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Quando avviene il crollo

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2008

 Quando avviene il crollo dans Citazioni, frasi e pensieri bernanosfh2

“Non è possibile capire la società contemporanea se non si prende atto che essa è costituita da una vera congiura contro l’interiorità. Ma, attenti bene! Una civiltà non crolla come un edificio. Si direbbe più esattamente che una civiltà crolla svuotandosi a poco a poco della sua sostanza, finché non resta che una scorza senza più un contenuto. E allora avviene il crollo”.

Georges Bernanos

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Paray le Monial

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2008

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« Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e li ha ricolmati di tutti i benefìci, ma in cambio del suo amore infinito, anziché trovare gratitudine, incontrò invece dimenticanza, indifferenza, oltraggi, e questi arrecatigli talora anche da anime a lui obbligate con il più stretto debito di speciale amore ».

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Attorno al 1661 la Vergine apparve a santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690). La santa ebbe numerose altre visioni della Madonna e di Gesù, il quale nel 1673 gli mostrò il suo Sacro Cuore. Margherita, quinta dei sette figli del notaio Alacoque, alla morte del padre, nel 1655, venne messa in pensionato a Charolles presso le clarisse, dove scoprì la vita religiosa e maturò il desiderio di imitarla.
[...]
La santa mistica divenne una delle anime elette di Dio, al quale offrì sé stessa come ostia di immolazione alla santa giustizia. Gesù le chiese di far celebrare una specifica festa per onorare il suo Cuore.
[...]
Paray le Monial non è conosciuta solo per la sua magnifica Basilica del tredicesimo secolo; è oggi nota in tutto il mondo grazie al messaggio del Cuore di Gesù. Dal 1673 al 1675, Gesù appare ad una giovane religiosa del Monastero dell’Ordine della Visitazione, Margherita Marie Alacoque, svelandole « questo cuore che ha tanto amato gli uomini ». Padre Claude La Colombière, superiore dei Gesuiti, autentifica l’esperienza mistica della giovane religiosa.
[...]
Tra le altre cose, Gesù ha detto alla Santa:
« Io ti prometto, nell’eccesso della Misericordia del mio Cuore, che il mio Amore Onnipotente concederà a tutti coloro che si comunicheranno al Primo Venerdì del mese per nove mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti, e il mio Cuore sarà il loro asilo sicuro in quell’ora estrema ».

Per approfondire Paray le Monial dans Apparizioni mariane e santuari iconarrowrk7 http://www.mariadinazareth.it/santa%20margherita%20maria%20alacoque.htm

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Una L ‘tricolore’ per il Pocho

Posté par atempodiblog le 16 octobre 2008

Una L 'tricolore' per il Pocho dans Cucina e dintorni pizzaxr2

Ripieno a forma di ‘L’ con all’ interno ricotta, mozzarella di bufala, salame e peperoncino. Sono alcuni degli ingredienti che caratterizzano la pizza ‘Ezequiel Lavezzi’, ultimo lavoro del maestro pizzaiolo Salvatore Urzitelli, titolare della pizzeria ‘Addò Guaglione’ di via Consalvo a Napoli. La pizza, dedicata al ‘Pocho’, è ricoperta per una parte da crema ai quattro formaggi con zucchine, prosciutto cotto e mozzarella, per un’altra da pomodori e mozzarella e sull’ultima da salsicce e friarielli: si tratta di una sorta di tricolore con l’augurio che l’asso argentino, così come fatto dal suo connazionale Diego Armando Maradona, regali ai napoletani il tricolore. «Ho deciso di dedicare una pizza a Lavezzi – ha sottolineato Urzitelli – perché da tifoso spero che ci regali al più presto lo scudetto. Come ingredienti ho utilizzato i prodotti tipici della nostra terra. In più ho aggiunto il peperoncino poichè il ‘Pocho’ è piccante nelle sue giocate».

L’IDEA - «Dopo la pizza al Pallone d’Oro di Cannavaro e a quella dei campioni del Mondo -ha detto al corrieredellosport.it- ho deciso di crearne una per il nostro mito Lavezzi. L’ho fatta al forma di L e i clienti possono sceglierla con tre gusti diversi». Una pizza appena sfornata dunque ma chissà se il profumino è giunto già dalle parti del campione argentino: «Non so se lo ha saputo. Qualcuno glielo dirà ma io lo invito ufficialmente ad assaggiarla visto che è l’unico che non l’ha ancora fatto».

Fonte: corrieredellosport.it

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Il laghetto gelato

Posté par atempodiblog le 15 octobre 2008

Il laghetto gelato dans Don Bruno Ferrero laghettovi9

Una volta, due  piccoli amici si divertivano a pattinare su un laghetto gelato. Era una sera nuvolosa e fredda, i due bambini giocavano senza timore; improvvisamente il ghiaccio si spacco e si aprì inghiottendo uno dei bambini.
Lo stagno non era profondo, ma il ghiaccio cominciò quasi subito a rinchiudersi.
L’altro bambino corse alla riva, afferrò la più grossa pietra che riuscì a trovare e si precipitò dove il suo piccolo compagno era sparito. Cominciò a colpire il ghiaccio con tutte le sue forze, picchiò e picchiò finché riuscì a rompere il ghiaccio, afferrare la mano del suo piccolo amico e aiutarlo a uscire dall’acqua…
Quando arrivarono i pompieri e videro quanto era accaduto si chiesero sbalorditi:
“Ma come ha fatto? Questo ghiaccio è pesante e solido, come ha potuto spaccarlo con questa pietra e quelle manine minuscole?”.
In quel momento comparve un anziano che disse: “lo so come ha fatto”.
“Come?”, chiesero.
Il vecchietto rispose:
“Non aveva nessuno dietro di lui a dirgli che non poteva farcela…”.


