di Maria non si dice mai abbastanza

Posté par atempodiblog le 23 septembre 2012

Di Maria non si dice mai abbastanza dans Citazioni, frasi e pensieri

Conviene veramente ripetere con i santi: “De Maria numquam satis”, Maria non è stata ancora abbastanza lodata, esaltata, onorata e servita. Ella merita lodi, ossequi, amore e servizi ancora maggiori.
[...]
Il cuore, con gioia particolare, mi ha dettato ciò che ho scritto per dimostrare come la divina Maria sia rimasta finora sconosciuta e come questo sia uno dei motivi per cui Gesù Cristo non è conosciuto come si deve. Se dunque, come è certo, la conoscenza e il regno di Gesù Cristo devono estendersi nel mondo, ciò non sarà che una conseguenza necessaria della conoscenza del regno della Santissima Vergine Maria, che lo diede alla luce la prima volta e lo farà risplendere la seconda.

San Luigi Maria Grignion de Montfort

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Maria, Rifugio dei peccatori

Posté par atempodiblog le 23 septembre 2012

Maria, Rifugio dei peccatori dans Padre Pio 2f0dtgz

Padre Pio raccontava volentieri una leggenda che metteva in risalto l’amore della Madonna per i peccatori:

«Un giorno, Nostro Signore, facendo un giro in Paradiso, vide certe facce equivoche e ne chiese spiegazione a S. Pietro: — Come mai son riusciti a entrare qua dentro? Mi pare che tu non sorvegli bene la porta. — Pietro, tutto mortificato, risponde: — Signore, io non ci posso fare niente.
Come? Non ci puoi far niente? La chiave ce l’hai tu! Fa’ il tuo dovere. Sta’ più attento!
Dopo qualche giorno il Signore fa un altro giro e vede altri inquilini dalla faccia poco raccomandabile: — Pietro, ho visto certe altre facce! Si vede che tu non controlli bene l’entrata.
E Pietro: — Signore, io non ci posso far niente! E non ci puoi far niente neanche tu.
E il Signore: — Neanche io? Oh questa è grossa!
Sì, neanche tu! È tua Madre che ha un’altra chiave! È tua Madre che li fa entrare».

Tratto da: San Pio da Pietrelcina.org

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I cento anni del Catechismo di san Pio X

Posté par atempodiblog le 21 septembre 2012

I cento anni del Catechismo di san Pio X
di Cristina Siccardi – Corrispondenza Romana

I cento anni del Catechismo di san Pio X dans Articoli di Giornali e News

«Fin dai primordi del nostro Pontificato rivolgemmo la massima cura all’istruzione religiosa del popolo cristiano e in particolare dei fanciulli, persuasi che gran parte dei mali che affliggono la Chiesa provengono dall’ignoranza della sua dottrina e delle sue leggi». Così scriveva il 18 ottobre 1912 san Pio X (1835-1914), quando approvò la nuova edizione del Catechismo della dottrina cattolica, prescritta a tutta la provincia ecclesiastica di Roma.

Sono trascorsi cento anni dalla stesura di quella formidabile impresa e quel catechismo resta valido proprio perché è uno straordinario sussidio contro l’ignoranza religiosa, che oggi spadroneggia in ogni dove, lasciando mano libera al “fai da te”. Lo stesso allora cardinale Ratzinger, oggi Benedetto XVI, in un’intervista al settimanale “30 Giorni” nel 2003 dichiarò:  «La fede come tale è sempre identica. Quindi anche il Catechismo di san Pio X conserva sempre il suo valore. (…) questo non esclude che ci possano essere persone o gruppi di persone che si sentano più a loro agio col Catechismo di san Pio X. (…) Il Catechismo di san Pio X potrà avere anche in futuro degli amici».

