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Maria si presenta come l’Immacolata

Posté par atempodiblog le 30 novembre 2011

Maria si presenta come l’Immacolata dans Anticristo Maria-Immacolata

Se si guarda alle apparizione degli ultimi due secoli si nota come la Madonna si presenta anzitutto come l’Immacolata: già a partire da Rue du Bac, nel 1830, con la dicitura della medaglia miracolosa che indica Maria come “concepita senza peccato”; poi a Lourdes, dove la Vergine si presenta come “Immacolata Concezione”, fino a Fatima e a Medjugorje dove la Regina della Pace invita l’umanità a consacrarsi al suo Cuore Immacolato. Questo continuo richiamo alla sua immacolatezza sta a indicare che proprio in essa si trova la ragione della sua vittoria su Satana: la Madonna ha sconfitto il serpente antico proprio perché questi non ha potuto ghermirne il cuore con il veleno del peccato. Maria è dunque origine di una stirpe nuova, di una umanità nuova che con Lei combatte affinché il Diavolo sia sconfitto in ogni cuore.
Guardiamo dunque all’Immacolata con fiducia, sapendo che la Regina della Pace ci protegge con il suo “manto” (Messaggio dell’11 luglio 1985) e ci guida alla vittoria contro il Demonio.

Tratto da: L’ora di Satana (L’attacco del Male al mondo contemporaneo) di Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, Ed. Piemme

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Con Maria verso il Santo Natale

Posté par atempodiblog le 29 novembre 2011

Oggi inizia la novena a Maria SS. Immacolata (da recitarsi dal 29 novembre al 7 dicembre).

Con Maria verso il Santo Natale dans Avvento Nostra-Signora-di-Lourdes

Vi segnalo quella del Beato Giustino Maria RussolilloFreccia dans Stile di vita Novena a Maria SS. Immacolata

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30° anniversario delle apparizioni della Vergine a Kibeho

Posté par atempodiblog le 28 novembre 2011

30° anniversario delle apparizioni della Vergine a Kibeho dans Antonio Socci 30mwnx3

Le apparizioni della Madonna, il località Kibeho, a tre ragazze di un collegio, Alphonsine Mumureke, Nathalie Mukamazimpaka e Marie-Claire Mukangango, dal 28 novembre 1981 al 28 novembre 1989, dopo una lunga e accurata inchiesta canonica, sono state riconosciute autentiche dalla Chiesa con un decreto del vescovo datato 29 giugno 2001 in accordo con la Congregazione per la dottrina della fede.
Nell’apparizione del 18 agosto 1982, davanti a 20 mila persone, le tre veggenti poterono vedere le orrede immagini del genocidio che effettivamente si sarebbe verificato in Ruanda (e anche a Kibeho) nel 1994, un genocidio immane e feroce. Il carattere profetico di quella visione dettagliata fu evidente. Va però sottolineato che la Madonna ha dato alle tre ragazze un simile allarme anche per il mondo intero. Nathalie, per esempio, ricorda queste sue severe e terribili parole pronunciate nell’apparizione del 15 agosto 1982: « Il mondo va male… Il mondo corre verso la sua rovina, sta per cadere in un baratro… Il mondo è in ribellione contro Dio, vi si commettono troppi peccati. non c’è più né amore né pace… Se voi non vi pentite e non convertite i vostri cuori, voi cadrete tutti in un baratro » (Vedi padre Gianni Sgreva, Le apparizioni della Madonna in Africa: Kibeho, Shalom 2002, p.17).

Tratto da: Antonio Socci – I segreti di Karol Wojtyla

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L’avvento di Dio nel cuore dell’uomo

Posté par atempodiblog le 26 novembre 2011

L'avvento di Dio nel cuore dell’uomo dans Avvento avvento

Così dormiva il bambino il suo primo sonno profondo.
Stava per cominciare l’immenso evento.
Stava per cominciare l’immenso avvento.
L’avvento dell’ordine e della salvezza dell’uomo.

Assorto, il bambino dormiva un sonno profondo.
Stava per cominciare il grande comando.
Stava per cominciare il grande avvento,
l’avvento di Dio nel cuore dell’uomo.

Charles Péguy

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Appuntamento con la Madonna nella cappella di rue du Bac

Posté par atempodiblog le 26 novembre 2011

Appuntamento con la Madonna nella cappella di rue du Bac dans Apparizioni mariane e santuari Rue-du-Bac-Paris

Infatti ci si trova subito in presenza di una comunità cattolica allo stato di preghiera. Eppure non si tratta di una folla, di massa, di collettività; i fedeli che passano non si conoscono né si riconoscono; solo invisibilmente sono uniti nella comunione della fede cattolica. E, pur trattandosi di una preghiera comune, sembra che in questa cappella la preghiera sia più personale che altrove. Ciò è forse dovuto al fatto che alcuni sono venuti qui e non altrove per chiedere un appoggio quasi sensibile, un soccorso eccezionale per un caso segreto e particolare, ciò che il vocabolario chiama una grazia; ossia qualche favore del destino che non è un diritto, che viene in sovrappiù. Ad esempio la soluzione di un caso familiare insolubile, un’intuizione chiara e decisiva su ciò che bisogna fare, la congiunzione in un punto preciso dell’impossibile e del necessario.