Ci sono forze sbalorditive dentro di noi, ma basta così poco a farcele dimenticare.


di Bruno Ferrero – I fiori semplicemente fioriscono

 

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Quando la scienza riconosce la fede

Posté par atempodiblog le 15 octobre 2008

Quando la scienza riconosce la fede dans Corrado Gnerre lourdes1yq9

 

Alexis Carrel e Lourdes
Quando la scienza riconosce la fede

«Vergine dolce che soccorri gli infelici, proteggimi. Io credo in Te. (…) Il Tuo nome è più dolce del sole del mattino. Prendi Tu il peccatore inquieto dal cuore in tempesta che si consuma nella ricerca delle chimere. Sotto i consigli profondi e duri del mio orgoglio intellettuale giace, ancora soffocato, il più affascinante di tutti i sogni, quello di credere in Te, di amarti come i frati dall’anima candida». Questa bella preghiera è stata composta da un grande scienziato, il medico francese Alexis Carrel, premio Nobel nel 1912 grazie alla scoperta di un particolare punto di sutura che poi ha permesso la pratica della trasfusione di sangue, pratica che ha salvato e che salva tante vite umane. Il dottor Carrell era agnostico, ma fu convertito grazie a un viaggio a Lourdes dove poté constatare ciò che egli riteneva inconstatabile.

di Corrado Gnerre


Alexis Carrel nacque a Lione nel 1873. La sua famiglia era di commercianti benestanti. Rimasto orfano di padre, a cinque anni lasciò Lione per andare a vivere in campagna con la mamma. Tornò poi a Lione per gli studi liceali e per frequentare la Facoltà di Medicina.
Furono propri gli studi universitari a spingerlo ad abbandonare le convinzioni religiose ricevute dall’educazione familiare per abbracciare la filosofia positivista e materialista. Conservò però sempre una forte nostalgia verso le certezze della sua fanciullezza, soprattutto avvertiva l’inquietudine che gli procuravano quelle nuove convinzioni positiviste, incapaci di dare una persuasiva risposta al senso della vita e della morte.
Lui stesso, dopo la conversione, scrisse di quel periodo parlando di sé in terza persona: «Assorbito dagli studi scientifici, affascinato dallo spirito della critica tedesca, [Carrel] s’era convinto a poco a poco che al di fuori del metodo positivo, non esisteva certezza alcuna. E le sue idee religiose, distrutte dall’analisi sistematica, l’avevano abbandonato, lasciandogli il ricordo dolcissimo di un sogno delicato e bello. S’era allora rifugiato in un indulgente scetticismo (…) La ricerca delle essenze e delle cause gli sembrava vana, solo lo studio dei fenomeni, interessante. Il razionalismo soddisfaceva interamente il suo spirito; ma nel fondo del suo cuore si celava una segreta sofferenza, la sensazione di soffocare in un cerchio troppo ristretto, il bisogno insaziabile di una certezza».

 La decisione di andare a Lourdes 
In quegli anni, negli ambienti medici, si discuteva molto di Lourdes e dei miracoli che vi avvenivano. C’era chi ci credeva e c’era chi era profondamente scettico. Nel 1894, il famoso scrittore Emile Zola, dopo esser stato a Lourdes e pur essendo stato testimone di fatti inspiegabili, aveva scritto un libro in cui negava decisamente la veridicità delle apparizioni.
Anche Carrel, nel suo positivismo, era convinto che quelli di Lourdes fossero solo sedicenti “miracoli”, in realtà guarigioni frutto di autosuggestione. Volle però andare a constatare di persona e, nel 1902, partecipò come medico a un pellegrinaggio, occasione che gli fu offerta da un collega che aveva dovuto rinunciare all’ultimo momento. Da questo viaggio venne fuori un libro che ebbe il titolo di Viaggio a Lourdes. 

L’incontro con Marie Ferrand
Alexis Carrel era in incognito. Solo pochi conoscevano la sua identità. Voleva solo constatare e aiutare qualche malato. Nel suo scompartimento giaceva una giovane donna, Marie Ferrand (chiamata così nel libro, ma in realtà si chiamava Marie Bailly). Era gravissima: ventre gonfio, pelle lucida, costole sporgenti, addome teso da materia solide, sacca di liquido che occupava la regione ombelicale, febbre alta, gambe gonfie, cuore veloce. Si trattava di peritonite tubercolare.
Dolori tremendi! Il dottor Carrel le praticò un’iniezione di morfina. «Avete ancora i genitori?», le domandò gentile il medico. «No, sono morti di tubercolosi da alcuni anni», rispose la donna.
Dall’età di quindici anni, ella era tubercolotica. I medici che la tenevano in cura dicevano che ormai era all’ultimo stadio. Ella però, pur sentendosi alla fine, era convinta che la Vergine, a Lourdes, le avrebbe concesso qualcosa d’importante: se non la guarigione, almeno la forza per morire in pace.