Il Catechismo di san Pio X è una perfetta sintesi della dottrina cattolica che Papa Sarto fece realizzare elaborando un testo che egli, aveva scritto, in qualità di Vescovo di Mantova. Fu parroco e catechista e per tale ragione comprese tutta l’importanza dell’insegnamento della dottrina: la prima pietra per edificare la dimora cristiana di ciascuna anima. Se la dimora non ha fondamenta la Fede diventa puro sentimento religioso e le scelte di vita sono spesso slegate dai principi della Chiesa, viaggiando in balia dei condizionamenti, spesso ingannatori, della volontà propria e del mondo.

L’imponente lavoro venne realizzato con l’ausilio di una Commissione per assicurare, con espressioni linguistiche appropriate, la facilità di comprensione, nonostante la profonda consistenza dei concetti espressi. Il metodo adottato fu quello della formulazione di singole domande brevi con relative risposte. L’edizione ridotta, che risale al 1930, venne indirizzata ai bambini e ai ragazzi e conteneva un numero inferiore di quesiti.

Domande e risposte venivano fatte imparare proprio a memoria con l’obiettivo che rimanesse impressa la dottrina, senza dubbi o confusioni di sorta. È dato per certo che questa architettura sintetica, chiara ed immediata, ha prodotto eccellenti risultati nelle generazioni di italiani che a questa scuola si sono formati. Dopo il Concilio Vaticano II, il Catechismo di san Pio X cadde generalmente in disuso e a partire dagli anni Settanta fu progressivamente abbandonato.

Scriveva il beato Giacomo Alberione (1884-1971) nella prefazione al volume del confratello C.T. Dragone S.S.P., Spiegazione del Catechismo di San Pio X per catechisti, che venne pubblicato (ebbe quattro edizioni, fino al 1963) dalla Casa Editrice da lui fondata e diretta, la Pia Società San Paolo: «Oggi occorre (…) tener presente che si acuisce sempre più la lotta pro e contro Cristo: e che la vittoria dipende dall’istruzione religiosa; (…) Il catechista pio, istruito, esemplare; il catechista che conosce bene ciò che deve insegnare ed il modo d’insegnare; il catechista che sa organizzare la sua classe e le classi; il catechista che soprattutto ama le anime e nulla risparmia per esse (…) opererà un grande bene tra la gioventù e gli adulti, nonostante tutte le accresciute difficoltà di oggi, che sono realmente tante e gravi».

Il valore del Catechismo di san Pio X, proprio per i suoi effetti benefici sui bambini e su tutti i cattolici, non è quantificabile. Come tutti i capolavori che la Chiesa dona ai suoi figli, esso non conosce né crepe, né stagioni.

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Il discepolato spirituale e la libertà dei figli di Dio

Posté par atempodiblog le 20 septembre 2012

Il discepolato spirituale e la libertà dei figli di Dio
Tratto da una catechesi di padre Livio Fanzaga

Il discepolato spirituale e la libertà dei figli di Dio dans Apoftegmi dei Padri del deserto

