Danzare nella pioggia

Posté par atempodiblog le 28 avril 2009

Danzare nella pioggia dans Racconti e storielle danzay

Era una mattinata movimentata, quando un anziano gentiluomo di un’ottantina di anni arrivó per farsi rimuovere dei punti da una ferita al pollice.
Disse che aveva molta fretta perché aveva un appuntamento alle 9:00.
Rilevai la pressione e lo feci sedere, sapendo che sarebbe passata oltre un’ora prima che qualcuno potesse vederlo.
Lo vedevo guardare continuamente il suo orologio e decisi, dal momento che non avevo impegni con altri pazienti, che mi sarei occupato io della ferita.
Ad un primo esame, la ferita sembrava guarita: andai a prendere gli strumenti necessari per rimuovere la sutura e rimedicargli la ferita.
Mentre mi prendevo cura di lui, gli chiesi se per caso avesse un altro appuntamento medico dato che aveva tanta fretta.
L’anziano signore mi rispose che doveva andare alla casa di cura per far colazione con sua moglie.
Mi informai della sua salute e lui mi raccontó che era affetta da tempo dall’Alzheimer.
Gli chiesi se per caso la moglie si preoccupasse nel caso facesse un po’ tardi.
Lui mi rispose che lei non lo riconosceva giá da 5 anni.
Ne fui sorpreso, e gli chiesi:
« E va ancora ogni mattina a trovarla anche se non sa chi é lei? ».
L’uomo sorrise e mi batté la mano sulla spalla dicendo:
« Lei non sa chi sono, ma io so ancora perfettamente chi é lei ».
Dovetti trattenere le lacrime…Avevo la pelle d’oca e pensai:
« Questo é il genere di amore che voglio nella mia vita ».
Il vero amore non é né fisico né romantico. Il vero amore é l’accettazione di tutto ció che é, é stato, sará e non sará.
Le persone piú felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ció che hanno.
La vita non é una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia.

Sii piú gentile del necessario, perché ciascuna delle persone che incontri sta combattendo qualche sorta di battaglia.

Storiella tratta dal Web

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Le lenzuola sporche

Posté par atempodiblog le 27 avril 2009

Le lenzuola sporche dans Mormorazione finestra

Una giovane coppia di sposi novelli andò ad abitare in una zona molto tranquilla della città.
Una mattina, mentre bevevano il caffè, la moglie si accorse, guardando attraverso la finestra, che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria.
“Guarda che sporche le lenzuola di quella vicina!
Forse ha bisogno di un altro tipo di detersivo…
Magari un giorno le farò vedere come si lavano le lenzuola!”.
Il marito guardò e rimase zitto.
La stessa scena e lo stesso commento si ripeterono varie volte, mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento.
Dopo un mese, la donna si meravigliò nel vedere che la vicina stendeva le sue lenzuola pulitissime, e disse al marito:
“Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato!
Chi le avrà fatto insegnato come si fa?”.
Il marito le rispose: “Nessuno le ha fatto vedere; semplicemente questa mattina, io mi sono alzato più presto e, mentre tu ti truccavi, ho pulito i vetri della nostra finestra!”.

Cosi’ è nella vita.

Tutto dipende dalla pulizia della finestra attraverso cui osserviamo i fatti.
Prima di criticare, probabilmente sarà necessario osservare se abbiamo pulito a fondo il nostro cuore per poter vedere meglio.
Allora vedremo più nitidamente la pulizia del cuore del vicino…

Storiella tratta dal Web

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Festa Divina Misericordia (19/04/09)

Posté par atempodiblog le 17 avril 2009

Festa Divina Misericordia (19/04/09) dans Fede, morale e teologia

“L’anima che (vivendo in grazia) venererà questa immagine non perirà. Le prometto, ancora sulla terra, la vittoria sui nemici, ma specialmente nel punto di morte. Io, il Signore, la proteggerò come la mia gloria! Proteggerò, come una madre protegge il suo bambino, le anime che diffonderanno il culto della mia Misericordia per tutta la loro vita; nell’ora poi della loro morte, non sarò per loro Giudice, ma Salvatore”.

Gesù a Santa Faustina Kowalska: “Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia inconcepibile Misericordia. Desidero che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. L’anima che si accosta alla confessione ed alla santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. Che nessuna anima tema ad avvicinarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come porpora. Questa causa è Mia ed è scaturita dal seno della Santissima Trinità, che attraverso il Verbo vi fa conoscere l’abisso della Divina Misericordia. Desidero che questa Festa venga celebrata solennemente la prima Domenica dopo la Pasqua”.

