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E’ delle nostre azioni che dovremo rendere conto

Posté par atempodiblog le 13 février 2011

E' delle nostre azioni che dovremo rendere conto dans Mormorazione Jean-Marie-Baptiste-Vianney-Curato-d-Ars

Che cosa pensereste di un uomo che lavorasse il campo del vicino e lasciasse incolto il suo? Ebbene! Voi fate lo stesso. Scavate continuamente nella coscienza degli altri e lasciate incolta la vostra. Oh! Quando arriverà la morte, come rimpiangeremo di aver tanto pensato agli altri e poco a noi stessi! Poiché è delle nostre azioni e non di quelle degli altri che dovremo rendere conto… Pensiamo a noi stessi, alla nostra coscienza, che dovremmo sempre guardare, come guardiamo le nostre mani per sapere se sono pulite.

Tratto da: Curato d’Ars, Pensieri scelti e fioretti, ed. San Paolo

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Maria Valtorta vede sua madre in Purgatorio

Posté par atempodiblog le 12 février 2011

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[4 ottobre 1949, ore 15,30.]
Dopo tanto vedo mia mamma, fra le fiamme del Purgatorio.
Non l’ho mai vista nelle fiamme. Grido. Non riesco a reprimere il grido che poi giustifico a Marta con una scusa, per non impressionarla.
La mia mamma non è più così fumosa, gnigiastra, dall’espressione dura, ostile al Tutto e a tutti, come la vedevo nei primi 3 anni dopo la morte quando, benché la supplicassi, non voleva volgersi a Dio… né è annebbiata e mesta, quasi spaventata, come la vidi per gli anni successivi. È bella, ringiovanita, serena. Sembra una sposa nella sua veste non più grigia ma bianca, candidissima. Emerge dalle fiamme dall’inguine in su.
Le parlo. Le dico: “Sei ancora lì, mamma? Eppure ho tanto pregato per abbreviarti la pena e ho fatto pregare. Stamane per il sesto anniversario ti ho fatto la S. Comunione. E sei ancora lì!”.
Ilare, festosa, mi risponde: “Sono qui, ma per poco ancora. So che hai pregato e fatto pregare. Questa mattina ho fatto un gran passo verso la pace. Ringrazio te e la suora che ha pregato per me. Ricompenserò poi… Presto. Fra poco ho finito di purgarmi. Ho già purgato le colpe della mente… la mia testa orgogliosa… poi quelle del cuore… i mieì egoismi… Erano le più gravi. Ora espio quelle della parte inferiore. Ma sono un’inezia rispetto alle prime”.
“Ma quando ti vedevo così fumosa e ostile.., non volevi volgerti al Cielo…”.
“Eh! Ero ancora superba… Umiliarmi? Non volevo. Poi è caduto l’orgoglio”.
“E quando eri così triste?”.
“Ero ancora attaccata agli affetti terreni. E tu sai che non era un attaccamento buono… Ma capivo già. Ero triste per questo. Perché capivo, ora che non c’era più colpa di superbia, che avevo amato male Dio, volendolo mio servo, e male voi…”.
“Non ci pensare più, mamma. Ora è passato”.
“Sì, è passato. E se sono così ti ringrazio. È per te che sono così. Il tuo sacrificio… Mi ha ottenuto il purgatorio e fra poco la pace”.
“Nel 1950?”.
“Prima! Prima! Presto!”.
“Allora non ci sarà più da pregare per te”.
“Prega lo stesso come io fossi qui. Ci sono tante anime, di ogni specie, e molte di madri, dimenticate. Bisogna amare e pensare a tutti. Ora lo so. Tu sai pensare a tutti, amare tutti. So anche questo ora, e lo capisco, ora, che è giusto. Ora non imbastisco (precise parole) più il processo a Dio. Ora dico che è giusto…”.
“Allora tu prega per me”.
“Eh! prima ci ho pensato a te. Vedi come tì ho conservato la casa. sai, eh? Ma ora pregherò per la tua anima e perché o tu sii felice tu venga con me”.
“E papà? Dove è papà?”.
“In Purgatorio”.
“Ancora? Eppure era buono. Morì da cristiano, con rassegnazione”.
“Più di me. Ma è qui. Dio giudica diverso da noi. Un modo tutto suo…”.
“Come mai papà è lì ancora?”.
“Eh!!” (ci resto male, lo speravo in Cielo da un pezzo).
“E la mamma di Marta? Sai, Marta…”.
“Sì, sì. Ora so cosa è Marta. Prima.., il mio carattere… La mamma di Marta è fuori di qui da tanto tempo”.
“E la mamma della mia amica Eroma Antonifli? Sai…”.
“So. Noi sappiamo tutto. Noi purganti. Meno bene dei santi. Ma sappiamo. Quando io scendevo qui, lei ne usciva”.
Vedo il lingueggiare delle fiamme e mi dànno pena. Le chiedo:
“Soffri molto per quel fuoco?”
“Ora no. Ora ce ne è un altro più forte che non fa quasi sentire questo. E poi… quell’altro fuoco dà voglia di soffrire. E allora il soffrire non fa male. Io non volevo mai soffrire… lo sai…”.
“Sei bella, mamma, ora. Sei come ti volevo”.
“Se sono così lo devo a te. Eh! quante cose si capiscono quando si è qui. Si capiscono sempre di più, più ci si purifica dell’orgoglio e dell’egoismo. Ne avevo tanto…”.
“Non ci pensare più”.
“Ci devo pensare… Addio, Maria…”.
“Addio, mamma. Vieni presto a prendermi…”.
“Quando Dio vorrà…”.
Ho voluto segnare questo. Contiene insegnamenti. Dio punisce prima le colpe della mente, poi del cuore, ultime le debolezze della carne. Bisogna pregare, come fossero nostri parenti, per i purganti abbandonati; il giudizio di Dio è ben diverso dal nostro; i purganti capiscono ciò che non capivano in vita perché pieni di se stessi.
A parte il dispiacere per papà… sono contenta di averla vista così serena, lieta anzi, povera mamma!