C’è oggi una tendenza molto pericolosa per quanto riguarda il discepolato spirituale. Nelle religioni orientali c’è la figura del guru, sia nel buddismo, sia nell’induismo. Sono figure interessanti e in un certo senso positive, ma come vengono portate qui in Occidente e come vengono vissute? Ci sarebbero molte osservazioni da fare… Tra i Padri del deserto il rapporto tra il discepolo e l’anziano è sempre molto libero. L’anziano si concede poco, raramente, permette al suo discepolo si di andarlo a trovare anche tutte le volte, tutti i giorni e tutte le notti se ci fosse una situazione di emergenza, per esempio una gravissima tentazione, ma normalmente è una volta alla settimana, una volta all’anno, una volta ogni qualche anno… e comunque l’anziano da il suo consiglio, indica la sua via e poi lascia il discepolo totalmente libero davanti a Dio di prendere le sue decisioni. In questo rapporto con gli anziani, emerge, nei Padri del deserto, una grandissima libertà spirituale. Tanto è vero che a un dato momento Antonio (Sant’Antonio Abate) lascia l’anziano per andare da solo nel deserto. Il nostro rapporto con il padre spirituale , per quanto intenso possa essere, mai dimenticare che deve sempre conformarsi alla libertà dei figli di Dio. Non deve mai essere un rapporto di eccessiva dipendenza, ma deve sempre lasciarsi la capacità di giudicare e di scegliere liberamente davanti a Dio. Non c’è mai nei Padri del deserto quella forma di dipendenza che oggi vediamo spesso anche all’interno dei gruppi cristiani. Molte volte ci sono i leader carismatici, i leader del gruppo di preghiera, pur essendo gruppi cristiano-cattolici c’è un po’ uno spirito di setta. C’è uno spirito di dipendenza totale come avveniva nelle comunità pitagoriche della Grecia pagana antica, dove quanto diceva il maestro era indiscutibile, di Pitagora si diceva “autos epha”, “ipse dixit” ,“lui lo ha detto” e tutti dobbiamo rinunciare alla nostra intelligenza e alla nostra coscienza… questo non si può accettare! All’interno della spiritualità dei Padri del deserto l’anziano non prevarica mai. L’anziano consiglia, ma non si impone mai al discepolo. Il discepolo nei confronti dell’anziano conserva quella medesima libertà che noi abbiamo di fronte a una fontana d’acqua, ne beviamo se ne abbiamo voglia. Ben diverso da quelle forme di dipendenza che avvengono molte volte sia nell’ambito delle religioni orientali, sia nell’ambito delle sette ma anche di gruppi cristiani dove l’intelligenza individuale, il giudizio personale, la coscienza personale non sono adeguatamente salvaguardati. E molte volte si fa del leader del gruppo di preghiera, o del leader di un movimento – non parlo dei grandi movimenti ecclesiali, ma parlo soprattutto del sottobosco anche all’interno del cattolicesimo – se ne fanno degli idoli e si rinuncia a valutare per conto proprio e a decidere per conto proprio. Quindi attenzione, il padre spirituale, il confessore, colui che dirige il gruppo, colui che ha delle responsabilità… ci offrono dei consigli che noi valutiamo attentamente, magari confrontiamo con altri e poi decidiamo. Ed effettivamente questi discepoli non andavano sempre dal medesimo padre spirituale, cambiavano anche anziano, andavano a consigliarsi anche da altri anziani e questo indica, cari amici, una grandissima libertà spirituale che fa parte della libertà cristiana.

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Il mistero della sesta stimmate di Padre Pio

Posté par atempodiblog le 20 septembre 2012

Il mistero della sesta stimmate di Padre Pio
di Andrea Tornielli - Settimanale OGGI

Il mistero della sesta stimmate di Padre Pio dans Andrea Tornielli

C’è un segreto che lega Padre Pio a Karol Wojtyla. Segreto gelosamente custodito da entrambi, ma che documenta il profondo legame mistico che legava il santo stimmatizzato del Gargano e il prete polacco poi diventato Papa; e questo nonostante i due si siano incontrati solo una volta nella vita. Segreto che Padre Pio da Pietrelcina rivelò al giovane sacerdote nel 1948, quando si recò a San Giovanni Rotondo per conoscerlo.