Divisore dans Misericordia

Gesù a Padre Pio: “Figliuol mio, non lasciare di scrivere quello che odi oggi dalla Mia bocca, perché tu non l’abbia a dimenticare. Io sono fedele, nessuna creatura si perderà senza saperlo. Molto è diversa la luce dalle tenebre, l’anima a cui soglio parlare l’attiro sempre a Me; invece le arti del demonio tendono ad allontanarla da Me. Io non ispiro mai nell’anima timori che l’allontanano da Me; il demonio non mette mai nell’anima paure che la muovano a ravvicinarsi a Me. I timori che l’anima sente in certi momenti della vita sull’eterna sua salute, se hanno Me per autore si riconoscono dalla pace e serenità, che lasciano nell’anima…”.

Non c’è peccato che Dio non perdoni.
Gesù a Santa Faustina: “Questa mancanza di fiducia nella Mia bontà è quella che Mi ferisce maggiormente”.
Infatti, l’Inferno non è un difetto della Divina Misericordia… perché all’Inferno va solo chi vuole andarci, chi avrà resistito fino alla fine all’amore di Dio.

Divisore dans Padre Livio Fanzaga

Padre Livio: “Facciamo lo sforzo del cuore di affidarci in ogni situazione all’amore sconfinato di Dio. Maria, Madre di Misericordia, ci guiderà lungo questo cammino.
Non saranno i nostri meriti a salvarci, ma la fiducia nel perdono di Dio. Chi si affiderà ogni giorno alla Divina Misericordia con sincerità di cuore sarà salvo”.

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Mino Favini

Posté par atempodiblog le 16 avril 2009

Per molti calciatori è lui il vero “special one”. Quarant’anni passati a sfornare campioni che sono innanzitutto uomini. Vita e pensiero di un mister che i talenti non li scopre, li educa
di Enzo Manes – Tempi

Il responsabile delle giovanili dell’Atalanta che ha riempito l’Italia dei suoi allievi. Prandelli, Borgonovo e Zambrotta, per esempio