Tratto dagli scritti di Maria Valtorta

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Giornata Mondiale del Malato

Posté par atempodiblog le 11 février 2011

Nonostante le apparenze contrarie, la sofferenza può diventare un momento di grazia, durante il quale riflettere sulle cose essenziali della vita e ascoltare nel silenzio la voce dello Spirito che parla al cuore.

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La giornata dell’ammalato, che coincide con l’anniversario della prima apparizione della Madonna a Lourdes, dimostra quanto siate cari al cuore materno di Maria e della Chiesa. Il Vangelo è popolato di malati che accorrono al passaggio di Gesù e che chiedono, spesso con accenti accorati, la grazia della guarigione. Il Maestro si china con grande delicatezza sulle più svariate sofferenze, confortando, incoraggiando e guarendo. Chi potrebbe contare i miracoli di guarigione che sono stati compiuti e tuttora si compiono nel nome di Gesù e per intercessione di Maria? I santuari mariani di tutto il mondo vedono la visita di innumerevoli persone che soffrono e che bussano ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria per ottenere la grazia della guarigione o almeno il sollievo della sofferenza. Quanti malati hanno imparato alla scuola del Vangelo a sopportare e a offrire, facendo della loro malattia uno strumento di santificazione e di apostolato! L’esercito dei sofferenti è la più grande forza missionaria di cui la Chiesa disponga. Infatti è in primo luogo con la preghiera e la sofferenza che si possono aprire i cuori più induriti e avvicinare a Dio le anime più lontane.

di Padre Livio Fanzaga

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Perché pregare?

Posté par atempodiblog le 11 février 2011

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Perché è giusto ringraziare Colui che ci dà la vita; perché Dio vuole esaudire tutti i nostri desideri; perché nel comu nicare con Lui sperimentiamo la gioia più grande.
E bisogna pregare ogni giorno, come ogni giorno c’è da mangiare. La preghiera è più necessaria del cibo, perché chi non prega muore nel meglio di sé, nello spirito.

p. Stefano Igino Silvestrelli – Lo conosci Gesù?

 

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“Aquero” viene in preghiera

Posté par atempodiblog le 11 février 2011

La Madonna è la preghiera vivente
dal libro “Sui passi di Bernadette” di Padre Livio Fanzaga