Jean Guitton – La Medaglia miracolosa

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Maria, qui e oggi

Posté par atempodiblog le 26 novembre 2011

Maria, qui e oggi dans Apparizioni mariane e santuari mariaeipapi

Maria non risiede solo nel passato né solo nell’alto dei Cieli, nell’intimità di Dio; ella è e rimane presente e attiva nell’attuale momento storico; ella è qui e oggi, persona agente. La sua vita non sta solo alle nostre spalle, non sta semplicemente sopra di noi; ella ci precede, come il Papa [Giovanni Paolo II] sottolinea continuamente. Ella ci spiega la nostra ora storica non mediante teorie, bensì agendo e indicandoci il cammino che ci sta davanti.

Joseph Ratzinger – Maria. Chiesa nascente

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La conversione di Alfonso Ratisbonne

Posté par atempodiblog le 26 novembre 2011

L’apparizione della Madonna del Miracolo nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte a Roma (20 gennaio 1842)
di Vittorio Messori
Tratto da Jesus”, XXI [1999], n. 1
Fonte:
Holy Queen

La conversione di Alfonso Ratisbonne dans Alfonso Maria Ratisbonne fm8gg9

Alfonso Ratisbonne appartiene a una delle più ricche e influenti famiglie della numerosa comunità ebraica di Strasburgo. Il figlio maggiore, Théodore, convertitosi al Cristianesimo, era stato ordinato sacerdote nel 1830, l’anno stesso delle apparizioni a Santa Caterina Labourè. Don Thèodore diventerà uno dei principali collaboratori del parroco di Nostra Signora delle Vittorie e, come tale, propagandista entusiasta e instancabile della devozione all’Immacolata della Medaglia miracolosa”, cui raccomanderà ogni giorno il fratello Alphonse.

In effetti, il giovane Alphonse, fedele all’Ebraismo più come riti e tradizioni che come pratica, sente doveroso battersi per l’assistenza e il riscatto dei fratelli nella fede d’Israele. La sua ostilità verso il Cristianesimo in generale, e il Cattolicesimo in particolare, non solo non è nascosta, ma è pubblicamente manifestata. Innamorato di una cugina, Flore, ha fissato con lei la data di un matrimonio vantaggioso anche sul piano sociale, ma voluto dai due soprattutto per amore. Prima di sposarsi, decide di fare un viaggio che lo porti sino a Gerusalemme, per vedere la terra dei suoi padri. Con una imprevista variazione, però, al suo programma, sceglie di visitare anche Roma. Arrivato nel giorno dell’Epifania del 1842, una delle sue prime visite è al Ghetto, dove vivono gli oltre quattromila ebrei romani. Ho capito”, scriverà ai familiari a Strasburgo, quanto sia meglio far parte dei perseguitati piuttosto che dei persecutori”.

A Roma, il Ratisbonne seppure di malavoglia viene in contatto con il gruppo dei ferventi cattolici francesi (molti dei quali convertiti) dei quali fa parte il barone Thèodore de Bussières, venuto dal Protestantesimo e amico del fratello sacerdote. Il de Bussières non solo impegna gli amici perché preghino per quel giovane ebreo, ma quasi come per una sfida lo convince a portare su di sé la Medaglia miracolosa”. Di più: ottiene da lui la promessa (poi mantenuta) di ricopiare il testo della famosa preghiera di san Bernardo che inizia con il Memorare, quel Ricordati, Vergine Maria, che non si è mai sentito al mondo che qualcuno abbia invocato il tuo soccorso e sia stato abbandonato…”.

Malgrado abbia già prenotato la partenza in diligenza per Napoli (per proseguire poi da qui, in bastimento, verso Instambul e da lì in Palestina) Alphonse, spinto da una forza misteriosa, decide di restare ancora qualche giorno a Roma. Nella tarda mattinata del 1842 accompagna il barone de Bussières nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, dicendo che resterà sulla carrozza mentre quel suo conoscente (più che amico) deve intendersi con i frati per l’organizzazione di un funerale. Malgrado l’intenzione di trattenersi su quel veicolo nobiliare, restato solo con il cocchiere, la curiosità di vedere l’interno della chiesa lo spinge ad entrare. E qui del tutto inaspettato, giungerà il colpo di fulmine” che sconvolgerà radicalmente la sua vita, cambiandola per sempre. Diamo a lui la parola, traducendo il testo che Renè Laurentin (dedicatosi per anni anche alla ricostruzione critica di questo caso) ha ricostruito sulle fonti più sicure.