Mino Favini dans Sport favini

«Ho iniziato al settore giovanile del Como nel ’68. Proprio nell’anno che si voleva rovesciare il mondo, che si voleva buttare via l’autorità, i genitori, tutto. Invece io mi sono messo a tirare su ragazzi scommettendo sull’importanza dell’educazione nel calcio. Ma allora mica lo sapevo che ci avrei speso la vita in quel lavoro lì». Mino Favini, classe 1935, è uno “special one” che non viene da Setúbal. L’ha chiamato apposta così Cesare Prandelli, che ora fa il mister a Firenze ma si è forgiato sulla panchina delle giovanili bergamasche. Brianzolo di Meda, solido e vivo come il legno che viene piallato dalle sue parti per diventare mobile invidiato, Favini, dopo vent’anni trascorsi in riva al Lario, ne ha passati ormai altrettanti a seminare con la stessa soddisfazione all’Atalanta. Nella sua testa un chiodo fisso dove sta appeso un quadro che raffigura una grande passione legata alla disciplina sportiva: «La riuscita calcistica e della persona devono andare di pari passo. Bisogna tenerci ai ragazzi, preoccuparsi della loro maturazione in un rapporto serio e di fiducia. Perché si sa che non tutti ce la fanno a diventare calciatori professionisti, ma tutti devono farcela a diventare uomini. Se non succede così, per me è una sconfitta».
L’ufficio di Favini è nel cuore del Centro Bortolotti, quartier generale dell’Atalanta bergamasca calcio in quel di Verdellino, territorio tipico della Bassa orobica. Sulla scrivania l’immancabile quotidiano sportivo e fogli a go-go zeppi di geroglifici che solo lui riesce a interpretare. Alle spalle e sulle pareti tracce di memoria tra trofei e fotografie incorniciate come meritano. «Le coppe sono importanti, certo, però quando alzo gli occhi e vedo davanti a me le foto delle mie squadre, bè, è un piacere straordinario», dice a Tempi un signore che fa ancora i suoi bei chilometri («perché continuo a vivere nella mia Meda con mia moglie che ho conosciuto quando giocavo a Brescia. Sua sorella ha sposato Eugenio Bersellini, grande allenatore») e che lavora sette giorni su sette («il sabato e la domenica sempre, magari mi prendo una pausa solo il lunedì pomeriggio. Sa, qui ci sono tante cose da fare, tanti ragazzi da seguire con affetto»). Il settore giovanile dell’Atalanta viene innervato ogni anno di 2 milioni e 800 mila euro. Comprende undici squadre, dalla scuola calcio per i pulcini fino alla Primavera, cioè all’anticamera della squadra dei vari Doni, Cigarini, Ferreira Pinto e Floccari. In tutto fanno 230 ragazzi, un plotone di calciatori che desidera arrivare lontano, molto lontano. Tutti i santi giorni 12 pulmini della società vanno a prenderli e li riportano nei loro paesi. «Per quelli che vengono da altre regioni, ovvero una ventina di ragazzi, abbiamo creato “La casa del giovane”, quello che io chiamo un paese all’interno della città di Bergamo. In sintonia con le famiglie li seguiamo passo per passo e prima di tutto nel loro cammino scolastico. Di là ho le pagelle del primo quadrimestre insieme alle schede aggiornate con tutti i voti».
Non mancano gli 8 in campionato e i 4 in matematica, «ma ci sono pure medie eccellenti sia in campo e sia sui banchi», spiega il supermister. «Quelli che vanno male a scuola provano a dirci che “con lo studio ho chiuso”. Noi che non intendiamo lasciarli da soli di fronte alle prime difficoltà che incontrano li sosteniamo e spesso questa attenzione veramente personale li fa ricredere. Poi è chiaro che ci sono ragazzi che non riescono proprio nello studio. In quel caso, se sono giocatori interessanti, non è che li mandiamo via, però diciamo loro con chiarezza che il pezzo di carta è sempre il pezzo di carta».
Anche Mino Favini è stato un ragazzo, un piccolo calciatore che sarebbe diventato poi un professionista in serie B e anche per tre anni in A con i colori nerazzurri dell’Atalanta. Ed è stato uno studente che al quarto anno di ragioneria è uscito bocciato a giugno. «Sono andato dai miei genitori e ho spiegato loro che non volevo più andare a scuola ma trovarmi un lavoro e giocare a pallone. Al momento non mi hanno risposto. Il mattino successivo ho trovato davanti alle scale la borsa del calcio con mia mamma che mi diceva: “Oggi vengo anch’io per dire al tuo allenatore che smetti col calcio perché non vuoi più studiare”. Naturalmente ho continuato a giocare e l’anno successivo ho preso il diploma di ragioniere». I genitori sono un cruccio per Mino Favini. Perché vedono nei loro figli solo il Maradona della Val Brembana, lo Zidane della Val Seriana, il Kakà di Bergamo alta, tanto per dire l’assurdo. «Gli montano la testa a quei poveri figlioli. Poi è dura per noi ridare alle cose il loro giusto valore. Di tornare con i piedi per terra spesso i ragazzi non ne vogliono sapere. E così si comportano male, con i compagni, con l’allenatore, con i responsabili».

Il coraggio di Stefano
Mister Favini racconta di quella volta che non ha fatto andare un suo giocatore nella nazionale under 17. La madre, anziché sostenere la sua decisione, gli ha urlato a brutto muso che lui doveva occuparsi solo del calciatore e basta. «Così mi sono trovato contro, oltre che il ragazzo, pure la famiglia. Dal punto di vista educativo così non va. Dentro un rapporto dobbiamo comunque far valere delle regole di comportamento, altrimenti è un disastro». E quanto lo infastidiscono quei papà e quelle mamme che strepitano dalle gradinate durante le partite, che in fondo non sono la finale di Champions League. «Bisogna tapparsi le orecchie per non sentirli. Sono degli assatanati, dei professionisti della maleducazione. Il guaio è che i ragazzi che giocano sentono tutto e di tutto. Il mio consiglio? Cari genitori, se non ce la fate a contenervi statevene a casa che è meglio e soprattutto è più sano per i vostri figlioli. Ma questo è un invito che cade spesso nel vuoto». Lui, il Favini, ha escogitato il sistema perfetto per mettersi al riparo dalla pratica dello strillo sguaiato. Quando le squadre giovanili giocano in casa le osserva da dietro una finestra della palestrina che si colloca a pochi metri dal campo di gioco. Lì non lo disturba proprio nessuno. E può osservare bene e magari capire se in campo può sbocciare un nuovo talento, un giocatore per la serie A.
Quanti ne ha lanciati questo giovanotto di 73 anni. A Como un tale Zambrotta, campione del mondo. E un tale Stefano Borgonovo. «Lo sa che dal Seregno doveva finire al Milan? Invece suo papà mi disse che preferiva mandarlo al Como perché si sarebbe allenato sui campi di Orsenigo, un paese molto più vicino a casa sua. Ogni tanto vado a trovarlo lo Stefano. Sono contento che sia riuscito a superare l’ostacolo, la tentazione di chiudersi del tutto agli altri. Ha avuto un coraggio incredibile. Ed ha una famiglia d’oro». Quanti campioni ha lanciato Favini a Bergamo. Basta guardare all’under 21, dove in porta c’è un certo Consigli, di formazione calcistica bergamasca. E alla nazionale di Lippi. «Montolivo, Pazzini, Motta: grandi giocatori e ragazzi a posto, educati, che non mi hanno mai creato alcun problema. Mi chiamano spesso. Mi raccontano. Mi trattano come se il tempo non fosse mai passato. E io sono contento che sia andata così».