“Aquero” viene in preghiera dans Apparizioni mariane e santuari Lourdes

Lourdes è una città dai due volti. Chi vi entra per la prima volta senza conoscerla si chiede perplesso che cosa abbia a che fare col soprannaturale questa immensa fiera del sacro. Ma quando si sono varcati i cancelli che portano alla spianata, il panorama cambia radicalmente e tu hai la sensazione di entrare in una città santa, dove il mondo di prima è scomparso e dove il divino aleggia sovrano su uomini e cose. Maria è la grande regista che ha ispirato e fatto realizzare questo pezzo di cielo sulla terra. Qui il Vangelo è come se si fosse concretizzato e fosse diventato pietra e carne.
Sono convinto che questa piccola Gerusalemme dei Pirenei sia un progetto germogliato nel cuore della Madre e che sia state Lei ad attuarlo con quella dolce fermezza e soave intransigenza che la caratterizzano. Bisogna soffermarsi a meditare, senza farsi prendere dalla frenesia di spostarsi da una parte all’altra e cercare di comprendere la splendida architettura spirituale escogitata dalla Madre di Dio.
I pilastri su cui poggia questa città di Maria sono due: la preghiera e la sofferenza. Le chiese  stupende, antiche e moderne, dove si celebra ininterrottamente la santa Messa, la grande spianata dove si susseguono le processioni col Santissimo e i rosari meditati, ma soprattutto l’umile grotta da dove irradia la preghiera della Vergine, rendono presente su questo pezzo di terra l’eco della liturgia celeste. Con la preghiera sale al cielo il profumo gradito a Dio della sofferenza, accettata e offerta col cuore. Lo vedi sul volto di pace dei malati, seduti sulle carrozzine come un cocchio regale, cittadini di diritto di questa fortezza del dolore e dell’amore.
In questa città che Maria ha costruito per Dio vi è tutto ciò che le sta a cuore: l’Eucarestia, la croce, il rosario. E’ come se volesse in questo modo richiamare la Chiesa a tutto ciò che vi è di più essenziale e di cui non potrà mai fare a meno. Mentre penavo col cuore pieno di commozione a questo meraviglioso progetto della santa Vergine, il mio sguardo si posò sulle acque del Gave, che scorrevano via festose, attraversando lo spazio sacro proprio nel mezzo. Il mio pensiero corse subito al fiume che percorreva la Gerusalemme celeste, “un fiume d’acqua viva, limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello” (Ap 22,1).
Compresi che anche quell’impetuoso torrente dei Pirenei era nel progetto, perché le sue acque fresche e pulite stanno a significare ai pellegrini quei fiumi di grazia che Dio fa scorrere incessantemente nei loro cuori.
Mi chiedevo dove bisognasse cercare la sorgente originaria di questa ondata di preghiera che a Lourdes si espande nel mondo. Cercavo fra le non molte parole che da Lourdes si espande nel mondo. Cercavo fra le non molte parole che la Vergine aveva rivolto a Bernadette quelle che invitavano all’orazione. Ma poi compresi che la Madonna aveva fatto molto di più che invitare a pregare. Lei stessa era venuto dal cielo in preghiera, per soffermarsi a pregare qui sulla terra. Forse capiremmo assai meglio la ragione delle apparizioni della Madonna nei tempi moderni se la guardassimo da questo punto di vista. Maria viene in mezzo a noi innanzi tutto per pregare.
Dal muretto di qua del Gave, dove amavo sedermi per meditare in quei gironi del mio pellegrinaggio, alzai gli occhi verso la statua dell’Immacolata collocata nella nichia. Teneva le mani giunte in atteggiamento di preghiera, “palmo contro palmo”, specificherà Bernadette. Più tardi preciserà che il gesto accogliente di “Aquero” con le mani aperte durò solo un momento, perché le mani si ricongiunsero subito in preghiera. “Sei venuta a portare la tua preghiera sulla terra, Madre”, mormoravo nel mio cuore. “Sei venuta fra noi come una mamma premurosa che insegna ai suoi bambini i rudimenti della vita cristiana. In un mondo che ha perso Dio, sei venuta per insegnarci a trovarlo nella preghiera. In una Chiesa che si sfianca nell’azione sei venuta a riportare la contemplazione. Guardandoti, Madre, comprendiamo che non è possibile vivere senza pregare”.

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La morte ci porta a Dio

Posté par atempodiblog le 8 février 2011

La morte ci porta a Dio dans Citazioni, frasi e pensieri Santa-Giuseppina-Bakhita

“Quando una persona ama tanto un’altra, desidera ardentemente di andarle vicino: dunque perché aver tanto paura della morte? La morte ci porta a Dio”.

Santa Giuseppina Bakhita

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Quando ci irridevano per la castità…