All’improvviso, mi sentii preso da uno strano turbamento e vidi come scendere un velo davanti a me. La chiesa mi sembrò tutta oscura, eccettuata una cappella, come se la luce si fosse concentrata tutta là. Non posso rendermi conto di come mi sia trovato in ginocchio davanti alla balaustra di quella cappella: in effetti, ero dall’altra parte della chiesa e tra me e la cappella c’erano, a sbarrare il passo, gli arredi che erano stati montati per un funerale. Levai comunque gli occhi verso la luce che tanto risplendeva e vidi, in piedi sull’altare, viva, grande, maestosa, bellissima e dall’aria misericordiosa, la santa vergine Maria, simile nell’atto e nella struttura all’immagine della Medaglia che mi era stata donata perché la portassi. Cercai più volte di alzare gli occhi verso di lei, ma il suo splendore e il rispetto me li fecero abbassare, senza impedirmi però di sentire l’evidenza dell’apparizione. Fissai lo sguardo, allora, sulle sue mani e vidi in esse l’espressione del perdono e della misericordia. Con quelle stesse mani, mi fece segno di restare inginocchiato. Ma una forza irresistibile mi spingeva verso di lei. Alla sua presenza, benché ella non abbia detto alcuna parola, compresi di colpo l’orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della religione cattolica: in una parola, compresi tutto, di colpo”.

La sconvolgente testimonianza di Ratisbonne termina con una frase che, per tutta la vita, amò ripetere: Elle ne m’a rien dit, mais j’ai tout compris” (“Lei non mi ha detto nulla, ma ho capito tutto”). Come divorato nel desiderio di ricevere il battesimo (la cui importanza era stata rivelata), undici giorni dopo è ammesso al sacramento, assumendo il semplice nome di Maria”, che non abbandonerà neppure entrando nell’Ordine dei Gesuiti. Ordinato sacerdote nel 1848, resterà nella Compagnia con soddisfazione sua e dei superiori per alcuni anni: l’abbandonerà, in pieno accordo anche con il Papa, per unirsi al fratello Thèdore (prete già dal 1830, come sappiamo) che aveva fondato una congregazione quella di Notre Dame de Sion, ancora esistente per la conversione degli ebrei al Vangelo.

Morirà in Terra Santa, ad Ain Karin, il luogo tradizionale della Visitazione di Maria a Elisabetta. Curiosa l’annotazione che ho trovato nel Diario di Paul Claudel, alla data del 14 marzo 1950: La Provvidenza riservava a un giudeo convertito, padre Alphonse Ratisbonne, l’onore di ritrovare, sotto l’ammasso di rifiuti da lui acquistati a Gerusalemme, il lastricato autentico del Litostroto, il luogo dell’Ecce Homo”. In effetti, è proprio così: il luogo comprato a Gerusalemme dai due fratelli Ratisbonne, nel 1856, si rivelerà uno dei più illustri della storia evangelica, addirittura il posto dove Pilato aveva stabilito il suo tribunale la fatale mattina di quel venerdì che precedeva la Pasqua. In Terra Santa, comunque, il lavoro dei due fratelli convertiti sarà massacrante e sarà posto soprattutto a favore degli orfani e, in genere, dei giovani (musulmani, ebrei, cristiani) privi di mezzi di sussistenza.

Sulla conversione di Alphonse più ancora che su quella di Thèodore si accanirà l’opposizione violenta da parte dei membri della sua numerosa famiglia e dei correligionari sparsi in mezza Europa. Questa conversione, seguita all’esperienza del 20 gennaio 1842 a Sant’Andrea delle Fratte, fu sottoposta a processo davanti al tribunale canonico del Vicario di Roma. Sfilarono molti testi giurati, e dopo mesi di lavoro, il cardinale Costantino Patrizi firmava un decreto (porta la data del 3 giugno 1842) che così si conclude: Consta pienamente la verità dell’insigne miracolo operato da Dio onnipotente per intercessione della Beata Vergine Maria, cioè la istantanea e perfetta conversione di Alfonso Ratisbonne dall’Ebraismo”.

Alle diffamazioni che accompagnarono la vita di padre Maria”, come volle sempre essere chiamato, si sono poi unite le divagazioni psicologiche o psicanalitiche, per ridurre a fenomeno patologico la visione che determinò la conversione. Non è qui il caso di entrare in discussioni di questo tipo. Basti però ricordare quale sia stata la forza dell’evento di quel 20 gennaio 1842: per 42 anni, sino alla morte (sopravvenuta nel mese mariano” di maggio, del 1884), Alphonse Ratisbonne mai mise in dubbio la verità di quanto gli era successo e fu fedele alla sua assistenza di sacrificio, come religioso impegnato al contempo nella preghiera e nell’azione. Poco prima della morte uscì in espressioni come questa: Perché mi tormentate con le vostre cure? La Santissima Vergine mi chiama e io ho bisogno di lei. Desidero solo Maria! Per me è tutto”. All’avvicinarsi della fine, pur ribadendo di sentirsi peccatore, confidò ai suoi che lo assistevano di non temere la morte ma di desiderarla, per vedere finalmente faccia a faccia la Signora che gli era apparsa splendente di luce, per pochissimi minuti, in quel lontano inverno romano. Una illusione” una manifestazione patologica”; i cui effetti vanno così in profondità e durano tanto? Tutti quei decenni di fedeltà al lampo nella cappella di Sant’Andrea sono la migliore smentita.