“QUELLA CHE FA PIÙ MALE”
A rivelare il contenuto del dialogo tra il cappuccino e il futuro Giovanni Paolo II è un intimo amico di quest’ultimo, il cardinale Andrej Deskur. Wojtyla gli confidò: «Con Padre Pio abbiamo parlato solo delle stimmate. L’unica richiesta che ho fatto: quale stigmata gli faceva più male. Ero convinto fosse quella del cuore. Padre Pio mi ha sorpreso dicendo: “No, più male mi fa quella della spalla, di cui nessuno sa e che non è neppure curata”. È quella che faceva più male». Di quella «sesta piaga» sulla spalla di Padre Pio (le altre conque erano le stimmate alle mani e ai piedi, la ferita al costato), nessuno aveva mai saputo nulla fino alla morte del santo. Stefano Campanella, studioso e portavoce dei frati di San Giovanni Rotondo, conferma: «Non risulta che il santo frate ne abbia parlato a qualcuno, ad eccezione del futuro Papa, o che abbia lasciato qualche testimonianza o accenno scritto. Solo una volta confidò a fra’ Modestino Fucci, frate laico suo compaesano, “che uno dei suoi più grandi dolori era quello che provava quando si cambiava la maglia“». Ma Modestino non colse la portata di quella rivelazione, credendo che il dolore fosse causato dalla piaga sul costato. Solo tre anni dopo la morte del santo, il 4 febbraio 1971, cominciò a capire. Il padre guardiano del convento lo aveva infatti incaricato di sigillare in apposite buste di nylon gli indumenti di Padre Pio. E lui si era ritrovato tra le mani una maglia di lana usata dal frate con le stimmate, nella quale si notava «un segno evidente di un’ecchimosi circolare di circa dieci centimetri di diametro, all’inizio della spalla destra, vicino alla clavicola». Il dolore tremendo che Pio lamentava quando doveva togliersi la maglia, doveva essere causato perciò da quella misteriosa piaga, di cui nessuno era a conoscenza. Una piaga sempre rimasta invisibile. Fra’ Modestino ricorda in quel momento di aver letto in passato «una preghiera in onore della spalla di nostro Signore, apertagli dal legno durissimo della croce che, scoprendogli tre sacratissime ossa, gli aveva procurato acerbissimo dolore».

LÌ PORTAVA IL PATIBULUM
[...] [La] Sindone [...] Sul telo di lino nel quale, per la tradizione, sarebbe stato avvolto il corpo di Gesù, e che porta misteriosamente impressa l’impronta del cadavere di un uomo crocifisso in maniera identica al racconto evangelico, si possono scorgere chiaramente «ecchimosi ed escoriazioni di forma quadrangolare, dovute a uno strumento ruvido e pesante». Sono le ferite ed escoriazioni provocate sulle spalle dal trasporto del patibulum, l’asse orizzontale della croce. Il segno di questo trasporto s’è dolorosamente impresso anche sulla spalla di Padre Pio. Solo Wojtyla ebbe il privilegio di conoscere quella ferita nascosta. Solo a lui il santo frate aveva voluto rivelare il segreto, quella ferita nascosta, la stigmata che lo faceva soffrire di più. E che nessuno aveva mai visto, né avrebbe potuto potuto vedere in seguito.

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20 settembre: anniversario della stimmatizzazione di padre Pio

Posté par atempodiblog le 20 septembre 2012

“Era la mattina del 20 settembre, dopo la celebrazione della Santa Messa mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue”.

San Pio da Pietrelcina

 20 settembre: anniversario della stimmatizzazione di padre Pio dans Padre Pio

Questo segno di croce, che rappresenta la piaga del costato del venerato Padre Pio, fu disegnato dalle sue stesse mani. Padre Pio lo tracciò su un biglietto da visita del Cardinale Augusto Silj. 

Prof. Giorgio Festa, Prima relazione, 28 ottobre 1919

Nella regione anteriore del torace sinistro, circa a due dita trasverse al di sotto della papilla mammaria, presenta un’ultima e più interessante lesione, in forma di croce capovolta.

L’asta longitudinale misura all’incirca 7 cm. di lunghezza. L’asta trasversale della croce è lunga circa 4 cm.

Sotto i miei stessi occhi da questa lesione gemono gocce di sangue in quantità molto più rimarchevole che non dalle altre.