Posté par atempodiblog le 7 février 2011

Quando ci irridevano per la castità… dans Antonio Socci antoniosocci

Fummo una generazione irriverente, trasgressiva. Negli anni Settanta chi non ha fatto scioperi e okkupazioni? Il “vietato vietare”, il sei politico, poi gli spinelli, gli amorazzi usa e getta, il fanatismo ideologico, la violenza politica, i capetti intolleranti circondati di “compagne” adoranti.
Una generazione obbedientissima – come la giudicò Pasolini – ai padroni del pensiero dominante che la volevano rivoluzionaria.
Poi alcuni di noi hanno incontrato dei padri e hanno disobbedito ai padroni. Abbiamo sperimentato la vera libertà. Ci siamo avventurati in terre sconosciute, abitate da una bellezza mai immaginata, abbiamo sperimentato l’amicizia, l’autenticità, il gusto di una vita diversa.
Senza neanche metterlo a tema, seguendo il fascino di Gesù Cristo, ci siamo trovati a vivere lo splendore della castità, fra ragazzi e ragazze, e perfino a intuire la poesia rivoluzionaria della verginità.
Meravigliati da quanto era bello il volto della propria ragazza non ridotta a preda, a oggetto su cui sfogare la propria violenta solitudine.
E’ la sovrana e lieta libertà dei figli di Dio per cui Francesco d’Assisi poteva dire: “dopo Dio e il firmamento: Chiara”. E nel Testamento di Chiara si legge: “Francesco, nostra unica consolazione e sostegno, dopo Dio”.
Avevamo incontrato uomini veri e per nulla al mondo volevamo perdere quella nuova vita e quel gusto dell’esistenza.
Così diventammo gli “odiati ciellini”. Odiati dal branco dei “compagni” che, al mercato libertario delle facili carni (limitrofo alla bancarella dell’eroina), sghignazzavano sui preti e il papa e – com’era facile per gli sciocchi – sulla castità dei ciellini. In tanti casi dal disprezzo si passò pure alle spranghe, ai pugni, agli insulti.
Eccoli là, oggi, i compagni di allora. Non hanno fatto la rivoluzione, però molti hanno fatto carriera e soldi. E l’arroganza è spesso rimasta identica. Sotto la canizie e la calvizie ruggisce ancora il giovanotto fanatico di allora.
L’unica rivoluzione che hanno fatto – o meglio: che hanno servito – è stata la rivoluzione sessuale. Ad uso e consumo della società dei consumi.
Oggi la panza, che ballonzola dietro la loro cravatta di facoltosi giornalisti, potenti politici, baroni universitari, ammonisce e rimprovera. E – toh! – su cosa?
Contro il sesso sfrenato (ovviamente non il proprio: quello di Berlusconi). Pontificano accigliati contro il sesso usa e getta, tessono orazioni morali sulla dignità della donna, ci insegnano il sacro rispetto del corpo femminile, predicano il rigore morale.
In certi casi dall’alto di una vita, di una generazione, che ha conosciuto – dopo l’anarchia sessuale della giovinezza – il susseguirsi di matrimoni e relazioni…
Lo spettacolo è sorprendente. Forse è perfino occasione di riflessione. Mi sono trattenuto finora dallo scrivere sulle miserie della cronaca e ho risposto no ad alcuni talk show politici che volevano invitarmi a “giudicare da cattolico” le “notti di Arcore”.
Tuttavia da settimane vedo e sento alcuni ex rivoluzionari, con aria ispirata e virgineo candore, alzare il loro alto grido contro chi profana con immagini discinte “il corpo delle donne”, contro chi ha costumi sessuali sfrenati e – incredulo – mi stropiccio gli occhi.
Non solo ricordando le stagioni giovanili. Mi chiedo: ma su quali giornali hanno scritto finora? Su quali settimanali? Cos’avevano in copertina? Donne col burka? E quali libri hanno lanciato? Quali film e quali registi hanno esaltato? Quali costumi hanno praticato e legittimato? Quale morale hanno affermato?
D’improvviso sembra siano diventati tutti castigatissimi censori. Era inevitabile che una tale schiera di puritani si trovasse a fianco Oscar Luigi Scalfaro essendo, lui sì, un bigotto della prima ora. Ricordate l’episodio che lo ha reso “immortale”?
E’ la scenata fatta negli anni Cinquanta a una signora, casualmente intravista al ristorante, rea di avere un vestito scollato. Alla manifestazione “per la dignità delle donne” dunque parteciperà questo Scalfaro.
E leggo su Repubblica che “parteciperà anche Nichi Vendola: ‘Un’altra storia italiana è possibile, c’è un’Italia migliore per cui le donne non sono carne da macello, corpi da mercimonio, protagoniste solo in un establishment da escort’”.
Sì, caro Nichi (nei panni del teologo morale), questa Italia esiste. Ma sei sicuro che sia proprio quella che voi volete da decenni?
E’ meraviglioso lo slogan di questa sinistra: “Sono uomo e dico basta”. Ma basta a cosa? Alla famosa “libertà sessuale”? Allo slogan “il corpo è mio e lo gestisco io”? A questa sessuomania di massa?
Parliamone. A maggio scorso partecipai a una puntata di “Annozero” su preti e pedofilia. Fu molto interessante, ma ricordo che quando tentai di ampliare l’orizzonte proponendo di analizzare la (spesso patologica) sessuomania di massa che caratterizza i nostri costumi e la nostra cultura, Santoro troncò il discorso passando ad altro. Non lo ritenne interessante. Eppure è questo il clima irrespirabile.
Sono un padre, ho figlie giovani e mi fa schifo una società in cui delle giovani donne – in qualunque ambiente ! – sono discriminate se non stanno al gioco o non accettano certi compromessi. Mi fa schifo una società dove delle ragazze o dei ragazzi sono marchiati come cretini se dicono di credere nella castità o nella verginità.
O dove sei considerato un soggetto pericoloso se affermi che il matrimonio è solo tra uomo e donna, se ti ostini ad affermare che il genere non è un’opinione (che la natura – essere maschi e femmine – non è opinabile), se consideri il divorzio un male, se condanni l’aborto, la pillola del giorno dopo e se osi mettere in discussione il “sacro preservativo” venerato dalla cultura dominante.
C’è chi cerca di strattonare i cristiani per strappare loro qualche scomunica del peccatore Berlusconi. Gad Lerner ha amplificato la voce della suorina che ha tuonato “Non ti è lecito!” contro il Cav come il Battista contro Erode.
Bene.
Con quella suorina però – a proposito di Erode – tuoniamo “non ti è lecito” pure contro una cultura dominante che a livello planetario ha legalizzato la pratica dell’aborto arrivando in cinquant’anni a totalizzarne un miliardo, una cultura che abbassa sempre di più il livello di difesa della vita umana.
E vorrei ricordare a quella suorina che Giovanni Battista tuonava soprattutto contro l’ipocrisia di scribi e farisei che chiamava: “Razza di vipere!”.
Anche Gesù tuonerà contro di loro. Lui mostra compassione per i peccatori, i pubblicani e le prostitute, ma non per i “sepolcri imbiancati” che puntano il dito sul peccato altrui: “essi all’esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume”.
E’ di tutti noi che parla. Perché di un gran peccatore, come Zaccheo, Gesù può fare un santo, anche un grande santo come Paolo o Agostino. Ma di chi presume di giudicare gli altri, dei sepolcri imbiancati? Del resto loro saranno col dito puntato contro di Gesù fin sotto la croce.
Dicevamo della manifestazione per la dignità delle donne. Difenderanno anche la dignità calpestata delle donne nel continente islamico?
E la dignità delle donne cristiane in Pakistan, la dignità di Asia Bibi, giovane madre condannata a morte, tuttora detenuta e sottoposta a ogni umiliazione, perché cristiana?
E’ il cristianesimo che ha imposto di riconoscere alle donne la loro dignità.
Lo stesso Roberto Benigni, commentando la “preghiera alla Vergine” di Dante, ebbe a dirlo: “è da quando Dio stesso ha chiesto a Maria il suo sì o il suo no che le donne hanno acquisito il diritto di dire sì o no”.
Proprio ieri si festeggiava sant’Agata, vergine e martire. La storia di questa giovane del III secolo ci mostra l’unica vera rivoluzione che ha ridato dignità alle donne. Non certo la cultura di Repubblica e dell’Espresso o quella comunista (né, ovviamente, la cultura televisiva). Ma solo Gesù Cristo.