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Egli viene ad abitare in noi

Posté par atempodiblog le 25 novembre 2011

Egli viene ad abitare in noi dans Scala della perfezione solehgj

Mi sembra che la prova migliore dell’amore di Dio sia questa: egli viene di persona nella sua divinità ad abitare in noi.

Dio ha dato se stesso una prima volta nella sua umanità, come riscatto per noi, quando si offrì al Padre celeste sull’altare delle croce: è stato uno splendido dono e un grande pegno d’amore. Quando però viene in noi di persona nella sua divinità, per condurci alla salvezza e renderci capaci di conoscerlo e amarlo, ci ama in misura completa poiché dona a noi se stesso: non potrebbe fare di più. Eppure, qualcosa di meno non riuscirebbe a soddisfarci.

Per questo motivo sì dice che la giustificazione di un’anima in stato di peccato tramite il perdono, viene attribuita e appropriata all’opera dello Spirito Santo. Lo Spirito è amore e, quando Dio giustifica l’anima, rivela il suo amore nel modo più esplicito, poiché toglie il peccato e unisce l’uomo a sé. Non c’è nulla di più grande che Dio possa fare per una creatura umana, ed è giusto che sia attribuito allo Spirito Santo.

Con la sua venuta questo amore increato produce nella nostra anima ogni bene e tutto quello che ad esso prepara. Questo amore di Dio diventa nostro prima che noi possiamo amarlo poiché, innanzitutto, ci purifica dai peccati, ci rende capaci di amarlo, rafforza la volontà perché alzi un argine contro il male, e ci sprona alla virtù attraverso una impegnativa ascesi del corpo e dello spirito.

Dalla “Scala della perfezione” di Walter Hilton

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A ogni Avvento e Natale

Posté par atempodiblog le 25 novembre 2011

A ogni Avvento e Natale dans Avvento don-Giustino-Maria-Russolillo

“Che io comprenda le sempre più perfette forme di virtù che devono nascermi nell’animo a ogni Avvento e Natale, per dispormi a sempre più intime e alte teofanie nella mia vita”.

Don Giustino Maria Russolillo

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Inizia il tempo di Avvento

Posté par atempodiblog le 25 novembre 2011

Inizia il tempo di Avvento dans Avvento Avvento-bimba

Inizia il tempo di Avvento, durante il quale la Chiesa si prepara a celebrare il Natale di Gesù.
Il Natale è assai più di un ricordo di ciò che è avvenuto, ma è un evento che si ripete anche oggi e che coinvolge ogni persona.
Infatti il Figlio di Dio fatto uomo nasce ancora, ma nel cuore di tutti coloro che lo accolgono, portando la pace.
In questo tempo di Avvento sei chiamato a preparare il cuore, perchè sia una culla piena di fede e di amore per il Redentore.
Purifica il cuore con il pentimento dei peccati e riscaldalo con la fede e la preghiera.
Diamo spazio nelle nostre case ai segni del Natale, in particolare al presepio, dinanzi al quale pregare con i nostri bambini.
Nessun dono è più grande della pace che Gesù Bambino desidera portare a tutti coloro che gli fanno festa.

Padre Livio Fanzaga

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La trasfigurazione del volto di Ivan di Medjugorje

Posté par atempodiblog le 24 novembre 2011

La trasfigurazione del volto di Ivan di Medjugorje dans Medjugorje ivandragicevic

Il tanto atteso incontro con il veggente di Medjugorje Ivan Dragicevic si è avuto nella giornata di lunedi 21 sulla sommità del monte scalambra ad oltre 1400 metri di altezza. Davanti ad un pubblico in religioso silenzio c’è stata la trasfigurazione del volto dell’uomo in stato di contemplazione e subito dopo la recita della seconda parte del santo rosario, i suoi occhi si sono illuminati d’immenso mentre sulle sue labbra è apparso il sorriso mentre la Madonna gli parlava (Clicca qui per vedere il video). <<Cari amici, con la grazia di Dio sono felice di essere qui con voi (un lungo applauso hanno accolto queste parole). Non poteva essere questo – spiega Ivan Dragicevic – il modo migliore di iniziare il tempo di Avvento. Posso confessarVi che con il mio cuore sono ancora in contatto con la Madonna. E’ difficile riprendersi da questa grandezza dell’incontro con la Madonna. Una volta, quando tutti noi veggenti, eravamo inginocchiati  davanti alla Madonna, abbiamo posto a Lei una domanda: Maestra perché sei così bella? « Cari figli, sono bella perché amo anche voi se amate sarete belli ».  Io Spero che noi con questo amore torneremo alle nostre case. Anche oggi la Madonna ci porta l’amore, perché la Madonna ci ama così tanto. « Se Voi sapeste quanto vi amo  potreste piangere dalla gioia » – mi ha detto.  E’ difficile descrivere l’incontro con la Madonna con queste povere parole, perché non ci sono in questo mondo le parole adatte per poter descrivere la bellezza dell’incontro con la Madonna. Ecco vi voglio descrivere brevemente quello che è accaduto con l’incontro con la madonna: Per incontrare la Madonna, si può parlare con la preghiera del Santo Rosario, pregando insieme a Voi, mi sono avvicinato sempre di più con il  mio Cuore a Lei . Quando mi sono inginocchiato, ed ho pregato è venuta la Madonna, il primo segno è sempre una luce all’interno di questa luce appare Lei. Perché quella è la luce del paradiso, perché una parte del paradiso che  viene insieme alla Madonna. Appena arriva la Madonna io non vedo più niente ne davanti ne dietro a me. Guardo solamente la Madonna. Questa sera la Madonna è venuta con noi e ci ha portato il saluto materno. Mi ha assicurato che prega per i presenti qui  e per il Santo Padre, prega poi per tutti i malati qui presenti e vi benedice tutti con la benedizione materna. Poi la Madonna mi ha detto: « cari figli anche oggi vi invito al tempo della grazia che sta venendo. Pregate nelle Vostre famiglie, rinnovate la preghiera famigliare,, pregate per le Vostre parrocchie, per i vostri sacerdoti , pregate per le vocazioni della chiesa. Grazie cari figli perché anche questa sera avete risposto alla mia chiamata ». Io ho raccomandato tutti voi, tutti i Vostri bisogni  per tutte le Vostre famiglie e in particolare i malati, il Vostro Vescovo. Questa sera la Madonna è venuta molto, molto gioiosa  e felice (lungo applauso)>>.