Procuratori troppo famelici
Non vuole saperne di procuratori e di società che saccheggiano ragazzini sventolando profumati assegni anche di 80 mila euro. «Non è possibile quel continuo viavai di personaggi che hanno in mente solo il denaro. Non voglio generalizzare, però la categoria è abitata da molti individui col pelo sullo stomaco. Di recente ben cinque procuratori si sono presentati a casa di un ragazzetto di 13 anni prospettandogli chissà quale mecca del calcio. E purtroppo non sempre i genitori riescono a comprendere la gravità di quelle avance, il terribile inganno umano». E ricorda di tre “furti” clamorosi sopportati dalla sua Atalanta. Samuele Dalla Bona, finito al Chelsea ad appena 16 anni; tre anni fa il portiere Vito Mannone, adesso all’Arsenal, dove fa il terzo portiere; e due anni orsono Marco Sala, un ragazzo del ’91, sempre alla corte dei Gunners. «Non è giusto che una società che investe sul settore giovanile veda scappare alcuni suoi gioielli prima che possano essere messi a regolare contratto. Con Dalla Bona, che è stato il primo della lista, mi sono arrabbiato moltissimo. Poi abbiamo fatto pace, mi ha detto che avevo ragione io, che quel passaggio era stato davvero prematuro».
Sono le 15 è il tempo del campo. Oggi è in programma una gara di campionato fra gli allievi regionali di Atalanta e Como, il passato e il presente di Mino Favini. Il terreno è tirato a lucido. Lui, il responsabile del settore giovanile, sparisce di colpo prima che l’arbitro fischi l’inizio. Ne scorgiamo la visiera del cappello che sbuca da una finestra sottolineata da sbarre amichevoli. Se ne starà lì per tutta la gara. Dove, chissà, avrà forse inquadrato qualche talento in nuce. Qualche campioncino in erba da sfornare a tempo debito. Sfornare, già. Un verbo che al Favini è familiare. Dal sapore antico, dal profumo genuino. «I miei avevano una panetteria a Meda, in via Cristoforo Colombo. Anch’io in bottega ho imparato a fare il pane. La mia michetta poi era qualcosa di invidiabile. Semplice e buona». Una michetta ben cotta. Educata.

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Buona pasqua

Posté par atempodiblog le 10 avril 2009

Cristo è risorto! Alleluja!
Tanti auguri di pace e di gioia per una Santa Pasqua!

Buona pasqua dans Santa Pasqua pasqua1pasqua dans Santa Pasqua

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Coroncina della Divina Misericordia

Posté par atempodiblog le 10 avril 2009

Coroncina della Divina Misericordia dans Misericordia divinamisericordia

CORONCINA DELLA DIVINA MISERICORDIA

Si recita con la corona del Rosario.
All’inizio: Padre Nostro, Ave Maria, Credo.
Sui grani del Padre Nostro del Rosario: “Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, l’Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero”.
Sui grani dell’Ave Maria: “Per la Sua dolorosa Passione abbi misericordia di noi e del mondo intero”. 
Infine, per tre volte: “Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero”.

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Onna resta in piedi una casa “protetta” dalla Madonna

Posté par atempodiblog le 8 avril 2009

Onna resta in piedi una casa “protetta” dalla Madonna dans Articoli di Giornali e News madonnar

Onna resta in piedi una casa “protetta” dalla Madonna

A Onna, nel paese praticamente raso al suolo dal terremoto di ieri notte, c’è una casa rimasta in piedi che nel cortile ha una statua della Madonna di Lourdes. A segnalare il fatto è la presidente regionale dell’Unitalsi, Maria Lilia Ranalletta, che da ieri si trova sul luogo del disastro con i volontari a soccorrere la popolazione.