di Antonio Socci – Libero

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Educare alla pienezza della vita

Posté par atempodiblog le 5 février 2011

Educare alla pienezza della vita dans Riflessioni giornataperlavita

L’educazione è la sfida e il compito urgente a cui tutti siamo chiamati, ciascuno secondo il ruolo proprio e la specifica vocazione.

Auspichiamo e vogliamo impegnarci per educare alla pienezza della vita, sostenendo e facendo crescere, a partire dalle nuove generazioni, una cultura della vita che la accolga e la custodisca dal concepimento al suo termine naturale e che la favorisca sempre, anche quando è debole e bisognosa di aiuto.

Come osserva Papa Benedetto XVI, «alla radice della crisi dell’educazione c’è una crisi di fiducia nella vita» (Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008). Con preoccupante frequenza, la cronaca riferisce episodi di efferata violenza: creature a cui è impedito di nascere, esistenze brutalmente spezzate, anziani abbandonati, vittime di incidenti sulla strada e sul lavoro.

Cogliamo in questo il segno di un’estenuazione della cultura della vita, l’unica capace di educare al rispetto e alla cura di essa in ogni stagione e particolarmente nelle sue espressioni più fragili. Il fattore più inquietante è l’assuefazione: tutto pare ormai normale e lascia intravedere un’umanità sorda al grido di chi non può difendersi. Smarrito il senso di Dio, l’uomo smarrisce se stesso: «l’oblio di Dio rende opaca la creatura stessa» (Gaudium et spes, n. 36).

Occorre perciò una svolta culturale, propiziata dai numerosi e confortanti segnali di speranza, germi di un’autentica civiltà dell’amore, presenti nella Chiesa e nella società italiana. Tanti uomini e donne di buona volontà, giovani, laici, sacerdoti e persone consacrate, sono fortemente impegnati a difendere e promuovere la vita. Grazie a loro anche quest’anno molte donne, seppur in condizioni disagiate, saranno messe in condizione di accogliere la vita che nasce, sconfiggendo la tentazione dell’aborto.

Vogliamo di cuore ringraziare le famiglie, le parrocchie, gli istituti religiosi, i consultori d’ispirazione cristiana e tutte le associazioni che giorno dopo giorno si adoperano per sostenere la vita nascente, tendendo la mano a chi è in difficoltà e da solo non riuscirebbe a fare fronte agli impegni che essa comporta.