Si è chiusa così la lunga giornata di preghiera  per le famiglie, fortemente voluta dal Parroco Don Primo, che è riuscito a trascinare nonostante il freddo pungente ad oltre 1400 metri  sul Monte Scalambra circa 2000 persone, che hanno raggiunto la vetta  in tutti i modi e almeno un centinaio sono venuti a piedi dal centro storico con oltre tre ore di cammino. Malati, carrozzine, tutti incuranti del freddo per assistere  a questo importante incontro che comunque ha lasciato il segno.

La messa è stata celebrata da Mons. Felicetto Gabrielli, con tutti i presbiteri presenti, che ha sottolineato l’importanza di questo incontro mentre a Don Primo abbiamo chiesto. Don Primo salire sul Monte Scalambra oggi è stato come salire sul Monte Tabor. Cosa ci dobbiamo portare dentro? “Quando Gesù si trovò con i suoi discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni loro videro il volto di Gesù trasfigurarsi. Possiamo dire che oggi abbiamo visto qualcosa di simile, abbiamo visto nel volto del veggente Ivan la gioia della sua esperienza intima della visione della Mamma celeste che gli stava  apparendo in quel momento. Certamente, tutti noi abbiamo vissuto in parte questa gioia che abbiamo colto sul suo volto. La Madonna ha certamente distribuito grazie speciali nei nostri cuori, ora con questa grazia , con la Forza dello Spirito Santo che è aumentato in noi dopo questa bellissima esperienza di preghiera e di fede. Il Signore ci chiede di ritornare giù di andare a spendere questa testimonianza di fede, di andarla ad annunciare  nella nostra vita quotidiana”.

Così oggi si è praticamente consacrato il gemellaggio tra la Madonna della Pace di Monte Scalambra e quella di Medjugorje in Bosnia Erzegovina.

Il TG1 manderà in onda il servizio ripreso e commentato dal collega Piero Damosso la mattina dell’8 Dicembre  nella trasmissione Uno Mattina.

Giancarlo Flavi – Ecco la notizia quotidiana

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Ricordo di Padre Slavko Barbaric

Posté par atempodiblog le 24 novembre 2011

Ricordo di Padre Slavko Barbaric (11/3/1946- 24/11/2000)

