La Casa Bianca che cambia

Posté par atempodiblog le 9 novembre 2008

Su bioetica e famiglia incognite da chiarire
di Francesco Ognibene – Avvenire

Cambiamento, novità, svolta: la presidenza di Barack Obama inizia sotto auspici mediatici e politici che difficilmente si potrebbero immaginare più
incoraggianti per il neoeletto ma che, allo stesso tempo, suonano densi di rimandi a doveri proporzionali al diffuso ottimismo. Sulle spalle del 44° inquilino della Casa Bianca gravano infatti attese che valicano ampiamente i confini americani, ben espresse ieri mattina dal direttore della Sala stampa vaticana padre Federico Lombardi quando ha ricordato che «il compito del presidente degli Stati Uniti è di immensa e altissima responsabilità non solo per il suo Paese, ma per tutto il mondo». Un augurio, certo, ma anche un garbato promemoria: ogni passo calcato a Washington risuona per tutti, specie se a compierlo è un uomo al quale viene assegnato un credito di fiducia tanto vasto.
 
L’agenda del nuovo leader americano è irta di grandi temi, dalle aree dove la pace è sotto scacco alla crisi finanziaria globale. Parti integranti di questi nodi epocali sono diventate ormai le questioni connesse alla vita e alla morte, alla famiglia e al matrimonio, alla natura umana e alla dignità della persona, che interrogano in modo sempre più stringente Parlamenti e opinioni pubbliche. Americani in testa. Lo dimostrano i molti referendum – tra i 153 proposti in 39 Stati, insieme al voto presidenziale – dedicati a questioni etiche e familiari, chiusi con un esito altalenante e spesso al termine di un testa a testa: bocciati i quesiti che miravano a limitare il ricorso all’aborto, via libera al suicidio assistito (nello Stato di Washington), no alle nozze tra persone dello stesso sesso, sì alla ricerca sugli embrioni (nel Michigan). Nel sistema federale americano ogni Stato legifera per proprio conto, e le singole scelte hanno dunque un rilievo locale. È però indubbio che l’eco di una decisione presa dal presidente e dal Congresso nel campo della bioetica o della famiglia ha ormai un’immediata risonanza ben al di là dell’America. E in questo clima di attento interesse per vedere all’opera il nuovo leader è facile immaginare il risalto di ogni sua scelta su questioni di rilievo antropologico, con ipotizzabili ricadute anche nel dibattito sempre febbrile di casa nostra. 
Va detto che le idee espresse in materia da Obama in una interminabile campagna elettorale offrono più di un motivo di perplessità. È certo opportuno aspettare i passi ufficiali del nuovo presidente: sfidando dapprima Hillary Clinton e poi John McCain, il candidato afro-americano non ha risparmiato argomenti retorici per blandire ora l’una ora l’altra componente del suo elettorato. Ma ci sono temi sui quali molti suoi supporter – americani e non solo – scalpitano per toccare con mano la ‘svolta’, il ‘cambiamento’, ovvero la coerenza con gli annunci spesi tra comizi e interviste. A cominciare dalla cancellazione della ‘dottrina Bush’ sulle staminali, cioè il fermo divieto introdotto dal presidente repubblicano all’erogazione di fondi federali per la ricerca su embrioni umani. Un punto sul quale il leader uscente si è speso fino a opporre ben due volte il proprio veto su leggi già approvate dal Parlamento. Un approccio altrettanto ‘liberal’ è immaginabile anche sul fronte dell’aborto, tema nel quale Obama ha affermato di pensare a una legge sulla «libera scelta» che escluda ogni limitazione nei tempi e nelle motivazioni per poter ricorrere all’interruzione di gravidanza. Al capo opposto della vita, il candidato democratico ha dichiarato poi di considerare uno errore politico il proprio voto a favore della mozione con la quale nel marzo 2005 il Senato americano tentò di salvare Terri Schiavo dalla morte per fame e sete. E se si è detto personalmente contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso – fiutando l’aria poi confermata martedì in tre diversi referendum locali – ha incluso tra le discriminazioni da abbattere proprio quelle basate sugli orientamenti sessuali pronunciandosi per la difesa della libertà di scelta e lasciando intendere, anche solo a scopo elettorale, di non escludere nulla a priori.
 
Concetti che fanno parte di un programma forzatamente generico, parole spese per chiamare voti, insieme a molte altre in linea con la genuina tradizione americana, incluse ripetute ed esplicite evocazioni religiose.
 
Attendere Barack Obama all’esame dei fatti è quindi un dovere. Ma farlo con la consapevolezza delle idee di cui viene accreditato dai molti euforici obamiani di queste ore è indispensabile.

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