Quest’azione di sostegno verso la vita che nasce, per essere davvero feconda, esige un contesto ecclesiale propizio, come pure interventi sociali e legislativi mirati. Occorre diffondere un nuovo umanesimo, educando ogni persona di buona volontà, e in particolare le giovani generazioni, a guardare alla vita come al dono più alto che Dio ha fatto all’umanità. «L’uomo – afferma Benedetto XVI – è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Il desiderio della vita più grande è un segno del fatto che ci ha creati Lui, che portiamo la sua “impronta”. Dio è vita, e per questo ogni creatura tende alla vita; in modo unico e speciale la persona umana, fatta ad immagine di Dio, aspira all’amore, alla gioia e alla pace» (Messaggio per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù 2011, 6 agosto 2010, n. 1).

È proprio la bellezza e la forza dell’amore a dare pienezza di senso alla vita e a tradursi in spirito di sacrificio, dedizione generosa e accompagnamento assiduo. Pensiamo con riconoscenza alle tante famiglie che accudiscono nelle loro case i familiari anziani e agli sposi che, talvolta anche in ristrettezze economiche, accolgono con slancio nuove creature. Guardiamo con affetto ai genitori che, con grande pazienza, accompagnano i figli adolescenti nella crescita umana e spirituale e li orientano con profonda tenerezza verso ciò che è giusto e buono. Ci piace sottolineare il contributo di quei nonni che, con abnegazione, si affiancano alle nuove generazioni educandole alla sapienza e aiutandole a discernere, alla luce della loro esperienza, ciò che conta davvero.

Oltre le mura della propria casa, molti giovani incontrano autentici maestri di vita: sono i sacerdoti che si spendono per le comunità loro affidate, esprimendo la paternità di Dio verso i piccoli e i poveri; sono gli insegnanti che, con passione e competenza, introducono al mistero della vita, facendo della scuola un’esperienza generativa e un luogo di vera educazione. Anche a loro diciamo grazie.

Ogni ambiente umano, animato da un’adeguata azione educativa, può divenire fecondo e far rifiorire la vita. È necessario, però, che l’anelito alla fraternità, posto nel profondo del cuore di ogni uomo, sia illuminato dalla consapevolezza della figliolanza e dalla gratitudine per un dono così grande, dando ali al desiderio di pienezza di senso dell’esistenza umana. Il nostro stile di vita, contraddistinto dall’impegno per il dono di sé, diventa così un inno di lode e ci rende seminatori di speranza in questi tempi difficili ed entusiasmanti.

Consiglio Episcopale Permanente
Messaggio per la 33ª Giornata Nazionale per la vita (6 febbraio 2011)
 

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La santità è sempre favorita dalla presenza della Madonna

Posté par atempodiblog le 5 février 2011

La santità è sempre favorita dalla presenza della Madonna dans Citazioni, frasi e pensieri sanpadrepio

« La santità è sempre favorita dalla presenza della Madonna. Ella ci tiene vicino alla amabilità infinita che è Gesù. Ella ci soccorre nella tentazione e nelle prove della vita ».

San Padre Pio da Pietrelcina

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Dopo aver visto la Santa Vergine…

Posté par atempodiblog le 5 février 2011

Dopo aver visto la Santa Vergine... dans Citazioni, frasi e pensieri santabernadetteelavergi

“Dopo aver visto la Santa Vergine non si ama più la terra… E’ così bella che, quando la si è vista una volta, si ha fretta di morire per rivederla”.

Santa Bernadette Soubirous

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Se vuoi pregare bene…

Posté par atempodiblog le 5 février 2011

Se vuoi pregare bene... dans Fede, morale e teologia Se-vuoi-pregare-bene

Se vuoi pregare bene, prova a seguire questi suggerimenti:

Dedica un tempo ben preciso alla tua preghiera: all’inizio, è utile almeno mezz’ora.

Scegli bene il luogo della preghiera: è necessario che sia silenzioso e raccolto. Se puoi, metti davanti a te un Crocifisso o un’immagine sacra. Se ti è possibile, fa’ la tua preghiera davanti all’Eucaristia.

Mettiti in ginocchio: con le spalle erette, le braccia rilassate; se impari a far pregare anche il corpo, la tua preghiera sarà più attenta.

Incomincia col segno di croce fatto bene: toccando la fronte consacra al Padre i tuoi pensieri; toccando il petto consacra a Cristo il tuo cuore, la tua capacità di amare; toccando le spalle consacra allo Spirito le tue azioni, la tua volontà.

Dividi la preghiera in tre spazi esatti: più organizzi la tua preghiera più la rendi facile.