padre slavko

Considerazioni di Padre Livio Fanzaga sulla morte di Fra Slavko

Sia Venerdì sera che Sabato mattina vi ho dato notizia della improvvisa morte di P. Slavko che, come sapete, era un po’ « l’anima » di Medjugorje dove si trovava dal 1982. P. Slavko non è mai stato Parroco di Medjugorje, ma aveva l’incarico, da parte del suo Padre Provinciale, di essere un po’ il « Parroco » di quella « Parrocchia » spirituale che fa capo a Medjugorje e che si è dilatata fino a toccare tutti i cinque continenti, che è appunto la « Parrocchia dei pellegrini » di Medjugorje. P. Slavko, quindi, era un po’ « l’anima » di tutte le iniziative di accoglienza dei pellegrini e di tutte le iniziative spirituali che la Parrocchia organizzava per i pellegrini. Era un uomo ancora giovane (55 anni) che dal 1987 ci inviava e commentava per noi il messaggio mensile della Madonna. P. Slavko è stato servo buono e fedele, servo infaticabile della Gospa. Mi pare che la connotazione migliore che si possa dare di P. Slavko sia proprio questa: un uomo totalmente a servizio della Madonna e dei pellegrini, un servo fedele e anche molto umile. Infatti, anche se era un po’ burbero di carattere, era però infaticabile e molto umile: non si metteva mai in cattedra, era proprio totalmente a servizio. Nella Parrocchia di Medjugorje la sua mancanza è grandissima!
La morte di P. Slavko è stata degna della sua vita, una morte che è stata un segno di Maria. Infatti P. Slavko è morto di Venerdì, alla vigilia del 25 del mese, dopo aver guidato la Via Crucis sul Krizevac per i pellegrini. Proprio là, davanti alla grande Croce, dopo aver dato la Benedizione e aver raccomandato di fare attenzione a non cadere scendendo poiché pioveva, si è accasciato a terra, probabilmente per un infarto. Questa morte è stata improvvisa e inaspettata. La Madonna lo ha voluto portare in Cielo.
Noi tutti ci siamo meravigliati perché la Madonna ha nominato P. Slavko in un suo messaggio, ma questa non è stata la prima volta. Posso dirvi con certezza che nel 1984 la Madonna ha fatto il suo nome in un messaggio, perché c’era una pressione per allontanarlo da Medjugorje. In quel tempo, infatti, il regime comunista cercava di soffocare le apparizioni, anche facendo pressioni sui superiori di P. Slavko perché fosse allontanato da Medjugorje. La Madonna disse al veggente Ivan: « Desidero che P. Slavko rimanga qui » e infatti, nonostante tutte le difficoltà che P. Slavko ha avuto fino a oggi, egli è rimasto a Medjugorje finché Dio non l’ha chiamato a Sé, finché non ha compiuto la sua missione. E la sua morte in cima al Krizevac alla vigilia del 25 del mese, è dolorosa e gloriosa nello stesso tempo perché da ciò che Maria dice nel suo messaggio del 25 Novembre 2000, comprendiamo che Maria ha messo il Suo sigillo su questa vita. Ma vorrei che comprendessimo bene il significato delle parole della Madonna: non si tratta di una « beatificazione » di P. Slavko da parte Sua, infatti la stessa morte di questo servo buono e fedele non può che essere interpretata come approvazione di Dio sulla sua vita. Credo che la Madonna con questa frase abbia voluto dire qualcosa anche a noi. Intanto l’espressione: « Gioisco con voi » ci ricorda che la morte del giusto è sempre motivo di gioia: « Beati i morti che muoiono nel Signore ». La Madonna ci chiede di gioire con Lei guardando a questa morte da un punto di vista soprannaturale. Poi l’espressione « Desidero dirvi”, a mio parere, va interpretata. Secondo me, infatti, la Madonna ha chiesto a Dio di poterci dire che Slavko era nato in Cielo. Perché lo ha chiesto a Dio? Secondo me perché ha voluto dirci che, se facciamo bene il nostro dovere andremo in Paradiso senza andare in Purgatorio, per dirci che non è poi così difficile andare in Paradiso. Tutti noi abbiamo i nostri limiti e difetti, ma Dio non ne tiene poi tanto conto. Dio tiene conto della fedeltà con cui lo serviamo. Certamente P. Slavko non era esente da difetti, ma l’essenza della sua personalità era quella del servo fedele e infaticabile della Madonna con dedizione
totale. La Madonna vuol dire a tutti noi che se adempiamo il compito che Dio ha affidato a ciascuno di noi andremo in Paradiso. Per la Madonna non esistono i compiti più importanti e quelli meno importanti, Lei ci ha detto: « Per me siete tutti importanti”! Il compito di P. Slavko che portava i messaggi in tutto il mondo per la Madonna era altrettanto importante di quello del Sacerdote sconosciuto che confessava o di quello delle donne di Medjugorje che lavano i pavimenti della Chiesa. Se ognuno di noi farà il proprio dovere in spirito di servizio alla Madonna, ci salveremo, perché a questo Dio guarda. Poi è bellissima l’espressione « E’ nato in Cielo”. Nel momento della morte, se moriamo nella fede, nasciamo in Cielo. « … e intercede per voi”: già è attivo, tutti noi, arrivati in Cielo, siamo già in missione!
La gioia più grande che ci da questo messaggio è quella di ricordarci che si può andare in Cielo senza passare dal Purgatorio facendo il proprio dovere con tanta fedeltà, essendo servi applicati e infaticabili. Ecco ciò che piace alla Madonna, ecco come Lei vuole il nostro cammino di santità: applicati, fedeli ogni giorno, con tanto amore.

Dal commento al messaggio del 25/11/2000 di P. Livio Fanzaga
Tratto da: Ascolta tua Madre