Il dialogo con un amico credente
Arrivato a Lourdes, incontrò un suo vecchio compagno di collegio, nel suo libro-diario ne riporta solo le iniziali: A.B. Gli chiese: «“Sai se qualche malato è guarito, stamane, nelle piscine?” “No, nessuno. Però vidi un miracolo davanti alla grotta. Una suora che camminava con le stampelle arrivò, si fece una gran segno di croce, bevve l’acqua della fonte miracolosa… Subito il suo viso s’illuminò, buttò via le stampelle, corse agile alla Grotta, gettandosi in ginocchio davanti alla Vergine… Era guarita”. “La sua guarigione – fece Carrel – è un caso interessante di autosuggestione!”. “Quali sono – ribatté l’amico – le guarigioni che, se le constatassi, ti farebbero riconoscere l’esistenza del miracolo?”. “La guarigione improvvisa di una malattia organica – rispose Carrel – Una gamba tagliata che rinasce. Un cancro scomparso, una lussazione congenita che improvvisamente guarisce. Allora sì che crederei! Se mi fosse concesso di vedere un fenomeno tanto interessante, tanto nuovo, sacrificherei tutte le teorie e le ipotesi del mondo. Ma non il minimo timore di arrivare a questo…
C’è una ragazza, Marie Ferrand, presso la quale mi hanno chiamato dieci volte ed è in pericolo di vita. È tisica, ha una peritonite tubercolare all’ultimo stadio. È in uno stato pietoso. Temo che mi muoia tra le mani. Se questa ammalata guarisce, sarebbe veramente un miracolo. Io crederei a tutto e mi farei frate”».

Avviene l’inspiegabile
Nella Sala dell’Immacolata (riservata ai malati più gravi) tutto era pronto per la funzione presso le piscine. Il dottor Carrel si avvicinò al lettino della “sua” ammalata, Marie Ferrand. La visitò rapidamente: il cuore stava per cedere, era alla fine. Il medico le praticò un’iniezione di caffeina, poi disse ai presenti senza farsi sentire dall’ammalata: «È una peritonite polmonare all’ultimo stadio. Figlia di genitori morti di tubercolosi in giovane età, è tisica dall’età di 15 anni. Può darsi che viva ancora per qualche giorno, ma è finita». Anche un altro medico confermò la diagnosi nefasta di Carrel.
Alla piscina non fu possibile immergere Marie Ferrand. Le fecero alcuni lavaggi al ventre. La portarono davanti alla Grotta. L’aspetto della donna era sempre cadaverico. Erano circa le 14.30.
Carrel osservava il volto dell’ammalata: gli parve più normale, meno livido. Gli sembrava avere un’allucinazione, continuò ad osservarla. Le contò le pulsazioni e i respiri al polso. La respirazione sembrava rallentata. Il volto di Marie Ferrand continuava a cambiare. I suoi occhi sembravano catalizzati verso la Grotta.
C’era in lei un sensibile miglioramento, non lo si poteva negare. Lo stupefacente, però, avveniva adesso: Carrel vide a poco a poco la coperta abbassarsi al livello del ventre. Il gonfiore spariva. Si sentì impallidire. Alle 15 la tumefazione era ormai scomparsa. Carrel credeva d’impazzire.
Si avvicinò alla donna, ne osservò la respirazione, guardò il collo. Il cuore batteva regolarmente. Le domandò: «Come vi sentite?». Marie rispose sottovoce: «Benissimo. Non sono molto in forze, ma sento che sono guarita».
Carrel così ha scritto, sempre parlando di se stesso in terza persona: «Il medico non parlava più; non pensava più. Il fatto inatteso era totalmente contrario a tutte le previsioni, che egli credeva di sognare… Si alzò, traversò le file serrate dei pellegrini, i quali gridavano invocazioni che egli a stento sentiva, e se ne andò. Erano circa le 16. Quel ch’era accaduto era la cosa impossibile, la cosa inattesa, il miracolo».

L’inizio di una nuova vita
Marie Ferrand, guarita, fu portata all’ospedale diretto dal dottor Boissaire, lo scienziato che difendeva la veridicità di Lourdes. Carrel tornò a visitarla e dovette constatarne la inspiegabile guarigione. Lo stesso fecero altri medici.
Marie era felice e diceva: «Andrò dalle suore di San Vincenzo, loro mi accoglieranno e io assisterò i malati». Carrel era commosso. Uscì dall’ospedale. Era ormai notte. Si recò alla Basilica e vi entrò. Scorse il suo amico A.B. e cominciarono a parlare. Mentre il medico fissava la statua dell’Immacolata, l’amico gli chiese: «Sei convinto, ora, filosofo incredulo?». Carrel si limitò a rispondere: «Una giovane moribonda è stata guarita sotto i miei occhi in pochi istanti. È una cosa meravigliosa, è un miracolo». A.B. concluse a mo’ di battuta: «Ma non è meno vero che ora sei obbligato a vestire il saio! Addio».
Carrel rimase solo e fu allora che pronunziò quelle parole che abbiamo posto all’inizio: «Vergine dolce che soccorri gli infelici, proteggimi. Io credo in Te…».
Il medico positivista, diventato credente, dedicò poi l’intera sua vita alla scienza (come abbiamo già detto, fu insignito del Nobel nel 1912) e a propagare la devozione alla Vergine di Lourdes. In tarda età fu ingiustamente accusato di collaborazionismo con il governo filonazista di Vichy. Fu un’accusa che lo prostrò molto e lo condusse, il 5 novembre 1944, ad un infarto che gli fu fatale.
A lui si deve una famosa frase che esprime bene il realismo cristiano e l’umiltà che dovrebbe contrassegnare ogni ricerca scientifica: «Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore; molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità».