Il primo spazio dedicalo allo Spirito Santo, è Lui il maestro della preghiera; concentrati sulla presenza dello Spirito Santo in te. Dice S. Paolo: « Siete tempio di Dio, e lo Spirito di Dio abito in voi » (1Cor 3,16). Prova a dialogare con lui, prova a esprimergli un problema difficile che hai tra le mani. Invocalo con fede: « Vieni, Spirito Creatore! ».

Il secondo spazio dedicalo a Gesù. Fa’ preghiera di ascolto, prendi tra le mani i brani di Parola di Dio che ti sono stati presentati nella riflessione e prova a leggere come se Gesù ti parlasse personalmente. Esperimenta anche l’ascolto della tua coscienza. Interrogati: « Signore, che cosa vuoi da me? ». « Signore, che cosa disapprovi in me? ».

Il terzo spazio dedicalo al Padre. Ama! Sta’ in silenzio davanti a Lui, sei immerso in Lui: « In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo » (Atti 17,28). Ama! Aiuta il tuo silenzio, se è necessario, dicendo: « Padre mio, mio tutto! ». Prendi qualche decisione pratica e offrila come un tuo atto concreto di amore.

Non terminare la preghiera senza qualche decisione pratica da attuare al più presto: abituati ad amare con i fatti; la preghiera deve portarti all’azione.

Concludi con un pensiero a Maria SS., implora con un’Ave Maria la grazia di imparare a pregare e il dono di gustare la preghiera e di essere costante.

di Padre Andrea Gasparino – Maestro insegnaci a pregare

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Parlare con Dio

Posté par atempodiblog le 5 février 2011

Parlare con Dio dans Citazioni, frasi e pensieri pregare

Mi hai scritto: “Pregare è parlare con Dio. Ma, di che cosa?”. —Di che cosa? Di Lui, di te: gioie, tristezze, successi e insuccessi, nobili ambizioni, preoccupazioni quotidiane…, debolezze! E atti di ringraziamento e suppliche: e Amore e riparazione.
In due parole: conoscerlo e conoscerti: “stare insieme”!
Cammino, 91

Non sai pregare? —Mettiti alla presenza di Dio, e non appena comincerai a dire: “Signore, … non so fare orazione!…”, sii certo che avrai cominciato a farla.
Cammino, 90

Adagio. —Pensa che cosa dici, chi lo dice e a chi. —Perché quel parlare in fretta, senza dar tempo alla riflessione, è rumore, fragore di latta. E ti dirò, con Santa Teresa, che non lo chiamo preghiera, anche se muovi molto le labbra.
Cammino, 85

di San Josemaría Escrivá de Balaguer
Tratto da: josemariaescriva.info

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Capire la propria vocazione

Posté par atempodiblog le 2 février 2011

Capire la propria vocazione dans Discernimento vocazionale padrelivioevicka

Padre Livio: Ora vorrei toccare un problema molto sentito dai nostri giovani. Mi capita spesso di incontrarne moltissimi, anche fra quelli che partecipano alla catechesi giovanile di Radio Maria, che non riescono a capire qual è la loro vocazione, nel senso di comprendere quello che Dio vuole da loro e che cosa devono fare nella vita. Fanno fatica a vedere la strada sulla quale Dio li chiama.
Vicka: Quando un giovane prega per capire qual è la sua vocazione, se ha la mente piena dei più svariati pensieri, progetti, desideri e tante cose di questo genere, non arriverà mai a vedere la sua vocazione. Quando noi preghiamo, dobbiamo rendere libero e disponibile il cuore e dire a Dio: « Ecco, fai tu quello che vuoi e rispondimi tu nel mio cuore su quello che devo fare! ». Se io chiedo con serietà, Lui mi risponde. E’ certo che mi indica che cosa devo fare, se la via del matrimonio o del sacerdozio o della vita religiosa o altro. Oggi, noi spesso preghiamo per avere questo dono, ma nel medesimo tempo pensiamo ad altro, e allora la risposta non arriva. Noi dobbiamo prima fare chiarezza rendendoci disponibili per una decisione. Se io voglio davvero trovare la mia vocazione, devo mettere da parte tutti gli altri pensieri. Se io prego per capire la mia vocazione, ma nel medesimo tempo ho il fidanzato, di sicuro quella vocazione non arriva mai, perché tu non sei d’accordo con te stesso, non sai che cosa vuoi fare. Occorre essere pronti a scegliere per l’una cosa o per l’altra, e chiedere a Dio che ti dia questo discernimento. L’ho detto e lo ripeto: se uno chiede alla Madonna una risposta sulla scelta vocazionale che riguarda la sua vita, Lei risponde direttamente nel suo cuore riguardo alla strada che deve prendere. Da parte nostra dobbiamo essere pronti a sentire la sua voce. Lei è sempre pronta a risponderci, solo che noi dobbiamo preparare il posto e liberarci da tutte le altre voci per sentire la sua voce.