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Dio non si smentisce

Posté par atempodiblog le 24 novembre 2011

Dio non si smentisce dans Libri santabernadette

Dio ce l’ha per abitudine di andare contro corrente. Fa sempre il contrario di quello che gli uomini pensano. I suoi gusti sono esattamente opposti ai nostri. Ciò che per noi è oro, per lui è spazzatura e viceversa. “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie – oracolo del Signore” (Is 55,8). Per compiere le più grandi imprese Dio sceglie gli strumenti apparentemente meno adatti, almeno secondo una valutazione umana. Eppure le persone da lui scelte sono come frecce che colpiscono infallibilmente nel segno. Di chi il merito? Della freccia o dell’arciere? Il merito è di Dio, perché senza di lui non possiamo fare nulla. Ma come è importante che il dardo si lasci prendere docilmente in mano e aderisca con volontà pronta e decisa alla forza che lo dirige!
Dio invia Samuele da Iesse il Betlemita “Perché – dice – fra i suoi figli mi sono scelto un re” (1 Sam 16, 3-14). Il profeta passa in rassegna tutti i sette figli di Iesse, forti e imponenti, ma il Signore non aveva scelto nessuno di loro. “Io non guardo ciò che guarda l’uomo – dice il Signore -. L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore”. Rimaneva ancora il più piccolo, che il padre non aveva nemmeno preso in considerazione e l’aveva lasciato a pascolare il gregge. “Manda a prenderlo”, ordina Samuele. Quegli mandò a chiamarlo e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e di gentile aspetto. Disse il Signore: “Alzati e ungilo: è lui!”.
Ciò che gli uomini avevano scartato Dio l’aveva scelto: “Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio” (1 Cor 1,27-29). Dio si comporta così sempre, ieri come oggi. Gli è bastata una bambina dei Pirenei illetterata, fragile e malata per fare di Lourdes uno dei capisaldi mondiali della civiltà dell’amore.

Tratto da: Sui passi di Bernadette – Padre Livio Fanzaga

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Claudia Koll: « La Vergine Maria mi aiuta ad essere pienamente donna »

Posté par atempodiblog le 23 novembre 2011

La testimonianza dell’attrice all’Umbria International Film Fest
di Luca Marcolivio – ZENIT.org

Claudia Koll:

La seconda giornata dell’Umbria International Film Fest si è chiusa ieri sera sul tema della devozione mariana. Presso il Cityplex Politeama è stato infatti proiettato il film Lourdes di Jessica Hausner, preceduto dalla testimonianza di Claudia Koll.
L’attrice ha spiegato che, alla base della sua conversione, avvenuta una decina di anni fa, c’è proprio la Vergine Maria. Lourdes e Fatima, in particolare, hanno giocato un ruolo decisivo nella vita spirituale della Koll che è cresciuta in una famiglia particolarmente devota alla Madonna.
L’infanzia di Claudia Koll non è stata una delle più facili: l’attrice ha raccontato di essere stata cresciuta da una nonna non vedente ma fervente cattolica che, per non perdere mai il contatto con la nipotina, era solita legarla al polso da un filo di lana.
“Mia nonna è stata il più grande esempio di fede nella mia famiglia – ha raccontato la Koll al pubblico dell’Umbria Film Fest -. La vedevo recitare quotidianamente il Rosario e parlare direttamente con Dio. La sua testimonianza mi ha segnata in modo indelebile”.
La madre di Claudia, nei primi anni di vita della bambina, trascorse molto poco tempo con lei, per motivi di salute. “Dopo che mi ebbe partorito ricevette una trasfusione di sangue infetto e rimase per sei mesi tra la vita e la morte”, ha proseguito la Koll.
“Quando poi mamma fu finalmente guarita – ha aggiunto l’attrice – andammo con tutta la famiglia a rendere grazie alla Madonna di Pompei. Sempre come ringraziamento alla Madonna sono stata battezzata con il nome completo di Claudia Maria Rosaria”.
“Recentemente ho riaperto i bauli con le foto della mia vita – ha proseguito la Koll -. In mezzo agli scatti del mio periodo adolescenziale ho trovato un’immagine del Gesù della Divina Misericordia: mi ha fatto pensare che, già allora, il Signore mi stava parlando ma io non lo ascoltavo, anzi, iniziai ad andare in tutt’altra direzione”.
L’attrice ha poi raccontato di aver vissuto le proprie aspirazioni artistiche – inizialmente ostacolate dalla famiglia – come un mezzo per appagare il proprio bisogno di libertà e di autenticità, salvo accorgersi, specie dopo essere diventata famosa, che quel tipo di libertà era assai poco autentica.
Dopo il successo del film erotico Così fan tutte (1992) di Tinto Brass, la Koll rimase per qualche tempo intrappolata nel cliché dei ruoli sexy, tuttavia, ha raccontato, “non era quello che veramente volevo. Questo mi procurò una crisi di identità che, se già avessi avuto la fede, avrei saputo affrontare meglio”.
Verso la metà degli anni ’90, la carriera cinematografica della Koll incontrò una fase di stallo, durante la quale, l’attrice meditò di abbandonare le scene e riprendere gli studi.
Nella seconda metà dello stesso decennio tuttavia la sua carriera prese definitivamente quota con la conduzione del Festival di Sanremo del 1995, della trasmissione L’angelo su Canale 5, dedicata all’arte, e della celebre fiction Linda e il brigadiere, con Nino Manfredi.
Claudia Koll si rivelò artista duttile, talentuosa e raffinata ma, nella vita privata, si scoprì profondamente inquieta ed infelice. “In particolare la mia vita sentimentale era assai problematica: molte storie brevi, nessuna veramente ‘importante’, molti tradimenti, poche certezze”.
Questa inquietudine ebbe ripercussioni negative anche sulla vita artistica della Koll. “Un giorno stavo interpretando la parte di una donna che doveva piangere: a differenza del solito le lacrime proprio non mi uscivano; qualcosa mi bloccava, non entravo proprio nella parte”, ha raccontato.
“Fu allora – ha proseguito – che Geraldine, la mia assistente di scena, mi rivolse parole molto schiette ed esplicite: Claudia, come puoi pretendere di essere credibile in scena, se nella tua vita privata c’è così poca autenticità?”.
Da quel momento inizia il graduale cambiamento interiore e spirituale di Claudia Koll. “Sono una figlia del Grande Giubileo – ha detto -. Nel 2000 un’amica americana mi chiese di accompagnarla a varcare la Porta Santa a San Pietro ed io lo feci come cortesia personale. Dopo quell’esperienza, però, non fui più la stessa”.
“Il Signore stava sgretolando tutti i miei piani e le mie ambizioni personali – ha raccontato la Koll -. Avevo davvero toccato il fondo”.
Nei successivi dieci anni, l’attrice ha vissuto la propria crescita spirituale, attraverso l’esperienza concreta dell’amore come mezzo di perseveranza, in particolare nella vicinanza ai poveri e ai malati. E ha spiegato che “qualsiasi esperienza pratica d’amore che mi abbia particolarmente segnata, l’ho sempre poi riscontrata nelle Sacre Scritture”.
A conclusione della propria testimonianza, la Koll è tornata sull’importanza della devozione mariana nella propria vita, accennando alle emozioni provate dopo i pellegrinaggi a Medjugorie e a Lourdes. “Da bambina rimasi colpita dalla storia della Madonna di Fatima e di come la Vergine avesse potuto affidare a tre bambini così piccoli, dei compiti così enormi”.
“Pensando in particolare a Giacinta e Francesco, da piccola pregai la Madonna di portarmi in cielo con Lei. Ciò non è successo, però, Maria mi ha insegnato a scoprire il bello dell’essere donna, di esprimere al meglio tutte le mie qualità femminili: la dolcezza, lo spirito materno. Grazie a Lei sono diventata anche meno aggressiva”.
“Ho inoltre capito quanto sia bella la diversità e la complementarità tra uomo e donna – ha aggiunto -. In un certo senso il Signore mi ha ‘corretta’ nel mio femminismo”.
“Ho scoperto che Dio è fedele e mantiene le promesse: la più grande di queste promesse è quella di amarci”, ha poi concluso la Koll.
Terminata la testimonianza è stato proiettato ed illustrato un filmato delle attività della onlus Le Opere del Padre, fondata dalla stessa Claudia Koll, da alcuni anni impegnata in opere di misericordia e di formazione cristiana.