Tratto da: Radici Cristiane n. 37 – Ago/Set 2008

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Buongiorno paura

Posté par atempodiblog le 15 octobre 2008

Buongiorno paura dans Riflessioni buongiornoyf1

Suscita timori il ritorno della paura. Quella per i risparmi, i piccoli o grandi beni, le entrate. Si teme che quello che è stato chiamato benessere economico possa finire, o indebolirsi ancora di più.
Come sempre accade, la paura per il benessere si accompagna ad altri timori, di varia natura: gli stranieri e il terrorismo; oppure l’autoritarismo, i disordini di piazza. Le paure, se collettive, creano un clima sgradevole. Eppure hanno una loro ragione, e perfino una funzione positiva.

La paura, infatti, ci possiede quando prima se ne è avuta troppo poca. Il bimbo troppo audace, e sbadato, quando finisce in pericolo prende paura. Non è piacevole, e occorre vigilare che non si trasformi in nevrosi, o fobia. Tuttavia è istruttiva, e utile a sviluppare una relazione positiva con la realtà.
Il pericolo, infatti, è fastidioso, come tutto ciò che ci costringe a fare i conti con l’esistenza del male. Per questo tutti, bambini e adulti, preferiamo non vederlo, voltare la faccia, credere che non esista. Questo atteggiamento, però, comprensibile nei bambini le cui esperienze sono ancora frammentate e parziali, negli adulti non è affatto sano, perché copre malamente il tentativo, destinato all’insuccesso, di negare il lato difficile della realtà: la fatica della crescita (non solo quella economica, ma anche quella affettiva), il rischio presente in ogni attività, la necessità dell’attenzione e della prudenza. Tutti questi aspetti «difficili», ma molto autentici della realtà, vengono rimossi quando trionfa una visione euforica della vita. E naturalmente anche (ma non solo) dell’economia.
È stato detto che il «pensiero positivo», come direzione e obbligo di non considerare le possibilità che le cose vadano male, è una delle principali caratteristiche del capitalismo: ma non è affatto vero. Il capitalista è qualcuno che riconosce perfettamente l’esistenza del rischio, e a certe condizioni accetta di correrlo. È certamente un tipo umano che ama l’avventura, e anche l’invenzione, più del funzionario statale, che non è interessato a correrla; ma non è affatto un irresponsabile. Le sue fortune, anzi, sono legate a un’accorta valutazione del rischio, che lo mettono in grado di profittare con spregiudicata tempestività degli errori di chi si è esposto incautamente mentre lui studiava la situazione.
Il rappresentante più significativo del capitalismo non è chi fa scorrere fiumi di champagne in feste miliardarie e molto fotografate, ma un tipo come Warren Buffet, che dopo essere rimasto in disparte, in provincia, nei tempi dell’euforia generalizzata generata dalle «mille luci di New York», ora investe miliardi di dollari per comprare aziende industriali e finanziarie che si sono svenate nei momenti dello show dell’arricchimento facile e infinito.
La paura corrisponde dunque al momento della rottura dell’incantesimo euforizzante, alla scoperta che le cose, complesse, vanno affrontate con responsabilità (nei tempi di euforia considerata noiosa).
La paura accompagna una fondamentale esperienza della crescita umana: il senso del limite. Non siamo onnipotenti. Una constatazione, questa, che nella modernità è continuamente dimenticata e rimossa, anche sotto la spinta di grandiose scoperte scientifiche e tecniche economiche. Che tuttavia non tolgono il limite: ogni sviluppo produce poi una contrazione, ogni scoperta scientifica porta con sé anche effetti negativi. I disinfettanti uccidono i batteri, ma diminuiscono anche la nostra capacità di fronteggiarli.
La paura serve a riconoscere il limite, evitando guai peggiori. Buongiorno paura.

di Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli”.

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Con mamma e papà si può

Posté par atempodiblog le 14 octobre 2008

CON MAMMA E PAPA’ SI PUO’….

Anche i più piccoli si stanno accorgendo che il mondo in cui sono stati chiamati a vivere è pieno di pericoli.

Non li sanno ancora distinguere bene, ma l’ansia e la paura e le raccomandazioni dei genitori comunicano un messaggio chiaro: “State attenti! Dietro ogni angolo e in ogni persona si può nascondere un’insidia…”.

Televisione e giornali non fanno che aumentare l’apprensione  e il sospetto. Un brutto inizio per i bambini che hanno bisogno soprattutto di una base di sicurezza per crescere bene.

Anche una storia semplice, come quella che segue, può comunicare la necessità della fiducia e della confidenza nei genitori.

C’E’ UN DRAGO IN VIA VERDI!

Per andare da casa a scuola, Fabio doveva percorrere pochi isolati (tre semafori e tutto marciapiede).

Adesso che era in quarta poteva percorrerlo da solo.

Era felice di caracollare fra la gente con il suo zainetto colorato sulla schiena e fermarsi a guardare le vetrine quando piacevano a lui. Con la mamma era costretto a fermarsi davanti alle vetrine di vestiti e calzature, mentre con il papà era quasi obbligatoria la sosta davanti ad un grosso magazzino di accessori per auto.

La vetrina preferita di Fabio era una scintillante esposizione di elettronica e soprattutto giochi per il computer. Ne possedeva sei, un po’ sorpassati. Ma il patto con mamma e papà era chiaro. Avrebbe avuto un gioco nuovo alla fine dell’anno scolastico, a promozione avvenuta.