Padre Livio: Rendere libero il cuore per la chiamata di Dio, qualunque essa sia, non è uno sforzo da poco. Senza una totale disponibilità è facile scambiare i nostri desideri con la voce di Dio. Come faccio ad essere sicuro che è propriola Madonna, che è proprio Dio che mi indica questa strada?
Vicka:
Possiamo essere sicuri perché, se chiediamo a Dio, Lui ci ascolta. Quando tu preghi Dio dicendo: « Liberami da tutti i miei pensieri, da tutto ciò che disturba il mio cuore, perché io voglio ascoltare la tua voce », allora vedrai che Dio ti risponde e che la sua voce ti arriva più forte di tutte le altre. La sua è una voce che ti sveglia!
Tante volte noi aspettiamo questa risposta, ma perdiamo la pazienza, perché vogliamo tutto e subito. Tu preghi per cinque o sei giorni; ma siccome la risposta non arriva, al settimo non preghi più. Ma questo modo è sbagliato, perché, quando preghiamo, dobbiamo saper aspettare il momento di Dio con tanta pazienza. Lui ci fa attendere per provarci, ma poi dà una risposta a tutto. Io devo essere paziente, non stancarmi di chiedere la risposta e saper aspettare. Devo pregare nella maniera giusta, che è un modo per dire a Dio: « Eccomi, io desidero ascoltare tutto quello che tu vuoi dirmi. Sono pronto! » Dio è sempre con quel cuore che è pronto. Invece noi, a volte, vogliamo che Dio ci risponda subito; ma poi, quando viene il tempo che ci risponde, ecco che ci comportiamo come se non ci avesse detto niente. Questo è un giocare con Dio. Se io, quando chiedo, chiedo col cuore, la risposta arriva nel cuore proprio al momento giusto.

Padre Livio: Nei giovani, però, c’è un’altra paura. Me ne sono reso conto io, e certamente lo avrai notato anche tu che incontri tanti giovani e ti sei fatta una grande esperienza. Molti di loro hanno paura che seguire Dio sia troppo difficile, come se Dio chiedesse troppo per le loro forze.
Vicka: Questo veramente non lo dicono soltanto i giovani. Vorrei portare al riguardo un piccolo esempio. Una volta è arrivato un grosso gruppo di italiani e, come sempre, inizio con la preghiera e poi incomincio a riferire i messaggi della Madonna. Quando è il momento delle domande, ecco che un sacerdote abbastanza giovane alza la mano e prende la parola dicendomi: « Vicka, io penso che la Madonna ci chieda troppo ». Io gli rispondo « Padre, tutto quello che la Madonna chiede sono cose semplici, che già la Chiesa prescrive. Lei stessa ha detto che non è venuta per dirci cose nuove, ma per risvegliare la nostra Fede. Tutto quello che la Madonna ci raccomanda esiste già nella Chiesa; solo che bisogna pian piano cercare di viverlo. » Quel sacerdote, però, non era convinto perché, in una parrocchia grande e con tante cose da fare, non era possibile secondo lui pregare tre Rosari ogni giorno come chiede la Madonna. Io gli ho risposto che questa era la raccomandazione della Madonna e che, se lui voleva, poteva accettare; se non voleva poteva lasciarla. E così se ne è andato. Un mese dopo, però, è tornato e mi ha detto: « Vicka, ho incominciato a pregare un po’ di più ogni giorno e ho capito che tutto è possibile. Quando sono arrivato la prima volta non ero pronto e per me era troppo. Ora, invece, riesco a mettere in pratica un po’ alla volta tutto quello che la Madonna vuole ». Per tornare ai giovani, vorrei dire che oggi tantissimi giovani hanno altre cose per la testa e per questo trovano difficile seguire Dio. Ma se un giovane imposta meglio la sua vita e dà più tempo a Dio, allora lui cambia. E’ in questo modo che tutto il mondo può cambiare.

Padre Livio: Allora non è difficile seguire Gesù?
Vicka:
Per uno che non ha provato e che non ha mai fatto nulla, è difficile ed è proprio quella persona che dice che è difficile. Ma se uno ha provato e si è impegnato ad andare avanti, allora è facile. Non c’è problema.

Tratto da un’intervista a Vicka di Padre Livio Fanzaga
Fonte: Holy Queen 

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Con Dio e con il prossimo

Posté par atempodiblog le 2 février 2011

Con Dio e con il prossimo dans Citazioni, frasi e pensieri dongiustinomariarussoli

Col mio Dio, fiducia, fiducia!
Col mio prossimo, dolcezza, dolcezza!

Don Giustino Maria Russolillo

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La preghiera

Posté par atempodiblog le 2 février 2011

La preghiera dans Citazioni, frasi e pensieri Santa-Teresa-d-Avila

“La preghiera altro non è che un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento, da solo a solo, con Colui da cui sappiamo di essere amati”.

Santa Teresa d’Avila

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