Dal libro: Omaggio a Padre Pio
Fonte: sanpiodapietrelcina.org

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Il Signore mi è stato quanto mai vicino nelle tribolazioni

Posté par atempodiblog le 20 septembre 2012

Il Signore mi è stato quanto mai vicino nelle tribolazioni dans Santa Faustina Kowalska

Ecco, sono già stata giudicata da ogni lato: non c’è più nulla in me che sia sfuggito al giudizio delle suore. Ma ormai tutto in un certo senso si è esaurito ed hanno cominciato a lasciarmi in pace; la mia anima martoriata ha potuto prendersi un po’ di riposo. Ma ho constatato che proprio durante quella tribolazione il Signore mi è stato quanto mai vicino. La tregua però è durata pochino. È scoppiata di nuovo una violenta tempesta. Adesso i sospetti di un tempo, son diventati per loro, a quanto pare, certezza e bisogna ascoltare di nuovo la stessa musica di prima. Così piace al Signore. La cosa strana però è che anche diverse faccende esterne han cominciato ad andare per traverso. Ciò ha provocato molte svariate sofferenze, note soltanto a Dio. Ad ogni modo ho cercato, come ho potuto, di fare ogni cosa con l’intenzione più pura.

Ora m’accorgo di essere sorvegliata come una ladra ovunque: in cappella, quando svolgo il mio lavoro, in cella. Ora so che, oltre alla presenza di Dio, ho la continua presenza umana, che francamente qualche volta mi mette in grave imbarazzo. Ci sono stati dei momenti in cui sono rimasta indecisa se spogliarmi o meno, per potermi lavare. A proposito, anche il mio misero letto è stato controllato parecchie volte. Qualche volta m’è venuto da ridere, quando son venuta a sapere che non lasciavano in pace nemmeno il letto. Una suora mi ha detto lei stessa, che ogni sera mi sorvegliava dentro la cella, per vedere come mi comportavo. Tuttavia i Superiori son sempre i Superiori. E sebbene mi abbiano personalmente umiliata e talvolta imbottita di numerosi dubbi, tuttavia mi hanno sempre permesso quello che voleva il Signore, quantunque non come avevo chiesto, ma in altro modo hanno aderito alle richieste del Signore e mi hanno autorizzata a fare certe penitenze e mortificazioni.

Santa Faustina Kowalska

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Maria porta sempre a Dio

Posté par atempodiblog le 19 septembre 2012

“Tutto nella Vergine Santissima mi portava ad adorare e ad amare il mio Gesù”.
Melania Calvat di La Salette

Our Lady and the Child Jesus

Maria è l’eco di Dio, che non fa che ripetere Dio. Se tu dici Maria, Ella risponde Dio”.
San Luigi Maria Grignion de Montfort

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Come curare e salvare le anime

Posté par atempodiblog le 17 septembre 2012

 Come curare e salvare le anime dans Apoftegmi dei Padri del deserto

In un cenobio, un fratello fu falsamente accusato di impurità: e si recò dal padre Antonio. Vennero allora i fratelli dal cenobio, per curarlo e portarlo via. Si misero ad accusarlo: «Tu hai fatto questo». Ed egli a difendersi: «Non ho fatto nulla del genere». Accadde per fortuna che si trovasse colà il padre Pafnuzio Kefala; egli disse questa parabola: «Sulla riva del fiume vidi un uomo immerso nella melma fino al ginocchio; e vennero alcuni per dargli una mano, ma lo fecero affondare fino al collo». E il padre Antonio, riferendosi al padre Pafnuzio, dice loro: «Ecco un vero uomo, capace di curare e di salvare le anime». Presi da compunzione per la parola degli anziani, essi si inchinarono davanti al fratello; poi, esortati dai padri, lo riportarono al cenobio.

Apoftegma dei Padri del deserto

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La preghiera del cuore

Posté par atempodiblog le 17 septembre 2012

Conosci la preghiera del cuore?
Padre Andrea Gasparino

La preghiera del cuore dans Preghiere

Conosci la preghiera del cuore?
Sai che cos’è? Vuoi sperimen­tarla?

Chi la scopre, sperimenta una strada di preghiera che trasforma la vita.

Anzitutto…
Prima di tutto riconosci che la preghiera è dono e che hai sempre bisogno di imparare a pregare.