La promozione non era un grosso problema per Fabio: riusciva bene a scuola, era diligente e studioso.

Era anche un bambino mite e gentile, perciò sospirava davanti alla vetrina mangiando con gli occhi le scatole luccicanti e le presentazioni dei giochi che passavano sui teleschermi.

Una piramide sfavillante di Tomb Raider annunciava l’ultimo successo “fantastico e devastante”.

Un sospiro, uno sguardo all’orologio e a casa di corsa.

Così tutte le sere.

Excalibur

 

Una sera la vetrina era particolarmente ammiccante.

Fabio si appoggiò al vetro per vedere meglio.

Accanto a Tomb Raider era apparso Swagman. Pezzi di carta metallizzata rossa mandavano bagliori inquietanti.

Fabio era assorto nella lettura delle caratteristiche che si leggevano a stento sulle confezioni.

“Ti piacciono, eh?” disse una voce alle sue spalle.

Fabio si girò di scatto.

Era un signore dall’aria gentile e sorridente, con gli occhiali cerchiati d’oro e un cappello un po’ fuori moda.

Fabio si tranquillizzò.

“Oh, si!” rispose.

“Ne hai già qualcuno?” .

“Sei. Ho anche Supermario… Ma gli altri sono un po’ vecchi… Quando sarò promosso, però, papà me ne compra uno nuovo”.

“Bravo, bravo” disse il signore gentile.

Poi, quasi distrattamente aggiunse:

“Se ripassi di qui, domani sera, te ne posso imprestare uno che ho a casa e nessuno usa…”.

“No, grazie!”, esclamò vivacementeFabio.

La mamma e il papà gli raccomandavano sempre di non accettare niente dalle persone che non conosceva.

“Là, là… Non ti preoccupare”, continuò il signore gentile.

“Te lo impresto soltanto”.

Confuso, Fabio borbottò una specie di saluto e corse a casa.

La sera dopo, il signore gentile si era fermato accanto alla vetrina di giochi elettronici.

Fabio aveva fatto il proposito di non fermarsi, ma non poté farne a meno.

Sorrise timidamente.

Il signore gentile gli tese un pacchetto avvolto in carta di giornale.

“Hai visto, mi sono ricordato…”.

“Non posso. Papà non vuole…”,mormorò Fabio.

“Mica devi dirglielo… Sarà un piccolo segreto”, ribattè l’uomo. E gli strizzò l’occhio.

Fabio alzò un angolo della carta che avvolgeva la scatola.

“Ma è Excalibur!”

“Ti piace?”.

“Bè…”.

“Provalo. Te lo matto nello zainetto”.

Appena in casa, contrariamente al solito, Fabio gridò alla mamma:

Ho tanti compiti” e si chiuse nella sua camera per provare il nuovo gioco.

Una volta tanto la pubblicità aveva ragione: era davvero un bel gioco.

Una manica lacerata

Il giorno dopo, il signore gentile era di nuovo là che lo aspettava.

Fabio gli raccontò la trama di Excalibur e tutte le possibilità che il gioco offriva. Era indubbiamente il più appassionante che avesse mai provato.

“Sono contento che ti sia piaciuto”, disse il signore gentile.

E, quasi distrattamente, aggiunse:

“Ne ho altri a casa. Perché non facciamo una deviazione e così vedi se ce n’è qualcuno che piace?”.

“Ma…”.

“Sono due passi, qui vicino. Ormai siamo amici, no?”.

Fabio cedette, anche se una vocina interna disapprovava.

Il signore gentile abitava in una strada parallela. Una villetta isolata, con il giardino davanti.

Nel salotto c’era un grande televisore e una poltrona dall’aria comoda.

“Togliti lo zainetto. Guarda in mezzo ai video”, disse il signore gentile.

Fabio non aveva mai visto tanti video e cominciò a leggerne i titoli.

Il signore gentile stava alle sue spalle.

Con una mano sfiorò i capelli del bambino.

Fabio sentì qualcosa di strano, come un brivido e si voltò.

Quello che vide lo riempì di terrore.

Il signore gentile si era tolto i guanti e le sue mani erano coperte di squame color verde, terminavano con artigli lunghi e affilati, gli occhi erano rossi fuoco e, adesso che si era tolto il cappello, sulla testa ondeggiava una cresta cornea verde e gialla, mentre dalla bocca spuntavano zanne aguzze.

Fabio gridò e si precipitò fuori.

“Fermo! Dove vai?”, gracchiò il signore gentile diventato drago.

Tentò di afferrarlo con gli artigli verdi e con l’unghiona lacerò la manica della camicia di Fabio che si divincolò con tutte le sue forze e si precipitò verso la porta.

Corse senza voltarsi indietro.

Arrivato a casa chiuse la porta a chiave. Poi si buttò sul letto cercando di calmare il cuore che sembrava un tamburino impazzito. Le lacrime scorrevano abbondanti e bagnavano il cuscino.

Che fare?

Dirlo a mamma e papà? Era escluso.

Aveva disubbidito e poi loro che cosa ci potevano fare?

Papà era piccolo, con gli occhiali e un po’ di pancetta…

Mamma aveva anche dei ragni…

Era molto meglio non dire niente a nessuno:

“Domani, prenderò l’autobus”, propose.

Rumore di duello, sibili, schianti

 

A cena, annaspò a cercare scuse per la camicia strappata e per i segni delle lacrime sul viso.