«Tutto il paese è completamente distrutto – dice la donna – l’unica casa assolutamente intatta è un’abitazione dove nel cortile c’è una piccola statua della Madonna di Lourdes, di circa 30 centimetri che è rivolta verso la casa. Non faccio nessun commento: l’unica cosa che posso dire e che nella mia esperienza sia nell’Unitalsi che nella vita questo non rappresenta un fatto eccezionale. Tante volte ho visto case di questo tipo e io insieme a tanti volontari abbiamo la certezza della protezione speciale della Madonna. È un fatto che non mi meraviglia».

Fonte: Il Sussidiario.net

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Il Rosario, preghiera monotona?

Posté par atempodiblog le 7 avril 2009

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Ho sentito dire che il Rosario è una preghiera monotona. Ascolta, a questo proposito, ciò che racconta un parroco. Una ragazza si presentò a lui dopo la predica e gli disse: “Voi non fate che ripetere le stesse parole nel Rosario, e chi ripete sempre le stesse parole è noioso e forse non vero. Non crederei mai ad una simile persona.”
Il parroco le chiese chi fosse il giovane che l’accompagnava. La ragazza rispose che era il suo fidanzato.
“Ti vuol bene?”.
“Certamente!”, rispose lei
“E come lo sai?”
“Me lo ha detto.”
“Che cosa ti ha detto?”
“Io ti amo.”
“Quando te lo ha detto?”, continuò il parroco.
“Me lo ha ripetuto un’ora fa.”
“Te lo aveva detto anche prima?”
“Sì, ieri sera.”
“Che cosa ti disse?”
“Io ti amo.”
“E altre volte?”
“Tutte le sere.”
“Non gli credere. Non è sincero. Non fa che ripetersi.”

Tratto daCocodix

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Benedetto XVI, “preghiere per vittime, in particolare per bambini”

Posté par atempodiblog le 6 avril 2009

Benedetto XVI, “preghiere per vittime, in particolare per bambini”

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SIR 06-04-2009. – “Viva partecipazione al dolore delle care popolazioni” colpite dal terremoto in Abruzzo e “fervide preghiere per le vittime, in particolare per i bambini”. È quanto esprime Benedetto XVI in un telegramma di cordoglio per le vittime del terremoto che ha colpito alle prime ore di questa mattina la città de L’ Aquila e l’Abruzzo.

Il messaggio è stato inviato dal Papa all’arcivescovo de L’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, tramite il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. “La drammatica notizia del violento terremoto che ha scosso il territorio di codesta arcidiocesi – si legge nel messaggio – ha riempito di costernazione l’animo del Sommo Pontefice il quale incarica vostra Eccellenza di trasmettere l’espressione della sua viva partecipazione al dolore delle care popolazioni colpite dal tragico evento.

Nell’assicurare fervide preghiere per le vittime, in particolare per i bambini, Sua Santità invoca dal Signore conforto per i loro familiari e, mentre rivolge un’affettuosa parola di incoraggiamento ai superstiti e a quanti in vario modo si prodigano nelle operazioni di soccorso, invia a tutti la speciale benedizione apostolica”.

Tratto da: Luci sull’Est

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Non siamo soli

Posté par atempodiblog le 6 avril 2009

NON SIAMO SOLI

Le catastrofi naturali, che ogni tanto si verificano in varie parti del mondo, portando distruzioni e morti, suscitano sempre angoscianti interrogativi cui è difficile dare una risposta. L´uomo si sente smarrito, inquieto, tormentato da dubbi. Padre Tommaso Toschi, francescano di Bologna, prendendo spunto dai recenti terremoti, ha scritto questo articolo, che, denso di umana comprensione, è ammirevole per chiarezza e precisione dottrinale. E´ una di quelle pagine illuminate da conservare e leggere spesso.

Tratto da: Medjugorje Torino – medjugorje.it


Dinanzi alla tragedia dei recenti terremoti si resta increduli e sgomenti. Poi, segretamente, ci si interroga sui limiti della condizione umana. Nati per vivere e con l´anelito alla felicità, ci illudiamo di essere arbitri del nostro destino e di avere il dominio del mondo. Invece, la morte inattesa è sempre in agguato.