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Fra le braccia della bella Signora

Posté par atempodiblog le 21 novembre 2011

Relazione proviente dalle Figlie della Carità di Ruffano (Lecce) letta a Radio Maria da Padre Angelo Maria Tentori. Il fatto è accaduto nel­l’aprile 1977.

 Fra le braccia della bella Signora  dans Apparizioni mariane e santuari Medaglia-miracolosa

Anna Ciullo è una vispa bambina di Ruffano (Lecce), dove è nata il 4 Agosto 1973. Frequenta la scuola ma­terna delle Figlie della Carità. È la domenica in Albis del 1977 (17 aprile), giorno in cui la famiglia si trova in campagna. Con lei c’è il fratellino. È una giornata meravigliosa per sgambettare nei prati. La bimba però non si accorge che si sta avvicinando a un pozzo, sca­vato nel prato, coperto soltanto da un velo di plastica: è questione di secondi e la bimba scompare, precipitan­do nel pozzo. Il fratellino non si rende neanche conto dell’accaduto. Il papà, non vedendola più nel prato, pensa subito al peggio: corre al pozzo, si china, chiama la bambina. Anna è laggiù, pacifica e tranquilla, ada­giata sull’acqua come fosse in poltrona. Il papà grida aiuto, accorrono altri parenti, rapidamente si compie il salvataggio. È incredibile: Anna è completamente asciutta, si lascia maneggiare come una bambola da favola. Qualcuno si tocca il cuore, pensando a un in­farto: il pozzo è profondo ben nove metri, e l’acqua tocca i tre metri e mezzo!

Al panico segue immediatamente lo stupore, la me­raviglia, infine la gioia. Fra gli abbracci e le domande dei genitori, la bambina risponde tutta candida, che una bella Signora vestita di bianco, come quella che è nella medaglia che porta al collo, l’ha sostenuta fra le braccia per tutto il tempo che è rimasta nel pozzo. Successive visite neurologiche non hanno rivelato al­cun trauma.

Messa davanti a varie effigi della Madonna, appena le è presentata la «Madonna dei Raggi», esclama. «È la bella Signora che mi ha tenuto fra le braccia!». Da quel giorno anche il padre, totalmente diverso, non bestemmia più e guarda con riconoscenza alle suore, per mezzo delle quali praticamente la bambina ha co­nosciuto la Medaglia.

(Con approvazione ecclesiastica)

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