Gli pareva di avercela fatta, ma ad un tratto, la mamma fissò gli occhi nei suoi e seria seria disse:

“Fabio, adesso dimmi la verità, Che cosa ti è successo?.

Singhiozzando, Fabio raccontò tutto.

“Si è trasformato in un drago! E’ vero… non me lo sono inventato!.

Mamma e papà si guardarono e poi si alzarono insieme.

“Un drago, eh? Tocca a noi”.

Quello che successe dopo lasciò Fabio a bocca aperta.

Mamma e papà entrarono in camera.

Si sentirono scatti, serrature che si aprivano, zip che si chiudevano e poi mamma a papà comparvero avvolti in tute argentee. Impugnavano armi. Sembravano perfino più alti.

“Dov’è questa casa?”.

“In via Verdi, la casa col giardino…” mormorò Fabio intimidito.

Non sapeva più che cosa pensare.

“Adesso vai in camera tua!”, ordinò il papà.

Poco dopo, Fabio sentì l’auto che si metteva in moto.

Sospeso tra paura e curiosità, rimase per un po’ alla finestra, poi decise di arrivare fino all’angolo per dare una sbirciatina.

Riusciva a vedere l’ingresso e il primo piano della casa di via Verdi.

Vide le due figure in tuta entrare nella casa con molta decisione.

Gli parve di sentire delle voci, dei grugniti e poi una specie di ruggito. Rumore di duello, sibili, schianti.

Ad un tratto le finestre della casa si illuminarono come per una esplosione.

Pieno di paura, Fabio corse a casa.

Si infilò sotto le coperte con il cuore in gola. Il tempo sembrava non passare mai, ma poi sentì il rumore familiare della macchina di papà.

Corse incontro ai genitori, ridendo e piangendo.

Mamma e papà avevano le tute macchiate di spruzzi verdastri.

“Dovesse ancora capitare, devi dirlo subito a noi, hai capito?”, disse papà che aveva ancora la visiera sugli occhi e un’aria molto più importante del solito.

“Sissignore… SI papà!”, rispose Fabio e lo abbracciò.

Fabio ha fatto un brutto incontro e non ha il coraggio di parlarne con i genitori. Ha rischiato di finire nelle fauci di un uomo-drago. Ma la soluzione del problema sta proprio nel dirlo a mamma e papà. Sono addirittura due “cacciatori di draghi”!

PER IL DIALOGO:

- Che cosa capita a Fabio? Pensate che ci siano in giro uomini-drago? Avete mai sentito parlare di qualcuno che può fare male ai bambini?

- Perché Fabio ha paura di confidarsi con i genitori? Voi riuscite a dire tutto quello che vi succede ai vostri genitori? Che cosa tenete solo per voi? Perché?

- I genitori di Fabio lo tolgono dai pasticci. Pensate che i vostri genitori lo possano fare sempre?

- Riuscite a parlare con i vostri insegnanti ed educatori di quello che vi succede anche fuori di scuola?

PER L’ATTIVITA’:

Si possono aiutare i bambini della classe a disegnare la mappa dei pericoli reali e immaginari che ci sono nel quartiere o nella città.

ANCHE LA BIBBIA RACCONTA…

Si può commentare ai ragazzi Matteo 18, 6-7: “Chi scandalizza anche uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare”.

 

racconti di Bruno Ferrero –  “Parabole per la scuola e la catechesi”


Questo articolo proviene da Grafica Pastorale-Annuncio della Parola con le immagini
http://www.graficapastorale.it

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Il caso Medjugorje

Posté par atempodiblog le 14 octobre 2008

Saverio Gaeta intervista il mariologo De Fiores

Resta però il fatto che i due vescovi di Mostar si sono dichiarati contrari…:

«Probabilmente a causa di precedenti polemiche con i francescani della provincia di Erzegovina, riguardanti la cura di alcune parrocchie della diocesi, i vescovi Zanic e Peric hanno avuto qualche preconcetto nel giudicare la vicenda. Monsignor Peric è giunto, in particolare, a stravolgere la cosiddetta « dichiarazione di Zara », firmata nel 1991 dall´episcopato jugoslavo, trasformando l´atteggiamento sospensivo: « non consta la soprannaturalità » nella dichiarazione negativa: « consta la non soprannaturalità ». Un´espressione che costrinse l´arcivescovo Tarcisio Bertone, all´epoca segretario della Congregazione per la dottrina della fede, a intervenire per precisare che quella del vescovo era soltanto un´opinione personale, legittima come qualsiasi altro parere».

Per approfondire Il caso Medjugorje dans Medjugorje iconarrowrk7 http://www.medjugorjesaccolongo.it/stampaquattro.htm


IL CASO MEDJUGORJE
Cosa dice la Chiesa

« Noi vescovi, dopo una triennale commissione di studio, accogliamo Medjugorje come luogo di pellegrinaggio e santuario. Questo vuol dire che non abbiamo nulla in contrario se qualcuno onora la Madre di Dio in una maniera che sia conforme all’insegnamento ed alla dottrina della Chiesa… Pertanto proseguiremo gli studi… La Chiesa non ha fretta.