Ti sei già posto con realismo il problema?
Quando preghi se sei sincero, ti accorgi che è più il tempo che passi nelle distrazioni, del tempo che stai con il Signore.
Se sei sincero, capirai che la tua preghiera è parolaia, e non ti mette a contatto con Dio.
Se sei sincero, capirai che c’è tanta poca preghiera nella tua pre­ghiera.
Certi rosari che la gente recita sono mucchi di foglie secche. Prova un po’ dopo un rosario a farti la domanda: ma ho parlato con la Madonna? Che cosa le ho detto? Il Papa raccomanda il rosario ogni giorno, ma non intende certo il rosa­rio parolaio che non lascia spazio alla riflessione e al contatto con la Vergine Santa.

Ti sei già accorto?
Hai già notato che quando preghi sei abituato a dare consigli a Dio, sei abituato a imporre la tua volontà a Dio e sei abituato a chiedere, chie­dere, chiedere, sempre chiedere.
Questo è proprio preghiera? Hai già notato che ringrazi tanto poco? Sei immerso nei doni di Dio dal mattino alla sera e sei capace a passare anche un giorno intero sen­za mai dire un grazie sincero a Dio. Ti comporti con Dio come certi bambini maleducati che prendono e pretendono e non dicono mai gra­zie.
Sei anche capace a stare giorni e settimane senza un grazie sincero a Dio.
La preghiera parolaia scade fa­cilmente nell’ipocrisia, perché chi vi è abituato si illude di pregare, invece non prega affatto.
L’abitudine alla preghiera paro­laia è un male terribile che addormenta la coscienza e illude. L’abitudine alla preghiera paro­laia si potrebbe chiamare il cancro della preghiera.

Dire basta!
E’ urgente dire basta! E’ urgente interrogarti: « ma io so pregare? » Se è parlare con Dio ed è ascolta­re Dio, dopo la preghiera dovrei avere la sensazione di aver parlato con Lui, di aver comunicato con Lui. S. Agostino ha detto:
« Come può Dio ascoltarti se quando hai pregato non sai cosa gli hai detto? »

Una domanda
Ecco ora una domanda chiave, una domanda inquietante. Da tanti anni preghi, ma che cosa è cambiato nella tua vita?
La tua preghiera, sin qui, che cosa ti ha dato? Li conosci i tuoi difetti? Lavori intorno ai tuoi difet­ti? E’ migliorata la tua vita spiritua­le? Sei cresciuto?

Se la preghiera è separata dalla vita è la prova che è una preghiera da poco, forse non è neppure preghie­ra, forse devi ricominciare tutto da capo…

Prova a farti alcune domande es­senziali:

- Che cos’è pregare?
- Qual è l’anima della preghiera?
- Cosa posso fare per cominciare a pregare veramente?

Devi cioè introdurti nella pre­ghiera vera, che noi chiamiamo pre­ghiera del cuore.
Non pensare a niente di senti­mentale, la preghiera del cuore è un cammino spirituale serio, ma che ti aprirà le porte della vita spirituale profonda, se tu avrai l’umiltà e il desiderio concreto di imparare…

La preghiera del cuore si potreb­be anche chiamare: preghiera di silenzio o preghiera contemplativa.

Ma insomma, cos’è la preghiera del cuore?
Per rispondere in modo adeguato vorrei spiegarti prima qual è la vetta della preghiera del cuore, ma natu­ralmente per arrivare alla vetta biso­gna prendere delle abitudini nuove nella preghiera.

La vetta
Dunque la vetta della preghiera del cuore è la preghiera sanguinante del Getzemani:
« Padre, non la mia, ma la tua volontà sia fatta ».
Crediamo che non ci sia una pre­ghiera più grande di questa.
Ma per arrivare alla vetta biso­gna camminare decisi nella preghie­ra del cuore e prendere abitudini nuove.