Nessuno ha lumeggiato questa realtà con maggiore efficacia di Giacomo Leopardi, il poeta più lucido, più rigoroso, più amaro d´Italia. Nel Canto notturno di un pastore errante dell´Asia così si esprime: « Che fai tu, luna in ciel? Dimmi che fai silenziosa luna? ». Il poeta si rassegna alla « infinita vanità del tutto ». Traspare però in lui un´appassionata nostalgia di una luce che illumini e giustifichi la vita effimera dell´uomo.

Le scene crudeli dei terremoti, come il dolore e la morte degli innocenti, pongono un serio interrogativo. Lo esprimeva con concretezza in questi giorni un amico, mostrandomi la foto di una mamma e di una bimba sotto le macerie e additando il cielo: « Come vedi, Egli tace ». « Egli » evidentemente era Dio che dinanzi al dolore innocente tace, non interviene.

Il problema del silenzio e del non intervento di Dio da sempre ha angustiato il credente. Qual è la risposta secondo la fede cristiana? Procediamo con chiarezza e brevità. Primo: Dio ha creato l´uomo per la felicità. Non ha voluto e non vuole la sofferenza umana.

L´uomo è stato creato libero. Ne ha abusato, disobbedendo a Dio. E´ il peccato originale. Da questa disobbedienza derivano il male e la morte, che hanno assunto talvolta forme spaventosamente crudeli.Ma Dio è venuto in aiuto agli uomini. Dio nella persona del Verbo incarnato, Gesù di Nazareth, ha sofferto ed è morto nella sua natura umana. In senso vero e non metaforico.

La croce di Gesù è la risposta di Dio al problema della sofferenza umana. Egli, innocente, ha associato a sé gli uomini nel suo dolore.

Così nessuna lacrima è versata invano e nessun grido di dolore si perde nel nulla. Come dice Blaise Pascal: « Gesù sarà in agonia sino alla fine del mondo ».

Con Gesù agonizzante ogni uomo è salvato e, con la sua sofferenza, contribuisce al miglioramento del mondo.

Gesù è il Salvatore unico e universale: la salvezza è anche per i maomettani e per i seguaci di ogni religione, perché tutti sono figli di Dio.

Dopo la morte in croce di Gesù, la sofferenza umana è riscattata dalla sua assurdità. Per quale ragione? Semplice. Colui che è morto, è risorto ed è veramente, realmente, corporalmente vivo. Ha detto: « Chi vive e crede in me, non morrà in eterno ». L´ultima e definitiva parola della fede non è la morte, ma la vita. Una vita eterna nella gioia.

Sulle scene terrificanti dei terremoti d´oggi, così come, oltre mezzo secolo fa, sui campi di sterminio nazisti e comunisti di Auschwitz e delle isole Solovki, riecheggia un interrogativo: « assenza di Dio? ». La ragione, da sola, non ha una risposta. La dà Colui che affermò: « Io sono la via, la verità, la vita ». Con la sua morte e con la sua risurrezione Gesù risolve tutte le difficoltà. Cristo è tutto per l´uomo di ieri, di oggi, di domani.

Nelle cupe disperazioni brilla una certezza: l´uomo non è lasciato solo al suo tragico destino. C´è una data decisiva nella vicenda umana. E´ quella delle ore 15 del venerdì santo. In quell´ora il Figlio di Dio, morì perché gli uomini di tutti i tempi potessero vivere. Diego Fabbri così conclude il suo capolavoro « Processo a Gesù »: « E´ certo che Lui, Lui solo, alimenta e sostiene da quel giorno tutte le speranze del mondo ».

di Padre Tommaso Toschi
medjugorje.it/nss/data/81/eventi/extpage_8438.html

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Ecco come gli europei vedono noi italiani

Posté par atempodiblog le 4 avril 2009

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Tratto dal Web

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La sola ricchezza

Posté par atempodiblog le 2 avril 2009

La sola ricchezza dans Marina Corradi Jean-Marie-Baptiste-Vianney-Curato-d-Ars

Nella Francia delle chiese spogliate Gio­vanni Maria Vianney fu mandato in un vil­laggio dove, a detta del suo vescovo, a Dio si pensava ben poco. Eppure, quel paese di 230 anime si trovò come travolto da un turbine di decine di migliaia di pellegrini l’anno. Dall’una di notte si mettevano in coda, aspettando. Non era stato un seminarista brillante, faticava, l’ex contadino, col latino. Ma ripeteva, a messa, additan­do il tabernacolo: ‘Lui è qui’. E ne era co­sì visibilmente certo, e raggiante, che la gente non chiedeva altro. Bastava. Era, dav­vero, la sola ricchezza che cercavano, in un povero prete.

di Marina Corradi
– Avvenire

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