Medjugorje,
Sua Eminenza Card. Dr. Franjo Kuharic,
Arcivescovo di Zagabria
(Glas Koncila, 15 agosto 1993)

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Se un dogma cambia la storia… gli ospedali…

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2008

Non è facile capire, per l’uomo moderno, l’incredibile influenza e le conseguenze che può avere avuto in passato sulla vita degli uomini un dogma religioso. Un esempio interessante è l’efficacia operativa che ha avuto nella storia del mondo è il dogma dell’Incarnazione di Dio e della resurrezione dei corpi. Ad esso infatti mi sembra si possa ricondurre l’istituzione tipicamente cristiana e medievale dell’ospedale. Se è vero infatti che la medicina, come scienza, nasce dalla valorizzazione del Logos, tipicamente greca, e biblica, è altresì un fatto che la grecità e le altre culture non hanno mai avuto una attenzione particolare, di tipo caritativo e non solo speculativo, per il corpo debole, sofferente, malato.

La carità cristiana, e solo quella, ha prodotto nei secoli xenodochi, ospizi, misericordie, orfanotrofi, ospedali ed opere pie, dai moti dei pegni ai monti delle doti per le fanciulle senza padre, non solo in nome di Cristo, ma in nome, nel contempo, di una nuova visione teologica del corpo umano. Perché il corpo avesse un ruolo, una attenzione nuova, fu necessario che il pensiero filosofico e teologico cristiano rompesse i ponti con la visione negativa della materia, presente nel mondo greco, e desse al corpo una dignità totalmente altra. Occorreva che il corpo divenisse il tempio di Dio stesso, destinato alla resurrezione eterna. Platone non avrebbe mai accettato la rivoluzione “materialistica” corporale del cristianesimo; avrebbe respinto l’idea di un Dio che prende corpo come pure l’idea che anima e corpo potessero vivere, congiunti, in eterno. Per lui, come poi per gli gnostici, e l’oriente in genere, il corpo era essenzialmente prigione (soma-sema). Tutta la visione greca, e non solo, era essenzialmente cosmocentrica. Per questo “era assurdo che quel corpo che da essi era visto come ostacolo e fonte di ogni negatività e di ogni male, quel corpo dovesse risorgere” (Reale). Dinanzi all’antropocentrismo cristiano, estremamente rivoluzionario, che propone l’uomo come vertice del creato e il corpo come strumento nobile, destinato a risorgere, proposto da san Paolo, i filosofi ateniesi risponderanno con l’interuzione del dialogo. Plotino, che non voleva neppure farsi un ritratto, per disprezzo al suo corpo, sosterrà che l’unica resurrezione possibile è dal corpo, non del corpo, “perché risorgere con un corpo equivale a cadere da un sonno in un altro”, essendo esso, in fondo, solo la prigione, la zavorra, il limite, dell’anima. Analogamente Celso, polemista pagano dei primi secoli, scriverà che “non è in effetti possibile che un corpo completamente corrotto ritorni alla natura originaria e proprio a quella primitiva costituzione dalla quale si è dissolto”, perché Dio potrebbe “sì fornire alla anima una vita eterna, ma ‘i cadaveri’, dice Eraclito, ‘son da buttar via più che lo sterco’. Ma rendere irragionevolmente eterna la carne, piena di cose che il tacere è bello, Dio certo né lo vorrà né lo potrà”, essendo ciò assolutamente irragionevole.

Anche nel mondo romano, l’opposizione al cristianesimo fu spesso dovuta proprio alla visione del corpo propria dei cristiani, accusati, casua l’Eucarestia, di cannibalismo. Così per Apuleio il dogma della resurrezione dei corpi era assurdo, e il mediatore non poteva essere un dio fatto uomo ma dei “daemones, genere animalia, ingenio rationabilia, animo passiva, corpore aeria, tempore aeterna”. Il cristianesimo insomma pose fine all’inconciliabilità platonico-gnostica tra materia e spirito, rendendo così comprensibile, doverosa, diffusa la cura del corpo. Ma no è tutto: la filosofia cristiana cercò di armonizzare anima e corpo, dopo secoli di dualismo, subordinando il corpo all’anima, ma in un modo del tutto originale, tramite una visione unitaria e non dualistica dell’uomo, considerato non più come somma direi spuria di anima e corpo, ma come composto, indissolubile, unico, di anima e corpo, in modo che l’uno non possa essere senza l’altro, cioè senza una comunione profonda. Per san Tommaso, infatti, sebbene “il corpo è per l’anima e non viceversa”, l’uomo “non è né l’anima né il corpo, ma l’insieme dei due”, al punto che all’anima, “senza il corpo sarebbe
impossibile prendere coscienza del proprio essere” (“Sergio Simonetti, L’anima in san Tommaso, Armando).

Un’idea simile, per la quale non vi è nulla di fisico che non sia anche spirituale, e viceversa, apre la possibilità di guardare all’uomo nella sua unità integrità, nella profonda relazione esistente in lui tra vita biologica e vita fisica. Apre, come dicevo, all’epopea della carità medievale e controriformista, creatrice unica dell’istituzione ospedaliera. Ebbene , nell’attualità mi sembra che accada una regressione: da una parte l’attenzione cristiana per il corpo, perdendo il suo punto di equilibrio, determina una visione totalmente materialista (che è comunque i parte debitrice al cristianesimo). Dallo spiritualismo pre cristiano, che disprezzava il corpo, si passa al materialismo post cristiano, cartesiano, nietzchiano, meccanicista, che trascura la componente spirituale. Dall’altra anima e corpo vengono nuovamente scissi e tornano in conflitto tra loro: si pensi all’idea del gender, che scinde sessualità biologica e sessualità culturale; si pensi alla contraccezione, che scinde amore spirituale e amore carnale; si pensi alla fecondazione in vitro, dove sperma e ovuli vengono conservati sotto azoto, sradicati dal loro ambiente naturale, e dove il processo fisiologico della formazione dell’embrione, che in natura avviene nel corpo, viene spostato in un utero altrui, o in una provetta di vetro, come se operazioni di questo tipo non avessero alcuna conseguenza psico-fisica sulla donna e sul nascituro.

di Francesco Agnoli

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La vita

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2008

La vita dans Citazioni, frasi e pensieri chestertonr

« La vita è splendida come un diamante, ma fragile come il vetro della finestra ».