Abituati ogni giorno a dedicarvi un quarto d’ora (faresti bene a con­trollare il tempo con l’orologio) e impegnati:

- a rilassarti, sta seduto o sta in ginocchio, ma ben rilassato;
- chiudi gli occhi;
- concentra il tuo pensiero sulla presenza di Dio in te. Gesù ha detto: « Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui » (Gv 14,22).
- concentrati per esempio sulla presenza in te dello Spirito Santo, e scegli una parola da ripetere inces­santemente come:
« Spirito Santo, aprimi all’amo­re »oppure « Spirito Santo, io ti amo » o semplicemente « Spirito Santo! ».
Oppure, concentrati sulla presen­za di Gesù in te e prega ripetendo, se credi:
« Gesù Salvatore, salvami » op­pure « Gesù, io ti amo » o semplice­mente « Gesù! »
Oppure concentrati sulla presen­za del Padre in te e prega ripetendo, se credi:
« Padre mio, mi abbandono a te »;
oppure « Padre, io ti amo » o sempli­cemente « Padre! »

- al termine del quarto d’ora di intimità con Dio, fatti questa do­manda:

Signore, qual è la gioia che pos­so dare oggi a chi vive accanto a me?
Signore, qual è la tua volontà su di me, oggi?

Ecco, questo è l’allenamento alla preghiera del cuore.

La preghiera del cuore non deve mai trascurare la preghiera di ascol­to. E’ la Parola di Dio la linfa vitale della preghiera cristiana. La pre­ghiera del cuore è il momento cul­minante dell’ascolto. Ogni giorno prega il Vangelo della Liturgia del giorno collegandolo sempre alla tua vita concreta. Da quel Vangelo tro­va una parola/messaggio che utiliz­zi per fare la preghiera del cuore rivolto al Padre, o al Figlio, o allo Spirito Santo, presenti in te.

Sii costante e toccherai con mano la potenza della preghiera del cuore sulla tua vita.

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La radice della preghiera è aprire il cuore a Dio

Posté par atempodiblog le 17 septembre 2012

La radice della preghiera è aprire il cuore a Dio dans Apparizioni mariane e santuari

La Madonna a Medjugorje ha detto che quando preghiamo diventiamo belli. Questo perché quando si prega si apre il cuore a Dio, c’è la luce di Dio, la bellezza di Dio, la gioia di Dio, lo splendore di Dio, la bontà di Dio. State attenti a non far entrare nel vostro cuore la cattiveria, cioè l’indifferenza verso Dio, la superbia, l’arroganza, l’odio, l’invidia, la vendetta, la bramosia… se entra questo nel cuore entra l’inferno e non si è mai felici e si è brutti.

Noi abbiamo costruito in noi l’immagine di Dio o di Satana? La Madonna dice siate mia immagine e non immagine di Satana. Come faccio ad essere immagine di Maria? Lo faccio aprendo il cuore a Dio. Per poter aprire il cuore a Dio che bussa, bisogna prima buttare fuori tutta la sporcizia che si ha dentro. Dopo aver purificato il cuore si fa entrare Dio in esso, questo è l’inizio della preghiera, l’essenza della preghiera. Se non facciamo questo si fa soltanto teatro.

La Madonna nell’ultimo anno si è lamentata spesso che le persone si recavano a Medjugorje a pregare, con il rosario in mano, per i poveri peccatori mentre il loro cuore era impuro. Ha detto, quindi, di andare a confessarsi e dopo avrebbe fatto le grazie.

Nei primi anni delle apparizioni, Mirjana chiese alla Madonna se fosse contenta di tutta quella gente che rendeva strapiena la parrocchia di Medjugorje e la Madonna rispose che quelli che pregavano veramente si contavano sulle dita di una mano. Questo avviene perché il cuore non è aperto, bisogna pregare facendo entrare Dio nel proprio cuore e nella propria vita. La radice della preghiera è aprire il cuore a Dio.

Quando Gesù vivo non è al centro del nostro cuore e della nostra vita, la preghiera è teatro, è parolaia come diceva Padre Gasparino.
Dobbiamo imparare a pregare con e come la Madonna.

Tratto da una catechesi di Padre Livio Fanzaga

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