-Gilbert Keith Chesterton-

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L’umiltà è madre di giganti

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2008

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“L’umiltà è madre di giganti. Si vedono grandi cose dalla valle; solo piccole cose dal picco”.

Gilbert Keith Chesterton

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Attacco a cellulari con sms

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2008

Attacco a cellulari con sms dans Articoli di Giornali e News telefoniniek3 
Foto Ansa

NAPOLI – Cellulari intercettati con un sms: é su questo che sta indagando la polizia postale di Napoli dopo che sono state presentate due denunce alla Polposta di San Giovanni a Teduccio. Il meccanismo, secondo quanto al momento accertato e secondo quanto raccontano oggi organi di stampa, sarebbe tanto semplice quanto inquietante: sul cellulare arriva un sms sconosciuto, basta aprirlo per avviare la procedura di download di un virus indicato come ‘trojan’ che penetra nella memoria del cellulare. Sul telefonino si scarica un software che consente il collegamento con un altro cellulare: quando si ricevono telefonate o si chiama un numero, automaticamente dal cellulare collegato è possibile ascoltare la conversazione. Difficile, al momento, stabilire le proporzioni di questo fenomeno ma intanto l’informativa è stata trasmessa alla Procura di Napoli. S’indaga a tutto campo, anche negli ambienti della criminalità, per capire chi potrebbe gestire il software.

Fonte Ansa

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13 ottobre 1917: il giorno del “miracolo del sole”

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2008

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“Io sono la Madonna del Rosario. Continuate a recitarlo tutti i giorni…È necessario che i peccatori si convertano, che chiedano perdono dei loro peccati”. – Questo è il primo messaggio della Vergine ai tre pastorelli.

La Madonna, per il 13 Ottobre, aveva promesso ai veggenti di Fatima un grande miracolo, affinché tutti credessero: man mano che si avvicinava il giorno fatidico, l’attesa diventava sempre più impaziente e mobilitava folle mai viste precedentemente.

di Mons. ANGELO COMASTRI

Continua qui 2e2mot5 dans Diego Manetti http://www.mariadinazareth.it/miracolo%20del%20sole.htm

 

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Casa del Volto Santo

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2008

Casa del Volto Santo dans Apparizioni mariane e santuari Casa-del-Volto-Santo-e-Madre-Flora

La serva di Dio Madre Flora, il 10 febbraio 1932, stava pregando davanti l’immagine del Volto Divino quando questa si umanizzò e le disse: “Flora, guarda questo Volto tanto offeso e ingiuriato. Amalo e fallo amare”.
Madre Flora s’impegnò nel diffondere questa devozione e fondò la “Casa del Volto Santo” a Capodimonte in provincia di Napoli che oggi è diventato Santuario e dove c’è la sua tomba.

Divisore dans San Francesco di Sales

Cliccare per approfondire:

 Freccia dans Viaggi & Vacanze Casa del Volto Santo

Questa è l’immagine che viene venerata:

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Santuario di Pompei

Posté par atempodiblog le 13 octobre 2008

Santuario di Pompei dans Apparizioni mariane e santuari santuario-Pompei

Pompei è opera di Dio, tempio dello Spirito, luogo di conversione e di riconciliazione, di misericordia e di preghiera, di spiritualità e di santità. È città di Maria, venerata come Vergine del Rosario, alla cui scuola milioni di pellegrini imparano ad ascoltare le parole del suo figlio Gesù e a farne una ragione di vita.

Pompei è dono dell’amore di Bartolo Longo, un innamorato della vita, un avvocato santo, che, animato da una straordinaria pietà mariana, ha impegnato tutta la vita a servizio del Vangelo, costruendo una nuova città dell’amore.

Pompei è Rosario, progetto di vita, via che conduce alla contemplazione dei misteri della salvezza, rifugio sicuro nelle prove della vita, catena che lega i cuori a Dio e ci fa fratelli. È Supplica, preghiera filiale, fiduciosa e devota alla Madre del Signore. È missione mariana, mandato apostolico, servizio della Parola, impegno di annuncio della buona notizia del Vangelo con Maria e per Maria, la Vergine dell’ascolto e del fiat.

Pompei è laboratorio di solidarietà e di promozione umana. Migliaia di ragazzi e ragazze, di uomini e donne, vittime del disagio sociale, sono stati accolti e restituiti alla propria dignità umana, sperimentando il calore di una casa e di una famiglia.

Pompei è crocevia di uomini e di popoli, di culture e di nazionalità, luogo di incontro di una umanità assetata di Dio e desiderosa di legalità e di giustizia, di speranza e di pace. È portale d’eternità, proiezione dell’umanità nel tempo di Dio, profezia sul futuro dell’uomo e della storia. È “città posta sul monte” per indicare a tutti gli uomini di buona volontà il cammino da compiere per raggiungere, guidati dalla Vergine Maria, la città di Dio, la santa Gerusalemme.

Per approfondire Freccia dans Beato Bartolo Longo http://www.santuario.it

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